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	<title>giggs Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>giggs Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>1994-1995: Manchester United-Liverpool 2-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/12/29/1994-1995-manchester-united-liverpool-2-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La sfida regina d'Inghilterra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Eric Cantona, grande protagonista della vittoria Manchester, Old Trafford, 17 settembre 1994 La sesta giornata della Premier League 94/95 mette di fronte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Eric Cantona, grande protagonista della vittoria</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Manchester, Old Trafford, 17 settembre 1994</h2>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">La sesta giornata della Premier League 94/95 mette di fronte un Liverpool in notevole ripresa e uno United che ha iniziato la stagione balbettando, tanto che i Reds sono quinti e i rivali di sempre sesti. Come sottolineano ripetutamente i cronisti spagnoli, la partita è uno spettacolo: nel primo tempo, il superbo passing game degli ospiti mette ripetutamente in difficoltà uno United salvato più volte dal suo portiere e che comunque non sta a guardare, e anzi crea diversi pericoli, specie quando può ripartire in velocità. </p>



<p>Nella ripresa, i padroni di casa salgono progressivamente di colpi e sbloccano la partita grazie al primo malinteso della difesa dei Reds, fino a quel momento arcigna e quasi impeccabile. Dopo pochi secondi, il subentrato <strong>McClair </strong>chiude la partita. Nel finale un Liverpool ferito nell&#8217;orgoglio da un risultato davvero troppo severo reagisce ma non si rende più pericoloso, mentre il Manchester gioca sul velluto. Nel complesso, un derby ricchissimo di contenuti tecnici e in cui non è facile individuare i migliori in campo, perché sono diversi i giocatori che si esprimono al meglio.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Best of Season 1994-1995 • Man. Utd vs Liverpool 2-0 • EPL 1994-1995" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/NX9LZZ7OdE8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Le pagelle &#8211; Manchester United</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Éric Cantona 7,5</strong><br>Dopo l&#8217;ennesimo controllo da cineteca l&#8217;Old Trafford si scioglie davanti al suo beniamino, che dipinge calcio e si dimostra soprattutto uno strepitoso regista, un regista che però sfiora il gol e l&#8217;assist in tre/quattro occasioni, e che serve poi il pallone del due a zero a McLair, con un tocco delizioso. Altra categoria.</p>



<p></p>



<p><strong>Peter Schmeichel 7,5</strong>: contende al collega francese la palma di numero uno, perché il Liverpool nel primo tempo si rende pericoloso almeno tre volte e Peter risponde sempre da campione, specie su una conclusione velenosa di Steve McMamaman. Nella ripresa il portierone danese è meno impegnato, ma è ancora una volta impeccabile in uscita e su un paio di tentativi degli avversari. Leader maximo.</p>



<p></p>



<p><strong>Paul Ince 7</strong>: motorino inesauribile, è praticamente sempre nel vivo del gioco, sfiora il gol con un gran destro e recupera una miriade di palloni. L&#8217;archetipo del  box-to-box.</p>



<p></p>



<p><strong>Ryan Giggs 6,5</strong>: pecca di imprecisione in fase conclusiva (si mangia un gol abbastanza semplice, per un giocatore come lui), ma palla al piede è il solito furetto immarcabile e inventa un paio di veroniche da cineteca. </p>



<p></p>



<p><strong>Steve Bruce 6,5</strong>: il capitano la mette spesso sul fisico, ma sa anche impostare il gioco, sia con appoggi ai centrocampisti che con lanci lunghi. Una sicurezza.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Le pagelle &#8211; Liverpool</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Steve McMamanaman 7</strong><br>Le sue scorribande palla al piede sono un incubo per la difesa dei Red Devils, anche perché Steve è bravo pure quando deve cercare la porta. Non gli assegno più di sette solo perché gli mancata la stoccata decisiva, ma Steve gioca una grandissima partita.</p>



<p></p>



<p><strong>John Barnes 7</strong>: nel primo tempo, ma non solo, i suoi scambi nello stretto con Steve sono caviale purissimo. Non riesce più ad allungare palla al piede come faceva a fine anni &#8217;80, ma di fatto gioca da regista e non sbaglia un pallone, rendendosi anche pericoloso in un paio di occasioni.</p>



<p></p>



<p><strong>David James 6,5</strong>: il futuro Calamity a Manchester disputa un&#8217;ottima partita. Meno impegnato del collega, si fa trovare pronto su tre/quattro conclusioni pericolose, ma ha il demerito di sbagliare il tempo dell&#8217;uscita sul gol che sblocca e indirizza l&#8217;incontro.</p>



<p></p>



<p><strong>Rob Jones 6,5</strong>: ad un certo punto il cronista lo elegge miglior laterale destro del suo paese, e in effetti il difensore è un giocatore molto veloce, che usa le maniere forti su Ryan Gigs e che sa farsi valere anche quando deve scodellare traversoni verso l&#8217;area di rigore.</p>



<p></p>



<p><strong>Jan Mølby 6</strong>: Mølby Dick &#8211; e il soprannome dice tutto della sua pancia, un gentile omaggio della sua passione per la birra &#8211; non ha un grande passo, ma imposta il gioco come pochi altri contemporanei, e nel primo tempo non sbaglia un pallone. Nella ripresa, con il Manchester che alza i giri del motore, lo si vede più spesso in difficoltà, anche perché fatica a rincorrere gli avversari.</p>



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<p></p>



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		<title>1992-1993: Liverpool-Manchester United 1-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/12/22/1992-1993-liverpool-manchester-united-1-2.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La sfida regina d'Inghilterra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Brian McClair, gol decisivo Liverpool, Anfield Road, 6 marzo 1993 A marzo del 1993 le cose sono decisamente cambiate, rispetto alla sfida [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Brian McClair, gol decisivo</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Liverpool, Anfield Road, 6 marzo 1993</h2>



<p></p>



<p>A marzo del 1993 le cose sono decisamente cambiate, rispetto alla sfida autunnale, per United e <strong>Liverpool</strong>. I <em>Reds</em> sono infatti sprofondati in una crisi senza precedenti e navigano in acque pericolose, confinati in un imbarazzante quindicesimo posto, mentre lo United ha preso il volo, e l&#8217;unica squadra rimasta a contendergli il titolo è la sorpresa Norwich, che si prende addirittura la vetta della classifica nei mesi invernali.</p>



<p>Nonostante un divario sulla carta incolmabile, i padroni di casa, pungolati nell&#8217;orgoglio dalla sfida con i rivali più accreditati, iniziano bene la partita, e creano diversi grattacapi alla difesa del <strong>Manchester United</strong>, salvata da uno Schmeichel in stato di grazia. Il gol di Hughes, che incorna il solito cross pennellato dal giovane rampante Giggs, sblocca il match, ma nella ripresa un gol splendido del veterano Rush regala il pareggio alla squadra di casa. Lo United, decisamente superiore, riprende tuttavia in mano le redini della partita e sigla il 2 1 con Brian McLair, uno degli attaccanti meno celebrati dell&#8217;epoca Ferguson, ma in ogni caso un ottimo giocatore dotato di un discreto fiuto del gol. Nel finale, i Red Devils regalano spettacolo e potrebbero arrotondare il risultato (&#8220;<em>This is champagne football</em>&#8220;, dice a un certo punto il cronista), ma Hughes smentisce la nomea di cecchino divorandosi un paio di occasioni.</p>



<p>Nel complesso, un discreto incontro che si chiude con la meritata vittoria della squadra migliore.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Le pagelle &#8211; Liverpool</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Ian Rush 6,5</strong><br>&#8220;<em>He can create chances out of nothing</em>&#8220;: ed è proprio così. Il veterano gallese, subentrato a fine primo tempo e abbandonato a lungo nell&#8217;area avversaria, supera Schmeichel con una conclusione al volo spettacolare e imparabile, e lo costringe poi a una grande parata nei minuti finali. Campione eterno.</p>



<p></p>



<p><strong>Steve McManaman 6</strong>: protagonista di un paio di buoni spunti e di un traversone su cui lo United rischia il clamoroso autogol, non brilla particolarmente ma è tra pochi positivi del Liverpool.</p>



<p></p>



<p><strong>John Barnes 5.5</strong>: la classe è quella dei giorni migliori, la gamba no, anche perché i numerosi problemi fisici dell&#8217;anno precedente lo stanno ancora penalizzando. Un paio di giocate di qualità non riscattano una prestazione anonima.</p>



<p></p>



<p><strong>Mark Wright 5</strong>: il valido laterale destro, punto fermo anche della nazionale di quegli anni, vive una giornata da dimenticare in cui insegue Ryan Giggs senza riuscire più di tanto a contenerlo.</p>



<p></p>



<p><strong>Paul Stewart 5</strong>: viene sostituito da Rush dopo 44 minuti in cui è stato quasi sempre anticipato dalla difesa inglese.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Le pagelle &#8211; Manchester United </h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Peter Schmeichel 7</strong><br>Gioca a lungo da spettatore, ma viene chiamato in causa in tre occasioni che lo obbligano a prodursi in interventi da campione, specie sulla conclusione di Hutchison e sul diagonale velenoso di Rush.</p>



<p></p>



<p><strong>Ryan Giggs 7:</strong>  imprendibile quando cambia passo palla al piede, spreca un paio di buone occasioni ma mette sulla testa di Hughes il pallone del primo gol e, quando il cronista parla di champagne football, si riferisce soprattutto a lui, perché anche un paio di giocate della ripresa sono da applausi.</p>



<p></p>



<p><strong>Mark Hughes 6,5</strong>: il gol in tuffo di testa vale un voto positivo, anche se Mark nella ripresa pecca di imprecisione, divorandosi almeno un gol fatto.</p>



<p></p>



<p><strong>Paul Ince 6,5</strong>: sempre nel vivo del gioco, bravo sia quando si tratta di recuperare palla che di rilanciare e di inserirsi, si rende anche pericoloso in un paio di occasioni.</p>



<p></p>



<p><strong>Brian McClair 6.5</strong>: finito presto nel dimenticatoio dell&#8217;era Ferguson, l&#8217;attaccante scozzese è stato un ottimo elemento e ha il merito di decidere la sfida, siglando il nono gol stagionale.</p>



<p></p>



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		<title>La top 11 dei 30 anni di Premier League</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/08/23/la-top-11-dei-30-anni-di-premier-league.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 12:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Ferguson seduto tra Scholes e Giggs.Tre leggende del Manchester United, la squadra del trentennio in Premier League La Premier League compie 30 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/23/la-top-11-dei-30-anni-di-premier-league.html">La top 11 dei 30 anni di Premier League</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Ferguson seduto tra Scholes e Giggs.</em><br><em>Tre leggende del Manchester United, la squadra del trentennio in Premier League</em></p>



<p class="has-drop-cap">La Premier League compie 30 anni. Era il 1992 infatti quando le 22 squadre affiliate alla First Division si separarono dalla Football League per la volontà di contrattare in modo autonomo i diritti televisivi e di sponsorizzazione: la scissione diede così origine a quello che oggi è diventato il miglior campionato del mondo (il più competitivo tecnicamente, quello che genera più introiti e quello che garantisce maggiore copertura e visibilità a livello mondiale). Per celebrare la ricorrenza, noi di Game of Goals abbiamo deciso di stilare una top 11 dei giocatori migliori che abbiano mai giocato in Premier. Abbiamo partecipato in 7 e sotto troverete sia la top 11 finale sia le singole scelte di ognuno&#8230;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La top 11 finale</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-23-alle-14.09.19-1024x1004.png" alt="" class="wp-image-11887" width="859" height="841" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-23-alle-14.09.19-1024x1004.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-23-alle-14.09.19-300x294.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-23-alle-14.09.19-768x753.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-23-alle-14.09.19.png 1402w" sizes="(max-width: 859px) 100vw, 859px" /></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le scelte finali</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Cristiano Ronaldo 2007/08 ●Dribbling/Skills/Runs● |HD|" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Yq7Yy8H5J-8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Numeri di Cristiano Ronaldo nel 2007-2008, stagione che gli portò in dote campionato, Champions e il primo dei suoi cinque Palloni d&#8217;oro</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Peter Schmeichel<br></strong><em>Classe 1963, Danimarca; Manchester United 1991-1999<br></em>Forse il più forte portiere al mondo nel decennio 1990-2000, un autentico prodigio tra i pali capace di parate spettacolari, dotato di agilità e riflessi felini e di un grandissimo carisma. Campione d&#8217;Europa con la Danimarca nel 1992, allo United ha vinto tutto: 5 campionati, 3 Fa Cup, la Champions League.</p>



<p><strong>Gary Neville<br></strong><em>Classe 1975, Inghilterra; Manchester United 1992-2011<br></em>Prodotto delle giovanili, ha giocato solo nello United in tutta la carriera. Titolare inamovibile della fascia destra, anche lui ha contribuito alla straordinaria epopea dei Red Devils di Alex Ferguson: 12 titoli inglesi, 4 Fa Cup, 2 Champions, un&#8217;Intercontinentale e un Mondiale per club.</p>



<p><strong>Virgil Van Dijk<br></strong><em>Classe 1991, Olanda; Southampton 2015-2018; Liverpool 2018-<br></em>Arriva a Southampton nel 2015 per 13 milioni, tre anni dopo passa al Liverpool per 84. È forse il difensore per eccellenza del panorama mondiale: fisicità, tempismo, insuperabile nel gioco aereo, regale senso della posizione e doti di regia di prim&#8217;ordine. Il suo ingaggio è decisivo per portare i Reds di Klopp a una nuova era di successi: conquista un campionato inglese, una Champions e un Mondiale per club, sfiora il Pallone d&#8217;oro 2019.</p>



<p><strong>Rio Ferdinand<br></strong><em>Classe 1978, Inghilterra; West Ham 1995-1996; Bournemouth 1996; West Ham 1996-2000; Leeds 2000-2002; Manchester United 2002-2014; Qpr 2014-2015<br></em>Fortissimo di testa, solido in marcatura, favoloso in anticipo, altra straordinaria colonna dello United di Ferguson: 6 campionati inglesi, 1 Fa Cup, Champions e Mondiale per club nel suo curriculum.</p>



<p><strong>Gareth Bale<br></strong><em>Classe 1989, Galles; Southampton 2006-2007; Tottenham Hotspur 2007-2013; Tottenham Hotspur 2020-2021<br></em>Un treno inarrestabile sulla corsia mancina: ampie falcate, scatto poderoso, imprendibile sul lungo. Gol pesanti e giocate spettacolari, nasce terzino poi evolve e diventa arma a tutta fascia, quasi più un&#8217;ala. Le grandi stagioni in Inghilterra gli valgono la chiamata del Real Madrid, ma in Spagna va a corrente alternata, pur decidendo la finale di Champions del 2018. </p>



<p><strong>Steven Gerrard<br></strong><em>Classe 1980, Inghilterra; Liverpool 1998-2015<br></em>Motore e anima dei Reds per quasi un ventennio, prodotto del vivaio e leader assoluto della prima squadra. Mediano completo: difende, imposta, si inserisce e vanta un&#8217;ottima media gol per un centrocampista. Non riesce mai a mettere le mani su uno scudetto, ma si consola con 2 Fa Cup, 1 Coppa UEFA e 1 Champions League.</p>



<p><strong>Paul Scholes<br></strong><em>Classe 1974, Inghilterra; Manchester United 1993-2013<br></em>Architetto dello United di Ferguson, che per lui stravedeva. Intelligenza tattica, completezza tecnica e reti pesanti. Un leader silenzioso che faceva parlare i fatti. Con i Red Devils in 20 anni vanta 11 campionati inglesi, 3 Fa Cup, 2 Champions, l&#8217;Intercontinentale e il Mondiale per Club.</p>



<p><strong>Frank Lampard Jr<br></strong><em>Classe 1978, Inghilterra; Swansea City 1995-1996; West Ham 1996-2001; Chelsea 2001-2014; Manchester City 2014-2015<br></em>“Gemello” di Gerrard, di due anni più vecchio, hanno diviso per anni i critici su chi dei due fosse più bravo. Meno difensivo di Steven, più vocato al gol, ha fatto le fortune del Chelsea con cui ha conquistato 3 campionati inglesi, 4 Fa Cup, 1 Champions e 1 Europa League.</p>



<p><strong>Cristiano Ronaldo<br></strong><em>Classe 1985, Portogallo; Manchester United 2003-2009; Manchester United 2021-<br></em>Arriva allo United da ala funambolica ma un po&#8217; fumosa. Ferguson lo trasforma in attaccante totale, concreto e letale. Se ne va al Real Madrid da star assoluta del calcio mondiale dopo aver vinto con i Red Devils 3 campionati, 1 Fa Cup, la Champions e il Mondiale per club. Torna all&#8217;ovile nel 2021 e a oggi &#8211; in attesa di sviluppi di queste ore sul mercato &#8211; è ancora nella rosa dello United.</p>



<p><strong>Thierry Henry<br></strong><em>Classe 1977, Francia; Arsenal 1999-2007; Arsenal 2012<br></em>Prima Cantona, l&#8217;inaugurale stella del firmamento Premier, che merita comunque una citazione. Poi lui. E quando un francese riesce nell&#8217;impresa di conquistare gli inglesi vuol dire che siamo di fronte a qualcosa di straordinario. Attaccante raffinato, elegante, assist-man sopraffino e goleader implacabile, velocità e tecnica mescolate ai livelli più alti. Recordman di gol in maglia Gunners, 3 Fa Cup, 2 campionati inglesi e l&#8217;amore di tutti i tifosi inglesi.</p>



<p><strong>Ryan Giggs<br></strong><em>Classe 1973, Galles; Manchester United 1990-2014<br></em>Ala sinistra tra le più grandi della storia, una vita nel e per il Manchester United, prodotto di una sartoria che in quegli anni sfornava a getto continuo abiti impeccabili. Graffiante, dribblomane, rapidissimo, immarcabile se in giornata. Palmares infinito con i Red Devils: 13 campionati (record), 4 Fa Cup, 2 Champions, Intercontinentale e Mondiale per club, 1 Coppa Coppe.</p>



<p><strong>MANAGER: Alex Ferguson<br></strong>Impossibile una scelta diversa: arriva allo United nel 1986, impiega quattro anni a carburare, molti vogliono la sua testa ma la società tiene duro e stravince la scommessa: Ferguson è il Manchester United. E non solo per la lista lunghissima di trofei (leggete Giggs al piano di sopra per l&#8217;elenco delle vittorie, i due palmares corrispondono), ma anche per lo stile, la mentalità, il tipo di gioco e per come ha plasmato una società che ancora oggi è un punto di riferimento. Erede del grande Busby, ha probabilmente saputo spingersi persino oltre.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/2729096-56403930-2560-1440-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11890" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/2729096-56403930-2560-1440-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/2729096-56403930-2560-1440-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/2729096-56403930-2560-1440-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/2729096-56403930-2560-1440.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Virgil Van Dijk, stella del Liverpool di oggi</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le top 11 individuali</h3>



<p></p>



<p><strong>LUCA CESTE<br></strong>Schmeichel; G. Neville, Rio Ferdinand, Terry, Bale; Gerrard, Scholes, Lampard; Cristiano Ronaldo, Henry, Giggs.</p>



<p><strong>TIZIANO CANALE<br></strong>Schmeichel; G. Neville, Ferdinand, Van Dijk, Cole; Gerrard, Scholes, Lampard; Cristiano Ronaldo, Henry, Giggs.</p>



<p><strong>TOMMASO CIUTI<br></strong>Schmeichel; G. Neville, Terry, Ferdinand, Evra; Beckham, Scholes, Gerrard, Giggs; Cristiano Ronaldo, Henry.</p>



<p><strong>NICCOLÒ MELLO<br></strong>Schmeichel; Walker, Van Dijk, Ferdinand, Cole; Gerrard, Scholes, Lampard; Cristiano Ronaldo, Henry, Giggs.</p>



<p><strong>GABRIELE GILLI<br></strong>Schmeichel; Walker, Van Dijk, Ferdinand, Cole; Gerrard, Scholes, Lampard; Cristiano Ronaldo, Henry, Giggs.</p>



<p><strong>JO ARAF<br></strong>Schmeichel; Alexander Arnold, Van Dijk, Terry, Bale; Gerrard, Scholes, Lampard; Cristiano Ronaldo, Henry, Giggs.</p>



<p><strong>FRANCESCO BUFFOLI<br></strong>Schmeichel; Alexander Arnold, Van Dijk, Ferdinand, Bale; De Bruyne, Scholes, Giggs; Cantona, Henry, Cristiano Ronaldo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Thierry Henry ● Best Arsenal Goals With English Commentary" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/_jBfu0FHzjU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Perle di Titì Henry in maglia Gunners</figcaption></figure>
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		<title>Figo vs Giggs: potere alle ali, tra dribbling e imprevedibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[figo]]></category>
		<category><![CDATA[galles]]></category>
		<category><![CDATA[giggs]]></category>
		<category><![CDATA[manchester united]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due sublimi esterni offensivi, tra i migliori dell&#8217;epoca moderna. Da una parte il portoghese Luis Figo, Pallone d&#8217;Oro nel 2000, grande protagonista con le maglie [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Due sublimi esterni offensivi, tra i migliori dell&#8217;epoca moderna. Da una parte il portoghese Luis Figo, Pallone d&#8217;Oro nel 2000, grande protagonista con le maglie di Barcellona, Real Madrid e Inter, capace di portare il Portogallo all&#8217;argento europeo nel 2004. Dall&#8217;altra, il gallese Ryan Giggs, icona del Manchester United con cui ha disputato una carriera leggendaria. Un&#8217;ala destra e un&#8217;ala sinistra. Divise dalla fascia di appartenenza, uniti da tecnica, mentalità vincente e imprevedibilità.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Duello affascinante, ma scelgo <strong>Figo</strong>.<br><strong>Giggs</strong> superiore come continuità ai vertici, è durato un ventennio nel Manchester United ed era il giocatore più bravo con Paul Scholes dello United che nel 1999 conquistò il famoso treble, la vittoria nella stessa stagione di campionato, coppa nazionale e Champions League. Nel finale di carriera ha saputo anche riciclarsi in mezzo al campo, dove ha mostrato lampi di classe.<br><strong>Figo</strong>, per quanto sia durato di meno al top, ha però spostato di più al suo apice, toccando vette superiori. Per 5-6 anni davvero uno dei primissimi calciatori al mondo, uno status che <strong>Giggs</strong> non ha mai raggiunto. Come classe pura, genialità e somma di risorse poi vedo <strong>Figo</strong> con qualcosa in più.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p>Anche io scelgo <strong>Figo</strong> ma davvero per questione di dettagli. <strong>Giggs</strong> era il miglior giovane della Premier nel 1993 e sarà il giocatore più decisivo dello United anche nel corso della Champions di 18 anni dopo, a 38 anni. A cavallo tra i millenni, con la sta velocità palla al piede e la capacità di saltare sempre l&#8217;uomo, è stato una delle ali più immarcabili in circolazione. Eccezionale il suo contributo al celebre <em>treble</em> del 1999, non dimentico che dieci anni dopo sarà l&#8217;uomo dell&#8217;anno in Premier, davanti a un certo Cristiano Ronaldo. Ryan peraltro confezionava giocate pesanti in serie contro le big. Figo però aveva qualcosa di più sul piano tecnico e a cavallo tra i millenni probabilmente è stato ancora più grande e determinante di Ryan, collezionando perle e giocate da fuoriclasse anche con la maglia del Portogallo. Riassumendo, <strong>Giggs</strong> superiore in Champions, <strong>Figo</strong> più grande con la nazionale e probabilmente con qualcosa di più sul piano tecnico. Vado sul portoghese davvero per un pelo, ma nella sostanza sarebbe un pareggio.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Luis Figo ● Best Moments" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6TVG3peOLvk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>I grandi momenti di Luis Figo</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tommaso Ciuti</h4>



<p>Il gallese è stato un mostro di continuità per tantissimi anni, un&#8217;ala sinistra completa di qualità e intensità, capace capace di reinventarsi sul finale di carriera occupando ruoli differenti. Si sono alternate tante stelle, da Beckham a Cristiano Ronaldo, ma <strong>Giggs</strong> è sempre stato il vero punto fermo, insieme a Scholes, del Manchester United.<br><strong>Figo</strong> invece, pur non avendo la stessa longevità del gallese, ha toccato picchi di rendimento più alti &#8211; vedi gli anni di Barcellona e un grandioso europeo nel 2000 &#8211; e ha mostrato doti superiori nel dribbling secco e nel tocco, ma non nella potenza. Credo che un pareggio sia giusto, anche se per gusti personali sceglierei il 7 lusitano.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tiziano Canale</h4>



<p>Bella sfida, però dico <strong>Figo</strong> senza troppi indugi.<br>Come continuità di rendimento premio sicuramente <strong>Giggs</strong>: il gallese è durato quasi un ventennio ad alti livelli, avendo il merito di adattarsi anche in altre ruoli e cambiando il proprio modo di giocare.<br>Il portoghese però al suo apice ha spostato di più: parliamo di un giocatore da pallone d&#8217;oro, per anni è stato fra i 3/4 migliori al mondo.<br>Inoltre, ritengo che tecnicamente sia stato decisamente più forte ed ha raggiunto degli apici che il pur ottimo <strong>Giggs</strong> non ha mai sfiorato.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gabriele Gilli</h4>



<p>Nonostante io non sia un grandissimo estimatore di <strong>Luis Figo</strong> (più per mero gusto personale che per altro), lo considero più forte di <strong>Ryan Giggs</strong>.<br>Infatti, nonostante il gallese sia stato in grado di avere una carriera molto longeva che gli ha consentito di reinventarsi anche in più ruoli, considero <strong>Luis Figo</strong> un giocatore di maggior classe e più trascinante negli anni migliori della sua carriera.<br>Quel <strong>Luis Figo</strong> visto tra il 2000 e il 2001, nonostante non rientri tra i miei giocatori preferiti di questo millennio, è per me uno dei più dominanti mai visti nel decennio 2000-2009, in grado di giganteggiare in campo a prescindere dai risultati di squadra e di sedersi allo stesso tavolo di grandissimi del calibro di Zinedine Zidane.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ryan Giggs, The Welsh Wizard [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/VmVeeeqwQWI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>I gol e i numeri di Ryan Giggs</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Alessandro Sartore</h4>



<p>Due ali che hanno fatto letteralmente volare le squadre &#8211; di club e nazionali &#8211; che li hanno avuti in organico, oltre a regalare spettacolo e successi ai loro tifosi.<br>Siamo al cospetto di due straordinari campioni dotati di grandi qualità: ottima tecnica, dribbling, intelligenza tattica e grande duttilità che ha consentito loro, nel corso della carriera, di interpretare in modo egregio più ruoli.<br>Ala, centrocampista e buon marcatore. Uno stakanovista che, con 37 trofei vinti, si fregia di essere il giocatore più vincente della storia del calcio inglese. <strong>Ryan Giggs</strong> ha superato in carriera le mille partite disputate da professionista, un record che unisce a quello di aver sorpassato con la maglia dei <em>Red Devils</em> due mostri sacri come Bobby Charlton e George Best. Chi scrive ne ricorda gli epici duelli del suo Manchester United con la Juventus di Lippi. Unico neo di questo “motorino inesauribile” è non aver mai preso parte ad un Europeo o ad un Mondiale, nonostante i 16 anni di militanza con la maglia della nazionale gallese.<br>Più talentuoso il portoghese <strong>Luis Figo</strong>, sicuramente uno dei più grandi giocatori lusitani della storia e tra le più grandi ali di sempre.<br>Di lui si ricordano anche alcuni “turbolenti” passaggi di club. Prima quello che lo vede conteso tra Juventus e Parma, concluso con l’approdo al Barcellona, quindi il successivo trasferimento dai <em>blaugrana</em> al Real Madrid dei <em>Galàcticos</em> per la cifra folle di 140 miliardi di lire.<br>Ma è soprattutto sul campo che <strong>Figo</strong> ha fatto parlare di sé sfoderando tutta la sua classe. Trascinatore con tutte le maglie indossate, vincente con i club in Portogallo &#8211; Sporting Lisbona -, in Spagna &#8211; Barça e Real &#8211; e in Italia &#8211; Inter &#8211; e a livello personale, con il Pallone d’oro del 2000 e il Fifa World Player 2001.<br>A differenza di <strong>Giggs</strong>, <strong>Figo</strong> ha raccolto maggiori soddisfazioni anche con la maglia della sua nazionale vincendo il titolo Europeo e Mondiale con le nazionali minori ed andando ad un soffio dalla vittoria nell’Europeo casalingo del 2004.<br>La mia preferenza va al gallese.</p>
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		<title>La top 11 del Manchester United: da Peter Schmeichel a Ryan Giggs</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/08/30/la-top-11-del-manchester-united-da-peter-schmeichel-a-ryan-giggs.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 13:28:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguiamo l&#8217;avventura delle formazioni ideali di ogni epoca dei maggiori club europei. Dopo i blaugrana, viriamo l&#8217;attenzione verso la squadra più gloriosa d&#8217;Inghilterra, o forse, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Proseguiamo l&#8217;avventura delle formazioni ideali di ogni epoca dei maggiori club europei. Dopo i <em>blaugrana</em>, viriamo l&#8217;attenzione verso la squadra più gloriosa d&#8217;Inghilterra, o forse, più correttamente, quella che meglio rappresenta la vocazione internazionale e al contempo profondamente nord britannica e scozzese del calcio dei sudditi di Sua Maestà, ovvero il <strong>Manchester United</strong>. Anche i <em>Red Devils</em>, così come i catalani, hanno avuto l&#8217;onore di mettere in campo decine di fuoriclasse, rendendo il mio lavoro particolarmente complesso e obbligandomi a scelte dolorose, ma ribadisco che: a) si tratta di un gioco, che inevitabilmente farà arricciare il naso a qualcuno; i sempre ben accetti suggerimenti non dovrebbero in ogni caso limitarsi a un nudo elenco dei candidati (a proposito, modo semplice di escludere&#8230;senza escludere), ma dovrebbero prevedere anche quale tra i titolari da noi selezionati andrebbe destinato alla panchina e/o direttamente alla tribuna (in sintesi, a mio modesto parere, ha poco senso lamentarsi dell&#8217;assenza di una marea di giocatori, benché tutti validi, se poi non si dice chi dovrebbe lasciar loro il posto in formazioni tanto selettive); b) l&#8217;esigenza di premiare la qualità mi porta in alcuni casi a sacrificare l&#8217;equilibrio, purché naturalmente si rispetti una logica di massima e i giocatori vengano schierati in posizioni che hanno dimostrato di saper ricoprire nel corso della loro militanza con il club.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Portiere: Peter Schmeichel</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="696" height="949" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Schemichel.jpg" alt="" class="wp-image-7898" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Schemichel.jpg 696w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Schemichel-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Qui voglio vedere chi ha il coraggio di alzare anche solo un sopracciglio: <strong>Peter Schmeichel</strong> è stato per lungo tempo l&#8217;erede più credibile di tale <strong>Lev Ivanovič Jašin</strong>, per struttura fisica, mole, capacità di presidiare l&#8217;intera area di rigore; dopo il danese, lo scettro di portiere/libero verrà raccolto solo da un certo <strong>Manuel Neuer</strong>, che toccherà e anzi sboccherà nuove vette di eccellenza, portando a compimento l&#8217;evoluzione del ruolo preconizzata dal fuoriclasse russo. Il fatto che Peter possa essere nominato nella stessa frase di questi due colossi (in ogni senso) la dice lunga sulle qualità del danese, portiere esplosivo e reattivo tra i pali, incontenibile nelle uscite, modernissimo nel dominio dell&#8217;area, dotato di una forza fisica impressionante (192 cm per circa 100 kg), carismatico come pochi. La rinascita dei <em>Red Devils </em>nel corso degli anni &#8217;90 è legata a stretto giro alle prodezze del fuoriclasse danese, che nel corso del decennio ha collezionato anche riconoscimenti individuali, sia in Inghilterra che nelle manifestazioni continentali. Per dovere di cronaca, menziono anche il lungo<em> </em><strong>Van Der Saar</strong>, una certezza a dispetto del brutto ricordo lasciato ai tifosi bianconeri, e<strong> Alex Stephney</strong>, che ha consacrato la propria carriera allo United tra anni &#8217;60 e anni &#8217;70, portando a casa da titolare inamovibile la prima Coppa dei Campioni della storia del club e del calcio inglese.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino destro: Gary Neville</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="514" height="288" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Neville.jpg" alt="" class="wp-image-7900" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Neville.jpg 514w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Neville-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 514px) 100vw, 514px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Diciannove anni di militanza (di cui una quindicina da titolare inamovibile) riassumono bene l&#8217;importanza di <strong>Gary Neville</strong> nella storia del club. Il laterale destro era un giocatore di sicuro affidamento, estremamente concreto, poco incline a certi svolazzi che fanno parte del bagaglio tecnico e culturale dei laterali sudamericani ma in grado di fornire un contributo importante in entrambe le fasi di gioco. <strong>Gary Neville</strong> è l&#8217;anello di congiunzione tra l&#8217;epopea di <strong>Mark Hughes</strong> e quella di <strong>Cristiano</strong> <strong>Ronaldo</strong>, e disputa con ogni probabilità le stagioni migliori a cavallo tra i millenni. Piccolo aneddoto: <strong>Alessandro Del Piero</strong> ha confessato di soffrire la rognosa marcatura del laterale di Bury come poche altre, a conferma delle qualità e della consistenza anche agonistica di Neville. Così come nel caso di <strong>Schmeichel</strong>, anche nella fattispecie non ho dovuto scervellarmi troppo per sceglierlo: il Manchester United nel ruolo non vanta una tradizione importante e il pur grande <strong>Johnny Carey</strong> (figura mitica che milita nel Manchester tra anni &#8217;30 e primi anni &#8217;50) era un terzino sistemista, come noto più vicino alla figura dell&#8217;odierno centrale in una difesa a tre. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centrale difensivo: Bill Foulkes</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Foulkes2-1.jpg" alt="" class="wp-image-7904" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Foulkes2-1.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Foulkes2-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Quando parliamo di difensori centrali la questione si fa più spinosa, perché il numero di candidati autorevoli diventa più significativo. Ritengo in ogni caso che una colonna portante della storia dei <em>Red Devils</em> come <strong>Bill Foulkes</strong> non possa essere esclusa: veste la maglia dei Diavoli Rossi per quasi un ventennio e contribuisce a mettere il club sulla mappa del calcio mondiale, sopravvivendo al disastro aereo di Monaco e alzando al cielo, un decennio più tardi, la Coppa dei Campioni che dà una sterzata all&#8217;intera storia del club. Memorabile, per tutti i tifosi del Manchester, è il gol che decide la semifinale del 1968 in casa del Real Madrid, prodezza tanto più ragguardevole alla luce della scarsa dimestichezza con il gol del poderoso difensore. Per dovere di cronaca, ho ritenuto di escludere <strong>Jaap Stam</strong>, altrettanto se non più meritevole di <strong>Foulkes</strong> sul piano tecnico, solo in ragione della sua breve militanza in maglia <em>Red Devils</em>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centrale difensivo:  Rio Ferdinand</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="621" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Ferdinand-1024x621.jpg" alt="" class="wp-image-7903" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Ferdinand-1024x621.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Ferdinand-300x182.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Ferdinand-768x466.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Ferdinand.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Rio</strong> è stato a lungo in ballottaggio dentro la mia testa con il gemello <strong>Nemanja Vidić </strong>e ho risolto il dilemma valorizzando la continuità e la longevità del britannico con la maglia dei <em>Red Devils</em>. Il lungagnone <strong>Rio</strong> era la colonna portante della squadra di<strong> Alex Ferguson</strong>, e ha saputo alzare l&#8217;asticella del proprio rendimento soprattutto negli anni gloriosi a cavallo tra i primi due decenni del nuovo millennio, quando il Manchester United collezionava titoli e incuteva soggezione sui maggiori palcoscenici internazionali. Abilissimo nel gioco areo e nell&#8217;anticipo, impeccabile sotto il profilo della continuità, <strong>Rio Ferdinand </strong>credo possa aspirare alla palma riservata al miglior difensore della storia dei Diavoli Rossi. Il gemello serbo è in ogni caso un giocatore di analoga statura sul piano tecnico e quindi, come anticipato, la sua esclusione dipende solo dai dettagli. Altri nomi, sinceramente, mi hanno creato meno problemi: i pur valorosi <strong>Steve Bruce</strong> e <strong>Gary Pallister </strong>mi sembrano giocatori di una caratura inferiore rispetto ai citati e più in generale srotolando la mappa dei centrali difensivi schierati dallo United mi risulta difficile individuare qualcuno che possa scalzare <strong>Ferdinand</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino sinistro: Tony Dunne</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="982" height="726" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Dunne.jpg" alt="" class="wp-image-7905" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Dunne.jpg 982w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Dunne-300x222.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Dunne-768x568.jpg 768w" sizes="(max-width: 982px) 100vw, 982px" /></figure></div>



<p></p>



<p>La batteria dei laterali sinistri del Manchester United è piuttosto ricca e a forte trazione irlandese, con la significativa eccezione di <strong>Patrice Evra</strong>. Il francese ha attraversato con i galloni del titolare la gloriosa epopea i cui vessilliferi erano soprattutto <strong>Cristiano Ronaldo</strong> e <strong>Wayne Rooney</strong>, e credo sia un giocatore di spessore tecnico e atletico del tutto paragonabile a quello di <strong>Tony Dunne</strong>, ma ho preferito quest&#8217;ultimo per la sua lunga militanza a Manchester; lo stesso discorso vale per il suo successore<em> </em><strong>Denis Irwin</strong>, una sorta di Doppelgänger di <strong>Dunne</strong> sotto ogni profilo e titolare inamovibile della squadra nel corso degli anni &#8217;90, nonché colui che ha consentito a Eric Cantona di confezionare l&#8217;assist più bello e geniale della sua carriera. In sintesi, ho scelto <strong>Dunne</strong> essenzialmente per il suo valore iconico, perché ha contribuito alla rinascita del del calcio irlandese nel corso degli anni &#8217;60 e ha saputo garantire un rendimento costante, senza fronzoli, asciutto e votato alla pura concretezza.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala destra: Robert Charlton</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="638" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Charlton.jpg" alt="" class="wp-image-7906" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Charlton.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Charlton-300x199.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Charlton-768x510.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Non credo servano spiegazioni: <strong>Robert Charlton</strong> è semplicemente il giocatore più importante della storia dei <em>Red Devils</em>, e potrebbe figurare sia tra i centrocampisti (ruolo nel quale la sua eccezionale completezza ha trovato modo di esaltarsi nel corso delle fasi centrale e matura della carriera) che tra le punte (memorabile il record di gol della stagione 1958/1959). <strong>Robert</strong> <strong>Charlton</strong> ha traghettato la formazione di Manchester dalla tragica epoca dei <em>Busby Babies </em>(conclusasi come noto con la tragedia di Monaco, cui <strong>Charlton</strong> sopravvisse per miracolo) ai successi internazionali di fine anni &#8217;60, ergendosi una spanna sopra i compagni grazie al numero incalcolabile di frecce che aveva al suo arco, frecce che l&#8217;hanno reso un giocatore universale quasi alla stregua dei <strong>Di Stefano</strong><em>, </em><strong>Cruijff</strong><em> </em>e <strong>Lothar</strong><em> </em><strong>Matthäus</strong> (fuoriclasse di cui Robert può essere considerato forse il precursore). Quello di <strong>Charlton</strong> è un nome talmente ingombrante che mi riesce difficile anche solo ipotizzare delle alternative credibili.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centromediano: Roy Keane</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="696" height="391" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Keane.jpg" alt="" class="wp-image-7907" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Keane.jpg 696w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Keane-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Qui l&#8217;aria inizia a rarefarsi e i contendenti affilano le armi. Lasciare in panchina un piccolo e inesauribile mastino come <em>Nosferatu</em> <em>(</em><strong>Stiles</strong>) non è stato facile, ma ritengo che <strong>Roy Keane</strong> fosse dotato di un frasario tecnico più articolato di quello di <strong>Stiles</strong>, e che abbia personificato ancora meglio del piccolo inglese l&#8217;animo indomito dei <em>Red Devils</em>. <strong>Keane</strong> ha vissuto da protagonista il primo, lungo ciclo di <strong>Ferguson</strong>, imponendosi come leader a tutto campo, sia con le maniere forti che con la qualità. Il Manchester gli deve una fetta importante del <em>treble</em> e soprattutto della Champions conquistata nel 1999, perché senza l&#8217;apporto di <strong>Roy</strong> difficilmente avrebbe rimontato i due gol di svantaggio subiti nei primi minuti di gara al Delle Alpi, andando a vincere di autorità nello stadio dei bianconeri. La sua personalità spigolosa e poco incline ai compromessi gli ha reso a volte la vita difficile (in Inghilterra esiste una vasta letteratura sul suo rapporto con un altro &#8220;duro&#8221; come <strong>Patrick Vieira</strong>), ma nulla toglie al suo contributo cardinale alla storia del club. Oltre ai citato <strong>Stiles</strong>, meritevoli di una menzione, quali panchinari di lusso, sono: un altro giocatore di temperamento e di ottime qualità come <strong>Paul Ince</strong>; il tuttofare <strong>Nick Butt</strong>; un giocatore versatile e tatticamente fondamentale come lo scozzese <strong>Darren Fletcher </strong>(che conferma la vocazione panbritannica dello United, la cui scuola è strettamente imparentata con quella delle Highlands); un mediano di qualità come <strong>Michael Carrick</strong> nonché, da ultimo, una figura dai contorni mitologici come quella di <strong>Duncan Edwards</strong>, che senza la prematura scomparsa avrebbe scalzato con ogni probabilità ogni avversario nel ruolo e secondo gli esperti non solo nella storia del Manchester (come noto, <strong>Robert Charlton</strong> ritiene <strong>Duncan Edward</strong>s, che ha lasciato questo mondo a 21 anni, l&#8217;unico calciatore in grado di metterlo in soggezione).</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala sinistra: Paul Scholes</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="730" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scholes-1024x730.jpg" alt="" class="wp-image-7909" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scholes-1024x730.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scholes-300x214.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scholes-768x547.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scholes-1536x1094.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scholes.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Non amo troppo la dossografia, ma in alcuni casi ricorrervi può essere efficace: <br>«Paul Scholes è probabilmente il giocatore più forte della storia della Premier League» (Thierry Henry); <br>«L&#8217;avversario più difficile che ho affrontato» (Zidane); <br>«Negli ultimi 15/20 anni il centrocampista più forte e completo è stato Scholes» (Xavi); <br>«Come ci si sente a essere il miglior centrocampista della mia generazione? Chiedetelo a Paul Scholes» (Zidane 2.0). <br>Direi che tanto basta per incoronare il piccolo centrocampista di origini irlandesi (simbolo del riscatto della Manchester operaia, della Manchester degli immigrati) come un fuoriclasse terribilmente sottovalutato: la vastità e completezza del suo repertorio, la sua capacità di segnare gol che pesano tonnellate (anche di testa, a dispetto dei 168 cm di altezza), la superba continuità di rendimento (paradossalmente, un boomerang: non è infatti facilissimo individuare la stagione migliore di <strong>Scholes</strong>, anche se io propendo per il folgorante 2002/2003), la longevità lo rendono un nome irrinunciabile nella formazione all time dei<em> Red Devils</em>, di cui veste la maglia per quasi vent&#8217;anni ricoprendo sempre il ruolo di pedina irrinunciabile. Diffido sempre delle equazioni semplicistiche e riduttive, ma non reputo del tutto casuale la coincidenza tra il ritiro di Paul e il declino dello United. L&#8217;unico avversario all&#8217;altezza di Scholes a mio parere si chiama <strong>Bryan Robson</strong>, a sua volta simbolo dei <em>Red Devils</em> e centrocampista dal repertorio sterminato, ma onestamente non ho esitato troppo nel preferirgli il piccolo <strong>Paul</strong>. </p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante destro: George Best</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="449" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Best2.jpg" alt="" class="wp-image-7911" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Best2.jpg 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Best2-300x192.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Ci siamo: lucidate le armi e trasformatemi nel bersaglio dei vostri strali al veleno. <strong>George Best</strong> e non <strong>Cristiano Ronaldo</strong>? Premesso che, naturalmente, sto focalizzando l&#8217;attenzione solo sulla carriera in maglia <em>Red Devils</em>, perché complessivamente non possono esistere dubbi (troppo il divario in favore del portoghese), alla fine ho risolto il dilemma trasferendo il fuoriclasse portoghese al centro dell&#8217;attacco, ruolo che ha rivestito con successo con più frequenza altrove. Chiedo perdono per la mia vena democristiana, ma credo che escludere uno tra <strong>George</strong> e <strong>Cristiano</strong>, anche sul piano iconico, fosse un delitto.<br>Sulla fascia destra quindi voto per il fuoriclasse nord irlandese, simbolo anche culturale di un&#8217;epoca euforica che continua a ossessionare il presente perché il presente ha fatto di tutto per delegittimarla ed esorcizzarla, ma questo è un altro discorso; un personaggio pensabile quasi solo nella Gran Bretagna degli anni &#8217;60, accostato ai Beatles ma innamorato della musica dei Doors del suo &#8220;gemello&#8221; Jim Morrison. Un genio che sollevava il mondo facendo leva su dribbling ripetuti e irriverenti, gol astuti, un complesso gioco di finte e controfinte; forse non il giocatore più continuo né essenziale, in quello United, ma di certo il più spettacolare. Il pallone d&#8217;oro del 1968 è l&#8217;apogeo di una carriera che (benché molto meno breve di quanto si creda, Best è sulla cresta dell&#8217;onda dal 1964/1965) purtroppo deraglierà presto, affossata da una condotta di vita avversa alle regole del professionismo e destinata a uno stanco e triste epilogo sotto il sole della California. Ciò premesso, porgo le mie scuse a un campione come <strong>David Beckham</strong>, che viene escluso per causa di forza maggiore (<em>ubi maior minor cessat</em>) ma che rimane uno dei giocatori più iconici e dotati della storia dell&#8217;intero calcio inglese, grazie a un destro dalle doti divinatorie, all&#8217;intelligenza tattica e a capacità balistiche irripetibili (il Michelangelo del cross dal fondo e su palla inattiva). </p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante centrale: Cristiano Ronaldo</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Cristiano-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-7912" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Cristiano-1-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Cristiano-1-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Cristiano-1-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Cristiano-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



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<p>Sì, sono d&#8217;accordo: <strong>Cristiano Ronaldo</strong> non è un vero e proprio attaccante centrale, ma ha saputo ricoprire il ruolo con profitto in numerose occasioni, quando si è travestito (anche a Manchester) da centravanti atipico e universale. Credo sia pleonastico spiegare perché Cristiano non può mancare: le stagioni che disputa tra 2006 e 2009 sulle sponde del fiume Irwell lo collocano sulla cima di qualsiasi graduatoria mancuniana, perché il talentuoso dribblomane degli esordi (già un giocatore notevole) diventa un atleta avveniristico, che salta l&#8217;uomo come un&#8217;ala, ha la forza fisica incontenibile di gente del calibro di <strong>Rummenigge</strong> e <strong>Shevchenko</strong>, domina l&#8217;area colpendo il pallone ad altezze impossibili per i comuni mortali. Proprio la sua efficacia superiore nel gioco aereo mi suggerisce di posizionarlo come punta: i suoi stacchi degni di un cestista NBA sono rimasti nell&#8217;immaginario collettivo e non solo dei tifosi inglesi. Anche qui, non posso sottrarmi ai doverosi omaggi: <strong>Denis Law</strong> era un numero nove con le qualità del dieci o viceversa, ha vinto un pallone d&#8217;oro e ha saputo ritagliarsi uno spazio importante in mezzo a colossi come Charlton e Best; <strong>Wayne Rooney </strong>è stato per diverso tempo il prototipo dell&#8217;attaccante moderno: dotato della tempra agonistica del mediano, era anche un bomber di prima scelta e un tuttofare alla stregua del precursore Charlton, nelle stagioni più importanti.  Senza la sua vena da universale non sarebbe forse esistito il grande United della seconda metà degli anni zero e credo quindi che meriti una citazione;<strong> Ruud Van Nistelrooj</strong>, centravanti completo e di grande classe che negli anni vissuti all&#8217;Old Trafford segna a raffica e conquista l&#8217;amore dei tifosi. Come lui, benché abbia giocato più da rifinitore e da seconda punta, <em>King</em> <strong>Eric Cantona</strong>, il simbolo radicale e contraddittorio della rinascita del club negli anni &#8217;90, un grande campione che abbinava la mole dello sfondatore all&#8217;estro del trequartista. cui forse è mancato l&#8217;acuto internazionale, ma che a dispetto di un carattere a dir poco bizzoso ha cambiato la storia della Premier; da ultimo, anche per il gallese <strong>Mark Hughes</strong>, ariete dai piedi buoni che porta a Manchester la Coppa delle Coppe, e per un campione come <strong>Dennis Violett</strong>, bomber dei <em>Busby Babies</em> che sopravvisse a sua volta miracolosamente al disastro di Monaco, capocannoniere anche della seconda edizione della Coppa dei Campioni.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante sinistro: Ryan Giggs</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Giggs-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7913" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Giggs-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Giggs-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Giggs-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Giggs-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Giggs.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Il fuoriclasse gallese, probabilmente, non ha saputo diventare un&#8217;icona mondiale, universamente riconosciuta come &#8220;il miglior giocatore del pianeta&#8221; (ammesso che tale definizione abbia un fondamento), al contrario di <strong>Cristiano Ronaldo</strong> e <strong>George Best</strong>. Ma il suo contributo alla causa dei <em>Red Devils</em> non ha probabilmente eguali, se escludiamo Robert Charlton: <strong>Ryan Giggs</strong> è un folletto che sguscia sull&#8217;out di sinistra già a inizio anni &#8217;90, è il secondo perno (dopo Cantona) attorno al quale gira il meccanismo di Ferguson nel corso del primo grande ciclo; a fine decennio <strong>Giggs</strong> è al meglio delle sue possibilità tecnico/atletiche ed è il giocatore forse più determinante (accanto a Beckham) per il <em>treble</em> del 1999. Nei celebri scontri ad alta quota con la Juventus che hanno segnato l&#8217;immaginario collettivo nella seconda metà degli anni &#8217;90, si parlava di Del Piero e Zidane contro Beckham e <strong>Giggs</strong>. <strong>Ryan</strong> saprà confermarsi giocatore cardinale (anche se quasi sempre da deuteragonista) negli anni seguenti, tanto da guadagnarsi la palma di giocatore dell&#8217;anno all&#8217;esito della Premier League del 2009 e di regalare giocate decisive nel corso della Champions 2010/2011, torneo in cui figura tra i migliori a dispetto dei 38 anni. Il suo ritiro e quello di Scholes coincidono con il declino relativo del Manchester e anche qui, secondo me, non può essere solo un caso fortuito. Non vedo alternative credibili a <strong>Ryan</strong>, quindi concludo la mia analisi con il suo nome.</p>
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		<title>Le 10 migliori ali della storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2020 17:07:15 +0000</pubDate>
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<p>Parlare di ali volgendo uno sguardo al passato e l&#8217;altro al presente non è facile. <strong>Si tratta di un ruolo che con il passare dei decenni ha subito diverse metamorfosi</strong>. <strong>L&#8217;interpretazione storica dell&#8217;ala tuttavia era</strong> quella di un calciatore, schierato a destra o a sinistra dello scacchiere offensivo, la cui prerogativa era quella di <strong>saltare l&#8217;uomo e crossare palloni al servizio degli attaccanti</strong>, in particolare del centravanti. E&#8217; stato così sia in epoca pre-televisiva, quando a livello mondiale gli allenatori tendevano a schierare il Metodo o il Sistema, due moduli di gioco riassumibili in 2-3-5 o 3-2-5, sia in quella successiva, quando fece la sua comparsa il Catenaccio e, in egual misura, negli anni a seguire. Fino alla fine degli anni &#8217;90 l&#8217;ala, quasi all&#8217;unanimità, era un ruolo al servizio degli attaccanti. Il gol era visto come un plus, mentre prioritari erano il dribbling, la velocità, la rapidità e l&#8217;abilità di crossare palloni invitanti. Per poter far ciò era indispensabile schierare il calciatore sulla fascia lungo la quale poteva svolgere al meglio i propri compiti: un&#8217;ala destra, ad esempio, solitamente veniva schierata a destra, perché se fosse stata posizionata a sinistra avrebbe avuto maggiori difficoltà sia nel dribblare il proprio avversario che nel crossare. Ovviamente, poi, grazie a spiccate qualità tecniche alcuni di questi giocatori si sarebbero imposti anche come realizzatori. Mettendosi in proprio, alcune ali avevano la capacità di puntare il diretto avversario ed invece di guardare nel cuore dell&#8217;area spesso si accentravano ed andavano a concludere a rete. </p>



<p>Oggi, tuttavia, assistiamo ad un ribaltamento di prospettiva: la funzione principale dell&#8217;ala non è più quella tradizionale, ma quella di accentrarsi, inventare e, spesso, andare a concludere. <strong>Oggi è decisamente più facile osservare un&#8217;ala giocare, come si dice, &#8216;a piede invertito&#8217;</strong>, ovvero sulla fascia che un tempo non sarebbe stata di sua competenza. Il calcio contemporaneo abbonda di casi &#8211; molto spesso anche illustri &#8211; di questo tipo. Calciatori che nel calcio di ieri, probabilmente, non avrebbero occupato quella posizione. Avrebbero o giocato sulla fascia opposta o, più probabilmente, sarebbero stato dei trequartisti. Tra i primi il caso più eccezionale è probabilmente quello di Arjen Robben. Robben è un calciatore oggi a fine carriera, un atleta che ha pagato a carissimo prezzo diversi infortuni ma che in un certo senso è stato uno dei calciatori più innovativi dei nostri tempi: è stato con tutta probabilità il primo prototipo di ala destra quasi unicamente mancina. Sebbene sostenere che Robben fosse un calciatore monogiocata o &#8216;capace di fare una cosa sola&#8217;, come asseriscono alcuni, sia alquanto ingeneroso, non è tuttavia azzardato sostenere che Robben debba alla sua capacità di accentrarsi ed andare a concludere buona parte della sua fama. Tra i secondi, invece, ovvero quei calciatori che in un&#8217;altra epoca avrebbe probabilmente occupato la posizione di trequartisti dietro le punte, abbiamo certamente Lionel Messi e Eden Hazard. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/NINTCHDBPICT000515042592.jpg" alt="" data-id="2825" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=2825" class="wp-image-2825" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/NINTCHDBPICT000515042592.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/NINTCHDBPICT000515042592-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/NINTCHDBPICT000515042592-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/messi_11udc990lypqb120qkt8zgatc5-1024x576.jpg" alt="" data-id="2826" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=2826" class="wp-image-2826" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/messi_11udc990lypqb120qkt8zgatc5-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/messi_11udc990lypqb120qkt8zgatc5-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/messi_11udc990lypqb120qkt8zgatc5-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/messi_11udc990lypqb120qkt8zgatc5-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/messi_11udc990lypqb120qkt8zgatc5.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="706" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/eden-hazard-3-1024x706.jpg" alt="" data-id="2827" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/eden-hazard-3.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=2827" class="wp-image-2827" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/eden-hazard-3-1024x706.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/eden-hazard-3-300x207.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/eden-hazard-3-768x529.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/eden-hazard-3.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Robben, Messi, Hazard: interpretazioni moderni dell&#8217;esterno d&#8217;attacco</figcaption></figure>



<p><strong>Messi, così come Robben, in carriera ha spesso giocato a destra ma al contrario dell&#8217;olandese ha avuto licenza di muoversi maggiormente su tutto il fronte d&#8217;attacco</strong>, di impostare ed andare a concludere. Per tutti Messi è un 10, per molti è stato &#8211; o è tuttora &#8211; l&#8217;erede di Maradona. Ma in un calcio che predilige ritmo e velocità alla fantasia rispetto a Maradona Messi ha giocato spesso decentrato, alcuni anni come falso nueve. Un discorso simile potrebbe essere fatto per Eden Hazard, un altro di questi casi di successo. Hazard, destro di piede, ha storicamente giocato a sinistra e così come Messi dall&#8217;altra parte ha sfruttato le proprie abilità tecniche per concludere ed assistere i compagni con la qualità dei 10 classici ma partendo, appunto, dalla fascia. Un ultimo eccellente esempio è rappresentato da Cristiano Ronaldo. Il portoghese da questo punto di vista rappresenta un ibrido: nato come ala destra, oggi è un giocatore molto diverso. Ma chi ha buona memoria ricorderà anche il Ronaldo degli esordi, quello al quale, all&#8217;Europeo del 2004, manifestazione vinta dalla Grecia di Otto Rehhagel, furono addebitate le colpe per un gol preso dal Portogallo proprio contro la Grecia nei gironi: secondo la stampa europea il calciatore non avrebbe seguito l&#8217;incursione del greco Seitaridis che avrebbe poi portato ad un calcio di rigore trasformato dagli ellenici. Solamente qualche anno dopo Ronaldo sarebbe enormemente cambiato: grazie al fatto di essere ambidestro verrà schierato da Sir. Alex Ferguson tanto a destra come a sinistra, e svincolato da compiti difensivi, prima a Madrid e poi a Torino, il calciatore sarebbe diventato quasi un attaccante a tutti gli effetti ed oggi, all&#8217;alba dei 36 anni, è vicino a battere il record di realizzazioni di ogni tempo. Nel tempo Ronaldo ha perso qualcosa a livello di imprevedibilità e mobilità ma ha guadagnato in concretezza, sempre e comunque partendo dal ruolo di esterno d&#8217;attacco. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Greece - Portugal 2-1 Euro 2004 group phase" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/FLHirQDtqQA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Grecia &#8211; Portogallo 2-1, Europei 2004. Cristiano Ronaldo viene impiegato in una posizione oggi inedita.</figcaption></figure>



<p>Ad ogni modo il nocciolo della questione è : <strong>quando parliamo di ali, possiamo includere anche gli esterni d&#8217;attacco? </strong>Possiamo considerare gli esterni d&#8217;attacco come l&#8217;evoluzione delle ali di un tempo? La discussione, ovviamente, è apertissima e le interpretazioni sono tante. Questo articolo si concentra tuttavia sulle ali vecchia maniera, quelle a cui veniva chiesto in prima battuta di dribblare e crossare e meno di andare a segno. Quindi, partiamo con la decima posizione!</p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">10. Dragan Dzajic</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/9df764c87c8b16b804f5e7e7978b907a.jpg" alt="" class="wp-image-2417" width="387" height="561" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/9df764c87c8b16b804f5e7e7978b907a.jpg 581w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/9df764c87c8b16b804f5e7e7978b907a-207x300.jpg 207w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" /><figcaption>Dragan Dzajic, icona della Stella Rossa</figcaption></figure></div>



<p>Dragan Dzajic è stata una delle stelle più splendenti della Stella Rossa e dell&#8217;allora nazionale jugoslava. Oltre a collezionare titoli su titoli con il proprio club, Dzajic si è anche sottolineato per le proprie prestazioni nelle principali competizioni internazionali. Lo squillo maggiormente degno di nota è senz&#8217;altro l&#8217;Europeo del 1968, competizione che vedrà la Jugoslavia abdicare soltanto in finale contro l&#8217;Italia. Si tratta di un format atipico, molto diverso da quello odierno e decisamente a ranghi ridotti. Dzajic, tuttavia, si sottolinea per la sua vena realizzativa andando in gol in due occasioni il che gli varrà il titolo di capocannoniere e, a fine stagione, il terzo gradino del podio al Pallone d&#8217;Oro, dietro soltanto a due mostri sacri come George Best e Bobby Charlton. Non solo: alla fine di quell&#8217;anno indimenticabile Dzajic e compagni giocano una finale al Maracanà di Rio de Janeiro che li vede opposti al Brasile di Pelé. La partita è una delizia per gli amanti del bel gioco e Dzajic non passa inosservato, tanto che <strong>Pelé a fine partita dirà: &#8220;Peccato che non sia brasiliano, perché non ho mai visto un giocatore del genere&#8221;</strong>. Con la fascia di capitano al braccio Dzajic ha anche preso parte all&#8217;edizione del 1974 dei Mondiali. Nell&#8217;occasione la Jugoslavia conferma il suo marchio di fabbrica, ovvero quello di essere una formazione di assoluto talento capace di sorprendere ed allo stesso tempo anche deludere.  Dopo il pareggio a reti bianche contro il Brasile, Dzajic si mette in mostra nella sfida contro la Cenerentola Zaire: dalla sua fascia di competenza &#8211; quella sinistra &#8211; pennella un cross perfetto per la testa di Bajevic e pochi minuti dopo rimpingua il bottino con una punizione splendida che si insacca sotto l&#8217;incrocio dei pali. Il portiere degli africani non è perfetto e non lo sarà anche per il resto della sfida, tanto è vero che raccoglierà il pallone dalla propria rete altre sette volte ed il risultato finale, 9-0 per Dzajic e compagni, risulterà essere la vittoria più larga nella storia della Coppa del Mondo in coabitazione con altri due incontri. Poi, però, la Jugoslavia si arena nel girone successivo: terminerà ultima e lascerà un ricordo agrodolce ai propri tifosi e non.</p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">9. Bruno Conti</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/29597283_10214057069855028_2120108126701202652_n.jpg" alt="" class="wp-image-2418" width="427" height="435" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/29597283_10214057069855028_2120108126701202652_n.jpg 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/29597283_10214057069855028_2120108126701202652_n-295x300.jpg 295w" sizes="(max-width: 427px) 100vw, 427px" /><figcaption>Bruno Conti, bandiera della Roma</figcaption></figure></div>



<p>Bruno Conti, ve lo anticipiamo, è l&#8217;unico italiano che troveremo in questo prestigiosissimo novero di campioni. Ci piange il cuore dover escludere campioni del calibro di Donadoni, Sala e Causio ma dopotutto abbiamo dovuto fare delle scelte dolorose. Bruno Conti, però, in questa speciale classifica ci entra di diritto. Bandiera indiscussa della Roma &#8211; uno dei giocatori più vincenti nella storia del club &#8211; e simbolo della nazionale vincitrice della Coppa del Mondo del 1982, Conti, oltre a caratterizzarsi per le virtù tipiche dell&#8217;ala, spiccava anche per le sue capacità balistiche. Indimenticabile ad esempio è la rete che mise a segno contro il Perù ai Mondiali del 1982, una traiettoria telecomandata all&#8217;incrocio dei pali peraltro con il piede che utilizzava meno, quello destro. La rassegna iridata terminerà in trionfo  per gli azzurri e per Conti stesso, che nella finale contro i tedeschi entrerà in diversi highlights del match prima procurandosi un rigore &#8211; sbagliato da Cabrini &#8211; e nel secondo con una cavalcata che porterà al 3-1 di Altobelli. Conti, a proposito, è <strong>una di quelle poche ali</strong> &#8211; ne incontreremo qualcun&#8217;altra &#8211; <strong>che pur essendo mancina giocava prevalentemente a destra</strong>. Il fatto di aver legato il suo nome a quello della Roma gli è poi valso l&#8217;onore di entrare a far parte dei quadri dirigenziali della società capitolina. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">8. Ryan Giggs</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/3862.jpg" alt="" class="wp-image-2422" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/3862.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/3862-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption>Ryan Giggs, una vita allo United</figcaption></figure></div>



<p>Ryan Giggs, nonostante qualche eccesso fuori dal rettangolo di gioco, è comunque riuscito ad avere una continuità in carriera invidiabile, e lo ha fatto affermandosi come una bandiera dello United &#8211; 963 incontri ufficiali &#8211; quando i Reds dominavano la scena inglese ed a tratti internazionale. I Reds sono stati l&#8217;unica vetrina che gli ha dato la possibilità di competere ai più alti livelli dato che la sua nazionale di provenienza, il Galles, recita da sempre il ruolo di comparsa sul palcoscenico internazionale. Ad ogni modo Giggs <strong>è uno dei pochissimi calciatori</strong>, assieme probabilmente a Gareth Bale e Ian Rush, <strong>a contendersi lo scettro di più forte calciatore gallese di sempre</strong>.  Giggs ha certamente ottime carte in regola ed una di queste è proprio il ricchissimo palmares che vanta coi Reds. Brevilineo, capace di segnare e far segnare, Giggs ha giocato senza calare vistosamente di livello fino oltre i 41 anni. Poi è iniziata una carriera lontana dal campo ed oggi, all&#8217;età di 47 anni, allena la sua nazionale. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">7. Francisco Gento</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/download-8.jpg" alt="" class="wp-image-2419" width="567" height="319"/><figcaption>Francisco Gento, un elemento cardine del Real Madrid degli anni &#8217;50</figcaption></figure></div>



<p>Francisco Gento, in un&#8217;era nella quale la nazionale spagnola non aveva un ruolo da protagonista a livello internazionale, si impose come una delle principali &#8211; se non la principale ala sinistra &#8211; del suo tempo. Parliamo di una carriera che inizia nei primi anni &#8217;50 e finisce nei primi del &#8217;70, una carriera che si incrocia con il primo, vero, Real dei Galacticos. In realtà oggi a spiccare sono soprattutto due nomi eccellenti, due stranieri, ovvero Alfredo di Stefano e Ferenc Puskas. I ricordi di quel Real sono indissolubilmente legati a queste due figure che peraltro sono all&#8217;unisono considerati due dei principali campioni di ogni tempo. Tuttavia sarebbe sbagliato riassumere quella squadra in due volti, sarebbe come associare il Real delle ultime coppe al solo volto di Cristiano Ronaldo, o il Barcelona a quello di Leo Messi, quando invece appare del tutto evidente che per vincere cinque Coppe dei Campioni di fila serve un undici incredibilmente forte.<strong> Dopo la premiata coppia Di Stefano-Puskas, Gento fu con tutta probabilità il fuoriclasse più acclamato</strong>, uno dei primissimi calciatori spagnoli &#8211; e non &#8211; del suo tempo assieme a Luis Suarez. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">6. Kurt Hamrin</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/20945337-Kurt-Hamrin-1024x796.jpg" alt="" class="wp-image-2420" width="497" height="386" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/20945337-Kurt-Hamrin-1024x796.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/20945337-Kurt-Hamrin-300x233.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/20945337-Kurt-Hamrin-768x597.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/20945337-Kurt-Hamrin-1536x1194.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/20945337-Kurt-Hamrin.jpg 1920w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /><figcaption>Kurt Hamrin, finalista mondiale e stella della Fiorentina</figcaption></figure></div>



<p>Kurt Hamrin ha legato il suo nome alla sua nazionale, la Svezia, e a livello di club soprattutto alla Fiorentina. Hamrin f<strong>u un elemento chiave della miglior Svezia di sempre</strong>, quella che nel 1958 ospitò la Coppa del Mondo e implose soltanto all&#8217;ultimo respiro, contro il Brasile di Pelé. Hamrin era sceso in campo con altri due &#8216;italiani&#8217;, Gren e Skoglund, da anni a Milano sulle due sponde opposte del naviglio. Allenata da George Raynor, la Svezia del 1958 fa prima carne trita del Messico e poi, in un incontro decisamente più combattuto, supera ciò che rimane della Grande Ungheria: Hamrin con la sua doppietta è decisivo. Grazie alla posizione che Raynor ha pensato per lui e per Skoglund, decisamente avanzata, l&#8217;ala destra si trova spesso nella posizione di creare pericoli. Prima insacca un comodo pallone a porta vuota e poi, una ventina di minuti dopo, supera Grosics con un pregevole lob di destro.  La cavalcata della Svezia prosegue ed Hamrin ne è uno degli artefici principali: nei quarti di finale gli scandinavi hanno difatti la meglio dell&#8217;URSS. Hamrin sarà autore di un gol fortunoso e poi, a due minuti dallo scadere, di un cross al bacio per Simonsson che siglerà la rete decisiva. Fu una vittoria epica per il calcio svedese dal momento che, come Hamrin ricorderà a fine partita, i precedenti deponevano tutt&#8217;altro che a loro favore: qualche anno prima l&#8217;URSS si era difatti fatta beffe della Svezia in due occasioni, a Mosca prima e in Svezia successivamente, sconfiggendo gli scandinavi per 7-0 e 6-0. Hamrin riporterà alla luce anche un aneddoto curioso: Bergmark, uno dei calciatori a disposizione di Raynor, aveva deciso di tornarsene a casa e non presenziare nemmeno, dato che riteneva l&#8217;esito dell&#8217;incontro scontato. Ed invece Hamrin e compagni arrivarono fino in finale dopo aver superato anche la Germania dell&#8217;Ovest, la campionessa in carica, con Hamrin che prima provoca l&#8217;espulsione del tedesco Juskowiak &#8211; che griderà invano la propria innocenza scatenando una semi rissa in campo &#8211; e poi va nuovamente a segno. Chiuderà il torneo a quattro reti, tante quante il compagno Simonsson. Hamrin ha confermato la propria media realizzativa anche a livello di club: in un&#8217;occasione è stata capocannoniere del campionato svedese e poi, in Italia, ha mantenuto medie realizzative di tutto rispetto soprattutto con la casacca della Fiorentina. Degna di nota è soprattutto la stagione 1965-66 al termine della quale la Fiorentina solleva la Coppa Italia ed Hamrin chiude il torneo da capocannoniere. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">5. Zoltan Czibor</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1397030540_czibor_portre.jpg" alt="" class="wp-image-2421" width="318" height="494" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1397030540_czibor_portre.jpg 281w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1397030540_czibor_portre-193x300.jpg 193w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /><figcaption>Zoltan Czibor, uno dei volti di spicco della Grande Ungheria</figcaption></figure></div>



<p>Zoltan Czibor è stato indubbiamente una delle principali figure di spicco dell&#8217;Aranycsapat, ovvero la Squadra d&#8217;Oro ungherese che ha incantato il mondo nella prima metà degli anni &#8217;50. Sebbene nell&#8217;immaginario collettivo la nazionale magiara sia indissolubilmente legata alla figura di Ferenc Puskas, sarebbe riduttivo descrivere quella squadra senza menzionare calciatori del calibro di Bozsik, Hidegkuti, Kocsis e, appunto, Czibor. <strong>Czibor era un istrione</strong>, <strong>un ribelle nato</strong>. In un certo senso, è stato un precursore delle ali che sarebbero nate anni dopo: l&#8217;ungherese, difatti, era in grado di giostrare su entrambe le fasce ed in virtù della sua duttilità veniva spesso schierato a destra. Ciò avvenne, ad esempio, nella finale della Coppa del Mondo del 1954, il famoso Miracolo di Berna. Chiunque abbia visto anche soltanto uno spezzone di quella sfida avrà immediatamente compreso il perché di tale appellativo: Czibor coronò un Mondiale splendido da un punto di vista collettivo e personale andando in gol nell&#8217;occasione ma al termine dell&#8217;incontro il tabellone recitava 3-2, e non per i magiari. Da quel giorno, Czibor e compagni sarebbero stati erroneamente etichettati come una nazionale perdente. A ben vedere, però, quella finale non fu che il canto del cigno di una generazione di calciatori che pochi anni prima qualcosa aveva anche vinto, come i Giochi Olimpici del 1952 e la Coppa Internazionale del 1953. Nella prima occasione, tra l&#8217;altro, Czibor era risultato decisivo in finale mettendo a segno la seconda rete dell&#8217;incontro. Al termine della gara più testimoni avrebbero riportato le sue parole nel tunnel che portava agli spogliatoi, ovvero: &#8221; Abbiamo battuto il comunismo!&#8221;, un riferimento al fatto di aver sconfitto la Yugoslavia di Tito. Czibor non era l&#8217;unico calciatore di quella squadra avverso al regime e nel 1956, quando la Rivoluzione Ungherese fu repressa nel sangue, decise di abbandonare l&#8217;Ungheria per passare prima alla Roma e poi, una volta terminato il ban della FIFA, al Barcelona. assieme all&#8217;ex compagno Sandor Kocsis. Qui Czibor vinse due campionati contro l&#8217;allora Real del compatriota Puskas, anch&#8217;essi fuggito in Spagna, e disputò una finale di Coppa Campioni dal sapore amaro tanto quanto quella mondiale. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">4. Luis Figo</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp.jpg" alt="" class="wp-image-2423" width="532" height="299" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 532px) 100vw, 532px" /><figcaption>Luis Figo, un campione che ha lasciato il segno ovunque ha giocato</figcaption></figure></div>



<p>Nonostante il suo Portogallo non fosse tra le migliori formazioni del panorama globale, Luis Figo è stato senz&#8217;altro uno dei fuoriclasse che ha segnato maggiormente gli ultimi 30 anni di calcio.<strong> Un&#8217;ala atipica, forse non rapida e guizzante come alcune ali classiche ma con l&#8217;eleganza ed un controllo del pallone proprio dei trequartisti</strong>. Luis Figo ha legato il suo nome alla Spagna avendo giocato &#8211; e vinto &#8211; tanto nel Barcelona quanto nel Real Madrid. Se al Barcelona giostrava principalmente da ala destra, al Real Figo si adattò a giocare dietro l&#8217;unica punta assieme a due altri compagni: i Blancos avevano iniziato il progetto Zidanes y Pavones, ovvero un connubio tra alcune delle più grandi stelle del panorama mondiale &#8211; i Zidanes, pagati a peso d&#8217;oro &#8211; e dei giovani promettenti della cantera, i Pavones. Al Real Madrid il giocatore mise le mani sia sulla Champions League che sulla Coppa Intercontinentale e grazie a tali successi è difficile stabilire in quale contesto abbia inciso di più. Il passaggio da Barcellona a Madrid, peraltro, non fu una passeggiata di salute: nei giorni precedenti all&#8217;addio, diverse voci proliferate su televisioni e giornali parlavano di un possibile, clamoroso, approdo del giocatore nella Capitale. Figo aveva smentito tutto e tutti, aveva rassicurato i propri tifosi che d&#8217;improvviso si erano acquietati. Ma qualche mattina dopo, quando i tifosi culés aprirono i giornali e videro Figo sorridente che esponeva la maglietta blanca, andarono su tutte le furie: la loro peggiore paura si era concretizzata. Terminata la parentesi spagnola il giocatore si accasò all&#8217;Inter. Qui, nonostante qualche perplessità relativa all&#8217;età, il calciatore diede comunque un apporto non da poco: giocò in entrambi i ruoli di sua competenza e vinse all&#8217;Inter più di quanto non avesse fatto nelle sue precedenti avventure. La sua statura tecnica unita al suo carisma lo hanno portato a diventare una sorta di ambasciatore del club meneghino. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">3. George Best</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/7396998862_dfa0e34484.jpg" alt="" class="wp-image-2424" width="450" height="338" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/7396998862_dfa0e34484.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/7396998862_dfa0e34484-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption>George Best, genio e sregolatezza all&#8217;ennesima potenza</figcaption></figure></div>



<p>George Best rappresenta <strong>secondo molti, al pari di Diego Armando Maradona, il prototipo del calciatore tutto genio e sregolatezza</strong>. Oggi George Best nella sua città, Belfast, è un&#8217;autentica icona. Il mito di Best a Belfast è con tutta probabilità paragonabile a quello di Maradona a Napoli e Puskas a Budapest. George Best si guadagna a pieno titolo il podio di questa personale classifica in virtù di più fattori: uno di questi era senz&#8217;altro la sua capacità di svariare su tutto il fronte d&#8217;attacco. Best, difatti, non giostrava unicamente sulla fascia, anzi, da dribblomane qual era più volte sfondava per via centrali. Uno dei suoi gol più iconici, quello messo a segno contro il Benfica, è un gol atipico per un&#8217;ala: Best scippa il pallone al difensore centrale, mette a sedere il portiere e deposita in rete. Il Benfica, forse ancora succube della maledizione di Bela Guttmann, soccombe e i Reds sollevano la Coppa Campioni. Best verrà nominato Pallone d&#8217;Oro ed è tutt&#8217;ora l&#8217;unico calciatore nordirlandese a potersi fregiare di tale titolo. George Best, se vogliamo, ha dato vita ad una sorta di &#8216;dinastia&#8217;: quella dei 7 dello United, una dinastia che inizia con lui, passa per David Beckham e termina, in attesa di nuovi eccellenti successori, con Cristiano Ronaldo. E in un certo senso queste tre generazioni ci danno anche un&#8217;idea di come il ruolo sia cambiato nel tempo: Best, tra i tre, è stato decisamente quello più guizzante, quello con la maggior capacità di mettere il difensore &#8211; o portiere &#8211; a sedere e, forse, ma qui sono io a sbilanciarmi, il più talentuoso. Beckham aveva un dono comune a diverse ali, ovvero un grandissimo calcio che gli consentiva di crossare palloni al bacio per gli attaccanti, ma rispetto al suo predecessore probabilmente peccava nel dribbling e nell&#8217;agilità e Ronaldo, l&#8217;ultimo tassello di questa magnifica triade, è stato l&#8217;esemplificazione del giocatore un moderno: un campione di una completezza che ha reinterpretato il ruolo secondo i canoni attuali. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">2. Stanley Matthews</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/sir-stanley2.jpg" alt="" class="wp-image-2425" width="484" height="363" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/sir-stanley2.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/sir-stanley2-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /><figcaption>Stanley Matthews, colonna dell&#8217;Inghilterra che guardava tutti dall&#8217;alto verso il basso</figcaption></figure></div>



<p>Stanley Matthews in questa speciale classifica non poteva assolutamente mancare. Bisogna però fare una doverosa precisazione: Matthews non vanta assolutamente il palmares o le vittorie di chi lo precede o lo segue in questa classifica. Questo per vari motivi, il principale, indubbiamente, è relativo all&#8217;epoca nella quale ha giocato ed un&#8217;altra, non meno rilevante, è il fatto che il giocatore avrebbe legato il proprio nome a due club, lo Stoke City prima ed il Blackpool poi, non le formazioni più vincenti d&#8217;Inghilterra. Ciò che rende Stanley Matthews unico è la sua longevità: ha giocato ad ottimi livelli anche dopo i 40 anni e per più di venti è rimasto nei ranghi della nazionale inglese, una nazionale che, però, per scelta propria, ha iniziato a calcare i palcoscenici internazionali soltanto a partire dagli anni &#8217;50. Matthews, 35enne, giocava ancora ed era il veterano della nazionale di Sua Maestà, ma al Mondiale brasiliano non sarà che una comparsa, esattamente come l&#8217;Inghilterra che uscirà ai gironi rimediando la sua prima, cocente, delusione in campo internazionale. E non sarà di certa l&#8217;ultima, visto che due anni dopo gli inglesi escono dalle Olimpiadi al primo turno contro il Lussemburgo e soli due anni dopo, a qualche mese di distanza dalla doppia batosta subita contro gli ungheresi, confermano il loro declino ai Mondiali svizzeri: escono ai quarti contro l&#8217;Uruguay. Matthews, quasi 40enne, può poco ma contribuisce comunque con un eccellente prestazione ed in un ruolo inedito, quello del trequartista, ad 4-4 contro il Belgio. Ma per capire davvero chi fosse Matthews bisogna tornare indietro di parecchi anni, precisamente al 1938: è il 75esimo anniversario dell&#8217;FA Cup e siamo alla soglia della Seconda Guerra Mondiale e l&#8217;Inghilterra, la cui superiorità non è messa in discussione da nessuno, sfida il Resto d&#8217;Europa. Capitano di quest&#8217;ultima è il fuoriclasse belga Raymond Braine che al termine dell&#8217;incontro, folgorato dalle giocate di Matthews lo definirà <strong>&#8216;il calciatore più forte che ho mai visto&#8217;</strong>. Un endorsement non da poco da parte di chi ha giocato con e contro finalisti e semifinalisti mondiali. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>And the Winner is&#8230;..Garrincha!</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/garrincha-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-2426" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/garrincha-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/garrincha-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/garrincha-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/garrincha.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Mané Garrincha, fenomeno brasiliano, per noi la più grande ala di sempre</figcaption></figure></div>



<p>Si tratta di un verdetto che più di altre volte riteniamo scontato. Garrincha, a nostro parere, è stato l&#8217;<strong>ala per eccellenza</strong>, l&#8217;archetipo del giocatore del giocatore di fascia che abbiamo descritto nell&#8217;introduzione. Capace di fintare e saltare il proprio rivale ma allo stesso tempo andare a concludere, Garrincha <strong>è considerato quasi all&#8217;unanimità uno dei tre calciatori più forti del movimento calcistico verdeoro</strong>. La stella di Mané Garrincha ha brillato con ma anche senza Pelé: se il ciclo vincente del Brasile inizia con l&#8217;apparizione sulla scena di O&#8217; Rey in un momento nel quale Garrincha è nel fiore degli anni, quattro anni dopo, nel 1962 la coppia si scoppia presto, dato che Pelé a causa di un infortunio è costretto a dire addio al Mondiale cileno. Garrincha metterà a segno quattro reti, si laureerà come uno dei capocannonieri della competizione ma, soprattutto, verrà nominato quale migliore giocatore della competizione. Garrincha, tra l&#8217;altro, in portoghese significa uccellino. Questo il soprannome che suo fratello maggiore gli aveva dato in virtù delle sue gambe, una più lunga dell&#8217;altra, un handicap che grazie al proprio talento Mané ha trasformato in vantaggio.  A livello di club il calciatore ha legato il suo nome al Botafogo, club con il quale ha vinto per tre volte il Campeonato Carioca. </p>
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