Perché lo scudetto dei record è il più bello della storia dell’Inter

In occasione del suo 32° anniversario, si è deciso di celebrare lo storico scudetto dei record dell'Inter nella stagione 1988-1989.

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Immagine di copertina: i giocatori dell’Inter festeggiano lo scudetto dei record. [www.inter.it]

Nell’ultima giornata di campionato, l’Inter ha avuto modo di celebrare il suo diciannovesimo scudetto e l’ha potuto fare di fronte ad un San Siro che finalmente ha potuto ospitare i suoi tifosi, per la prima volta dopo tanto tempo. Questo titolo è stato conquistato soprattutto a seguito dello straordinario girone di ritorno, che ha consentito agli uomini di Antonio Conte di sbaragliare la concorrenza. 91 punti dei 114 punti disponibili, infatti, rendono perfettamente l’idea del campionato magistrale dei nerazzurri, che dopo 11 anni hanno potuto celebrare lo scudetto.

Tale successo, inevitabilmente, mi ha spinto a rispolverare un titolo storico che l’Inter vinse vinto nel 1988-1989, il celeberrimo “Scudetto dei Record”, che ancora oggi risulta uno dei più celebrati della storia nerazzurra. In questo articolo, vi illustrerò i motivi per cui, per me, questo scudetto merita di essere considerato il più bello della storia dell’Inter.

Una campagna acquisti faraonica

Lothar Matthäus, Andreas Brehme, Nicola Berti, Alessandro Bianchi. e Ramon Diaz [www.passionemaglie.it]

La stagione 1987-1988 dell’Inter è stata un fiasco completo, a causa di un deludente quinto posto, condito dal pessimo rendimento tenuto da Vincenzo Scifo (acquistato nell’estate precedente) e dai crescenti malumori tra Giovanni Trapattoni e Alessandro Altobelli, sempre di più in rotta di collisione all’interno dello spogliatoio meneghino. Per i nerazzurri è dunque necessario un cambiamento netto, in vista del nuovo campionato (che torna a 18 squadre, dopo ben 21 anni) e a seguito dell’aumento della soglia dei giocatori stranieri tesserabili da parte delle società italiane (che passano da 2 a 3).

Di conseguenza, la campagna acquisti del Club meneghino si rivela faraonica ed inizia con le cessioni di Daniel Passarella (a fine carriera), Vincenzo Scifo (scartato dopo il pessimo rendimento della stagione precedente) e, soprattutto, di Alessandro Altobelli, che lascia l’Inter per la Juventus, dopo 11 anni a tinte nerazzurre. In entrata, invece, l’Inter ottiene dei rinforzi notevoli. Innanzitutto, dalla Fiorentina arriva Nicola Berti, un mediano classe ’67 con uno spiccato senso del gol, mentre dal Cesena viene prelevato Alessandro Bianchi, un esterno destro di centrocampo dotato di ottimo dinamismo.

Per quanto riguarda gli stranieri, vengono acquistati dal Bayern Monaco Andreas Brehme (che nel corso della sua carriera si affermerà come uno dei terzini sinistri più forti di sempre) e, soprattutto, Lothar Matthäus (che si consacrerà come uno dei calciatori più forti di sempre, che diventerà immediatamente il leader tecnico ed emotivo della squadra di Trapattoni). Le trattative relative relative al terzo straniero, invece, si rivelano complicate, in quanto l’operazione per portare Rabah Madjer (uno dei calciatori più forti della storia del calcio africano) in nerazzurro salta sul più bello, a causa di un infortunio alla coscia scoperto durante le visite mediche. Di conseguenza, il quinto rinforzo sarà Ramon Diaz, una seconda puntata dotata di grandissimo estro, prelevato in prestito dalla Fiorentina come acquisto in extremis.

La squadra

Da sinistra, in alto: Zenga, Ferri, Berti, Bergomi, Serena, Matthäus;
Da sinistra, in basso: Diaz, Brehme, Bianchi, Matteoli, Mandorlini [dorthamcfalls.blogspot.com]

La rosa che si è venuta a formare, a seguito della campagna acquisti dell’estate del 1988, è dunque una delle migliori mai costruite dall’Inter nella sua intera storia.

In porta, può fare affidamento su Walter Zenga, che all’epoca è riconosciuto come uno dei portieri più forti al Mondo e che ormai dal 1986 è stabile nel giro della nazionale italiana. In difesa, invece, spiccano i volti di Riccardo Ferri – uno dei più forti e arcigni stopper della sua generazione, titolare in nazionale al fianco di un certo Franco Baresi – e di Giuseppe Bergomi – uno dei difensori più forti della storia del calcio italiano, già protagonista da giovanissimo del Mondiale del 1982 -, e, come detto sopra, l’autorità di Andy Brehme sull’out di sinistra. Andrea Mandorlini e Giuseppe Baresi, di fatto, si alternano nel ruolo di libero e soprattutto il primo riuscirà a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel corso della stagione 1988-1989.

Il centrocampo appare completamente rivoluzionato dagli innesti di Matthäus, Bianchi e Berti. Questo reparto può anche fare affidamento sulla sapiente regia di Gianfranco Matteoli, che rappresenta di fatto il vero ago della bilancia in entrambe le fasi. L’attacco, infine, fa affidamento sulla fantasia di Ramon Diaz e sulle abilità aeree di Aldo Serena (che si consacrerà come capocannoniere con 22 gol).

La Serie A al suo massimo splendore

A seguito del cambiamento sul tetto massimo dei giocatori stranieri tesserabili e dell’aumento delle squadre da 16 a 18, le squadre italiane si rinforzano in sede di mercato e, proprio quando l’Inter mette in atto una delle migliori campagne acquisti della sua storia, le altre società non restano a guardare.

Il Milan di Sacchi, campione d’Italia in carica, si assicura le prestazioni di Frank Rijkaard, andando a formare, insieme a Gullit e van Basten, il Trio Olandese che da li a breve dominerà in Europa e nel Mondo. Quel Milan, che presenta anche giocatori del calibro di Franco Baresi, Paolo Maldini, Alessandro Costacurta, Marco Tassotti, Roberto Donadoni e Carlo Ancelotti, si presenta come una delle squadre più forti mai formate nella storia del calcio italiano. Una squadra stellare, che da lì a qualche decennio, verrà presa in considerazione per i dibattiti relativi alle migliori squadre di sempre.

Frank Rijkaard, Marco van Basten e Ruud Gullit. [www.terzotempo.info]
Antonio Careca e Diego Armando Maradona. [www.pinterest.it]

Anche il Napoli si muove sul mercato e dopo aver sfiorato il bis in campionato, perde le prestazioni di Bruno Giordano (che insieme a Maradona e Careca formava il trio del Ma-Gi-Ca) e si affida alle prestazioni dell’emergente Andrea Carnevale.

Inoltre, ad una formazione che già presentava giocatori molto forti come Ciro Ferrara, nonché ottimi interpreti come Fernando De Napoli e Massimo Crippa, i partenopei vanno ad aggiungere Alemao, un centrocampista molto duttile che in Brasile stava già facendo parlare di sé.

Si viene dunque a formare il Napoli più forte della storia, che si appresta a diventare la prima squadra italiana di quell’epoca a vincere la Coppa UEFA (vinta contro lo Stoccarda).

La Sampdoria di Boskov, inoltre, dopo gli ottimi piazzamenti nei precedenti campionati e a seguito del successo in Coppa Italia nella stagione precedente, consolida il suo status di potenziale outsider del campionato italiano. Può infatti contare sui “Gemelli del gol”, Gianluca Vialli e Roberto Mancini, che acquisiscono una sempre maggiore consapevolezza della loro intesa, sul granitico stopper Pietro Vierchowod – uno dei difensori centrali più forti della storia del calcio italiano – e sulla classe di Cerezo – uno dei centrocampisti più forti del campionato – in mezzo al campo. I blucerchiati ormai sono in rampa di lancio anche sul versante internazionale, che li vedrà arrivare ad una finale di Coppa delle Coppe in quella stessa stagione, persa contro il Barcellona di Cruijff. È il preludio all’epoca d’oro dei doriani, che culminerà con lo scudetto del 1990-1991 e con la finale di Coppa dei Campioni raggiunta nel 1991-1992.

Gianluca Vialli e Roberto Mancini. [www.goal.com]

Persino l’Atalanta di Mondonico, neopromossa e reduce da una clamorosa semifinale di Coppa delle Coppe nella passata stagione, appare rinforzata ai nastri di partenza, grazie soprattutto all’innesto di Evair, un attaccante brasiliano che non tarderà a dare il suo contributo ad una squadra che, grazie anche alla leadership dello svedese Glenn Strömberg, riuscirà ad ottenere il primo piazzamento della sua storia per la Coppa UEFA. Inoltre, i bergamaschi si rinforzeranno ulteriormente nelle successive stagioni grazie all’acquisto di Claudio Caniggia.

La Juventus, invece, sta per muoversi verso una stagione di transizione e, dopo i poveri risultati conseguiti con Rino Marchesi nel biennio post-Trapattoni, decide di affidare la panchina a Dino Zoff, che riuscirà a conseguire degli ottimi risultati in un campionato che, come si può già intuire, è estremamente competitivo. Dopo l’addio al calcio giocato del capitano Gaetano Scirea, la Juventus decide di investire sul portoghese Rui Barros (prelevato dal Porto) e sul sovietico Oleksandr Zavarov (che ha già fatto parlare molto di sé durante l’Europeo). Il sovietico non riuscirà ad imporsi nel calcio italiano, mentre il portoghese disputerà un ottima stagione da 12 gol in 29 partite, contribuendo per un bel quarto posto della Vecchia Signora. Anche Alessandro Altobelli, alla sua ultima stagione in Serie A, darà il suo contributo. Per Michael Laudrup, invece, questa sarà l’ultima stagione in bianconero.

Infine, vi sono realtà come la Fiorentina di Roberto Baggio e Stefano Borgonovo e la Roma di Rudi Völler, che si giocano gli altri piazzamenti per la partecipazione alla Coppa UEFA. Queste due squadre in particolare, pur essendo distanti dalle corazzate formate dalle due squadre milanesi, dal Napoli e dalla Sampdoria, appaiono ai nastri di partenza come delle buonissime squadre che negli anni successivi disputeranno una finale di Coppa UEFA a testa (i gigliati nel 1989-1990, i giallorossi nel 1990-1991).

Roberto Baggio e Stefano Borgonovo. [www.statoquotidiano.it]
Rudi Völler. [it.wikipedia.org]

In questo campionato già di altissimo livello, figurano anche realtà medio-piccole come la Lazio (guidata dalle prodezze balistiche di Ruben Sosa, un volto che da lì a qualche anno farà parlare di sé nel campionato italiano) e l’Ascoli ( che si affiderà alle prestazioni di Bruno Giordano). Il livello della Serie A sta dunque avendo un’impennata considerevole e i risultati che i Club raggiungeranno in ambito internazionale, da qui al 1999, saranno semplicemente stellari.

Infatti, Milan, Juventus, Inter, Lazio, Napoli, Sampdoria e Parma totalizzeranno, dal 1988 al 1999, 4 Coppe dei Campioni, 8 Coppe UEFA, 3 Coppe delle Coppe, 6 Supercoppe UEFA e 3 Coppe Intercontinentali, un bottino totale da 24 trofei internazionali vinti in 11 anni che simboleggia un dominio mai più ripetuto nell’intera storia del calcio italiano a livello di Club.

L’imbarazzante distacco dalla concorrenza

“Questa Inter ci fa sembrare tutti quanti ridicoli. In realtà loro corrono troppo forte, noi andiamo normalmente”.

Giuseppe Dossena (centrocampista della Sampdoria)
Classifica della Serie A 1988-1989.

L’Inter dei record, nella stagione 1988-1989, è semplicemente infermabile, come viene confermato non soltanto dai 58 punti su 68 disponibili (record del campionato di Serie A a 18 squadre, nell’era dei due punti per vittoria, nonché frutto di 26 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte), ma anche dal distacco imbarazzante rispetto alle altre concorrenti. Inoltre, il campionato viene vinto il 28 maggio 1989, ovvero con quattro giornate di anticipo dalla fine del campionato, a seguito del 2-1 casalingo ai danni del Napoli.

Il Napoli di Maradona, che in quella stessa stagione vince la Coppa UEFA, viene staccato di ben 11 lunghezze. Anche il Milan di Sacchi, quella stessa corazzata che vincerà la prima Coppa dei Campioni del suo ciclo vincente, non riesce in alcun modo a tenere il passo degli uomini di Trapattoni e si ritrova a -12.

Se già il Napoli di Maradona e il Milan del Trio Olandese può poco, risulterebbe inutile parlare della Juventus, lasciata addirittura a -15 dalla vetta e della Sampdoria (-19).

Né van Basten, né Careca, i due centravanti più forti e talentuosi del campionato, riescono ad essere sufficienti per tenere testa all’Inter dei record e si laureano vicecapocannonieri con 19 gol. Infatti, non soltanto l’Inter si rivela il miglior attacco (67 gol segnati) e la miglior difesa (19 gol subiti) del campionato, ma si ritrova ad avere pure il capocannoniere del campionato, grazie ai 22 gol di Aldo Serena.

Per dare l’idea dell’impresa dell’Inter dei record, basta prendere in considerazione la stagione 2006-2007, in cui la compagine nerazzurra metterà a segno 97 punti su 114 disponibili, ovvero l’85 % circa dei punti totali. Inutile dire che l’Inter di Trapattoni, in un campionato ben più competitivo e con un livello complessivamente più alto, riesce a conquistare la stessa percentuale di punti, per giunta nell’era dei due punti per vittoria.

Inoltre, com’era già stato evidenziato in precedenza, il distacco dalla seconda classificata a rappresentare quasi un unicum, in quanto nei campionati italiani a 18 squadre, con i due punti per vittoria, quasi nessuno era stato in grado di lasciare un distacco così netto e marcato dalla seconda. Infatti, quel +11 ai danni del Napoli di Maradona era stato superato in precedenza solo dalla Fiorentina di Fulvio Bernardini nella stagione 1955-1956, con un secco +12 sul Milan.

Neanche il Milan di Fabio Capello, rimasto imbattuto nel corso della stagione 1991-1992 (22 vittorie e 12 pareggi, per un totale di 56 punti), riuscirà a replicare un simile distacco dalla seconda classificata (la Juventus del Trap 2.0), staccandola “solo” di +8. Di conseguenza, quelle singole statistiche, contestualizzate al periodo storico che segna l’inizio del massimo splendore del campionato italiano, non fa altro che confermare la grandezza dello scudetto dei record del 1988-1989.

Una stagione, dunque, difficile da replicare nell’intera storia dell’Inter e in generale del calcio italiano.


Giovanni Trapattoni, un allenatore da record

Giovanni Trapattoni con la divisa dell’Inter. [www.pinterest.it]
Classifica della Serie A 1976-1977.

Alla guida della Juventus, nel “decennio” 1976-1986, aveva lasciato un’impronta marcata grazie alla sua zona mista, uno schema tattico ibrido tra il calcio all’italiana e la zona (introdotta in Italia anche dal Torino di Gigi Radice), e aveva concluso la sua prima era in bianconero con 6 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa UEFA, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Un bottino che già ai tempi l’aveva consacrato come l’allenatore più vincente della storia della Juventus (almeno, prima dell’avvento di Marcello Lippi).

Ma è soprattutto il suo primo scudetto a rappresentare un unicum nella storia bianconera, in quanto nel 1976-1977, a seguito di un testa-testa serrato con il Torino di Radice, era stato in grado di vincere uno storico scudetto dei record nei campionati italiani a 16 squadre. Infatti, era stato in grado di totalizzare 51 punti sui 60 disponibili, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, il tutto con una percentuale dell’85 % dei punti conquistati, quello stesso 85 % che avrebbe contraddistinto anche lo scudetto dei record vinto con l’Inter.

Il Trap alla guida dell’Inter si è confermato un condottiero amato e rispettato da tutti, nonché un vero vincente, che più di tanti altri è servito per scrivere una pagina così gloriosa della storia nerazzurra. D’altronde, al comando di una squadra da record, non poteva che esserci un allenatore da record.

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