Milan 1954-55: Schiaffino rifinisce, Nordahl conclude. Lo scudetto è rossonero

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La Serie A aveva visto il dominio di Torino per tutti i primi anni del dopo guerra, ma Milano è pur sempre un gran Milano e il boom economico degli anni ’50 portò ricchezza e spensieratezza nella città lombarda. L’Inter vinse per due anni consecutivi e cugini rossoneri non avevano intenzione di rimanere fermi al palo a guardare solo l’altra sponda del Naviglio festeggiare, ma la Penisola iniziava a essere stufa del duopolio tra le grandi città del nord. Roma, Fiorentina, Bologna e perfino l’Udinese iniziarono a investire molto per dare vita a una nuova entusiasmante stagione calcistica.

Il cammino dei campioni

I tristi anni ’30 che portarono il Milan a vivere tante stagioni nell’anonimato erano ormai alle spalle e il merito di questa rinascita era nella grande voglia di calcio del Presidente Umberto Trabattoni. I problemi di salute che lo accompagnarono per tutto il 1954 lo portarono a una sofferta decisione, ovvero quella di cedere la società che tanto amava ad Andrea Rizzoli, ma al vertice sono in due. Fu determinante infatti all’interno della società la presenza del cognato Mimmo Carraro che aveva grande voglia e nuove idee. Il Diavolo ebbe una nuova e devastante potenza economica che permise di diventare la regina di un mercato che aveva il compito di risollevare il morale degli sportivi italiani dopo il disastroso Mondiale in Svizzera. Dalla Juventus arrivò il fantasioso Eduardo Ricagni, entrato in piena lite con Giampiero Boniperti, ma il colpo grosso arrivò dal Sudamerica.

Nella stagione precendente la Roma aveva acquistato Ghiggia e nel 1954 toccò al Milan portare in Italia l’altra leggenda uruguaiana Juan Alberto Schiaffino per ridisegnare completamente la linea offensiva del centrocampo. In difesa inoltre si era fatto ben notare un giovane ragazzo giuliano che con la sua Triestina era stato una delle più grandi sorprese della stagione e i rossoneri decisero così di far firmare un contratto anche a un certo Cesare Maldini. A completare la rosa ci pensarono gli arrivi dal Fanfulla dell’ottimo portiere Riccardo Toros, anche se solo come vice Buffon, e dal Piombino l’attaccante di provincia Valentino Valli. In panchina venne confermato senza discussioni l’ungherese BélaGuttmann, subentrato a stagione in corso l’anno precedente ad Arrigo Morselli, che vedeva nel calcio offensivo il vero modo per ottenere i successi, in totale contrapposizione dunque con l’Inter scudettata di Alfredo Foni.

La prima partita dell’anno confermò questa voglia del tecnico magiaro di mostrare un gioco arioso e divertente al pubblico di SanSiro e già all’esordio la Triestina fu annichilita. Non ci mise molto Sua Maestà Schiaffino a prendere conoscenza con il calcio italiano e dopo soli diciotto minuti arrivò la sua prima doppietta nel Belpaese, con Ricagni e Liedholm che completarono l’opera per un 4-0 senza appello. A far notizia non fu certo la larga vittoria del Milan contro gli alabardati, ma il fatto che Nordahl mancò l’appuntamento con il gol anche se si dovette aspettare ben poco. Già nel turno seguente la Sampdoria venne asfaltata da un pesante 0-3 a domicilio e fu sempre il Pompiere a rompere la resistenza blucerchiato e quello era solo l’inizio. Arrivarono altre due larghe vittorie per 3-1, prima in casa contro l’Atalanta e poi nella trasferta siciliana contro il Catania e il sud Italia portò bene anche la settimana seguente, con Valli che sostituì nel migliore dei modi Frignani segnando la sua prima rete in rossonero e garantendo il successo per 0-2 sul Napoli.

Il Diavolo vola in vetta al campionato e le vittorie consecutive finiscono per diventare sette, perché dopo il rotondo 4-1 in casa contro il Torino arrivò anche l’attesissimo scontro diretto di Bologna. I rossoblu stavano tornando quella squadra che solo quindici anni prima era una costante del vertice del calcio italiano e il 31 ottobre provarono a giocare uno scherzetto ai meneghini. Un bel colpo di testa di Cervellati stese Buffon, ma il Milan non era certo squadra abituata ad arrendersi e soprattutto aveva dalla propria parte Schiaffino. Il fenomeno uruguaiano sfruttò perfettamente la sponda di Nordahl per realizzare una meravigliosa rovesciata, nonostante fosse marcato molto stretto da Pivatelli, portando così all’immediato pareggio. La partita fu splendida con i portieri autori di grandi interventi, ma alla fine Giorcelli dovette capitolare per la seconda volta. Nordahl venne lanciato in profondità e appena entrato in area di rigore calciò meravigliosamente di esterno destro mettendo la palla nell’angolino per l’1-2 decisivo che valse altri due punti e l’allungo sugli emiliani.

Sette partite e sole vittorie per un Diavolo che si era già portato a quattro lunghezze di vantaggio su Fiorentina e Inter proprio immediatamente prima dell’attesissimo derby con i cugini campioni in carica. L’attesa a Milano era enorme portando così a riempire San Siro in ogni ordine di posto e fin dalle prime battute ci fu da divertirsi. La capolista tenne in mano la partita per tutti i primi minuti, con Foni che fece sfogare in attacco gli avversari rischiando però moltissimo. Un gran destro di Sørensen colpì la traversa e Ghezzi fu straordinario in diverse circostanze. Kamikaze parò anche un calcio di rigore a Nils Liedholm e si esibì in uno splendido intervento anche sulla ribattuta e quando si sbaglia troppo alla fine si pagano le conseguenze. Appena iniziò il secondo tempo venne effettuato un lancio lungo per Bonifaci che si coordinó al volo colpendo il palo, ma sulla respinta fu Brighenti il più lesto di tutti che appoggiò in rete il vantaggio per la Beneamata. Il Milan però non si lasciò abbattere e si riversò in attacco alla ricerca del meritato pareggio che arrivò a pochi minuti dalla fine sempre grazie a quel meraviglioso Schiaffino che incrociò in corsa il destro battendo un formidabile Ghezzi.

Per la prima volta i rossoneri non chiudevano la gara con la vittoria, ma il pareggio nello scontro diretto e il contemporaneo 1-1 della Fiorentina a Busto Arsizio permise di mantenere l’identico vantaggio. Il periodo era quello di scontri al vertice e così dopo la stracittadina toccò la trasferta di Firenze con i gigliati che però dovettero alzare bandiera bianca d’innanzi a tale maestosità. Nel primo tempo furono El Dios del fútbol uruguaiano e il Pompiere svedese a chiudere la pratica già dopo i primi quarantacinque minuti permttendo l’allungo in classifica che si portò a sei punti dopo il netto 3-0 casalingo con il Novara. Alla decima giornata il campionato sembrava già indirizzato verso uno scontato epilogo, ma a risollevare le sorti della Serie A ci pensò la Roma che all’Olimpico rimontò l’iniziale vantaggio di Sørensen per imporsi per 2-1. L’unica ad approfittarne fu la Juventus che si portò a quattro punti di distanza e dopo il rinvio della sfida con l’Udinese, tornò il sereno grazie al netto 3-0 casalingo contro la Lazio con il quale si concluse il 1954 e per aprire al meglio il 1955 ci fu l’attesissimo scontro diretto di Torino con i bianconeri.

Nemmeno il tempo di finire di leggere le formazioni che Nordahl si infilò tra le maglie della difesa bianconera la conclusione che freddò Viola. Manente dagli undici metri trovò il pareggio, ma quel giorno il Diavolo era inarrestabile e soprattutto aveva tra le sue fila un ex con il dente avvelenato. Fu prorpio Ricagni a segnare davanti ai suoi vecchi tifosi, dimostrando come la Vecchia Signora si fosse disfatto di lui con troppa fretta e nella ripresa fu trionfo. Sørensen e Frignani portarono a quattro le marcature e solo il consueto crollo nel finale di partita permise ai bianconeri di accorciare le distanze con Montico e Boniperti, ma il pareggio non arrivò. Quello del Comunale fu un successo preziosissimo e che mandò nello sconforto la Juventus che non riuscì più a riprendersi, venendo agganciata in classifica da Bologna, Roma e Torino a sei lunghezze dalla capolista. Il titolo d’inverno venne messo in cassaforte con un deludente pareggio interno in rimonta contro il Genoa, decisiva la doppietta di Schiaffino, e a Ferrara venne perso un altro punto in seguito di un insolito 0-0. Vi era però ancora il recupero con l’Udinese da giocare e quella fu la svolta della stagione.

La sensazione che qualcosa potesse essersi incrinato nello splendido meccanismo rossonero, crebbe sempre di più e dopo il vantaggio di Sørensen fu il solito Nordahl a raddoppiare a quindici minuti dal termine, ma a un certo punto si spense la lampadina e nel finale una doppietta di Bettini portò al pareggio. A quel punto scattò la caccia all’uomo nei confronti dell’arbitro Corallo e il più infuriato di tutto fu Juan Alberto Schiaffino che dimostrò di aver ampiamente imparato l’italiano insultando a ripetizione il direttore di gara e la punizione fu esemplare: cinque giornate di squalifica. Senza il faro della propria manovra il Milan andò in crisi totale, anche se il girone d’andata venne concluso con il ritorno alla vittoria sul prato di San Siro nel derby lombardo contro la Pro Patria per 2-0, ma senza la mente quella squadra si era inceppata con il Bologna ‘unica ad aver trovato continuità per portarsi a quattro punti di distanza.

Il Milan era scarico di energie e di idee e il ritorno iniziò in modo a dir poco traumatico. L’ex di giornata Cesare Maldini segnò sia nella porta giusta che in quella sbagliata nella sua Trieste, con i giuliani che disputarono una gara eccezionale vinta per 4-3, ma il peggio doveva ancora arrivare. La sfida con la Sampdoria di San Siro non poteva essere sbagliata e invece si tramutò in un disastro su tutta la linea. Vicariotto pareggiò momentaneamente il vantaggio di Ronzon, prima di dare il via al trionfo genovese con un 1-3 che determinó la seconda sconfitta consecutiva e l’aggancio fu evitato solamente dal pareggio del Catania contro il Bologna, ma i felsinei ormai erano solamente a un punto. Tutto stava andando storto e la dirigenza non sapeva se confermare o meno Guttmann e il dubbio se ne andò quella sera stessa. Il tecnico ungherese decise di andare in un night per sfogare le frustrazioni del momento e lì incontrò Lajos Czeizler che, dopo la fallimentare esperienza con l’Italia, era diventato direttore tecnico proprio della Sampdoria.

Casualmente anche lui si fermò in quello stesso locale milanese prima di rientrare nel capoluogo ligure, ma purtroppo, dopo un bicchiere di troppo, uscì a entrambi il lato più sanguigno e irruento del carattere magiaro, con uno scambio di insulti e pugni anche tra le due mogli, con tanto di rottura di una bottiglia di vetro. Era davvero la fine, Rizzoli non poteva sopportare atteggiamenti del genere e così venne immediatamente esonerato, con il benestare anche degli svedesi Liedholm e Nordahl che non riuscirono mai a legare pienamente con Béla. In sostituzione del tecnico danubiano venne chiamato il suo vice, l’uruguaiano HéctorPuricelli che cercò solamente di ricompattare il gruppo senza stravolgere tatticamente la squadra. Nordahl nel finale permise di evitare la sconfitta a Bergamo, mantenendo così il vantaggio minimo su un Bologna che aveva finito le batterie, mentre il Milan tornò finalmente a un faticoso successo negli ultimi minuti contro il Catania per 2-0.

I felsinei mollarono completamente il colpo perdendo malamente in casa con la Roma e perfino nella trasferta di Novara, permettendo così al Diavolo di allungare nonostante l’1-1 interno con il Napoli. Fu l’assenza di reali rivali la vera fortuna di quell’anno per i rossoneri che con Frignani e il rientrante Schiaffino vinsero per 1-2 a Torino contro i granata tornando a sei punti di vantaggio sulla coppia formata da Bologna e Fiorentina. Le disastrose stagioni di Juventus e Inter diedero una grande mano ai meneghini che nello scontro diretto con il Bologna decisero di controllare l’importante vantaggio accontentandosi dello 0-0 che portò al secondo posto una clamorosa rivelazione: l’Udinese. Ai cugini nerazzurri era rimasto ormai come obbiettivo stagionale quello di togliere lo Scudetto ai cugini e il derby del 3 aprile 1955 sembrò ancora una volta riproporre l’andamento dell’andata.

Buffon questa volta sbagliò clamorosamente la presa su un cross dalla destra e permise così a Brighenti di deviare da pochi passi in rete la palla dell’1-0, ma prorpio nel finale ecco la giocata del campione. Ancora e sempre JuanAlberto Schiaffino trovò lo spiraglio giusto per battere Ghezzi per un 1-1 di vitale importanza, anche se garantì a friulani ed emiliani di portarsi a cinque punti. Le vittorie nel girone di ritorno erano state però troppo poche e il pubblico lombardo iniziava a essere abbastanza stizzito, fino a quando finalmente non tornò il vero Milan. A San Siro arrivò un’agguerrita Fiorentina che venne però spazzata via da due gol per tempo, da incorniciare la doppietta di Sørensen, che tolss così definitivamente i toscani dalla corsa all’oro. Era dunque tornato il sereno? Assolutamente no perché i rossoneri entrarono nell’esima crisi di un disastroso girone di ritorno. Nella trasferta di Novara non si andò oltre l’1-1 e la settimana seguente, la Roma banchettò a San Siro con un netto e convincente 0-2 portando così i giallorossi al secondo posto assieme all’Udinese a quattro punti dalla vetta, proprio alla vigilia dello scontro diretto in Friuli. La matricola bianconera stava vivendo un’annata incredibile e nel piccolo stadio Moretti completò l’impresa.

Dopo pochi minuti il portiere Romano impattò violentemente con Nordahl costringendolo così a uscire dal campo e non essendoci le sostituzioni entrò in porta il mediano Magli per tutto il primo tempo e stoicamente i padroni di casa mantennero lo 0-0. La fierezza dei ragazzi di Bigogno si palesò ancora di più nella ripresa quando, prima ancora di essere ristabilita la parità numerica, fu l’ex di turno Menegotti a sbloccare il risultato dopo pochi secondi. Il Milan andò nel balordone più totale e dolo soli tre minuti fu Lorenzo Bettini a ribadire in rete un suo precedente colpo di testa respinto dalla traversa per il 2-0 che fece impazzire i tifosi di casa. Vicariotto fu l’unico a battere il Magli per la rete che riaprì la sfida, ma il gol subito portò con sé anche il rientro tra i pali di Romano. Con gli stessi uomini in campo fu Domenico La Forgia a trovare la via del 3-1 che chiuse i conti, rendendo vano il tentativo di rimonta iniziato da Schiaffino. L’Udinese aveva vinto per 3-2 portandosi così a soli due punti di ritardo dal Diavolo a cinque giornate dalla fine.

Quella figuraccia contro i bianconeri fu la scossa verso un finale di campionato da vero Milan, da vera grande squadra. Il sogno friulano terminò di fatto la domenica seguente, con la squadra del nord est fermata sul 2-2 dalla Pro Patria, mentre i rossoneri dilagarono a Roma. Frignani, Vicariotto e una doppietta di Sørensen garantirono il succeso per 2-4 con la Lazio e i tre punti di vantaggio vennero confermati anche in seguito alla gara di San Siro con la Juventus. La partita si mise però nel peggiore dei modi quando Buffon sbagliò la respinta sulla conclusione di Præst permettendo a Boniperti di sbloccare il risultato, ma il pareggio arrivò poco dopo grazie a una splendida girata al volo di Nordahl. Il Pompiere ribaltò il risultato nella ripresa ribadendo in rete un colpo di testa si Schiaffino respinto dalla traversa e poco dopo l’incornata di Liedholm chiuse definitivamente i conti sul 3-1. L’ipoteca arrivò alla trentaduesima giornata con l’Udiense che impattò 3-3 a Novara, mentre il Diavolo travolse il Genoa a Marassi con un dominante 0-8 e ora mancava solamente un punto per essere certi della vittoria.

Il 12 giugno 1955 la Milano rossonera si riversò a San Siro pronta per festeggiare il ritorno allo Scudetto dopo quattro anni e soprattutto dopo aver subito le continue feste dei cugini nerazzurri. La Spal era ormai condannata alla retrocessione e nel capoluogo lombardo si completò la gloria del Diavolo. A esaltarsi più di tutti fu il meraviglioso cannoniere svedese GunnarNordahl che mise a segno una pazzesca quaterna e a completare il set tennistico ci pensarono Sørensen e Ricagni per un 6-0 che diede il quinto Scudetto della sua storia al Milan. La reale assenza di una rivale credibile al titolo aiutò i rossoneri nella loro corsa all’alloro massimo, potendo così sopperire a qualche passo falso di troppo, ma il successo fu assolutamente meritato e che riuscì ad andare oltre qualche eccessivo problema interno. Il campionato purtroppo si concluse con lo scandalo legato alle partite truccate da Udinese e Catania che così dovettero dire addio a due meravigliose stagioni, venendo costrette alla retrocessione a tavolino.

La formazione

Il Milan progettato da Trabattoni e completato da Rizzoli era una squadra forte in tutti i reparti, ma aveva nell’attacco il fiore all’occhiello che tanto piaceva ad allenatore e pubblico. Sia Béla Guttmann prima che HéctorPuricelli poi portarono avanti la stessa idea di gioco offensivo e spettacolare, basandosi però su una grande linea difensiva. LorenzoBuffon in porta non visse la sua annata migliore, ma fu comunque all’altezza della sua fama e inaspettatamente fu fondamentale l’infortunio subito da Omero Tognon. In sostituzione del difensore veneto venne dunque schierato fin da subito al centro Cesare Maldini che coordinó alla perfezione a destra l’esperto Arturo Silvestri e a sinistra il giovane Francesco Zagatti.

La vera intuizione tattica del tecnico ungherese fu l’arretramento in mediana di un non più giovanissimo NilsLiedholm che, grazie alla sua eccezionale visione di gioco, poteva impostare da lontano la manovra, con al suo fianco il mediano a tutto campo Mario Bergamaschi. A ispirare le punte vi era un duo tutto estro e classe proveniente dal Sudamerica, con EduardoRicagni pronto a far ricredere la Juventus e soprattutto con l’acquisto di uno dei più grandi di sempre: Juan Alberto Schiaffino. Il tridente d’attacco presenta tre personaggi molto diversi tra loro, tutti però coadiuvati dal PompiereGunnar Nordahl che vive ancora un’annata da cannoniere assoluto. Ai suoi lati agiscono Amleto Frignani, esterno di sinistra molto rapido ma troppo poco freddo sotto porta, e Jørgen Sørensen, che a destra ripropose spesso e volentieri la soluzione del tornante capace di aiutare la difesa resa famosa all’Inter da Gino Armano.

Il capocannoniere

Dopo anni in cui la fase difensiva la faceva da padrone, era tempo di rivivere gli antichi fasti del calcio d’attacco e con Guttmann e Puricelli c’era da divertirsi. Gunnar Nordahl non era più giovanissimo e il suo fisico non più asciutto e slanciato, ma questo non gli impedì certamente di risultare ancora una volta il re assoluto dei cannonieri. Il suo nome sul tabellino iniziò a vedersi per la prima volta in occasione della seconda giornata, quando con una tripletta stese a Genova la Sampdoria. Una rete all’Atalanta, prima di un paio di giornate di stop, e ancora valanghe di reti con Torino, Bologna e Fiorentina.

Chiuse il 1954 con una doppietta alla Lazio e sbloccò dopo pochi minuti l’attesissima sfida al vertice in trasferta con la Juventus. Sembrò chiudere il risultato nel pareggio contro l’Udinese, gara passata alla storia per la sfuriata di Schiaffino, e concluse l’andata con il punto contro la ProPatria. Visse il periodo di crisi finale con Guttmann, ma furono suoi i primi gol dell’era Puricelli contro Atalanta e Catania. Nel finale permise di evitare la sconfitta nel derby con l’Inter ed entrò con una rete nel glorioso 4-0 con la Fiorentina, prima di entrare in un altro periodo di crisi. Nel finale di stagione divenne però una macchina da gol grazie alla doppietta alla Juventus, la tripletta al Genoa, la quaterna alla Spal nel giorno della festa Scduetto e l’ultimo definitivo gol contro la Pro Patria, riuscendo così a vincere la classifica marcatori del campionato con ventisette reti.

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