Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 27 aprile 2011
Per la seconda (rectius, la terza, se consideriamo la Coppa dei Campioni) e a oggi ultima volta nella loro storia, le due big di Spagna incrociano le armi in semifinale di Champions (la storia, se avesse un cuore, avrebbe spedito le due squadre in finale dodici mesi più tardi, ma nel 2012 il destino fu beffardo e collocò un Clásico decisivo per la Liga tra le due semifinali da disputare contro Bayern e Chelsea).
Le cose, rispetto al mese di novembre, sono cambiate in maniera radicale: il Real Madrid, forte di numerosi giocatori straordinari e plasmato dal genio sardonico di Mourinho, ha accorciato le distanze rispetto alla squadra dei sogni blaugrana, come hanno dimostrato una Liga molto più complicata del previsto, per i catalani, e il recente (per quanto piuttosto fortunoso, per i blancos) pareggio nella Liga, e come ha dimostrato soprattutto la finale di Copa del Rey, decisa da un cross disegnato dal sinistro di Di Maria e messo in porta da un Cristiano Ronaldo in grado di volteggiare ad altezze siderali, con il suo stacco imperioso.
Al Bernabéu, il 27 aprile del 2011, si respira l’aria delle occasioni destinate a lasciare un segno profondo nella storia, e alle ragioni storiche, sociali e culturali che da sempre soffiano sul fuoco della rivalità, si affianca il confronto tra i due allenatori più rinomati del mondo, entrambi giovani o relativamente giovani e al meglio delle loro possibilità, e anche una motivazione di carattere tecnico: il calcio ragionato, fondato tutto sulla tecnica individuale plasmata in un collettivo, del Barcellona, si contrappone al calcio più ruvido, spigoloso e fisico del Real Madrid – cui pure non mancherebbero le armi per trascinare la contesa sul piano della qualità.
Il primo tempo è bruttino, dominato dalla tensione, con gli ospiti che controllano il gioco ma faticano a rendersi pericolosi, e con il Real che alza i gomiti per rendere loro le cose complicate. Nella ripresa, specie dopo l’espulsione di Pepe, parsa giusta, il Barcellona controlla il gioco, crea qualche occasione pulita in più e costringe il Real a forzare la mano sul piano della violenza (la tacchettata di Marcelo a Pedro è un gesto da rosso, così come rischia ripetutamente il cartellino un Adebayor anonimo e impegnato ad aggredire gli avversari).
Alla fine, ci pensa Messi, che rende sostenibile il paragone con il suo mentore Maradona anche agli occhi degli scettici, specie per il secondo gol, ritenuto quasi “impossibile” sul piano della fisica, per la rapidità con lui il fenomeno argentino copre cinquanta metri di campo, spostando il pallone sullo stretto a velocità preternaturali. Il meritato successo blaugrana consente agli uomini di Guardiola di ipotecare la seconda finale di Champions in tre anni.
Le pagelle – Real Madrid
IL MIGLIORE: Iker Casillas 6,5
Impegnato in un paio di occasioni, risponde sempre presente, e sulla conclusione di Villa è quasi miracoloso. Capitola davanti a Messi ma davvero senza responsabilità.
Sergio Ramos 6: disputa un’ottima gara, specie nel primo tempo, e conferma di essere il leader morale dei suoi. Messi lo anticipa sul gol dell’1-0 e questo gli toglie mezzo voto, anche se sono più i meriti dell’argentino dei demeriti dello spagnolo.
Cristiano Ronaldo 5: isolato in attacco, calcia pericolosamente verso la porta di Valdes nel primo tempo, ma per il resto vede e tocca pochissimi palloni. Serataccia, in cui viene messo in ombra dal piccolo grande avversario.
Pepe 5: una gara discreta viene compromessa da alcuni interventi killer e dal fallo assurdo commesso su Alves, che costringe il Real a giocare in dieci.
Xabi Alonso 5: ancora una volta, il centrocampista basco viene messo in difficoltà dai dirimpettai catalani, fatica a trovare la posizione e il bandolo della matassa, e non risulta sufficiente.
Mesut Özil 4,5: quasi completamente fuori da quel gioco che, con le sue qualità, dovrebbe ispirare e illuminare. Anche per lui, serata da dimenticare.
Le pagelle – Barcellona
IL MIGLIORE: Lionel Messi 8
Sui novanta minuti, l’abbiamo visto fare meglio. Nel primo tempo slalomeggia un paio di volte, sempre circondato da maglie bianche, e serve a Xavi un cioccolatino che il centrocampista prova a sfruttare al meglio – ma Casillas contiene la sua conclusione. Nella ripresa si accende a momenti, ma si tratta di lampi nel buio che cambiano le sorti della partita e della Champions, e se il primo gol è una giocata d’astuzia e di tempismo mulleriani, il secondo è un assolto degno del Maradona di Messico 1986.
Xavi Hernández 7: metronomo infaticabile, è la ragione principale per cui, nonostante le difficoltà del primo tempo, il Barcellona controlla il gioco e impedisce al Real di costruire azioni pulite. Anche per lui abbiamo finito gli aggettivi: giocatore meraviglioso e dotato di un QI superiore.
Carles Puyol 6,5: al Barcellona dei piccoli artisti servono anche la sua garra e la sua forza fisica, e Carles non si fa pregare, dominando l’aria e l’area come nelle sue stagioni migliori. Campionissimo.
David Villa 6,5: forse il migliore nel primo tempo, quando dalla posizione teorica di ala sinistra si accentra seminando spesso il panico. Nella ripresa costringe Casillas a un grande intervento e si rende pericoloso in un altro paio di occasioni.
Dani Alves 6,5: praticamente mai in difficoltà sul lato destro del campo, si accentra spesso per disegnare calcio con i compagni, grazie ai suoi piedi da trequartista. Si guadagna anche il fallo che determina l’espulsione di Pepe.
Ibrahim Afellay 6,5: l’eroe per caso della serata è il venticinquenne olandese, che subentra a un Pedro poco incisivo e regala a Messi l’assist per l’1-0, rendendosi poi pericoloso con un altro paio di sgroppate in fascia.


