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	<title>karl heinz rummenigge Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>karl heinz rummenigge Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>1980 Finale: Germania Ovest-Belgio 2-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei tedeschi occidentali a fine partita Al termine di una finale discreta, la Germania Ovest conquista il suo secondo titolo europeo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/01/1980-finale-germania-ovest-belgio-2-1.html">1980 Finale: Germania Ovest-Belgio 2-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei tedeschi occidentali a fine partita</em></p>



<p class="has-drop-cap">Al termine di una finale discreta, la Germania Ovest conquista il suo secondo titolo europeo, dopo quello del <a href="https://gameofgoals.it/2024/08/03/1972-finale-germania-ovest-urss-3-0.html">1972 contro l&#8217;Unione Sovietica</a>. Successo complessivamente meritato dei tedeschi, che giocano un grande primo tempo andando sull&#8217;1-0 e sfiorando più volte il raddoppio. Nella ripresa il Belgio viene fuori e prova a giocare di più il pallone, trovando il pareggio grazie a una svista dell&#8217;arbitro romeno <strong>Rainea </strong>che sanziona un fallo fuori area di <strong>Stielike</strong> con un rigore. Ma nel finale la Germania Ovest alza nuovamente il baricentro e porta a casa la vittoria. L&#8217;uomo copertina è l&#8217;attaccante <strong>Horst Hrubesch</strong>, autore della doppietta risolutiva.</p>



<p><strong>Germania Ovest: </strong>Schumacher &#8211; Dietz, Stielike, Forster &#8211; Kaltz, Schuster, Muller, Briegel (st 10&#8242; Cullmann) &#8211; Allofs, Hrubesch, Rummenigge.<br><strong>Belgio: </strong>Pfaff &#8211; Gerets, Meeuws, Millecamps, Renquin &#8211; Cools, Van Moer, Vandereycken, Mommens &#8211; Van der Elst, Ceuelemans.</p>



<p><strong>Primo tempo<br>10&#8242; GOL GERMANIA OVEST</strong> Schuster scambia con Allofs e innesca Hrubesch, che stoppa di petto e conclude di controbalzo, la palla sguscia via al controllo di Pfaff e si infila in rete.<br><strong>14&#8242; </strong>punizione per il Belgio: palla da Vandereycken a Ceulemans, tracciante da fuori area, largo di un metro. Partita finora avara di occasioni, ma Germania Ovest in controllo.<br><strong>25&#8242; </strong>Hrubesch favorisce l&#8217;inserimento centrale di Muller, tiro in corsa alto di pochissimo.<br><strong>29&#8242;</strong> Kaltz da destra serve Schuster, che si accentra e lascia partire un missile violentissimo, Pfaff riesce a deviare in angolo con qualche difficoltà.<br><strong>33&#8242;</strong> Van der Elst crossa da sinistra per Ceulemans, che tenta una mezza girata in area, blocca senza patemi Schumacher.<br><strong>37&#8242; </strong>azione personale di Allofs, che parte da centrocampo, si beve mezza difesa e calcia da fuori, grande risposta di Pfaff che salva in corner. La partita sembra esserci accesa. Gran primo tempo della Germania Ovest.<br><strong>40&#8242;</strong> Allofs per Schuster, altro missile da fuori, alto non di molto.<br><strong>45&#8242;</strong> Allofs pesca splendidamente Rummenigge, che è solo davanti a Pfaff, ma spara clamorosamente a lato. Occasione d&#8217;oro mancata da Kalle.</p>



<p><strong>Secondo tempo<br>3&#8242;</strong> fallo su Briegel a sinistra, punizione di Muller, palla in area, colpo di testa in tuffo di Hrubesch, blocca Pfaff.<br><strong>11&#8242;</strong> il Belgio sta crescendo: manovra corale intrigante dei Diavoli Rossi, Vandereycken si libera bene al tiro e calcia in diagonale, splendido intervento di Schumacher che devia in corner.<br><strong>26&#8242; GOL BELGIO</strong> Una serie di rimpalli, in un&#8217;azione di ripartenza, favorisce Van der Elst, che accelera ma viene falciato da dietro da Stielike. Il fallo è avvenuto chiaramente fuori area, ma l&#8217;arbitro Raina indica il dischetto. Dagli undici metri Vandereycken spiazza Schumacher spedendo all&#8217;angolino destro.<br><strong>29&#8242; </strong>azione di Rummenigge a destra, cross sul secondo palo, Hrubesch di testa colpisce cadendo all&#8217;indietro, Pfaff neutralizza senza problemi.<br><strong>32&#8242;</strong> percussione di Rummenigge, che salta tre avversari, entra in area eludendo l&#8217;intervento di Pfaff e appoggiando in area piccola Muller, anticipato però al momento del tapin da Renquin.<br><strong>35&#8242;</strong> bella azione del Belgio, da Cools a Meeuws a Mommenso, tiro a pelo d&#8217;erba di quest&#8217;ultimo, Schumacher si allunga e devia.<br><strong>40&#8242;</strong> conclusione da fuori tentata da Dietz, la palla rimbalza su un giocatore belga e arriva a Schuster solo davanti a Pfaff, ma il tiro del centrocampista tedesco è troppo fiacco e il portiere belga si rifugia in angolo.<br><strong>44&#8242; GOL GERMANIA OVEST</strong> Corner da sinistra pennellato di Rummenigge, Hrubesch svetta a centro area e mette dentro.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="660" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1200px-Euro_1980_-_Germania_Ovest_vs_Belgio_-_Gol_di_Horst_Hrubesch-1024x660.jpg" alt="" class="wp-image-23400" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1200px-Euro_1980_-_Germania_Ovest_vs_Belgio_-_Gol_di_Horst_Hrubesch-1024x660.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1200px-Euro_1980_-_Germania_Ovest_vs_Belgio_-_Gol_di_Horst_Hrubesch-300x194.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1200px-Euro_1980_-_Germania_Ovest_vs_Belgio_-_Gol_di_Horst_Hrubesch-768x495.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1200px-Euro_1980_-_Germania_Ovest_vs_Belgio_-_Gol_di_Horst_Hrubesch.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">UEFA Euro 1980 Final &#8211; Belgium v West Germany &#8211; Horst Hrubesch&#8217;s goal</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>LE PAGELLE GERMANIA OVEST<br>IL MIGLIORE HRUBESCH 7,5: </strong>è suo il marchio, decisivo, sul secondo alloro continentale della Germania Ovest. Apre le danze con un gran tiro in corsa che piega le mani a Pfaff, lavora moltissimo per la squadra dimostrandosi utile anche nel gioco di sponda e poi &#8211; quasi all&#8217;ultimo assalto &#8211; piazza di testa (la specialità della casa) la stoccata decisiva.<br><strong>Rummenigge 6,5:</strong> riscatta un primo tempo opaco (con tanto di gol divorato) giocandone un secondo da grande protagonista. Con una Germania Ovest più spenta e un Belgio maggiormente arrembante, è lui a caricarsi sulle spalle la squadra. Dribbling di potenza e accelerazioni brucianti che nella ripresa fanno vivere notti insonni ai difensori belgi e poi la ciliegina dell&#8217;assist da corner per il 2-1 di Hrubesch.<br><strong>Schuster 6,5:</strong> l&#8217;opposto di Rummenigge. Disputa un primo tempo straordinario per contenuti e intensità, servendo l&#8217;assist dell&#8217;1-0 e sfiorando il bis in due frangenti. Nella ripresa appare molto più timido e si limita a recuperare qualche pallone in fase difensiva. Nel finale ha una validissima occasione, ma calcia troppo debolmente. Nel complesso, comunque, una prestazione valida, a coronamento di un Europeo vissuto da protagonista.<br><strong>Muller 6,5:</strong> uno dei più continui e attivi tra i tedeschi, gioca tra le linee in appoggio alla linea d&#8217;attacco e tra palloni in verticale e tentativi in prima battuta mette il suo zampino sul match.<br><strong>Kaltz 6,5: </strong>stantuffo sulla fascia destra, spinge parecchio, ma non dimentica di dare manforte alla fase difensiva. <br><strong>Stielike 6: </strong>prestazione molto solida, bravo ad agire da libero e chiudere ogni varco in seconda battuta. Ma ha sulla coscienza il fallaccio da dietro che porta al rigore. Vero, era fuori area, ma il suo intervento è davvero al limite.</p>



<p><strong>LE PAGELLE BELGIO<br>IL MIGLIORE VANDEREYCKEN 7: </strong>non è solo per il gol che premio lui come migliore del Belgio. È per la mole di gioco che produce in mezzo al campo, per la quantità e la qualità, perché è stato suo il primo scossone dato alla squadra con un tiro incrociato velenosissimo che chiama Schumacher a un grande intervento.<br><strong>Gerets 6,5:</strong> si conferma elemento di sicura affidabilità. Difende, attacca, si accentra e si inserisce. Ottima partita, continuo e solido.<br><strong>Pfaff 5,5: </strong>ci sono una serie di ottimi interventi, ma anche una mezza topica sul gol di Hrubesch. Un neo non di poco conto per un portiere del suo livello in un momento così importante.<br><strong>Ceulemans 5: </strong>è forse il più atteso, ma stecca al momento del dunque. Un paio di tentativi timidi nei primi 45 minuti, poi si eclissa e viene ben arginato dalla difesa tedesca.</p>



<p></p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights dell&#8217;incontro</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/01/1980-finale-germania-ovest-belgio-2-1.html">1980 Finale: Germania Ovest-Belgio 2-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Stella del sud &#8211; La top 11 del dopoguerra del Bayern Monaco</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/01/09/stella-del-sud-la-top-11-del-dopoguerra-del-bayern-monaco.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I bavaresi sono una delle poche vere certezze della storia del calcio europeo: è vero, la prima metà abbondante dello scorso secolo li vede navigare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/09/stella-del-sud-la-top-11-del-dopoguerra-del-bayern-monaco.html">Stella del sud &#8211; La top 11 del dopoguerra del Bayern Monaco</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">I bavaresi sono una delle poche vere certezze della storia del calcio europeo: è vero, la prima metà abbondante dello scorso secolo li vede navigare nelle retrovie, alla ricerca di un posto al sole che tarderà a dare i suoi frutti, ma quando hanno ingranato la marcia giusta i bavaresi hanno progressivamente fatto il vuoto in patria, dominato l&#8217;Europa, e soprattutto sono stati secondi solo al Real Madrid sul piano della continuità sui maggiori palcoscenici europei.</p>



<p>Per rendere l&#8217;idea, il <strong>Bayern Monaco</strong>, dal 1967 a oggi raggiunto una semifinale europea in ventiquattro occasioni mal contate e ha alzato al cielo il Deutsche Meisterschale per trentadue volte, ovvero ha vinto ben oltre il cinquanta per cento dei titoli assegnati &#8211; agevolato, in questo, da una concorrenza che storicamente non vale quella dei tre maggiori campionati europei, questo va riconosciuto.</p>



<p>Oggi abbiamo provato a costruire per voi la formazione ideale della squadra bavarese, e in questo caso è superfluo precisare che stiamo puntando i riflettori sull&#8217;epoca moderna, perché la storia del Bayern, prima degli anni &#8217;50, è ai limiti dell&#8217;irrilevante.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Portiere: <a href="https://gameofgoals.it/2020/08/26/manuel-neuer-e-il-miglior-portiere-di-sempre.html">Manuel Neuer</a></h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;unica scuola che rivaleggia con quella italica, se guardiamo ai guantoni, è quella tedesca, e non è quindi un caso se la storia del Bayern è un&#8217;avventura dentro la carriera di alcuni dei migliori portieri di sempre. Di <strong>Neuer</strong> conosciamo tutto: la sua vocazione al miracolo, le sue doti atletiche preternaturali, la sua capacità di fluttuare come un giocatore di movimento aggiunto etc.. sono una sorta di premonizione, sono la storia che sposta in avanti le sue lancette. Il contributo determinante a una lunghissima serie di trionfi nazionali e a due Champions &#8211; con due finali da numero uno in campo &#8211; suggellano e confermano la sua superiorità. </p>



<p>Il fenomenale <strong>Oliver Kahn</strong> e un altro grandissimo portiere come <strong>Sepp Maier</strong> sono comunque due degnissimi avversari di Manuel: se Maier è una sicurezza, viene premiato per tre volte quale giocatore tedesco occidentale dell&#8217;anno e trascorre una vita in maglia bavarese, Kahn aggiunga anche tre/quattro stagioni da portiere più decisivo del pianeta, con la Champions del 2001, forse la più bruttina della storia del Bayern, vinta da uomo chiave.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Laterale destro: Philip Lahm</h2>



<p></p>



<p>Se Guardiola ti elegge giocatore più intelligente mai allenato, alla pari forse del solo Xavi, significa che il tuo muscolo tra le due orecchie funziona anche troppo bene: <strong>Lahm</strong> è un giocatore a mio parere finito troppo presto nel dimenticatoio, forse perché poco appariscente, forse perché si è ritirato molto giovane, e questo ha offuscato le sue doti superiori e una carriera straordinaria. Laterale destro ma anche sinistro, all&#8217;occorrenza mediano e regista aggiunto, Lahm è stato il leader silenzioso di una delle versioni più brillanti del Bayern Monaco, e uno dei tasselli imprescindibili del vorticoso crescendo dei bavaresi tra anni zero e anni dieci: le stagioni che Philip disputa, in particolare, tra 2010 e 2014, sono da annali del calcio. Tecnico, veloce, lucidissimo, capace di fare la differenza quando la palla scotta, quasi incapace invece di sbagliare partita, Lahm è secondo chi scrive un titolare inamovibile di questa squadra.</p>



<p>Per la panchina abbiamo l&#8217;imbarazzo della scelta: <strong>Jonny Hansen</strong>, giocatore danese dell&#8217;anno nel 1967, non vale Lahm, ma è stato un laterale destro affidabile, preziosissimo e inamovibile dalla formazione titolare per i sei lunghi anni di gloria vissuti dai bavaresi nel corso degli anni &#8217;70. </p>



<p><strong>Willy Sagnol</strong> è stato, per cifra tecnica e capacità di essere più affidabile di un orologio svizzero, l&#8217;erede di Hansen: fisicamente e mentalmente tostissimo, valido sia come marcatore che come cursore, Sagnol riveste un ruolo importante nel Bayern che, pur non esprimendo un calcio esaltante, si consacra stabilmente tra le grandi di Germania e d&#8217;Europa negli anni 2000.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Difensore centrale: <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/20/kaiser-franz-beckenbauer-imperatore-di-germania.html">Franz Beckenbauer</a></h2>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Non serve sprecare fiato a raccontare chi è stato il <em>Kaiser</em> <strong>Franz Beckenbauer </strong>e perché debba essere un titolare più inamovibile di un pilastro di cemento armato di questa formazione. Mi limito a precisare che, dal mio punto di vista, il genio bavarese è stato non tanto il miglior difensore di ogni epoca, ma uno dei primi tre liberi della storia e uno dei primi tre mediani di regia della storia, un sublime difensore dotato della classe pura di un Andrés Iniesta e della visione a trecentosessanta gradi di un Andrea Pirlo. </p>



<p>Parliamo di un pianeta diverso da quello di Franz, ma <strong>Samuel Kuffour</strong> il suo posticino in rosa secondo me se l&#8217;è guadagnato: fisicamente esplosivo, roccioso quanto basta per farsi valere sui ruvidi campi della Bundesliga, carismatico e vincitore del premio di giocatore africano dell&#8217;anno nel 2001, Samuel è stato un signor difensore e uno dei giocatori chiave della squadra che ha sfiorato la Champions nel 1999 e l&#8217;ha vinta nel 2001 &#8211; Kuffour ha anche deciso la finale di Intercontinentale del 2001.</p>



<p>Come lui, veste la maglia rossa per una vita<strong> Udo Horsmann</strong>, quasi l&#8217;archetipo del centrale tedesco, nonché colonna della squadra per nove stagioni: un posto in rosa, a mio parere, gli spetta di diritto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Difensore centrale: Klaus Augenthaler</h2>



<p></p>



<p><strong>Klaus Augenthaler</strong> è forse l&#8217;unico regista difensivo/stopper che posso inserire nella stessa frase di Franz senza bestemmiare. Fisicamente impressionante, dotato da madre natura di due piedi da centrocampista, arcigno in marcatura, Klaus ha vestito la maglia della squadra più gloriosa di Germania per vent&#8217;anni.</p>



<p>Il partner del<em> Kaiser,</em> durante i lunghissimi anni in cui il libero disegnava calcio in Germania e nel mondo, era il ruvido e solidissimo <strong>Hans-Georg Schwarzenbeck</strong>, marcatore che ricorda per forza fisica, capacità di concentrazione e cattiveria agonistica i nostri Vierchowod e Chiellini, e che completa/supporta alla perfezione il genio del suo dirimpettaio. Hans ha anche il merito di segnare uno dei gol più importanti della storia bavarese, in finale contro i Colchoneros nel 1974, e chiude la carriera in Baviera con 547 presenze e ben 30 reti.</p>



<p><strong>Jerome Boateng </strong>non ha la stessa caratura tecnica di Klaus, ma rimane un tassello importante della storia recente del Bayern: centrale possente e abilissimo nel gioco aereo, è stato il pilastro difensivo della squadra per un decennio, portando a casa una marea di titoli nazionali e due Champions.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Laterale sinistro: Paul Breitner</h2>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Mao</em> è stato un giocatore straordinario, una delle espressioni più fedeli e al tempo stesso eccentriche del concetto di Germania applicato al calcio: con il suo afro, le sue doti di corsa superiori, la sua tecnica da mezzala e un carisma innato, <strong>Paul Breitner</strong> è una figura di primo piano del calcio mondiale degli anni &#8217;70 e dei primi anni &#8217;80, e a Monaco è stato prima un meraviglioso laterale e quindi un&#8217;eccezionale mezzala, capace di guadagnarsi il podio del pallone d&#8217;oro. Per ragioni di spazio lo inserisco in formazione quale laterale sinistro.</p>



<p>Se parliamo di cifra tecnica la sua riserva dovrebbe essere Andreas Brehme, che tuttavia gioca in Baviera solo per due stagioni, e che quindi escludo <em>ob torto collo</em> dalla formazione. La prima riserva di Paul credo quindi che possa già essere <strong>Alphonso Davies</strong>, atleta che sembra sbarcato sulla Terra dalla stagione 2046/2047: il suo cambio di passo e la sua agilità sono quasi innaturali per un fisico da corazziere come il suo, e Davis a Monaco ha già scritto la storia, con sei stagioni da giocatore chiave, pur penalizzato in alcune fasi dai problemi fisici. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Centrocampista centrale: Lothar Matthäus</h2>



<p></p>



<p>Forse abbiamo visto il <strong>Lothar Matthaus</strong> migliore in assoluto in Italia, vero, ma la sua versione teutonica è stata decisamente più longeva e molto vincente: nel complesso, il fuoriclasse tedesco ha collezionato in Baviera 408 presenze, 100 reti, 6 Bundesliga e altri titoli nazionali di contorno, perdendo due finali di Champions a dodici anni di distanza. Le sue straordinarie doti agonistiche e temperamentali lo rendono probabilmente il miglior centrocampista della storia bavarese.</p>



<p>La prima alternativa a Lothar è <strong>Franz Roth</strong>, solidissimo centrocampista che veste solo la maglia rossa del Bayern nel corso di tutta la carriera, un centrocampista di rottura e un guerriero che ha il vizio del gol pesante, perché decide due finali di Coppa dei Campioni negli anni del Kaiser e di Gerd, e questo dopo aver già deciso una finale di Coppa delle Coppe nel 1967.</p>



<p>Non è un giocatore della cifra tecnica di Lothar e forse neppure di Roth, ma rimane un pezzo di storia del Bayern: sto parlando di <strong>Bernd Dürnberger</strong>, titolare della squadra bavarese per tredici anni, a cavallo tra &#8217;70s e &#8217;80s, tredici anni nel corso dei quali ha portato a casa una valanga di trofei nazionali e internazionali, esprimendosi al meglio quale recupera palloni e tuttofare della squadra.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Centrocampista centrale: Bastian Schweinsteiger</h2>



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<p>Una vita nel Bayern, una vita che vale innumerevoli titoli nazionali, il treble del 2013 e un premio di calciatore tedesco dell&#8217;anno, conseguito sempre nel 2013: <strong>Bastian Schweinsteiger</strong> è stato Il giocatore tedesco, quasi la sua quintessenza. Fisicamente fortissimo, combattivo, carismatico, capace di farsi falere sui &#8220;due lati del campo&#8221;, per dirla con il gergo della pallacanestro, credo che Schweinsteiger sia un titolare inamovibile di questa formazione.</p>



<p>Meno affidabile ma forse ancora più talentuoso è stato il cavallo pazzo <strong>Stefan Effenberg</strong>: centrale tecnicamente sofisticato ma anche spigoloso e fisicamente fortissimo, ha vestito la maglia dal Bayern per sei stagioni, vincendo diversi titoli nazionali e la Champions del 2001 da miglior giocatore.</p>



<p>Uno dei rari ma non rarissimi geni irregolari della storia del Bayern, credo che Stefan meriti un posto in squadra senza discussioni, esattamente come <strong>Thiago Alcantara</strong>, che è invece una sorta di fusione tra il calcio spagnolo e quello brasiliano: tecnicamente è difficile anche solo concepire centrocampisti tecnicamente più dotati, specie nella storia del calcio tedesco, e Thiago in Baviera è stato un lunatico e dotatissimo cucitore della manovra, un cucitore capace di illuminazioni &#8220;xaviane&#8221; e di trattare la palla come un prestigiatore fa con la seta più pregiata. Nel corso del mirabolante 19/20, Thiago ha messo da parte lune e ombre per disputare una stagione che ha lambito la perfezione, consacrandosi come uno dei centrocampisti più importanti della storia del Bayern &#8211; per lui, nel complesso, 31 reti in 235 partite.</p>



<p>Da ultimo, due parole vanno spese per<strong> Jens Jeremies</strong>, ottimo tuttofare che è il perno difensivo del centrocampo del Bayern per quasi un decennio, durante il quale vince una Champions, ne perde una sul filo di lana e porta a casa diversi titoli nazionali. Nel suo curriculum si trovano 248 partite e 17 reti con la maglia del Bayern.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Ala destra: <a href="https://gameofgoals.it/2021/07/22/arjen-robben-ascese-e-cadute-di-un-olandese-volante.html">Arjen Robben</a></h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Arjen Robben [Best Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/CWMpE0stiMA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<p>Pur meno continuo e affidabile di altri, specie a causa dei ripetuti problemi fisici, <strong>Robben</strong> è stato forse il giocatore più dotato del grande Bayern ammirato a inizio anni &#8217;10: tecnicamente eccelso, imprendibile con la sua corsa palla al piede preternaturale, immarcabile quando si accentrava per sfogare le doti balistiche del suo sinistro, Robben è stato un giocatore strepitoso, decisivo sia nel 2010 che nel 2013, e in grado di confermarsi, pur se a sprazzi, anche nelle ultime stagioni in Germania.</p>



<p>Trequartista o ala di spessore internazionale, <strong>Uli Hoeneß</strong>, con la sua chioma al vento è stato uno dei simboli anche estetici degli anni 70. Velocissimo palla al piede e difficilmente contenibile nell&#8217;uno contro uno, un po&#8217; come Arjen ha sofferto di ripetuti problemi di salute nella seconda parte di carriera, ma ha chiuso l&#8217;avventura bavarese con 115 reti in 336 presenze, oltre che con una bacheca che può fare invidia a quasi tutti i club del mondo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Trequartista/mezzapunta: Thomas Müller</h2>



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<p>Meno spettacolare e forse anche individualmente dotato delle due ali che correvano al suo fianco negli anni d&#8217;oro, Thomas è stato però il giocatore più continuo, eclettico e polivalente, oltre che il più decisivo per i gol pesanti che ha messo a referto: punta mobile e all&#8217;occorrenza trequartista o mezzala, specie negli ultimi anni, <strong>Muller </strong>è l&#8217;anello di congiunzione tra i due triplete, è stato uno straordinario uomo gol e un razionale, efficacissimo uomo assist dotato dei polmoni del mediano. A oggi, si contano per lui 729 presenze e 246 reti: numeri che lo rendono una bandiera non ammainabile nella storia del club tedesco.</p>



<p>Il suo predecessore, più latino ed estroso ma nel complesso meno grande e decisivo, è stato <strong>Mehmet Scholl</strong>, trequartista/mezzala di splendida fattura, uomo simbolo del Bayern degli anni &#8217;90 e dei primi 2000, capace di vincere tutto da tassello importante della squadra, specie a cavallo tra i due millenni, quando ha confermato la propria statura di campione.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Ala sinistra: Karl-Heinz Rummenigge</h2>



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<p>Giocatore atleticamente <em>ronaldiano</em> (mi riferisco a Cristiano) e tecnicamente eccelso, <em>Kalle Major</em> al secolo <strong>Karl-Heinz Rummenigge</strong>, ha vissuto a Monaco gli anni migliori della carriera, durante i quali si è consacrato come uno dei primissimi giocatori del mondo e forse come il più decisivo d&#8217;Europa a cavallo tra &#8217;70 e &#8217;80. Immarcabile nelle giornate di vena e fisicamente straordinario, a Monaco ha segnato 217 reti in 422 partite, vincendo due palloni d&#8217;oro e diversi titoli nazionali, e perdendo la Coppa dei Campioni, al termine di una finale sfortunata, contro l&#8217;Aston Villa.</p>



<p>Superbo uomo dribbling e assistman, e secondo solo a <em>Kalle</em> nella storia del Bayern nel ruolo di ala sinistra, è il campionissimo francese <strong>Franck Ribéry</strong>. <em>Scarface</em> ha traslocato in Baviera da Marsiglia dopo i mondiali del 2006 e si è subito imposto come un elettrico uomo di fascia in grado di creare superiorità numerica con una facilità disarmante. Eccezionale sin dalla prima stagione, ha toccato l&#8217;apogeo nelle stagioni di Heynckes, e specie in quel 2013 in cui forse avrebbe meritato il pallone d&#8217;oro. </p>



<p>Solido esterno a tutta fascia, meno dotato dei suoi illustri colleghi di reparto, e profondamente teutonico per concezione e temperamento, credo che un posto in squadra lo meriti anche <strong>Alexander Zickler</strong>: non superi le 250 presenze con la maglia del Bayern, vincendo peraltro di tutto, se non sei un grande giocatore, e Zickler lo è stato.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Centravanti: <a href="https://gameofgoals.it/2020/10/16/gerd-muller-non-solo-un-bomber-darea.html">Gerd Müller</a></h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gerd Müller, Der Bomber [Best Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/hCOC1TS9A1I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<p>Non credo servano troppe spiegazioni: <strong>Gerd Muller</strong> non è un pezzo di storia del Bayern ma è, con il <em>Kaiser</em>, IL Bayern Monaco. Bomber implacabile, collezionista di record e decisivo come nessun altro mai quando la palla scotta, ha messo a referto numeri da videogame (570 reti in 613 partite) e l&#8217;ha fatto peraltro in un&#8217;epoca dominate dalle difese. Contrariamente a quanto recita il luogo comune italico, peraltro, e come abbiamo documentato più volte, Gerd non era dotato solo di un intuito soprannaturale per il gol, ma sapeva all&#8217;occorrenza anche arretrare il raggio d&#8217;azione, fino a giocare da centrocampista vero e proprio. Fenomeno.</p>



<p>Finisce in panchina solo perché Gerd fa parte di una galassia a sé: sto parlando di <strong>Robert Lewandowski</strong>, a conti fatti il vero erede del fenomeno degli anni &#8217;70, la cosa più simile a van Basten apparsa in campo dopo il ritiro di Marco. Anche per le sue stagioni bavaresi si devono scomodare i videogame per spiegare il numero di reti &#8211; certo, messe a segno in un&#8217;epoca dominata dal Bayern molto più di quanto non fosse avvenuto nel periodo di Gerd. Straordinario il suo apporto anche ai fini del treble del 2020. Per lui, in Baviera si contano 344 reti in 375 partite: come dicevamo, numeri da videogioco.</p>



<p><strong>Roland Wohlfarth</strong> e <strong>Claudio Pizarro </strong>non possono che recitare da sparring partner, rispetto ai due fenomeni sopracitati, ma un posto in rosa se lo sono guadagnati di diritto: classico centravanti tedesco il primo, capace di bucare le reti avversarie in oltre 136 occasioni con la maglia rossa, e zingaro del gol il secondo, un peruviano di Germania dotato di un notevole senso del gol.</p>



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		<title>1980 Girone A: Germania Ovest-Olanda 3-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/12/20/1980-girone-a-germania-ovest-olanda-3-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 20:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1980]]></category>
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		<category><![CDATA[europeo 1980]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Schuster, grande partita [https://editorial.uefa.com] La Germania Ovest conquista la seconda vittoria consecutiva del girone contro l&#8217;Olanda, dopo aver sconfitto la Cecoslovacchia all&#8217;esordio, [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Schuster, grande partita [https://editorial.uefa.com]</em></p>



<p class="has-drop-cap">La Germania Ovest conquista la seconda vittoria consecutiva del girone contro l&#8217;Olanda, dopo aver sconfitto la Cecoslovacchia all&#8217;esordio, ed è vicina a staccare il pass per la finalissima: nell&#8217;ultimo turno contro la Grecia basterà un punto (come poi succederà) a <strong>Rummenigge </strong>e compagni. Il match con gli olandesi è una girandola di gol e occasioni: paradossalmente il tempo più spettacolare è il primo, anche se vede solamente una rete, quella di <strong>Allofs </strong>per l&#8217;1-0 tedesco. Nella ripresa poi i ritmi si abbassano e ci sono più pause, anche se i 4 gol segnati farebbero pensare il contrario. Protagonista assoluto è il già citato <strong>Allofs</strong>, autore di una tripletta, anche se a rubare la scena, per la qualità delle giocate, è soprattutto il biondo centrocampista teutonico <strong>Bernd Schuster</strong>.</p>



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<p><strong>Germania Ovest: </strong>Schumacher &#8211; Forster, Stielike, Dietz (st 28&#8242; Matthaus) &#8211; Kaltz, Schuster, H. Muller (st 20&#8242; Magath), Briegel &#8211; Rummenigge, Hrubesch, Allofs.<br><strong>Olanda: </strong>Schrijvers &#8211; Wijnstekers, Krol, Van De Korput, Hovenkamp &#8211; Haan, Stevens, W. van de Kerkhof &#8211; Rep, Kist, R. van de Kerkhof.</p>



<p></p>



<p><strong>Primo tempo<br>9&#8242;</strong> Hansi Muller per Hrubesch, fermato al limite, ci prova Allofs, palla larga.<br><strong>11&#8242;</strong> corner per la Germania Ovest, cross di Kaltz da destra, Hrubesch stacca a centro area: palla alta. Meglio i tedeschi in questo avvio.<br><strong>13&#8242; </strong>ancora Germania Ovest pericolosa: lancio dalle retrovie di Stielike che scavalca Krol, Hrubesch calcia in modo però troppo prevedibile e Schrijvers blocca a terra.<br><strong>15&#8242;</strong> cross temibilissimo di Schuster da destra, Schrijvers riesce con un guizzo ad anticipare il tapin di Hrubesch. L&#8217;Olanda sembra alle corde, ci sono solo i tedeschi in campo.<br><strong>20&#8242; GOL GERMANIA OVEST</strong> Dietz avanza e serve Hrubesch, che si gira dal limite e calcia: palo pieno. Sulla respinta il più lesto di tutti è Allofs che infila in tapin. Vantaggio meritato.<br><strong>22&#8242;</strong> prova a svegliarsi l&#8217;Olanda, con R. van de Kerkhof, il cui tentativo da sinistra finisce alto sulla traversa.<br><strong>24&#8242; </strong>il fratello W. van de Kerkhof scaglia un proiettile di sinistro dal limite, Schumacher vola e devia in angolo. Forse anche gli olandesi sono entrati in partita.<br><strong>31&#8242; </strong>azione personale di Krol che supera Hansi Muller sulla trequarti e calcia da fuori, pallone alto non di molto.<br><strong>32&#8242; </strong>corner di Rummenigge da sinistra, colpo di testa del solito Hrubesch, grande parata sul primo palo di Schrijvers che mette in angolo.<br><strong>38&#8242; </strong>Stevens carica il destro da fuori, pallone largo di un metro.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="750" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/12/euro1980-germania-wp2.jpg" alt="" class="wp-image-22435" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/12/euro1980-germania-wp2.jpg 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/12/euro1980-germania-wp2-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption class="wp-element-caption">Klaus ALLOFS (Mitte), Deutschland, wird von einem Gegenspieler gefoult, Foulspiel, Zweikampf, Duell, Aktion, Querformat, Deutschland &#8211; Niederlande Holland   GER &#8211; NED  3:2, 17.06.1980 in Neapel, <br>Fussball Europameisterschaft EM 1980 in Italien,</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Secondo tempo<br>4&#8242; </strong>corner da sinistra di W. van de Kerkhof, palla al neo entrato Nanninga, il cui tiro è fermato a terra da Schumacher.<br><strong>14&#8242; GOL GERMANIA OVEST </strong>Break per vie centrali di Schuster, che recupera un pallone a centrocampo e avanza, serve Hansi Muller in area, da questi tocco all&#8217;accorrente Allofs, rasoterra d&#8217;esterno splendido che si infila all&#8217;angolino non dando scampo a Schrijvers.<br><strong>21&#8242; GOL GERMANIA OVEST</strong> Ancora Schuster scatenato, danza in area, supera un avversario e mette in mezzo un cioccolatino che Allofs deve solo depositare in rete, per la sua personale tripletta.<br><strong>24&#8242;</strong> cross di Rep da destra, imperioso stacco di Nanninga a centro area, pallone fuori di pochissimo. L&#8217;Olanda è tramortita.<br><strong>32&#8242;</strong> Rummenigge da sinistra tocca dietro per il neo entrato Matthaus, sventola di prima intenzione, Schrijvers respinge con i pugni.<br><strong>34&#8242; GOL OLANDA </strong>Goffo intervento di Matthaus in scivolata da dietro sul lanciato Wijnstekers, il fallo inizia fuori dall&#8217;area, ma l&#8217;arbitro concede il rigore. Dal dischetto Rep trasforma con un tiro angolato a mezza altezza.<br><strong>40&#8242; GOL OLANDA </strong>Missile da distanza di W. van de Kerkhof, pallone nell&#8217;angolino, imparabile. Grandissimo gol. Reazione d&#8217;orgoglio orange, ma è tardi.</p>



<p><strong>LE PAGELLE GERMANIA OVEST<br>IL MIGLIORE ALLOFS 8: </strong>quando si realizzano tre gol, due in tapin e uno con un fendente meraviglioso d&#8217;esterno, è normale finire in copertina. Giocatore essenziale e chirurgico, però in questa partita tremendamente decisivo.<br><strong>Schuster 7,5: </strong>come prestazione in sè, il migliore è lui, senza dubbio. Tra le linee inventa calcio mandando al bar la difesa olandese. Avvia lo zampino della seconda rete con una percussione da slalomista, poi serve ad Allofs il tris dopo una giocata da vero numero 10. Baciato dalla grazia.<br><strong>Hrubesch 6,5:</strong> non segna, ma impegna severamente la difesa orange con la sua fisicità. Sfiora più volte il bersaglio grosso, ma trova sempre l&#8217;opposizione di un ottimo Schrijvers.<br><strong>Rummenigge 6,5: </strong>gioca molto al servizio della squadra e si prodiga in un lavoro importante sull&#8217;esterno, non perdendo mai un pallone. Non ha mai modo però di incidere in zona realizzativa.<br><strong>Matthaus 5,5: </strong>il 19enne talento tedesco entra nel finale e rischia di rimettere in carreggiata gli olandesi. È vero che il fallo su Wijnstekers comincia fuori area, ma l&#8217;intervento è davvero scomposto. Sbaglia malamente un altro pallone nei minuti finali.</p>



<p><strong>LE PAGELLE OLANDA<br>IL MIGLIORE W. DE KERKHOF 7:</strong> anche in un primo tempo che appare per larghi tratti complicato per la squadra olandese, lui si dimostra il più pericoloso dei suoi. Nella ripresa è sempre brillante nel tocco, sino allo splendido tracciante che inchioda Schumacher nel finale e che porta i suoi a un passo da un clamoroso pareggio.<br><strong>Krol 6:</strong> in difesa balla un po&#8217;, anche se i peggiori sono senz&#8217;altro i compagni <strong><em>Hovenkamp </em></strong>(voto <em><strong>5</strong></em>, non a caso sostituito nell&#8217;intervallo) e <strong><em>van de Korput</em></strong> (<strong><em>5</em></strong>). Però il veterano Ruud è anche il solo che tenta di mettere ordine nel gioco olandese, toccando diversi palloni e agendo da regista arretrato con lanci da dietro abbastanza precisi.<br><strong>Rep 5,5: </strong>gol a parte su rigore, si vede poco, ben contenuto dalla difesa teutonica. Peggio ancora <strong><em>Kist </em></strong>(voto <strong><em>5</em></strong>, ectoplasmatico).<br><strong>Haan 5,5: </strong>altro reduce dalla generazione d&#8217;oro degli anni &#8217;70, ma sembra patire sul piano del ritmo e del dinamismo, rimanendo a lungo isolato sulla fascia.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Netherlands vs West Germany 2 - 3 Full Highlights Euro 80" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/hS6RGUQdmQw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights dell&#8217;incontro</figcaption></figure>
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		<title>I 10 migliori calciatori tedeschi: dal “Kaiser” a “Der Afro”</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/11/19/i-10-migliori-calciatori-tedeschi-dal-kaiser-a-der-afro.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 10:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
		<category><![CDATA[andreas brehme]]></category>
		<category><![CDATA[franz beckenbauer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentalità vincente. Solidità. Potenza. Ma anche tecnica e classe. È la Germania calcistica, la nazionale che ha vinto più Mondiali dopo il Brasile e a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Mentalità vincente. Solidità. Potenza. Ma anche tecnica e classe. È la Germania calcistica, la nazionale che ha vinto più Mondiali dopo il Brasile e a braccetto con l&#8217;Italia (4) e più titoli europei (3) con la Spagna. <strong>Francesco Buffoli</strong> e <strong>Tiziano Canale</strong> stilano la loro top ten dei giocatori tedeschi. Destinata ad appassionare, dividere e far discutere come tutte le classifiche.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1)  Franz Beckenbauer</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Beckenbauer.jpg" alt="" class="wp-image-8969" width="404" height="303"/></figure></div>



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<p><strong>Franz Beckenbauer</strong> è considerato (quasi) all’unanimità il più grande calciatore tedesco di sempre e figura con ogni probabilità tra i primi 10 (o 15) giocatori della storia del calcio. Il tedesco, tuttavia, non è stato “solo” un grande difensore; se lo analizziamo con la lente d’ingrandimento, infatti, scopriamo un vero e proprio <em>unicum</em>: i piedi di un brasiliano, la visione di un gioco di un numero 10 e la costanza di rendimento di un tedesco. Un giocatore <em>unico</em>, quasi inimitabile.</p>



<p>Da giovane è un centrocampista completissimo (oggi sarebbe una straordinaria mezzala, a mio parere): è veloce, molto tecnico, ha ottima visione di gioco e vede bene la porta grazie ad un tiro potente e preciso, dispensa assist e non è un caso se nel mondiale 1966 risulta uno dei migliori giocatori teutonici, nonostante la giovane età.</p>



<p>Negli anni successivi Il Kaiser trova la sua dimensione ideale nel ruolo di libero, di fatto rivoluzionando un ruolo da molti ritenuto vetusto: nelle vesti di libero Beckenbauer non è solo l’ultimo uomo a difendere, ma è un vero e proprio regista difensivo a tutti gli effetti. I piedi sono quelli, ma negli anni sviluppa ottime doti difensive, una freddezza glaciale e straordinarie doti di leader che gli valgono il soprannome – per l’appunto &#8211; di “Kaiser” (l’imperatore). Quindici anni ad altissimo livello (secondo Kicker sono ben 11 le sue stagioni a livello mondiale), 5 scudetti, 3 coppe campioni, due pallone d’oro, un mondiale e un europeo dove il suo rendimento è sempre alle stelle. Questo è Beckenbauer.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Gerd Müller</h3>



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<p>Game of Goals ha già dedicato numerosi e approfonditi articoli alla figura di <strong>Gerd</strong> e mi rimetto quindi alle ampie considerazioni ivi contenute per delinearne con precisione le qualità. Qui mi preme solo evidenziare come tra lui e il Kaiser sia davvero quasi solo questione di gusti, perché nessuno come Gerd ha saputo combinare la continuità martellante del bomber puro e la propensione a cambiare marcia quando i tempi della partita lo richiedono. Nessuno ha lasciato un segno profondo come il suo nella storia delle partite cruciali, in cui si decide chi si qualifica o chi vince, con l&#8217;eccezione del solo Pelé, e direi che tanto basta per delinearne la grandezza. <strong>Müller</strong> era un genio e non nel senso classico in cui intendiamo questo vago concetto nel calcio: il nove tedesco era l&#8217;intuizione elevata alla massima potenza, la capacità di lettura che diventa preveggenza, una specie di scherzo che il calcio ha giocato ai propri dogmi, un freak of nature come lo sono stati Garrincha, Messi o Zico, pur con tutte le differenze del caso.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Karl-Heinz Rummenigge</h3>



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<p>Tempo fa una persona mi ha chiesto a quale giocatore del passato assomiglia Cristiano Ronaldo e dopo un paio di minuti di riflessione mi sono dato una pacca sulla fronte e mi sono detto: ma certo, a <em>Kalle Major!</em> Rummenigge è stato dotato da madre natura di uno strapotere agonistico quasi senza precedenti, che ricorda quello del portoghese nella sua versione migliore; cambia marcia in progressione alla maniera proprio di Cr o del giovane Kakà, domina l&#8217;area e l&#8217;aria forte di doti di coordinazione superiori, personifica lo stereotipo del Panzer e gli aggiunge qualità tecniche di prima scelta.</p>



<p>Parlare di un solo Rummenigge è un po&#8217; una forzatura perché il mondo ne ha visti in campo almeno tre o quattro (quello bavarese, quello milanese tormentato dagli infortuni, quello che tramonta nella quiete della Svizzera): in ogni caso, se nei nostri occhi sono rimaste soprattutto le imprese acrobatiche ammirate a Milano (una data per tutte: 8 dicembre 1985, Inter-Torino), è probabile che Rummenigge abbia mostrato il suo vero potenziale soprattutto a cavallo tra fine anni &#8217;70 e inizio anni &#8217;80, quando segna con una regolarità degna dei massimi numeri nove della storia e si dimostra attaccante completo e duttile, un&#8217;ala sinistra che ha le qualità e lo stile del centravanti, nonché la sua forza pura, quasi l&#8217;anello di congiunzione tra Luigi Riva e Cristiano Ronaldo.</p>



<p>I due palloni d&#8217;oro che France Football gli assegna nel 1980 e nel 1981 lo incoronano come miglior giocatore europeo e sono pienamente meritati, anche perché Kalle è l&#8217;uomo decisivo per la conquista di vari titoli tedeschi e di un campionato Europeo. In Spagna, nel 1982, Kalle segna ancora con prepotenza, ma i problemi fisici cominciano a condizionarne il rendimento. A Milano costituisce una coppia ben assortita con Spillo Altobelli e lascia ricordi postivi, ma non è quasi mai il cannoniere immarcabile ammirato in patria. Chiuderà la carriera in nazionale nel 1986 sotto la luce bizzarra di Città del Messico, quando l&#8217;amico Maradona diventa Re del mondo e vanifica il suo ultimo gol con la Germania Ovest, e con i club pochi anni più tardi, in Svizzera; con 45 reti, rimane uno dei massimi cannonieri tedeschi anche con la maglia della nazionale.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) Lothar Matthäus</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Matthaus.jpg" alt="" class="wp-image-8972" width="528" height="296"/></figure></div>



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<p><strong>Lothar</strong> ha attraversato da calciatore tre decenni e giocato ben cinque competizioni mondiali, cosa riuscita solo ad altri tre giocatori (di cui 2 portieri, ricordiamolo!) nella storia del calcio.<br>È il prototipo del calciatore moderno, dinamico e versatile; incredibilmente costante, ha avuto le capacità e l’intelligenza di giocare ad alti livelli per ben 20 anni in diversi ruoli: da interno, centrocampista difensivo e &#8211; a fine carriera &#8211; nel ruolo di libero, dove ha sfiorato a 38 anni suonati anni la vittoria della Champions League.</p>



<p>Potente fisicamente, leader carismatico, ottimo tecnicamente, con un tiro incredibilmente potente e preciso all’apice, verso il finire degli anni ’80, Lothar è un centrocampista a tutto campo ed è lui il moto perpetuo dietro lo scudetto nerazzurro del 1989. Dopo la vittoriosa parentesi in Italia giocherà l’ultima parte della sua carriera al Bayern di Monaco (con una minuscola parentesi negli USA). In nazionale sua carriera è altrettanto incredibile: Lothar disputa da protagonista 5 mondiali, vincendone uno nel 1990 e perdendone due in finale (82 e 86).</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Manuel Neuer</h3>



<p><br><br>La scuola di portieri tedeschi è &#8211; al pari di quella Italiana &#8211; tra le migliori in assoluto.</p>



<p>E questo credo sia indiscutibile.</p>



<p>Turek, Schumacher, Koepke, Kahn, Trautmann e tantissimi altri, ma se devo sceglierne uno scelgo Neuer. Perché ? Perché Neuer ha avuto il merito di portare a vette inesplorate il ruolo di portiere.<br>Grazie a Neuer il portiere non è più solo l’ultimo baluardo della squadra, ma l’ultimo regista della squadra, il famoso portiere-libero/sweeper-keeper.</p>



<p>In passato alcuni portieri avevano avuto la spregiudicatezza e le doti di fare qualcosa di simile, pensiamo a Grosics, Carrizo e diversi altri, ma nessuno più di Manuel Neuer ha saputo dare linfa vitale a uno dei ruoli fisiologicamente meno soggetti ai eventuali cambiamenti.</p>



<p>A una reattività tra i pali fuori dal comune il tedesco ha piedi educati da difensore (anzi…da centrocampista), il coraggio (e un pizzico di follia, aggiungerei) che lo fa giocare 15 metri fuori dalla linea di porta, la freddezza per non lasciarsi prendere dal panico in situazioni di pressing, giocando di fatto nel duplice ruolo di portiere e difensore centrale. Nessuno prima di lui aveva toccato tali vette…nel corso della storia del calcio c’erano stati dei precursori, come dicevo prima , ma mai si era visto un portiere giocare con successo in un ruolo simile.</p>



<p>Nasce calcisticamente a Gelsenkirchen, nello Schalke04, e a suon di prestazioni incredibili in Champions &#8211; di cui una in particolare contro lo United attrae l’attenzione del Bayern Monaco, che lo acquista nell’estate del 2011. Seppur con alti (tanti) e bassi (pochi) Neuer dimostra una grande continuità ad alti livelli sia con il club tedesco che con la nazionale, con la quale vince un mondiale nel 2014 da protagonista.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Uwe Seeler</h3>



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<p>Giocatore secondo me sottovalutato. Piccolo, tozzo, sgraziato, ma pochi attaccanti sono stati implacabili come lui in area di rigore. Fiuto del goal, reattività, straordinario nel gioco in acrobazia, freddo, Seeler era un attaccante totale &#8211; sì bravissimo in area di rigor, ma altrettanto capace nel dialogare con la squadra, nel fornire assist, nel muoversi tra le linee.<br>Molto più del classico centravanti di rapina, Seeler viene considerato, dopo Gerd Mueller, il più grande numero nove tedesco e &#8211; aggiungo io &#8211; meriterebbe molta più considerazione anche al di fuori dei confini nazionali, specie per ciò che ha rappresentato a inizio anni &#8217;60 (quasi la risposta tedesca a Pelé, con le proporzioni del caso). Nell’HSV Hamburgo, al quale lega il proprio nome, segna la bellezza di 490 gol in 580 presenze, mentre in nazionale segna 43 volte in 72 partite, partecipando a ben quattro edizioni dei mondiali e vivendole sempre da protagonista e/o coprotagonsta</p>



<p>Sono pienamente convinto che se il buon Seeler avesse giocato per una squadra di club più competitiva oggi il suo nome sarebbe molto più celebrato nella storia di questo sport.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) Paul Breitner</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="392" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Breitner.jpeg" alt="" class="wp-image-8971" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Breitner.jpeg 698w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Breitner-300x168.jpeg 300w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure></div>



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<p>Subisco da sempre il fascino di <em>Der Afro</em>, uno dei giocatori più iconici della sua era e anzi dell&#8217;intera storia del calcio tedesco. Un olandese nato per sbaglio a Kolbermoor, nella Baviera cattolica e conservatrice che vedrà crescere anche il compagno e rivale Franz Beckenbauer.</p>



<p>Paul Breitner riassume la grandezza e i limiti della sua epoca esattamente come i capelloni che nello stesso periodo rivoluzionavano il calcio e la sua narrativa in Olanda: cresciuto nella terra più esposta ai venti della Guerra Fredda, <em>Der Afro</em> (così soprannominato in omaggio alla sua capigliatura) non esitava a circolare con in tasca il Libretto Rosso di Mao e a rivendicare posizioni ideologiche decisamente poco accomodanti, anche in materia bellica e di leva obbligatoria.</p>



<p>Sul campo, in ogni caso, Der Afro metteva d&#8217;accordo tutti, guadagnandosi il rispetto anche della sua nemesi politica (il Kaiser): terzino sinistro dotato di mezzi atletici avveniristici, era una sorta di incrocio tra <strong>Krol </strong>e <strong>Neeskens</strong>, tanto da vivere una seconda, lunga giovinezza da mezzala a tutto campo; impressionante sul piano agonistico, Breitner era dotato anche di un piede destro da mezzala, capace tanto di giocate sul velluto quanto di cannonate dalla distanza. Prima terzino a tutto campo nel Bayern, poi mezzala nel Real Madrid, quindi ancora centrocampista universale in Baviera, al fianco di Kalle Major, Breitner è tuttora reputato uno dei giocatori tedeschi più completi e duttili, nonché il vincente per antonomasia, visto il gran numero di titoli cui ha contribuito in maniera decisiva. Nel 1981 è salito sul podio del pallone d&#8217;oro, classificandosi secondo, alle spalle del solo compagno di squadra Kalle. Nella memoria collettiva sono rimasti anche il rigore con cui ha pareggiato i conti nella finale di Monaco del 1974 e il gol della bandiera a Madrid nel 1982, due reti che gli consentono di figurare con orgoglio nel novero ristretto dei giocatori che hanno lasciato il segno in due diverse finali del Campionato del Mondo (come lui, solo Pelé, Zidane e Vavà).</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) Fritz Walter</h3>



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<p>Quando nel 1954 la Germania Ovest batte in finale la straordinaria formazione Ungherese di Puskas &amp; Co sono in pochi a crederci: si parla del cosìddetto Miracolo di Berna.</p>



<p>Fritz Walter è il capitano e il cuore pulsante di quella nazionale per la prima volta vittoriosa in un campionato del Mondo. E’ un centrocampista offensivo e seconda punta in perpetuo movimento, che sa vedere bene la porta e gioca per la squadra, è completissimo e non ha punti deboli, ma la sua dote più grande è il suo carisma.</p>



<p>È’ un leader sia sul rettangolo di gioco che nello spogliatoio, il vecchio Fritz (come viene soprannominato). <br>A livello di club lega il suo nome al Kaiserslautern, diventandone di fatto una vera e propria bandiera. Se cerchiamo di attenerci alla realtà dei fatti, Fritz Walter è stato un’ottimo giocatore, di certo non un fenomeno, ma a livello simbolico ha avuto un’impatto incredibile sul calcio tedesco, di cui rappresenta la rinascita.  Inoltre, quando dopo la rivoluzione ungherese del 1956 la squadra magiara si disperse, fu proprio Walter a occuparsi in prima persone del finanziamento della squadra nazionale in merito all’organizzazione delle partite, di fatto ripagando gli ungheresi per avergli salvato la cita durante dalla deportazione in Unione Sovietica.</p>



<p>Un aneddoto che lo riguarda: durante la guerra Fritz contrasse la malaria, il che lo rese incapace di resistere al calore del sole. Di conseguenze le sue migliori prestazioni le ebbe quando pioveva od era umido, facendo nascere la leggenda del “Tempo di Fritz Walter”.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Wolfgang Overath</h3>



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<p><strong>Overath</strong> è un altro tedesco atipico, un brasiliano nato e cresciuto a metà strada tra Bonn e Colonia, non lontano dalla città natale di un certo Ludwig Van Beethoven e dalla patria dell&#8217;avanguardia del &#8216;900 (Darmstadt) e delle band teutoniche più oltraggiose e rivoluzionarie della sua epoca (i Neu!, i Faust, i Can, solo per citare i più noti). Overath sembra aver assorbito nel suo calcio, secco e geniale, le qualità artistiche di alcuni tra i suoi semi-conterranei: la solennità di Beethoven, l&#8217;estro dei krautrocker, la spavalderia formale ed estetica dell&#8217;avanguardia. In Germania si diceva che la precisione del suo sinistro non avesse limiti, ma Wolfgang era anche un giocatore tedesco e quindi votato alla concretezza, al risultato; lo svolazzo e la civetteria erano blanditi solo se funzionali all&#8217;efficacia del suo gioco. Overath fu per quindici anni la bandiera del Colonia, con il quale conquistò da ragazzino un titolo a suo modo storico, per poi imporsi come titolare anche in nazionale, vincendo alla lunga il dualismo con un altro grande campione come <strong>Günter Theodor Netzer</strong>, fantasista dal tocco morbido ma forse più idiosincratico e con la tendenza a essere un accentratore. Al contrario dell&#8217;illustre collega, Wolfgang sa sacrificare il proprio talento alle esigenze della squadra e ricoprire più ruoli (regista puro, mezzala, trequartista), qualità che gli consente di acquisire i galloni del titolare già ai mondiali inglesi del 1966, quando forma con Beckenbauer e Haller il miglior terzetto di centrocampo in circolazione. Nel 1970 Wolfgang avanza leggermente il raggio d&#8217;azione e disputa il torneo della vita da dieci atipico, moderno, dotato di un mancino affilato e di una visione di gioco superiore, ma anche della gamba del centrocampista universale. Il suo memorabile Mondiale, impreziosito da una prestazione da consegnare ai posteri contro gli azzurri, gli verrà il quinto posto nella graduatoria del pallone d&#8217;oro. Quattro anni più tardi, complici l&#8217;età e una condizione non ottimale, Overath non brillerà come in Messico, ma sarà in ogni caso in grado di segnare due reti e di giocare sempre da titolare. Sul piano tecnico, il genio del Colonia rimane tra i calciatori tedeschi più grandi di sempre e ritengo anche per tale motivo doveroso inserirlo in questa graduatoria.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Andreas Brehme</h3>



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<p>In una recente intervista tale <strong>Ruud Gullit</strong> definisce <strong>Andreas Brehme</strong> (teutonico dalle sembianze quasi scandinave, e del resto è nato nella portuale Amburgo, la città più malfamata e pericolosa della Germania al tempo della sua nascita) il giocatore più decisivo di tutti, ai fini dello sviluppo del gioco delle sue squadre, e a mio parere non sbaglia. Brehme è l&#8217;epigono e massimo erede di Breitner, e se Paul a mio parere ha complessivamente qualcosa di più lo deve alle stagioni da secondo violino di extralusso che ha trascorso da maturo a Monaco. Se invece focalizziamo l&#8217;attenzione sugli anni che entrambi giocano come terzini, il dibattito è aperto e non sarebbe criminale optare per Brehme.</p>



<p>Andreas è un giocatore di intelligenza sopraffina (alla maniera del superbo erede Philipp Lahm), un terzino che si arrangia benissimo su entrambe le fasce (da ragazzino gioca prevalentemente a destra) e anche come mediano, un grande talento dotato sia sul piano delle pure abilità difensive (tackle, contrasto, diagonali) che quando si tratta di ripartire e costruire il gioco, affacciandosi anche dalle parti dell&#8217;area avversaria. In una carriera lunga e gloriosa, Andreas vive probabilmente le stagioni migliori tra fine anni &#8217;80 e inizio anni &#8217;90, quando contribuisce a trascinare l&#8217;Inter allo scudetto dei record (nel 1989, il mondo degli appassionati si divide in due fazioni di pari dimensioni quando si tratta di scegliere tra lui e Paolo Maldini) e disputa poi, a Italia &#8217;90, il torneo della vita, superando a mio parere tutta la concorrenza sul piano del rendimento e della concretezza (dagli ottavi con l&#8217;Olanda alla semifinale contro gli acerrimi rivali inglesi, fino alla finale decisa da un suo rigore). Tra i pochi giocatori veramente ambidestri, Brehme usava il sinistro quando doveva ricorrere alla forza e il destro se doveva invece giocare sulla precisione; il mondiale americano è il suo canto del cigno con la maglia della nazionale. Con i club invece, dopo una breve parentesi spagnola, Brehme torna a casa sua (nel Kaiserslautern) e assicura un rendimento encomiabile sino al ritiro, nel 1998.</p>



<p>Per completezza, citiamo un po&#8217; di esclusi di lusso che si sono contesi fino all&#8217;ultimo una posizione in graduatoria: Toni Kroos, Philip Lahm, Sepp Maier, Oliver Kahn, Bastian Schweinsteiger, Kark-Heinz Schnellinger, Jürgen Klinsmann, Matthias Sammer. Helmut Rahn, Thomas Müller.</p>



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<p class="has-text-align-right"><strong>FRANCESCO BUFFOLI</strong><br><strong>TIZIANO CANALE</strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/19/i-10-migliori-calciatori-tedeschi-dal-kaiser-a-der-afro.html">I 10 migliori calciatori tedeschi: dal “Kaiser” a “Der Afro”</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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