Strage di Hillsborough, prosecuzione dell’Heysel e inizio del “calcio moderno”

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La tragedia dell’Hillsbourough [storiedicalcio.altervista.org]

Per impatto emotivo, nel mondo britannico la strage di Hillsborough ha avuto un’eco mediatica anche superiore rispetto a quella dell’Heysel di Bruxelles nel 1985. Facile pensare che ciò sia dovuto al fatto che in Belgio le vittime fossero quasi tutte italiane ma la cosa non è così banale e meschina. Soprattutto, fra le due tragedie esiste un collegamento. I fatti del 1985 portano all’isolamento temporaneo del calcio inglese dal resto del Continente, ciò che avviene quattro anni dopo ridisegna forse per sempre il senso dell’ordine pubblico all’interno di una struttura sportiva. Non è insensato pensare che il cosiddetto “calcio moderno”, spesso aspramente contestato, sia figlio di due eventi dapprima molto inglesi, poi molto europei.

La coppa nazionale

Il 15 aprile 1989 è sabato e per tradizione in Inghilterra è di scena il calcio. Quel pomeriggio a Sheffield, stadio di Hillsborough, Liverpool e Nottingham Forest si giocano la semifinale di Coppa d’Inghilterra, detta anche F.A. Cup. Alla tifoseria del Liverpool è assegnata la Leppings Lane, il settore di curva a sinistra della tribuna centrale. Oltre al prestigio che la F.A. Cup ha sempre avuto in Gran Bretagna, all’epoca i club d’Oltremanica, esclusi dalle Coppe europee in seguito alla carneficina dell’Heysel, per arricchire la bacheca potevano puntare sul campionato e sulle due Coppe nazionali, la F.A Cup e la Charity Shield (la Supercoppa). Dunque, quel giorno si prevede un’invasione di tifosi nella città di Sheffield: la finale in Gran Bretagna si gioca per tradizione in campo neutro, allo stadio di Wembley a Londra e già esserci arrivati è già una mezza vittoria a prescindere dal risultato. Il 20 marzo la English Football Association ha stabilito che la sede della partita sarà Sheffield, contea del South Yorkshire. L’impianto è dunque l’Hillsborough Stadium, casa dello Sheffield Wednesday.

Sport, Football, pic: 15th April 1989, F.A. Cup Semi-Final at Hillsborough, (The Hillsborough Tragedy) Liverpool 0,v Nottingham Forest 0, Match Abandoned, Liverpool Manager Kenny Dalglish grim faced as he talks to a policeman (Photo by Bob Thomas/Getty Images)

Lo stadio

In chiave organizzativa vengono prese strane decisioni. La Leppings Lane, la curva assegnata ai tifosi del Liverpool, possiede appena 6 ingressi, contro gli oltre 60 in dotazione al settore riservato a quelli del Nottingham Forest, peraltro in minoranza numerica. A mezz’ora dal calcio d’inizio il settore riservato ai fans del Liverpool è ancora mezzo vuoto. Il ritardo nelle operazioni d’entrata provoca un diffuso malumore tra gli oltre 5000 tifosi ancora fuori, alcuni dei quali sono in possesso di biglietti falsi e altri addirittura senza biglietto. La prima riunione di pianificazione dell’ordine pubblico per la semifinale aveva avuto luogo il 22 marzo e vi aveva preso parte il neopromosso sovrintendente capo David Duckenfield, funzionario privo di esperienza in situazioni del genere. A quindici minuti dall’inizio il numero di persone che premono fuori dallo stadio è ancora enorme: è in quel momento che la polizia pensa di spalancare il cancello C, un’apertura d’acciaio all’ingresso di un tunnel che conduce all’interno della Leppings Lane e agli ingressi laterali ma che di solito serve solo in uscita. L’idea si rivela tragica: la folla prende d’assalto la curva, e anche quando il settore è già pieno molto oltre la sua capacità, una marea di gente continua a premere. D’improvviso gli spettatori che già si trovano all’interno, vengono spinti verso le recinzioni laterali e schiacciati contro le pareti: analoga sorte accade a quelli che si trovano ancora nel tunnel del cancello C. Difficile andare avanti, impossibile tornare indietro. La presenza del fiume Don, che scorre proprio sul lato della curva, non ha una parte attiva nella vicenda ma certo neppure agevola le operazioni di afflusso/deflusso. Non è la prima volta che la struttura dell’Hillsborough Stadium ha creato problemi: in una semifinale del 1981 fra Tottenham e Wolverhampton, serie carenze sul piano della sicurezza causeranno 38 feriti più o meno seri. Un episodio simile sarebbe avvenuto sei anni più tardi durante una semifinale fra Coventry e Leeds United. Buon senso avrebbe voluto dare preferenza a un altro stadio. Ma sono pochi gli impianti inglesi che in quella fase storica possono dirsi a norma senza incappare nella bugia.

La tragedia

La gara ha regolarmente inizio alle 15 in punto, nella curva del Liverpool nessuno si è accorto di cosa stia accadendo, la partita dura soltanto sei minuti di gioco effettivo. Un ufficiale di polizia fa presente all’arbitro che molti spettatori stanno invadendo il campo, senza scopi violenti: sono semplicemente quelli che per evitare lo schiacciamento hanno scavalcato l’inferriata che separa la Leppings Lane dal terreno di gioco. In sostanza, i tifosi sono pressati da un lato dall’arrivo di altri tifosi e dall’altro dalla polizia che, manganello alla mano, impedisce il loro ingresso in campo pensando a chissà quale tentativo di assalto. Solo in un secondo tempo la polizia si rende conto del motivo, lasciando ai tifosi del Liverpool la possibilità di raggiungere il terreno di gioco. Si comincia così a capire la portata della tragedia. In mezzo alla calca hanno perso la vita 94 persone (divenute poi 96 nel corso del tempo), schiacciate e soffocate. La vittima più giovane ha 10 anni, si chiama Paul Gilhooley ed è il cugino di Steven Gerrard, futura stella del Liverpool. Oltre 200 malcapitati riportano ferite più o meno gravi. La memoria andrà ai fatti dell’Heysel ma nel 1989 la morte di quasi 100 persone non è avvenuta a causa di scontri tra avverse tifoserie. E non è nemmeno dovuta alle intemperanze dei tifosi, come le forze dell’ordine, David Duckenfield in testa, tenteranno invano di sostenere con l’appoggio compiacente di una parte della stampa britannica.

L’eredità dell’Heysel

Hillsborough 1989 è una tragedia inglese, quello dell’Heysel va invece considerato come un disastro europeo, vissuto in diretta da oltre 100 milioni di telespettatori e sofferto in prima persona soprattutto dagli italiani. Tuttavia, in termini storico-politici i due eventi si completano perché a effetto dell’accaduto, all’inizio degli anni ‘90 le cose sarebbero cambiate. Breve flashback. Il 29 maggio del 1985 Juventus e Liverpool si giocano la Coppa dei Campioni nella finale di Bruxelles. L’invasione del settore Z dello stadio Heysel da parte di frange dei tifosi inglesi, complice la fragilità della struttura architettonica e l’impreparazione delle forze dell’ordine locali, causerà la morte di 39 persone – quasi tutti tifosi italiani della Juventus – e il ferimento, più o meno grave, di centinaia di persone. In seguito alla tragedia dell’Heysel, l’UEFA deciderà di escludere per 5 anni (6 per il Liverpool, dapprima 8) le squadre inglesi di club da tutte le competizioni europee, su richiesta dello stesso governo britannico, allora presieduto dalla “iron lady” Margaret Thatcher. L’allontanamento pro-tempore delle squadre inglesi rappresenterà l’aspetto puramente punitivo nei confronti del calcio d’Oltremanica, la strage di Hillsborough rappresenta forse il punto più basso, ma anche il tentativo (diciamo così) di risolvere un problema assai grave: quello della sicurezza. Per risanare uno sport, si disse allora in Gran Bretagna, prima di tutto gli impianti devono essere degni delle manifestazioni che ospitano, solo in un secondo tempo si potrà pensare di isolare il crimine: lo si farà in uno stadio moderno e monitorato, dunque ben controllabile dalle autorità preposte. Questo fu l’orientamento del governo di allora, lo stesso potere che nel corso degli anni non saprà trovare neanche un colpevole tra le forze dell’ordine che gestirono flusso e deflusso del pubblico il 15 aprile di oltre trent’anni fa. Nell’agosto del 1989 venne redatta la prima bozza di quello che passerà alla storia come il Rapporto Taylor sui fatti legati a Liverpool-Nottingham Forest e più in generale sui criteri di sicurezza negli stadi inglesi. La versione definitiva verrà resa nota nel gennaio del 1990. Su commissione governativa il giudice Peter Taylor pubblica un’analisi della situazione che rappresenterà l’elemento di base di una riforma più ampia. Tra le principali decisioni emerse la necessità di far entrare allo stadio soltanto i possessori di un biglietto con annesso posto numerato a sedere. Apposite telecamere avrebbero ripreso il tifo in curva per identificare e isolare gli hooligans più pericolosi. Non più posti in piedi, come se il problema fosse quello. Da allora nella patria del football il fenomeno hooligans viene contenuto, nel corso degli anni ’90 la violenza viene ridotta ai minimi termini, perlomeno all’interno e nelle adiacenze dello stadio. Ma il calcio perderà la sua valenza di sport popolare a costi accessibili. Lo stadio come un teatro, una partita come una recita. Come trasformare l’arte in spettacolo. La prima è imperfetta ma vera, il secondo è ben confezionato ma tutto sommato prevedibile, per di più legato a logiche di marketing. Forse sarebbe accaduto in ogni caso ma di fatto tutto cominciò nel 1985, si completò quattro anni più tardi dopo Hillsborough e poi dilagò in tutta Europa. Lo chiamavano e lo chiamano “modello inglese”.

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