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Per offrir nuova gloria alla Spagna – la top 11 all time del Valencia

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Non è facile condividere il paese e il campionato con il Real Madrid e il Barcellona, forse i due club più “gloriosi” della storia del calcio, il primo in termini di trofei e per l’alone mitologico che lo circonda dagli anni ’50, il secondo anche per la narrazione che celebra le sue gesta e la sua vocazione estetica, per come ha modificato il paradigma in numerose occasioni, spostando in avanti le lancette della storia. Figuriamoci poi se la terza forza della Liga dove militi è l’Atletico di Madrid, una società che ha collezionato/sfiorato titoli a ripetizone, raggiungendo le semifinali e le finali delle competizioni europee in oltre quindici occasioni. Se vuoi farti largo tra le grandi del campionato più vincente e competitivo della storia del calcio devi avere le spalle larghe, e per sua fortuna il Valencia ha dimostrato di averle: la città mediterranea, cresciuta all’ombra del vicino catalano, ha sviluppato con il tempo una propria identità, e ha messo nel carniere sei titoli nazionali e sei trofei internazionali, vivendo, all’inizio del nuovo millennio, i suoi años de gloria sia in patria che sui palcoscenici internazionali, sfiorando in due occasioni anche la Coppa dalle grandi orecchie.

La maglia bianca del Valencia è stata vestita da un grande numero di campioni, tanto che, come quasi sempre accade, in divers ruoli ho avuto l’imbarazzo della scelta: in ogni caso, sono riuscito a selezionare quello che reputo il meglio offerto dal club, sempre ricordando che prendo in considerazone i giocatori scesi in campo dagli anni ’60 in avanti.

Portiere: Santiago Cañizares

Difficile per i tifosi italiani non associare il portiere madrileno al platino trash dei suoi capelli e ai suoi modi da punk. Santiago, che in nazionale ha visto le ali tarpate dalla crescita di Casillas, a Valencia è un monumento, anche perché ha vestito la maglia del club per dieci lunghi anni di gloria: classico portiere spagnolo relativamente piccolo, non sempre centrato e affidabile, Cañizares in giornata e nei momenti migliori si è dimostrato un estremo difensore di classe internazionale, spettacolare a limiti del plateale, bravissimo tra i pali e in particolare negli interventi “in estensone”, sorprendenti alla luce della sua statura e di un fisico all’apparenza non agilissimo, un po’ meno nelle uscite, ma comunque in grado di incamerare quattro Premi Zamora. Il lungo basco Andoni Zubizarretta, titolare inamovibile della Roja in quattro Coppe del mondo, dopo la lunga fase blaugrana ha chiuso la carriera a Valencia, a fine anni ’90. Come Santiago, anche Andoni è stato un portiere bravissimo tra i pali ma valido anche nelle uscite, che quando stava bene ed era concentrato non temeva quasi nessuno nel ruolo.

Terzino destro: Jocelyn Angloma

Colonna del Marsiglia prima della breve parentesi italiana, il laterale destro originario di Guadalupa ha trascorso sulle sponde del Mediterraneo le annate migliori della carriera: veloce, completo, dotato di doti di corsa largamente superiori alla media, Angloma è stato lo stantuffo del Valencia guidato da Cuper e da Benítez che ha vinto la Liga e sfiorato il colpo grosso in Europa. Il suo erede Curro Torres è la sua più valida alternativa: titolare per sei anni, Curro è stato un giocatore di grande affidamento, più che valido sul piano tecnico e bravo a disimpegnarsi in entrambe le fasi, nonché titolare della squadra che ha conquistato la Liga e la Coppa UEFA nel 2004.

Difensore centrale: Ricardo Arias 

Uno dei primi liberi moderni del calcio spagnolo, ispirato dal Kaiser, da Krol o dal nostro Gaetano Scirea, Arias è stato un raffinato difensore e una bandiera del Valencia: titolare dal 1976 al 1992, ha vinto da leader del reparto difensivo la Coppa di Spagna del 1979, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa del 1980, e ha vestito la maglia bianca in 411 occasioni. Vincerà di tutto a Madrid, ma ha legato il suo nome e forse gli anni migliori alla città di Valencia il centrale Miguel Tendillo, compagno di reparto di Arias, giocatore più spigoloso e “cattivo” rispetto a Ricardo, pilastro della difesa valenciana negli anni ’80 e titolare della squadra in oltre duecento partite.

Difensore centrale: Roberto Ayala

Sottovalutato in Italia a causa delle sue esperienze agrodolci a Napoli e Milano, El Ratón Ayala è uno dei giocatori simbolo della storia valenciana (viste anche le 246 presenze, impreziosite da 12 gol): un centrale relativamente piccolo ma fortissimo nel gioco aereo, dotato di due piedi da argentino e bravissimo nelle letture e nello svolgimento dei compiti del regista. La sua lunghissima e inattaccabile titolarità in maglia albiceleste – maglia che ha indossato spesso al posto di tale Walter Samuel – ne conferma la caratura di campione. Ruvido marcatore andaluso che faceva della forza fisica e dell’abilità nel gioco aereo i suoi punti di forza, Carlos Marchena è stato una delle colonne portanti del grande Valencia degli anni zero, uno dei pochi giocatori capaci di usare la spada in una formazione che preferiva il fioretto. Centrale titolare anche della Roja che si riprende il proscenio europeo nel 2008, dopo decenni di anonimato, Carlos merita quantomeno un posto in panchina.

Terzino sinistro: Amedeo Carboni

Credo che nessuno abbia nulla da obiettare: Amedeo Carboni ha vissuto nella città mediterranea un’interminabile, seconda giovinezza. Trasferitosi in Spagna a 32 anni, quindi sulla carta a fine carriera, Amedeo si è imposto come uno dei laterali più completi ed efficaci della Liga, per un paio di stagioni inferiore al solo Roberto Carlos nel ruolo. Con 348 presenze collezionate da perno della squadra nel corso del decennio più glorioso della sua storia, è per forza di cose un titolare inamovibile di questa formazione. Fábio Aurélio è stato la riserva di Amedeo e si è guadagnato progressivamente la maglia da titolare, prima di emigrare in Inghilterra: brasiliano “concreto” ma fornito da madre natura di due piedi delicati, ha vinto da titolare la Liga del 2004 e per diverse stagioni si è dimostrato un terzino di spessore internazionale.

Mezzala destra: Gaizka Mendieta

Basco doc, il sosia ispanico di Kurt Cobain è uno dei giocatori chiave della storia valenciana: in Italia e con la maglia del Barcellona non ha lasciato grandissimi ricordi, ma questo toglie poco al valore delle sue stagioni in maglia bianca. Dopo tre stagioni di apprendistato, Gaizka diventa titolare nel 1995 e nel 1997 sboccia definitivamente: segna dieci reti nella sola Liga, il suo nome inizia a essere sulla bocca di tutti i giornalisti spagnoli chiamati a pronunciarsi sui centrocampisti più dotati del campionato, e nel 1999 arriva anche la convocazione in nazionale. Mendieta, nonostante le misure normali, è una forza della natura, un giocatore quasi britannico per tempra e resistenza, che sa essere letale negli inserimenti e nelle conclusioni dalla distanza, e anche impostare il gioco come si conviene a un centrocampista latino. Tra 1999 e 2001 vive due stagioni magiche: è il leader e il giocatore di maggior classe del Valencia che raggiunge per due volte la finale di Champions League, e in entrambe le occasioni viene eletto centrocampista più bravo del torneo; chi scrive ricorda le sue prestazioni maestose da tuttocampista contro la Lazio e il Barcellona nel 2000. Con 305 presenze e 49 reti, è uno dei nomi imprescindibili di questa formazione. La seconda opzione nel ruolo è uno dei centrocampisti più amati nella storia del club, la mezzala Javier Subirats, il giocatore di trama e ordito del Valencia degli anni ’80, quello che supera l’Arsenal in finale di Coppa delle Coppe e vince poi la Supercoppa UEFA, confermandosi per diverse stagioni un club di prima fascia.

Centrocampista centrale: Ruben Baraja

Precursore dei Busquets e Rodri che verranno, Baraja è stato la diga del grande Valencia e anche un regista aggiunto di classe internazionale. Grintoso ma all’occorenza “vellutato”, colonna anche del centrocampo della nazionale per diversi anni, Baraja è uno dei centrocampisti chiave della storia valenciana. Titolare per oltre dieci stagioni, David Albelda, il suo partner nel corso degli anni zero, ha speso praticamente tutta la carriera a Valencia, ed è stato l’anima operaia della squadra che ha vinto di tutto tra anni ’90 e 2000. Allergico al gol ma infaticabile recupera palloni e dotato di due piedi discreti, Albelda è un’incona della storia valenciana e merita almeno un posto in panchina.

Mezzala sinistra: Fernando Gómez Colomer

Noto come Fernando, il centrocampista è il simbolo valenciano per antonomasia: regista e mezzala votata al gol, splendido rifinitore, Fernando ha giocato a Valencia dal 1983 al 1998, mettendo a referto 458 partite e 117 gol, senza ottenere trofei di squadra ma venendo largamente riconosciuto come uno dei giocatori più dotati d Spagna, insignito in due occasoni della medaglia di miglior giocatore della Liga, nel 1988 e nel 1989. Universale ispanico alla stragua di Luis Enrique, Miguel Angulo è stato un tuttofare in grado di disimpegnarsi sia come mezzala completa che come attaccante vro e proprio, ancorché votato più al sacrificio che al gol. Giocatore cardinale del Valencia più forte della storia, collezionista di presenze e reti, è imprescindibile in questa “rosa”.

Trequartista: Pablo Aimar

Lo confesso: ho sempre avuto un debole per il Pajaso, per la sua folta chioma maradoniana, le movenze capaci di accarezzare il cuore degli esteti nostalgici della Nuestra, le invenzioni, gli assist geniali. Non è durato moltissimo, ma il piccolo genietto di Rio Cuarto a Valencia ha giocato come si conviene a uno dei primi trequartisti del mondo, ha spesso oscurato stelle ben più celebrate e ha vinto da leader tecnico e giocatore di maggior classe la Liga del 2002, fornendo un contributo importante anche per gli storici successi del 2004. I tifosi interisti ricorderanno la sua prestazione immaginifica al Mestalla nel 2003, quando fece letteralmente ammattire la retroguardia nerazzurra, segnando anche un gol. Ha giocato prevalentemente come ala, ma poteva fare bene in qualunque posizione nel reparto offensivo, e non può quindi essere escluso dalla rosa Vicente Rodríguez, soprattutto nella versione che faceva strabuzzare gli occhi dei tifosi nei primi anni 2000: straordinario nell’uno contro uno, capace di cambiare direzione in un fazzoletto, eccezionale nel cross, Vicente è una delle sensazioni del calcio europeo all’inizio del nuovo millennio, e per almeno quattro stagioni. Una luna serie di infortuni ne penalizza la definitiva maturazione e gli impedisce di consacrarsi definitivamente, ma non lo priva di un posto in panchina in questa formazione. La terza opzione nel ruolo è sua maestà David Silva, il maghetto delle Canarie che diventerà un campione di classe mondiale soprattutto in Inghilterra, ma di cui non va sottovalutata la felicissima esperienza valenciana: giocatore tecnicamente sublime, genietto della rifinitura, David è una delle sensazioni del calcio spagnolo anche da ragazzo e rimane uno dei massimi talenti della storia valenciana.

Attaccante: David Villa

Peso massimo della storia valenciana, il Guaje è stato un giocatore straordinario e criminalmente sottovalutato sui nostri lidi: tecnica superba, velocità di esecuzione con pochi eguali, un’abilità nell’uno contro uno quasi degna di quella di un’ala, David è stato IL Valencia negli anni della ricostruzione post 2004, ha bucato con regolarità le reti avversarie sia in Spagna che in Europa, ha retto il confronto con giocatori eccezionali quali Van Nistelrooj ed Eto’o, dimostrandosi anche prima della trionfale parentesi blaugrana un giocatore di livello internazionale. Sul piano tecnico è stato altrettanto dotato il campionissimo serbo Predrag Mijatović, genio e sregolatezza, un giocatore dalle doti impressonanti sul piano balistico e dal dribbling micidiale. Sfiorerà il pallone d’oro a Madrid, ma regalerà le prodezze pià esaltanti della sua carriera nel triennio valenciano, e in particolare nel corso della stagione 1995/1996, quando è eletto per acclamazione il numero uno della Liga. L’abbondanza di giocatori di alto profilo che hanno vestito la maglia bianca mi impone di fare anche un terzo nome, quello del Pojo Claudio López, ala o seconda punta del Valencia che impartisce lezioni di calcio alle big di mezza Europa, splendido dribblomane e uomo gol prolifico.

Attaccante: Mario Alberto Kempes

In termini generali, cavallo pazzo Kempes (leggi qui la sua fantastica finale del Mondiale ’78) celebre anche anche per la sua lunga chioma, è forse il giocatore più bravo che abbia mai giocato a Valencia. Il fuoriclasse argentino è stato uno straordinario fromboliere e uomo gol, devastante in progressione alla stregua di Kakà o di Carlitos Tévez, notevole anche nel gioco aereo, nonché il leader tecnico e il trascinatore del Valencia che vince Coppa di Spagna e Coppa delle Coppe tra 1979 e 1980. Due volte Pichichi, ha collezionato 149 reti in 256 partite. Collocarlo e definirlo sul piano tecnico non è semplicissimo, ma l’attaccante brasiliano Waldo Machado rappresenta così tanto nella storia del club che escluderlo dalla rosa sarebbe un crimine: reduce da stagioni da campione in maglia Fluminense, Machado approda a Valencia a 27 anni e si afferma come una delle punte più spettacolari e prolifiche del calcio spagnolo, nonché come il leader tecnico e il più giocatore più talentuoso della squadra che vince due Coppe delle Fiere a inizio anni ’60, nel primo caso dominando il Barcellona. Veloce, dotatissimo sul piano tecnico e immarcabile nelle giornate di vena, Machado è ritenuto ancora oggi uno dei massimi talenti della storia valenciana.

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