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	<title>Rubriche Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Rubriche Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 20:07:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È argentino, ma vive in Italia dal 1999. Ha conosciuto personalmente Diego Armando Maradona e Víctor Hugo Morales, il cantore delle gesta del Pibe de [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/06/14/mondiale-2026-i-pronostici-di-daniel-martinez-di-espn-spagna-favorita-ma-la-mia-argentina-e-sempre-forte.html">Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">È argentino, ma vive in Italia dal 1999. Ha conosciuto personalmente Diego Armando Maradona e Víctor Hugo Morales, il cantore delle gesta del <em>Pibe de Oro</em> al Mondiale 1986. Ha intervistato centinaia di altri calciatori, tra gli anni Ottanta e i giorni nostri. Daniel Martinez ha lavorato per diverse emittenti internazionali, da Fox Sports a Bbc Mundo e da 16 anni è corrispondente dall&#8217;Italia per Espn seguendo i campioni sudamericani e argentini nel nostro Paese, non solo nel calcio. Vanta inoltre collaborazioni con altri media: El País di Madrid, Tve de España, Tve de Chile, la Cnn in spagnolo. Con il Mondiale cominciato da pochi giorni e a una manciata di ore dal debutto dell&#8217;Argentina campione del mondo contro l&#8217;Algeria, abbiamo rivolto a Daniel alcune domande sulla Coppa del mondo.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Daniel, come vedi le possibilità di un nuovo successo sudamericano in questo Mondiale?</strong></code></pre>



<p>Ci sono sicuramente squadre sudamericane che arrivano con ambizioni importanti: l&#8217;Argentina cercherà di difendere il suo titolo essendo oggi più consapevole e meno sotto pressione rispetto a Qatar 2022. C’è il Brasile che è affamato, avendo alle spalle più di 20 anni di attesa per ingrandire il proprio palmares e con il plus di un commissario tecnico di lusso come Carlo Ancellotti. E includerei la Colombia, che non ha la storia vincente delle altre due, ma viene da un’ottima Coppa América e da un girone di qualificazione sudamericano che autorizza a sognare. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Da argentino, ti aspettavi la vittoria del Mondiale in Qatar quattro anni fa o fu una sorpresa? Dove ti trovavi il 18 dicembre 2022?</strong></code></pre>



<p>No, una sorpresa no: non dimentichiamo che l&#8217;Argentina arrivava al Mondiale dopo la vittoria in Coppa América nellla quale aveva piegato il Brasile nel Maracanà. Però certamente noi argentini eravamo stati molti vicini tante volte alla vittoria che fino alla fine abbiamo vissuto il Mondiale in apnea. Dove mi trovavo il 18 dicembre 2022? Ero nell’appartamento di Susa, con il mio cagnolino Argos, con la mia bandiera annodata al collo e afferrato alla maglietta a maniche lunghe dell&#8217;Argentina, con il numero 10 senza nome sopra il numero e ancora senza stelle sopra lo stemma. Quella maglia è il mio portafortuna, anche perché mi fu regalata, con tanto di bellissima dedica, da Mario Alberto Kempes, capocannoniere e campione del mondo nel 1978. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-27510" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1536x1023.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez gioca a calcio balilla con Lautaro Martinez</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Quanto è stato importante il lavoro di Scaloni per valorizzare finalmente appieno il talento di Leo Messi in Nazionale e costruire un ciclo straordinariamente vincente con un Mondiale, una Finalissima e due Coppe América? </strong></code></pre>



<p>Quello che ha fatto Scaloni è stato fondamentale e molto difficile. Ha preso, senza alcuna esperienza, una &#8220;patata&#8221; bollentissima, com&#8217;era la nazionale che aveva lasciato Sampaoli nel 2018. Con molto senso pratico, profitto e zero proclami, Scaloni si è messo a lavorare duramente, mettendo Messi al centro del progetto. Però senza caricarlo di eccessive responsabilità. Al contrario, ha fatto in modo che il gruppo lo aiutasse e si compattasse attorno a lui. E <em>L<em>í</em>o </em>ha risposto come meglio non poteva. Per tutto questo, direi che Scaloni è stato provvidenziale, oltre che fondamentale, per la rinascita della <em>Selección&nbsp;</em>e di Lionel Messi. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Dopo la vittoria in Qatar Leo (o Lío come lo chiamate voi argentini) nel cuore del popolo argentino vale ormai Maradona? </strong></code></pre>



<p>Penso che <em>Lío </em>sia assolutamente nel cuore degli argentini, e con il tempo, quando si avrà la consapevolezza e la misura della sua traiettoria sportiva in tutta la sua incredibile magnificenza, lo sarà ancora di più. Ma l&#8217;idolo Messi è molto diverso dall&#8217;idolo Maradona. Diego era la forza ribelle, faceva leva su una personalità magnetica. Era idolatrato per le sue imperfezioni da uomo, tanto come lo era per la sua sublime classe calcistica. Il popolo si specchiava in quella sua volontà di essere uguale a lui. Diego era ognuno di noi, di qualsiasi argomento si parlasse. Era una bandiera, anzi di più: era uno scudo. Un <em>vendicatore</em>, che con la sua vita, idealizzata dalle masse, dimostrava che anche gli ultimi possono arrivare in alto. La sua voce era la voce di tutta quella gente che si sentiva dimenticata, maltrattata, derubata dai potenti. Non potremo mai misurare Diego con lo stesso metro con il quale misuriamo qualsiasi altro comune mortale. <em>Lío </em>invece, è l’idolo silente, timido a livelli quasi incomprensibili. È l’idolo che non ha mai giocato in patria (ma che mai ha perso l&#8217;accento, la cultura, l&#8217;<em>argentinità</em>). È il <em>lí<em>der </em></em>lontano, quello che ha vinto tutto quello che si può vincere, però per altri, con altri colori, dall’altra parte del mondo. A troppi chilometri di quella patria che lui, tuttavia e fortunatamente, non ha messo mai in soffitta, non ha mai dimenticato. <em>Lío </em>è l’idolo che ha dovuto sudare e piangere tanto prima di apparire un vincente agli occhi dei suoi connazionali e che adesso ha battuto tutti i record con la <em>camiseta albiceleste</em>. <em>Lío </em>ha già vinto con l&#8217;Argentina più di Diego e più di chiunque altro. Ma ha dovuto aspettare quella Coppa América alzata al Maracanà nel 2021 per ricevere gli applausi della gente e ottenere quel riconoscimento trasversale che prima qualcuno in patria gli negava. In poche parole: Diego è l’idolo del travolgente carisma; <em>Lío </em>è l&#8217;idolo della schiacciante superiorità calcistica.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Gli argentini hanno ormai due miti: Diego, l&#8217;idolo del travolgente carisma, il vendicatore degli ultimi, la voce della gente, lo scudo delle masse. E Leo, l&#8217;idolo della superiorità calcistica, il campione dei record cresciuto in una terra lontana, che ha sofferto e pianto, ma che ora anche in Nazionale ha vinto tutto, come nessun altro</p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>L'Argentina, rispetto all'Italia, è meno popolosa, ha un campionato di esportazione, ma resta una delle migliori scuole del mondo. Quali sono i metodi di lavoro che si utilizzano in Argentina nelle scuole calcio? </strong></code></pre>



<p>In Argentina è ancora preponderante la scuola del <em>potrero</em>, ovvero del campetto di quartiere. Abbiamo anche noi le scuole calcio <em>classiche</em>, soprattutto nelle grandi città, ma una parte importante, all&#8217;inizio del percorso formativo, si sviluppa nei club di quartiere, che in genere sono club <em>sociali </em>e di <em>promozione</em>. Ed è lì, in quei campetti di terriccio, di superfici sconnesse, che alle prime gocce di pioggia diventano di fango, che i ragazzini sviluppano caratteristiche del tutto personali, a volte uniche. Lì è dove la <em>gambeta</em> (il dribbling) diventa un’arma di sopravvivenza calcistica, non un lusso da sfoggiare per cogliere un applauso facile. Uno dei grandi problemi che stanno avendo le scuole di calcio eccessivamente metodiche dell&#8217;Europa è che costruiscono calciatori tutti uguali. Se la superficie dove i ragazzi imparano a giocare è sempre perfetta e uniforme, se il pallone è sempre iper performante, le difficoltà tecniche che si presenteranno saranno sempre uguali e anche le possibili soluzioni saranno uguali per tutti. Questo aspetto, sommato a metodi di allenamento standardizzati, alla formazione fisica preponderante in luogo della tecnica e a una scellerata ossessione per gli aspetti tattici, condiziona inevitabilmente la formazione delle nuove generazioni. Il risultato è che avremo giocatori che si assomiglieranno troppo tra di loro. Quando è risaputo che nel calcio il <em>giocatore diverso</em> e quello che fa la differenza.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Come vedi il futuro dell'Argentina dopo la generazione Messi? Quanto Nico Paz è già pronto per diventare il leader del nuovo corso argentino? E cosa aspettarsi da un Julian Álvarez sempre più consapevole dei suoi mezzi a livello internazionale? </strong></code></pre>



<p>Vedo un futuro promettente, con giocatori sempre competitivi, che hanno ereditato il dna che fu di Di Stéfano, di Labruna, di Sívori, di Kempes, di Bochini, di Alonso, di Maradona, di Messi e di tanti altri che ci hanno portato a essere una Nazionale vincente e che, anche nelle sconfitte, compete sempre ad alti livelli. Nico Paz è in un momento cruciale della carriera, è in quel passaggio tra l&#8217;essere un buon giocatore e la consacrazione che porta a diventare un campione. Speriamo che la troppa aspettativa non finisca per fargli del male. Ha davanti a sé Almada e anche lui, con caratteristiche leggermente diverse, potrebbe diventare un <em>lí<em>der </em></em>tecnico della Nazionale. Credo in ogni caso che la mancanza di un <em>lí<em>der </em></em>non sarà mai un problema nella Nazionale argentina, perché c’è tanta personalità in più di un calciatore. Il caso di Julian è notevole: a 26 anni ha già vinto tutti i titoli che un giocatore può vincere. Parliamo di 16 trofei, inclusi il Campionato del Mondo, due Coppe América, la Libertadores, la Champions League. E credo non sia ancora arrivato al punto più alto della sua carriera. Potrebbe tranquillamente essere lui il <em>lí<em>der </em></em>del futuro della Nazionale argentina. Da qui ai prossimi anni penso crescerà ancora.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27512" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez con Gonzalo Higuain</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Avere dei <em>líder </em>e dei grandi giocatori non sarà mai un problema per la Nazionale argentina, perché da noi i talenti continuano a nascere ed ereditare il dna dei vari Di Stéfano, Labruna, Sívori, Kempes, Bochini, Alonso, Maradona, Messi. Nei prossimi anni ho grande fiducia soprattutto in Nico Paz e Julián Álvarez</p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Il Brasile non vince un Mondiale da 24 anni. Ha deciso di affidarsi a un allenatore di provata qualità ed esperienza come Ancelotti. Quali sono i punti di forza e di debolezza dei verdeoro e come li vedi in ottica vittoria del Mondiale, anche alla luce del pareggio poco spumeggiante contro il Marocco all'esordio?</strong></code></pre>



<p>Il Brasile credo stia ripetendo la stessa <em>strada della frustrazione</em> che ha percorso la Nazionale argentina nei suoi 33 anni senza vittorie, tra la Coppa America 1993 e la Coppa América 2021. Ed è una strada molto pericolosa perché divora generazioni di grandissimi talenti. L’arrivo di Ancelotti, un uomo abituato alla vittoria e che sa gestire come nessuno gli spogliatoi carichi di ego, potrebbe essere il toccasana per evitare che questa strada diventi ancora più lunga. I punti di forza del Brasile, lo sappiamo tutti, passano da risorse individuali quasi inesauribili, da giocatori di enorme qualità ma che &#8211; e qui sono i punti deboli &#8211; da tempo non trovano l’amalgama necessaria per imporsi. Se continua a naufragare nell’ansia, nella fretta e si aspetta di risolvere le partite con i colpi isolati di questo o quell’altro giocatore, anche in questo Mondiale il Brasile finirà per disunirsi piano, piano. Se invece <em>la cura Carletto</em> riuscirà a essere efficace, è una Nazionale che potrà ambire al massimo traguardo. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Tra le favorite indiscusse vi sono la Spagna di Yamal, la Francia di Mbappé e del pallone d'oro Dembélé, l'Inghilterra di Kane. Tu chi vedi meglio tra queste e chi indichi come favorita per la vittoria? </strong></code></pre>



<p>Sulla Spagna e sulla Francia sono d’accordissimo, non sull’Inghilterra che mi sembra ancora una volta in costruzione. Al suo posto io menzionerei come candidato alla vittoria il Portogallo che ha giocatori di grandissimo valore in tutti i reparti. Ma il successo finale in un Mondiale dipende di tante cose, dai piccolissimi dettagli fino a concetti generali molto ampi. Fare previsioni è estremamente complesso. Ma tra tutte per me la Spagna è la più solida, la più squadra.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27518" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez fuori dall&#8217;Allianz Arena, stadio di Monaco di Baviera</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Quale può essere invece la Nazionale sorpresa? E quale sarà invece secondo te il giocatore rivelazione dei Mondiali? </strong></code></pre>



<p>Per quello che ho visto finora, tra amichevoli premondiali e primissime partite, mi ha impressionato (ma non si può parlare esattamente di sorpresa) il calcio che esprime il Marrocco. Attenti poi al Giappone, che potrebbe essere una piacevole scoperta e arrivare lontano in questo Mondiale. Indicare il giocatore rivelazione è ancora più difficile, dunque rispondo con quello che vorrei lo fosse, con tutto il cuore: Nico Paz.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Per la terza volta consecutiva l'Italia non sarà ai Mondiali. Da argentino che però da anni conosce bene la nostra realtà, qual è secondo te il principale problema del nostro calcio: troppi stranieri? Poca cultura sportiva? Scarso investimento su vivai, allenatori e strutture? </strong></code></pre>



<p>Per rispondere come si deve a questa domanda ci vorrebbe lo spazio di un libro, non di un&#8217;intervista. Non scopro nulla dicendo che questa crisi è il risultato di una somma di fattori. Da leggi come il famoso <em>decreto crescita</em> che favoriscono fiscalmente l&#8217;acquisto di giocatori che vengono dall’estero invece che l&#8217;acquisto di giocatori nel mercato interno, a problemi di abitudini culturalmente sbagliate. <br>La riassumerei così: la peggiore malattia del calcio italiano (certo, non l’unica) è lo sfrenato <em>amore </em>degli italiani per il mercato. Gli anni dell&#8217;abbondanza, <em>del calcio più bello del mondo</em> andava di pari passo con l&#8217;<em>allure</em> dei club dominati dai presidenti mecenati. I quali però di mecenatismo non avevano nulla, perché il calcio ha sempre dato tantissimo, in termini economici, di popolarità, di potere e di influenza politica a tutti gli imprenditori che scelgono di investire in una società calcistica. <br>Da allora i tifosi hanno iniziato a preoccuparsi solo, e continuano a farlo ancora oggi, di cosa regalerà loro il presidente nel calcio mercato. I media per alimentare i sogni (a quell’epoca possibili) parlavano di <em>colpo</em>, di <em>bomba</em>. Il fatto che in Italia il mercato sia così importante è dimostrato dal fatto che è l&#8217;unico Paese dove le trattative si fanno in un posto <em>centralizzato </em>e tutto il pacchetto viene venduto come uno spettacolo mediatico. In altri Paesi, quando un club vuole comprare un giocatore, i dirigenti e i rappresentanti si telefonano e si trovano da qualche parte, nell&#8217;ufficio di uno o dell&#8217;altro, a cena, o in un hotel qualunque. Non c’è un posto <em>centralizzato </em>dove si sviluppa il mercato. <br>Questa modalità mercantilistica ha fatto sì che i vivai perdessero sempre di più centralità nel momento in cui c&#8217;era da pensare al ricambio generazionale delle rose. E visto che i vivai sono un settore dove si deve investire tanto oggi per avere forse qualcosa domani &#8211; però non c&#8217;è niente di reale, di concreto e di garantito nell&#8217;immediato &#8211; ai tifosi e agli imprenditori non è mai sembrato una buona idea investire su questo fronte. I tifosi in Italia non sentono dunque la necessità di veder crescere i ragazzi dei propri settori giovanili né chiedono a gran voce ai presidenti di scommettere su questo o quel giovane promettente. <br>Il refrain è: <em>il presidente vuole una squadra per vincere subito</em>. E tutti sono così contenti quando arriva uno sconosciuto pagato a peso d’oro. Ma negli anni Ottanta e Novanta i soldi permettevano di andare in giro per il mondo, come oggi fanno gli sceicchi, e di portare in Italia giocatori di relativa qualità. Oggi credo sia evidente a tutti che non è più così. Oggi la logica mercantilistica vede altri Paesi dominare e altri campionati diventare le prime scelte. E di conseguenza, in Italia oggi quali giocatori arrivano? Non ho bisogno di scriverlo qui, tutti lo sappiamo. Basterà dire che se viene ingaggiato qualche giovane buono per davvero, lo si fa arrivare in prestito e con la clausola di ricompra. <br>Quando si guarda ai settori giovanili, dunque, si trovano campioncini che forse contro i pari età potranno farsi valere, ma che difficilmente avranno quel quid in più necessario per fare il salto di qualità ed essere competitivi al massimo livello. Ma soprattutto quello che più manca è quell’interesse che iniziano a sentire da piccoli da parte dei propri tifosi, quel fuoco che li nutre, che li fa crescere forti, perché quando arriverà la loro opportunità, i tifosi saranno dalla loro parte e vorranno vederli imporsi. Fino a quando questa logica culturale in Italia non farà strada, prevedo ancora tempi bui.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27511" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez intervista Alessandro Del Piero, uno degli ultimi grandi interpreti del calcio italiano</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Uno dei grandi problemi del calcio italiano è il mercato. Dai tempi in cui la Serie A dominava la scena negli anni Ottanta e Novanta. Questo ha fatto sì che si vuole il campione dell&#8217;oggi e non si dà il tempo di costruire il campione del domani. E i tifosi chiedono ai presidenti non quale ragazzo emergerà dal vivaio, ma chi verrà acquistato. </p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Si sente spesso dire da alcuni che il calcio di oggi è più difficile di quello di un tempo, mentre altri rimpiangono il calcio del passato. Tu che segui per lavoro questo sport da tanto tempo, quali ritieni sia la più grande differenza tra il calcio di oggi e quello di ieri? </strong></code></pre>



<p>Secondo me l’uomo tende a superare i suoi limiti sempre, lo prova la storia. Migliorano la tecnologia dei materiali, i metodi degli allenamenti, il modo di alimentarsi. Migliora la medicina e un infortunio che in tempi passati ti lasciava fuori del campo per un lungo periodo oggi si risolve in un paio di mesi. In qualsiasi altro sport questa discussione non si porrebbe neanche. <br>Ma il calcio è uno sport fatto di sensazioni, di emozioni, ed è assolutamente opinabile in qualunque aspetto. E allora si accende il dibattito. Molto probabilmente chi dice fosse meglio il passato, lo sostiene perché era migliore lui stesso. E quindi ha la sensazione che ciò che vedeva in campo era migliore. Ma non è vero. Era lui a essere migliore, perché aveva la metà degli anni, la metà delle responsabilità e il doppio dei sogni di oggi. Il calcio contemporaneo si gioca a una velocità superiore, con un&#8217;intensità e con una varietà di movimenti collettivi che un tempo non si immaginavano nemmeno. Oggi si vedono più volte cambi di fronte di 50 metri da parte di terzini ignoti che in un&#8217;altra epoca verrebbero qualificati come grandissimi giocatori solo per quel singolo gesto tecnico. <br>Con molta più frequenza vediamo giocate acrobatiche in area, eseguite con la naturalezza di qualunque attaccante. Quando un tempo questi gesti erano riservati solo ai grandi campioni. È anche vero che oggi, a qualsiasi ora c’è una partita. E che in qualsiasi latitudine si impara e si gioca a calcio. Per questo le opportunità di vedere certi gol e certi gesti si moltiplicano. C’è però un aspetto in base al quale i giocatori di prima avrebbero avuto molte più possibilità di giocare meglio e più a lungo. Parlo dell&#8217;aggressività in campo. È una differenza sostanziale con il calcio di oggi, nel quale i giocatori vengono protetti molto di più. Sono convinto, ad esempio, che se Maradona fosse stato più protetto da parte di regolamenti e arbitri, avrebbe avuto una carriera ancora migliore. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Parlando ancora di Maradona, hai iniziato a seguire il calcio decenni fa, lavorando a stretto contatto con il mitico Víctor Hugo Morales e conoscendo personalmente Diego, che resta una delle figure più iconiche del calcio e dello sport. Cosa puoi dirci di lui come personaggio fuori dal campo? Hai qualche aneddoto particolare sulla sua figura? </strong></code></pre>



<p>Diego era più che un idolo delle masse, era un’icona pop, un personaggio del valore universale che trascendeva il calcio e qualunque argine si potesse opporre alla sua personalità. Ho avuto la fortuna di lavorare da giovane con Victor Hugo, una delle persone più importante della mia vita, non solo professionale, e nei confronti del quale sarò eternamente debitore. Ciò mi ha permesso di affacciarmi al <em>mondo Maradona</em>.<br>Essere lui, essere Diego, sarebbe stato difficilissimo per chiunque. Quello che generava la sua sola presenza era incredibile, è difficile raccontarlo senza sembrare esagerato. E probabilmente anche quello è stato il motivo dei suoi demoni. Credo che non ci sia stato mai un solo Maradona. Per dirlo in un modo più comprensibile: c’era Diego, il giocatore che tutti i suoi compagni amavano, l’uomo capace di una generosità genuina, quello per cui la parola di Don Diego (suo padre) era legge, quello semplice, alla mano, disponibile e attento. Quello che si preoccupava dei bisognosi. Diego era pieno di virtù e degno di tanta ammirazione. <br>Ma quasi al contempo (forse entrando al palcoscenico mentre l’altro ancora stava uscendo), c’era anche Maradona. Ovvero il personaggio scontroso, un po&#8217; arrogante, che sembrava arrabbiato e che non si tratteneva se voleva insultare. Era una figura piena di contradizioni. Che poteva sostenere al mattino una posizione e la notte la posizione opposta. Ma sempre con la stessa (e questo era la cosa incredibile) genuina convinzione con la quale poche ore prima aveva dichiarato il contrario. Tra Diego, l’uomo, e Maradona, il personaggio, correva un fiume di umanità, di fragilità, di voglia di superare se stesso, di confusioni travolgenti. A tutti e due ho voluto bene. Dirò di più: l’uomo Diego mi ha aiutato a capire un po&#8217; le difficoltà del personaggio Maradona. Ma anche a capire un po&#8217; le mie contradizioni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>C&#8217;era Diego, il giocatore che tutti i compagni amavano, l&#8217;uomo generoso, alla mano e disponibile. E poi c&#8217;era Maradona, il personaggio scontroso, contraddittorio, che cambiava posizione di continuo. A entrambi ho voluto bene. E l&#8217;uomo Diego mi ha aiutato a capire di più il Maradona personaggio e a capire di più anche me stesso</p></blockquote></figure>



<p></p>
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		<title>Un libro su Tadej Pogačar, il nuovo cannibale del ciclismo</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/05/09/un-libro-su-tadej-pogacar-il-nuovo-cannibale-del-ciclismo.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 15:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pagine di sport]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[merckx]]></category>
		<category><![CDATA[Tadej Pogačar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il fuoriclasse del ciclismo contemporaneo e possiamo già considerarlo nella “hall of fame” dei campionissimi di ogni epoca. Tadej Pogačar, con le sue fughe [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È il fuoriclasse del ciclismo contemporaneo e possiamo già considerarlo nella “hall of fame” dei campionissimi di ogni epoca. <strong>Tadej Pogačar</strong>, con le sue fughe solitarie e la sua fame di vittorie, è spesso accostato al <em>Cannibale </em><strong>Eddy Merckx</strong>.</p>



<p><strong>Beppe Conti</strong>, penna raffinata e da anni volto autorevole del ciclismo in Rai, unisce precisione giornalistica e passione narrativa in una biografia intensa e coinvolgente dedicata al campione sloveno della Uae Team Emirates.</p>



<p>In &#8220;Tadej. Il predestinato&#8221;, Diarkos editore, <strong>Conti </strong>accompagna il lettore attraverso le tappe fondamentali della carriera di <strong>Pogačar</strong>: dall’infanzia alle prime apparizioni nel ciclismo, fino all’esplosione ai massimi livelli.</p>



<p>L’autore ne mette in luce le qualità straordinarie, fisiche e mentali, e la serenità con cui affronta ogni corsa, unita a una maturità tattica fuori dal comune. Ampio spazio è dedicato anche al ruolo di <strong>Beppe Saronni</strong>, grande ex campione azzurro e oggi apprezzato dirigente, tra i primi ad intuire e a scommettere sul potenziale del giovanissimo sloveno.</p>



<p>Tra gli aspetti più riusciti della biografia c’è il racconto della dimensione umana dell’atleta. Accanto all’immagine del dominatore delle corse emerge quella di un ragazzo semplice nella vita quotidiana: legato alla famiglia e alla sua terra, fedele a uno stile di vita lontano dagli eccessi spesso associati allo sport professionistico.</p>



<p>La figura di <strong>Pogačar</strong> diventa anche l’occasione per riflettere sull’evoluzione del ciclismo: preparazione sempre più scientifica, nuove strategie di gara e l’emergere di una generazione di corridori giovanissimi &#8211; l’ultimo, in ordine di apparizione, è il francese <strong>Paul Seixas</strong> &#8211; capaci di imporsi subito ai massimi livelli. </p>



<p>Il libro, però, sfugge alla semplice celebrazione e mette a fuoco soprattutto lavoro, disciplina e scelte che hanno contribuito a costruire il <strong>Pogačar </strong>che conosciamo oggi.</p>



<p>A rendere ancora più vivo il lavoro di <strong>Conti </strong>contribuisce la ricchezza di aneddoti: episodi, testimonianze e retroscena che completano il ritratto del campione e sanno emozionare. È anche grazie a quel sorriso sempre presente sul volto del ragazzo dal ciuffo biondo che continua a divertirsi pedalando, se molti appassionati si sono riavvicinati al ciclismo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Un ALIENO a Sanremo! POGACAR stampa Pidcock al fotofinish dopo essere caduto | MILANO-SANREMO 2026" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6NRgO_wnBl0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La recente vittoria di Tadej Pogačar alla Milano-Sanremo</figcaption></figure>
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		<title>George Best, il &#8220;Quinto Beatle&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 09:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I nostri podcast]]></category>
		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
		<category><![CDATA[george best]]></category>
		<category><![CDATA[manchester united]]></category>
		<category><![CDATA[quinto beatle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È conosciuto come il Quinto Beatle. George Best, favolosa ala nordirlandese, dominò la scena europea negli anni &#8217;60 guidando il Manchester United alla vittoria nella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/04/george-best-il-quinto-beatle.html">George Best, il &#8220;Quinto Beatle&#8221;</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È conosciuto come il <em>Quinto Beatle</em>. <strong>George Best</strong>, favolosa ala nordirlandese, dominò la scena europea negli anni &#8217;60 guidando il Manchester United alla vittoria nella Coppa dei Campioni 1967-1968 (leggi la cronaca <a href="https://gameofgoals.it/2016/11/25/1968-finale-manchester-united-benfica-4-1-dts.html">qui</a>) e vincendo il Pallone d&#8217;Oro nel 1968.</p>



<p>E questo è il podcast a lui dedicato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Spotify Embed: George Best: le due anime di una leggenda" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/3kziT1iHLjHww0SaEy2ul5?si=co7BwkSFTWqciOPtfgsXuA&amp;utm_source=oembed"></iframe></div>
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		<title>Alcaraz-Sinner, la grande rivalità del tennis in due libri di Riccardo Crivelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 20:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pagine di sport]]></category>
		<category><![CDATA[carlos alcaraz]]></category>
		<category><![CDATA[jannik sinner]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[tennis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono i due fuoriclasse più affascinanti e influenti del tennis contemporaneo, la loro rivalità ha conquistato appassionati e non di tutto il mondo, e reso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/02/27/alcaraz-sinner-la-grande-rivalita-del-tennis-in-due-libri-di-riccardo-crivelli.html">Alcaraz-Sinner, la grande rivalità del tennis in due libri di Riccardo Crivelli</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Sono i due fuoriclasse più affascinanti e influenti del tennis contemporaneo, la loro rivalità ha conquistato appassionati e non di tutto il mondo, e reso meno amara la fine dell’era dei “Big Three” <strong>Djokovic</strong>&#8211;<strong>Federer</strong>&#8211;<strong>Nadal</strong>. Stiamo parlando di <strong>Carlos Alcaraz</strong> e <strong>Jannik Sinner</strong>, raccontati, in due libri dedicati, con ricchezza informativa, stile fluido e umanità da Riccardo Crivelli, responsabile della rubrica Tennis per la Gazzetta dello Sport.</p>



<p>I nuovi fenomeni del tennis mondiale sono, al momento, numero 1 e numero 2 della classifica del ranking Atp. <strong>Alcaraz</strong>, con il suo stile esplosivo e creativo, e <strong>Sinner</strong>, con la sua potenza da fondo campo e la feroce solidità mentale, incarnano due modi diversi ma ugualmente efficaci di interpretare il tennis moderno.</p>



<p>Crivelli in <strong><em>“Carlos Alcaraz. Il volto nuovo del tennis mondiale”</em></strong>, Diarkos editore, offre un profilo avvincente e appassionato di quello che molti considerano l’erede di <strong>Nadal</strong>, anche se il murciano si rivede maggiormente in <strong>Federer</strong>. L’autore non si limita a ripercorrere i risultati sul campo, ma racconta le origini e l’evoluzione umana e sportiva di un talento che ha già segnato una nuova era del tennis mondiale. Crivelli ci porta nei pomeriggi assolati di El Palmar, tra sogni infantili e il desiderio di emulare i grandi, per poi mostrarci un giovane che unisce istinto e creatività in un gioco immediatamente riconoscibile. L’opera di Crivelli valorizza tanto le imprese quanto le fragilità del campione spagnolo, facendo emergere come sia la capacità di affrontare paure e dubbi a definire la grandezza di un atleta oltre i numeri dei trofei vinti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/08df3566-ae9a-49e5-b636-1f68265d7f18-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26096" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/08df3566-ae9a-49e5-b636-1f68265d7f18-683x1024.jpg 683w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/08df3566-ae9a-49e5-b636-1f68265d7f18-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/08df3566-ae9a-49e5-b636-1f68265d7f18-768x1152.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/08df3566-ae9a-49e5-b636-1f68265d7f18-1024x1536.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/08df3566-ae9a-49e5-b636-1f68265d7f18.jpg 1280w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>



<p></p>



<p>Allo stesso modo in <strong><em>“Jannik Sinner. Il talento che sta cambiando la storia del tennis”</em></strong>, Diarkos editore, sempre Riccardo Crivelli<strong> </strong>presenta <strong>Sinner </strong>non solo come atleta di successo, ma come figura di riferimento per le nuove generazioni. Attraverso vicende personali, scelte difficili e l’influenza di allenatori e famiglia, emerge un ritratto mai banale di un campione che incarna umiltà, concentrazione e determinazione veramente dolomitica. La narrazione di Crivelli è efficace nel trasmettere non solo le imprese sportive ma soprattutto l’essenza del carattere del protagonista: un ragazzo che cerca costantemente di migliorarsi senza mai perdere equilibrio e naturalezza. Il libro segue il percorso di crescita di <strong>Sinner </strong>fino ai trionfi agli US Open e agli Australian Open 2024–2025, che lo hanno consacrato tra i grandi del tennis mondiale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/ecda1a7b-107b-41c2-8ed6-e8dbda3d3fd4-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26097" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/ecda1a7b-107b-41c2-8ed6-e8dbda3d3fd4-683x1024.jpg 683w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/ecda1a7b-107b-41c2-8ed6-e8dbda3d3fd4-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/ecda1a7b-107b-41c2-8ed6-e8dbda3d3fd4-768x1152.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/ecda1a7b-107b-41c2-8ed6-e8dbda3d3fd4-1024x1536.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/ecda1a7b-107b-41c2-8ed6-e8dbda3d3fd4.jpg 1280w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>



<p></p>



<p>L’approccio non didascalico rende questi titoli adatti sia agli appassionati di tennis sia a chi cerca biografie avvincenti di personaggi contemporanei. Due storie di sport che parlano anche di valori universali come: dedizione, sacrificio e crescita personale.</p>
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		<title>Lev Jašin, la leggenda assoluta dei portieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:24:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I nostri podcast]]></category>
		<category><![CDATA[lev jascin]]></category>
		<category><![CDATA[pallone d&#039;oro]]></category>
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		<category><![CDATA[unione sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È l&#8217;unico portiere che ha vinto il Pallone d&#8217;oro. Il russo Lev Ivanovič Jašin è l&#8217;icona assoluta tra i portieri, un&#8217;autentica leggenda che ha segnato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/02/20/lev-jasin-la-leggenda-assoluta-dei-portieri.html">Lev Jašin, la leggenda assoluta dei portieri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">È l&#8217;unico portiere che ha vinto il Pallone d&#8217;oro. Il russo <strong>Lev Ivanovič Jašin</strong> è l&#8217;icona assoluta tra i portieri, un&#8217;autentica leggenda che ha segnato in modo indelebile il proprio ruolo rivoluzionandolo e tagliando traguardi straordinari e inimmaginabili per un estremo difensore.</p>



<p><a href="https://gameofgoals.it/2023/11/19/lev-yashin-il-ragno-nero-tra-leggenda-e-realta.html">Qui </a>avevamo già raccontato la sua storia con Tiziano Canale. E ora abbiamo anche un podcast a lui dedicato.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Spotify Embed: Lev Yascin – il portiere diventato leggenda" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/5JWqujSgXXHcYgkzWJ1H3U?utm_source=oembed"></iframe></div>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/02/20/lev-jasin-la-leggenda-assoluta-dei-portieri.html">Lev Jašin, la leggenda assoluta dei portieri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>&#8220;Juventus primo amore&#8221;: nei cinema arriva il docufilm sul decennio d&#8217;oro dei bianconeri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 20:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni del cinema]]></category>
		<category><![CDATA[angelo bozzolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 16, 17 e 18 febbraio 2026 arriva nelle sale cinematografiche italiane l&#8217;atteso documentario &#8220;Juventus. Primo Amore&#8221;, diretto da Angelo Bozzolini. Questo docu-film celebra il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/02/06/juventus-primo-amore-nei-cinema-arriva-il-docufilm-sul-decennio-doro-dei-bianconeri.html">&#8220;Juventus primo amore&#8221;: nei cinema arriva il docufilm sul decennio d&#8217;oro dei bianconeri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 16, 17 e 18 febbraio 2026 arriva nelle sale cinematografiche italiane l&#8217;atteso documentario<em> &#8220;Juventus. Primo Amore&#8221;</em>, diretto da <strong>Angelo Bozzolini</strong>. Questo docu-film celebra il decennio d&#8217;oro della Juventus, dal 1975 al 1985, quando la squadra bianconera scrive alcune delle pagine più gloriose della storia del club, in Italia ed in Europa (si legga <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">qui </a>l&#8217;articolo sulla straordinaria impresa della Coppa Uefa vinta nel 1977 con soli giocatori italiani, ad esempio).</p>



<p>Il documentario ripercorre gli anni in cui la Juventus, guidata da <strong>Trapattoni </strong>subentrato a <strong>Parola</strong>, vince sei scudetti &#8211; 1974/75, 1976/77, 1977/78, 1980/81,1981/82 e 1983/84 &#8211; confermandosi regina indiscussa in Italia, ma soprattutto si afferma a livello internazionale conquistando &#8211; prima in Europa &#8211; tutte le tre storiche competizioni confederali: la Coppa Uefa nel 1976-1977, la Coppa delle Coppe 1983-1984 e la Coppa dei Campioni 1984-1985 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2019/02/28/1985-finale-juventus-liverpool-1-0.html">qui</a>). </p>



<p>Completano quel decennio d’oro, i trionfi nella Supercoppa Uefa 1984 e nella Coppa Intercontinentale 1985 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/29/intercontinentale-1985-juventus-argentinos-juniors-6-4-dcr-2-2.html">qui</a>), che permettono al club bianconero di essere il primo club a conquistare tutti e cinque i trofei maschili dell&#8217;Uefa allora esistenti.</p>



<p>Tra i protagonisti di quella cavalcata figurano campioni indimenticabili per il popolo juventino quali: <strong>Zoff, Scirea, Cabrini, Gentile, Furino, Tardelli, Bettega, Rossi, Platini e Boniek.</strong></p>



<p>Ma <em>&#8220;Juventus. Primo Amore&#8221; </em>non è solo una storia di successi sportivi: è un viaggio attraverso un&#8217;Italia segnata da tensioni sociali, terrorismo e scandali. Il film include immagini d&#8217;archivio e interviste esclusive a protagonisti di quel decennio, dai campioni agli addetti ai lavori come giornalisti e figure del mondo juventino. &#8220;Juventus. Primo Amore&#8221; è un&#8217;opera che celebra una fede sportiva, ma anche un pezzo importante della storia italiana.</p>



<p>Il documentario è prodotto da Lux Vide, in collaborazione con Rai Documentari e distribuito in esclusiva da Nexo Studios. Le prevendite dei biglietti saranno disponibili a partire dal 16 gennaio 2026 su nexostudios.it.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="805" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/Juventus_Argentinos_1985_exult-1024x805.jpg" alt="" class="wp-image-25931" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/Juventus_Argentinos_1985_exult-1024x805.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/Juventus_Argentinos_1985_exult-300x236.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/Juventus_Argentinos_1985_exult-768x604.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/Juventus_Argentinos_1985_exult.jpg 1075w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La festa juventina per l&#8217;Intercontinentale vinta nel 1985</figcaption></figure>
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		<title>Björn Borg e Boris Becker: i geni irregolari del tennis raccontati in due libri</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/01/12/bjorn-borg-e-boris-becker-i-geni-irregolari-del-tennis-raccontati-in-due-libri.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 12:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pagine di sport]]></category>
		<category><![CDATA[andre agassi]]></category>
		<category><![CDATA[bjorn borg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno lasciato un segno indelebile nella storia del tennis dominando le scene negli anni ’70 e ’80 e conquistando i più prestigiosi tornei del Grande [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Hanno lasciato un segno indelebile nella storia del tennis dominando le scene negli anni ’70 e ’80 e conquistando i più prestigiosi tornei del Grande Slam. Stiamo parlando di <em>Ice Man </em><strong>Borg </strong>e di <em>Bum Bum </em><strong>Becker</strong>, due fuoriclasse che si sono distinti non solo per le loro vittorie ma anche per le loro personalità uniche. </p>



<p>Il primo, noto per freddezza e distacco in campo, è stato uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi con all’attivo ben 11 Major &#8211; 6 Roland Garros e 5 Wimbledon consecutivi &#8211; raccolti tra il 1974 e il 1981 e pioniere di un tennis innovativo che includeva il rovescio a due mani ed un dritto con topspin che ha rivoluzionato questo sport. &#8220;L’orso&#8221; svedese fu protagonista di una rivalità accesissima con <strong>John McEnroe</strong> con cui diede vita a match intensi, ricordati ancora oggi e considerati tra i più emozionanti di tutti i tempi.</p>



<p>Il secondo, il ragazzo prodigio del tennis tedesco, il più giovane campione di Wimbledon a soli 17 anni &#8211; record che ancora gli appartiene -, ha incrociato la racchetta con alcuni dei grandi interpreti della sua epoca, tra questi: <strong>Stefan Edberg</strong>, <strong>Jim Courier </strong>e soprattutto <strong>Andre Agassi</strong>. Il suo tennis associava in modo efficace, la potenza e l’esplosività del servizio tipica del tennis moderno alla raffinatezza dei colpi propria dell’epoca classica. </p>



<p>È l’unico tennista uomo ad aver vinto due tornei del Grande Slam &#8211; 6 quelli vinti in totale &#8211; prima dei 19 anni, entrambi sugli amati campi di Wimbledon. <strong>Borg </strong>e <strong>Becker </strong>si sono distinti oltre che per le loro vittorie anche per le loro vite spericolate. E proprio alle loro vite a tutto tondo, fatte di grandi successi ma pure di fallimenti, sono dedicate le loro autobiografie fresche di stampa. </p>



<p>Quella del gigante svedese &#8211; “Björn Borg Battiti”, Rizzoli editore &#8211; è un racconto intimo e sincero, un libro di &#8220;redenzione&#8221; in cui <strong>Borg </strong>si mette a nudo e racconta la sua storia senza filtri. Scritta in collaborazione con l’attuale moglie <strong>Patricia Ostfeldt</strong>, l’autobiografia offre un ritratto onesto ed autentico di un uomo che ha conosciuto la gloria ed il baratro. Una leggenda che nell’arco di un decennio fu capace di imporre non solo un nuovo stile di gioco ma uno stile tout court, il fascino angelico e luciferino di una rockstar in grado di spazzar via avversari e polverizzare record prima di ritirarsi a soli 26 anni, preda dei suoi fantasmi e di quelle che sarebbero diventate delle terribili dipendenze. Fino all’ultima sfida, la più importante e non ancora conclusa, quella contro il cancro. </p>



<p>Piena di successo, fama e ricchezza è stata anche l’esistenza del campionissimo tedesco che però cambia radicalmente nella primavera del 2022 quando viene condannato al carcere per bancarotta. In “Boris Becker Inside” , Mondadori editore, l’ex ragazzo prodigio del tennis racconta del difficile percorso vissuto dietro le sbarre e della capacità di ricominciare da zero, una storia di sopravvivenza e profonda trasformazione per ricostruire la sua vita dopo le scelte sbagliate e gli errori che lo hanno portato in prigione. L’autobiografia è il racconto crudo e senza sconti della sua esperienza all’interno di due tra le prigioni più dure del Regno Unito, delle amicizie inaspettate e della riscoperta di valori che pensava di aver dimenticato e che gli hanno permesso di resistere e rinascere.</p>



<p></p>



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		<title>Gaetano Scirea, un campione d&#8217;altri tempi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 17:29:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I nostri podcast]]></category>
		<category><![CDATA[darwin pastorin]]></category>
		<category><![CDATA[gaetano scirea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato il capitano della Juventus e dell&#8217;Italia campionessa del mondo nel 1982.Ma Gaetano Scirea è stato anche molto di più: un&#8217;icona di sportività, un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/11/19/gaetano-scirea-un-campione-daltri-tempi.html">Gaetano Scirea, un campione d&#8217;altri tempi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">È stato il capitano della Juventus e dell&#8217;Italia campionessa del mondo nel 1982.<br>Ma <strong>Gaetano Scirea</strong> è stato anche molto di più: un&#8217;icona di sportività, un emblema del fair play, un simbolo di stile dentro e fuori campo.<br>Un libero gentiluomo, come lo ha definito nel suo splendido libro il giornalista Darwin Pastorin. E a questo proposito, trovate un contributo proprio di Pastorin nel podcast dedicato al fuoriclasse.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Spotify Embed: Scirea, libero gentiluomo del calcio" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2ig8mtKmM9WgQcteJ8Ep3R?si=gka1tP29RTCmrTWu2_oFxg&#038;nd=1&#038;dlsi=4367efa89bd44c60&#038;utm_source=oembed"></iframe></div>
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		<title>Fahrenheit 442: letteratura e cultura calcistica sulle sponde del lago d&#8217;Iseo, tra Pasolini e Paolo Rossi</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/06/21/fahrenheit-442-letteratura-e-cultura-calcistica-sulle-sponde-del-lago-diseo-tra-pasolini-e-paolo-rossi.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 07:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pagine di sport]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto sabato]]></category>
		<category><![CDATA[Fahrenheit 442]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pier paolo pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[roberto beccantini]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano borghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La locandina del festival mi ha fatto subito drizzare le orecchie, perché raffigura Pier Paolo Pasolini e Paolo Rossi, e anche solo questo inedito accostamento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/21/fahrenheit-442-letteratura-e-cultura-calcistica-sulle-sponde-del-lago-diseo-tra-pasolini-e-paolo-rossi.html">Fahrenheit 442: letteratura e cultura calcistica sulle sponde del lago d&#8217;Iseo, tra Pasolini e Paolo Rossi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">La locandina del festival mi ha fatto subito drizzare le orecchie, perché raffigura <strong>Pier Paolo Pasolini</strong> e <strong>Paolo Rossi</strong>, e anche solo questo inedito accostamento vale il prezzo del biglietto e rappresenta, a mio parere, una precisa scelta di campo: Alan Poloni e i suoi sodali riconoscono il profondo valore culturale dello sport, sotto molteplici profili, e rivendicano le proprie ambizioni senza battere ciglio.</p>



<p>Anche la denominazione del Festival, giunto alla quarta edizione e che si celebra sulle sponde del Lago di Iseo, al confine tra la provincia di Brescia e quella di Bergamo (i comuni interessati sono Sarnico e Paratico), è una sorta di manifesto: citare <strong>Ray Bradbury</strong> e<strong> François Truffaut</strong> quando si parla di football non è scontato, e mi consente, mentre celebro quello che reputo un evento di grande importanza nel panorama della narrativa sportiva italiana, anche di togliermi qualche sassolino dalla scarpa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="444" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/pasolini_calcio-2.jpg" alt="" class="wp-image-24405" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/pasolini_calcio-2.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/pasolini_calcio-2-300x215.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Pier Paolo Pasolini, tra i primi intellettuali del Vecchio Continente che si sono occupati di football</p>



<p></p>



<p>In Europa, per decenni e anche in ragione delle solide base accademiche su cui si è costruita la nostra storia, si è guardato allo sport e a ciò che lo circonda come a una mortificazione della cultura, e non come a una sua componente essenziale e vitale &#8211; questo, con le dovute e significative eccezioni (su tutte, naturalmente, quella di Pier Paolo Pasolini, la cui immagine non a caso domina la locandina del festival).</p>



<p>Nel Nuovo Mondo, forse perché l&#8217;accademia ha sempre avuto un ruolo marginale nella maturazione di un modo radicalmente nuovo di guardare alle cose, la distinzione tra cultura &#8220;alta&#8221; e cultura &#8220;bassa&#8221;, pur se chiaramente esistente (penso a <strong>Borges</strong>, che organizza una conferenza sulla letteratura il giorno in cui iniziano i mondiali di calcio argentini del 1978), non possiede radici solide come quelle europee.</p>



<p>E così in America abbiamo i casi di <strong>Ernesto Sabato</strong> (penso a &#8220;<em>Sopra eroi e tombe</em>&#8220;, dove racconta l&#8217;Independiente degli anni &#8217;20 del &#8216;900),<strong> Eduardo Galeano</strong> (forse il padre della mitopoiesi nel mondo del football), <strong>Roberto Bolaño</strong> (che ambienta alcuni racconti negli spogliatoio dei Barcellona FC) e <strong>David Foster Wallace</strong> (i cui saggi sul tennis sono tra i vertici della letteratura contemporanea, sono filosofia esistenziale applicata alla competizione agonistica), ovvero i casi di scrittori di primo piano che, riconosciuti quali autorevoli portavoce di un approccio culturale allo sport, non ne rinnegano le radici popolari, la componente passionale, il puro e semplice apprezzamento per il gesto tecnico e atletico.</p>



<p>Ma sanno anche trasfigurarlo in qualcosa di significativo, profondo, in uno strumento di interpretazione del mondo; in altri termini, diversi grandi scrittori del Nuovo Mondo sono stati in grado di avvicinare tra loro i due lembi di quell&#8217;enorme lenzuolo che chiamiamo cultura, quello &#8220;alto&#8221; e quello &#8220;basso&#8221; (mi secca usare un aggettivo che ha inevitabilmente connotazioni negative, ma lo faccio per rendere l&#8217;idea), per forgiare un modo originale di guardare allo sport e, di riflesso, al mondo (&#8220;<em>Michael Jordan che rimane sospeso in aria come una sposa di Chagall</em>&#8220;).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="404" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Sabato.jpg" alt="" class="wp-image-24407" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Sabato.jpg 250w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Sabato-186x300.jpg 186w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<p></p>



<p>Arrivo al dunque: il festival denominato <strong>Fahrenheit 442</strong> (come il nostro Game of Goals: almeno, ci proviamo anche noi) fa esattamente la stessa cosa, si colloca nel solco di quella narrazione/narrativa sportiva che da qualche tempo ha preso piede anche in Italia e che vede nella serie di eventi organizzati da Alan Poloni e amici uno dei propri vertici.</p>



<p>Uno dei tanti pregi del Festival è la sua capacità di esplorare l&#8217;universo del calcio in molteplici direzioni.<br>La rassegna degli incontri in programma prevede serate dedicate al calcio giovanile e alla sua importanza anche come fenomeno educativo, la presentazione di alcuni libri di grande spessore (&#8220;<em>La storia del mondo in dodici partite di calcio</em>&#8221; di <strong>Stefano Bizzotto</strong>, il cui titolo programmatico rivela e racchiude lo spirito di tutta la rassegna; &#8220;<em>Il calcio del figlio</em>&#8221; di<strong> Wu Ming 4</strong>, che fa parte del collettivo Wu Ming).</p>



<p>E non dimentica chiaramente l&#8217;attualità, con una serata dedicata alla complessa e affascinante stagione delle squadre milanesi (ospiti<strong> Giuseppe Pastore</strong> e <strong>Fabrizio Biasin</strong>) e con un evento celebrativo dello scudetto del Verona, forse l&#8217;impresa più grande e per certi versi irripetibile della storia del calcio italiano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0004-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-24411" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0004-724x1024.jpg 724w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0004-212x300.jpg 212w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0004-768x1086.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0004-1086x1536.jpg 1086w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0004.jpg 1358w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p></p>



<p>Domenica sera, il programma prevede la presentazione di altri due testi di primo piano nel campo della letteratura sportivo, ovvero degli ultimi lavori di <strong>Roberto Beccantini</strong> e di <strong>Giancarlo Dotto</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0007-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-24412" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0007-724x1024.jpg 724w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0007-212x300.jpg 212w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0007-768x1086.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0007-1086x1536.jpg 1086w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Fahrenheit442_page-0007.jpg 1358w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p>Presente a passato, la passione del tifoso e lo sguardo più alto e critico dello &#8220;storico&#8221;: come dicevo nella premessa, al Fahrenheit 442 si fa cultura sportiva nel senso più nobile e alto del termine.</p>
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