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		<title>Amala &#8211; La top 11 dell&#8217;Inter del dopoguerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2025 14:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tocca all&#8217;Inter, la squadra migliore d&#8217;Italia negli ultimi anni e, a nostro parere, la protagonista del miglior ciclo della storia del calcio italiano: già, perché [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/01/amala-la-top-11-dellinter-del-dopoguerra.html">Amala &#8211; La top 11 dell&#8217;Inter del dopoguerra</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Tocca all&#8217;<strong>Inter</strong>, la squadra migliore d&#8217;Italia negli ultimi anni e, a nostro parere, la protagonista del miglior ciclo della storia del calcio italiano: già, perché se è vero che Milan e soprattutto Juventus sono stati più continui nel confermarsi ai vertici, l&#8217;<strong>Inter di Herrera</strong>, la<em> Grande Inter</em>, non solo ha elevato il catenaccio ad arte superiore, ma ha dominato per un lustro in patria e in Europa. L&#8217;Inter è inoltre l&#8217;unica società italiana che possa fregiarsi del Triplete.</p>



<p>Come di consueto, per compilare la formazione e la rosa ideali dell&#8217;Inter abbiamo preso in considerazione solo quei giocatori che abbiamo visto giocare e siccome, per fortuna o per sfortuna, abbiamo l’età per averne ammirati una marea, non abbiamo spesso avuto che l’imbarazzo della scelta. E questo aspetto introduce il doloroso discorso delle esclusioni e non possiamo che citarne tre per tutte. </p>



<p>La prima riguarda uno dei giocatori più forti di tutti i tempi: quel <strong>Giuseppe Meazza</strong> (ascolta <a href="https://gameofgoals.it/2024/12/11/giuseppe-meazza-la-leggenda-del-calcio-italiano.html">qui</a> il nostro recente podcast su di lui) di cui si favoleggia ancora oggi, ma che abbiamo tagliato appunto per mancanza di documentazione visiva sufficiente.</p>



<p>La seconda riguarda un attaccante che ha vestito il nerazzurro del Biscione per una sola stagione e che, seppur straordinaria, irripetibile e vincente, non ci consente di convocarlo per questa selezione. <strong>Ramon Diaz</strong>, però, straordinario centravanti ma soprattutto giocatore di un intelligenza tale da saper anche migliorare il rendimento dei compagni, merita assolutamente di essere aggregato alla comitiva come, se capitano è certo troppo, assistente non giocatore. </p>



<p>La terza riguarda alcuni esclusi di extralusso per ragioni di spazio, esclusi che sono però due pezzi centrali della storia nerazzurra: <strong>Jair</strong>, che solcava la fascia destra proprio durante gli anni di Herrera, e <strong>Istvan Nyers</strong>, che è ai limiti dell&#8217;epoca di cui stiamo parlando e di cui esistono pochi documenti video disponibili, ma che almeno nel preambolo deve essere ricordato.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Portiere: Walter Zenga</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Walter Zenga, L&#039;Uomo Ragno [Best Saves]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/lDxYWCY8tgo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Senza dubbio il più amato dai tifosi, <strong>Walter</strong> <strong>Zenga</strong>, detto l&#8217;<em>Uomo Ragno</em>, è probabilmente anche il numero uno tra i numeri uno nerazzurri. Meneghino, interista fin da bambino, boy frequentatore della Curva da sempre, Zenga forse in carriera vince meno di quello che meriterebbe, in Italia solo il pur straordinario campionato dei 58 punti su 68 del 1989, e forse di lui ancor oggi si ricorda più il carattere guascone e loquace che il suo talento assolutamente notevole. Due volte è entrato nella top 20 nel Pallone d’oro, tre volte è stato eletto miglior portiere del mondo, nominato miglior portiere del decennio 90-2000 e tra i venti migliori portieri del XX secolo. Non si direbbe, vero? L’Uomo Ragno detiene anche il record di imbattibilità in un Mondiale (517’ nel 1990).</p>



<p>La sua prima alternativa è <strong>Julio Cesar,</strong> il portiere del Triplete e senza dubbio anche, a cavallo dei primi due decenni del millennio, uno dei più forti estremi difensori del mondo. Ai numeri uno di allora, è bene ricordarlo, non era chiesto di giocare con i piedi e nemmeno di aprire la manovra e quindi non sappiamo come se la caverebbe oggi. È certo però che, anche oggi, superarlo rimarrebbe un grosso problema. La sua partita migliore rimarrà per sempre quella di Barcellona in occasione della fallita remuntada dei blaugrana.</p>



<p>Altro portiere che ha vinto molto, praticamente tutto, in nerazzurro, avendo difeso la porta di quella che è passata alla storia come la Grande Inter guidata da Helenio Herrera, ma che viene da noi scelto soprattutto per le sue qualità intrinseche, è <strong>Giuliano Sarti</strong>. Poco spettacolare trai pali, univa il senso della posizione e l’abilità nelle uscite all’attitudine, rara a quei tempi, di governare la difesa. Sarti è però per sempre legato a quella celebre papera a Mantova che costò alla Grande Inter la perdita di un campionato già vinto e, di fatto, la fine del ciclo aureo di quella squadra. Ma, dicendola con De Gregori, non è da questi dettagli che si giudica un giocatore. Specie se portiere.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Laterale destro: Javier Zanetti</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Javier Zanetti, El Tractor [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Rhb2sjZ2dVk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Quando sbarcò a Linate nell’estate ’95 assieme a Rambert, trovò una folla di tifosi e di fotografi in attesa del giovane attaccante uruguagio, sicura stella nascente, tanto che uscì dall’aeroporto in fretta e senza che nessuno se lo filasse. Nessuno poteva immaginare che quel ventiduenne dal volto a spigoli e i capelli sempre impeccabili da lì, da Milano, mai più si sarebbe mosso. Dell’Inter è stato difensore, mezzala, esterno, quinto a tutta fascia e ancora capitano, condottiero vincente, dirigente, vicepresidente. Della stellina uruguagia si sono smarriti i bagliori, <em>el Tractor</em> argentino, dopo trent’anni, è sempre a Milano, vestito con doppiopetto nerazzurro e neanche un capello fuori posto. Dal punto di vista atletico, a dispetto delle misure tutto sommato normali (178 cm per 75 kg), chi scrive non ha più rivisto nulla di equiparabile a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/12/javier-zanetti-il-motorino-inesauribile.html">Javier Zanetti</a></strong>, che anche a quarant&#8217;anni sapeva esibirsi in progressioni di 60/70 metri palla al piede.</p>



<p>Potremmo schierarlo sia laterale che stopper, e optiamo per la posizione defilata per ragioni numeriche: la prima e più importante riserva di Zanetti non può che essere colui che, per molti versi, è stato il suo precursore, ovvero <strong>Giuseppe Bergomi</strong>. Forse non tutti sanno perché il suo epiteto pubblico sia ‘lo zio’. Aveva 16 quando, nell’80, esordisce con l’unica maglia di club che indossa in tutta la carriera, quella interista, ma il suo aspetto fisico e la sua espressione facciale sembrano quelli di un uomo maturo e così, per schernirlo bonariamente, i compagni di squadra lo chiamano, appunto, ‘zio’. È il suo portafortuna, quello che lo porta a 17 anni a esordire in azzurro e a 18, giocando addirittura la finale, a laurearsi Campione del Mondo. Pur non essendo interista, non ha mai tradito i colori nerazzurri per i quali ancora lavora nel Settore Giovanile.</p>



<p>Pagata la rata al mutuo della longevità e della Storia, possiamo gettare la maschera e riconoscere che forse, in termini di pura bravura, il laterale destro migliore sceso in campo con la maglia nerazzurra è stato <strong>Maicon</strong>. Il brasiliano, se vogliamo, è stato un discepolo diretto del Giacinto da Treviglio. Mezzo secolo dopo, ecco infatti un uomo che solca la fascia destra così come Giacinto faceva con la sinistra, facendo sembrare gli avversari delle statue di sale, travolte dalla sua onnipotenza e dalla finezza che ci si attende da un laterale che arriva dalle sue latitudini. Per Maicon, a Milano si contano sei stagioni, diversi gol capolavoro/pesantissimi, innumerevoli cross al bacio, una grande applicazione difensiva e tanti trofei, su tutti i tre che compongono il leggendario triplete del 2010.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Difensore centrale: Armando Picchi</h2>



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<p>Nel 1964, per celebrare la sua straordinaria stagione, la stampa intitola un lungo articolo-panegirico &#8220;<em>Picchi di rendimento</em>&#8220;, evidenziando come, nel contesto delle stelle nerazzurre, <strong>Armando Picchi</strong> sia risultato il più bravo di tutti. Il difensore che aveva spalle larghe e giocava senza paura è stato un libero classico, che si posizionava dietro la difesa a comandare le operazioni. Il suo contributo tecnico e caratteriale alla Grande Inter è impagabile, e per questo lo schiero titolare, nonostante abbia giocato a Milano &#8220;solo&#8221; per sette stagioni.</p>



<p>La sua prima riserva può già essere &#8211; e suggerisce che lo sia un illustre interista come il nostro Giuseppe Raspanti &#8211; <strong>Alessandro Bastoni</strong>. Nonostante la verde età, è del ’99, possiamo infatti definirlo un giocatore d’esperienza e una garanzia di solidità e di costruzione. Adocchiato dagli scout interisti fin dalle sue primissime esperienze tra i virgulti atalantini, è stato Conte a volerlo in prima squadra in un ruolo, quello di centrale di sinistra nella difesa a tre, che Bastoni ha poi interpretato e sviluppato in modo originale e impareggiabile, contribuendo in maniera determinante anche in fase propulsiva a un numero impressionante di vittorie in relazione alla giovane età. Anche in azzurro ha già vinto un Europeo ed è titolare fisso.</p>



<p>Da ultimo, vogliamo ricordare <strong>Riccardo Ferri</strong>: più stopper classico di Bastoni e del libero Picchi, deve comunque trovare un posticino in squadra perché per tredici anni è stato titolare inamovibile di un&#8217;Inter altalenante e che comunque vince sia in Italia che in Europa.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Difensore centrale: Tarcisio Burgnich</h2>



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<p>Altro elemento della Grande Inter di Helenio Herrera, <strong>Tarcisio Burgnich</strong> era uno stopper e un terzino roccioso, rude nei movimenti e negli atteggiamenti ma, allo stesso tempo, estremamente corretto quanto efficace. Associato nella Storia del Calcio e nella fantasia popolare ormai perenne al collega di reparto Giacinto Facchetti, era quello dei due che presidiava la posizione sull’attaccante avversario più temuto senza sganciarsi mai. Segnò dunque pochissimi gol, ma ne fece uno fondamentale quanto incredibile nella partita più celebre e celebrata della Nazionale, quel 4-3 alla Germania nei Mondiali ’66. Suo fu il gol del 2-2. Tre giorni dopo fu immortalata la sua immagine mentre viene sovrastato impietosamente da <em>O Rei</em>, perpetuando ancora una volta il destino nerazzurro, spesso caratterizzato dal retrogusto amarognolo.</p>



<p>Potrebbe benissimo soffiargli il posto, e se non ci riesce e solo per questioni di longevità in maglia nerazzurra, un altro campione di pari levatura tecnica, <strong>Walter Samuel</strong>. Il suo epiteto, conosciuto a ogni latitudine, ‘The wall’, non è un omaggio ai Pink Floyd ma una sintetica descrizione della sua forza invalicabile, della sua compatta elasticità e della sua capacità impressionante di respingere e di proteggere. Dotato di un senso della posizione innaturale e degno dei migliori portieri della Storia, Samuel è stato uno degli eroi che ha alzato la Coppa a Madrid nel fantascientifico 2010 nerazzurro, nella squadra in cui, quando Lucio impazziva, e capitava spesso, lui, tranquillo, si sdoppiava.</p>



<p>Meno grande dei due predetti, ma amatissimo dai tifosi per la grinta, la pulizia e la capacità di essere per anni il gregario di lusso della difesa nerazzurra, a nostro parere <strong>Iván Córdoba</strong> è degno del posto in rosa, anche perché veste di nerazzurro in ben 455 occasioni ed è uno dei massimi simboli della storia del club.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Laterale sinistro: Giacinto Facchetti</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Giacinto Facchetti, La Leggenda [Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/jjbYmESdvM4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Potrebbe mai mancare lui in questa Inter All Time? Dotato di una serietà, una pacatezza e un’autorevolezza senza eguali e perfino contagiosa, oltre che eccelso difensore, è stato il prototipo del ‘giocatore dispari’. Di quello cioè che scompagina gli avversari perché si fa trovare in posizioni inaspettate e capaci di mandare in confusione gli avversari. Il terzino goleador adesso è un classico imprescindibile, ma il primo è stato lui, l’immenso e inimitabile <strong>Giacinto Facchetti</strong>, uno dei pochi difensori all&#8217;altezza di candidarsi seriamente al famigerato Pallone d&#8217;oro, nel 1965, e ancora cattedratico che officia quasi al meglio negli anni &#8217;70 &#8211; è titolare in nazionale, da libero, fino alle qualificazioni per i mondiali argentini. A nostro parere, quando si nominano le divinità della scuola difensiva italiana, si dovrebbe nominare, e ai primissimi posti, anche il <em>Cippe</em> di Treviglio.</p>



<p>Per spessore tecnico e utilità in campo, <strong>Christian Chivu</strong> se la gioca con altri componenti di valore della retroguardia interista, come <strong>Andreas</strong> <strong>Brehme</strong>, che è stato anzi un giocatore straordinario e superiore. Entrambi meritano quindi un posto in panchina: Chivu non solo perché legato al ciclo culminato con il Triplete, ma soprattutto per la duttilità nel coprire tutti i ruoli della difesa e per la grande disponibilità nell’aiuto ai compagni di squadra; Brehme perché è il giocatore chiave dell&#8217;Inter dei record, sul piano tattico e per lo straordinario contributo bifasico, tanto che a fine anno vince a mani basse il Guerin d&#8217;oro, il premio assegnato dalla stampa al miglior giocatore della Serie A. Un giorno, con una piccola forzatura, sarà giusto associare questa posizione anche a Dimarco.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mezzala: Luis Suárez</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Luis Suárez, El Arquitecto [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/QgZPOU-7tXY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Chi non ha visto giocare <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/06/08/viva-el-futbol-i-10-giocatori-spagnoli-piu-grandi-del-dopoguerra.html">Luis Suárez</a></strong> negli anni ’60, non può sapere esattamente che cosa sia l’eleganza nel calcio. Non solo, anche la compostezza e la capacità di prevedere le mosse di avversari e compagni. Luisito non giocava con i piedi, lo faceva con gli occhi, tanto che a volte pareva che la partita in corso, in ogni sua azione, seguisse la sua segreta volontà. Se il calcio ha avuto un grande regista in quegli anni, questo non può essere che il genio della Galizia. I vecchi milanisti opporranno a questa affermazione, giustamente, il nome di Gianni Rivera. Giusto, ma con una grossa differenza: il faro rossonero, per dirigere, ha avuto bisogno di altri centrocampisti, Lodetti si tutti, Suarez era da solo il reparto dell’Inter, avendo al fianco un difensore (Tagnin, poi Bedin), un attaccante (Mazzola) e uno che si faceva, anche se in modo geniale, i fatti suoi (Corso). Luisito ha scritto la storia prima in blaugrana, vincendo un pallone d&#8217;oro e guadagnandosi l&#8217;ammirazione di tale Di Stéfano, e poi all&#8217;Inter, trasformatosi in regista classico, ha fatto ancora meglio, diventando l&#8217;uomo chiave di una delle squadre più forti e vincenti di sempre.</p>



<p>La sua riserva, già oggi, potrebbe essere <strong>Niccolò Barella</strong>, che a ben vedere ha già scritto la storia dell&#8217;Inter a caratteri cubitali. Classe ’97 per nascita e classe ragguardevole sul campo, questa mezzala sarda grintosa e intelligente è arrivata sulla sponda nerazzurra del Naviglio a rinverdire le gesta di un suo celebre conterraneo, quel Matteoli faro, cursore e tampone dell’Inter vincente del Trap. Anche per Niccolò, già pupillo di Gigi Riva, queste tre funzioni convivono e descrivono il suo gioco, specialmente dopo che ha perso la sua indole fumantina. Voluto da Conte nel ’19, anche lui, come Bastoni, ha dato impronta e impulso ad una squadra che nel recente lustro ha vinto moltissimo, dimostrandosi a proprio agio, sia come uomo a tutto campo che come risolutore, anche in Europa. </p>



<p>Una citazione, come terzo, se la guadagna a nostro parere <strong>Nicola Berti</strong>, poderosa mezzala dai mezzi atletici sconfinati e in grado di segnare gol che sembrano sfidare le leggi della fisica. Per lui, in nerazzurro si contano 312 presenze impreziosite da 41 reti, e uno scudetto dei record vinto da gregario di extralusso.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Centrocampista centrale: Esteban Cambiasso</h2>



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<p>Uno dei giocatori più intelligenti, sia in campo che fuori, mai apparsi in Italia, l’argentino di Buenos Aires <strong>Esteban Cambiasso</strong> è stato anche uno dei centrocampisti più forti che l’Inter abbia avuto. Grinta, temperamento e visione di gioco anche periferica sono le doti che gli hanno permesso di rendere il centrocampo interista contemporaneamente un baluardo e una fonte inesauribile di gioco per un decennio. E senza il connazionale Zanetti, più anziano, sarebbe certo stato Cambiasso il capitano di 5 scudetti e del Triplete. Anche per lui, infatti, l’apice è stato toccato a Madrid, contro il Bayern, nel corso di una finale giocata in maniera superba e che ha coronato la straordinaria continuità dimostrata nel corso delle stagioni precedenti (per fare un esempio, già nel 2004/2005 molti giornalisti votano Cambiasso, davanti a Pirlo e a Veron, come miglior centrocampista del nostro campionato).</p>



<p><strong>Marcelo Brozović</strong>, una vita da centrale di extralusso e con i piedi da slavo, è arrivato nella Milano nerazzurra in sordina, ma è presto diventato titolare fisso, quindi pedina inamovibile e infine faro insostituibile, almeno in apparenza, del centrocampo interista. Il croato è rimasto all’Inter nove anni, tra alti e bassi, colpi geniali e topiche inimmaginabili e rimanendo sempre, con buona pace dei non pochi detrattori, l’aiuto regista di Modrić nella cabina di comando della Croazia inimmaginabile nel suo periodo d’oro. È stato Spalletti a promuoverlo mediano factotum, mentre Inzaghi l’ha usato come calco per forgiare con Chalanoglu la sua replica perfetta. E così <em>Brozo</em>, che pareva avere ormai avere la pelle nerazzurra, ha potuto partire per l’Arabia dove lo coprono di soldi. </p>



<p>Da ultimo, benché il suo ruolo fosse meno chiaro e definito di quello dei due sopracitati, credo si possano spendere due parole per un gregario che è un pezzo di storia dell&#8217;Inter, ovvero per <strong>Gabriele Oriali, </strong>una vita da mediano dotato da madre natura di tre polmoni e di uno spirito di sacrificio quasi senza eguali, un mediano che è nerazzurro in 398 occasioni e che è pure capace di mettere a referto 44 reti.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mezzala: Lothar Matthäus</h2>



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<p>Centrocampista completo e innovativo per quel periodo a cavallo tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90, il tedesco riusciva a coniugare la muscolarità degli allora mediani di spinta alla visione di gioco tipica del regista classico. Il tutto esaltato da una potenza e precisione nel tiro da fare invidia ai migliori attaccanti. Del resto, la sua carriera all’Inter, di quattro anni, non è stata altro che una parentesi di quella lunghissima e gloriosa al Bayern, casa sua. Ma quel breve periodo, lo avete già inteso, ha visto la squadra nerazzurra vincere un campionato irripetibile con 58 punti su 68 disponibili e contro corazzate ritenute inarrivabili come il Milan olandese e il Napoli di Maradona. Proprio contro i partenopei, <strong>Lothar Matthäus</strong> segnò il gol che sancì il trionfo; due anni dopo, reduce da un mondiale da protagonista, il panzer se possibile salì ancora di colpi e trascinò un&#8217;Inter forte ma meno brillante a giocarsi il titolo contro la Sampdoria, nonché a prendersi d&#8217;autorità la coppa UEFA. Non è un caso se a Milano Lothar è ancora oggi venerato come una divinità.</p>



<p>Per il secondo nome abbiamo pensato a un duttile giocatore serbo, un senza-posizione capace di disimpegnarsi in diversi ruoli e dotato di una castagna da fuori che non ha quasi avuto eguali: sto parlando di <strong>Dejan Stanković</strong>, che indossa la maglia dell&#8217;Inter per quasi un decennio, risultando uno dei migliori nella stagione trionfale in campionato, nel 2007, e vivendo da protagonista anche l&#8217;annata del Triplete.</p>



<p>Il terzo posto lo assegno a un giocatore versatile, a un guerriero e recupera palloni che ha saputo farsi apprezzare sia come difensore che come centrocampista difensivo: sto parlando del veterano<strong> Giuseppe Baresi</strong>, per 559 volte nerazzurro nel corso dei complicati primi anni &#8217;80 così come dei momenti di gloria &#8211; penso allo scudetto dei record.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Trequartista: Mario Corso</h2>



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</div></figure>



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<p>Quello del trequartista svagato e geniale è uno dei ruoli più anomali e al contempo dei ruoli simbolo della storia nerazzurra, la scheggia impazzita e &#8220;dispari&#8221; nel contesto di una squadra dalla forte vocazione italianista, difensiva, &#8220;concreta&#8221;, di una squadra che ha fatto del catenaccio un&#8217;arte.</p>



<p><strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/26/mario-corso-il-funambolo-fermo.html">Mariolino Corso</a></strong>, diciamolo con chiarezza, se si allenasse come faceva all&#8217;epoca oggi rischierebbe di militare in C e anche solo negli anni ’80 avrebbe fatto fatica a trovare un ingaggio in Serie A. Eppure, il mancino di San Michele Extra non può mancare in questa rappresentativa. E non solo per i tantissimi trofei italiani, europei e mondiali vinti, con il suo contributo decisivo, ai tempi della grande Inter, ma anche per quello che era. Un genio inarrivabile, pigro, fermo, quasi svogliato, refrattario agli allenamenti con HH che si imbufaliva, indisciplinato tatticamente con HH che gli urlava di ogni, ma… uno capace di vincere le partite da solo, e che, ci piace pensarlo, forse smentirebbe tutti anche oggi, e dimostrerebbe che la qualità può prescindere anche dalla dotazione agonistica. Mario non era solo il <em>poeta stravagante </em>adorato da Pasolini, ma anche un uomo in grado di fare la differenza quando la palla scottava, e ha disputato la sua stagione più bella nell&#8217;anno della rivicinta contro il destino, in quel 70/71 che lo incorona, ancora una volta, superbo ed eccentrico campione. Prima, aveva fatto in tempo a vincere diversi titoli da protagonista, come la Coppa Intercontinentale del 1964. La sua titolarità non convincerà tutti, ma io credo che l&#8217;uomo più geniale della miglior Inter di ogni epoca, un uomo che supera le 500 presenze in nerazzurro e che ha bucato la porta avversaria 94 volte, spesso contro le grandi, un posto da titolare lo meriti.</p>



<p>Il predecessore di Mariolino, per certi versi ancora più grande di lui, è un giocatore che si colloca a metà strada tra l&#8217;epoca che prendiamo in considerazione e quella che scartiamo, ma che troviamo comunque giusto ricordare: si parla di <strong>Lennart Skoglund</strong>, il <em>Wandissima</em> che negli anni &#8217;50 fa innamorare Milano e anzi tutta Italia con le sue serpentine, il suo sinistro magico, e che vince due scudetti da uomo di maggior classe, confermandosi anche nelle stagioni in cui la squadra brilla meno, prima che la proverbiale discontinuità diventi declino e che i suoi demoni abbiano il sopravvento &#8211; Liedholm disse che Skoglund era il Garrincha europeo, in quanto i due campioni &#8220;tanto si somigliavano sia in campo che nella vita&#8221;. Per lui, in nerazzurro, 246 presenze, 57 gol e un numero incalcolabile di magate.</p>



<p>Al terzo posto, è doveroso ricordare <strong>Wesley Sneijder</strong>, perché è la luce dell&#8217;Inter nell&#8217;anno del Triplete, e nonostante giochi in maniera molto meno convincente nelle stagioni successive, la sua annata mirabolante e da pallone d&#8217;oro gli vale quantomeno la menzione d&#8217;onore.</p>



<p>Forse molti si stupiranno nel vedere il suo nome tra questi ‘convocati’, ma noi riteniamo che pochi giocatori abbiano incarnato lo spirito interista come <strong>Evaristo Beccalossi</strong>. Nonostante non abbia caratterizzato un’era, nonostante sia stato un po’ croce e delizia per il popolo del biscione, nonostante il suo nome venga eternamente associato al suo ‘gemello bresciano’ Altobelli, crediamo che il <em>Beck</em> sia ancora un’icona vivida nel sacro tempio interista. E chissenefrega se è riuscito, in una gara di Coppa Uefa del 1982, a sbagliare due rigori nel giro di 5’, ai tifosi basterà per sempre la doppietta nel derby ’79.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Attaccante: Sandro Mazzola</h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Sandro Mazzola, il Baffo [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/jN6T88sS__c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Anche per lui, magari, c’è qualcuno che storce il naso per la sua presenza qui, in assoluto o per la collocazione in attacco piuttosto che a centrocampo &#8211; ma per noi il<strong> Sandro Mazzola</strong> più grande è quello ammirato durante il primo ciclo di Herrera, quello che supera regolarmente i venti gol stagionali. Sinceramente, però, ce ne stupiremmo, essendo Sandrino una delle bandiere non ammainabili della storia nerazzurra, non avendo mai giocato con altra maglia, avendo segnato una caterva di reti pur non essendo vero attaccante e avendo mandato in porta decine di compagni pur non essendo vero suggeritore. È stato invece vero suggeritore di passione, di lealtà e di vittorie. Oggi, a 82 anni, parla e sente a fatica, ma se gli nomini l’Inter, si illumina negli occhi. Portano la sua firma, peraltro, i due gol più importanti della storia dell&#8217;Inter: li ha segnati a Vienna contro il Real, Sandrino, e aveva ventidue anni. Nel complesso, per lui, 570 presenze e 163 reti.</p>



<p>Arrivato a Milano diciannovenne tra non poche perplessità, dati i recenti precedenti (cfr Gabigol, Coutinho, Kovacic ecc), di tifosi e perfino staff tecnico restio a impiegarlo, <strong>Lautaro Martinez</strong> deve aspettare Conte, e Lukaku…, per imporsi come titolare. È giocatore che non ha ancora adesso, a nostro parere, completato l’evoluzione tecnica e, accanto a eccezionali doti di goleador che lo fanno già essere a 27 anni nell’empireo realizzativo sia dell’Inter sia dell’Albiceleste, presenta qualche lacuna. Colmabile certo quella relativa alle pause nel rendimento, mentre la palla al piede riguarda l’impresentabile percentuale sui rigori tirati. Senza quest’ultima pecca, per cui lo si può definire lo Shaq del calcio, chissà dove già sarebbe nelle classifiche all time nerazzurra e argentina. Il suo posto in rosa, in ogni caso, gli spetta di diritto già oggi.</p>



<p>Con 206 reti e una vita in nerazzurro, deve accomodarsi tra le riserve anche <strong>Alessandro Altobelli</strong>, nome meno altisonante di quello di alcuni illustri colleghi, ma nome da campione.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Attaccante: Diego Milito</h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="DIEGO MILITO | All of his 75 Inter goals 🇦🇷🖤💙" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/1FDnuRc6_u4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Lo so: il Ronaldo del 1997/1998 è senza troppe discussioni il giocatore più forte che abbia indossato la maglia nerazzurra nel dopoguerra. Epperò ci sono alcuni però che ci suggeriscono di preferirgli, quale titolare, <strong>Diego Milito</strong>.</p>



<p>Che la storia del calcio nerazzurro e di quello argentino siano intrecciate in modo inestricabile è verità difficile da smontare. Argentino è perfino il suo attuale vicepresidente, il suo giovane capitano, argentine sono state tante sue bandiere presenti e pure immeritatamente assenti in questo elenco. Gaucho della più bell’acqua non può che essere il suo fromboliere della fascia d’oro di questo secolo, il <em>Principe del Triplete</em>. Altro giocatore arrivato tra perplessità e qualche malumore dal Grifone, in coppia con Thiago Motta allora ancora brasiliano, Milito ha cominciato subito a zittire tutti sfondando reti a ripetizione e sfoderando sempre la stessa finta, che tutti i difensori conoscevano a menadito, ma che nessuno riusciva a contrastare. E così, il centravanti con la zeppa entra nell’Olimpo interista per sempre con quattro gol quasi identici nel giro di pochi giorni, nella tarda primavera del ‘10. Quello di Roma vale la Coppa Italia, quello di Siena il Campionato e i due del Bernabeu la Champions. È Triplete! Anche nelle stagioni successive il Principe, almeno per un anno e mezzo, gioca sui medesimi, siderali livelli, e chiude con 75 reti la sua gloriosa avventura a Milano. </p>



<p>Ciò premesso, Il <em>Fenomeno</em> <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html">Ronaldo</a> </strong>che approda a Milano tra l’incredulità generale dovrebbe essere, in termini di pura bravura, titolare di diritto. Nel 1997 arriva quello che è già considerato il miglior giocatore del mondo, non una delle tante promesse più o meno poi sbocciate. Un giocatore che riesce a coniugare la velocità, condita da quell’allegria brasiliana un po’ frenata, un po’ triste, con una potenza muscolare impressionante. È impossibile parlare della rosa nerazzurra all time e ignorare Ronnie, sta di fatto però che il suo vissuto all’Inter è stato caratterizzato dagli infortuni anche drammatici, dai tradimenti proprio inaspettati, dai dissapori con gli allenatori e dalle clamorose sconfitte (cfr Olimpico 5 maggio ’02). Più da questi aspetti negativi che dai successi, davvero rarissimi. Al di là della parentesi italiana, del resto, e nonostante militanze di pregio, Ronaldo ha vinto molto poco nella sua carriera di giocatore di club. Grande goleador senza molti trofei.</p>



<p>Gli interisti sono stati più magnanimi con Ronaldo che con<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2023/06/24/non-avrai-altro-dio-allinfuori-di-me-zlatan-ibrahimovic-la-grande-anomalia-del-nuovo-millennio.html">Zlatan&nbsp;Ibrahimović</a></strong>, da tempo associato ai colori rossoneri, eppure chi scrive crede che Ibra occupi un posto di primo piano nella storie nerazzurra: i primi tre scudetti dell&#8217;era Mancini-Mourinho sono anche e soprattutto tre scudetti dello svedesone, che in serie A sembra Gulliver che gioca con i lillipuziani. Fisicamente incontenibile, tecnicamente superbo, uomo gol superiore, Ibra, piaccia o non piaccia, è nei libri di storia della squadra di Milano.</p>



<p>Come lui, anche un giocatore che, a differenza dei Mazzola, dei Bergomi o dei Facchetti, le ha girate tutte, o quasi, e ha segnato giustamente per chiunque, o quasi. Eppure anche lui è presenza imprescindibile in questa selezione, non tanto certo per la vittorie ottenute con questa maglia in sei stagioni, solo una Coppa Italia, quanto almeno per le reti segnate, 103, specialmente se messe in relazione alle presenze, 143: sto parlando di <strong>Bobo Vieri</strong>. Anche in questo caso, si è preferito far pesare l’immaginario collettivo, il cuore pulsante neroazzurro più dell’effettivo beneficio di incremento del palmares. Possente e agile nello stesso tempo, ha legato il suo nome ad alcuni dei gol più belli del calcio italiano e non solo nerazzurro. Da ultimo, due parole vanno spese per <strong>Roberto Boninsegna</strong>, simbolo dell&#8217;Inter e protagonista di numerose stagioni nella Milano nerazzurra, per un totale di 173 reti in 287 partite.</p>



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<p class="has-text-align-right"><strong>Con il contributo fondamentale di</strong> <strong>GIUSEPPE</strong> <strong>RASPANTI</strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/01/amala-la-top-11-dellinter-del-dopoguerra.html">Amala &#8211; La top 11 dell&#8217;Inter del dopoguerra</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Perché lo scudetto dei record è il più bello della storia dell&#8217;Inter</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/05/28/perche-lo-scudetto-dei-record-e-il-piu-bello-della-storia-dellinter.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 May 2021 06:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del suo 32° anniversario, si è deciso di celebrare lo storico scudetto dei record dell'Inter nella stagione 1988-1989. </p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/28/perche-lo-scudetto-dei-record-e-il-piu-bello-della-storia-dellinter.html">Perché lo scudetto dei record è il più bello della storia dell&#8217;Inter</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p> </p>



<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: i giocatori dell&#8217;Inter festeggiano lo scudetto dei record. [www.inter.it]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Nell&#8217;ultima giornata di campionato, l&#8217;Inter ha avuto modo di celebrare <strong>il suo diciannovesimo scudetto</strong> e l&#8217;ha potuto fare di fronte ad un San Siro che finalmente ha potuto ospitare i suoi tifosi, per la prima volta dopo tanto tempo. Questo titolo è stato conquistato soprattutto a seguito dello straordinario girone di ritorno, che ha consentito agli uomini di Antonio Conte di sbaragliare la concorrenza. 91 punti dei 114 punti disponibili, infatti, rendono perfettamente l&#8217;idea del campionato magistrale dei <em>nerazzurri</em>, che dopo 11 anni hanno potuto celebrare lo scudetto.<br><br>Tale successo, inevitabilmente, mi ha spinto a rispolverare un titolo storico che l&#8217;Inter vinse vinto nel <strong>1988-1989</strong>, il celeberrimo<em> &#8220;Scudetto dei Record&#8221;</em>, che ancora oggi risulta uno dei più celebrati della storia nerazzurra. In questo articolo, vi illustrerò i motivi per cui, per me, questo scudetto merita di essere considerato il più bello della storia dell&#8217;Inter.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Una campagna acquisti faraonica</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/inter-1988-1989-1024x726.jpg" alt="" class="wp-image-5885" width="923" height="637" /><figcaption><em>Lothar Matthäus, Andreas Brehme, Nicola Berti, Alessandro Bianchi. e Ramon Diaz [www.passionemaglie.it]</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>La stagione <strong>1987-1988</strong> dell&#8217;Inter è stata un fiasco completo, a causa di un deludente quinto posto, condito dal pessimo rendimento tenuto da Vincenzo Scifo (acquistato nell&#8217;estate precedente) e dai crescenti malumori tra Giovanni Trapattoni e Alessandro Altobelli, sempre di più in rotta di collisione all&#8217;interno dello spogliatoio meneghino. Per i nerazzurri è dunque necessario un cambiamento netto, in vista del nuovo campionato (che torna <strong>a 18 squadre,</strong> dopo ben 21 anni) e a seguito dell&#8217;aumento della soglia dei giocatori stranieri tesserabili da parte delle società italiane (che passano <strong>da 2 a 3</strong>).<br><br>Di conseguenza, la campagna acquisti del Club meneghino si rivela faraonica ed inizia con le cessioni di <strong>Daniel Passarella </strong>(a fine carriera), <strong>Vincenzo Scifo </strong>(scartato dopo il pessimo rendimento della stagione precedente) e, soprattutto, di <strong>Alessandro Altobelli</strong>, che lascia l&#8217;Inter per la Juventus, dopo 11 anni a tinte nerazzurre. In entrata, invece, l&#8217;Inter ottiene dei rinforzi notevoli. Innanzitutto, dalla Fiorentina arriva <strong>Nicola Berti</strong>, un mediano classe &#8217;67 con uno spiccato senso del gol, mentre dal Cesena viene prelevato <strong>Alessandro Bianchi</strong>, un esterno destro di centrocampo dotato di ottimo dinamismo. <br><br>Per quanto riguarda gli stranieri, vengono acquistati dal Bayern Monaco <strong>Andreas Brehme</strong> (che nel corso della sua carriera si affermerà come uno dei terzini sinistri più forti di sempre) e, soprattutto<strong>, Lothar Matthäus</strong>&nbsp;(che si consacrerà come uno dei calciatori più forti di sempre, che diventerà immediatamente <strong>il leader tecnico ed emotivo</strong> della squadra di Trapattoni). Le trattative relative relative al terzo straniero, invece, si rivelano complicate, in quanto l&#8217;operazione per portare <strong>Rabah Madjer</strong> (uno dei calciatori più forti della storia del calcio africano) in nerazzurro salta sul più bello, a causa di un infortunio alla coscia scoperto durante le visite mediche. Di conseguenza, il quinto rinforzo sarà <strong>Ramon Diaz</strong>, una seconda puntata dotata di grandissimo estro, prelevato in prestito dalla Fiorentina come acquisto in extremis.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La squadra</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Football_Club_Internazionale_Milano_1988-89-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-5886" width="934" height="518" /><figcaption><em>Da sinistra, in alto: Zenga, Ferri, Berti, Bergomi, Serena, <em>Matthäus</em>;<br>Da sinistra, in basso: Diaz, Brehme, Bianchi, Matteoli, Mandorlini [dorthamcfalls.blogspot.com]</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>La rosa che si è venuta a formare, a seguito della campagna acquisti dell&#8217;estate del 1988, è dunque una delle migliori mai costruite dall&#8217;Inter nella sua intera storia.<br><br>In porta, può fare affidamento su<strong> Walter Zenga</strong>, che all&#8217;epoca è riconosciuto come uno dei portieri più forti al Mondo e che ormai dal 1986 è stabile nel giro della nazionale italiana. In difesa, invece, spiccano i volti di <strong>Riccardo Ferri</strong> &#8211; uno dei più forti e arcigni stopper della sua generazione, titolare in nazionale al fianco di un certo <strong>Franco Baresi</strong> &#8211; e di <strong>Giuseppe Bergomi</strong> &#8211; uno dei difensori più forti della storia del calcio italiano, già protagonista da giovanissimo del Mondiale del 1982 -, e, come detto sopra, l&#8217;autorità di <strong>Andy Brehme</strong> sull&#8217;out di sinistra. <strong>Andrea Mandorlini</strong> e <strong>Giuseppe</strong> <strong>Baresi</strong>, di fatto, si alternano nel ruolo di libero e soprattutto il primo riuscirà a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel corso della stagione 1988-1989.<br><br>Il centrocampo appare completamente rivoluzionato dagli innesti di <strong>Matthäus</strong>, <strong>Bianchi </strong>e <strong>Berti</strong>. Questo reparto può anche fare affidamento sulla sapiente regia di <strong>Gianfranco Matteoli</strong>, che rappresenta di fatto il vero ago della bilancia in entrambe le fasi.  L&#8217;attacco, infine, fa affidamento sulla fantasia di <strong>Ramon Diaz</strong> e sulle abilità aeree di Aldo Serena (che si consacrerà come capocannoniere con 22 gol).</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La Serie A al suo massimo splendore</h3>



<p></p>



<p>A seguito del cambiamento sul tetto massimo dei giocatori stranieri tesserabili e dell&#8217;aumento delle squadre da 16 a 18, le squadre italiane si rinforzano in sede di mercato e, proprio quando l&#8217;Inter mette in atto una delle migliori campagne acquisti della sua storia, <strong>le altre società non restano a guardare</strong>.<br><br><strong>Il Milan di Sacchi</strong>, campione d&#8217;Italia in carica, si assicura le prestazioni di<strong> Frank Rijkaard</strong>, andando a formare, insieme a Gullit e van Basten, il <em>Trio Olandese </em>che da li a breve dominerà in Europa e nel Mondo. Quel Milan, che presenta anche giocatori del calibro di <strong>Franco Baresi</strong>, <strong>Paolo Maldini</strong>, <strong>Alessandro Costacurta</strong>, <strong>Marco Tassotti,</strong> <strong>Roberto Donadoni</strong> e <strong>Carlo Ancelotti</strong>, si presenta come una delle squadre più forti mai formate nella storia del calcio italiano. Una squadra stellare, che da lì a qualche decennio, verrà presa in considerazione per i dibattiti relativi alle migliori squadre di sempre.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Van_Basten_Gullit_Rijkaard_1988.jpg" alt="" class="wp-image-5919" width="878" height="608" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Van_Basten_Gullit_Rijkaard_1988.jpg 1016w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Van_Basten_Gullit_Rijkaard_1988-300x208.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Van_Basten_Gullit_Rijkaard_1988-768x532.jpg 768w" sizes="(max-width: 878px) 100vw, 878px" /><figcaption><em>Frank Rijkaard, Marco van Basten e Ruud Gullit. [www.terzotempo.info]</em></figcaption></figure></div>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/bfc42e4d9ddc7c10977abb2b3a8e5a17.jpg" alt="" class="wp-image-5921" width="365" height="458" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/bfc42e4d9ddc7c10977abb2b3a8e5a17.jpg 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/bfc42e4d9ddc7c10977abb2b3a8e5a17-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /><figcaption><em>Antonio Careca e Diego Armando Maradona. [www.pinterest.it]</em></figcaption></figure></div>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>Anche <strong>il Napoli</strong> si muove sul mercato e dopo aver sfiorato il bis in campionato, perde le prestazioni di <strong>Bruno Giordano</strong> (che insieme a Maradona e <strong>Careca </strong>formava il trio del <em>Ma-Gi-</em>Ca) e si affida alle prestazioni dell&#8217;emergente <strong>Andrea Carnevale</strong>. <br><br>Inoltre, ad una formazione che già presentava giocatori molto forti come <strong>Ciro Ferrara</strong>, nonché ottimi interpreti come <strong>Fernando De Napoli</strong> e <strong>Massimo Crippa</strong>, i partenopei vanno ad aggiungere <strong>Alemao</strong>, un centrocampista molto duttile che in Brasile stava già facendo parlare di sé. <br><br>Si viene dunque a formare <strong>il Napoli più forte della storia</strong>, che si appresta a diventare la prima squadra italiana di quell&#8217;epoca a vincere la <strong>Coppa UEFA</strong> (vinta contro lo Stoccarda).</p>
</div>
</div>



<p></p>



<p><strong>La Sampdoria di Boskov</strong>, inoltre, dopo gli ottimi piazzamenti nei precedenti campionati e a seguito del successo in <strong>Coppa Italia</strong> nella stagione precedente, consolida il suo status di potenziale outsider del campionato italiano. Può infatti contare sui <em>&#8220;Gemelli del gol&#8221;, </em><strong>Gianluca Vialli</strong> e <strong>Roberto Mancini</strong>, che acquisiscono una sempre maggiore consapevolezza della loro intesa, sul granitico stopper <strong>Pietro Vierchowod</strong> &#8211; uno dei difensori centrali più forti della storia del calcio italiano &#8211; e sulla classe di <strong>Cerezo </strong>&#8211; uno dei centrocampisti più forti del campionato &#8211; in mezzo al campo. I blucerchiati ormai sono in rampa di lancio anche sul versante internazionale, che li vedrà arrivare ad una finale di Coppa delle Coppe in quella stessa stagione, persa contro il Barcellona di Cruijff. È il preludio all&#8217;epoca d&#8217;oro dei <em>doriani</em>, che culminerà con lo scudetto del 1990-1991 e con la finale di Coppa dei Campioni raggiunta nel 1991-1992.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-5927" width="880" height="495" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 880px) 100vw, 880px" /><figcaption><em>Gianluca Vialli e Roberto Mancini. [www.goal.com]</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Persino<strong> l&#8217;Atalanta di Mondonico</strong>, neopromossa e reduce da una clamorosa<strong> semifinale di Coppa delle Coppe</strong> nella passata stagione, appare rinforzata ai nastri di partenza, grazie soprattutto all&#8217;innesto di <strong>Evair</strong>, un attaccante brasiliano che non tarderà a dare il suo contributo ad una squadra che, grazie anche alla leadership dello svedese <strong>Glenn Strömberg</strong>, riuscirà ad ottenere il primo piazzamento della sua storia per la Coppa UEFA. Inoltre, i bergamaschi si rinforzeranno ulteriormente nelle successive stagioni grazie all&#8217;acquisto di <strong>Claudio Caniggia</strong>.<br><br><strong>La Juventus</strong>, invece, sta per muoversi verso una stagione di transizione e, dopo i poveri risultati conseguiti con Rino Marchesi nel biennio post-Trapattoni, decide di affidare la panchina a <strong>Dino Zoff</strong>, che riuscirà a conseguire degli ottimi risultati in un campionato che, come si può già intuire, è estremamente competitivo. Dopo l&#8217;addio al calcio giocato del capitano <strong>Gaetano Scirea</strong>, la Juventus decide di investire sul portoghese <strong>Rui Barros</strong> (prelevato dal Porto) e sul sovietico <strong>Oleksandr Zavarov</strong> (che ha già fatto parlare molto di sé durante l&#8217;Europeo). Il sovietico non riuscirà ad imporsi nel calcio italiano, mentre il portoghese disputerà un ottima stagione da 12 gol in 29 partite, contribuendo per un bel quarto posto della Vecchia Signora. Anche Alessandro Altobelli, alla sua ultima stagione in Serie A, darà il suo contributo. Per <strong>Michael Laudrup</strong>, invece, questa sarà l&#8217;ultima stagione in bianconero.</p>



<p>Infine, vi sono realtà come <strong>la Fiorentina</strong> di <strong>Roberto Baggio</strong> e <strong>Stefano Borgonovo</strong> e la <strong>Roma </strong>di <strong>Rudi Völler</strong>, che si giocano gli altri piazzamenti per la partecipazione alla Coppa UEFA. Queste due squadre in particolare, pur essendo distanti dalle corazzate formate dalle due squadre milanesi, dal Napoli e dalla Sampdoria, appaiono ai nastri di partenza come delle buonissime squadre che negli anni successivi disputeranno <strong>una finale di Coppa UEFA a testa</strong> (i <em>gigliati </em>nel <strong>1989-1990</strong>, i <em>giallorossi </em>nel <strong>1990-1991</strong>). </p>



<p></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/baggio_borgonovo.jpg" alt="" class="wp-image-5929" width="480" height="672" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/baggio_borgonovo.jpg 572w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/baggio_borgonovo-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption><em>Roberto Baggio e Stefano Borgonovo. [www.statoquotidiano.it]</em></figcaption></figure></div>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Rudi_Voeller_-_AS_Roma_1991-92-682x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5930" width="447" height="671" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Rudi_Voeller_-_AS_Roma_1991-92-682x1024.jpg 682w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Rudi_Voeller_-_AS_Roma_1991-92-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Rudi_Voeller_-_AS_Roma_1991-92-768x1154.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Rudi_Voeller_-_AS_Roma_1991-92-1022x1536.jpg 1022w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Rudi_Voeller_-_AS_Roma_1991-92.jpg 1200w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" /><figcaption><em>Rudi Völler. [it.wikipedia.org]</em></figcaption></figure></div>
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<p>In questo campionato già di altissimo livello, figurano anche realtà medio-piccole come <strong>la Lazio</strong> (guidata dalle prodezze balistiche di<strong> Ruben Sosa</strong>, un volto che da lì a qualche anno farà parlare di sé nel campionato italiano) e <strong>l&#8217;Ascoli </strong>( che si affiderà alle prestazioni di <strong>Bruno Giordano</strong>). Il livello della Serie A sta dunque avendo un&#8217;impennata considerevole e i risultati che i Club raggiungeranno in ambito internazionale, da qui al 1999, saranno semplicemente stellari.<br><br>Infatti, <strong>Milan</strong>, <strong>Juventus</strong>, <strong>Inter</strong>, <strong>Lazio</strong>, <strong>Napoli</strong>, <strong>Sampdoria </strong>e <strong>Parma </strong>totalizzeranno, dal 1988 al 1999, <strong>4 Coppe dei Campioni</strong>, <strong>8 Coppe UEFA</strong>, <strong>3 Coppe delle Coppe</strong>, <strong>6 Supercoppe UEFA</strong> e <strong>3 Coppe Intercontinentali</strong>, un bottino totale da <strong>24 trofei internazionali vinti in 11 anni</strong> che simboleggia un dominio mai più ripetuto nell&#8217;intera storia del calcio italiano a livello di Club.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;imbarazzante distacco dalla concorrenza</h3>



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<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-left is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Questa Inter ci fa sembrare tutti quanti ridicoli. In realtà loro corrono troppo forte, noi andiamo normalmente”.</em></p><cite>Giuseppe Dossena (centrocampista della Sampdoria)</cite></blockquote>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-23-at-16.20.04-835x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-5884" width="505" height="618" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-23-at-16.20.04-835x1024.jpeg 835w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-23-at-16.20.04-245x300.jpeg 245w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-23-at-16.20.04-768x942.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-23-at-16.20.04.jpeg 1044w" sizes="(max-width: 505px) 100vw, 505px" /><figcaption><em>Classifica della Serie A 1988-1989.</em></figcaption></figure></div>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>L&#8217;Inter dei record, nella stagione 1988-1989, è semplicemente infermabile, come viene confermato non soltanto dai <strong>58 punti su 68 disponibili</strong> (<strong>record del campionato di Serie A a 18 squadre</strong>, nell&#8217;era dei <strong>due punti</strong> per vittoria, nonché frutto di 26 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte), ma anche dal <strong>distacco imbarazzante </strong>rispetto alle altre concorrenti. Inoltre, il campionato viene vinto il <strong>28 maggio 1989</strong>, ovvero con quattro giornate di anticipo dalla fine del campionato, a seguito del 2-1 casalingo ai danni del Napoli.<br><br>Il Napoli di Maradona, che in quella stessa stagione vince la Coppa UEFA, viene staccato di <strong>ben 11 lunghezze</strong>. Anche il Milan di Sacchi, quella stessa corazzata che vincerà la prima Coppa dei Campioni del suo ciclo vincente, non riesce in alcun modo a tenere il passo degli uomini di Trapattoni e si ritrova a <strong>-12</strong>.<br><br>Se già il Napoli di Maradona e il Milan del <em>Trio Olandese</em> può poco, risulterebbe inutile parlare della Juventus, lasciata addirittura a<strong> -15</strong> dalla vetta e della Sampdoria (<strong>-19</strong>).<br></p>
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</div>



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<p><strong>Né van Basten, né Careca</strong>, i due centravanti più forti e talentuosi del campionato, riescono ad essere sufficienti per tenere testa all&#8217;Inter dei record e si laureano vicecapocannonieri con 19 gol. Infatti, non soltanto l&#8217;Inter si rivela <strong>il miglior attacco</strong> (67 gol segnati) e <strong>la miglior difesa</strong> (19 gol subiti) del campionato, ma si ritrova ad avere pure il capocannoniere del campionato, grazie ai <strong>22 gol di Aldo Serena</strong>. </p>



<p>Per dare l&#8217;idea dell&#8217;impresa dell&#8217;Inter dei record, basta prendere in considerazione la stagione <strong>2006-2007</strong>, in cui la compagine nerazzurra metterà a segno <strong>97 punti su 114 disponibili</strong>, ovvero <strong>l&#8217;85 % circa dei punti totali</strong>. Inutile dire che l&#8217;Inter di Trapattoni, in un campionato ben più competitivo e con un livello complessivamente più alto, riesce a conquistare la stessa percentuale di punti, per giunta nell&#8217;era dei due punti per vittoria. <br><br>Inoltre, com&#8217;era già stato evidenziato in precedenza, il distacco dalla seconda classificata a rappresentare quasi un unicum, in quanto nei campionati italiani a 18 squadre, con i due punti per vittoria, quasi nessuno era stato in grado di lasciare un distacco così netto e marcato dalla seconda. Infatti, quel +11 ai danni del Napoli di Maradona era stato superato in precedenza solo dalla <strong>Fiorentina di Fulvio Bernardini</strong> nella stagione <strong>1955-1956</strong>, con un secco +12 sul Milan.<br><br>Neanche <strong>il Milan di Fabio Capello</strong>, rimasto imbattuto nel corso della stagione<strong> 1991-1992</strong> (22 vittorie e 12 pareggi, per un totale di <strong>56 punti</strong>), riuscirà a replicare un simile distacco dalla seconda classificata (la Juventus del Trap 2.0), staccandola &#8220;solo&#8221; di +8. Di conseguenza, quelle singole statistiche, contestualizzate al periodo storico che segna l&#8217;inizio del massimo splendore del campionato italiano, non fa altro che confermare la grandezza dello scudetto dei record del 1988-1989.<br><br>Una stagione, dunque, difficile da replicare nell&#8217;intera storia dell&#8217;Inter e in generale del calcio italiano.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><br>Giovanni Trapattoni, un allenatore da record</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/771446c0007fff94e4deda9d20bbf648-657x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5888" width="501" height="781" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/771446c0007fff94e4deda9d20bbf648-657x1024.jpg 657w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/771446c0007fff94e4deda9d20bbf648-192x300.jpg 192w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/771446c0007fff94e4deda9d20bbf648-768x1197.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/771446c0007fff94e4deda9d20bbf648.jpg 821w" sizes="(max-width: 501px) 100vw, 501px" /><figcaption><em>Giovanni Trapattoni con la divisa dell&#8217;Inter. [www.pinterest.it]</em></figcaption></figure></div>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="883" height="963" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-21.13.19.jpeg" alt="" class="wp-image-5988" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-21.13.19.jpeg 883w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-21.13.19-275x300.jpeg 275w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-21.13.19-768x838.jpeg 768w" sizes="(max-width: 883px) 100vw, 883px" /><figcaption><em>Classifica della Serie A 1976-1977.</em></figcaption></figure>
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<p></p>



<p>Alla guida della <strong>Juventus</strong>, nel <strong>&#8220;decennio&#8221; 1976-1986</strong>, aveva lasciato un&#8217;impronta marcata grazie alla sua zona mista, uno schema tattico ibrido tra il calcio <em>all&#8217;italiana</em> e la zona (introdotta in Italia anche dal Torino di Gigi Radice), e aveva concluso la sua prima era in bianconero con 6 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa UEFA, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Un bottino che già ai tempi l&#8217;aveva consacrato come <strong>l&#8217;allenatore più vincente della storia della Juventus</strong> (almeno, prima dell&#8217;avvento di Marcello Lippi).<br><br>Ma è soprattutto il suo primo scudetto a rappresentare <strong>un unicum nella storia bianconera</strong>, in quanto nel <strong>1976-1977</strong>, a seguito di un testa-testa serrato con il Torino di Radice, era stato in grado di vincere <strong>uno storico scudetto dei record </strong>nei campionati italiani a 16 squadre. Infatti, era stato in grado di totalizzare <strong>51 punti sui 60 disponibili</strong>, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, il tutto con una percentuale dell&#8217;85 % dei punti conquistati, quello stesso 85 % che avrebbe contraddistinto anche lo scudetto dei record vinto con l&#8217;Inter. <br><br>Il Trap alla guida dell&#8217;Inter si è confermato un condottiero amato e rispettato da tutti, nonché un vero vincente, che più di tanti altri è servito per scrivere una pagina così gloriosa della storia nerazzurra. D&#8217;altronde, al comando di una squadra da record, non poteva che esserci un allenatore da record.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/28/perche-lo-scudetto-dei-record-e-il-piu-bello-della-storia-dellinter.html">Perché lo scudetto dei record è il più bello della storia dell&#8217;Inter</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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