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	<title>zola Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>zola Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Son Crociati e tutti campioni &#8211; la top 11 all time del Parma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La grande anomalia della storia del calcio italiano si chiama Parma Calcio: se escludiamo, con tutti i dovuti distinguo, l&#8217;Atalanta dell&#8217;epoca Gasperini, nessun&#8217;altra provinciale ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La grande anomalia della storia del calcio italiano si chiama<strong> Parma</strong> <strong>Calcio</strong>: se escludiamo, con tutti i dovuti distinguo, l&#8217;Atalanta dell&#8217;epoca <strong>Gasperini</strong>, nessun&#8217;altra provinciale ha mai saputo consacrarsi tra le grandi d&#8217;Italia come invece è riuscito al Parma nel corso dei gloriosi anni &#8217;90. Ecco, la parola chiave è provinciale, e tra Atalanta e Parma ci sono analogie significative ma anche differenze importanti: il Parma aveva a disposizione risorse economiche superiori, aveva un patron che si muoveva nella penombra e ai confini tra lecito e illecito, come molti altri presidenti del tempo, ed è riuscito a prendersi il proscenio quando il nostro calcio era il più ricco del mondo. </p>



<p>Altra differenza significativa: ci sono diverse stagioni in cui il Parma ha iniziato il campionato con l&#8217;ambizione di vincerlo, e il fatto di non esserci mai riuscito, sfiorando lo scudetto solo nella stagione 1996/1997 (chi c&#8217;era ricorderà il finale controverso di quella stagione, che non ha segnato l&#8217;immaginario collettivo come quello della stagione successiva solo perché il Parma non era l&#8217;Inter e non aveva la stessa grancassa mediatica a sostenerne le ragioni), è rimasto il grande cruccio di chi (come lo scrivente) al tempo simpatizzava per la banda gialloblù, una banda capace di incrinare le certezze e le consolidate gerarchie del calcio italiano. Altro fatto non di poco conto: ancora oggi, il Parma è la quarta miglior squadra italiana per numero e prestigio dei successi europei, e ha pure perso una finale che poteva/doveva vincere &#8211; contro l&#8217;Arsenal, in Coppa delle Coppe, nel 1994.</p>



<p>Se escludiamo gli anni &#8217;90, la storia del Parma è fatta di retrocessioni e promozioni sofferte, di campi di provincia fangosi, di trasferte in luoghi remoti e in stadi minuscoli, di una gavetta eterna che assomiglia a quella del Brescia: naturale quindi che, nella formazione ideale all time dei gialloblù, i posti da titolare siano quasi tutti riservati ai grandi protagonisti del decennio di gloria.</p>



<p>Abbiamo provato per voi a costruire quindi la formazione ideale all time dei gialloblù.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Portiere: <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/04/superman-i-10-momenti-piu-iconici-nella-carriera-di-gigi-buffon.html">Gianluigi Buffon</a></h2>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Parma-Milan 0-0 l&#039;esordio di buffon" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/-VUBp9tHrYU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Oggi associamo il nome di <strong>Gigi Buffon,</strong> per quanto mi riguarda il più grande giocatore italiano del dopoguerra, a quello della Juventus e della nazionale. Ma chi c&#8217;era difficilmente ha dimenticato il Buffon bambino e ragazzo che si prende il mondo negli anni in provincia: sul suo debutto contro i rossoneri, e parliamo dell&#8217;autunno del 1995, sono stati scritti veri e propri trattati, e del resto Gigi è sceso in campo con la faccia e la sicurezza del predestinato. Nel 1998, non era una bestemmia annoverarlo tra i primi cinque portieri del mondo, e le stagioni successive sono state un crescendo rossiniano culminato nei capolavori e nei gesti tecnici/atletici preternaturali della stagione 98/99 e del 99/00 (Buffon sfidava le leggi della fisica, laddove Neuer sfidava quelle della logica). Buffon, per tutti, è il titolare designato dell&#8217;Italia a Euro 2000, e solo la sfortuna lo priva di un posto che è la naturale conseguenze del suo riconoscimento quale miglior portiere del Belpaese (con il solo gigante Toldo legittimato a sollevare obiezioni). Per lui, considerando anche la passerella d&#8217;addio da quarantacinquenne o quasi, l&#8217;avventura in gialloblù si chiude con 265 presenze e con una Coppa UEFA vinta da grande protagonista.</p>



<p>Al cospetto del fenomeno Gigi sembrano tutti degli sparring partner, ma sarebbe ingeneroso definire il piccolo (per il ruolo) <strong>Luca Bucci </strong>come tale: la sua lunghissima avventura parmigiana è costellata di successi, interventi importanti, leadership. Il portiere dei glory years è lui, e la Coppa UEFA del 1995 lo vede giocare un ruolo significativo ai fini del successo.</p>



<p>Abbiamo anche un terzo nome: quello di <strong>Cláudio Taffarel</strong>, portiere brasiliano affidabile, poco incline a vezzi e svolazzi e decisamente concreto: il Parma che vince la Coppa Italia superando la Juventus e che si prende poi l&#8217;Europa viene costruito anche sulle sue solide manone.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Laterale destro: Lilian Thuram</h2>



<p></p>



<p>Poco da precisare, quando si parla di <strong>Lilian Thuram</strong>, uno dei difensori più grandi della storia del nostro calcio. Atleta dall&#8217;intelaiatura atletica poderosa, capace di combinare come pochi altri forza pura e velocità, e giocatore tecnicamente sopra la media, Thuram è precipitato sul nostro calcio come una bomba atomica, tanto da trasformare la cifra tecnica del Parma sin dalla stagione 1996/1997 e da essere votato, da debuttante, come miglior giocatore del campionato più difficile del mondo. Le sue stagioni successive saranno della medesima caratura tecnica: Thuram è un marcatore &#8220;italiano&#8221; per capacità di concentrazione e affidabilità, e sa anche solcare la fascia di competenza quasi alla stregua di un brasiliano. La sua lunga parabola gialloblù conta 228 partite e una spettacolare coppa UEFA vinta nel 1999.</p>



<p>Sono 277 le presenze del suo autorevole predecessore,<strong> Roberto Mussi:</strong> il laterale di Massa non valeva chiaramente Lilian, ma era un signor giocatore, capace non a caso di vestire la maglia azzurra in undici occasioni, nonostante la concorrenza nel ruolo di giocatori come Tassotti. Il Parma dei miracoli vede in Roberto un tassello chiave, e il suo posto in rosa a mio parere è indiscutibile. </p>



<p>Ben potrebbe e anzi dovrebbe figurare nella posizione anche <strong>Antonio Benarrivo</strong>, che ha giocato su entrambe le fasce, e che schieriamo laterale sinistro per ragioni di spazio e perché una maglia da titolare gli spetta di diritto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Difensore centrale: Néstor Sensini</h2>



<p></p>



<p>Lo confesso: nella sostanza, tra il<em> Grande Aristotele </em><strong>Néstor Sensini</strong> e il capitano di lungo corso Lorenzo Minotti dovrebbe essere un pareggio, e chiedo ai nostri lettori di considerarlo come tale. L&#8217;argentino è stato uno dei giocatori più <em>olandesi</em> e polivalenti della storia del nostro campionato, nonché un calciatore dotato di un intuito non comune, e anche per questo motivo letteralmente adorato da tutti i suoi tecnici: libero, stopper, centromediano, all&#8217;occorrenza persino terzino sinistro, Sensini ha vestito la maglia del Parma in ben 271 occasioni, giocando da protagonista chiave diversi campionati e vincendo due Coppe UEFA, nonché formando, con Thuram e Cannavaro, uno dei terzetti difensivi meglio assortiti della storia del calcio italiano. Campione con la C maiuscola, come confermeranno le avventure di Udine, Lazio (con tanto di scudetto) e la lunga militanza da titolare con la nazionale argentina.</p>



<p><strong>Lorenzo Minotti</strong> è stato a sua volta un libero/centrale di grande intelligenza, la riserva naturale di Franco Baresi nella nazionale di Arrigo Sacchi per le non comuni doti di lettura delle situazioni difensive e di regia. Lorenzo non è mai sceso in campo a USA 1994 e questo rimane ancora oggi uno dei suoi grandi rimpianti, ma il suo posto nella storia del Parma è intoccabile: Minotti traghetta i gialloblù delle sabbie mobili della serie cadetta fino alle grandi finali europee, con 355 reti e il ragguardevole numero di 35 gol. Meno fortunata, come dicevo, l&#8217;avventura in azzurro, che termina con 8 presenze per via di una concorrenza proibitiva.</p>



<p>Giocatore dalla cifra tecnica inferiore a quella di Néstor e Lorenzo, <strong>Alessandro Lucarelli</strong> rimane un tassello fondamentale della storia del Parma nel nuovo millennio: capitano di lungo corso, centrale solido e carismatico, molto abile nel gioco aereo e sui calci piazzati, ha fatto la spola tra serie A e serie minori, ed è il recordman di presenze in maglia gialloblù (350).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Difensore centrale: <a href="https://gameofgoals.it/2021/08/05/i-dieci-comandamenti-azzurri-di-fabio-cannavaro.html">Fabio Cannavaro</a></h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Chi scrive ricorda cosa provava nel corso della stagione 1995/1996: una sensazione di incredulità, perché <strong>Fabio Cannavaro</strong> sembrava ed era un freak della natura. Relativamente piccolo per il ruolo di stopper, Cannavaro era tuttavia un prodigio dell&#8217;atletica, uno stopper capace di torreggiare su centravanti che lo superavano di 15 centimetri, di giocare sull&#8217;anticipo come pochissimi altri difensori nella storia e di cancellare letteralmente dal campo gli avversari più temibili (chiedere per informazioni a un certo Alan Shearer). Il Cannavaro di Parma era esplosivo come un piccolo ordigno e ha toccato forse l&#8217;apogeo della carriera in termini di resa atletica e di capacità di avventurarsi anche nella metacampo avversaria, guadagnandosi i galloni di titolare inamovibile in azzurro. La sua carriera in Emilia si dipana in 291 presenze, 5 reti, e una straordinaria Coppa UEFA.</p>



<p>Vera e propria bandiera della squadra emiliana, <strong>Luigi Apolloni</strong> si accomoda in panchina solo perché il titolare è un alieno. Alto, impeccabile nel gioco aereo, dotato di fondamentali difensivi di prim&#8217;ordine, Luigi è stato un signor centrale, ha vestito la maglia del Parma per oltre dieci anni consacrandosi come uno degli stopper &#8220;classici&#8221; migliori del nostro Paese, come certificano anche le presenze a USA 1994 e Inghilterra 1996 e una finale mondiale da titolare e da grande protagonista.</p>



<p>Il terzo nome che non mi sento di escludere dalla rosa è quello di <strong>Georges Grun</strong>, mediano o stopper dalle notevoli doti atletiche che vive in Emilia alcuni dei momenti più gloriosi della sua carriera, nella prima metà degli anni &#8217;90. Il belga è stato per una vita titolare anche della sua nazionale.</p>



<p>Giocatore decisamente più &#8220;normale&#8221; rispetto ai sopracitati, <strong>Daniele Bonera</strong> è comunque un tassello importante del Parma post anni di gloria. Il <em>gnaro de Ome</em>  è stato il valido baluardo difensivo della squadra per quattro stagioni, stagioni in cui il Parma, pur avendo abdicato al ruolo di grande, era ancora una realtà solida del nostro campionato, e ha messo nel carniere 139 presenze e un gol durante l&#8217;avventura emiliana.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Laterale sinistro: Antonio Benarrivo</h2>



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<p>Se si parla di bandiere, il nome del brindisino è uno dei primi cui viene naturale pensare: laterale piccolo, veloce e tecnico, capace di giocare su entrambe le fasce e spesso impiegato infatti come terzino destro, <strong>Antonio Benarrivo</strong> è stato uno dei leader del Parma per oltre dieci anni e ha vissuto da coprotagonista gli anni della gloria Europa e il lento declino dei primi 2000. La sua abilità in entrambe le fasi di gioco l&#8217;ha reso un elemento importante anche per la nazionale, con cui ha disputato un signor mondiale in America, nel 1994.</p>



<p>La sua alternativa ha nei fatti giocato spesso con lui, quando Antonio traslocava a destra: si tratta di <strong>Alberto Di Chiara</strong>, eccellente terzino/ala che per cinque anni domina la fascia sinistra del Parma, vincendo da titolare due coppe europee e vestendo in alcune sporadiche occasioni la maglia azzurra.</p>



<p>Sul piano strettamente tecnico, il laterale sinistro più dotato della storia parmense è forse Jenílson Ângelo de Souza, per tutti <strong>Júnior</strong>, un piccolo Roberto Carlos (di cui era la riserva in verdeoro) o se vogliamo più simile al più grande quasi omonimo degli anni &#8217;80: veloce, dotato di un dribbling da ala, il brasiliano ha vissuto in Emilia quattro splendide stagioni, prendendosi anche il lusso di di decidere, nel maggio del 2002, la finale di Coppa Italia, una Coppa strappata a una Juventus superiore.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Centrocampista destro: Marco Osio</h2>



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<p>239 presenze, 35 reti, un soprannome che è tutto un programma (<em>il Sindaco</em>): <strong>Marco Osio</strong> non è stato un giocatore di livello internazionale, ma resta uno dei nomi più amati in quel di Parma, per le doti di corsa e abnegazione, per le discrete qualità, perché ha consegnato al Parma la promozione in serie A e anche la prima, storica Coppa Italia della sua storia, una Coppa che è stata poi &#8220;solo&#8221; il grande proemio ai successi europei.</p>



<p>Sicuramente di caratura tecnica superiore, ma meno legato al Parma, è stato <strong>Alain Boghossian</strong>, imponente mediano e cursore e protagonista della quadra di Malesani a fine anni &#8217;90. Per lui, si contano 102 presenze, diverse reti anche pesanti e alcuni titoli vinti da titolare inamovibile.</p>



<p>Schierato sia come ala che come interno e regista, <strong>Marco Marchionni </strong>è uno degli ultimi giocatori di una certa levatura ad avere vestito la maglia del Parma negli anni 2000: veloce, tecnico, difficile da contenere nell&#8217;uno contro uno, Marco è stato un parmigiano in 199 occasioni e ha vinto la Coppa Italia del 2002.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Centrocampista centrale: Dino Baggio</h2>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Il lungagnone dai gol pesanti è uno degli uomini chiave della storia gialloblù: alto, immarcabile nel gioco areo, grintoso ma pulito, versatile e capace di disimpegnarsi in ogni posizione nel reparto centrale, dotato di una castagna da fuori letale, <strong>Dino Baggio </strong>è stato uno dei centrocampisti italiani più completi degli anni &#8217;90, e ha segnato alcuni dei gol più pesanti della storia del Parma, su tutti quelli che hanno deciso la finale di Coppa UEFA del 1995. Per lui, si contano diverse stagioni da titolare, impreziosite da 27 reti.</p>



<p>La sua prima e naturale alternativa si chiama <strong>Daniele Zoratto</strong>: ottimo recupera palloni e titolare del Parma dei primi anni &#8217;90, Daniele ha vinto da titolare Coppa Italia e Coppa delle Coppe e rappresenta un pezzo importante del puzzle gialloblù.</p>



<p>Nella posizione di centrocampista centrale ben potrebbero figurare, e li citiamo proprio per questo, anche <strong>Sensini </strong>e <strong>Grun</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Centrocampista sinistro: Gabriele Pin</h2>



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<p>Ricordo distintamente Nevio Scala (che criminalmente non ancora citato) celebrare <strong>Gabriele Pin </strong>come l&#8217;uomo più importante del suo Parma, sul piano tattico e per le doti di regia. Schierato spesso davanti alla difesa, ma capace di ben figurare in tutte le posizioni del centrocampo, Gabriele era un giocatore tecnicamente sopra la media e dotato di un&#8217;intelligenza non comune, che gli consentiva di farsi valere in entrambe le fasi di gioco. A Parma, per il giocatore veneto si contano 228 presenze e 10 gol.</p>



<p>La sua posizione potrebbe essere coperta dal già nominato <strong>Alain Boghossian</strong>, e da<strong> Stefano Cuoghi</strong>, tra i tanti giocatori tutti cuore del Parma di Scala, la cui casacca ha indossato per tre stagioni di fuoco, vincendo la Coppa delle Coppe da titolare.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trequartista: Tomas Brolin</h2>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Uno dei talenti più cristallini del mondo nella prima metà degli anni &#8217;90, Cicciobello <strong>Tomas Brolin</strong> è una delle comete della storia del Parma: centrocampista avanzato e all&#8217;occorrenza seconda punta, lo svedese, leader della nazionale che raggiunge le semifinali di Euro 1992 e dei Mondiali del 1994, era un giocatore tecnicamente superbo, un uomo assist illuminato e un discreto uomo gol. Prima dell&#8217;avvento di Zola, l&#8217;uomo franchigia degli emiliani, sul piano tecnico, è proprio lui. che non a caso viene candidato per tre stagioni consecutive al pallone d&#8217;oro, guadagnandosi un prestigioso quarto posto nel 1994. Il gravissimo infortunio patito proprio a fine 1994 è il turning point che affossa la seconda parte della sua carriera.</p>



<p>Giocatore della medesima cifra tecnica, e anzi probabilmente ancora più grande, è stato la <em>Brujita</em> <strong>Juan Sebastián Verón</strong>: mezzala e trequartista dalla falcata superba, tra i migliori di sempre nel lancio lungo e per le pure doti di calcio, Seba ha vestito il gialloblù solo nel corso di una stagione fatta di luci e ombre in campionato, ma straordinaria sui palcoscenici europei, perché il grande campione argentino è stato il giocatore chiave del Parma che domina l&#8217;Europa nel 1999. </p>



<p>Benché sicuramente non paragonabile ai due campionissimi sopracitati, un posto in rosa se l&#8217;è guadagnato di purissima classe anche <strong>Domenico Morfeo</strong>, il maggior talento parmense nel nuovo millennio: trequartista tecnicamente eccelso, ha fatto strabuzzare gli occhi agli esigenti spettatori del Tardini per cinque lunghe stagioni, in cui la sua allergia alla porta è stata compensata da una capacità quasi<em> ruicostiana</em> di inventare assist.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Seconda punta: <a href="https://gameofgoals.it/2023/07/09/magic-box-gianfranco-zola-e-le-sue-dieci-prestazioni-da-ricordare.html">Gianfranco Zola</a></h2>



<p></p>



<p>Il futuro Magic Box <strong>Gianfranco Zola</strong> disputa in quel di Parma la stagione più brillante della sua carriera, quella che lo vede figurare tra i candidati più autorevoli al pallone d&#8217;oro, e nel complesso la sua avventura in Emilia è un assolo <em>paganiniano</em>, in cui le sue eccellenti doti tecniche, la visione di gioco e un senso del gol da punta pura lo consacrano tra i migliori attaccanti in circolazione. La Coppa UEFA del 1995 porta la sua firma a caratteri cubitali.</p>



<p><strong>Enrico Chiesa</strong> è stato poco da meno, in quel di Parma: attaccante in grado di destreggiarsi anche come ala<em> sui generis</em>, Enrico possedeva doti balistiche fuori dal comune e la capacità modernissima di muoversi senza sosta su tutto il fronte offensivo. Se Zola è il<em> Deux Ex Machina</em> della Coppa UEFA del 1995, Chiesa riveste un ruolo cruciale nel trionfo di quattro anni dopo, come certificano le sue otto reti in otto partite.</p>



<p><strong>Faustino Asprilla</strong> è un altro campione che non posso dimenticare: <em>matto</em> per antonomasia, più che un grande uomo gol il colombiano è stato un giocatore dispari (per citare il nostro Giuseppe Raspanti), un attaccante senza un vero ruolo in grado di scompigliare le carte degli avversari grazie a una progressione non comune e alle magate di cui era capace con il pallone. Per lui, a Parma, si contano 150 presenze e 42 reti, una delle quali, bellissima, scrive la parola fine sul lungo periodo di imbattibilità del Milan nella stagione 1992/1993.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prima punta: Hernán Crespo</h2>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Il miglior centravanti della storia crociata è <em>Valdanito</em>: tecnicamente eccelso, letale in area di rigore, dotato anche nel gioco aereo, <strong>Hernan Crespo</strong> ha vissuto a Parma i suoi glory days, giorni durante i quali ha fatto innamorare di sé tutta la città, anche per la UEFA vinta da protagonista e per la miracolosa stagione 1999/2000, durante la quale il campione argentino è stato una sorta di one man team, alla stregua del connazionale che vestiva la maglia Viola. Vederlo chiudere la carriera a Parma, a 37 anni, è stato bello, nonostante chiaramente il Crespo di fine carriera fosse un giocatore minore.</p>



<p>La riserva naturale di Crespo è un grande giocatore come <strong>Alessandro Melli,</strong> uno dei più amati e importanti della storia dei gialloblù: notevole uomo gol capace di anche di lavorare per la squadra e di favorire gli inserimenti dei compagni, Alessandro ha segnato uno dei gol più importanti della storia del club (quello che, di fatto, decide la finale di Wembley con l&#8217;Anversa, nel 1993) e ha collezionato 72 reti in 304 presenze, nel corso della sua lunga avventura emiliana.</p>



<p><strong>Alberto Gilardino </strong>è un altro pezzo di storia del club emiliano: con 56 reti in 116 partite, doti tecniche sopra la media e un fiuto del gol <em>inzaghiano</em>, Alberto è stato l&#8217;uomo franchigia del Parma post-crisi Parmalat e ha scritto alcune delle pagine più belle della storia gialloblù nel nuovo Millennio.</p>



<p>Sul piano strettamente tecnico e soprattutto atletico, il giocatore che ha avvicinato e in alcune fasi forse anche sorpasso il Crespo toccato dalla mano di Dio del 99/00 è l&#8217;<em>Imperatore</em> <strong>Adriano</strong>, una forza della natura che in quel di Parma sboccia e sembra pronto a conquistarsi il mondo. Come sappiamo, la sua carriera è destinata a un prematuro e triste epilogo, ma questo toglie poco alla sua breve e intensa avventura emiliana.</p>



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		<title>I cavalieri di Sor&#8230; o meglio, Sir Claudio: la top 11 dei migliori giocatori allenati da Ranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono bastati pochi minuti trascorsi sul grande schermo per permettere a Winston Wolf (personaggio secondario del magnum opus di Quentin Tarantino, &#8220;Pulp Fiction&#8220;) di entrare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Sono bastati pochi minuti trascorsi sul grande schermo per permettere a <strong>Winston Wolf</strong> (personaggio secondario del magnum opus di <strong>Quentin Tarantino</strong>, &#8220;<strong>Pulp Fiction</strong>&#8220;) di entrare rapidamente nella storia del cinema. Non tutti, del resto, possono recare come biglietto da visita la seguente affermazione: &#8220;<em>Sono il signor Wolf, risolvo problemi</em>&#8221; senza risultare ridicoli o mitomani. </p>



<p>A differenza del misterioso uomo interpretato da <strong>Harvey Keitel</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/09/08/sir-claudio-ranieri-da-capitano-del-catanzaro-a-baronetto-di-leicester.html">Claudio Ranieri</a> </strong>non è diventato celebre in 10 minuti, tutt&#8217;altro; gli ci sono voluti decenni per costruirsi la reputazione di allenatore dalle doti taumaturgiche e riparatorie, un po&#8217; sciamano e un po&#8217; operaio, insomma, uno a cui affidarsi per risalire la corrente.</p>



<p>Deve averlo pensato anche la dirigenza della <strong>Roma</strong>, che dopo un avvio di stagione all&#8217;insegna dell&#8217;auto-sabotaggio (il peggiore da vent&#8217;anni a questa parte), lo ha sostanzialmente trascinato per la terza volta sulla panchina dell&#8217;Olimpico. Poco importa dunque, se lo stesso Ranieri aveva annunciato il proprio ritiro dalle scene proprio al termine della scorsa stagione, conclusa con la salvezza del suo <strong>Cagliari</strong>.</p>



<p>In vista dunque dell&#8217;imminente ritorno di uno degli allenatori più longevi della storia del nostro calcio, ecco dunque una formazione ideale assemblata con la macchina del tempo, selezionando i migliori giocatori avuti a disposizione da Ranieri nel corso di una carriera allenatore iniziata ormai quasi 40 anni fa. Unico criterio per la scelta: saranno selezionati soltanto 2 giocatori appartenenti alla stessa squadra.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Portiere: Gianluigi Buffon</h2>



<p></p>



<p>Scelta alquanto ovvia, e a pagarne dazio sono portieri di altissimo livello come <strong>Toldo</strong>, <strong>Cañizares</strong> e <strong>Kasper Schmeichel</strong>. Quando si ha <strong>Buffon </strong>a disposizione tuttavia non si può non approfittarne, specie alla luce dei livelli espressi nella prima stagione trascorsa insieme a Ranieri, nel 2007/08. In un&#8217;annata di transizione per la <strong>Juventus</strong>, la prima in Serie A dopo i liquami di Calciopoli, al tecnico romano non viene ovviamente chiesto lo scudetto; l&#8217;obiettivo da non fallire è la qualificazione in Champions League, centrata con relativa facilità anche grazie all&#8217;importante contributo del portierone bianconero. Quest&#8217;ultimo, nel 2008, vede probabilmente chiudersi il periodo d&#8217;oro della propria carriera (iniziato nel 2002/03), in cui il connubio tra capacità di lettura e forza fisica animalesca lo aveva reso il miglior portiere al mondo per distacco. Già nella stagione successiva, alcuni problemi fisici mineranno il rendimento di Buffon, che tornerà a esprimersi a livelli davvero altissimi, pur con uno stile meno esplosivo e più incentrato sulle letture, nel 2011/12.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="436" height="245" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/8e26278f60e54c4431b4258bbe706733_169_l.jpg" alt="" class="wp-image-22220" style="width:600px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/8e26278f60e54c4431b4258bbe706733_169_l.jpg 436w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/8e26278f60e54c4431b4258bbe706733_169_l-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri e Buffon</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Terzino destro: Ciro Ferrara</h2>



<p></p>



<p>Impostiamo la difesa secondo dei canoni vintage, con un terzino bloccato a bilanciare le scorribande di un altro laterale più di spinta. A fare buona guardia ci pensa <strong>Ciro Ferrara</strong>, al servizio di Ranieri nel 1991/92 e per i primi mesi del 1992/93. Proprio come la sopracitata Juventus di fine anni 2000, anche il <strong>Napoli </strong>dei primi anni &#8217;90 è una squadra in ricostruzione, obbligata a ripartire da ambizioni decisamente ridimensionate dopo la chiusura del ciclo <em>Maradoniano</em>. A ereditare la fascia di capitano appartenuta all&#8217;argentino è proprio Ferrara, che si impone tra i leader di un nuovo corso tecnico, destinato però a durare poco. Dopo una prima stagione più che soddisfacente, chiusa al quarto posto (valido per qualificarsi alla Coppa UEFA), il tragico avvio dell&#8217;annata successiva obbligò la dirigenza <em>partenopea </em>a sollevare Ranieri dal proprio incarico.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size"> Difensore centrale: John Terry</h2>



<p></p>



<p>Si potrebbero versare fiumi d&#8217;inchiostro sulle controversie legate alla figura di <strong>John Terry</strong>, uno dei bersagli preferiti dei tabloid inglesi per oltre 20 anni, motivo per cui ci soffermeremo unicamente sulle sue doti calcistiche. In quest&#8217;ambito, la bandiera del <strong>Chelsea </strong>teme pochi confronti con i migliori centrali della propria generazione, e in una formazione ideale che accetta di difendersi con un baricentro basso parliamo di un pilastro irrinunciabile. Terry è stato per quasi due decenni il volto di una squadra rocciosa e dannatamente solida, diventando un idolo di Stamford Bridge proprio nei 4 anni trascorsi al servizio di Ranieri, probabilmente il primo allenatore a credere davvero nelle sue capacità. In particolar modo dal 2002 al 2004, parallelamente al tramonto dell&#8217;anziano <strong>Marcel Desailly </strong>(tra i grandi esclusi di questa top 11), JT spicca il volo verso la Nazionale inglese, consacrandosi come uno dei migliori difensori della Premier League.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="640" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Claudio-Ranieri-and-John-Terry.jpg" alt="" class="wp-image-22219" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Claudio-Ranieri-and-John-Terry.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Claudio-Ranieri-and-John-Terry-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri e Terry</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Difensore centrale: Ricardo Carvalho</h2>



<p></p>



<p>La tentazione di riunire una delle migliori coppie difensive che il calcio inglese abbia mai ammirato era onestamente irresistibile, e abbiamo dunque colto l&#8217;occasione per includere anche <strong>Ricardo Carvalho </strong>in questa squadra dalla spina dorsale d&#8217;acciaio. Nonostante le annate migliori del longevo stopper portoghese siano state disputate nel granitico Chelsea di <strong>José Mourinho</strong>, con cui aveva appena vinto la Champions League giocando al <strong>Porto</strong>, abbiamo selezionato Carvalho in quanto giocatore del <strong>Monaco</strong>, allenato da Ranieri nel 2013/14. Arrivato a parametro zero dal <strong>Real Madrid</strong>, il trentacinquenne veterano si impone fin da subito tra i colonnelli dei monegaschi, capaci di issarsi da neopromossi al secondo posto della Ligue 1 alle spalle dell&#8217;irraggiungibile <strong>Paris Saint-Germain</strong>, qualificandosi in Champions per la prima volta dopo 10 anni. A fine stagione, Carvalho risulterà addirittura il giocatore col maggior minutaggio dell&#8217;intera squadra, a conferma del fatto che doti intangibili come il carisma non possono e non potranno mai invecchiare.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Terzino sinistro: Amedeo Carboni</h2>



<p></p>



<p>A presidiare la fascia sinistra con un&#8217;interpretazione del ruolo decisamente più offensiva, abbiamo inserito uno dei pochi calciatori italiani ad aver scritto le pagine migliori della propria carriera lontano al di fuori della Serie A. Parliamo infatti di <strong>Amedeo Carboni</strong>, arrivato al <strong>Valencia </strong>a fari spenti nell&#8217;estate del 1997; di lì a poco, un suo connazionale (inutile specificare di chi stiamo parlando) lo avrebbe raggiunto al Mestalla, incaricato di risollevare i <em>Murcielagos </em>dopo l&#8217;esonero lampo di <strong>Valdano</strong>. Dopo una prima stagione non priva di problemi (in primis una condotta disciplinare non eccelsa, come testimoniato da qualche cartellino rosso di troppo), è nel 1998/99 che il terzino toscano, in barba a una carta d&#8217;identità che gli attribuisce 33 anni, tocca picchi di rendimento mai abbastanza ricordati quando si parla di  fluidificanti mancini. Le strade di Carboni e Ranieri si sarebbero incrociate nuovamente nel 2004/05, stagione crepuscolare in cui, nonostante un Valencia giunto a fine ciclo, fecero in tempo ad aggiudicarsi la Supercoppa Europea ai danni del Porto, ultimo trofeo della longeva carriera dell&#8217;ormai trentanovenne Carboni.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mediano: Daniele De Rossi</h2>



<p></p>



<p>Se fosse Ranieri stesso a dover scegliere quale formazione ideale mandare in campo, non abbiamo alcun dubbio che <strong>Daniele De Rossi </strong>sarebbe probabilmente uno dei primissimi nomi a venire incluso nella distinta. Al di là della retorica sulla romanità e sul romanismo che da sempre li accomuna, se ci si limita a parlare del loro rapporto lavorativo, la collaborazione tra DDR e &#8220;Er Fettina&#8221; (soprannome appioppato in gioventù a Ranieri in quanto figlio di un macellaio) rimane indubbiamente di alto profilo. Nel settembre 2009 Ranieri arriva in una <strong>Roma</strong> in cerca di aria fresca dopo la rocambolesca chiusura della prima era di <strong>Spalletti</strong>, e contro ogni pronostico la trasforma nella rivale più credibile dell&#8217;<strong>Inter </strong><em>Tripletista </em>del già citato Mourinho. I capitolini rimarranno amaramente a mani vuote, ma De Rossi vive una delle annate individualmente più dominanti della propria carriera, andando addirittura in doppia cifra di reti per la prima e unica volta. Parliamo dunque di un altro prototipo di giocatore rispetto a quello allenato per la seconda volta da Ranieri sul finire della stagione 2018/19 (l&#8217;ultima di Daniele in <em>giallorosso</em>), che già da diversi anni aveva arretrato il proprio raggio d&#8217;azione. A discapito di un gigante del ruolo come <strong>Makélélé</strong>, lo schieriamo dunque davanti alla difesa, con tanto di fascia di capitano al braccio, a coordinare le operazioni in sala macchine.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="393" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BIG-De-Rossi-e-Ranieri.jpg" alt="" class="wp-image-22218" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BIG-De-Rossi-e-Ranieri.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BIG-De-Rossi-e-Ranieri-300x197.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri con De Rossi</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mezzala destra: N&#8217;Golo Kanté</h2>



<p></p>



<p>Non potevamo non includere l&#8217;ingrediente segreto della pietanza più buona mai cucinata da Claudio Ranieri. Nel corso della leggendaria annata 2015/16 infatti, vedendo un <strong>Leicester </strong>clamorosamente in fuga già in autunno, in molti iniziarono a interrogarsi su quali elementi di quella stupenda squadra sarebbero stati in grado di ripetersi ad alti livelli in futuro, magari in un top club. Ecco, già ai tempi, il giocatore su cui c&#8217;erano meno dubbi era proprio <strong>N&#8217;Golo Kanté</strong>, fondamentale per dominare un contesto come l&#8217;ultima Premier League pre-<strong>Guardiola.</strong> A farla da padrone, nel campionato inglese di quasi 10 anni fa, erano ancora l&#8217;assenza di controllo, la verticalità esasperata, e la tendenza di molte squadre ad allungarsi a più riprese. Insomma, tutti gli elementi necessari per mostrare al mondo le incredibili doti del piccolo centrocampista francese, che entra nella formazione titolare di Ranieri soltanto a fine settembre per poi non uscirne più fino al termine del campionato. In quei magici 8 mesi, Kanté non sembra avere eguali in Europa per la sua capacità di innescare transizioni a getto continuo, recuperando palloni a qualunque altezza del campo, il tutto nella sua prima stagione nel campionato fisicamente più esigente al mondo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mezzala sinistra: Frank Lampard</h2>



<p></p>



<p>Bisogna iniziare ad aggiungere un po&#8217; di gol nelle gambe di una formazione fin qui abbastanza abbottonata; ecco, l&#8217;ultimo tassello della nostra mediana è un campionissimo, capace di realizzare più di 300 gol in carriera, pur giocando sempre da centrocampista puro. Basterebbero dunque i numeri a immortalare la grandezza di <strong>Frank Lampard</strong>, venuto al mondo solo per mostrare a tutti come si fa il <em>&#8220;box to box&#8221;</em>. Nonostante un certo feeling con l&#8217;area di rigore lo avesse già sviluppato in gioventù al <strong>West Ham</strong>, sarà proprio l&#8217;incontro con Ranieri al <strong>Chelsea </strong>a rappresentare una prima svolta nella sua parabola professionale; Claudio, favorito dalla grande cultura del lavoro di <em>&#8220;Lamps&#8221;</em>, riesce a limare ulteriormente i difetti di quest&#8217;ultimo, rendendolo un giocatore più cerebrale e coinvolto nello sviluppo della manovra, oltre a fargli curare maggiormente anche la fase difensiva. Di sicuro non ne tarpa il rendimento sottoporta, come testimoniano i 30 gol realizzati nelle 3 stagioni disputate al servizio di Ranieri dal 2001 al 2004.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Trequartista: Gianfranco Zola</h2>



<p></p>



<p>Qualcuno avrà probabilmente storto il naso leggendo della fascia di capitano assegnata a <strong>De Rossi</strong>, intuendo che ciò avrebbe comportato l&#8217;esclusione di <strong>Totti</strong> dalla Top 11. Ebbene, la scelta del trequartista è stata per distacco la più dolorosa da compiere, visto il livello sensazionale dei numeri 10 avuti a disposizione da Ranieri per oltre 30 anni. Oltre al <em>Pupone</em>, il casting includeva attori del calibro di <strong>Enzo Francescoli, Rui Costa</strong>, <strong><em>Alex </em>Del Piero</strong>, <strong>Pablo Aimar</strong>, <strong>James Rodriguez</strong> e persino <strong>Riyad Mahrez</strong>, annoverabile tra i fantasisti pur partendo dalla fascia destra. A strappare la maglia da titolare tuttavia è un gigante del nostro calcio mai abbastanza menzionato come <strong>Gianfranco Zola</strong>, che con 186 presenze è il giocatore più impiegato da Sir Claudio tra quelli presenti in questa squadra. I due si sono infatti incrociati sia al <strong>Napoli</strong> che al <strong>Chelsea</strong>; vista la presenza di <strong>Terry </strong>e <strong>Lampard</strong>, occorre dunque specificare che in questo caso il campione <em>sardo</em> è selezionabile unicamente come calciatore <em>azzurro</em>. In Campania, Zola e Ranieri erano ancora rispettivamente una venticinquenne mezzapunta in rampa di lancio, ed un giovane tecnico alla prima esperienza in una <em>big</em>. A Londra invece, Er Fettina trova uno spogliatoio rivoltatosi contro <strong>Gianluca Vialli </strong>(episodio che ne segnerà il precoce declino da allenatore), in cui Zola si è già da tempo consacrato come uno dei volti per eccellenza della Premier League. Pur non avendo più lo spunto dei giorni migliori, <em>Magic Box </em>(suo iconico ed esplicativo soprannome) avrebbe continuato ad incantare il pubblico inglese fino alla veneranda età di 37 anni, tornando in Italia nel 2003 per riportare in Serie A il <strong>Cagliari</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="738" height="548" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/zola-ranieri.png" alt="" class="wp-image-22217" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/zola-ranieri.png 738w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/zola-ranieri-300x223.png 300w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri e Zola</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Attaccante: Gabriel Batistuta</h2>



<p></p>



<p>I 4 anni di Ranieri alla <strong>Fiorentina</strong>, uno dei club dove un girovago come lui si è trattenuto più a lungo, meritavano un degno rappresentante sul terreno di gioco. Uno che la maglia viola l&#8217;ha indossata piuttosto degnamente, per usare un eufemismo, è stato ovviamente <strong>Gabriel Omar Batistuta</strong>, la cui mitologia personale da eroe omerico del pallone è ben nota a tutti quelli che hanno avuto modo di ammirarne le prodezze <em>&#8220;à-la <strong>Mark Lenders</strong>&#8220;</em>. Così come per l&#8217;indimenticabile centravanti-bullo di <strong><em>Holly e Benji</em></strong>, la brutalità negli ultimi 20 metri di <em>Batigol </em>lo rendeva quasi intimidatorio agli occhi delle migliori difese al mondo. Tra il 1993 e il 1997, Ranieri ha in mano una vera e propria arma letale, capace di realizzare 95 delle 208 reti complessive da lui segnate con la Fiorentina, in una lunga storia d&#8217;amore non priva di momenti difficili. L&#8217;ex allenatore del Napoli viene infatti ingaggiato per risollevare i <em>Gigliati </em>dalle secche della Serie B, ottenendo una promozione più che agevole. Nei 3 anni successivi, pur non essendo mai stata davvero competitiva per lo scudetto, la Fiorentina conquista ugualmente due titoli, marchiati a fuoco da Batistuta: una Coppa Italia vinta da capocannoniere, e una Supercoppa in cui l&#8217;argentino fa a brandelli il <strong>Milan </strong>di <strong>Tabárez </strong>a San Siro. La miglior stagione individuale del<em> Re Leone </em>tuttavia rimane quella del 1994/95, in cui si laurea per la prima volta <em>top scorer </em>della Serie A pur militando in una squadra arrivata decima. Insomma, semplicemente cose da Batistuta.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Attaccante: Jamie Vardy</h2>



<p></p>



<p>In quel magico 1994/95, <strong>Batistuta </strong>partì letteralmente a razzo, andando a segno consecutivamente nelle prime 11 giornate di campionato, e stabilendo dunque un prestigioso primato per la Serie A. Lo stesso identico record, ma in questo caso in Premier League, sarebbe stato infranto poco più di 20 anni dopo da un altro numero 9 allenato da Ranieri, ma con caratteristiche ben diverse rispetto a Batistuta. Se lo stile di gioco di quest&#8217;ultimo era tuonante e iracondo, quello di <strong>Jamie Vardy </strong>è invece elettrico e frenetico, proprio come le lattine di Red Bull da lui consumate copiosamente prima di ogni partita. Una dieta un po&#8217; sui generis, per carità, ma che, come gli spinaci per <em>Braccio di Ferro</em>, sembrava poter dare dei poteri sovrannaturali a quest&#8217;attaccante davvero unico. Ecco, è lecito dunque pensare che nell&#8217;anno domini 2015/16 Vardy ne consumasse in quantità industriale, visti i risultati suoi e di un <strong>Leicester </strong>capace di esaltarne al meglio le doti da autentico dominatore della profondità. Ispirato dalle manovre vertiginosamente dirette delle <em>Foxes</em>, Vardy realizza 24 gol pesanti come macigni nella folle corsa al titolo inglese, oltre a incoronarlo come miglior giocatore della Premier League. Proprio lui, che per debuttare in massima serie aveva dovuto aspettare di compiere 27 anni. Un antidivo davvero perfetto per completare l&#8217;11 dei sogni del più antidivo di tutti tra gli allenatori.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-22216" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jamie Vardy e Claudio Ranieri</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"></p>



<p class="has-small-font-size"></p>



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