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	<title>I campioni della serie A Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>I campioni della serie A Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Milan 1956-57: rossoneri implacabili, secondo scudetto in tre anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 08:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
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		<category><![CDATA[Campioni d'Italia]]></category>
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<p class="has-drop-cap">La stagione 1956-57 iniziò con un unico grande quesito: come fermare la Fiorentina? I campioni d&#8217;Italia infatti avevano dominato la stagione appena conclusa ed erano considerati ampiamente ancora i favoriti per il bis titolate, ma le grandi città del calcio italiano non avevano intenzione di lasciare il Tricolore in Piazza della Signoria. Inter e Juventus cercarono di elevare il valore delle proprie squadre facendo diversi acquisti, ma alla fine fu il <strong>Milan</strong> a uscirne meglio di tutti. In Coppa dei Campioni poi i toscani arrivarono fino alla finale e questo divenne un piacevole e gradito regalo per i rossoneri.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="520" height="352" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628906688.jpg" alt="" class="wp-image-9460" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628906688.jpg 520w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628906688-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Il pesante distacco subito nella stagione precedente in favore della Fiorentina aveva portato la dirigenza del Milan a rivoluzionare la squadra portando nel capoluogo lombardo una serie incredibile di giocatori al nuovo tecnico <strong>Gipo Viani</strong>. I cambiamenti sono di quelli importanti e a essere modificato da cima a fondo fu l&#8217;attacco che vide gli addii non solo di Ricagni e Frignani, rispettivamente a Torino e Udinese, ma soprattutto il <em>Pompiere</em><strong> GunnarNordahl</strong> decise di andare alla Roma. </p>



<p>A tenere insieme la nave vi erano i comandanti <strong>Liedholm</strong> e <strong>Schiaffino</strong>, diventati ancora più punto di riferimento in una situazione di così grande rinnovamento e gli innesti fecero storcere un po&#8217; il naso. Il colpo grosso avrebbe dovuto essere l&#8217;esterno <strong>Walter Gómez</strong> dal River Plate ed era ormai tutto fatto se non fosse che l&#8217;argentino non poté dimostrare le sue origini italiane e quindi superava il numero di stranieri consentito di due, per la presenza di Liedholm e il nuovo arrivo dall&#8217;Udinese<strong> Per Bredesen</strong>. L&#8217;esterno se ne andò così al Palermo senza grossa fortuna, ma Rizzoli voleva a tutti i costi il suo laterale dal Sudamerica e se con il River era andato male perché non provare con il Boca Juniors? </p>



<p><strong>Ernesto Cucchiaroni</strong> aveva nel cognome le sue origini del Belpaese, ma il Presidente rossonero fece ancora di più portando in Federazione una modifica del regolamento sugli stranieri permettendo così a Liedholm di essere riconosciuto come &#8220;italiano&#8221; in quanto tesserato in Serie A da più di cinque anni. Ci volle del tempo prima di vedere Tito in prima squadra perché non fu immediata la nuova legge, ma a ben vedere il cambio fu più che lungimirante. Vi era bisogno però anche di gente pronta nell&#8217;immediato e così arrivò dalla Roma il cannoniere <strong>Carlo Galli </strong>e dal Piacenza il giovane <strong>Gastone Bean</strong>, vera rivelazione del torneo. Al centro della difesa venne acquistato dall&#8217;Atalanta il mastino <strong>Giovanni Zannier</strong>, in posizione leggermente più avanzata rispetto a Liedholm che venne arretrato nel ruolo di libero, e in porta arrivò dalla Triestina <strong>Narciso Soldan</strong>, elemento che doveva essere semplicemente la riserva di <strong>Lorenzo Buffon</strong> ma che fu sempre molto apprezzato da Viani. </p>



<p>La stagione non iniziò con un gioco brillante e scintillante della squadra, ma almeno nelle prime giornate i risultati arrivavano. <strong>Schiaffino</strong> riuscì a evitare la sconfitta interna contro la Triestina grazie a una doppietta, mentre nella trasferta di Bologna ci pensarono <strong>Bredesen</strong> e <strong>Galli</strong> a rendere vana la rete emiliana, prima che <strong>Mariani</strong> timbrasse il successo per 1-0 interno contro il Palermo. Tre vittorie consecutive all&#8217;inizio è sempre un buon modo per presentarsi nella nuova stagione, eppure qualcosa in quel <em>Diavolo</em> non stava funzionando a dovere e i limiti divennero evidenti la settimana seguente. A Milano arrivò il Napoli che disputò una delle più grandi partite della propria storia, annichilendo i padroni di casa e portandosi addirittura sull&#8217;incredibile risultato di 0-5 nel solo primo tempo. </p>



<p>Una vera e propria catastrofe, parzialmente rimediata nella ripresa con tre reti che ebbero solo il compito di rendere meno amaro il passivo, ma la botta era stata pesante e in questa partita perse il posto da titolare Buffon. All&#8217;<em>Appiani</em> di Padova arrivò infatti la seconda sconfitta consecutiva con un pesante 2-0 portando la squadra al quinto posto con due punti di ritardo dalla strana coppia di testa formata da Sampdoria e Napoli. Milano stava vivendo un periodo complicato, perché se il Milan non era in salute non andava molto meglio all&#8217;Inter e il derby del 21 ottobre fu molto simile al classico scontro della paura, dove diventa molto più importante non perdere. Così dopo il vantaggio nerazzurro firmato da Pandolfini ci pensò <strong>Bredesen</strong> a pareggiare immediatamente i conti permettendo così di far terminare la stracittadina con un 1-1 che serviva a poco a tutte e due. Dopo questo disastroso filotto di risultati, la trasferta di Firenze non poteva che arrivare in un momento peggiore, anche se nemmeno i viola stavano brillando di luce propria, con un solo punto di vantaggio sui rossoneri. </p>



<p>Al <em>Comunale</em> però erano in pochissimi a credere a una possibile vittoria del <em>Diavolo</em> che quel giorno iniziò a mettere le basi per la sua straordinaria cavalcata. <strong>Viani</strong> doveva fare ancora una volta a meno di <strong>Liedholm</strong>, così fu <strong>Zannier</strong> a essere schierato come libero al centro della difesa, con <strong>Beraldo</strong> schierato come stopper e con <strong>Bergamaschi</strong> a coprire <strong>Schiaffino</strong> sublime rifinitore delle punte. La Fiorentina venne completamente intrappolata dalla tattica del Milan e già nel primo tempo passò in svantaggio in seguito all&#8217;autorete di Rosetta e nella ripresa fu il crollo. <strong>Schiaffino</strong> seguí perfettamente un&#8217;azione dalla destra e di testa segnò la rete del raddoppio e a chiudere i conti ci pensò una perfetta cannonata di <strong>Bean</strong> al termine di una splendida ripartenza. </p>



<p>La vittoria aveva un&#8217;importanza incredibile, perché da quel momento cambiò completamente la storia della Serie A di quell&#8217;anno. I lombardi presero fiducia nei propri mezzi e si sbarazzarono senza problemi per 2-0 a domicilio dell&#8217;Udinese, prima di affrontare l&#8217;insidiosissima trasferta di Torino contro la Juventus. Gara complicata e poco spettacolare che si stava trascinando sullo 0-0 ormai fino alla fine della partita, ma proprio quando tutto sembrava deciso ecco che da una palla morta in area di rigore a quattro minuti dalla fine capitò a <strong>Bredesen</strong> la palla della vittoria e con un perfetto destro all&#8217;angolino Vavassori per lo 0-1 che regalava i due punti d&#8217;oro che valevano il primo posto solitario con un punto di vantaggio su Sampdoria e Fiorentina, e da quel momento non venne più abbandonato. </p>



<p>A risultare come sempre molto insidiosa fu la trasferta di Bergamo contro l&#8217;Atalanta, dove il <em>Diavolo</em> non andò oltre il pareggio con i vantaggi di <strong>Cucchiaroni</strong> e <strong>Bean</strong> che vennero sempre rinomati e fu da cardiopalma la grande rimonta nel secondo tempo a <em>San Siro </em>contro la Lazio, con <strong>Cucchiaroni</strong> e <strong>Galli</strong> autori di due reti fondamentali che valsero il successo per 3-2. Tutto stava andando secondo i piani, anche se qualche incertezza vi era ancora nell&#8217;undici di <strong>Viani</strong> che dovette prendere ancora l&#8217;ultima batosta prima di lanciare la fuga verso il Tricolore. La Sampdoria era la grande rivelazione di quell&#8217;annata e quel giorno al <em>Ferraris</em> fu Oliviero Conti il meraviglioso protagonista di giornata, capace di segnare una memorabile tripletta che superò un inerme <strong>Soldan</strong> e a nulla servì la riscossa negli ultimi minuti perché non bastarono le reti di <strong>Bean</strong> e <strong>Schiaffino</strong> per tornare a casa con dei punti. </p>



<p>Ad approfittarne fu l&#8217;Inter che agganciò i cugini, ma solamente per una settimana. Già nel turno seguente infatti il <em>Diavolo</em> tornò alla vittoria contro l&#8217;altra genovese, con Schiaffino autore di una splendida doppietta, chiudendo così nel migliore dei modi il 1956 mentre i nerazzurri caddero in trasferta a Udine. Il nuovo vide il Milan sempre più convinto dei propri mezzi e sicuro di poter ammazzare il campionato e così fece già nelle ultime quattro gare del girone. Soltanto la trasferta di Roma con i giallorossi terminò a reti inviolate, mentre per il resto arrivarono tre vittorie prorompenti con ben dieci gol realizzati contro Torino, Spal e Vicenza, con tutto l&#8217;attacco protagonista capace di interscambiarsi nel migliore dei modi. </p>



<p>Il Milan stava volando, mentre alle sue spalle tutte le principali rivali avevano subito una pesante flessione, tanto che il titolo di campione d&#8217;inverno arrivò con prezioso vantaggio di ben quattro punti sulla Fiorentina seconda e addirittura cinque sulla disastrata Inter terza. Era ancora lontana la fine del campionato, ma ormai in tanti avevano già capito chi sarebbe cucito lo Scudetto sul petto.<br>L&#8217;aria di ritorno al titolo dopo un breve</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="708" height="329" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628893814.jpg" alt="" class="wp-image-9461" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628893814.jpg 708w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628893814-300x139.jpg 300w" sizes="(max-width: 708px) 100vw, 708px" /></figure></div>



<p></p>



<p>interregno della Fiorentina sembrava ormai a un passo e il <em>Diavolo</em> si rese conto che sarebbe stato l&#8217;inverno il suo miglior alleato verso il successo. Il trionfo per 1-3 in casa della Triestina, grazie a una magistrale doppietta di <strong>Bean</strong>, non fu solo che la prima di un memorabile inizio di ritorno che proseguì con altri quattro punti pieni ottenuti affossando prima il Bologna a <em>San Siro</em> e poi il Palermo in Sicilia. Il protagonista di questa corsa verso l&#8217;oro fu proprio quel <strong>Bean</strong> arrivato con tanto scetticismo in estate e con il Napoli andò in rete per la quinta partita consecutiva. Contro gli azzurri, i rossoneri volevano a tutti i costi rifarsi dopo il pesante passivo subito all&#8217;andata ma non bastarono le reti di <strong>Galli</strong> e dell&#8217;ex Piacenza per imporsi sotto il Vesuvio, perché Vinício piazzò ancora una volta la doppia zampata. </p>



<p>Curiosamente furono ancora i partenopei a costare la titolarità della porta, perché esattamente un girone dopo anche <strong>Soldan</strong> riperse il posto da titolare per un <strong>Buffon</strong> che non lo lasciò più. Il distacco divenne enorme in seguito al bel 2-0 casalingo sul Padova firmato da <strong>Galli</strong>, con la Fiorentina nuova seconda che scese a ben sette lunghezze di distanza e l&#8217;unica speranza di riapertura del campionato sarebbe stato il doppio scontro diretto con Inter e proprio viola. I nerazzurri avevano pagato un andamento davvero troppo scostante e il terzo posto a otto punti dai cugini rappresentava un divario troppo grande per essere colmato, ma il derby doveva rappresentare un parziale riscatto. </p>



<p>A passare in vantaggio fu però la capolista con <strong>Bean</strong> che appena entrato in area di rigore fece partire un perfetto destro che si infilò all&#8217;angolino imparabilmente per Matteucci, ma la <em>Beneamata</em> non volle mollare. Fu Invernizzi a trovare la via del pareggio a fine primo tempo salvando l&#8217;onore e rallentando il <em>Diavolo</em>, ma i gigliati non ne approfittarono pareggiando solamente a Bologna. L&#8217;ultima chiamata del campionato era datata 17 marzo 1957 con lo scontro diretto che ricordava molto quello disputato solamente dodici mesi prima, solamente a schieramenti invertiti. La Fiorentina aveva ormai puntato tutto sulla Coppa dei Campioni e solo una vittoria avrebbe potuto parzialmente ridare senso a un campionato che quel giorno incoronò la propria regina. </p>



<p>La rincorsa del Milan al Tricolore era iniziata proprio a Firenze e la degna conclusione fu l&#8217;assoluto dominio di <em>SanSiro</em> con <strong>Liedholm</strong> e <strong>Schiaffino</strong> assoluto padroni e dominatori del centrocampo che permisero a <strong>Carlo Galli</strong> di esaltarsi in due occasioni, una per tempo. Furono molto simile le sue segnature, entrambe dopo aver vinto un rimpallo con difensori toscani e poi non appena entrato in area di rigore, diventando freddo e glaciale per battere due volte un Sarti impossibilitato a intervenire. Il 2-0 di Milano portò il distacco addirittura a nove punti e a dieci giornate dal termine risultava veramente difficile pensare a qualsiasi rimonta dalle retrovie, considerando anche la scarsa continuità di viola e Inter. I rossoneri iniziarono così a controllare, esaltandosi in casa e snobbando molto di più le trasferte, come successe già la settimana seguente con l&#8217;ex Frignani che divenne fatale nella sconfitta di Udine. </p>



<p>A riportare il tutto alla normalità ci pensò la sempre affascinante sfida contro la Juventus, anche se i bianconeri avevano vissuto una stagione a dir poco disastrosa rimanendo costantemente a centro classifica. Il fascino della sfida però fece sì che i ragazzi di <strong>Viani</strong> rimasero sul pezzo e concentrati dall&#8217;inizio fino alla fine e fu goleada. A sbloccare la contesa fu uno straordinario destro da fuori area di <strong>Emiliano Farina</strong>, schierato al posto di Bean, e a inizio ripresa furono <strong>Galli</strong>, su errore in uscita di Viola, e <strong>Bredesen</strong>, di testa, a portare addirittura a tre le segnature del <em>Diavolo</em>. Ci fu gloria anche per <strong>Liedholm</strong>, solito cecchino dagli undici metri e la rete di Conti nel finale fu solamente valida per le statistiche perché certamente non riuscì a rialzare il morale di una <em>Signora</em> ferita. Da un poker a un altro, perché <em>San Siro</em> vide cadere sotto quattro reti anche un&#8217;Atalanta alla ricerca di punti salvezza, ma dopo le grandi scorpacciate arrivò ancora il mal di trasferta che portò con sé una pesante sconfitta romana contro la Lazio per 3-0. La Fiorentina aveva accorciato portandosi a sei punti di ritardo, ma a sei giornate dalla fine erano ancora davvero troppi per sperare. </p>



<p>La Sampdoria provò il secondo scherzetto cercando la vittoria a che in trasferta con la rete di Firmani, ma <strong>Bean</strong> e <strong>Farina</strong> risistemarono le cose e fu ancora il giovane ex Piacenza a decidere la trasferta genovese contro il <em>Grifone</em>. I <em>Viola</em> intanto persero un punto a Trieste e a Torino il Milan ebbe la prima occasione per chiudere il campionato. Era il <strong>19 maggio 1957</strong> e i granata volevano completare la loro grande stagione con un successo di prestigio contro quelli che ormai erano pronti a cucirsi un altro Tricolore sul petto. Nel primo tempo le belle notizie per i ragazzi di <strong>Viani</strong> arrivavano da Firenze, perché i padroni di casa erano passati incredibilmente in svantaggio contro l&#8217;Atalanta per merito della rete di Mion e quel risultato avrebbe garantito il titolo. </p>



<p>I piemontesi però capirono la tensione dei rivali e ne approfittarono a metà ripresa con un uno-due che sembrò terribile, dettato dai gol di Arce e Jeppson. Al <em>Comunale</em> il risultato non stava cambiando, ma vincere e festeggiare con una sconfitta non è mai piacevole e così il <em>Diavolo</em> si rimboccò le maniche per disputare dieci minuti da urlo e con <strong>Farina</strong> e Bean che trafissero Rigamonti per il 2-2 finale che diede il via al trionfo. Per la sesta volta nella propria storia il Milan si era laureato campione d&#8217;Italia, la terza negli ultimi sette anni, dimostrazione di un lavoro costante e lungimirante che aveva riportato i rossoneri finalmente costantemente ai vertici della Serie A. Nelle ultime tre partite il Milan salutò il proprio pubblico con un bel 3-1 sulla Roma, prima di lasciare spazio alla provincia con due sconfitte con Spal e Vicenza.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="549" height="452" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628908956.jpg" alt="" class="wp-image-9462" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628908956.jpg 549w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628908956-300x247.jpg 300w" sizes="(max-width: 549px) 100vw, 549px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Lo sforzo economico in estate del Presidente Rizzoli non era stato per nulla minimo e <strong>GipoViani</strong> aveva un bella gatta da pelare. Quando infatti si cambia tanto è molto difficile avere fin da subito un rendimento da titolo, ma dopo l&#8217;inziale sbandamento il Milan divenne la dominatrice del campionato. Non ci fu mai una vera e propria formazione tipo, vera anomalia per il periodo e anche in porta si alternarono <strong>Lorenzo Buffon</strong> e <strong>Narciso Soldan</strong>, con entrambi protagonisti di ottimi interventi e inspiegabili blackout. </p>



<p>La novità tattica fu però in difesa con <strong>Nils Liedholm</strong> che venne arretrato al centro della retroguardia con il ruolo di libero capace di impostare il gioco da dietro e davanti a lui divenne fondamentale lo stopper <strong>Luigi Zannier</strong>, nuovo acquisto dall&#8217;Atalanta, che giocò sempre risultando determinante nella retroguardia rossonera e capace di legare con il centrocampo. I terzini videro prevalentemente la scelta di <strong>CesareMaldini</strong> a destra e <strong>Eros Beraldo</strong> a sinistra, ma uno dei titolari inamovibili fu il vero jolly della difesa. <strong>Alfio Fontana</strong> infatti giocò tutte e trentaquattro le partite, ma senza mai avere un ruolo puramente definito, inserito all&#8217;occorrenza al posto di uno dei tre della linea difensiva, con l&#8217;importante utilizzo anche di <strong>Francesco Zagatti</strong>. </p>



<p>A rafforzare ancora di più la fase di rottura c&#8217;era <strong>Mattia Bergamaschi</strong>, autentico faticatore che permise agli interni di dedicarsi alla fase offensiva. Chiaramente ogni pallone passava sempre dall&#8217;estro geniale di <em>Pepe</em><strong>Schiaffino</strong>, mentre al suo fianco si alternarono il norvegese <strong>Per Bredesen</strong>, svariate volte schierato anche come ala sinistra, e <strong>Carlo Galli</strong>, spesso utilizzato anche come centravanti. A completare il terzetto d&#8217;attacco, oltre a questi due, vi erano l&#8217;intoccabile <strong>Mariani</strong>, poco goleador, ma tornante fondamentale a tutto campo, <strong>GastoneBean</strong>, autentica rivelazione del campionato, e <strong>Tito Cucchiaroni</strong> che visse poco quello Scudetto a causa di problemi legati al tesseramento, ma che mostró già il suo talento.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="422" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/unnamed-11.jpg" alt="" class="wp-image-9463" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/unnamed-11.jpg 422w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/unnamed-11-247x300.jpg 247w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></figure></div>



<p></p>



<p>In una squadra estremamente attenta alla fase difensiva e al collettivo non era semplice per un singolo giocatore diventare il cannoniere con ottimi numeri, soprattutto se tutti a inizio anno ti consideravano una sorta di oggetto misterioso. <strong>Gastone Bean</strong> aveva debuttato tra i grandi del calcio solo l&#8217;anno prima in C1 con il Piacenza, ma tenendo medie incredibili con ventitire reti in ventuno partite, e così il Milan decise di richiamarlo alla base. Per questo motivo non partì titolare, ma quando iniziò a scendere in campo divenne insostituibile, andando a segno per la prima volta nello scontro diretto con la <strong>Fiorentina</strong>. Replicó già la settimana seguente con l<strong>&#8216;Udinese</strong> e divenne fondamentale a Bergamo trovando nel finale la strada del pareggio. </p>



<p>Proseguì il suo momento d&#8217;oro con le reti a <strong>Lazio</strong> e <strong>Sampdoria</strong>, quest&#8217;ultima non riuscendo a evitare la sconfitta, prima di aprire il 1957 con i gol a <strong>Torino</strong> e <strong>Vicenza</strong>. Proprio dalla gara con i veneti iniziò a volare, trovando il gol per cinque partite consecutive, grazie alla doppietta alla <strong>Triestina</strong> e alle reti con <strong>Bologna</strong>, Palermo e <strong>Napoli</strong>. Fu determinante per il pari nel derby di ritorno con l&#8217;<strong>Inter</strong> e dopo un infortunio che ne limitò il rendimento tornò per il gran finale, diventando l&#8217;uomo dello Scudetto, segnando nelle ultime partite con <strong>Sampdoria</strong>, <strong>Genoa</strong> e trovando il pareggio nel giorno della festa contro il <strong>Torino</strong>. Salutò il suo pubblico con la rete alla <strong>Roma</strong>, la diciassettesima e ultima di una stagione per lui memorabile.</p>
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		<title>Fiorentina 1955-56: il primo storico squillo della Viola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 08:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il calcio internazionale cambiò completamente volto nell&#8217;estate del 1955 perché dall&#8217;Uefa nacque una nuova competizione: la Coppa dei Campioni. Un torneo nuovo e che permetteva [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il calcio internazionale cambiò completamente volto nell&#8217;estate del 1955 perché dall&#8217;Uefa nacque una nuova competizione: la Coppa dei Campioni. Un torneo nuovo e che permetteva alle grandi realtà del calcio europeo di sfidarsi in gare leggendarie che avrebbero scritto la storia del calcio e le uniche a parteciparvi sarebbero state le squadre vincitrici del precedente campionato. Il Milan dunque partecipò al primo storico torneo continentale e questo non gli permise di rimanere perfettamente concentrato sulla Serie A e questo favorì la <strong>Fiorentina</strong>, una grande realtà emergente che in quella stagione realizzò una delle grandi imprese della storia pallonara italiana.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/fiorentina-1955-56-inter-Montuori.jpg" alt="" class="wp-image-9304" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/fiorentina-1955-56-inter-Montuori.jpg 900w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/fiorentina-1955-56-inter-Montuori-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/fiorentina-1955-56-inter-Montuori-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure></div>



<p></p>



<p>In quel di Firenze vi era da qualche anno la voglia di emergere dimostrando come la squadra potesse finalmente uscire dall&#8217;anonimato del centro classifica per diventare una delle prime realtà del campionato. Il Presidente <strong>Enrico Befani</strong> si era affidato a <strong>Fulvio Bernardini</strong> per un progetto che fosse a lungo termine nel 1953 e dalla sua esperienza al Mondiale del 1954 riuscì a convincere la dirigenza ad acquistare un&#8217;ala favolosa: il brasiliano <strong>Julinho</strong>. L&#8217;eterno aveva dimostrato con il Portuguesa di essere uno dei migliori al mondo e fu lunghissima la trattiva che gli permise di approdare in Toscana. </p>



<p>Non fu però l&#8217;unico grande colpo dal Sudamerica e in quel caso ci fu a tutti gli effetti la mano di Dio. Il prete Don Volpi si era trasferito da tempo a Santiago ed era molto amico del direttore sportivo gigliato Luciano Giacchetti e consigliò fortemente un ragazzo dell&#8217;Universidad Católica che veniva dall&#8217;argentino, un certo <strong>Miguel Montuori</strong>. La scelta non convinse nessuno, già allora il Cile era visto quasi come il refugium peccatorum per diversi giocatori argentini, ma la convinzione del sacerdote della bontà dell&#8217;operazione convinse il Presidente a spendere cinquantamila dollari, una cifra decisamente importante per l&#8217;epoca. In estate però se n&#8217;era andata quella mente sopraffina di Gunnar Gren e per molti quella era stata una scelta discutibile, tanto che le critiche arrivarono già alla prima giornata. </p>



<p>La Fiorentina infatti basava soprattutto sulla fortissima difesa le sue fortune e contro la Pro Patria un pericoloso e inatteso calo di tensione portò alla rimonta lombarda. Il centravanti <strong>Virgili</strong> aprì le danze e <strong>Julinho</strong> battezzò con gol il suo debutto italiano, ma Danova e Orzan decretarono il 2-2 finale. Partenza quindi a rilento e davanti al pubblico di casa il Padova fu avversario tremendamente insidioso, con <strong>Cervato</strong> che risolse la sfida solo nel finale grazie a un calcio di rigore, ma le gare della svolta stavano arrivando. Alla terza giornata il <em>Comunale</em> di Torino aprì le proprie porte per l&#8217;attesissimo scontro diretto contro la Juventus e fin dalle prime battute fu una sinfonia viola. Dopo soli quattro minuti il sinistro di <strong>Gratton</strong> venne perfettamente deviato in corsa da <strong>Montuori</strong> che proprio quel giorno realizzò il primo di una lunga serie di gol nel massimo campionato e poco dopo un palo di <strong>Julinho</strong>, arrivò anche il raddoppio con Vrigili che ribadì in rete una difficoltosa respinta della difesa della <em>Vecchia Signora</em>. </p>



<p>Tutto risultava facile e senza problemi per i toscani che nella ripresa continuarono la loro splendida prestazione con <strong>Magnini</strong> che calciò un gran destro dal limite dell&#8217;area per il tris e a tempo quasi scaduto fu <strong>Virgili</strong> a sfruttare con una bella girata di sinistro una sgroppata dell&#8217;instancabile <strong>Gratton</strong> sulla fascia. Quella vittoria poteva essere solamente una casualità, ma imporsi in quella maniera in casa dei bianconeri non era assolutamente facile per nessuna squadra e da quel momento qualcosa si capì sulle reali intenzioni dei ragazzi di <strong>Bernardini</strong>. Non c&#8217;era però il tempo di rilassarsi perché già la domenica seguente vi era da sbrogliare il difficilissimo ostacolo chiamato Inter che in estate era stata la regina del mercato grazie all&#8217;acquisizione del nuovo Presidente Angelo Moratti. I nerazzurri erano capolisti a punteggio pieno, ma a Firenze dovettero ricorrere al vecchio e fedele catenaccio per strappare un punto prezioso. </p>



<p>Ghezzi si superò in diverse circostanze con parate prodigiose che gli permettevano di aumentare ancora di più la sua fama di portiere leggendario, eppure lo 0-0 non lasciava dubbi. La Fiorentina aveva messo con le spalle al muro una delle più forti squadre del campionato dopo aver umiliato la Juventus e non poteva più essere un caso, quella squadra aveva intenzione davvero serie. La trasferta di Bologna venne risolta nel finale grazie a <strong>Cervato</strong> e <strong>Virgili</strong> e l&#8217;Atalanta venne travolta da quattro reti in soli trenta minuti al Comunale, peccato per il passo falso di Vicenza con un un 1-1 che portò comunque all&#8217;aggancio in classifica al primo posto, data la sconfitta dell&#8217;Inter a Genova con la Sampdoria. </p>



<p>Quel primo ko fu deleterio per i nerazzurri che iniziarono a perdere sempre di più il terreno dalla vetta e l&#8217;aria d&#8217;alta quota piaceva ai viola. La doppietta di <strong>Montuori</strong> piegò il Torino permettendo così di prendersi il primo posto solitario in classifica e da quel momento sarebbe partita un&#8217;inarrestabile corsa verso l&#8217;oro. Dopo il pareggio in trasferta a Novara vi era da affrontare l&#8217;ultimo delicatissimo test del girone d&#8217;andata, ovvero la trasferta di <em>San Siro </em>contro i campioni in carica del Milan. In quel freddo pomeriggio del dicembre meneghino si poté vedere ancora di più come Padre Volpi ci aveva visto giusto nel consigliare l&#8217;acquisto di <strong>Montuori</strong> e infatti fu l&#8217;argentino di origine italiana a distruggere il <em>Diavolo</em> con una doppietta dopo pochi minuti dall&#8217;inizio della partita, permettendo così ai gigliati di sbancare la Scala del Calcio. L&#8217;Inter intanto perse all&#8217;<em>Olimpico</em> con la Roma scivolando a tre punti, ma la prestazione di forza dei ragazzi di Bernardini li aveva fatti diventare da piacevole Cenerentola a vera e propria squadra simbolo della Serie A. </p>



<p>I toscani avevano preso sempre più consapevolezza nei propri mezzi e non vennero fatti sconti ai giallorossi a domicilio venendo battuti per 2-0 e <strong>Julinho</strong> tornò al gol la settimana seguente permettendo così di battere per 1-0 la Triestina nel giorno di Natale. A chiudere in bellezza il 1955 ci pensò la trasferta con il Napoli sul campo neutro di Roma, con <strong>Montuori</strong> e <strong>Vrigili</strong> che stesero il Ciuccio con una doppietta a testa, portando così il vantaggio in classifica a ben cinque punti sulla sorpresa Torino, mentre le grandi annaspavano con il Milan a sette, la Juventus a otto e l&#8217;Inter in confusione totale a nove. Questa grande tranquillità portò a un momento di rilassatezza a inizio 1956 con Spal e Sampdoria che strapparono due bei 0-0 a Firenze e con la Lazio che rimontò nel finale un doppio vantaggio nato dai gol di <strong>Julinho</strong> e <strong>Virgili</strong>, ma la paura venne scacciata con l&#8217;ultima gara del girone d&#8217;andata. Nei freddi giorni della Merla ci pensarono i viola a scaldare l&#8217;animo dei tifosi fiorentini con un secco 3-1 al Genoa dell&#8217;ex di turno Gren permettendo di rafforzare il proprio titolo di campioni d&#8217;inverno, chiudendo così la prima parte del campionato con ben cinque punti di margine sul Milan divenuto secondo.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="391" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/download-2.jpeg" alt="" class="wp-image-9305" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/download-2.jpeg 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/download-2-300x168.jpeg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



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<p>Non tutti erano ancora convinti della bontà del percorso della Fiorentina, fatto di un meraviglioso andamento che aveva portato a undici vittorie e sei pareggi, ma nel girone di ritorno ammutolì qualsiasi potenziale critica ammazzando senza discussioni il campionato. Il ritorno infatti iniziò con un prorompente 4-1 casalingo ai della Pro Patria, poi <strong>Gratton</strong> fu decisivo nella trasferta di Padova prima del doppio scontro con Juventus e Inter che mostró ancora di più a tutto lo Stivale perché quello era l&#8217;anno di Firenze. </p>



<p>Contro la <em>Signora</em> un fortissimo vento condizionò tutta la partita che non riuscì a essere spettacolare come secondo le previsioni, ma nel finale i padroni di casa riuscirono a sbloccare il risultato, prima con <strong>Montuori</strong>, che deviò da pochi passi un tiro cross di <strong>Bizzarri</strong>, e poi con <strong>Prini</strong> che anticipò di testa Viola e mise in porta il punto del 2-0. Era dal marzo 1947 che la Fiorentina non batteva a domicilio la Juventus e nella propria storia era stata in grado solo in quattro occasione di battere i bianconeri e quell&#8217;anno ci era riuscita in entrambi i casi senza mai nemmeno subire gol. Il campionato ebbe di fatto la sua conclusione la settimana seguente, già alla ventunesima giornata perché il Milan unico inseguitore era scivolato a meno sei e sperava nell&#8217;aiuto dei cugini nerazzurri. </p>



<p>L&#8217;Inter partì effettivamente alla grande nei primi minuti, passando anche in vantaggio grazie allo splendido destro a incrociare di Veleno Lorenzi, ma fu solo un&#8217;illusione. <strong>Virgili</strong> si scatenò con due conclusioni violentissime assolutamente imparabili per il pur fenomenale Ghezzi e poco dopo il vantaggio gigliato fu <strong>Prini</strong> a deviare da posizione ravvicinata la solita grande azione di <strong>Julinho</strong>. Mentre la Fiorentina banchettava trionfante a <em>San Siro</em> il Milan perdeva per 2-0 a Napoli scivolando così a otto lunghezze di distacco, un margine davvero impossibile da recuperare visto la straordinaria superiorità mostrata dalla Fiorentina. Nemmeno i due pareggi consecutivi con Bologna e Atalanta permisero al <em>Diavolo</em> di accorciare e dato che la banda di Bernardini dopo aver concesso un piccolo bonus non sfruttato, si ricominciò a vincere mostrando grande calcio. </p>



<p>Il 2-0 casalingo con il Vicenza venne seguito da un grande successo esterno contro l&#8217;ottimo Torino, grazie al centro del solito grande <strong>Montuori</strong>, con l&#8217;oriundo che realizzò la sua prima tripletta italiana nel 4-2 al Novara. Il segnale al campionato era stato mandato forte e chiaro e lo scontro diretto contro il Milan doveva essere semplicemente un modo per ribadire ancora di più come il Tricolore stesse passando da Piazza Duomo a Piazza della Signoria. La partita fu estremamente piacevole e godibile e venne sbloccata già al quarto d&#8217;ora, con <strong>Gratton</strong> che se ne andò sulla fascia destra e crossò al centro per <strong>Prini</strong> che stoppò e calciò una sassata di sinistro sul primo palo che risultò assolutamente imparabile per Buffon. </p>



<p>Chi non voleva arrendersi alla superiorità viola era Juan Alberto Schiaffino e, nonostante una carica subita, rimase in piedi, superò <strong>Sarti</strong> in uscita e appoggiò in rete la palla del pareggio, ma inspiegabilmente l&#8217;arbitro Orlandini annullò per fischiare la punizione in favore dei rossoneri. Non fu l&#8217;uncio gol non convalidato perché da quel momento iniziò lo spettacolo di <strong>GiuseppeVirgili</strong> che si vide togliere due gol, ma ne segnò altrettanti. Meraviglioso il collo destro sul secondo palo per il raddoppio e davvero magistrale il punto del 3-0, con il cannoniere capace di superare in dribbling anche Buffon per poi batterlo a porta vuota. Era il trionfo assoluto e a sette giornate dalla fine era addirittura undici i punti di vantaggio della Fiorentina e quella sconfitta fu un macigno per il Milan. La viola aspettava solamente il giorno per festeggiare e dopo il pareggio di Roma arrivò il momento della grande festa. </p>



<p>Era il <strong>6 maggio 1956</strong> e allo stadio <em>Giuseppe Grezar</em> di Trieste i toscani scesero in campo per affrontare i giuliani padroni di casa con la consapevolezza che con una vittoria si sarebbero laureati matematicamente campioni d&#8217;Italia con ben cinque giornate d&#8217;anticipo. Quel giorno a sbloccare il risultato ci pensò quel giocatore che era stato in grado di far compiere il reale salto di qualità alla squadra, quel <strong>Julinho</strong> che ancora una volta pennellò calcio e a fine primo tempo superò Nuciari per lo 0-1, ma gli alabardati volevano continuare a ben figurare dopo un bel campionato passato sempre ben lontani dalla zona retrocessione. Fu Brighenti a pareggiare dopo soli due minuti lo svantaggio, ma a Torino il Milan non riusciva a sbloccare il risultato contro la Juventus. In Piemonte lo 0-0 non si schiodò e così bastò quel pareggio per poter far gridare a tutta Firenze che era diventata campione. </p>



<p>Una stagione dominata dall&#8217;inizio fino alla fine, un successo meritato che aveva consacrato finalmente la Fiorentina al vertice del calcio italiano con la prima storica vittoria del campionato. Il finale di stagione fu ancora glorioso, peccato solamente per quella sconfitta contro il Genoa che tolse l&#8217;imbattibilità alla squadra proprio all&#8217;ultima giornata, ma i dodici punti di vantaggio sul secondo posto rappresentavano un record per la Serie A.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="586" height="489" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/ardico-magnini-acrobazia.jpg" alt="" class="wp-image-9306" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/ardico-magnini-acrobazia.jpg 586w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/ardico-magnini-acrobazia-300x250.jpg 300w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>La Fiorentina creata dal Presidente Befani era una squadra forte in ogni reparto e che allenata da <strong>Fulvio Bernardini</strong> divenne in grado di rappresentare al meglio quello che il calcio italiano degli anni &#8217;50 poteva esprimere, ovvero con una profonda attenzione alla difesa e una spietatezza in attacco. In porta il titolare divenne il giovane <strong>Giuliano Sarti</strong>, debuttante in Serie A solamente l&#8217;anno precedente che tolse il posto al neoacquisto <strong>Riccardo Toros</strong> che dopo si confermò campione d&#8217;Italia ancora da secondo dopo il titolo con il Milan dell&#8217;anno precedente. I terzini erano sinonimo di solidità e forza con a destra l&#8217;insuperabile marcatore <strong>Ardico Magnini</strong> e a sinistra uno dei primi laterali difensivi fluidificanti come <strong>Sergio</strong> <strong>Cervato</strong>. </p>



<p>Al centro si alternarono <strong>Francesco</strong> <strong>Rosetta</strong> e il jolly <strong>Alberto Orzan</strong>, mentre divenne estremamente strategica la mediana. <strong>Giuseppe Chiappella</strong> divenne fondamentale come raccordo tra i reparti, coprendo anche le sortite offensive di <strong>Armando Segato</strong> e un ruolo fondamentale lo ebbero i due esterni di centrocampo. <strong>Guido Gratton</strong> sapeva essere un esterno d&#8217;attacco di grande rapidità e con facilità nel cross, ma Bernardini ne limitò spesso le incursioni offensive per trasformarlo quasi in un tornante basso e lo stesso fece a sinistra con <strong>Maurilio Prini</strong>, vera arma a in più dei viola. L&#8217;attacco era infine una sinfonia di grandi campioni capaci di segnare in ogni situazione, con <strong>Giuseppe Virgili</strong> che visse un&#8217;annata d&#8217;oro e non poteva essere diversamente quando si è serviti da gente come <strong>Julinho</strong> e <strong>Miguel Montuori</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="837" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/1200px-Giuseppe_Virgili_1955-837x1024.jpg" alt="" class="wp-image-9307" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/1200px-Giuseppe_Virgili_1955-837x1024.jpg 837w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/1200px-Giuseppe_Virgili_1955-245x300.jpg 245w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/1200px-Giuseppe_Virgili_1955-768x940.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/1200px-Giuseppe_Virgili_1955.jpg 1200w" sizes="(max-width: 837px) 100vw, 837px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Esistono delle stagioni dove si vive un vero e proprio stato di grazia assoluto e quando tutto fila alla perfezione, per gli attaccanti diventa anche molto facile segnare ed entrare nella storia come fece <strong>Giuseppe Virgili</strong>. Il cannoniere di Udine visse a Firenze le sue annate migliori e nell&#8217;anno dello Scudetto fu un&#8217;autentica macchina da gol. Già alla prima giornata trovò la prima marcatura nella trasferta contro la <strong>Pro Patria</strong> e ancora meglio fece a Torino mettendo in porta una doppietta contro la <strong>Juventus</strong>. Gol decisivi con <strong>Bologna</strong> e <strong>Atalanta</strong>, prima di tornare protagonista con il <strong>Milan</strong> nell&#8217;attesissimo scontro diretto di <em>San</em> <em>Siro</em>. </p>



<p>Il suo splendido girone d&#8217;andata continuò con le reti alla <strong>Roma</strong>, la doppietta al <strong>Napoli</strong>, il punto con la <strong>Lazio</strong> e infine la marcatura al <strong>Genoa</strong>, prima di proseguire il suo splendido ruolino di marcia anche nel ritorno. Con la <strong>Pro</strong> <strong>Patria</strong> arrivò un&#8217;altra doppietta e fu il mattatore della gara di <em>San Siro</em> contro l&#8217;<strong>Inter</strong> quando ribaltò il vantaggio di Lorenzi. Ancora in gol con il <strong>Vicenza</strong>, con il <strong>Novara</strong> e il sigillo sullo Scudetto con quella magnifica doppietta di Firenze contro i campioni in carica del <strong>Milan</strong>, prima di arrivare a quota ventuno con i gol a <strong>Roma</strong> e <strong>Lazio</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/19/fiorentina-1955-56-il-primo-storico-squillo-della-viola.html">Fiorentina 1955-56: il primo storico squillo della Viola</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Milan 1954-55: Schiaffino rifinisce, Nordahl conclude. Lo scudetto è rossonero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 08:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[1954-55]]></category>
		<category><![CDATA[Campioni d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
		<category><![CDATA[nordahl]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Serie A aveva visto il dominio di Torino per tutti i primi anni del dopo guerra, ma Milano è pur sempre un gran Milano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/03/milan-1954-55-schiaffino-rifinisce-nordahl-conclude-lo-scudetto-e-rossonero.html">Milan 1954-55: Schiaffino rifinisce, Nordahl conclude. Lo scudetto è rossonero</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">La Serie A aveva visto il dominio di Torino per tutti i primi anni del dopo guerra, ma Milano è pur sempre un gran Milano e il boom economico degli anni &#8217;50 portò ricchezza e spensieratezza nella città lombarda. L&#8217;Inter vinse per due anni consecutivi e cugini rossoneri non avevano intenzione di rimanere fermi al palo a guardare solo l&#8217;altra sponda del Naviglio festeggiare, ma la Penisola iniziava a essere stufa del duopolio tra le grandi città del nord. Roma, Fiorentina, Bologna e perfino l&#8217;Udinese iniziarono a investire molto per dare vita a una nuova entusiasmante stagione calcistica.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="771" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/roma-milan-1024x771.jpeg" alt="" class="wp-image-9149" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/roma-milan-1024x771.jpeg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/roma-milan-300x226.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/roma-milan-768x578.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/roma-milan-1536x1157.jpeg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/roma-milan.jpeg 1973w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>I tristi anni &#8217;30 che portarono il <strong>Milan</strong> a vivere tante stagioni nell&#8217;anonimato erano ormai alle spalle e il merito di questa rinascita era nella grande voglia di calcio del Presidente Umberto Trabattoni. I problemi di salute che lo accompagnarono per tutto il 1954 lo portarono a una sofferta decisione, ovvero quella di cedere la società che tanto amava ad <strong>Andrea Rizzoli</strong>, ma al vertice sono in due. Fu determinante infatti all&#8217;interno della società la presenza del cognato Mimmo Carraro che aveva grande voglia e nuove idee. Il <em>Diavolo</em> ebbe una nuova e devastante potenza economica che permise di diventare la regina di un mercato che aveva il compito di risollevare il morale degli sportivi italiani dopo il disastroso Mondiale in Svizzera. Dalla Juventus arrivò il fantasioso <strong>Eduardo Ricagni</strong>, entrato in piena lite con Giampiero Boniperti, ma il colpo grosso arrivò dal Sudamerica. </p>



<p>Nella stagione precendente la Roma aveva acquistato Ghiggia e nel 1954 toccò al Milan portare in Italia l&#8217;altra leggenda uruguaiana <strong>Juan Alberto Schiaffino</strong> per ridisegnare completamente la linea offensiva del centrocampo. In difesa inoltre si era fatto ben notare un giovane ragazzo giuliano che con la sua Triestina era stato una delle più grandi sorprese della stagione e i rossoneri decisero così di far firmare un contratto anche a un certo <strong>Cesare Maldini</strong>. A completare la rosa ci pensarono gli arrivi dal Fanfulla dell&#8217;ottimo portiere <strong>Riccardo Toros</strong>, anche se solo come vice Buffon, e dal Piombino l&#8217;attaccante di provincia <strong>Valentino Valli. </strong>In panchina venne confermato senza discussioni l&#8217;ungherese <strong>BélaGuttmann</strong>, subentrato a stagione in corso l&#8217;anno precedente ad Arrigo Morselli, che vedeva nel calcio offensivo il vero modo per ottenere i successi, in totale contrapposizione dunque con l&#8217;Inter scudettata di Alfredo Foni. </p>



<p>La prima partita dell&#8217;anno confermò questa voglia del tecnico magiaro di mostrare un gioco arioso e divertente al pubblico di <em>SanSiro</em> e già all&#8217;esordio la Triestina fu annichilita. Non ci mise molto Sua Maestà <strong>Schiaffino</strong> a prendere conoscenza con il calcio italiano e dopo soli diciotto minuti arrivò la sua prima doppietta nel Belpaese, con <strong>Ricagni</strong> e <strong>Liedholm</strong> che completarono l&#8217;opera per un 4-0 senza appello. A far notizia non fu certo la larga vittoria del Milan contro gli alabardati, ma il fatto che <strong>Nordahl</strong> mancò l&#8217;appuntamento con il gol anche se si dovette aspettare ben poco. Già nel turno seguente la Sampdoria venne asfaltata da un pesante 0-3 a domicilio e fu sempre il <em>Pompiere</em> a rompere la resistenza blucerchiato e quello era solo l&#8217;inizio. Arrivarono altre due larghe vittorie per 3-1, prima in casa contro l&#8217;Atalanta e poi nella trasferta siciliana contro il Catania e il sud Italia portò bene anche la settimana seguente, con <strong>Valli</strong> che sostituì nel migliore dei modi <strong>Frignani</strong> segnando la sua prima rete in rossonero e garantendo il successo per 0-2 sul Napoli. </p>



<p>Il <em>Diavolo</em> vola in vetta al campionato e le vittorie consecutive finiscono per diventare sette, perché dopo il rotondo 4-1 in casa contro il Torino arrivò anche l&#8217;attesissimo scontro diretto di Bologna. I rossoblu stavano tornando quella squadra che solo quindici anni prima era una costante del vertice del calcio italiano e il 31 ottobre provarono a giocare uno scherzetto ai meneghini. Un bel colpo di testa di Cervellati stese Buffon, ma il Milan non era certo squadra abituata ad arrendersi e soprattutto aveva dalla propria parte <strong>Schiaffino</strong>. Il fenomeno uruguaiano sfruttò perfettamente la sponda di <strong>Nordahl</strong> per realizzare una meravigliosa rovesciata, nonostante fosse marcato molto stretto da Pivatelli, portando così all&#8217;immediato pareggio. La partita fu splendida con i portieri autori di grandi interventi, ma alla fine Giorcelli dovette capitolare per la seconda volta. <strong>Nordahl</strong> venne lanciato in profondità e appena entrato in area di rigore calciò meravigliosamente di esterno destro mettendo la palla nell&#8217;angolino per l&#8217;1-2 decisivo che valse altri due punti e l&#8217;allungo sugli emiliani. </p>



<p>Sette partite e sole vittorie per un <em>Diavolo</em> che si era già portato a quattro lunghezze di vantaggio su Fiorentina e Inter proprio immediatamente prima dell&#8217;attesissimo derby con i cugini campioni in carica. L&#8217;attesa a Milano era enorme portando così a riempire <em>San Siro </em>in ogni ordine di posto e fin dalle prime battute ci fu da divertirsi. La capolista tenne in mano la partita per tutti i primi minuti, con Foni che fece sfogare in attacco gli avversari rischiando però moltissimo. Un gran destro di <strong>Sørensen</strong> colpì la traversa e Ghezzi fu straordinario in diverse circostanze. <em>Kamikaze</em> parò anche un calcio di rigore a <strong>Nils Liedholm</strong> e si esibì in uno splendido intervento anche sulla ribattuta e quando si sbaglia troppo alla fine si pagano le conseguenze. Appena iniziò il secondo tempo venne effettuato un lancio lungo per Bonifaci che si coordinó al volo colpendo il palo, ma sulla respinta fu Brighenti il più lesto di tutti che appoggiò in rete il vantaggio per la <em>Beneamata</em>. Il Milan però non si lasciò abbattere e si riversò in attacco alla ricerca del meritato pareggio che arrivò a pochi minuti dalla fine sempre grazie a quel meraviglioso <strong>Schiaffino</strong> che incrociò in corsa il destro battendo un formidabile Ghezzi. </p>



<p>Per la prima volta i rossoneri non chiudevano la gara con la vittoria, ma il pareggio nello scontro diretto e il contemporaneo 1-1 della Fiorentina a Busto Arsizio permise di mantenere l&#8217;identico vantaggio. Il periodo era quello di scontri al vertice e così dopo la stracittadina toccò la trasferta di Firenze con i gigliati che però dovettero alzare bandiera bianca d&#8217;innanzi a tale maestosità. Nel primo tempo furono <em>El Dios del fútbol</em> uruguaiano e il <em>Pompiere</em> svedese a chiudere la pratica già dopo i primi quarantacinque minuti permttendo l&#8217;allungo in classifica che si portò a sei punti dopo il netto 3-0 casalingo con il Novara. Alla decima giornata il campionato sembrava già indirizzato verso uno scontato epilogo, ma a risollevare le sorti della Serie A ci pensò la Roma che all&#8217;<em>Olimpico</em> rimontò l&#8217;iniziale vantaggio di Sørensen per imporsi per 2-1. L&#8217;unica ad approfittarne fu la Juventus che si portò a quattro punti di distanza e dopo il rinvio della sfida con l&#8217;Udinese, tornò il sereno grazie al netto 3-0 casalingo contro la Lazio con il quale si concluse il 1954 e per aprire al meglio il 1955 ci fu l&#8217;attesissimo scontro diretto di Torino con i bianconeri. </p>



<p>Nemmeno il tempo di finire di leggere le formazioni che <strong>Nordahl</strong> si infilò tra le maglie della difesa bianconera la conclusione che freddò Viola. Manente dagli undici metri trovò il pareggio, ma quel giorno il <em>Diavolo</em> era inarrestabile e soprattutto aveva tra le sue fila un ex con il dente avvelenato. Fu prorpio <strong>Ricagni</strong> a segnare davanti ai suoi vecchi tifosi, dimostrando come la <em>Vecchia Signora</em> si fosse disfatto di lui con troppa fretta e nella ripresa fu trionfo. <strong>Sørensen</strong> e <strong>Frignani</strong> portarono a quattro le marcature e solo il consueto crollo nel finale di partita permise ai bianconeri di accorciare le distanze con Montico e Boniperti, ma il pareggio non arrivò. Quello del Comunale fu un successo preziosissimo e che mandò nello sconforto la Juventus che non riuscì più a riprendersi, venendo agganciata in classifica da Bologna, Roma e Torino a sei lunghezze dalla capolista. Il titolo d&#8217;inverno venne messo in cassaforte con un deludente pareggio interno in rimonta contro il Genoa, decisiva la doppietta di <strong>Schiaffino</strong>, e a Ferrara venne perso un altro punto in seguito di un insolito 0-0. Vi era però ancora il recupero con l&#8217;Udinese da giocare e quella fu la svolta della stagione. </p>



<p>La sensazione che qualcosa potesse essersi incrinato nello splendido meccanismo rossonero, crebbe sempre di più e dopo il vantaggio di <strong>Sørensen</strong> fu il solito <strong>Nordahl</strong> a raddoppiare a quindici minuti dal termine, ma a un certo punto si spense la lampadina e nel finale una doppietta di Bettini portò al pareggio. A quel punto scattò la caccia all&#8217;uomo nei confronti dell&#8217;arbitro Corallo e il più infuriato di tutto fu <strong>Juan Alberto Schiaffino</strong> che dimostrò di aver ampiamente imparato l&#8217;italiano insultando a ripetizione il direttore di gara e la punizione fu esemplare: cinque giornate di squalifica. Senza il faro della propria manovra il Milan andò in crisi totale, anche se il girone d&#8217;andata venne concluso con il ritorno alla vittoria sul prato di <em>San Siro </em>nel derby lombardo contro la Pro Patria per 2-0, ma senza la mente quella squadra si era inceppata con il Bologna &#8216;unica ad aver trovato continuità per portarsi a quattro punti di distanza.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="472" height="272" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628768930.jpg" alt="" class="wp-image-9150" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628768930.jpg 472w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/i283163839628768930-300x173.jpg 300w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></figure></div>



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<p>Il Milan era scarico di energie e di idee e il ritorno iniziò in modo a dir poco traumatico. L&#8217;ex di giornata <strong>Cesare Maldini</strong> segnò sia nella porta giusta che in quella sbagliata nella sua Trieste, con i giuliani che disputarono una gara eccezionale vinta per 4-3, ma il peggio doveva ancora arrivare. La sfida con la Sampdoria di <em>San Siro </em>non poteva essere sbagliata e invece si tramutò in un disastro su tutta la linea. <strong>Vicariotto</strong> pareggiò momentaneamente il vantaggio di Ronzon, prima di dare il via al trionfo genovese con un 1-3 che determinó la seconda sconfitta consecutiva e l&#8217;aggancio fu evitato solamente dal pareggio del Catania contro il Bologna, ma i felsinei ormai erano solamente a un punto. Tutto stava andando storto e la dirigenza non sapeva se confermare o meno Guttmann e il dubbio se ne andò quella sera stessa. Il tecnico ungherese decise di andare in un night per sfogare le frustrazioni del momento e lì incontrò <strong>Lajos Czeizler</strong> che, dopo la fallimentare esperienza con l&#8217;Italia, era diventato direttore tecnico proprio della Sampdoria. </p>



<p>Casualmente anche lui si fermò in quello stesso locale milanese prima di rientrare nel capoluogo ligure, ma purtroppo, dopo un bicchiere di troppo, uscì a entrambi il lato più sanguigno e irruento del carattere magiaro, con uno scambio di insulti e pugni anche tra le due mogli, con tanto di rottura di una bottiglia di vetro. Era davvero la fine, Rizzoli non poteva sopportare atteggiamenti del genere e così venne immediatamente esonerato, con il benestare anche degli svedesi <strong>Liedholm</strong> e <strong>Nordahl</strong> che non riuscirono mai a legare pienamente con Béla. In sostituzione del tecnico danubiano venne chiamato il suo vice, l&#8217;uruguaiano <strong>HéctorPuricelli</strong> che cercò solamente di ricompattare il gruppo senza stravolgere tatticamente la squadra. <strong>Nordahl</strong> nel finale permise di evitare la sconfitta a Bergamo, mantenendo così il vantaggio minimo su un Bologna che aveva finito le batterie, mentre il Milan tornò finalmente a un faticoso successo negli ultimi minuti contro il Catania per 2-0. </p>



<p>I felsinei mollarono completamente il colpo perdendo malamente in casa con la Roma e perfino nella trasferta di Novara, permettendo così al Diavolo di allungare nonostante l&#8217;1-1 interno con il Napoli. Fu l&#8217;assenza di reali rivali la vera fortuna di quell&#8217;anno per i rossoneri che con <strong>Frignani</strong> e il rientrante <strong>Schiaffino</strong> vinsero per 1-2 a Torino contro i granata tornando a sei punti di vantaggio sulla coppia formata da Bologna e Fiorentina. Le disastrose stagioni di Juventus e Inter diedero una grande mano ai meneghini che nello scontro diretto con il Bologna decisero di controllare l&#8217;importante vantaggio accontentandosi dello 0-0 che portò al secondo posto una clamorosa rivelazione: l&#8217;Udinese. Ai cugini nerazzurri era rimasto ormai come obbiettivo stagionale quello di togliere lo Scudetto ai cugini e il derby del 3 aprile 1955 sembrò ancora una volta riproporre l&#8217;andamento dell&#8217;andata. </p>



<p><strong>Buffon</strong> questa volta sbagliò clamorosamente la presa su un cross dalla destra e permise così a Brighenti di deviare da pochi passi in rete la palla dell&#8217;1-0, ma prorpio nel finale ecco la giocata del campione. Ancora e sempre <strong>JuanAlberto Schiaffino</strong> trovò lo spiraglio giusto per battere Ghezzi per un 1-1 di vitale importanza, anche se garantì a friulani ed emiliani di portarsi a cinque punti. Le vittorie nel girone di ritorno erano state però troppo poche e il pubblico lombardo iniziava a essere abbastanza stizzito, fino a quando finalmente non tornò il vero Milan. A <em>San Siro </em>arrivò un&#8217;agguerrita Fiorentina che venne però spazzata via da due gol per tempo, da incorniciare la doppietta di <strong>Sørensen</strong>, che tolss così definitivamente i toscani dalla corsa all&#8217;oro. Era dunque tornato il sereno? Assolutamente no perché i rossoneri entrarono nell&#8217;esima crisi di un disastroso girone di ritorno. Nella trasferta di Novara non si andò oltre l&#8217;1-1 e la settimana seguente, la Roma banchettò a San Siro con un netto e convincente 0-2 portando così i giallorossi al secondo posto assieme all&#8217;Udinese a quattro punti dalla vetta, proprio alla vigilia dello scontro diretto in Friuli. La matricola bianconera stava vivendo un&#8217;annata incredibile e nel piccolo stadio <em>Moretti</em> completò l&#8217;impresa. </p>



<p>Dopo pochi minuti il portiere Romano impattò violentemente con Nordahl costringendolo così a uscire dal campo e non essendoci le sostituzioni entrò in porta il mediano Magli per tutto il primo tempo e stoicamente i padroni di casa mantennero lo 0-0. La fierezza dei ragazzi di Bigogno si palesò ancora di più nella ripresa quando, prima ancora di essere ristabilita la parità numerica, fu l&#8217;ex di turno Menegotti a sbloccare il risultato dopo pochi secondi. Il Milan andò nel balordone più totale e dolo soli tre minuti fu Lorenzo Bettini a ribadire in rete un suo precedente colpo di testa respinto dalla traversa per il 2-0 che fece impazzire i tifosi di casa. <strong>Vicariotto</strong> fu l&#8217;unico a battere il Magli per la rete che riaprì la sfida, ma il gol subito portò con sé anche il rientro tra i pali di Romano. Con gli stessi uomini in campo fu Domenico La Forgia a trovare la via del 3-1 che chiuse i conti, rendendo vano il tentativo di rimonta iniziato da <strong>Schiaffino</strong>. L&#8217;Udinese aveva vinto per 3-2 portandosi così a soli due punti di ritardo dal <em>Diavolo</em> a cinque giornate dalla fine.</p>



<p>Quella figuraccia contro i bianconeri fu la scossa verso un finale di campionato da vero Milan, da vera grande squadra. Il sogno friulano terminò di fatto la domenica seguente, con la squadra del nord est fermata sul 2-2 dalla Pro Patria, mentre i rossoneri dilagarono a Roma. <strong>Frignani</strong>, <strong>Vicariotto</strong> e una doppietta di <strong>Sørensen</strong> garantirono il succeso per 2-4 con la Lazio e i tre punti di vantaggio vennero confermati anche in seguito alla gara di <em>San Siro</em> con la Juventus. La partita si mise però nel peggiore dei modi quando Buffon sbagliò la respinta sulla conclusione di Præst permettendo a Boniperti di sbloccare il risultato, ma il pareggio arrivò poco dopo grazie a una splendida girata al volo di <strong>Nordahl</strong>. Il <em>Pompiere</em> ribaltò il risultato nella ripresa ribadendo in rete un colpo di testa si Schiaffino respinto dalla traversa e poco dopo l&#8217;incornata di <strong>Liedholm</strong> chiuse definitivamente i conti sul 3-1. L&#8217;ipoteca arrivò alla trentaduesima giornata con l&#8217;Udiense che impattò 3-3 a Novara, mentre il <em>Diavolo</em> travolse il Genoa a Marassi con un dominante 0-8 e ora mancava solamente un punto per essere certi della vittoria. </p>



<p>Il <strong>12 giugno 1955</strong> la Milano rossonera si riversò a San Siro pronta per festeggiare il ritorno allo Scudetto dopo quattro anni e soprattutto dopo aver subito le continue feste dei cugini nerazzurri. La Spal era ormai condannata alla retrocessione e nel capoluogo lombardo si completò la gloria del <em>Diavolo</em>. A esaltarsi più di tutti fu il meraviglioso cannoniere svedese <strong>GunnarNordahl</strong> che mise a segno una pazzesca quaterna e a completare il set tennistico ci pensarono <strong>Sørensen</strong> e <strong>Ricagni</strong> per un 6-0 che diede il quinto Scudetto della sua storia al Milan.<strong> La reale assenza di una rivale credibile al titolo aiutò i rossoneri nella loro corsa all&#8217;alloro massimo, potendo così sopperire a qualche passo falso di troppo, ma il successo fu assolutamente meritato e che riuscì ad andare oltre qualche eccessivo problema interno</strong>. Il campionato purtroppo si concluse con lo scandalo legato alle partite truccate da Udinese e Catania che così dovettero dire addio a due meravigliose stagioni, venendo costrette alla retrocessione a tavolino.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="594" height="442" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Udinese-1954-55-maldini-bettini.jpg" alt="" class="wp-image-9151" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Udinese-1954-55-maldini-bettini.jpg 594w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Udinese-1954-55-maldini-bettini-300x223.jpg 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></figure></div>



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<p>Il Milan progettato da Trabattoni e completato da Rizzoli era una squadra forte in tutti i reparti, ma aveva nell&#8217;attacco il fiore all&#8217;occhiello che tanto piaceva ad allenatore e pubblico. Sia <strong>Béla Guttmann</strong> prima che <strong>HéctorPuricelli</strong> poi portarono avanti la stessa idea di gioco offensivo e spettacolare, basandosi però su una grande linea difensiva. <strong>LorenzoBuffon</strong> in porta non visse la sua annata migliore, ma fu comunque all&#8217;altezza della sua fama e inaspettatamente fu fondamentale l&#8217;infortunio subito da Omero Tognon. In sostituzione del difensore veneto venne dunque schierato fin da subito al centro <strong>Cesare Maldini</strong> che coordinó alla perfezione a destra l&#8217;esperto <strong>Arturo Silvestri</strong> e a sinistra il giovane <strong>Francesco Zagatti</strong>. </p>



<p>La vera intuizione tattica del tecnico ungherese fu l&#8217;arretramento in mediana di un non più giovanissimo <strong>NilsLiedholm</strong> che, grazie alla sua eccezionale visione di gioco, poteva impostare da lontano la manovra, con al suo fianco il mediano a tutto campo <strong>Mario Bergamaschi</strong>. A ispirare le punte vi era un duo tutto estro e classe proveniente dal Sudamerica, con <strong>EduardoRicagni</strong> pronto a far ricredere la Juventus e soprattutto con l&#8217;acquisto di uno dei più grandi di sempre: <strong>Juan Alberto Schiaffino</strong>. Il tridente d&#8217;attacco presenta tre personaggi molto diversi tra loro, tutti però coadiuvati dal <em>Pompiere</em><strong>Gunnar Nordahl</strong> che vive ancora un&#8217;annata da cannoniere assoluto. Ai suoi lati agiscono <strong>Amleto Frignani</strong>, esterno di sinistra molto rapido ma troppo poco freddo sotto porta, e <strong>Jørgen Sørensen</strong>, che a destra ripropose spesso e volentieri la soluzione del tornante capace di aiutare la difesa resa famosa all&#8217;Inter da Gino Armano.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="280" height="433" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/9ee80fbb14c623bc8970fe11300c4e60.jpg" alt="" class="wp-image-9152" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/9ee80fbb14c623bc8970fe11300c4e60.jpg 280w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/9ee80fbb14c623bc8970fe11300c4e60-194x300.jpg 194w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></figure></div>



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<p>Dopo anni in cui la fase difensiva la faceva da padrone, era tempo di rivivere gli antichi fasti del calcio d&#8217;attacco e con Guttmann e Puricelli c&#8217;era da divertirsi. <strong>Gunnar Nordahl</strong> non era più giovanissimo e il suo fisico non più asciutto e slanciato, ma questo non gli impedì certamente di risultare ancora una volta il re assoluto dei cannonieri. Il suo nome sul tabellino iniziò a vedersi per la prima volta in occasione della seconda giornata, quando con una tripletta stese a Genova la <strong>Sampdoria</strong>. Una rete all&#8217;<strong>Atalanta</strong>, prima di un paio di giornate di stop, e ancora valanghe di reti con <strong>Torino</strong>, <strong>Bologna</strong> e <strong>Fiorentina</strong>. </p>



<p>Chiuse il 1954 con una doppietta alla <strong>Lazio</strong> e sbloccò dopo pochi minuti l&#8217;attesissima sfida al vertice in trasferta con la Juventus. Sembrò chiudere il risultato nel pareggio contro l&#8217;<strong>Udinese</strong>, gara passata alla storia per la sfuriata di Schiaffino, e concluse l&#8217;andata con il punto contro la <strong>ProPatria</strong>. Visse il periodo di crisi finale con Guttmann, ma furono suoi i primi gol dell&#8217;era Puricelli contro <strong>Atalanta</strong> e <strong>Catania</strong>. Nel finale permise di evitare la sconfitta nel derby con l&#8217;<strong>Inter</strong> ed entrò con una rete nel glorioso 4-0 con la <strong>Fiorentina</strong>, prima di entrare in un altro periodo di crisi. Nel finale di stagione divenne però una macchina da gol grazie alla doppietta alla <strong>Juventus</strong>, la tripletta al <strong>Genoa</strong>, la quaterna alla <strong>Spal</strong> nel giorno della festa Scduetto e l&#8217;ultimo definitivo gol contro la <strong>Pro Patria</strong>, riuscendo così a vincere la classifica marcatori del campionato con ventisette reti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/03/milan-1954-55-schiaffino-rifinisce-nordahl-conclude-lo-scudetto-e-rossonero.html">Milan 1954-55: Schiaffino rifinisce, Nordahl conclude. Lo scudetto è rossonero</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Inter 1953-54: secondo squillo consecutivo dei nerazzurri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2021 20:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[Armano]]></category>
		<category><![CDATA[Campioni d'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[inter]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Catenaccio di Foni aveva portato l&#8217;Inter a tornare in vetta al calcio italiano dopo oltre dieci anni, ma la critica e gli stessi tifosi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/27/inter-1953-54-secondo-squillo-consecutivo-dei-nerazzurri.html">Inter 1953-54: secondo squillo consecutivo dei nerazzurri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Catenaccio di Foni aveva portato l&#8217;<strong>Inter</strong> a tornare in vetta al calcio italiano dopo oltre dieci anni, ma la critica e gli stessi tifosi nerazzurri non erano pienamente soddisfatti dell&#8217;andamento della <em>Beneamata</em>. L&#8217;Italia si apprestava a vivere la stagione che l&#8217;avrebbe portata ai Mondiali in Svizzera e che avrebbero dovuto rialzare l&#8217;immagine degli Azzurri dopo la figuraccia di quattro anni prima in Brasile. L&#8217;obiettivo era dunque restituire al Belpaese un calcio scintillante e che divertisse, soprattutto grazie al grande potenziale delle squadre di vertice che si rafforzarono grazie all&#8217;arrivo di Ghiggia alla Roma, di Gren alla Fiorentina e di Ricagni alla Juventus, ma c&#8217;era ancora la stessa squadra da battere.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="389" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-6.jpg" alt="" class="wp-image-9107" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-6.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-6-300x228.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>In Italia non vi era la sensazione che l&#8217;Inter potesse aprire un ciclo e che le sue fortune legate al Catenaccio fossero dettate da una situazione estemporanea, che non avrebbe avuto un seguito reale. Lo stesso Presidente <strong>Rinaldo Masseroni</strong> era convinto di ciò e in estate parlò molto con il tecnico Foni per provare a rivedere i suoi piani d&#8217;azione. La squadra era però considerata già molto forte e il numero uno della società milanese decise di investire il meno possibile sul mercato, limitandosi ad allungare la rosa con pochi elementi, prevalentemente di riserva. </p>



<p>Il francese <strong>Antoine Bonifaci</strong> avrebbe dovuto essere l&#8217;acquisto principe della campagna di rafforzamento, ma problemi legati al suo tesseramento lo costrinsero a un anno di inattività. In porta arrivò dalla Juventus <strong>Cavalli</strong> come riserva di Giorgio Ghezzi e dalla Serie C arrivarono due rinforzi per la fascia. Per l&#8217;attacco arrivò dal Vigevano <strong>Luigi Zambaiati</strong>, poco più che una comparsa, mentre in difesa ci fu l&#8217;unico vero aggiustamento rispetto all&#8217;annata precedente grazie all&#8217;inserimento di <strong>Guido Vincenzi</strong> dalla Reggiana. </p>



<p>I veri problemi erano però legati a István Nyers, infatti il grande centravanti dello Scudetto voleva un importante riconoscimento economico che però il Presidente gli negò e iniziò così un lunghissimo tira e molla che portò addirittura a un inizio di campionato senza il campione ungherese. In rampa di lancio vi era il giovane <strong>Sergio Birghenti</strong> che divenne importantissimo soprattutto nelle prime giornate. Con il Tricolore cucito sul petto, l&#8217;Inter iniziò l&#8217;annata contro l&#8217;Atalanta a <em>San Siro</em>, dando l&#8217;addio definitivo al libero che costò così il posto a <strong>Blason</strong> che divenne una semplice comparsa in quella stagione. </p>



<p>Contro i bergamaschi la difesa fu comunque impenetrabile e con una rete per tempo di <strong>Lorenzi</strong> e <strong>Skoglund</strong> venne messo in chiaro perché la <em>Beneamata</em> fosse campione in carica. <strong>Gino Armano</strong> poté limitare le sue puntate in difesa per concentrarsi maggiormente alla fase offensiva, soprattutto nelle prime partite per poter assistere nel migliore dei modi l&#8217;inesperto <strong>Brighenti</strong>, ma a Roma con la Lazio furono proprio questi due nella ripresa a decretare il successo per 0-2. L&#8217;Inter iniziava a divertire e piaceva questa nuova svolta e il pubblico di <em>San Siro</em> andò in visibilio quando vide le quattro rifilate solamente nel primo tempo all&#8217;inerme Spal, prima di incappare nel primo passo faslo stagionale. Il Legnano fermò i nerazzurri a domicilio e solo un gol nella ripresa di <strong>Buzzin</strong> permise di evitare la sconfitta, portando così al primo di una lunga serie di pareggi lontani da Milano. </p>



<p>Il primo grande scontro al vertice arrivò già alla quinta giornata, perché la Fiorentina stava diventando a tutti gli effetti una grande del campionato, grazie a una splendida difesa e a un Gren ancora decisivo. Fu proprio l&#8217;ex Milan ad andare in rete sentendo aria di derby, ma quel giorno fu un altro lo svedese determinante. <em>Nacka</em> <strong>Skoglund</strong> fece impazzire la retroguardia viola battendo in due circostanze Costagliola, dando così all&#8217;Inter il primo allungo in classifica portandosi a due punti di vantaggio sui toscani, Napoli, Juventus e Bologna. Siccome le prove più dure non arrivano mai da sole, soli sette giorni dopo la difficile sfida contro i gigliati arrivò quella contro i felsinei e fu un&#8217;altra partita da cuori forti. <strong>Gino Armano</strong> portò in vantaggio i ragazzi di Foni, ma Cappello e Pivatelli riuscirono a ribaltare la situazione prima dello sfortunato autogol di Pozzan che permise di chiudere in parità il primo tempo. </p>



<p>Serviva un episodio che arrivò proprio nella ripresa con ancora <strong>Armano</strong> pronto a calciare dagli undici metri e realizzando così il gol del definitivo 3-2. Un successo preziosissimo che confermava come anche in quella stagione fossero i nerazzurri la squadra da battere. Il pareggio di Roma con i giallorossi grazie a <strong>Benito Lorenzi</strong> fu visto di buon occhio, soprattutto perché in attacco erano nati diversi problemi. <strong>Brighenti</strong> aveva dovuto fermarsi per infortunio dopo la sfida con il Bologna e il giovane <strong>Zambaiti</strong> fu un fallimento su tutta la linea nella sua partita nella Capitale e alle porte c&#8217;era la sfida con il Milan. A tempo di record si riuscì a trovare finalmente un prezioso accordo economico con <strong>István Nyers</strong> e in occasione del derby della Madonnina poté tornare il magico trio d&#8217;attacco completato da <strong>Skoglund</strong> e <strong>Lorenzi</strong>. </p>



<p><em>San Siro </em>fu riempito in ogni ordine di posto e <em>Nacka</em> si dimostrò in grande giornata, imprendibile per un Tognon che cercò in tutti i modi di fermarlo. Ghezzi però non fu inoperoso, anzi nel primo tempo si dimostrò fenomenale nel volo sul destro in corsa di Moro, mandando così le squadre al riposo sullo 0-0. Nella ripresa però tutti aspettavano un solo giocatore e pronti via ed ecco che <strong>Nyers</strong> raccolse una corta respinta di Buffon su tiro da fuori area e calciò prontamente in rete la palla dell&#8217;1-0. Il Milan fu completamente stordito e poco dopo un gran colpo di testa dell&#8217;ungherese fuori di poco da bel cross di <strong>Mazza</strong> ecco il raddoppio. <strong>Armano</strong> andò alla conclusione dal limite dell&#8217;area strozzando troppo il tiro, ma per sua fortuna arpionò la palla con un falco ancora <strong>Nyers</strong> che calciò di destro sotto le gambe di Buffon per il raddoppio. I rossoneri erano definitivamente alle corde e a perdere la pazienza fu Tognon che dopo l&#8217;ennesimo dribbling subito atterrò <strong>Skoglund</strong> in area di rigore permettendo al rientrante magiaro di realizzare la sua personale tripletta. Fu un trionfo della Beneamata che affossò i rossoneri già distanti ben cinque punti dai cugini dopo sole otto giornate. </p>



<p>La vera rivale era però la Juventus in quell&#8217;annata e i bianconeri approfittarono del pareggio dell&#8217;Inter a Genova per portarsi a un solo punto di ritardo proprio a una settimana dallo scontro diretto di Torino. Tutta Italia aspettava questa sfida e i bianconeri sentirono e non poco la pressione addosso, tanto che il primo tempo fu di marca nerazzurra. <strong>Nyers</strong> era rientrato come una furia e non appena l&#8217;arbitro fischiò l&#8217;inizio se ne andò sulla fascia destra e crossò al centro per <strong>Skoglund</strong> che deviò al volo di piatto in fondo alla porta il vantaggio per i campioni d&#8217;Italia. La Vecchia Signora era in bambola più totale e una fucilata dal limite dell&#8217;area di <strong>Nyers</strong> riuscì a trafiggere per la seconda volta Angelini garantendo il raddoppio ospite. Tutto sembrava far pensare a una comoda vittoria interista, ma sarebbe un grosso errore dare per morta la Juve prima del tempo. Boniperti deviò poco di destro un cross di Præst e a inizio ripresa John Hansen a riequilibrare le sorti dell&#8217;incontro. </p>



<p>La grande palla gol della terza rete capitò sui piedi del simbolo della <em>Signora</em>, ma Boniperti colpì male la sfera alzandola troppo e sparando in curva una facile occasione che avrebbe potuto valere la vittoria. Lo scampato pericolo diede una grande scossa all&#8217;Inter che si rigettò in attacco e trovò un grande Angelini sulla propria strada che sancì così il definitivo 2-2. La minaccia piemontese era stata così sventata, peccato però per quella rimonta subita che avrebbe permesso un allungo. Nel girone d&#8217;andata mancava ormai solo uno scontro diretto, ovvero quello di Milano con il Napoli e grazie a <strong>Mazza</strong> e <strong>Nyers</strong> nella ripresa arrivò un 2-0 che stroncò definitivamente le speranze titolate del <em>Ciuccio</em>. </p>



<p>La sicurezza di avere un finale 1953 agevole si rivelò una tremenda arma a doppio taglio e infatti a <em>San Siro </em>arrivò la clamorosa prima sconfitta stagionale contro un Udinese che ottenne due preziosissimi punti salvezza e che costò ai ragazzi di Foni il primo posto. La Juventus infatti trionfò sulla Roma e anche la Fiorentina riuscì ad agganciare al secondo posto i nerazzurri per un campionato sempre più equilibrato. L&#8217;inseguimento però durò solamente novanta minuti, perché il Milan aiutò i cugini battendo la nuova capolista per 1-0 a Milano, mentre l&#8217;Inter faticò e non poco a imporsi sul campo di Novara dell&#8217;eterno Silvio Piola, ma <strong>Brighenti</strong>, <strong>Lorenzi</strong> e <strong>Armano</strong> permisero di ottenere il successo per 2-3. </p>



<p>Il redivivo <strong>Fattori</strong>, tornato ad avere un ruolo importante in questa annata, piegò le redini del Genoa facendo così un bel regalo di Natale ai suoi tifosi e il 1954 iniziò sotto il segno di <strong>Brighenti</strong> che realizzò una tripletta nel 4-0 al Palermo. Tutto sembrava far presagire al titolo d&#8217;inverno, ma le ultime due giornate rappresentarono due trasferte molto insidiose con Torino prima e Triestina poi che fermarono la corsa nerazzurra con due pareggi permettendo così l&#8217;aggancio in classifica da parte di Juventus e Fiorentina.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="398" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-7.jpg" alt="" class="wp-image-9108" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-7.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-7-300x233.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Alla fine del girone d&#8217;andata tutto era ancora ampiamente aperto con ben tre squadre che potevano ripartire da zero per il rush finale. I primi a perdere un po&#8217; di terreno furono i bianconeri, mentre Inter e viola continuarono la loro marcia. Alla terza trasferta consecutiva arrivò finalmente la vittoria grazie a <strong>Gino</strong> <strong>Armano</strong> che piegò la resistenza della Lazio, mente un gran 3-1 permise di avere la meglio a domicilio dell&#8217;ottima Atalanta. Lo scontro diretto della terza giornata tra Fiorentina e Juventus permetteva all&#8217;Inter di allungare su entrambe dato che si annullarono con un pareggio, ma incredibilmente venne sprecato tutto. </p>



<p>Una doppietta a inizio gara di <strong>Buzzin</strong> sembrò indirizzare sui binari migliori la trasferta di Ferrara, ma nella ripresa la Spal riuscì a riacciuffare il pareggio. Il momento di sbandamento nerazzurro proseguì anche la domenica successiva, con la squadra costretta a una doppia rimonta interna contro il modesto Legnano permettendo così ai viola di diventare la nuova capolista solitaria e alle porte vi era lo scontro diretto a Firenze. Nella città che fu dei Medici c&#8217;era una voglia incredibile di poter festeggiare il primo storico Tricolore e al Comunale accorse un folla biblica per spingere la squadra al successo. I padroni di casa passarono in vantaggio con il rigore di Cervato, ma a tempo quasi scaduto fu <strong>Buzzin</strong> a rimediare con il punto dell&#8217;1-1 che evitò di crollare a meno tre. </p>



<p>L&#8217;Inter però era entrata nel momento peggiore del suo campionato e solo due lampi di <strong>Benito Lorenzi</strong> permisero di vincere nel finale per 0-1 a Bologna e di evitare la sconfitta interna con la Roma, ma il crollo era nell&#8217;aria. Il derby con il Milan era l&#8217;occasione per il <em>Diavolo</em> di vendicare la pesante sconfitta dell&#8217;andata e questa volta furono gli stranieri rossoneri a risultare determinanti. Gunnar Nordahl girò di testa una palla da pochi passi anticipando Ghezzi e Sørensen trovò la via del raddoppio per il 2-0 che sembrava essere un macigno sulla riconferma al vertice per i nerazzurri. Juventus e Fiorentina erano ora appaiate al primo posto con due punti di vantaggio sulla formazione milanese che sembrava essere la più in crisi di tutte. Il calcio è meraviglioso però perché nulla è mai scontato e proorio come la Fenice, l&#8217;Inter si rialzò dalle sue ceneri recuperando un punto a entrambe le rivali grazie alla vittoria per 2-1 sulla Sampdoria, subito prima di dover giocare il 4 aprile 1954 una delle più grandi partite di sempre della storia interista. </p>



<p>La Fiorentina quel giorno perse in casa contro la Lazio e a <em>San</em> <em>Siro</em> arrivò la Juventus vogliosa di mantenere il vantaggio minimo sui campioni d&#8217;Italia, ma nessuno poteva immaginarsi nulla di simile. L&#8217;Inter scese in campo concentratissima e vogliosa di dimostrare come quel Tricolore sul petto fosse meritatissimo e già a inizio partita <strong>Brighenti</strong> venne lanciato in profondità, anche se probabilmente in posizione irregolare, e solo davanti a Viola servì l&#8217;accorrente <strong>Skoglund</strong> che appoggiò in rete la palla dell&#8217;1-0. Lo svedese era in una di quelle sue giornate dove tutto era possibile e dopo aver fatto tremare la traversa si esibì in un&#8217;altra prodezza. Con un delizioso colpo di tacco liberò <strong>Armano</strong> che da solo davanti al portiere calciò a botta sicura la palla del raddoppio che dava l&#8217;idea di chiudere il risultato, ma dopo la rimonta dell&#8217;andata erano vietati cali di tensione. La Juve rimase in dieci uomini causa l&#8217;infortunio di Muccinelli e si ritrovò a sorpresa con Ferrario nel ruolo di centravanti e così facendo offrì il fianco ai rivali. </p>



<p>I nerazzurri giocarono divinamente palla alta con <strong>Fattori</strong> che allargò per <strong>Brighenti</strong> che calciò al volo di sinistro per il 3-0 che condannò definitivamente i bianconeri che da quel momento uscirono dal campo. L&#8217;Inter non ebbe pietà e continuò ad attaccare creando azioni splendide con <strong>Brighenti</strong> e <strong>Skoglund</strong> che continuarono a scambiarsi favori reciproci consentendo a entrambi di segnare una doppietta e nel finale ci fu gloria anche per il mediano <strong>Nesti</strong> che concluse la gara con il clamoroso punteggio di 6-0. I nerazzurri si erano riportati così in testa al campionato e lo avevano fatto annientando i più diretti rivali al titolo e questo risultato poteva avere effetti devastanti sulla <em>Vecchia</em> <em>Signora</em>. </p>



<p>La <em>Beneamata</em> però aveva ancora da affrontare la difficilissima trasferta di Napoli e una doppietta di Ciccarelli rese vana la rete di <strong>Armano</strong> riportando così i bianconeri ancora in vantaggio in classifica. Il calendario era però favorevole ai milanesi che con Lorenzi e Fattori non si fecero più sorprendere dall&#8217;Udinese vincendo 0-2 in trasferta, mentre la Juventus venne fermata a Roma dai giallorossi ristabilendo un&#8217;assoluta parità a sole cinque giornate dal termine. Tutto rimase invariato ancora per due partite, con entrambe che vinsero sempre, nette e nitide per l&#8217;Inter le vittorie per 3-1 su Novara e Genoa e il giorno che decise il campionato fu il 16 maggio. I nerazzurri scesero in Sicilia per affrontare un Palermo alla disperata ricerca di punti salvezza, mentre la Juventus andò in trasferta nella più vicina Bergamo per affrontare una squadra che stava vivendo uno straordinario momento di forma e dall&#8217;ultimo posto era risalita ormai a metà classifica ed era a un passo dalla permanenza in Serie A. </p>



<p>Le radioline erano ben accese su entrambi i campi e già al terzo minuto la <em>Beneamata</em> passò in vantaggio grazie a <strong>Mazza</strong> e al quattordicesimo ecco anche il vantaggio orobico con Rasmussen. I rosanero pareggiarono con Cavazzuti, ma il trentottesimo fu il minuto della svolta con <strong>Skoglund</strong> che riportò in vantaggio i milanesi e Bassetto che raddoppiò per la Dea. A inizio ripresa i bergamaschi segnarono il terzo gol chiudendo di fatto la partita e l&#8217;Inter ebbe un calo permettendo a Cavazzuti di pareggiare la sfida della <em>Favorita</em>. La Juventus provò la rimonta in seguito all&#8217;espulsione di Angeleri e accorciò le distanze con Hansen e Boniperti, ma il 3-2 permise ai ragazzi di Foni di accontentarsi del pareggio per prendersi la vetta solitaria del campionato. Tutto era nelle mani dei campioni d&#8217;Italia che si sbarazzarono con <strong>Lorenzi</strong> e <strong>Armano</strong> a <em>San Siro </em>del Torino arrivando così da capolista per l&#8217;attesissima ultima partita contro la Triestina. </p>



<p>Era il 30 maggio 1954 e a Torino la <em>Vecchia Signora</em> ospitava il Napoli sperando in buone notizie da <em>San Siro</em>, ma ci volle poco per capire chi avrebbe vinto. Al quinto minuto fu <em>Veleno</em> <strong>Lorenzi</strong> a sbloccare il risultato e al decimo <strong>István Nyers</strong> freddò Nuciari per il raddoppio. Secchi riaprì la partita per i giuliani, ma l&#8217;ungherese la richiuse già prima della fine del tempo. Al <em>Comunale</em> la Juve era bloccata sul 2-2 e aveva ormai perso le speranze di vittoria. Poco dopo il vantaggio di Hansen ci pensò <strong>Skoglund</strong> a dare ancora più calma al popolo nerazzurro calando il poker e fu ininfluente a tempo quasi scaduto il punto del 4-2 di Rossetti. <strong>Per la settima volta nella propria storia l&#8217;Inter diventava campione d&#8217;Italia e per la prima volta riusciva nell&#8217;impresa di infilare due trionfi consecutivi.</strong> Fu un titolo molto diverso rispetto a quello dell&#8217;anno precedente, con una squadra più spettacolare e più votata all&#8217;attacco, ma con un successo molto più sudato e sofferto. Furono i due anni d&#8217;oro della presidenza Masseroni, stagioni iconiche e indimenticabili nella storia della <em>Beneamata</em>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="493" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-8.jpg" alt="" class="wp-image-9109" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-8.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-8-300x289.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Seppur fossero cambiati pochi interpreti rispetto alla stagione appena trascorsa, l&#8217;Inter di <strong>Alfredo Foni </strong>1953-54 si presentò molto diversa rispetto a quella 1952-53. Prima di tutto venne modificata l&#8217;impostazione tattica, con l&#8217;addio definitivo di quel libero che poco piaceva a pubblico, critica e al Presidente Masseroni. Non per questo venne dimenticata la difesa che rimase comunque un punto fondamentale nel successo finale nerazzurro, partendo già dalla presenza in porta del confermatissimo <em>Kamikaze</em> <strong>Giorgio Ghezzi</strong>. La retroguardia a tre perse definitivamente Blason e variò costantemente quattro interpreti diversi. </p>



<p>Sulla sinistra il preferito fu quasi sempre <strong>Bruno Padulazzi</strong>, che da oggetto misterioso nella prima annata di Foni era tornato titolare come ai tempi di Olivieri, mentre al centro della difesa iniziò a stentare nel rendimento la bandiera nerazzurra <strong>Attilio</strong> <strong>Giovannini</strong>. Per questo motivo venne spesso portato al centro <strong>Giovanni Giacomazzi</strong>, soprattutto grazie all&#8217;esplosione dell&#8217;unico vero nuovo acquisto, il terzino destro <strong>Guido</strong> <strong>Vincenzi</strong>. Subito davanti alla retroguardia ci furono due mediani decisivi per l&#8217;equilibrio di quella squadra, con <strong>Maino Neri </strong>e <strong>Fulvio Nesti</strong> che giocarono probabilmente la miglior stagione della carriera. <strong>Bruno Mazza</strong> venne invece avanzato nel ruolo di interno per servire e orchestrare la manovra e al suo fianco di posizionò prevalentemente <strong>Osvaldo Fattori</strong>, altro riesumato con il nuovo modulo, o in alternativa il sempre affidabile <strong>Sebastiano</strong> <strong>Buzzin</strong>. </p>



<p>In certi casi ricoprì quel ruolo anche <em>Nacka</em> <strong>Lennart Skoglund</strong> e quella scelta ricadeva solamente quando si poteva contare su <strong>István Nyers</strong> che giocò solo quattordici partite, troppo forti i problemi con la società, ma che ebbe un impatto importante nello Scudetto. In attacco le alternative non mancavano, con <em>Veleno</em> <strong>Benito Lorenzo</strong> solito splendido attaccante di movimento, il giovane <strong>Sergio Brighenti</strong> nel ruolo di centravanti di sfondamento e soprattutto <strong>Gino Armano</strong>, che da tornante a tutto campo divenne una vera e propria ala d&#8217;attacco.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="270" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/armano-gino.jpg" alt="" class="wp-image-9110"/></figure></div>



<p></p>



<p>Nonostante un&#8217;Inter più votata all&#8217;attacco rispetto al passato, non c&#8217;era ancora quella voglia da parte di Foni di dominare gli avversari schiacciandoli sotto valanghe di gol e così anche nel 1953-54 il capocannoniere fu ben lontano dai numeri del principe dei bomber Nordahl. Con la lunga assenza di István Nyers fu incredibilmente <strong>Gino Armano</strong> il miglior marcatore di quella stagione, un giocatore che vinse il primo Scudetto addirittura da terzino destro. </p>



<p>L&#8217;alessandrino venne spostato fin da subito nei tre dell&#8217;attacco e il primo gol in campionato arrivò già alla seconda giornata nella trasferta di Bergamo contro l&#8217;<strong>Atalanta</strong>. Con il <strong>Bologna</strong> a <em>San Siro</em> fu determinante per il successo finale, perché solo una sua doppietta permise di avere la meglio sugli emiliani. Rimase due mesi senza segnare, fino a quando non trovò lo spazio giusto per realizzare il terzo e decisivo gol nel 2-3 di <strong>Novara</strong> e iniziò il 1954 andando in rete nel poker al <strong>Palermo</strong>. Il ritorno iniziò in modo sfavillante, perché un suo centro valse il successo romano contro la <strong>Lazio</strong> e la settimana seguente trovò il raddoppio a <em>San Siro </em>contro l&#8217;<strong>Atalanta</strong>. </p>



<p>Un suo gol permise anche di evitare una clamorosa sconfitta interna con il <strong>Legnano</strong> e divenne fondamentale nel periodo della rinascita nerazzurra. Sbloccò il risultato nel successo sulla <strong>Sampdoria</strong> e raddoppiò nel trionfale 6-0 sulla <strong>Juventus</strong>, prima di rendere meno amara la sconfitta di <strong>Napoli</strong>. Un rigore contro il <strong>Novara</strong> ridiede il primo posto e nel 2-0 con il <strong>Torino</strong> contribuì a mantenere la vetta segnando il suo tredicesimo gol in quella Serie A.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/27/inter-1953-54-secondo-squillo-consecutivo-dei-nerazzurri.html">Inter 1953-54: secondo squillo consecutivo dei nerazzurri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Inter 1952-53: dopo 13 anni lo scudetto torna a tingersi di nerazzurro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 10:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[Campioni d'Italia]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Torino e Milano si divertono e spopolano negli anni &#8217;50 e dopo la Seconda Guerra Mondiale solo le due metropoli del nord Italia sono state in grado di ottenere risultati grandiosi. Il Grande Torino monopolizzò la fine degli anni &#8217;40, la Juventus ne prese il testimone e il Milan degli svedesi divertiva tutto all&#8217;attacco. Chi mancava ancora all&#8217;appello era però l&#8217;<strong>Inter</strong> che aveva sempre una squadra di valore e che lottava ai vertici da diversi anni ma il titolo non voleva proprio saperne di tornare a vestire il nerazzurro. I cambiamenti dell&#8217;estate 1952 portarono però grandi soddisfazioni per i tifosi della <em>Beneamata</em>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="479" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-3.jpg" alt="" class="wp-image-8954" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-3.jpg 479w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-3-281x300.jpg 281w" sizes="(max-width: 479px) 100vw, 479px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br><strong>Rinaldo Massironi</strong> era un Presidente ambizioso e con tante idee, oltre che un discreto conto in banca per poter dare alla luce una squadra di grande valore. Nelle stagioni precedenti l&#8217;Inter si era affidata in panchina ad Aldo Olivieri, il portiere dell&#8217;Italia campione del mondo nel 1938, ma se da un lato la squadra segnava tanto e divertiva, in difesa i problemi erano evidenti. Si decise dunque per un cambiamento alla guida tecnica e si passò a un altro campione del mondo del 1938 e dalla Sampdoria arrivò <strong>Alfredo Foni</strong>. I cambiamenti in sede di mercato furono tanti, ma di basso nome e soprattutto il malumore serpeggiava nell&#8217;ambiente meneghino in seguito alla cessione del campione olandese Faas Wilkes. </p>



<p>Al suo posto arrivarono <strong>Bruno</strong> <strong>Mazza</strong> dal Legnano e <strong>Franco Nesti</strong> dalla Spal, mentre per rinforzare la difesa arrivò dal Torino <strong>Lino Grava</strong> che però fu sfortunatissimo infortunandosi in modo molto serio già al debutto. Quello che sorprendeva di quella squadra era che giocava esattamente come se fosse una provinciale alla ricerca di punti salvezza e per la prima volta una realtà di vertice iniziò a schierare il libero oltre ai tre difensori. Nacque così a tutti gli effetti il <strong><em>Catenaccio</em></strong>, non più come semplice arma per vivacchiare nel massimo campionato, ma bensì come mezzo per arrivare al successo. E fin da subito fu chiaro a tutti come Foni voleva vedere un undici cinico, spietato e che si accontentasse della vittoria minima. </p>



<p>La presenza inoltre di tre campionissimi in attacco come <strong>Nyers</strong>, <strong>Lorenzi</strong> e <strong>Skoglund</strong> permetteva dunque di poter avere sempre delle soluzioni in fase offensiva. Nella prima partita fu proprio il numero nove ungherese a risultare determinante per lo 0-1 in casa del Como, mentre nella prima a <em>San Siro</em> iniziarono i primi mugugni del pubblico. A risolvere la sfida fu incredibilmente il venticinquenne difensore <strong>Bruno Padulazzi</strong>, quel giorno schierato terzino destro al posto di <strong>Armano</strong>, e che si rivelò l&#8217;uomo vittoria della gara interna contro l&#8217;Atalanta. Al <em>Filadelfia</em> contro il Toro <strong>Giorgio Ghezzi</strong> subì la prima rete della stagione causando così il primo pareggio per 1-1, ma dopo tante critiche <em>San Siro</em> poté finalmente godersi gol e spettacolo. A Milano arrivò il Napoli del fortissimo svedese Jeppson che sbloccò il risultato dopo pochissimi minuti, ma le bocche di fuoco offensive iniziarono a fare la differenza. <em>Veleno</em> <strong>Lorenzi</strong> fu l&#8217;autentico mattatore della sfida, trovando prima il pareggio a metà primo tempo e poi completando la sua tripletta con altre due reti nella ripresa. A chiudere il trionfo ci pensò ancora <strong>István Nyers</strong> che con una doppietta permise di vincere così per 5-1. </p>



<p>A Busto Arsizio contro la Pro Patria la difesa stranamente perse la concentrazione e dopo essere stati in vantaggio per 0-2 nel primo tempo, una doppietta ravvicinata di Bertoloni portò al pareggio prima di riprendere il cammino vincente. Il neoacquisto Grava debuttò contro il Bologna, ma purtroppo quella fu anche la sua ultima partita dato che si infortunò gravemente dovendo uscire dal campo, lasciando i suoi compagni in dieci per difendere il prezioso 2-1 confezionato da <strong>Lorenzi</strong> e <strong>Massa</strong>. I nerazzurri quindi si trovavano al secondo posto a un punto di distanza dalla sorpresa Roma, ma soprattutto con una lunghezza di margine sulla coppia formata da Juventus e Milan proprio alla vigilia dell&#8217;attesissimo derby cittadino. Come da copione il <em>Diavolo</em> attaccava, ma il <em>Biscione</em> sapeva perfettamente come fare per bloccare gli attacchi dei cugini. Blason perse Gren solo in una circostanza con lo svedese che da pochi passi calciò a botta sicura ma clamorosamente spedì il pallone alle stelle e con il passare dei minuti le energie calavano e le idee si offuscavano. </p>



<p>L&#8217;Inter capì che era quello il momento per pungere iniziando nel finale a macinare occasioni offensive. A quattro minuti dalla fine fu <strong>Benito Lorenzi</strong> a prendere palla dal limite dell&#8217;area e calciare un fortissimo sinistro all&#8217;incrocio dei pali che lasciò di sasso Buffon per lo 0-1 definitivo che valse i due punti e l&#8217;aggancio a una Roma fermato sul pareggio dal Torino. Il successo in casa dei cugini rossoneri diede slancio alla banda di Foni che continuò a infischiarsi delle critiche incessanti dei benpensanti del calcio. La storia però la fanno i vincitori e quei nerazzurri divennero incontenibili. Mancava ancora la sublime firma di <strong>Lennart Skoglund</strong> in quella annata e <em>Nacka</em> si rifece ben presto decidendo prima la trasferta di Ferrara con la Spal, portando così i suoi in vetta alla classifica in solitaria, e la settimana seguente davanti al proprio pubblico con un altro 1-0 sulla Triestina. </p>



<p>Sulle ali dell&#8217;entusiasmo iniziarono ad arrivare anche tanti gol, come a Milano contro la Fiorentina con un 3-0 decisivo dalla doppietta del tuttofare della fascia destra <strong>Gino Armano</strong>, e soprattutto nella difficile trasferta della Capitale contro la Roma. Le preoccupazioni della vigilia erano legate all&#8217;assenza dalla formazione titolare di <strong>István Nyers</strong>, ma il suo sostituto non lo fece rimpiangere. Lo spezzino <strong>Pietro Broccini</strong> aveva perso spazio in seguito all&#8217;arrivo di Foni, ma al Nazionale riuscì a segnare la rete del raddoppio, proprio tra le due reti di <strong>Bruno</strong> <strong>Mazza</strong> permettendo così di imporsi per 1-3. Le sei vittorie consecutive avevano così portato la <em>Beneamata</em> ad allungare in modo sensibile sulla concorrenza e l&#8217;unica a tenere il passo era una Juventus che si trovava sì a due punti, ma che mostrava segni di cedimento.</p>



<p>Anche l&#8217;Inter rallentò con due pareggi consecutivi, tra lo 0-0 interno con l&#8217;Udinese e l&#8217;1-1 di Roma con la Lazio, ma invece che approfittarne i bianconeri persero terreno facendosi agganciare dal Milan e vedendo il distacco accumularsi a tre lunghezze. Il 1952 si concluse con il ritorno al sorriso e alla vittoria grazie a un bel 0-3 imposto in Sicilia in casa del Palermo, ma l&#8217;attesa era tutta per la prima gara dell&#8217;anno nuovo, perché a San Siro arrivava la <em>Vecchia</em> <em>Signora</em>. Il 4 gennaio 1953 oltre cinquantamila spettatori sfidarono il freddo gelido del capoluogo lombardo per assistere a questa partita attesissima e come da copione la capolista aspettò in modo sornione le mosse dei rivali. L&#8217;uomo più pericoloso dei campioni d&#8217;Italia era Pasquale Vivolo che si incuneò perfettamente in area di rigore e superò Ghezzi, ma la sua conclusione venne respinta sulla linea da <strong>Giovannini</strong>. </p>



<p>La Juve attaccava a testa bassa e poco dopo un bella parata del numero uno nerazzurro su Hansen ecco arrivare il vantaggio. <strong>Lorenzi</strong> saltò in un fazzoletto Corradi e aspettò l&#8217;uscita di Cavalli per calciare violentemente di destro sul primo palo, segnando così la rete dell&#8217;1-0. Tripudio sugli spalti e nella ripresa i torinesi non riuscirono a rispondere a dovere. <strong>Buzzin</strong> crossò al centro con Manente che deviò la palla con il braccio causando così un calcio di rigore, ma Cavalli tenne a galla i suoi volando sulla conclusione di <strong>Blason</strong>. Potrebbe essere l&#8217;episodio giusto per cambiare le sorti dell&#8217;incontro e invece è ancora solo Inter. <strong>Lorenzi</strong> con una splendida verticalizzazione servì <strong>Skoglund</strong> che incrociò il destro sul secondo palo realizzando così il definitivo 2-0 che aveva già l&#8217;aria di valere mezzo Scudetto. </p>



<p>Nessuno sapeva come affrontare i nerazzurri e i due successi su Milan e Juventus erano un segnale di come quella squadra non avesse punti deboli chiudendo il girone d&#8217;andata con un distacco enorme. Prima la Sampdoria a San Siro e poi il Novara in Piemonte caddero per 2-1 e al giro di boa la superiorità era stata netta. Trenta punti realizzati su trentaquattro disponibili, sei lunghezze di vantaggio sul Milan secondo e sette sulla Juventus terza.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="457" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-4.jpg" alt="" class="wp-image-8955" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-4.jpg 457w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-4-268x300.jpg 268w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Solo i nerazzurri potevano perdere quello Scudetto e proprio per non incappare in assurdi e scellerati cali di tensione, Foni decise che il ritorno sarebbe stato di pura e semplice amministrazione. Serviva ancora un piccolo spunto in più verso l&#8217;alto e così la seconda parte della stagione iniziò con <strong>István Nyers</strong> assoluto protagonista, autore di una doppietta nel 3-1 interno con il Como e mattatore per 0-1 della sempre ostica trasferta di Bergamo con l&#8217;Atalanta e quell&#8217;1 febbraio fu la fine del campionato. Il Milan era inciampato a Novara la settimana prima perdendo così la seconda piazza in favore di una Juventus che riperse subito la posizione perdendo a Bologna. </p>



<p>Nonostante mancassero ancora ben quindici giornate dal termine nessuno poteva immaginare un possibile recupero con ben otto punti di vantaggio in favore di una squadra così solida e robusta. L&#8217;eccessiva rilassatezza portò però alla prima sconfitta della stagione, arrivata tra le mura amiche contro quel Torino che riuscì a pareggiare l&#8217;incontro proprio con il grande ex di giornata Faas Wilkes e grazie a Buhtz e Sentimenti ribaltò il risultato imponendosi con un netto 1-3. La sconfitta avrebbe potuto avere gravi ripercussioni psicologiche, ma prima o poi tutti avevano messo in conto un possibile passo falso e infatti la risposta fu immediata. <em>Veleno</em> <strong>Lorenzi</strong> si prese la squadra sulle spalle, prima grazie al guizzo vincente per il settimo 0-1 stagionale in casa di un grande Napoli e la settimana seguente a tempo scaduto permise di piegare con una doppietta la resistenza di un&#8217;ottima Pro Patria per 2-1. </p>



<p>Ad aiutare la <em>Beneamata</em> vi era anche la scarsa resa dei suoi avversari e al termine del derby lombardo con i biancoblu il vantaggio era arrivato a toccare addirittura quota nove. Il titolo in casa Inter mancava da ben tredici anni e forse quell&#8217;eccessivo vantaggio deconcentrò i ragazzi di Foni che persero malamente a Bologna per 2-0 proprio alla vigilia del derby con il Milan. I rossoneri si erano riportati così a sette punti di ritardo e se volevano nutrire un minimo di speranze nella volata finale erano obbligati a vincere. Quel giorno la capolista doveva fare a meno di <em>Nacka</em> <strong>Skoglund</strong> e così venne schierato l&#8217;ottimo e disciplinato <strong>Buzzin</strong>. Il <em>Diavolo</em> provò a sorpresa a replicare la mossa tattica dei cugini, provando a chiudersi e ripartire, ma l&#8217;Inter dimostrò a tutti il motivo per il quale era ampiamente capolista. Lasciando possibilità di manovra, Lorenzi creò il panico nella retroguardia milanista e solo un grande Lorenzo Buffon fu in grado di evitare la rete del vantaggio. La partita fu molto tattica e alla fine lo 0-0 non si schiodò e per la prima della classe fu come vincere. Aver scampato il pericolo nello scontro diretto fece spegnere però l&#8217;interruttore nella testa dei calciatori della <em>Beneamata</em> che entrarono in crisi, pareggiando in rimonta con Nyers in casa contro la Spal, venendo fermati sullo 0-0 in quel di Trieste e soprattutto subendo nel finale la rete di Cervato che permise alla Fiorentina di vincere per 1-0. </p>



<p>Tre soli punti in cinque partite, ma dietro continuava a mancare continuità e così il Milan riuscì solo a portarsi a cinque punti. Era fondamentale una scossa che arrivò quando a <em>San Siro </em>arrivò la Roma e nel finale fu un episodio a risolvere la gara con <strong>István</strong> <strong>Nyers</strong> che spaccò la rete dagli undici metri per un 1-0 che fu oro colato, grazie anche all&#8217;ennesimo passo falso dei cugini. Ormai tutti stavano solamente aspettando la festa e per questo arrivarono altri due pareggi, per 0-0 a Udine e 1-1 in casa con la Lazio e a quattro giornate dal termine le cinque lunghezze di vantaggio sulla nuova seconda Juventus erano ormai una garanzia. Il <strong>3 maggio 1953</strong> l&#8217;Inter scese sul campo di San Siro per sfidare il Palermo e mantenere i campioni in carica a distanza di sicurezza proprio in vista dell&#8217;imminente scontro diretto, mentre i bianconeri erano impegnati a Roma con i giallorossi. </p>



<p>Il primo tempo a Milano stavano proseguendo serenamente senza grossi sussulti, ma era nella Capitale che stava succedendo il finimondo. In soli trenta minuti, prima Perissinotto, poi Tre Re e infine Galli avevano portato la Lupa su un clamoroso 3-0 e ormai la Juventus era spacciata. Nello stadio meneghino arrivò la notizia e quindi un successo avrebbe voluto dire certezza matematica del titolo e da lì iniziò il dominio. Dagli undici metri fu <strong>Nyers</strong> a sbloccare il risultato a pochi minuti dall&#8217;intervallo e nella ripresa fu trionfo. <strong>Skoglund</strong> mise la sua classica firma d&#8217;autore per il raddoppio e a concludere lo splendido pomeriggio ci pensò ancora il cannoniere ungherese per un 3-0 che voleva dire Tricolore. </p>



<p><strong>Un campionato dominato dall&#8217;inizio alla fine, mostrando all&#8217;Italia intera come fosse possibile vincere anche aspettando la mossa dei rivali, magari non mostrando il calcio più divertente del mondo, ma estremamente cinico e spietato. E soprattutto la Milano nerazzurra dopo tredici anni poteva tornare a festeggiare un campionato, il sesto della sua storia</strong>. La certezza del trionfo mandò in vacanza anticipata i ragazzi di Foni che persero tutte le ultime partite portando la Juventus a chiudere a soli due punti di margine, non dando così l&#8217;idea della netta superiorità nerazzurra.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="424" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-5.jpg" alt="" class="wp-image-8956" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-5.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/unnamed-5-300x248.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>I cambiamenti rispetto alla stagione precedente non sono certamente pochi all&#8217;interno della rosa nerazzurra, ma la svolta più importante fu in panchina. Con <strong>Alfredo</strong> <strong>Foni</strong> infatti cambiò completamente il modo di vedere il calcio anche di vertice che non doveva essere più obbligatoriamente solo di spinta e di attacco. La difesa infatti ebbe un ruolo fondamentale per una squadra che vinse il campionato segnando meno della metà delle reti di Juventus 1951-52 e Milan 1950-51, ultime due squadre campioni. </p>



<p>In porta era intoccabile la presenza di <em>Kamikaze</em> <strong>Giorgio</strong> <strong>Ghezzi</strong>, leggendario tra i pali ma ancora più fenomenale nelle uscite basse. La difesa si basa su una clamorosa rivoluzione tattica con <strong>Ivano Blason</strong> che da terzino destro si trasformò in libero e il suo ruolo venne preso dall&#8217;infaticabile <strong>Gino Armano</strong>, preziosissimo tuttofare della fascia, capace di aiutare perfettamente entrambe le fasi. A completare il quartetto vi erano a sinistra <strong>Giovanni</strong> <strong>Giacomazzi</strong> e al centro nel ruolo di stopper il Capitano, e spesso portiere aggiunto in quella stagione dati i suoi continui salvataggi sulla linea, <strong>Attilio Giovannini</strong>. </p>



<p>Anche il centrocampo badava molto di più alla sostanza che alla spettacolarità, con il solo <strong>Bruno Mazza</strong> con il ruolo di regista e di uomo d&#8217;ordine, ben coperto dalla presenza dei due mastini <strong>Maino</strong> <strong>Neri</strong> e <strong>Fulvio Nesti</strong>. Se per otto undicesimi l&#8217;ordine era difendersi, quando poi si arrivava in attacco tutto cambiava perché in quegli anni l&#8217;Inter ebbe uno dei suoi tridenti più forti di sempre. <strong>Lennart Skoglund</strong>, detto <em>Nacka</em>, era la fantasia al potere e grazie ai suoi dribbling ubriacanti era facile per lui poi servire le punte <strong>Benito Lorenzi</strong>, detto <em>Veleno</em>, e <strong>István Nyers</strong>, cannoniere implacabile.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="479" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/ac09697-nyers-istvan.jpg" alt="" class="wp-image-8957" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/ac09697-nyers-istvan.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/ac09697-nyers-istvan-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p></p>



<p>In una squadra dove l&#8217;ordine principale era non subire gol, non era semplice per gli attaccanti avere numeri astronomici, ma <strong>István Nyers</strong> seppe ben comportarsi. Fin dalla prima giornata fu l&#8217;ungherese a risultare decisivo nella vittoria trasferta di Como e il suo splendido inizio di campionato continuò con la rete che evitò la sconfitta in casa del Torino. Nel finale contro il Napoli si divertì a rimpolpare il risultato con una doppietta e trovò la via della rete anche nella vicina trasferta con la Pro Patria. </p>



<p>Alcuni acciacchi ne limitarono le prestazioni e per un mese rimase fermo per infortunio, ma nel girone d&#8217;andata voleva ancora dire la sua. Salutò il 1952 con una rete in casa del Palermo, mentre iniziò il 1953 segnando il gol vittoria in rimonta in casa contro la Sampdoria. Iniziò al meglio anche il girone di ritorno con una decisiva doppietta in casa contro il Como e soprattutto il decisivo centro della vittoria nell&#8217;ostica trasferta di Bergamo con l&#8217;Atalanta, prima di una lunga pausa. </p>



<p>Tornò a segnare a metà marzo nell&#8217;1-1 con la Spal e soprattutto fu un suo calcio di rigore a piegare la Roma e a scacciare la crisi di risultati nel quale l&#8217;Inter era entrata. Nel finale di stagione evitò la sconfitta interna con la Lazio, ma soprattutto fu decisivo nel giorno della festa Scudetto grazie alla doppietta casalinga contro il Palermo.</p>
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		<title>Juventus 1951-52: strapotere bianconero nel segno di John Hansen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 11:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[1951-52]]></category>
		<category><![CDATA[Campioni d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Hansen]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Gli anni &#8217;50 sono l&#8217;inizio di una nuova era del calcio italiano, dove lo strapotere economico delle grandi di Torino e Milano iniziava a segnare un importante solco con il resto del campionato. I granata però non avevano ancora risposto a dovere alla tragedia del Grande Torino e quindi a guidare il carrozzone di testa erano le tre note. Il Milan cercava di mantenere ben cucito sulle proprie maglie il Tricolore conquistato nella stagione precedente, l&#8217;Inter voleva rispondere a dovere ai cugini riportando in bacheca un titolo che mancava ormai dal 1940 e la Juventus doveva dimostrare la sua forza e la completezza di un organico che probabilmente era il più completo. La stagione è appassionante, ma una riuscì a dominare su tutte.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="503" height="265" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/hansen-john-6.jpg" alt="" class="wp-image-8885" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/hansen-john-6.jpg 503w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/hansen-john-6-300x158.jpg 300w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Fin da inizio anno vi erano grandi aspettative sulla Juventus che avrebbe dovuto ripartire ancora una volta da <strong>Jesse Carver</strong>, ma invece qualcosa si ruppe in estate. Il tecnico inglese venne intervistato dalla Gazzetta dello Sport nell&#8217;agosto del 1951 e senza peli sulla lingua iniziò a sparare a zero sulla società e sulla dirigenza. Ormai mal sopportava la presenza dei danesi, i due <strong>Hansen</strong> e <strong>Præst</strong>, dichiarando che aveva spinto per la cessione dei tre scandinavi per la creazione di una squadra tutta italiana. </p>



<p>Avrebbe fatto carte false per l&#8217;interista Benito Lorenzi e ancora peggiori furono le sue dichiarazioni sul nuovo arrivato dal Genoa <strong>Giuseppe Corradi</strong>, dato che affermò non solo di non averlo voluto ma anche di non sapere chi fosse. Il rapporto tra Carver e la <em>Vecchia Signora</em> era tenuto in piedi solamente dal bel rapporto con Gianni Agnelli, ma di fronte a certe affermazioni l&#8217;esonero fu la logica conseguenza. L&#8217;addio del britannico lasciò un vuoto enorme che inizialmente venne tamponato con l&#8217;inserimento di un duo di leggende bianconere, <strong>Giampiero Combi</strong> e <strong>Luigi</strong> <strong>Bertolini</strong>, e per avere un vero e proprio nuovo allenatore si dovrà aspettare addirittura dicembre. </p>



<p>Il mercato è praticamente limitato al solo terzino destro sconosciuto a Carver e al ritorno, dopo due ottimi anno in prestito all&#8217;Atalanta, dell&#8217;ala <strong>Emilio Caprile</strong> che però si rivelerà poco più che una comparsa. Il poco tempo lasciato al duo di tecnici in panchina portò con sé un inizio a rilento, perché quella che doveva essere una semplice passeggiata in casa contro la neopromossa Spal divenne una trappola inattesa. <strong>Muccinelli</strong> sbloccò il risultato nel primo tempo, ma un rigore di Bennike decretò il definitivo pareggio molto deludente. Quello che sembrava poter essere l&#8217;inizio di una stagione negativa e di transizione, si rivelò invece un momentaneo passo falso che venne immediatamente respinto grazie a una serie di vittorie che portarono con sé tante reti e tanto ottimismo. Molto bene lo 0-3 ottenuto sul campo del Legnano, ma fu a dir poco sfavillante il perentorio 5-3 con il quale i bianconeri piegarono a Torino la resistenza della Lazio, con <em>Madama</em> che mise a segno ben quattro reti dopo soli trenta minuti e tre di esse furono realizzate dai tre danesi, un bel messaggio a Carver. </p>



<p>Tutto andava per il meglio, soprattutto in trasferta dove <strong>Combi</strong> e <strong>Bertolini</strong> potevano far vedere tutto il loro lato pratico votato a una grande attenzione alla fase difensiva e blindando la porta anche nelle belle vittorie di Firenze, per 0-2, e di Trieste, per 0-3. Al <em>Comunale</em> però anche l&#8217;occhio voleva la sua parte e il popolo bianconero voleva divertirsi ammirando la grande quantità di campionissimi presenti in quella rosa e fu memorabile lo scontro con l&#8217;Atalanta con doppiette di <strong>Muccinelli</strong>, Boniperti e John <strong>Hansen</strong>, mentre l&#8217;ex di turno <strong>Karl Aage</strong> si limitò a chiudere i conti sul 7-1. Il primo gol subito in trasferta arrivò per una leggerezza nel finale dopo un dominio incontrastato a Busto Arsizio contro la Pro Patria e la settima vittoria consecutiva arrivò in casa contro l&#8217;Udinese con un 5-1 nato da un secondo tempo impressionante. </p>



<p>Tutte le marcature piemontesi arrivarono in diciotto minuti e l&#8217;andamento dopo otto giornate era quasi perfetto. Quindici punti su sedici disponibili, ma a non voler mollare la presa sul titolo vinto l&#8217;anno precedente era il Milan che mantenne lo stesso andamento e alla nona giornata doveva disputare il derby della Madonnina. Tutti si aspettavano il sorpasso della Juventus, ma nonostante il 2-2 della stracittadina fu il <em>Diavolo</em> a prendersi il primo posto solitario a causa dell&#8217;inattesa prima sconfitta dei bianconeri in campionato a Genova contro la Sampdoria. Non bastò infatti l&#8217;iniziale vantaggio di <strong>Muccinelli</strong>, perché la <em>Signora</em> ebbe un blackout tra la fine del primo tempo e l&#8217;inizio della ripresa che portarono ai gol di Bergamo e Lucentini per il 2-1 blucerchiato. </p>



<p>La dirigenza voleva sfruttare le due settimane di sosta alla fine di novembre per inserire un vero e proprio allenatore in panchina e così il 18 novembre il 2-0 casalingo contro la Lucchese fu l&#8217;ultima volta di Combi e Bertolini prima della chiamata di un tecnico venuto da est. <strong>György Sárosi</strong> era stato simbolo dell&#8217;Ungheria forte e spettacolare degli anni &#8217;30 e sapeva benissimo come rapportarsi e sfruttare il grande talento che aveva a propria disposizione. Il clima che si instaurò nell&#8217;ambiente juventino fu fin da subito dei migliori, anche se ci volle un po&#8217; di tempo per capire i nuovi dettami del magiaro. Il suo credo tattico era un Sistema che avrebbe dovuto essere il più equilibrato possibile, senza dover chiudersi eccessivamente in fase difensiva, ma senza nemmeno avere l&#8217;ossessione del gol e della giocata spettacolare. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="417" height="577" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/György_Sárosi_-_Juventus_FC.jpg" alt="" class="wp-image-8895" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/György_Sárosi_-_Juventus_FC.jpg 417w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/György_Sárosi_-_Juventus_FC-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 417px) 100vw, 417px" /><figcaption>György Sárosi</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Il suo primo incontro ufficiale fu il derby contro il Torino dove dovette fare a meno di <strong>Parola</strong> e <strong>Piccinini</strong> e a sorpresa decise di sostituire il regista e la mente del centrocampo juventino con <strong>Bizzotto</strong>, difensore con buona esperienza ma rimasto sempre nell&#8217;ombra dei grandi difensori bianconeri. La sfida era chiaramente carica di tensione e attesa, ma finì con uno 0-0 e una sorte di pareggite iniziò a colpire i torinesi che però ebbero la fortuna di sfruttare il momentaccio del Milan. Il nulla di fatto nel derby infatti lasciò invariate le distanze, mentre il successivo 1-1 interno contro il Bologna, acciuffato nel finale grazie a <strong>Boniperti</strong>, permise di agganciare il <em>Diavolo</em> in vetta alla classifica proprio alla vigilia dell&#8217;attesissimo scontro diretto di San Siro. </p>



<p>Oltre ottantamila spettatori sfidarono il freddo gelido della città meneghina il 16 dicembre 1951, ma lo spettacolo fu avvincente e le occasioni non mancarono con i portieri assoluti protagonisti. Viola salvò più volte nel primo tempo, ma la palla gol migliore capitò a <strong>John Hansen</strong> ormai sulla sirena. Boniperti entrò in area di rigore e venne atterrato da Bardelli causando così un tiro dagli undici metri che calciò il danese in modo forte, ma abbastanza centrale. Il portiere rossonero però rimediò al fallo commesso volando sulla conclusione e soprattutto rialzandosi per bloccare da campione la ribattuta. Nella ripresa però la Danimarca ebbe ancora un ruolo decisivo nelle reti bianconere e da un cross molto alto di <strong>Præst</strong>, fu Bardelli a sbagliare l&#8217;uscita e alle sue spalle sbucò proprio <strong>John Hansen</strong> che di testa riuscì a rifarsi realizzando lo 0-1 che sbloccò lo scontro diretto. </p>



<p>Il vantaggio però fu di breve durata perché Nordahl venne lanciato in profondità e davanti al numero uno bianconero lo batté incrociando il destro, ma il finale fu ancora tutto di marca juventina. <strong>Boniperti</strong> provò a superare Bardelli e solo la traversa gli negò il gol e poco dopo ancora Hansen sfiorò la doppietta. Il suo colpo di testa batté l&#8217;estremo difensore rivale, ma sulla linea Silvestri fece ottima guardia salvando la conclusione permettendo così di terminare la sfida sull&#8217;1-1. Il pareggio finale non cambiò la classifica eppure il campo aveva fatto ben capire quale delle due era stata la squadra superiore e da quel momento iniziò la marcia dei ragazzi di Sárosi. La sorpresa Palermo venne asfaltata a Torino da un pesante 4-0 e grazie a quella vittoria la Juventus si guadagnò il primo posto, dato che arrivò in contemporanea della sconfitta del Milan a Bergamo. </p>



<p>La <em>Signora</em> divenne una macchina perfetta e la fiducia nei propri mezzi crebbe ancora di più nella prima gara del 1952, perché dopo aver chiuso l&#8217;anno con un successo in casa del Napoli, la Befana portò con sé l&#8217;attesissima sfida con l&#8217;Inter a Torino. I nerazzurri stavano trovando maggiore continuità in campionato e un successo li avrebbe pienamente rimessi in corsa per il successo finale e per questo motivo scesero in campo agguerriti e all&#8217;attacco. I padroni di casa sfruttarono però a metà del primo tempo un perfetto contropiede con John Hansen che lanciò il meraviglioso <strong>Præst</strong> sulla sinistra che saltò di netto prima Blason e poi Giovannini e con un forte e preciso destro batté Ghezzi per l&#8217;1-0. </p>



<p>La <em>Beneamata</em> però non si lasciò turbare dallo svantaggio e dopo pochissimo trovò prima il pareggio con fucilata da fuori area di Nyers e poi fu Lorenzi da pochi passi a sfruttare una presa non perfetta di Viola su calcio d&#8217;angolo. I nerazzurri sembravano dominare anche la ripresa con il cannoniere ungherese che sfiorò la doppietta, ma dopo l&#8217;ora di gioco uscì la Juve. John Hansen calciò a botta sicura dopo una corta respinta di Ghezzi colpendo il palo, ma sulla respinta si avventò <strong>Muccinelli</strong> che calciò in rete il pareggio. Questo gol fu una pesante botta per i milanesi che si innervosirono e non poco, infatti Wilkes fece un brutto e inutile fallo su <strong>Mari</strong> ricevendo così il cartellino rosso. </p>



<p>Fu proprio il centrocampista a diventare protagonista del finale di partita sfruttando dagli undici metri un rigore nato da un fallo di mano di Giovannini e avrebbe potuto andare per la doppietta, se il secondo tiro dagli undici metri non fosse stato salvato da Ghezzi. Il 3-2 non si modificò più e quei due punti furono una botta di fiducia spaventosa che portò a un&#8217;altra grande vittoria per 1-4 nel derby piemontese con il Novara. A sorpresa fu fatale la trasferta in casa del Como che costó la seconda sconfitta in campionato e la prima della gestione Sárosi, ma fu abbastanza indolore perché nel turno seguente il Padova venne travolto da <strong>Caprile</strong>, <strong>John Hansen</strong> e <strong>Vivolo</strong>, mentre il Milan cadde a Firenze e così i bianconeri poterono laurearsi campioni d&#8217;inverno con ben quattro punti di vantaggio sulle inseguitrici lombarde.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="745" height="494" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/i283163839628719786.jpg" alt="" class="wp-image-8888" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/i283163839628719786.jpg 745w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/i283163839628719786-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 745px) 100vw, 745px" /></figure></div>



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<p><br>Al giro di boa la differenza iniziava a essere di quelle importanti, ma su tutte che faceva la differenza era nell&#8217;atto pratico il miglior stile di gioco dei bianconeri sulla concorrenza. Il ritorno sembrò continuare ancora con un andamento spedito e dopo il successo ottenuto con il minimo sforzo a Ferrara, ecco il dominante 6-1 interno contro il povero Legnano con <strong>Boniperti</strong> e <strong>John Hansen </strong>che pareggiarono la loro sfida personale con una tripletta a testa. La nuova principale rivale era diventata l&#8217;Inter che mantenne un ritmo costante e soprattutto fu bravissima nello sfruttare il passo falso dei bianconeri in quel di Roma, dove la Lazio si impose per 2-0 grazie ad Antoniotti e Puccinelli. Il distacco era dunque sceso a soli due punti, ma questo fu uno stimolo ancora maggiore per la banda di Sárosi che riprese a martellare gli avversari sfruttando alla perfezione un calendario favorevole. </p>



<p>La Fiorentina venne annichilita da un pesante 4-0 subito al <em>Comunale</em>, l&#8217;insidioso campo dell&#8217;Atalanta venne espugnato grazie al solito meraviglioso <strong>John Hansen</strong> e la serie di sfide casalinghe portò ad altri trionfi. La Triestina fu avversario ostico, mentre la Pro Patria venne asfaltata per 5-1 e la trasferta di Udine prese i risvolti del dominio senza discussione con un 2-7 che vide come inatteso protagonista di giornata l&#8217;attaccante <strong>Pasquale</strong> <strong>Vivolo</strong> che realizzò una fantastica tripletta. La sesta vittoria consecutiva arrivò contro quella Sampdoria che era stata fatale all&#8217;andata, con i genovesi che vendettero cara la pelle anche a Torino con <strong>Karl Aage Hansen</strong> e <strong>Vivolo</strong> decisivi per la vittoria per 2-1. Nessuno era stato in grado di mantenere il ritmo imponente bianconero e a dieci giornate dalla fine il campionato era arrivato ormai alla sua conclusione. </p>



<p>Il Milan era riuscito a riportarsi al secondo posto, ma i punti di ritardo erano ben sei, mentre l&#8217;Inter era andata in piena crisi perdendo cinque lunghezza e scivolando a meno sette. Il Diavolo riuscì a recuperare un punto in vista dello scontro diretto sfruttando il pareggio della Juventus per 0-0 contro Lucchese, ma in Toscana fu solamente un piccolo passo falso. Il derby col Toro prese i contorni del set tennistico conclusasi addirittura sul 6-0 e anche la trasferta di Bologna venne chiusa dopo soli venti minuti grazie ai due <strong>Hansen</strong> e a <strong>Vivolo</strong>. Il 4 maggio 1952 erano ben cinque i punti di distanza tra Juventus e Milan e a sette giornate dalla fine i rossoneri non potevano permettersi di sbagliare, anche se quello era l&#8217;anno della <em>Signora</em>. </p>



<p><strong>Sárosi</strong> preparò perfettamente la partita e i campioni in carica purtroppo ebbero una serpe in seno. Bardelli fu disastroso nell&#8217;intervento sul sinistro non troppo impegnativo di <strong>Vivolo</strong> regalando così l&#8217;1-0 e poco dopo sbagliò completamente la copertura del primo palo sul sinistro da posizione defilata di <strong>Boniperti</strong> che valse il raddoppio. Fu un dominio juventino che proseguì anche nella ripresa e perfetto fu il sinistro di <strong>Præst</strong> su cross dalla sinistra per il 3-0 che chiuse definitivamente le speranze di rimonta ospite. A tempo scaduto fu Gren e a rendere meno amaro il passivo, ma il passaggio di testimone era ormai completato. La Juventus si era portata a sette punti di vantaggio a sole sei giornate dal termine e aveva ampiamente dimostrato di meritare il nono Scduetto della propria storia. A questo punto tutti capirono che il successo sarebbe stato bianconero e anche se Madama tirò i remi in barca nessuno ne approfittò. </p>



<p>I due pareggi con Palermo e Napoli addirittura determinarono un ulteriore vantaggio in portando così a otto i punti di margine sul Diavolo secondo che aveva completamente gettato la spugna. L&#8217;<strong>1 giugno 1952</strong> la <em>Vecchia</em> <em>Signora</em> andò in trasferta a <em>San Siro</em> per sfidare l&#8217;Inter, ma la testa era già alla festa che sarebbe stata imminente. I nerazzurri volevano togliersi lo sfizio di battere gli ormai prossimi campioni davanti al proprio pubblico e incantarono la platea portandosi dopo un&#8217;ora sul risultato di 3-0, ma le belle notizie arrivavano da Roma. </p>



<p>Larsen aveva portato in vantaggio la Lazio contro il Milan e lo Scudetto era ormai prossimo a diventare matematico. <strong>Boniperti</strong> e <strong>John Hansen</strong> accorciarono le distanze, ma la vittoria finale andò alla <em>Beneamata</em> per 3-2 eppure la sconfitta fu dolce. I rossoneri riuscirono solo a pareggiare con Gren e i <strong>sette punti di vantaggio a tre gare dalla fine significavano titolo. Un successo meritatissimo per quanto visto in campo, per un campionato dominato dall&#8217;inizio fino alla fine e che ha visto una squadra straordinaria</strong> andare oltre i problemi societari e di panchina che avevano sconvolto l&#8217;estate. Le vittorie con Novara e Padova rinforzarono la classifica finale dando ancora di più il senso di trionfo juventino.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="440" height="337" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Juventus_FC_-_Anni_1950_-_Muccinelli_Boniperti_e_John_Hansen.jpg" alt="" class="wp-image-8891" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Juventus_FC_-_Anni_1950_-_Muccinelli_Boniperti_e_John_Hansen.jpg 440w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/Juventus_FC_-_Anni_1950_-_Muccinelli_Boniperti_e_John_Hansen-300x230.jpg 300w" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>L&#8217;addio di Carver a un mese dall&#8217;inizio del campionato avrebbe potuto creare non pochi problemi all&#8217;interno della Juventus e in panchina si iniziò con l&#8217;inedito suo formato da <strong>Giampiero Combi</strong> e <strong>Luigi Bertolini</strong>. A creare però quell&#8217;amalgama e quell&#8217;idea tattica vincente per dominare la Serie A 1951-52 fu l&#8217;ungherese <strong>Györgi Sárosi</strong> che entrò in corso d&#8217;opera a dicembre creando così un undici spettacolare e molto pratico. In porta non vi erano dubbi sulla titolarità di <strong>Giovanni Viola</strong>, mentre in difesa ci furono parecchi cambiamenti durante l&#8217;anno. </p>



<p>L&#8217;unico sicuro del posto da titolare era il terzino sinistro <strong>Sergio</strong> <strong>Manente</strong>, mentre a destra si alternarono con ottimi risultati <strong>Alberto Bertuccelli</strong> e l&#8217;unico vero nuovo acquisto <strong>Giuseppe Corradi</strong>. La vera novità fu però al centro con <strong>Carlo Parola</strong> che venne considerato ormai a fine corsa, infatti disputò solo quindici presenze molto spesso preferito a quello che fu a tutti gli effetti la prima scelta della stagione: <strong>Rino Ferrario</strong>. Dalla mediana in su invece il tecnico ungherese aveva le idee molto più chiare con <strong>Giacomo Mari</strong> molto attento alla fase di copertura e quasi impostato come predecessore del libero e al suo fianco giostrava il più tecnico e offensivo <strong>Alberto</strong> <strong>Piccinini</strong>. </p>



<p>Era la trequarti e gli interni del centrocampo a essere il fiore all&#8217;occhiello di quella fantastica squadra che vedeva nei due <strong>Hansen</strong>, stesso cognome ma nessun tipo di parentela, gli uomini in più di quell&#8217;undici. <strong>Karl</strong> <strong>Aage</strong> era un tuttofare che al suo secondo anno in bianconero voleva il suo primo titolo, mentre <strong>John</strong> si confermò ancora una volta una vera e propria macchina da gol. L&#8217;attacco era rimasto lo stesso di due anni prima, con <strong>Ermes</strong> <strong>Muccinelli</strong> guizzante ala destra con il vizio del gol, al centro <strong>Giampiero Boniperti</strong> come sempre sinonimo di affidabilità e a sinistra l&#8217;eleganza e la classe di <strong>Karl Aage Præst</strong>. Inoltre come prima riserva <strong>Pasquale Vivolo</strong> si dimostrò interessantissima e affidabile alternativa.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="220" height="211" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/11/John_Hansen_-_Juventus_FC_1951-52.jpg" alt="" class="wp-image-8892"/></figure></div>



<p>Se il Milan campione d&#8217;Italia nella stagione precedente aveva riportato in auge la figura del centravanti spacca reti, con la Juventus si ritornò all&#8217;interno d&#8217;attacco che grazie ai suoi inserimenti era in grado di segnare a più non posso. <strong>John Hansen</strong> era già stato l&#8217;uomo gol della Vecchia Signora campione del 1949-50, ma a due anni di distanza le sue prestazioni migliorarono ancora di più riuscendo addirittura a diventare il migliore di tutti i marcatori del campionato. Il suo inizio fu però abbastanza nella norma con la prima rete che arrivò alla seconda giornata contro il Legnano e lo stesso avvenne la settimana seguente con la Lazio. Una settimana di stop e poi la prima doppietta stagionale con l&#8217;Atalanta, un rigore con la Pro Patria e la sontuosa prestazione nel 5-1 con l&#8217;Udinese con tanto di tripletta. Un suo centro con la Lucchese segnò la fine del periodo di Combi e Bertolini, mentre con Sárosi iniziò a segnare proprio nello scontro diretto contro il Milan. </p>



<p>Con l&#8217;ungherese in panchina segnò anche con Palermo e Napoli, prima di un doppietta al Novara e un gol al Padova con il quale concluse il girone d&#8217;andata. Il ritorno fu ancora più glorioso e con il Legnano mise a segno la seconda tripletta stagionale e marzo fu il suo mese d&#8217;oro. Segnò in tutte le cinque partite con una doppietta alla Fiorentina, rete decisiva a Bergamo con l&#8217;Atalanta, centro interno con la Triestina e doppiette con Pro Patria e Udinese. Dopo un paio di giornate di riposo tornò a segnare con altre due reti al Torino e un centro nel successo a Bologna, prima di segnare il trentesimo e ultimo gol dell&#8217;anno nel giorno della festa Scudetto contro l&#8217;Inter.</p>



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		<title>Milan 1950-51: tricolore rossonero sulle ali del Gre-No-Li</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 07:38:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[1950-51]]></category>
		<category><![CDATA[Campione d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il campionato italiano si stava aprendo come non mai all&#8217;estero e se in passato era il Sudamerica la terra dalla quale pescare nuovi esotici campioni, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il campionato italiano si stava aprendo come non mai all&#8217;estero e se in passato era il Sudamerica la terra dalla quale pescare nuovi esotici campioni, anche se nella maggior parte dei casi erano oriundi di ritorno nel Belpaese, ora era il nord Europa l&#8217;El Dorado calcistico. Danimarca e Svezia sfornarono una serie di campioni incredibili e ogni squadra di Serie A voleva fregiarsi di qualche campione scandinavo. La Juventus campione d&#8217;Italia partiva ancora con grandi ambizioni, ma la grande attesa era soprattutto a Milano con i rossoneri del magico trio di svedesi <strong>Gren</strong>, <strong>Nordahl</strong> e <strong>Liedholm</strong> e i nerazzurri che si erano rinforzati con un&#8217;ala ubriacante nel dribbling e nella vita privata, Lennart Skoglund. Le tre grandi fecero un campionato per conto proprio e la lotta fu a dir poco splendida.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="710" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Video-Palmares-Scudetto-1951.jpg" alt="" class="wp-image-8667" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Video-Palmares-Scudetto-1951.jpg 710w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Video-Palmares-Scudetto-1951-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Da quando il campionato italiano era diventato a girone unico il <strong>Milan</strong> aveva quasi sempre avuto il ruolo di comparsa, spesso a metà classifica vivendo dei tristi anni &#8217;30. Qualcosa però iniziò a cambiare dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, perché il Diavolo venne acquistato da un grande Presidente: <strong>Umberto Trabattoni</strong>. L&#8217;imprenditore brianzolo riuscì a dare un&#8217;anima ai rossoneri e con due secondi posti in pochi anni la squadra poté finalmente uscire dall&#8217;anonimato. Nel 1948 solo la miglior versione del Grande Torino riuscì a stare davanti ai meneghini e nel 1950 fu la Juventus a dare la paga al Diavolo che però aveva cambiato la propria storia nell&#8217;estate 1949.</p>



<p> In panchina quell&#8217;anno arrivò l&#8217;ungherese <strong>Lajos Czeizler</strong> che mise le basi per la costruzione di un undici incredibile votato all&#8217;attacco. Sul mercato il Milan aveva già dato molto l&#8217;anno precedente e dopo aver depredato la Svezia dei suoi migliori campioni, Trabattoni decise di investire in Italia prendendo dal Vicenza il giovane attaccante di riserva <strong>Albano</strong> <strong>Vicariotto</strong>, ma furono soprattutto due gli altri investimenti. Come terzino destro venne acquistato dal Modena l&#8217;esperto <strong>Arturo</strong> <strong>Silvestri</strong> che si adattò in una grande piazza con velocità inaudita, mentre come ala sinistra arrivò dal Venezia il ventunenne tuttofare <strong>Mario Renosto</strong>, non troppo incline al gol ma preziosissimo in fase di raccordo tra attacco e centrocampo. Czeizler aveva in mente solo una cosa, segnare un gol più degli avversari e di sicuro a <em>San Siro</em> non ci si annoiò fin dalla prima giornata. </p>



<p>In Lombardia arrivò il neopromosso Udinese che trovò una pessima accoglienza con la massima serie. Più che una partita di calcio si rivelò un autentico set di tennis, ma forse quello che fece più scalpore nel 6-2 finale per i padroni di casa fu che di tutte queste marcature ne arrivò solamente una da Gunnar Nordahl che mise in porta l&#8217;ultimo gol della partita. L&#8217;inizio inoltre fu estremamente positivo per l&#8217;ala destra Aurelio Santagostino, che mise a segno una doppietta due doppiette consecutive a <em>San Siro </em>prima con i bianconeri e poi con il Novara, e soprattutto il mediano <strong>Carlo Annovazzi</strong> che si riscopre l&#8217;inatteso bomber andando in rete in tutte le prime tre gare. </p>



<p>Il Milan non sembrava avere punti deboli e dopo la sofferta vittoria a Genova in rimonta per 1-2 sulla Sampdoria fu il Novara a essere travolto. Addirittura furono nove i centri dei milanesi, con il <em>Pompiere</em> svedese che ne mise a segno ben quattro e la straripanza della perfetta macchina da guerra di <strong>Czeizler</strong> non sembrava avere limiti. Le vittorie e il bel gioco arrivavano in continuazione e anche l&#8217;altra neopromossa Napoli cadde allo <em>Stadio della Liberazione</em> sotto i colpi di un <em>Diavolo</em> che dopo mezz&#8217;ora si era già portato sullo 0-4, prima di concedere nella ripresa un po&#8217; di aria agli azzurri vincendo comunque 3-5. </p>



<p>Era una vera e propria società del gol quella rossonera dove ognuno aveva il suo momento di gloria e quelle giornate servirono per rendere grande anche <strong>Renzo Burini</strong> che dopo le reti a piemontesi e campani, mise la propria firm anche nei due successi per 2-0 su Palermo in Sicilia e Lucchese a <em>San Siro</em>. Dopo sei giornate erano arrivate solamente vittorie e la bellezza di ventisei reti segnate, il miglior modo possibile per arrivare all&#8217;attesissimo scontro diretto a Torino contro la Juventus. </p>



<p>Ottantacinquemila persone gremirono il Comunale, portando addirittura diecimila di esse a riversarsi sul campo di gioco e per l&#8217;arbitro Bellè di Venezia non vi erano le condizioni per iniziare. I due punti che dividevano le formazioni facevano sì che quella fosse la partita alla quale tutti volevano assistere e dopo un lunga attesa si poté iniziare. Nessuna delle due voleva perdere e inizialmente non ci si volle scoprire più di tanto, ma a passare in vantaggio fu il Diavolo con <strong>Nils Liedholm</strong> con un grande inserimento in area di rigore trovò lo spiraglio per battere Viola per lo 0-1. La Juventus non ci stava a perdere davanti al proprio pubblico e si riversò in massa in attacco, ma in contropiede i rossoneri erano letali. <strong>Renosto</strong> si involò verso la porta del numero bianconero e poco prima di andare alla conclusione venne fallosamente fermato da Parola e fu così calcio di rigore. Liedholm andò per la doppietta, ma Viola volò sulla sua sinistra intercettando la conclusione e poco dopo anche i bianconeri poterono beneficiare di un tiro dagli undici metri. Hansen però non fu clemente e mise la palla all&#8217;angolino dove <strong>Buffon</strong> non poteva arrivarci e l&#8217;1-1 probabilmente alla fine andò bene a tutte e due. </p>



<p>Il Milan aveva fermato così la sua straordinaria partenza, ma nonostante tutto poteva ampiamente ritenersi soddisfatto del punto strappato in casa dei campioni in carica e infatti la settimana seguente tornò a macinare gol strapazzando il Genoa per 4-0 a domicilio. A minare per la prima volta le certezze milanesi fu il deludente e sofferto pari per 2-2 in rimonta con il Como, con <strong>Annovazzi</strong> e <strong>Renosto</strong> chiamati due volte a recuperare il vantaggio dei lariani e il passo falso permise all&#8217;Inter di portarsi a un punto di ritardo proprio alla vigilia del derby. </p>



<p>Il 12 novembre nevica nella città della Madonnina, ma questo non impedì ai tifosi di riempire <em>San Siro</em> e soprattutto non impedì alle due squadre di regalare l&#8217;ennesima grande stracittadina. I nerazzurri avevano dalla propria parte un olandese capace di giocate favolose di nome Faas Wilkes, un fantasista eccezionale che quel giorno danzò sulla neve annichilendo la difesa rossonera. Pronti via e una sua splendida palla permise a István Nyers di involarsi in porta toccando quel tanto che bastava per battere <strong>Buffon</strong> in uscita e a metà tempo dribblò tutta la difesa avversaria e scagliò di potenza in rete. Il numero uno del Milan respinse, sui piedi di Lorenzi che trovò ancora pronto il giovane portiere, ma la sfera tornò ancora a <em>Veleno</em> che mise al centro per Skoglund che trovò il raddoppio. </p>



<p>L&#8217;Inter era in totale controllo del derby e nulla poteva mettersi in mezzo tra la <em>Beneamata</em> e il sorpasso ai danni dei cugini, ma nella ripresa si scatenò <strong>Gunnar Nordahl</strong>. Lo svedese replicò perfettamente il centro iniziale di Nyers con una grande cavalcata verso l&#8217;area di rigore e poco dopo riuscì a realizzare la doppietta sfruttando una clamorosa papera di Soldan che valse il 2-2. Tutto era dunque apertissimo, ma i nerazzurri non si lasciarono abbattere dal pareggio e dopo che Nyers colpì il palo si avventò sulla respinta Skoglund che così segnò i primi due gol della sua carriera italiana e che furono determinanti per il 2-3 finale dei ragazzi di Olivieri. </p>



<p>Pareggio con la Juventus, sconfitta con l&#8217;Inter e terzo posto un punto dietro alle due principali rivali per la corsa al titolo e forse quel Milan non era ancora pronto per vincere. La prima sconfitta in campionato fu molto dura da digerire e questa volta i danni sul morale si videro tutti. Una doppietta di <strong>Annovazzi</strong> permise di recuperare lo svantaggio a Padova per tornare al successo, ma incredibilmente il Bologna riuscì a sbancare <em>San Siro </em>grazie alle reti di Matteucci e Cappello, portando così il <em>Diavolo</em> a tre punti di ritardo dai cugini lanciatissimi in vetta. Serviva una scossa e fortunatamente arrivò dicembre, mese che portò con sé solo vittorie, seppur qualcuno ottenuta probabilmente con più fatica del dovuto. </p>



<p>La trasferta di Trieste diede più volte l&#8217;impressione di essere la mazzata finale per il Milan, ma dopo aver chiuso in svantaggio il primo tempo furono le due reti ravvicinate di <strong>De Grandi</strong> e <strong>Burini</strong> a regalare un soffertissimo successo per 3-4, mentre <em>San Siro </em>regalò fortunatamente più calma con due tranquilli successi per 3-0 sul Torino e 2-0 sulla Pro Patria, prima della folle trasferta di Bergamo. Dopo tredici minuti il risultato era già sul 2-3 per i rossoneri e il pubblico atalantino non aveva visto ancora nulla. Sørensen provò a suonare la carica nella ripresa con una doppietta, ma la fabbrica del gol milanista continuò a divertire e divertirsi facendo terminare la partita con un pirotecnico 4-7 finale, una vigilia di Natale decisamente movimentata. Il 1950 si concluse proprio il 31 dicembre con <strong>Gren</strong> che riuscì a scaldare il gelo di <em>San Siro </em>garantendo così la vittoria con il minimo sforzo ai danni della Fiorentina e il quinto trionfo consecutivo che permise così di accorciare a un solo punto dai nerazzurri. </p>



<p>Le due romane aprirono il nuovo anno e chiusero il girone d&#8217;andata, con la Lazio che fermò i meneghini a domicilio sull&#8217;1-1, mentre <strong>Silvestri</strong> e <strong>Nordahl</strong> stesero i giallorossi a San Siro. L&#8217;Inter rispose anch&#8217;essa con una vittoria e un pareggio garantendosi così il titolo di campione d&#8217;inverno con un punto di vantaggio proprio sui ragazzi di <strong>Czeizler</strong> che intanto avevano staccato la Juventus di un punto, mentre il Como quarto aveva già un distacco abissale.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="318" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-1.jpg" alt="" class="wp-image-8668" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-1.jpg 318w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-1-186x300.jpg 186w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></figure></div>



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<p><br>Le tre realtà migliori del calcio italiano iniziarono il girone di ritorno praticamente a pari punti, esaltando ancora di più il pubblico del Belpaese che non vedeva l&#8217;ora di capire di chi sarebbe riuscito a prevalere. La <em>Beneamata</em> stava mostrando però del calo fisico nelle ultime giornate e infatti di lì a poco perse la vetta. Il Milan non riuscì ad approfittare immediatamente del pareggio nerazzurro contro la Lazio, con il <em>Diavolo</em> fermato sullo 0-0 in quel di Udine, ma non perdonò il secondo stop con la rivelazione Como che travolse a domicilio per 3-1 la squadra allenata da Olivieri, mentre a <em>San Siro </em>i due magici svedesi <strong>Gren</strong> e <strong>Nordahl</strong> piegavano la resistenza della Sampdoria. </p>



<p>Milano e l&#8217;Italia aveva cambiato padrone già alla seconda del girone di ritorno e il ritrovato primo posto fece crescere ancora di più l&#8217;entusiasmo attorno all&#8217;ambiente rossonero. Il Novara si rivelò avversario molto arduo da sconfiggere, ma negli ultimi minuti furono <strong>Liedholm</strong> e <strong>Gren</strong> a riportare i rossoneri alla vittoria grazie all&#8217;1-3 finale, mentre bastarono <strong>Annovazzi</strong> e <strong>Santagostino</strong> per avere la meglio sul Napoli. L&#8217;Inter intanto era entrata in crisi perdendo anche a Trieste e la nuova seconda era la Juventus, ma l&#8217;allungo sui cugini portò il Milan a brillare esattamente come a inizio campionato. <em>San Siro</em> poté godersi ancora una volta nove gol della propria squadra e questa volta fu addirittura 9-0 contro il povero Palermo, travolto dalla tripletta di <strong>Burini</strong>. Non fu una semplice casualità perché la settimana seguente anche la Lucchese venne annichilita in Toscana con un roboante 1-5 e l&#8217;entusiasmo prima dello scontro diretto con la <em>Vecchia Signora</em> era alle stelle. </p>



<p>La pesante sconfitta subita contro la Roma aveva fatto sprofondare i bianconeri a tre punti di ritardo e l&#8217;unico modo per poter rimanere in corsa per lo Scudetto era imporsi in quel di Milano. <strong>Czeizler</strong> scelse di schierare <strong>Santagostino</strong> al posto di Renosto come titolare sulla fascia sinistra e la Juve mostrò ancora una volta la scorsa forma fisica del suo grande attacco. <strong>Silvestri</strong>, <strong>Bonomi</strong> e <strong>Tognon</strong> non ebbero grosse difficoltà a fermare un linea offensiva rivale decisamente con le polveri bagnate, mentre dall&#8217;altra parte Parola e compagni erano chiamati agli straordinari. </p>



<p>Quel giorno fu la splendida giornata del <em>Professore</em> <strong>Gunnar Gren </strong>che diresse perfettamente tutta la squadra, organizzando la manovra nel migliore dei modi e nella ripresa diede una palla favolosa per <strong>Nordahl</strong> che si inserì in area e in spaccata batté Viola per l&#8217;1-0. Era la giusta e logica conseguenza e subito dopo ecco il raddoppio. Silvestri calciò violentemente una punizione dal limite dell&#8217;area che venne respinta dalla barriera e sul rimpallo la sfera arrivò sui piedi di <strong>Nils</strong> <strong>Liedholm</strong> che fece partire un gran sinistro all&#8217;angolino che valse il definitivo 2-0. La <em>Vecchia Signora</em> era ormai definitivamente uscita dalla lotta al titolo e soprattutto il Milan aveva legittimato il primato dopo le due brutte prestazioni negli scontri diretti del girone d&#8217;andata, ma mancava ancora una minaccia da neutralizzare. </p>



<p>Il successo contro i torinesi lanciò ancora di più i ragazzi di Czeizler verso nuovi trionfi, prima con lo 0-3 di Marassi ai danni del Genoa e poi con il dominante 7-2 casalingo contro il Como, nato anche e soprattutto dalla tripletta del <em>Pompiere</em> <strong>Nordahl</strong>. La <em>Beneamata</em> però seppe come rispondere non mollando il passo e i tre punti rimasero invariati fino al 25 marzo 1951, giorno di un attesissimo e decisivo derby. </p>



<p>Il Milan scese in campo con la formazione ideale e Czeizler intelligentemente capì che per una volta poteva badare prevalentemente alla fase difensiva, vedendo la strapotenza nerazzurra in attacco e così il Diavolo giocò di contropiede. Dopo aver immediatamente scampato il pericolo con un palo colpito da Lorenzi, fu <strong>Gunnar Nordahl</strong> a essere lanciato in ripartenza e una volta fatto uscire Franzosi lo sorprese con un tocco dolce da pochi passi. Quel giorno la partita venne ricordata per il grande vento che soffiò sullo stadio meneghino e per la grandissima fase difensiva del <em>Diavolo</em>, con Burini che da esterno d&#8217;attacco si rivelò preziosissimo terzino in fase di marcatura e raddoppio. Lorenzi sfiorò ancora la rete con un altro palo, ma la vera chiave tattica fu l&#8217;annullamento di Faas Wilkes che giocò sottotono e quello del <em>Pompiere</em> fu l&#8217;unico gol dell&#8217;incontro. </p>



<p>A nove giornate dal termine il Milan si era portato a cinque punti di vantaggio dall&#8217;Inter e aveva pienamente legittimato la vetta della classifica grazie al successo nel derby. Nulla ormai si poteva mettere in mezzo verso il quarto Scudetto rossonero, il primo nella storia del campionato a girone e unico e il primo dopo ben quarantaquattro anni di sofferenze. La pressione cresceva partita dopo partita, ma la squadra rimase concentrata per tutto aprile riuscendo a ottenere tre belle vittorie contro Padova, Triestina e Torino, quest&#8217;ultima con un netto 0-4 in trasferta, e facendosi fermare sul pareggio solo con lo 0-0 di Bologna e proprio quel punto perso venne recuperato da un&#8217;Inter che non voleva saperne di arrendersi. </p>



<p>Si entrò in maggio, il mese che risolve le questioni lunghe un anno intero, il periodo in cui le gambe iniziano a tremare e quelle del <em>Diavolo</em> divennero deboli e impaurite, perché si stava per scrivere la storia. A Busto Arsizio non si andò oltre lo 0-0 con la Pro Patria e soprattutto ci fu da tremare a <em>San Siro</em> contro l&#8217;Atalanta. I bergamaschi conclusero il primo tempo in vantaggio per 1-3 e solo le reti di <strong>Nordahl</strong> e <strong>Gren</strong> evitarono la sconfitta, ma le belle notizie arrivarono soprattutto da Lucca perché i padroni di casa avevano battuto l&#8217;Inter. Il margine era dunque ancora di quattro punti a sole tre giornate dal termine, ma la pareggite continuò anche a Firenze con <strong>Gren</strong> che nel finale trovò il gol che valse il punto in casa della viola. </p>



<p>Era il <strong>10 giugno 1951</strong> e a due giornate dal termine il Milan aveva contro la Lazio l&#8217;occasione di tornare a vincere uno Scudetto dopo il 1907 e grazie ai tre punti di margine sui cugino, i ragazzi di Czeizler potevano pensare unicamente alla propria partita. Il <em>Diavolo</em> però ormai non ne aveva veramente più e la squadra ariosa e splendida che si era vista per gran parte del campionato ormai era sparita. I biancocelesti infatti passarono ben presto in vantaggio con Flamini e a poco servì il pareggio di <strong>Nordahl</strong>, perché a fine primo tempo fu Primo Sentimenti a realizzare la rete dell&#8217;1-2. La paura di perdere un titolo che sembrava ormai conquistato era enorme, ma <strong>incredibili notizie stavano giungendo da Torino</strong>. </p>



<p>Enrico Motta aveva portato in vantaggio i granata contro l&#8217;Inter e a inizio ripresa ecco arrivare il raddoppio di Plöger. La <em>Beneamata</em> accorciò le distanze con Pierino Pozzi e ormai a Milano interessava unicamente il risultato in terra di Piemonte. I ragazzi di Olivieri non riuscirono a trovare quel pareggio che avrebbe tenuto ancora aperto il discorso titolato. Nonostante la sconfitta sul campo, il Milan poté finalmente festeggiare la vittoria del campionato, un successo giusto e meritato e che portò il trio svedese del Gre-No-Li nell&#8217;Olimpo della Serie A e della gloriosa storia del <strong><em>Diavolo</em>. </strong>Nell&#8217;ultima e ininfluente giornata arrivò anche un&#8217;altra sconfitta con la Roma, rendendo paradossale il finale di stagione con i rossoneri che non vinsero nessuna delle ultime cinque partite.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="423" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Nordhal-Liedholm-Gren.jpg" alt="" class="wp-image-8669" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Nordhal-Liedholm-Gren.jpg 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Nordhal-Liedholm-Gren-300x181.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



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<p>Il Presidente <strong>Umberto Trabattoni</strong> aveva già messo da tempo le basi per la costruzione di un grande Milan che potesse finemente tornare alla vittoria di un campionato che mancava addirittura prima della Prima Guerra Mondiale. Nell&#8217;estate del 1950 infatti gli bastò confermare il vecchio assetto e aggiungere poche ma essenziali pedine e lasciarle in mano per il secondo all&#8217;ungherese <strong>LajosCzeizler</strong>. In porta venne definitivamente lanciato il giovane portiere <strong>Lorenzo Buffon</strong> che già aveva impressionato la stagione precedente quando tolse il posto a Bardelli e Milanese. Il terzetto di difesa è formato da ruvidi marcatori che non lasciavano nulla al caso e realmente confermato rispetto all&#8217;anno precedente fu al centro <strong>Omero Tognon</strong>. </p>



<p>A sinistra si iniziò ancora con <strong>Mario Foglia</strong>, ma a lungo andare le gerarchie cambiarono e il titolare divenne <strong>Andrea Bonomi</strong>, inizialmente utilizzato come terzino destro prima dell&#8217;esplosione del neoacquisto dal Modena <strong>Arturo Silvestri</strong>, ottimo anche come battitore di calci di punizione. In mediana serve tanta sostanza per sostenere i due magici artisti svedesi <strong>Nils Liedholm</strong> e <strong>Gunnar Gren</strong> che formano un duo di interni meraviglioso. A fare da raccordo con la difesa ci furono dunque <strong>Carlo Annovazzi</strong>, ottimo anche negli inserimenti e splendido goleador su calcio di rigore, e <strong>Benigno De Grandi</strong>, promosso a titolare. </p>



<p>L&#8217;attacco verteva sulle prodigiose conclusioni del fenomenale <strong>Gunnar Nordahl</strong>, mentre c&#8217;era alternanza sugli esterni. A destra la faceva da padrone il nuovo arrivo <strong>MarioRenosto</strong>, mentre a sinistra si alternarono in maniera molto positiva <strong>Renzo Burini</strong>, che svolse il ruolo di titolare, e un <strong>AurelioSantagostino</strong> spesso fuori dall&#8217;undici titolare ma rincalzo dal grande rendimento e dal sicuro affidamento.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="656" height="492" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/SPO0205-51-klmD-U32902134557957GDD-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg" alt="" class="wp-image-8670" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/SPO0205-51-klmD-U32902134557957GDD-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg 656w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/SPO0205-51-klmD-U32902134557957GDD-656x492@Corriere-Web-Sezioni-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



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<p><br>Dopo anni che in Serie A le squadre trionfavano con interni di centrocampo come cannonieri, con il Milan si tornò alla normalità e il migliore di tutti fu il centravanti svedese <strong>Gunnar Nordahl</strong>. Il <em>Pompiere</em> fu un&#8217;autentica macchina da gol inarrestabile, capace di trasformare in oro qualsiasi pallone gli capitasse sotto porta e nella stagione 1950-51 si confermò ancora una volta re dei bomber dell&#8217;intera Serie A. </p>



<p>Il suo campionato iniziò con due reti contro <strong>Udinese</strong> e <strong>Sampdoria</strong>, ma il primo squillo degno di nota fu la quaterna rifilata al malcapitato <strong>Novara</strong> nel 9-2 di San Siro. Lo scandinavo andò in rete anche nella quarta giornata con una doppietta a <strong>Napoli</strong>, prima di avere un piccolo momento di calo. Gol contro <strong>Lucchese</strong> e <strong>Genoa</strong> in due vittorie rossonera, prima dell&#8217;inutile doppietta nel derby perso per 2-3 con l&#8217;<strong>Inter</strong>. Due giornate senza segnare poi la rete alla Triestina e ancora due domeniche a vuoto, prima della grande doppietta di Bergamo nel 4-7 sull&#8217;<strong>Atalanta</strong>. </p>



<p>Nell&#8217;ultima partita del girone d&#8217;andata segnò con la <strong>Roma</strong> nel successo per 2-0, ma anche nel ritorno sembrò essersi quasi umanizzato. Gol solo contro la <strong>Sampdoria</strong> e addirittura una nel 9-0 col <strong>Palermo</strong> nelle prime sei giornate prima di scatenarsi dopo il gol vittoria nella scontro diretto con la <strong>Juventus</strong>. Tra marzo e aprile fu incontenibile, prima con la doppietta al <strong>Genoa</strong>, poi una tripletta interna al <strong>Como</strong>, il gol vittoria con l&#8217;<strong>Inter</strong> e un&#8217;altra spettacolare tripletta nel 3-1 sul <strong>Padova</strong>. Nordahl era sempre di più l&#8217;uomo dello Scudetto e contro <strong>Triestina</strong> e <strong>Torino</strong> realizzò altre tre reti nelle ultime vittorie rossonere. Contro l&#8217;<strong>Atalanta</strong> evitò la sconfitta mettendo a segno il 3-3, mentre i suoi due ultimi gol dell&#8217;anno furono nelle due influenti sconfitte di fine anno con <strong>Lazio</strong> e <strong>Roma</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/26/milan-1950-51-tricolore-rossonero-sulle-ali-del-gre-no-li.html">Milan 1950-51: tricolore rossonero sulle ali del Gre-No-Li</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Juventus 1949-50: la Vecchia Signora torna al tricolore dopo 15 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 12:44:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[1949-50]]></category>
		<category><![CDATA[Campioni d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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<p class="has-drop-cap">C&#8217;è un grande buco e vuoto all&#8217;interno del calcio italiano in seguito alla tragica morte del Grande Torino. I granata devono rifondarsi dal nulla e ridare vita a una squadra così leggendaria è praticamente impossibile, soprattutto nel breve periodo e così tutti sanno già che dopo cinque annate consecutive lo Scudetto prenderà altri lidi. Stavano per iniziare i favolosi anni &#8217;50, un periodo corrispondente al boom economico in Italia e alla ripartenza dopo la Guerra e soprattutto, dal punto di vista calcistico, dove si è iniziato a distinguere la Serie A tra le tre grandi e tutto il resto. Torino infatti si riscoprì bianconera e della <strong>Juventus</strong> per poter ambire a grandi traguardi, mentre Milano si fece sempre più importante a livello calcistico con <strong>Inter</strong> e <strong>Milan</strong> che iniziarono a scrivere pagine memorabili del calcio del Belpaese, ma ci sarà tempo perché per un altro anno lo Scudetto rimarrà in Piemonte.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="546" height="397" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Rovesciata-Parola.jpg" alt="" class="wp-image-8579" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Rovesciata-Parola.jpg 546w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Rovesciata-Parola-300x218.jpg 300w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure></div>



<p></p>



<p>La stagione 1948-49 non fu per nulla esaltante per la Juventus e a inizio anno il giovane Presidente <strong>Gianni Agnelli</strong> si trovò in difficoltà nel formare la nuova annata bianconera e i nuovi acquisti non furono di certo pochi. Primo di tutto venne cambiata la guida tecnica, rimanendo però all&#8217;interno dei confini britannici, ma si passò dallo scozzese William Chalmers all&#8217;inglese <strong>Jesse Carver</strong>, giovane tecnico che si era fatto le ossa sulla panchina della nazionale olandese. La rosa venne migliorata fin dalle fondamenta, innanzitutto con il ritorno in porta di <strong>Giovanni Viola</strong> dove vari anni in prestito in giro per l&#8217;Italia, mentre la difesa venne rafforzata con <strong>Alberto Bertuccelli</strong> dalla Lucchese, giocatore estremamente deciso e al contempo elegante. La mediana cambió completamente volto, grazie agli acquisti di <strong>Alberto Piccinini</strong> dal Palermo e soprattutto quello di <strong>Giacomo Mari </strong>dall&#8217;Atalanta, unico giocatore che a fine anno potrà vantare di aver giocato tutte e trentotto le partite.</p>



<p>I veri capolavori però arrivarono con gli acquisti dall&#8217;estero, prima di tutto l&#8217;oriundo <strong>Rinaldo Martino</strong> che dal San Lorenzo formò con il già consolidato Hansen una coppia di interni favolosa, ma soprattutto fu la Danimarca ancora terra di conquiste per la <em>Signora</em>. <strong>Karl Aage Præst </strong>era una delle ali sinistre<span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"> migliori al mondo e il suo rendimento permise ai bianconeri di avere in lui un&#8217;arma sicura in caso di difficoltà, bastava un lancio lungo e con la palla tra i piedi sapeva inventare giocate di alta scuola. La logica avrebbe voluto che con così tanti cambiamenti, seppur di indubbio valore, ci volesse del tempo alla squadra per poter carburare al meglio, invece quella Juventus partì fin da subito nel migliore dei modi, giocando bene, divertendo e segnando tantissimo. </span></p>



<p>I primi a crollare sotto i colpi dei ragazzi di <strong>Carver</strong> fu la Fiorentina che al Comunale venne spazzata via da un perentorio 5-2 con <strong>John</strong> <strong>Hansen</strong> assoluto protagonista e autore di una <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit">tripletta, anche se il primo gol dell&#8217;anno non poteva non essere realizzato da <strong>Giampiero</strong> <strong>Boniperti</strong>. Anche la prima trasferta fu ampiamente positiva con la Lazio che venne travolta nella ripresa dal mitico duo danese, anche se la partita venne sbloccata dall&#8217;argentino <strong>Martino</strong>. Il 4-0 con il Bari permise così di ottenere la terza vittoria in altrettante partite e permetteva di arrivare con grande tranquillità e serenità all&#8217;attesissimo scontro diretto di <em>San Siro</em> contro il Milan degli svedesi. </span></p>



<p>Una vera e propria battaglia tra scandinavi con la Juventus che poté schierare la formazione migliore e con il terzetto difensivo formato da Bertuccelli, Parola e Manente che aveva il suo bel da fare. Nordhal e Gren però avevano le polveri bagnate e in diverse occasioni non riuscirono a trovare la via della rete e i bianconeri erano letali in ripartenza. Hansen si procurò nel primo tempo un calcio di rigore e alla battuta si incaricò <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"><strong>Boniperti</strong>, ma la sua conclusione venne perfettamente intercettata da Milanese. A risolvere la partita ci pensò la splendida girata al volo di <strong>Rinaldo Martino</strong>, sempre più idolo del popolo juventino, con il quale riuscì a battere l&#8217;ottimo portiere rossonero per lo 0-1 che spezzò un incantesimo che durava da ben dieci anni. Tanto infatti era passato da quando <em>Madama</em> era stata in grado di battere per l&#8217;ultima volta il Diavolo nella propria tana e la quarta perla consecutiva faceva ben sperare. </span></p>



<p>Un Martino in forma strepitosa realizzò una doppietta anche contro la Triestina nella vittoria per 3-0, ma alla fine qualcuno doveva pur fermare la Juve. L&#8217;Atalanta era una delle migliori realtà provinciali e giocare a Bergamo non era mai facile per nessuno, nemmeno per quella che era considerata la migliore d&#8217;Italia. <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"><strong>Mari</strong> e <strong>Boniperti</strong> portarono per due volte in vantaggio i bianconeri, ma gli orobici si rifecero sotto in altrettante situazioni e il 2-2 finale bloccò così la striscia di vittorie, ma non di risultati utili. Il rallentamento fu subito assorbito dalla <em>Vecchia Signora</em>, anche se iniziò a mostrare qualche piccolo segno di cedimento. Il Venezia ultimo a zero punti venne piegato con difficoltà in casa solamente per 1-0 e grazie a una rete addirittura di <strong>Carlo</strong> <strong>Parola</strong>, mentre la trasferta con il Genoa venne decisa da <strong>Martino</strong> dopo l&#8217;1-1 del primo tempo. I tanti impegni di ottobre stavano però logorando una squadra non certo abituata a tanti cambi di formazione, anche perché il tecnico inglese sapeva che quell&#8217;undici aveva bisogno di collaudarsi il più possibile per poter trovare la perfetta sintonia. </span></p>



<p>Quando al <em>Comunale</em> arrivò il Como, ecco che ci fu il secondo stop in campionato e questa volta furono i lariani a far rincorrere in continuazione <em>Madama</em>. Fu ancora <strong>Parola</strong> in aiuto a <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"><strong>Muccinelli</strong> a permettere di limitare i danni con un altro 2-2, prima di dare vita a una doppia sfida di primissimo livello. Il primo derby con il Torino dopo la tragedia di Superga aveva un sapore molto strano, ma nonostante tutto i granata stavano disputando un&#8217;ottima stagione trovandosi a soli cinque punti di distanza dai cugini. A chiudere l&#8217;incontro però furono dopo soli quindici minuti prima <strong>Hansen</strong> e poi <strong>Boniperti</strong> che in due in brevissima distanza realizzarono le reti che spianarono la strada verso il successo, prima che nel finale fosse <strong>Martino</strong> a ristabilire il doppio vantaggio. </span></p>



<p>Alla decima giornata i bianconeri avevano già creato un importante voragine di ben quattro punti sull&#8217;Inter seconda e al <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"><em>Comunale</em> sarebbe stata propria la <em>Beneamata</em> la prossima a far visita ai torinesi. Gli attacchi erano il fiore all&#8217;occhiello di entrambe le squadre e chi si aspettava tanti gol non rimase certo deluso. I nerazzurri dovevano recuperare e per questo partirono a mille all&#8217;ora mettendo in crisi i padroni di casa. Faas Wilkes da terra fece partire uno splendido sinistro che si infilò sull&#8217;angolino e subito dopo fu Viola a sbagliare l&#8217;uscita, confondendo Parola che involontariamente permise a Lorenzi di appoggiare in porta per il clamoroso 0-2. </span></p>



<p><span style="font-size: inherit;font-weight: inherit">La Juventus sembrava in bambola più completa, incredibile pensare che i bianconeri potessero subire così tanto, ma la scossa la diede come sempre il fenomenale <strong>John Hansen</strong>. Dagli undici metri spaccò la porta di Franzosi e poco dopo fu Guaita a salvare sulla linea l&#8217;occasione del pareggio. Il danese era però in giornata di grazia e inserendosi in area di rigore trovò il punto del pareggio a inizio ripresa prima della svolta polemica nel finale. Da un cross dalla destra fu <strong>Alberto Piccinini</strong> a inserirsi al centro dell&#8217;area e con un gran sinistro al volo deviò in porta il gol del 3-2, ma il guardalinee alzò la bandierina per segnalare il fuorigioco. Tutti d&#8217;accordo tranne l&#8217;arbitro Riccardo Pieri che convalidò tra le proteste furibonde degli interisti che accerchiarono l&#8217;arbitro portando come unica conseguenza all&#8217;espulsione di Attilio Giovannini. Non sarebbe Juventus-Inter senza accuse e contro accuse di vario genere. </span></p>



<p>Il risultato permise così alla <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"><em>Signora</em> di allungare in classifica, mentre i milanesi persero la piazza d&#8217;onore in favore del sorprendente Padova che si portò così a cinque punti dal primo posto. Tutto però andava per il verso giusto e il successo nello scontro diretto galvanizzò ancora di più la Juventus che infilò altre sei vittorie consecutive. In zona gol si svegliò anche <strong>Præst</strong>, autore di una tripletta nello 0-3 alla Pro Patria e di una doppietta nel 6-2 al Palermo, prima che <strong>Martino</strong> e <strong>Mari</strong> schiantassero i sorprendenti veneti per 0-2 a domicilio. Gli unici che riuscirono a mantenere il ritmo dei bianconeri fu il Milan che rimase sempre a sei punti di distanza, ma il 26 dicembre arrivò il regalo di Natale tanto atteso. </span></p>



<p>Dopo la vittoria nel finale contro la Roma e la tripletta di Boniperti nel derby piemontese contro il Novara, ecco arrivare nell&#8217;ultima gara del 1949 un trionfale 0-4 in casa del Bologna, con <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit"><strong>Martino</strong> grande protagonista e autore di una doppietta dopo soli dodici minuti. Con due giornate d&#8217;anticipo la Juventus era campione d&#8217;inverno e i soli due punti persi in diciassette giornate non sembravano dare grandi speranze alla concorrenza. Si sa però che anno nuovo, vita nuova e l&#8217;inizio del 1950 fu un vero e proprio calvario per la <em>Signora</em> che rischiò seriamente di dilapidare un vantaggio enorme. </span></p>



<p>Il <span style="font-size: inherit;font-weight: inherit">1° gennaio arrivò la prima sconfitta della Serie A, giunta ormai a tempo scaduto con la Lucchese che riuscì con Kincses a segnare l&#8217;1-2 decisivo, minando le certezze soprattutto nelle gare interne. Il Milan ne approfittò solo parzialmente pareggiando a Trieste, ma il distacco divenne ancora più grande dopo la conclusione del girone d&#8217;andata. Pur non brillando la Juve si impose per 1-0 in casa con la Sampdoria grazie al gol di <strong>Mari</strong>, mentre il Diavolo cadde contro la Roma portando così lo svantaggio a ben sette punti. Tutto ormai era fatto, il girone di ritorno avrebbe dovuto essere semplicemente una mera formalità, ma qualcosa andò storto.</span></p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="980" height="920" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/DaXLHh3VAAAizRy.jpg" alt="" class="wp-image-8580" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/DaXLHh3VAAAizRy.jpg 980w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/DaXLHh3VAAAizRy-300x282.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/DaXLHh3VAAAizRy-768x721.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure></div>



<p></p>



<p>La seconda parte del campionato si aprì con i bianconeri estremamente lontani dalla loro condizione migliore, incapaci di essere pericolosi in attacco e tremendamente fragili in difesa. Dopo lo 0-0 di Firenze ecco arrivare il secondo ko interno, questa volta per mano della Lazio che si impose al <em>Comunale</em> per 1-2 grazie alla doppietta di Flamini e anche a Bari la situazione non migliorò a causa del secondo anonimo 0-0. Questa volta i rossoneri fecero pienamente il proprio dovere vincendo sempre e proprio alla vigilia dello scontro diretto a Torino si erano portati solamente a tre punti di distanza.</p>



<p>L&#8217;Italia intera sperava nella riapertura del campionato per poter assistere a una seconda parte entusiasmante, ma probabilmente nessuno poteva credere a ciò che avrebbe visto quel giorno. La Juventus iniziò nel migliore dei modi con Buffon che sventò immediatamente una conclusione di Hansen e il palo che salvò il Diavolo da una gran conclusione dal limite dell&#8217;area di Parola, ma alla fine ecco il gol. Sempre Hansen venne lanciato verso l&#8217;area di rigore e di destro aspettò l&#8217;uscita del portiere avversario per trafiggerlo per l&#8217;1-0. Tutto faceva prevedere un dominio bianconero, ma da quel momento la partita cambiò completamente. La difesa juventina iniziò a commettere errori su errori e dopo il pareggio di Nordahl, ecco arrivare i tre minuti forse più disastrosi della storia bianconera. </p>



<p>Muccinelli perse palla sulla linea di fondo campo e il cross al centro venne perfettamente recuperato da Gren che di sinistro batté Viola per l&#8217;1-2, ma non era finita. Pallone a centrocampo, il Milan lo recupera e fa partire il contropiede con Liedholm che in corsa segnò ancora e due minuti dopo fu il connazionale Nordahl a chiudere in diagonale di destro un&#8217;altra rete. Dal ventitreesimo al ventiseiesimo la sfida passò così da 1-1 a 1-4 per i lombardi, incredibile. La Juve perse completamente la testa e il simbolo fu Parola che poco dopo commise un fallo orrendo su Nordahl venendo così espulso permettendo la definitiva goleada nella ripresa. Il cannoniere scandinavo realizzò la tripletta, prima che Buriani e Candiani completassero l&#8217;opera per un pazzesco e impronosticabile 1-7.</p>



<p>Il Milan aveva riaperto il campionato portandosi così a un solo punto di ritardo dalla capolista, ma soprattutto era stato in grado di umiliare la Signora in un modo che nessuno avrebbe mai potuto pronosticare. In molti pronosticarono un crollo dei bianconeri, ma è proprio nei momenti più difficili che si vede la compattezza e la forza delle grandi squadre. A Trieste ci furono sa sudare le proverbiali sette camicie, ma una doppietta di <strong>Hansen</strong> e un gol di <strong>Boniperti</strong> ribaltarono il vantaggio di Blason e Torino tornò finalmente a festeggiare un successo dei beniamini di casa con un bel 2-0 ai danni dell&#8217;Atalanta. Il Milan rispose sempre presente, ma proprio sul più bello anche i rossoneri alzarono bandiera bianca.</p>



<p>La svolta del ritorno juventino avvenne a Venezia, quando incredibilmente i lagunari chiusero il primo tempo in vantaggio per 1-0, ma nella ripresa esplose <strong>Martino</strong> che realizzò una tripletta, completata dalla rete di <strong>Muccinelli</strong>, mentre il <em>Diavolo</em> veniva sconfitto a Roma dalla Lazio. Tre punti di vantaggio e una nuova sicurezza acquisita, tanto da riportare quella gioia nel giocare e nel segnare valanghe di gol e infatti sia Genoa che Como vennero travolti da sei reti ciascuna, mentre i rossoneri caddero per 5-2 a Bergamo.</p>



<p>A dieci giornate dalla fine i cinque punti di margine rappresentavano una grande tranquillità, ma attenzione alla doppia sfida con Torino e Inter. Quelli erano i due ultimi veri ostacoli tra la <em>Signora</em> e un titolo che mancava da ben quindici anni e le partite furono a dir poco magnifiche. I granata spinsero fortissimo nel primo tempo portandosi per due volte in vantaggio, ma venendo raggiunti prima da <strong>Muccinelli</strong> e <strong>Hansen</strong> e poi superati da <strong>Boniperti</strong> e il grande numero dieci bianconero calò il poker nella ripresa. <em>San Siro</em> dunque sarebbe stato il decisivo spartiacque della stagione e questa volta non ci fu nessuna partenza razzo dei nerazzurri. </p>



<p><strong>John Hansen</strong>, e chi se non lui, sbloccò il risultato dopo pochi minuti con un gran destro da fuori area per lo 0-1, ma entro la fine del tempo ecco il pareggio con una sfortunata deviazione di Bertuccelli, uno dei migliori di giornata. Nella ripresa fu un monologo bianconero con <strong>Præst</strong> che si divertì mandando in confusione più totale la difesa meneghina, realizzando in prima persona la rete del secondo vantaggio e mettendo sui piedi di Hansen e Muccinelli i palloni dell&#8217;1-4. A nulla servì il secondo autogol di Parola, perché il 2-4 lombardo voleva praticamente dire Scudetto, nonostante il Milan non perse punti.</p>



<p>Bisognava solo amministrare nelle ultime otte giornate e fu il Comunale la terra delle vittorie, grazie ai netti successi su Pro Patria e Padova, mentre lontano dal Piemonte arrivarono alcuni passi falsi come lo 0-0 di Palermo e soprattutto la sconfitta di Roma firmata da Zecca. I rossoneri erano però anche loro a corto di energia e dei tre punti persi dai bianconeri ne recuperarono solamente uno e peggio ancora andò il turno seguente. Novara e Bari erano in piena lotta per non retrocedere, ma se <strong>Muccinelli</strong> evitò la sconfitta interna contro gli azzurri permettendo di ottenere un 1-1, il Milan cadde per 2-0 in Puglia e cinque punti di ritardo a tre gare dalla fine erano una sentenza.</p>



<p><strong>Era il 14 maggio 1950</strong> e una vittoria avrebbe garantito alla Juventus il successo definitivo e matematico. Il pubblico festante corse al <em>Comunale</em> per poter tornare a gioire dopo tanto tempo e il volto di quel titolo aveva un nome: <strong>John Hansen</strong>. Non poteva che essere il danese l&#8217;uomo decisivo in quel pomeriggio primaverile, prima ribadendo in rete un salvataggio sulla linea di Giovannini e poi con uno splendido stacco di testa realizzò la doppietta. Jensen riaprì la partita a fine primo tempo, ma ecco che appena iniziata la ripresa arrivò il punto dell&#8217;altro campione danese, quel <strong>Præst</strong> che sigillò la vittoria prima del definitivo 3-2 di Cervellati. </p>



<p>I <strong>due punti davano così alla Signora la certezza dell&#8217;ottavo campionato della propria storia al termine di una stagione dominata</strong> e un piccolo neo, quel gennaio disastroso che portò con sé una delle peggiori sconfitte di sempre. La Juventus concluse con altre due belle vittorie su Lucchese e Sampdoria una Serie A memorabile e trionfale, chiusa definitivamente con cinque punti di vantaggio su un grande Milan.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="794" height="618" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/martino-2.jpg" alt="" class="wp-image-8581" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/martino-2.jpg 794w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/martino-2-300x234.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/martino-2-768x598.jpg 768w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></figure></div>



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<p><br>La Juventus nel corso degli anni era sempre rimasta al vertice del calcio italiano, eppure dopo il magico quinquennio d&#8217;oro di inizio anno &#8217;30 non era più stata in grado di vincere nessun titolo. <strong>Gianni Agnelli</strong> era giovane e pieno di voglia di riportare la <em>Vecchia Signora</em> in vetta e la tragedia capitata al Grande Torino tolse la principale candidata al titolo. I cambiamenti bianconeri furono tantissimi nell&#8217;estate del 1949, partendo innanzitutto tutto dalla guida tecnica che passò nelle mani dell&#8217;inglese <strong>Jesse Craver</strong> che portò avanti l&#8217;idea del Sistema. In porta venne richiamato dalla Lucchese <strong>Giovanni Viola</strong>, mentre la difesa vide l&#8217;aggiunta nel ruolo di terzino destro di <strong>Alberto Bertuccelli</strong>. A completare la linea difensiva c&#8217;erano il leggendario <strong>Carlo</strong> <strong>Parola</strong> e sulla sinistra <strong>Sergio Manente</strong>. La vera forza bianconera era però nel centrocampo permettendo una sorta di interscambiabilità dei ruoli davvero rara per l&#8217;epoca. </p>



<p>La mediana era completamente stata rinnovata con il gioco di rottura <strong>Giacomo Mari</strong> e la visione del geometra <strong>Alberto Piccinini</strong>, ma erano gli interni a fare la differenza. Incredibilmente gli interni si rivelarono due dei principali realizzatori della stagione juventina con l&#8217;oriundo <strong>Rinaldo Martino</strong> che seppe rimediare alla sua lentezza con un&#8217;immensa classe, ma soprattutto la perla della squadra era il danese <strong>John Hansen</strong>, vero e proprio attaccante aggiunto. Il terzetto offensivo aveva visto un solo cambiamento, con l&#8217;aggiunta sull&#8217;ala sinistra di un altro danese, <strong>Karl Aage Præst</strong> che impattò alla grande con il calcio italiano, mentre sulla destra vi era il guizzante <strong>Ermes</strong> <strong>Muccinelli</strong> e al centro il simbolo juventino per eccellenza: <strong>Giampiero Boniperti</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="495" height="330" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/TYP-431073-4364053-praest01g.jpg_fdetail_558h720w1280pfhw3934ebb.jpg" alt="" class="wp-image-8582" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/TYP-431073-4364053-praest01g.jpg_fdetail_558h720w1280pfhw3934ebb.jpg 495w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/TYP-431073-4364053-praest01g.jpg_fdetail_558h720w1280pfhw3934ebb-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Dopo essere stati abituati da Valentino Mazzola che per tre anni consecutivi fu il migliore marcatore del Torino campione d&#8217;Italia, non fu poi così strano vedere continuare la tradizione degli interni goleador. <strong>John Hansen</strong> aveva già incantato nella sua prima stagione italiana, ma sicuramente nella seconda migliorò ancora di più le sue prestazioni, come uomo squadra e come realizzatore. Già alla prima giornata contro la <strong>Fiorentina</strong> mise a segno una tripletta, prima di mettere lo zampino anche nelle vittorie su <strong>Lazio</strong> e <strong>Bari</strong>. </p>



<p>A ottobre si limitò a sole due marcature, su rigore con la <strong>Triestina</strong> e nel successo esterno col <strong>Genoa</strong>, ma novembre partì col botto. Una rete per sbloccare il derby col <strong>Torino</strong> e una doppietta per rimediare all&#8217;iniziale doppio vantaggio dell&#8217;Inter a Torino, raggiungendo così molto rapidamente la doppia cifra. Il 1949 si concluse però con fasi altalenanti dove trovò la rete solo con <strong>Roma</strong> e <strong>Bologna</strong>, prima di diventare autentico trascinatore nel ritorno. Fu l&#8217;unico a brillare nel disastroso gennaio juventino segnando le reti nelle sconfitte con <strong>Lazio</strong> e <strong>Milan</strong> e permise di suonare la carica con la doppietta alla <strong>Triestina</strong> e la rete all<strong>&#8216;Atalanta</strong>. </p>



<p>Nel momento caldo del campionato divenne inarrestabile, prima con una doppietta al <strong>Genoa</strong>, poi reti a <strong>Como</strong> e <strong>Torino</strong> e infine le due doppiette che valsero un pezzo di Scudetto contro <strong>Inter</strong> e <strong>Pro Patria</strong>. Ancora in gol in casa contro il <strong>Padova</strong>, prima di diventare l&#8217;eroe nel giorno della festa dello Scudetto con altre due marcature con il <strong>Bologna</strong>, portandolo così a quota ventotto reti al termine del campionato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/19/juventus-1949-50-la-vecchia-signora-torna-al-tricolore-dopo-15-anni.html">Juventus 1949-50: la Vecchia Signora torna al tricolore dopo 15 anni</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Torino 1948-49: la Tragedia di Superga e gli Invincibili diventano mito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 07:06:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni della serie A]]></category>
		<category><![CDATA[1948-49]]></category>
		<category><![CDATA[Campione d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Quello che ha rappresentato il <strong>Torino</strong> per l&#8217;Italia alla fine degli anni &#8217;40 fu molto di più di una semplice squadra leggendaria, capace di imporre un vero e proprio dominio senza storia e senza precedenti. Nemmeno la Juventus del quinquennio d&#8217;oro aveva avuto quel blasone e fama raggiunta dai cugini granata e soprattutto il Toro fu determinante per dare via alla ripartenza di una nazione a terra e con continui problemi politici interni. Il 1948-49 era una stagione di cambiamenti, sia per la rosa piemontese che vuole provare a ringiovanirsi che per l&#8217;intera Serie A che torna in numero pari passando a venti squadre. Quella sarà una stagione molto più movimentata rispetto al passato, ma purtroppo per tutti ci sarà sempre e solo una data nella mente: 4 maggio 1949.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il cammino dei campioni</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="340" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-9.jpg" alt="" class="wp-image-8457" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-9.jpg 340w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-9-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>Ai nastri di partenza del campionato 1948-49 la squadra da battere era ancora senza ombra di dubbio il Torino con <strong>Ferruccio Novo</strong> che iniziava però a rendersi conto che quella rosa favolosa doveva iniziare a essere pian piano svecchiata. Venne però parzialmente sbugiardato il mercato dell&#8217;anno precedente, infatti se ne andarono alla Lucchese il poco utilizzato difensore Cuscela e soprattutto l&#8217;attaccante rumeno Fabian, bocciato nonostante i nove gol segnati. Salutò la ciurma definitivamente anche il grande Pietro Ferraris, pronto a chiudere la carriera con il Novara e i nuovi arrivati furono davvero tanti. In difesa arrivò dal Casale <strong>Piero Operto</strong>, a centrocampo venne chiamato dalla Pro Vercelli <strong>Luigi Giuliano</strong> e fu una vera e propria scommessa quella di acquistare dalla Gallaratese <strong>Rubens Fadini</strong>, ma l&#8217;attesa veniva dall&#8217;estero. La mediana venne completata con il cecoslovacco <strong>Július Schubert</strong>, mentre dal campionato francese arrivarono gli attaccanti <strong>Émile</strong> <strong>Bongiorni</strong> e <strong>Ruggero Grava</strong>. </p>



<p>Roberto Copernico e Ferruccio Novo fecero dunque un importante lavoro di ringiovanimento, voluto anche e soprattutto da un altro uomo decisivo negli anni della creazione del Grande Torino, l&#8217;ungherese <strong>Egri Erbstein</strong> che in estate tornò dopo un disperato tentativo di salvezza all&#8217;Alessandria. In panchina però non sedeva più Sperone, bensì l&#8217;inglese <strong>Leslie Lievesley</strong>, ex difensore dalle buone qualità che si era fatto apprezzare soprattutto come preparatore atletico delle nazionali di Olanda e Italia.</p>



<p> Il modo di giocare diventò ancora più offensivo con la voglia sempre maggiore di raggiungere la perfezione estetica e la partenza del 19 settembre 1948 contro la Pro Patria fu certamente molto positiva. I quattro gol al <em>Filadelfia</em> erano diventati da anni una tassa che molte squadre dovevano pagare e anche per i lombardi non vennero fatti sconti, ma furono proprio dei loro corregionali a vendicare la pesante sconfitta. Bergamo era ormai diventato un terreno ostico e complicato per chiunque e così il Torino cadde nella città orobica per il secondo anno consecutivo a seguito di un blackout in due minuti. </p>



<p><strong>Grezar</strong> e <strong>Mazzola</strong> avevano permesso alla squadra di Lievesley di portarsi sull&#8217;1-2, ma a un quarto d&#8217;ora dalla fine furono Mari e Miglioli a battere per due volte <strong>Bacigalupo</strong> regalando così una grande vittoria ai nerazzurri. Non ci volle molto però per riprendersi dopo la sconfitta e davanti al pubblico di casa arrivò una Roma pronta alla solita pesante sconfitta che da diverso tempo la attendeva contro i granata. Due reti per tempo, con <strong>Gabetto</strong> protagonista e autore di una doppietta, permisero di vincere con un netto 4-0 e quella fu solo il primo successo di un bel filotto di cinque consecutivi. </p>



<p>A Livorno furono <strong>Loik</strong> e <strong>Mazzola</strong> a portare a casa i primi due punti in trasferta e al <em>Filadelfia</em> fu l&#8217;ex di turno Fabian con la sua Lucchese, incredibilmente ancora a punteggio pieno, a mettere paura al Torino portando i toscani in vantaggio alla fine del primo tempo, ma con <strong>Gabetto</strong> e <strong>Grezar</strong> il risultato venne sistemato. Dopo cinque giornate erano ben quattro le squadre in vetta alla classifica con otto punti e oltre a Toro e rossoneri vi erano anche Inter e Juventus e in calendario era in programma proprio il derby della Mole. Una folla di circa sessantamila persone si riversarono al <em>Comunale</em> per assistere a un partita apertissima a ogni risultato. I campioni d&#8217;Italia passarono in vantaggio con <strong>Ossola</strong>, ma una sfortunata autorete di Ballarin riportò la situazione in parità fino a quando non salì in cattedra l&#8217;uomo più atteso: <strong>Valentino Mazzola</strong>. Fu proprio il Capitano granata a trafiggere Sentimenti per la rete dell&#8217;1-2 che valse un allungo in classifica sui cugini. </p>



<p>La quinta sinfonia venne suonata al <em>Filadelfia</em> contro un Padova battagliero che cadde per 3-1 solo negli ultimi minuti dopo essere stato in vantaggio per quasi tutta la partita e palesando un calo del Toro. I problemi palesati contro i veneti divennero ancora più evidenti grazie la sconfitta a <em>San Siro</em> contro il Milan per 1-0 e dopo un faticoso successo di misura interno contro la Lazio firmato da <strong>Mazzola</strong>, fu il neoarrivato <strong>Giuliano</strong> a riacciuffare a tre minuti dalla fine un 2-2 che sembrava ormai impossibile in casa del Bologna. </p>



<p>I tre punti persi permisero incredibilmente alla Lucchese di portarsi al primo posto in solitaria in classifica con una lunghezza di vantaggio su Torino e Inter e proprio i nerazzurri venivano visti come i principali rivali nella corsa Scudetto Il 1948 continuò con diverse difficoltà spesso risolte dall&#8217;ottimo <strong>Luigi</strong> <strong>Giuliano</strong> che fu decisivo nelle vittorie in trasferta contro Novara e Modena, ma nel mezzo non si andò oltre l&#8217;1-1 con la Triestina. </p>



<p>Il calo inevitabile dei toscani aveva permesso così ai ragazzi di Lievesley di diventare capolisti solitari con due punti di vantaggio sulla <em>Beneamata</em> di Milano proprio alla vigilia dello scontro diretto al <em>Filadelfia</em>. Gli uomini di Astley facevano dell&#8217;attacco il proprio fiore all&#8217;occhiello con un quartetto fenomenale formato da Armano, Amadei, Nyers e un giovane e scattante Benito Lorenzi, ma tutto fu inutile nell&#8217;inviolabile tana granata. A sbloccare il risultato dopo pochissimi minuti fu <strong>Valentino Mazzola</strong> e il raddoppio arrivò alla fine del primo tempo grazie a <strong>Romeo Menti</strong> che riuscì a trafiggere Albani. Nella ripresa i meneghini provarono la riscossa, ma ogni qualvolta riuscivano ad accorciare le distanze con Armano e Nyers, ecco che i padroni di casa tornavano a distanza di sicurezza con <strong>Ossola</strong> e <strong>Menti</strong> per un 4-2 finale che fece partire la fuga già alla quindicesima giornata. Il successo sui nerazzurri creò un eccessivo rilassamento e lontano dal proprio pubblico il girone d&#8217;andata finì con tre risultati deludenti. </p>



<p>A Firenze dall&#8217;ex Ferrero non si andò oltre lo 0-0, mentre a Genova contro il <em>Grfione</em> rossoblu arrivò una pesantissima sconfitta per 3-0 permettendo così proprio ai liguri di portarsi nella piazza d&#8217;onore a un solo punto di distacco. Il freddo gelido del 29 dicembre salutò il 1948 con un 2-0 casalingo sul Bari, mentre il girone d&#8217;andata terminò con un deludente 2-2 alla <em>Favorita</em> di Palermo, giorno in cui arrivò la prima rete del francese <strong>Bongiorni</strong> ma che non evitò la rimonta dei siciliani che negli ultimi venti minuti recuperarono il doppio svantaggio. Quel giorno il Genoa però perse sorprendentemente a Busto Arsizio contro la Pro Patria e così il Torino si laureò campione d&#8217;inverno con due punti di vantaggio sui rossoblu secondi, nonostante dovessero ancora recuperare la sfida interna contro l&#8217;altra sorprendente genovese, la Sampdoria.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="211" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-10.jpg" alt="" class="wp-image-8458"/></figure></div>



<p></p>



<p><br>Nelle stagioni precedenti i granata avevano recuperato con favolosi e inarrivabili gironi di ritorno delle prime parti di stagione abbastanza zoppicanti e ora tutti si aspettavano di capire cosa sarebbe successo una volta che i piemontesi si trovavano già capolisti al giro di boa. <strong>Lievesley</strong> sapeva perfettamente che il periodo invernale era il più complicato, sia da un punto di vista climatico che per una serie di partite in brevissimo tempo e dunque toccava ai nuovi far vedere le proprie qualità. </p>



<p>La trasferta in casa della Pro Patria venne risolta da <strong>Schubert</strong> che regalò un prezioso successo, mentre in casa contro l&#8217;Atalanta fu ancora <strong>Bongiorni</strong> ad andare in gol anche se quel giorno è ricordato per aver visto l&#8217;unico gol in granata di <strong>Mario</strong> <strong>Rigamonti</strong>, e per un cuore bresciano come il suo non c&#8217;era avversario migliore dei cugini bergamaschi. Il mese di gennaio non stava regalando prestazioni scintillanti e memorabili, ma portò punti e prove di forza non di poco conto, come l&#8217;immediata rimonta a Roma contro i giallorossi firmata da <strong>Mazzola</strong> e <strong>Gabetto</strong> e l&#8217;altro successo per 2-1 nel recupero contro la Sampdoria. In tutte queste gare fu decisivo <strong>Capitan Valentino</strong> che trovò la zampata vincente anche a tempo ormai scaduto contro un tenace e mai domo Livorno e quel successo fu una pietra tombale sul campionato. </p>



<p>Nonostante mancassero ancora ben quindici giornate, i punti di vantaggio sull&#8217;Inter e le due genovesi erano già saliti a quota sei e benché qualche vaga crepa iniziava a vedersi nel perfetto meccanismo granata, era nella concorrenza che non si vedeva continuità. La serie di vittorie venne comunque interrotta a tempo quasi scaduto a Lucca, con i padroni di casa che sfruttarono al meglio un rigore di Conti per pareggiare il vantaggio del solito <strong>Mazzola</strong>, ma il punto perso diede ancora più stimoli in vista del derby contro la Juventus. </p>



<p>A entrare in campo quel giorno in un <em>Comunale</em> gremito in ogni ordine di posto ci fu anche un giovane Sandro Mazzola a bordo di una macchinina assieme al figlio del Capitano bianconero Rava. Come in ogni annata che si rispetti non può essere stracittadina senza il gol dell&#8217;ex <strong>Gabetto</strong> che con un tocco di punta riuscì a battere un incerto Sentimenti che quel giorno visse una pessima giornata. Il portiere della <em>Vecchia Signora</em> infatti fu protagonista in negativo anche nella ripresa perché, dopo che Cergoli aveva trovato il pareggio, perse palla a seguito di un&#8217;uscita da calcio d&#8217;angolo e sulla palla vagante fu <strong>Ezio Loik</strong> il più veloce a deviare in porta per il nuovo vantaggio. L&#8217;ex Venezia visse una straordinaria giornata diventando l&#8217;eroe del capoluogo piemontese con un gran destro dal limite dell&#8217;area poco nel finale che valse il 3-1 definitivo e il successo nel secondo derby dell&#8217;anno. </p>



<p>Fortunatamente le partite in casa bastavano per poter rimediare alle trasferte che continuarono a portare solamente a una sfilza di pareggi. Pirotecnico e da brividi il 4-4 dell&#8217;<em>Appiani</em> con il Padova avanti prima 2-0 e poi 4-2, per non parlare del 2-2 dello Stadio Nazionale di Roma contro la Lazio, mentre al caro vecchio <em>Fila</em> tutto andava secondo i piani. Il Milan venne travolto da un netto 4-1, <strong>Mazzola</strong> decise la gara col Bologna e in otto minuti vennero segnate quattro reti al malcapitato Novara. L&#8217;unica che provava a limitare i danni era l&#8217;Inter che sfruttò parzialmente tutta questa serie di pareggi recuperando però solamente un punto e dunque cinque lunghezze di distacco a otto giornate dal termine risultavano ancora un margine ampiamente amministrabile per Mazzola e compagni. </p>



<p>Il Torino era però palesemente a corto di fiato data ormai l&#8217;età non più giovanissima di diversi suoi elementi e i nerazzurri ci credevano ancora, soprattutto perché a Trieste e a Bari i granata si fecero rimontare per ben due volte nella ripresa non andando così oltre all&#8217;1-1 né in territorio giuliano né in quello pugliese. Nel mezzo arrivò una soffertissima vittoria contro il Modena, maturata solamente negli ultimi cinque minuti grazie a <strong>Menti</strong> e <strong>Ballarin</strong>, ma intanto il vantaggio era sceso ora a quattro punti proprio prima dell&#8217;attesissimo scontro diretto contro l&#8217;Inter e ai granata sarebbe mancato per infortunio Valentino Mazzola. </p>



<p>Lievesley doveva fare a meno anche per pubalgia di Maroso, oltre che della prima riserva Tomà anch&#8217;egli infortunato, e un&#8217;altra defezione importante era quella di Grezar, così si decise di tornare al vecchio Metodo con i soli <strong>Rigamonti</strong> e <strong>Ballarin</strong> in difesa e un centrocampo ricchissimo formato dai veterani <strong>Loik</strong> e <strong>Castigliano</strong> in aiuto di <strong>Schubert</strong> e <strong>Fadini</strong> oltre che del classico jolly <strong>Martelli</strong>. Quel giorno è fondamentale non perdere, per il bel gioco ci saranno altre occasioni, e a diventare l&#8217;eroe di quella storica partita fu <strong>Valerio</strong> <strong>Bacigalupo</strong> che volò su ogni conclusione interista, anche la più impossibile da parare. Fu un autentica battaglia, con il pubblico milanese pronto a spronare i propri beniamini, ma il muro torinista non cadde e lo 0-0 finale voleva dire rimanere a quattro punti di vantaggio con sole quattro partite da disputare. </p>



<p>Era di fatto la certezza del quinto Scudetto consecutivo e proprio quel risultato convinse Ferruccio Novo ad accettare la proposta del <strong>Benfica</strong> di disputare una partita amichevole in settimana tra due delle più belle squadre del Continente. <strong>Mazzola</strong> e <strong>Ferreira</strong>, Capitano delle Aquile, inoltre sono grandi amici e in occasione di un&#8217;amichevole tra Italia e Portogallo si sono dati appuntamento per una sfida tra club e dunque, nonostante le non perfette condizioni del numero dieci, decise di partire lo stesso per la penisola iberica. Fu uno splendido 4-3 per i padroni di casa, ma quando era ormai tempo di tornare a casa accadde la tragedia. I giocatori erano molto stanchi e si decise così di non atterrare a Milano, come inizialmente stabilito, ma fare rotta in una Torino avvolta dalla nebbia e che portò al tragico incidente. </p>



<p>Il G.212 si schiantò contro la basilica di Superga <strong>portando alla morte di diciotto giocatori</strong>, il direttore generale <strong>Agnisetta</strong>, il consigliere <strong>Civalleri</strong>, il direttore tecnico <strong>Erbstein</strong>, il massaggiatore <strong>Cortina</strong> e ovviamente il tecnico <strong>Lievesley</strong>. Si salvarono Tomà e Giuliano che non erano partiti per l&#8217;amichevole che rappresentarono per qualche anno l&#8217;ossatura di un Torino a pezzi. </p>



<p>La <strong>Federazione non ci pensò due volte a proclamare i granata Campioni d&#8217;Italia</strong> e le ultime partite vennero giocate dai ragazzi della Primavera che sfidarono a loro volta i pari categoria di Genoa, Palermo, Sampdoria e Fiorentina ottenendo solo vittorie, ma ormai non c&#8217;era più interesse. <strong>Solo il fato e il destino vinse quella squadra memorabile che fu il Grande Torino e probabilmente nemmeno le divinità del pallone volevano vedere invecchiare e declinare quella che forse rimarrà per sempre la più iconica e imbattibile squadra della storia del calcio italiano.</strong></p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La formazione</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="292" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-11.jpg" alt="" class="wp-image-8459" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-11.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-11-300x171.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



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<p><br>Quattro Scudetti consecutivi non bastavano a <strong>Ferruccio Novo</strong> e alla sua dirigenza, infatti tutta la società si mise immediatamente all&#8217;opera per rinforzare l&#8217;organico inserendo dei giovani che potessero diventare il prima possibile dei futuri titolari. La panchina cambiò nuovamente padrone passando da Mario Sperone all&#8217;inglese <strong>Leslie Lievesley</strong> che però cercò di modificare il meno possibile lo schieramento dei campioni d&#8217;Italia. In porta vi era sempre la saracinesca <strong>Valerio</strong> <strong>Bacigalupo</strong>, mentre ancora una volta i problemi erano legati nel ruolo di terzino sinistro. </p>



<p>Se infatti <strong>Aldo Ballarin</strong> e <strong>Mario</strong> <strong>Rigamonti</strong> erano due inamovibili della retroguardia, per <strong>Virgilio Maroso</strong> furono ancora molti i problemi fisici in quell&#8217;annata e così dovette spesso cedere il posto o a <strong>Sauro Tomà</strong> o a <strong>Piero Operto</strong>. Il reparto che subì il maggior ricambio fu però la mediana con il duo formato da <strong>Giuseppe Grezar</strong> ed <strong>Eusebio Castigliano</strong> che venne spesso e volentieri alternato con il sempre più maturo <strong>Danilo Martelli</strong> e con il nuovo arrivato <strong>Rubens Fadini</strong>. <strong>Ezio</strong> <strong>Loik</strong> e <strong>Valentino Mazzola</strong> rimanevano la classe e il cervello della squadra come interni e l&#8217;attacco viveva di tre assolute certezze. <strong>Romeo Menti</strong> all&#8217;ala destra, <strong>Franco Ossola</strong> all&#8217;ala sinistra e al centro il perno era sempre quel <strong>Guglielmo Gabetto</strong> ancora prolifico a trentatre anni.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il capocannoniere</h3>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="563" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/1_gzGtI8speK3SdxHAOP5khg.jpeg" alt="" class="wp-image-8460" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/1_gzGtI8speK3SdxHAOP5khg.jpeg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/1_gzGtI8speK3SdxHAOP5khg-300x169.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/1_gzGtI8speK3SdxHAOP5khg-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



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<p><br>Il Torino 1948-49 stava vivendo un periodo di ringiovanimento e uno sguardo al futuro che purtroppo non poté mai concretizzarsi. Questo portò a un gioco spesso più attento alla sostanza che non alla forma, nonostante l&#8217;idea di Lievesley fosse opposta. Il passato da difensore dell&#8217;inglese divenne però la svolta del quinto Scudetto consecutivo e per il terzo anno di fila il miglior cannoniere della squadra fu ancora l&#8217;eterno Valentino Mazzola. Il suo numero di reti calò sensibilmente, ma la sua prima marcatura arrivò alla seconda giornata nella sfortunata trasferta di Bergamo contro l&#8217;<strong>Atalanta</strong>, prima di tornare decisivo ancora lontano da casa in quel di <strong>Livorno</strong>. </p>



<p>Davanti al proprio pubblico si sbloccò contro la <strong>Juventus</strong> in quello che fu il suo ultimo gol in un derby prima di mettere a segno ancora una rete nella sfida interna con il Padova. Un centro contro la <strong>Lazio</strong> valse il successo per 1-0 sui biancocelesti, mentre la settimana seguente realizzò il primo gol nel 2-2 di <strong>Bologna</strong>. La sua presenza nelle marcature granata era una costante e così, dopo aver permesso di pareggiare in casa per 1-1 contro la <strong>Triestina</strong>, fu lui a sbloccare il risultato nella preziosa vittoria casalinga contro l&#8217;<strong>Inter</strong> per 4-2. Quelle furono le sue ultime reti del girone d&#8217;andata e per ben sei partite rimase a secco prima di diventare il mattatore dell&#8217;allungo granata. </p>



<p>Andò in gol per ben quattro partite consecutive contro <strong>Roma</strong>, <strong>Sampdoria</strong>, <strong>Livorno</strong> e <strong>Lucchese</strong> risultando decisivo per sette punti complessivi. Ancora in gol al <em>Filadelfia</em> con <strong>Bologna</strong> e <strong>Novara</strong>, prima degli ultimi memorabili centri. Con il <strong>Modena</strong> segnò la sua perla finale nel suo stadio per il 3-1 sui canarini emiliani, mentre a <strong>Bari</strong> mise in porta l&#8217;ultimo punto della sua carriera, il sedicesimo della sua annata che si concluderà il 4 maggio 1949 su quel maledetto aereo di ritorno dal Portogallo.</p>
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