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	<title>1974 Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>1974 Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>I primi marcatori di ogni edizione dei mondiali: dal 1974 al 1982</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elisa Lacombe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jul 2025 05:55:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[1974]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Erwin Vandenbergh dopo aver punito l&#8217;Argentina L&#8217;edizione del 1974 segna uno spartiacque nella storia del calcio per la messa in palio del [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Erwin Vandenbergh dopo aver punito l&#8217;Argentina</em></p>



<p class="has-drop-cap">L&#8217;edizione del 1974 segna uno spartiacque nella storia del calcio per la messa in palio del nuovo trofeo, la Coppa del Mondo Fifa che sostituisce la Coppa Jules Rimet che venne assegnata definitivamente al Brasile dopo la terza vittoria di quattro anni prima. Il Mondiale di calcio torna in Europa e ad organizzarlo è la Germania Ovest che figura ovviamente tra le nazionali favorite. E visto che questa rubrica è essenzialmente un concentrato di curiosità statistiche, per la prima volta nell&#8217;edizione tedesca del &#8217;74 il primo marcatore è un giocatore destinato a sollevare il trofeo suddetto, stiamo parlando di <strong>Paul Breitner</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1974</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Paul Breitner, primo marcatore e campione del mondo</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="218" height="273" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/5332-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24732" style="width:350px"/></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;involontaria tradizione che vede i match inaugurali terminare a reti bianche, inaugurata nel 1966, non si sblocca nemmeno in Germania. Il 13 giugno 1974 il Brasile campione in carica apre la rassegna iridata a Francoforte contro la Jugoslavia e impatta 0-0. Così per vedere il primo gol bisogna attendere il giorno successivo in cui sono in programma altre tre sfide e nella prima disputata a Berlino Ovest <a href="https://gameofgoals.it/2013/11/12/1974-prima-fase-germania-ovest-cile-1-0.html">la Germania padrona di casa supera 1-0 il Cile grazie al gol di <strong>Paul Breitner</strong></a> realizzato dopo 16&#8242;. All&#8217;epoca il giocatore in forza al Bayern Monaco gioca difensore, ma la sua versatilità (nasce attaccante, finirà per fare il centrocampista) lo rendono sovente pericoloso anche in zona gol. E di reti in quel Mondiale che lo vedrà vincitore alla fine ne realizza tre: andrà a segno anche contro la Jugoslavia nel secondo turno e contro l&#8217;Olanda su calcio di rigore nella finale di Monaco. Tra l&#8217;altro Breitner, come già accaduto per Pelé, sarà autore oltre che di un primo anche di un ultimo gol in un campionato del mondo, quello che accorcia le distanze a Madrid nel 1982 nella finale persa 1-3 dai tedeschi contro l&#8217;Italia. Questa per lui sarà la 48esima e ultima gara in nazionale in cui mette a segno il suo decimo gol. Giocatore che in carriera ha vinto tutto: cinque titoli tedeschi, due Coppe di Germania e una Coppa dei Campioni con il Bayern, due campionati spagnoli e una Coppa del Re con il Real Madrid, il titolo europeo nel 1972 oltre al mondiale citato con la nazionale.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1978</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Bernard Lacombe, gol-lampo a Mar del Plata</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="682" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/BERNARD-LACOMBE-EQUIPE-DE-FRANCE-EURO-84-682x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-24729" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/BERNARD-LACOMBE-EQUIPE-DE-FRANCE-EURO-84-682x1024-1.jpg 682w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/BERNARD-LACOMBE-EQUIPE-DE-FRANCE-EURO-84-682x1024-1-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure>



<p></p>



<p>Il nostro secondo &#8216;primo marcatore&#8217; mi piaceva definirlo <em>Zio Bernard</em> anche se non siamo assolutamente parenti. <strong>Bernard Lacombe</strong>, scomparso di recente all&#8217;età di 72 anni, è comunque lionese esattamente come la famiglia di mia madre con cui condivide il cognome ma nessuna parentela prossima (i Lacombe in Francia sono parecchi). Al di là di questa simpatica parentesi personale, ci sarebbero tante cose da dire sulla sua carriera. Ad esempio che è stato tra gli attaccanti più prolifici del massimo campionato francese con 255 reti, secondo solo a Delio Onnis, ma viene ricordato soprattutto in Italia per l&#8217;iniziale dispiacere che diede ai tifosi azzurri a Mar del Plata, il 2 giugno 1978. Seconda giornata dei Mondiali in Argentina (nella prima la gara inaugurale tra Germania Ovest e Polonia si è ovviamente chiusa a reti bianche) dove <a href="https://gameofgoals.it/2014/01/02/1978-prima-fase-italia-francia-2-1.html">la Francia affronta l&#8217;Italia</a> e dopo appena 38&#8243; dal calcio d&#8217;inizio Lacombe batte Zoff portando in vantaggio la nazionale d&#8217;oltralpe. La squadra italiana ribalterà poi il passivo vincendo 2-1, ma quello di Lacombe resta naturalmente il primo gol dell&#8217;edizione iridata del &#8217;78. La Francia di quel Mondiale era un&#8217;ottima squadra, parecchio sfortunata nel sorteggio a beccare un girone infernale dove oltre all&#8217;Italia c&#8217;erano i padroni di casa argentini e l&#8217;Ungheria. Tornerà a casa dopo il primo turno perdendo anche la successiva sfida con l&#8217;<em>Albiceleste</em> e prendendosi la platonica soddisfazione di battere 3-1 gli ungheresi in un match passato alla storia per la questione delle maglie. Entrambe le squadre, infatti, si presentano con le seconde maglie di colore bianco e per far disputare regolarmente il match la Francia riceve in prestito le maglie a strisce verticali biancoverdi del Kimberley di Mar del Plata.<br>Tornando a Lacombe e alla sua carriera, ha vestito tre maglie tra le più prestigiose di Francia, quella del suo Olympique Lyonnais dal 1969 al 1978. Poi dopo un anno al Saint-Etienne, stagione 1978-79, si trasferisce al Bordeaux dove gioca fino al 1987.<br>Ha vinto tre volte il campionato francese con il Bordeaux e tre volte la Coppa di Francia, due con il Bordeaux e una con L&#8217;OL. In nazionale ha segnato 12 reti in 38 partite e ha vinto il campionato europeo nel 1984.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1982</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Erwin Vandenbergh ruba la scena a Maradona</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="943" height="891" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DyjunEBUYAAXI_L-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24730" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DyjunEBUYAAXI_L-edited.jpg 943w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DyjunEBUYAAXI_L-edited-300x283.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DyjunEBUYAAXI_L-edited-768x726.jpg 768w" sizes="(max-width: 943px) 100vw, 943px" /></figure>



<p></p>



<p>Nel 1982 siamo dinanzi a una grande novità in Coppa del Mondo, si segna nelle partite inaugurali.<br>Battute a parte, si veniva da quattro edizioni dei Mondiali in cui il match inaugurale della rassegna era terminato a reti bianche, ma questo non accadde il 13 giugno del 1982.<br>Siamo pertanto arrivati al Mondiale di Spagna tanto caro ai tifosi italiani dove, nella sfida inaugurale, si affrontano al Camp Nou di Barcellona i campioni in carica dell&#8217;Argentina e il Belgio vice campione d&#8217;Europa.<br>Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul ragazzo in maglia albiceleste che porta sulle spalle il numero 10, Diego Maradona, considerato a furor di popolo la nuova stella del calcio mondiale. Ma quella sera anche gli occhi dei difensori belgi sono molto attenti e con una fitta ragnatela tra centrocampo e retroguardia e l&#8217;applicazione diligente della tattica del fuorigioco lo renderanno quasi inoffensivo. L&#8217;Argentina con Maradona e uno spento Kempes batte sul muro rosso e così all&#8217;inizio del secondo tempo un altro giovanotto si prende la scena. Con una gran conclusione infatti<a href="https://gameofgoals.it/2014/03/14/1982-prima-fase-belgio-argentina-1-0.html"><strong> Erwin Vandenbergh</strong> porta in vantaggio il Belgio e l&#8217;Argentina campione del mondo si deve inchinare, finisce 1-0</a>. Belgio che vincerà il girone grazie al successo di misura su El Salvador e al pareggio con l&#8217;Ungheria. Poi il cammino dei diavoli rossi terminerà nella seconda fase.<br>Vandenbergh viene ricordato soprattutto per questo gol, ma in realtà con la maglia della nazionale ne mette a segno 20 in 48 partite. Segna agli Europei del 1984 contro la Jugoslavia e anche ai Mondiali del 1986 contro il Messico. Peccato che si farà male proprio in quella gara, la prima del Belgio, e salterà il resto della competizione in cui la sua nazionale centrerà uno storico quarto posto.<br>All&#8217;epoca dei Mondiali di Spagna, Vandenbergh è il prolificissimo bomber del Lierse (premiato con la Scarpa d&#8217;oro nel 1980), le sue grandi prestazioni proprio nel 1982 gli valgono la chiamata dell&#8217;Anderlecht con cui vincerà due campionati e una supercoppa del Belgio oltre alla Coppa Uefa nella stagione 1982-83.<br>Per lui anche quattro stagioni in Francia con il Lille, torna poi in patria nel 1990 e gioca con il Gent. Terminerà la carriera con il Molenbeek nel 1995 all&#8217;età di 36 anni.</p>
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		<title>Johan Neeskens: sulla tolda, per sempre</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/10/08/johan-neeskens-sulla-tolda-per-sempre.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 13:35:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Hohan Neeskens e di spalle l&#8217;amico Johan Cruijff: un duo magico alla guida di Ajax e Olanda Tutte le favole più appassionanti, [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Hohan Neeskens e di spalle l&#8217;amico Johan Cruijff: un duo magico alla guida di Ajax e Olanda</em></p>



<p class="has-drop-cap">Tutte le favole più appassionanti, sia quelle che ci addormentavano sia quelle che ci svegliavano, iniziavano con &#8220;C’era una volta…&#8221;, è risaputo. Anche stavolta, in una sera uggiosa che più non si può, potrei cominciare allo stesso modo, ma con la differenza che starei per raccontare una storia vera, favolosa fin che si vuole, ma vera. </p>



<p>C’era una volta, esattamente 50 anni fa, <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">la squadra più bella del mondo</a> e che non aveva bisogno, per averne conferma, di specchi benevoli o compiacenti e di qualche intruglio che imbrogliasse percezioni e giudizi. L’Olanda dei primi anni ’70 era talmente bella, nuova e leggera di pensiero che il sentimento avverso che faceva a pugni con l’ammirazione non poteva che essere l’invidia. Come quando da bambini vediamo un giocattolo magnifico nelle mani di un amichetto.</p>



<p>Lui ci diventa subito antipatico e quell’oggetto, più che averlo o rubarglielo, desideriamo distruggerlo. Credo che quella squadra Orange, diretta da <strong>Rinus Michels</strong>, abbia subito per anni le stesse controverse attenzioni e che, l’ho già scritto in questo magazine, abbia incontrato quella stessa fine. Ingiusta e immeritata quanto roboante e foriera di molteplici conseguenze sociali e culturali anche molto al di là del mondo del pallone e di tutto lo sport.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="724" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/neeskens-1024x724.webp" alt="" class="wp-image-21630" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/neeskens-1024x724.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/neeskens-300x212.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/neeskens-768x543.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/neeskens-1536x1085.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/neeskens.webp 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Neeskens nella finale del Mondiale 1978 che l&#8217;Olanda perse contro l&#8217;Argentina</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Perché parlarne ancora, oggi? Perché l’equipaggio glorioso di quella avventura, quella ciurma irriverente e fantasiosa, ha perso quest’oggi, improvvisamente e come sempre ingiustamente, un altro dei suoi membri, uno dei più autorevoli. Se ne è andato <strong>Johan Neeskens</strong>, il regista folle e inarrivabile di quella squadra, il poeta nudo sulla tolda di quella barcarola che navigava in acque altrui e proibite, mentre<a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html"> <strong>Johan Cruijff</strong></a>, amico inseparabile, suonava il violino sprezzante della tempesta e degli scogli. Ufficialmente, come riportano tutte le wikipedia del sapere appunto ufficiale, <strong>Neeskens </strong>è stato un ‘meraviglioso regista’ ma sappiamo o abbiamo imparato che le definizioni dei ruoli di quei giocatori olandesi sono la cosa più approssimativa che si possa immaginare.</p>



<p><strong>Neeskens </strong>era regista sì, ma anche mediano, mezzala, stopper e centravanti. Era un giocatore di calcio totale, il guardaspalle di <strong>Cruijff</strong>, che correva di sbieco come uno slalomista, mentre idealmente l’altro gli faceva da contrappeso, proprio come fossero su una barca. E la stessa assistenza la offriva a tutti gli altri di quella formazione che so ancora a memoria e che sarebbe da recitare prima delle lezioni a Coverciano come omaggio agli <em>Dei del Pallone</em> e a tutti quelli che più che amare il calcio, hanno permesso agli altri di amarlo e capirlo. </p>



<p>Con l’abbandono di <strong>Neeskens</strong>, sono già sei le defezioni, i voli di questi uccelli luminosi da quel filo accogliente che vibra come una corda di chitarra pizzicata dal destino. Quel filo che diventa a ogni partenza insopportabilmente più leggero. Fuor di metafora, nessuno di quei grandi campioni pareva e pare attrezzato per una vita longeva, conseguenza forse dell’irresistibile attrattiva poco salubre dei costumi di quell’epoca rivoluzionaria per poco e molto consumistica per tutto il resto dei modi e dei tempi.</p>



<p>Da poche ore, quelli che pensano che l’aldilà pulluli di campi da calcio e chissà cos’altro, potranno immaginare <strong>Neeskens </strong>duettare con <strong>Cruijff </strong>e <strong>Suurbier</strong>, con <strong>Hulshoff </strong>e <strong>Rensenbink </strong>e tirare pallate a <strong>Jongbloed </strong>tra una birra e l’altra sotto gli occhi severi ma divertiti di <strong>Rinus </strong>Michels. Sì, perché parafrasando Agatha Christie e i suoi &#8220;Undici piccoli, grandi olandesi&#8221;, oggi ne rimangono solo cinque (<strong>Rijsbergen</strong>, <strong>Haan</strong>, <strong>Krol</strong>, <strong>Rep </strong>e <strong>Van Hanegem</strong>).</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="In memoriam: Johan Neeskens" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Z_fBf7cnsJw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Il salto in alto di Felice Pulici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 23:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[1974]]></category>
		<category><![CDATA[felice pulici]]></category>
		<category><![CDATA[lazio]]></category>
		<category><![CDATA[tommaso maestrelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Essere Pulici in campo e Felice nella vita, anche nei momenti meno allegri. Qualcosa che non capita a tutti e che va difeso perfino dalle [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Essere <strong>Pulici</strong> in campo e <strong>Felice</strong> nella vita, anche nei momenti meno allegri. Qualcosa che non capita a tutti e che va difeso perfino dalle omonimie. Negli anni &#8217;70 <strong>Paolino Pulici</strong> è l’attaccante che scardina le difese con la maglia del Torino, lui è il portiere della Lazio che i gol li evita. E in quegli anni ne evita tanti. È particolare, <strong>Felice Pulici</strong>. Uomo diverso dal solito per stile e sensibilità, soprattutto nell’ambiente del calcio. Poche e schive parole quando parla di sé ma un trasparente universo sentimentale che fa di lui figura benvoluta e rispettata ovunque. Custode e scrigno di un sodalizio fra uomini. Uomini imperfetti, ma uomini. Quando nel calcio si parla di qualcuno che non c’è più, spesso lo si fa tanto per dire, quasi con un’indifferenza di buon tono. Non è questo il caso.&nbsp;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Più romano di un romano</h3>



<p></p>



<p>Non è di Roma, ma pochi hanno una percezione così sentita dell’essere della Lazio in una città come la Capitale. Luogo in cui a volte si ha la sensazione di essere stranieri solo perché c’è chi confonde la qualità del sentimento con il numero di seguaci. Un modo di vivere la Lazio, il suo, che non è una fede (la fede per <strong>Pulici</strong> avrà collocazione ben precisa) ma uno stile di vita. È l’altra romanità, quella – nativa o acquisita che sia &#8211; di cui la commedia all’italiana non parla mai. Forse perché non c’è nulla di grottesco da mettere in scena. Una trama di silenzi, di sofferenze, ma anche di gioie negate a chi è abituato a vivere di normalità calcistica. Esserci nel bene e nel male, con la pioggia e con il sole, a gioire o a incazzarsi, ma sempre con uguale impeto e stessa professionalità.&nbsp;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;agra stagione</h3>



<p></p>



<p><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=271091223564371"><strong>Felice Mosè Pulici</strong></a> nasce a Sovico, oggi provincia di Monza e Brianza, il 22 dicembre del 1945. Negli oratori di una volta, chi andava in porta era di solito la classica “pippa”. Stare fra i pali è per il piccolo Felice una scelta libera e consapevole, perché gli piace e soprattutto perché è pronto a qualsiasi prodezza pur di negare il gol agli avversari. Al fondo delle cose, un portiere ha sempre una natura conservatrice. Quando anni dopo capisce che quella può essere la strada, gli si aprono le porte del professionismo. La differenza profonda fra vincere e limitare i danni. A 22 anni <strong>Pulici</strong> esordisce in serie C1 con il Lecco. Tre sole presenze con i nerazzurri di lago tuttavia lo stile, essenziale ma con grandi riflessi nei momenti decisivi, non passa inosservato. L’anno dopo trova spazio nel Novara, squadra con la quale nel 1971 ottiene la promozione in serie B. La stagione ’71-72, la prima nella divisione cadetta ha un sapore più agro che dolce: alla fine la salvezza diventa realtà ma quella del Novara è una delle difese più battute. <strong>Pulici</strong> incassa 45 reti per colpe essenzialmente non sue. La rosa non offre granché. Il 10 ottobre 1971 ne prende cinque dalla Lazio.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="339" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/2068072_lazioscudetto.jpg" alt="" class="wp-image-9279" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/2068072_lazioscudetto.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/2068072_lazioscudetto-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption>La Lazio campione d&#8217;Italia nel 1973/1974</figcaption></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Battere la sfiducia</h3>



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<p>Difficile ipotizzare che dopo cinque schiaffoni in faccia possa nascere un amore. Ma la parola chiave di questo snodo è “eppure”. <br>«Eppure» confesserà un giorno il diretto interessato «un grande uomo di calcio e di Lazio come <strong>Bob Lovati</strong>, non a caso anche lui portiere, fece il mio nome al Presidente <strong>Lenzini</strong>. <strong>Silvio Piola</strong>, un altro campione con la Lazio nel cuore, che viveva a Novara, mi vide e spese una buona parola per me. Fatto sta che nell’estate del 1972 mi ritrovo nella Capitale, sponda Lazio».</p>



<p>Quello fra <strong>Pulici</strong> e la nuova tifoseria non è un amore immediato. Fa fatica ad ambientarsi nella grande città e all’inizio c’è un clima di sfiducia verso la squadra, sebbene la Lazio sia stata promossa in serie A. Nemmeno a dire che sia fortunato: in precampionato, come arriva un tiro dalle sue parti subisce gol. Qualcuno pensa a un errore in sede di calciomercato e lui stesso comincia a guardarsi intorno. Però ha la fiducia dell’allenatore <strong>Tommaso Maestrelli </strong>ed è proprio la fiducia il carburante per un diesel come lui. È emotivo, a volte irruento. La soluzione è poter lavorare in settimana con tranquillità, tenendo le pressioni lontane dalla porta, anche da quella di casa. Il tecnico comprende l’animo del giovane portiere e dà tempo al tempo. Come un padre putativo fa con i figli che hanno bisogno… di tempo.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Esempio per tutti</h3>



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<p>Già nella prima di campionato il ponentino romano sembra soffiare con dolcezza alle spalle di un portiere di poche parole ma capace di tenere in piedi il gruppo con la forza dell’esempio. Si allena anche con la febbre alta e se può farcela lui grazie a un’aspirina, allora tutti possono fare di più. Il 24 settembre 1972 inizia ufficialmente la stagione. La Lazio fa 0-0 con l’Inter ma il gioco proposto da <strong>Tommaso Maestrelli</strong> è spumeggiante, innovativo. La squadra corre, è brillante, fa intravedere soluzioni tattiche allora sconosciute in Italia ed è difesa da un portiere che sembra già un’altra persona. In tutta la stagione <em>Felix</em>, come lo chiamano nell’ambiente, subisce solo 16 reti. La squadra romana “rischia” fino all’ultimo di mettere un record ancor più importante: quello di passare da neopromossa a Campione d’Italia. Il sogno sfuma il 20 maggio 1973, lo scudetto lo vince la Juventus e la Lazio coglie un&nbsp;terzo posto che a settembre nessuno avrebbe pronosticato. Lo scudetto è rimandato di un anno. <strong>Pulici</strong> infonde sicurezza alla difesa, è sempre preciso tra i pali, non dà spettacolo e mira sempre al sodo. In uno spogliatoio di intemperanti non solo a parole la sua calma esteriore e l’attaccamento alla maglia sono imprescindibili punti d’equilibrio interno.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="699" height="410" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/000513A5-felice-pulici-e-tommaso-maestrelli.jpg" alt="" class="wp-image-9278" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/000513A5-felice-pulici-e-tommaso-maestrelli.jpg 699w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/000513A5-felice-pulici-e-tommaso-maestrelli-300x176.jpg 300w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /><figcaption>Felice Pulici e Tommaso Maestrelli</figcaption></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Lo scudetto “dentro”</h3>



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<p><strong>Felice Mosè Pulici</strong> è uomo di fede, e come tutti gli uomini di fede sa che ogni cosa è scritta, se davvero ci credi. Ma per ottenere risultati bisogna lavorare sodo, perché esiste il libero arbitrio ed è quello a suggerire ogni giorno cosa faremo da grandi. Di Felice ha la predisposizione interiore, di Mosè il senso della missione. Quando nello spogliatoio c’è maretta, il tecnico conta su di lui per far tornare il sereno. Non è il capitano della squadra, ma senza nulla togliere a <strong>Wilson</strong>, <strong>Pulici</strong> “la fascia” ce l’ha dentro. L’anno dopo, la Lazio è campione d’Italia, lo scudetto realizza un atto di fede. Del Tricolore, forse <strong>Felice</strong> è l’emblema più genuino: in una squadra di collezionisti d’armi (e di proiettili), talvolta di facinorosi, il portiere è l’immagine priva di retorica o di ipocrisie. Senza incrinature, senza doppi fondi. Se il ritratto di Dorian Gray può restituire l’immagine più pulita della squadra, l’immagine corrisponde al volto di <strong>Felice Pulici</strong>. Uomo non soltanto schivo, ma di un’onestà talvolta disarmante:&nbsp;</p>



<p>«Ho fatto ottime cose con la Lazio, è vero» dirà un giorno «ma non sarei arrivato dove sono arrivato se dietro di me non ci fosse stato un secondo portiere fantastico. Anche migliore di me, credetemi: <a href="http://www.novegennaiomillenovecento.it/moriggi-lo-scudiero-di-pulici/"><strong>Avelino Moriggi</strong></a>. Un ragazzo leale, di un’educazione profonda, e un professionista esemplare. Senza la concorrenza di uno così non sarei mai stato spinto a dare sempre il massimo».</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Anni difficili, ma lui c&#8217;è</h3>



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<p>La malattia di <strong>Tommaso Maestrelli </strong>distrugge l’equilibrio fragile&nbsp;di un gruppo. <strong>Pulici</strong> comprende che è il momento di rimanere uniti, di lottare tutti insieme. Il <a href="https://youtu.be/9H419FxdcbU"><strong>28 novembre 1976</strong></a> c’è il derby. Vince la Lazio grazie a un gioiello di<strong> Bruno Giordano</strong>. La verità è che ai punti meriterebbe la Roma, che attacca in modo incessante e costringe l’avversaria a rintanarsi. E segnerebbe senz’altro, la Roma, se quel giorno in porta non ci fosse lui.&nbsp;</p>



<p>«È stata la più grande prestazione della mia carriera» dirà un giorno <strong>Pulici</strong>. «Parai tutto quello che potevo parare. Probabilmente, anche se avessimo giocato per due giorni di fila, i romanisti non mi avrebbero fatto gol. Fu un derby molto particolare anche sotto il punto di vista emotivo».&nbsp;</p>



<p>Al termine della partita <strong>Pulici</strong>, al microfono radiofonico di <strong>Claudio Ferretti</strong> vorrebbe&nbsp;«dedicare la vittoria a…», ma non riesce a dire quel nome, perché esplode in un pianto improvviso. Per <strong>Tommaso Maestrelli </strong>il risultato del derby è l’ultima gioia in stato di coscienza prima di entrare in coma. Il 2 dicembre, dopo aver ricevuto l’abbraccio dei suoi ragazzi, il “Maestro” muore. Finisce un’epoca, finisce tutto. Nel 1977 il numero 1 viene ceduto al Monza, poi all’Ascoli. Finirà la carriera nel 1982 difendendo ancora una volta la porta della Lazio, quando sarà andato a riprendersi la parte di cuore lasciata anni prima al Centro Sportivo Tor di Quinto.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Morire a dicembre</h3>



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<p>Negli ultimi anni di vita le uscite pubbliche dell’ex portiere si diradano. Della vita privata si sa poco ma le poche volte che si mostra, si vede che il sorriso ha perso qualcosa. Ma la gentilezza è quella di sempre e soprattutto quando parla della Lazio, si vede che il fuoco <em>inside</em> è ancora acceso. Uscito dal grande giro è diventato avvocato e per lungo tempo ricopre un incarico di vertice all’interno dell&#8217;Associazione Nazionale per lo Sport dei Sordomuti. Si spende per gli altri senza calcoli, senza finalità o tornaconti personali. Poi, il 16 dicembre 2018 arriva una notizia domenicale che lascia di sasso. <strong>Felice Pulici</strong>, affetto da una malattia mai resa pubblica,&nbsp;non c’è più.&nbsp;Avrebbe compiuto 73 anni la settimana dopo. È&nbsp;quasi un piacevole quanto malinconico gioco della mente ipotizzare che lo abbia convocato <strong>Tommaso Maestrelli </strong>per una seduta di allenamento. Lassù di certo lo aspettano anche Giorgio, Luciano, Mario, Luigi e l’altro Mario, quello che verticalizzava il gioco. Serve sempre gente che metta ordine nello spogliatoio. Magari senza alzare la voce ma con molta fermezza e gioiosa serietà. L’esempio di <a href="https://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/media/Servizio-3-ede371c7-dea8-4f02-991a-59be90113025.html"><strong>Felice Pulici</strong></a> può essere più forte di un cazzotto o di una minaccia a mano armata.</p>



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</div><figcaption>Un ricordo di Felice Pulici</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/16/il-salto-in-alto-di-felice-pulici.html">Il salto in alto di Felice Pulici</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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