L’Ajax di Louis van Gaal: il ritorno del Totaalvoetbal

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Sono passati 30 anni da quando quella sera, quasi per puro caso, mi imbattei nella trasmissione “Un anno di sport” dove la vecchia Italia Uno a Capodanno mostrava le migliori imprese sportive degli ultimi 365 giorni. Ricordo come fosse ieri l’istantanea di un calcio diverso, lontano anni luce dal nostro attuale pallone tronfio di diritti tv e spesso monotono. Fu proprio tra quelle immagini che sbocciò l’Ajax di van Gaal, un modello di calcio che pareva un poema di disciplina e poesia, un balletto di statistiche e di tattica, un esempio di come si possa battere il tempo con l’organizzazione e l’arte.

L’Ajax 1994-95, sotto la guida di Louis van Gaal, era un’ideale di equilibrio, un meccanismo perfetto che ruotava attorno a una disposizione inedita: il 3-1-3-3. Non un semplice schema, ma un arabesco tattico, un fiore schiuso di passaggi, sovrapposizioni e pressing che sembrava danzare su di un rettangolo verde dove le idee degli avversari apparivano spesso come sterili convenzioni. Una squadra che si appoggiava su numeri e movimenti come un artista su pennellate minime, eppure capaci di creare un’armonia devastante.

Il cuore di questa tattica non era solo la disposizione dei giocatori, ma la responsabilità di ciascuno, la loro capacità di occupare spazi e di scambiare ruoli come attori in un dramma collettivo. La difesa a tre, solida e compatta, si sosteneva con un mediano che fungeva da fulcro (una sorta di volante centrale difensivo) e da raccordo tra i reparti, permettendo agli esterni di sovrapporsi e mordere sulla fascia. La linea di tre dietro non era statica: un’intelligenza tattica alla van Gaal, che prevedeva la rotazione, il raddoppio e la pressione altissima, un sistema di prevenzione come quelli di un’architettura innovativa.

L’esultanza di Patrick Kluivert dopo il gol decisivo al Milan nella finale di Champions League 1994-95

E i numeri, signori, i numeri parlano chiaro. In quella stagione, l’Ajax vinse l’Eredivisie con 61 punti, nessuna sconfitta, 34 partite e 27 vittorie, con una media di 2.17 punti a partita, e dominò in Champions League, eliminando squadre come il Bayern Monaco e il Milan di Capello in finale al Praten di Vienna (leggi qui il resoconto), con un calcio che si basava su un possesso palla che superava spesso il 60%. Collezionava 17 vittorie esterne, un risultato che denotava non solo una compattezza tattica ma una capacità di adattamento in trasferta che pochi europei potevano eguagliare.

Ma il vero talento, quello che rendeva questa squadra un autoritratto di perfezione, era nella sua filosofia: l’equilibrio tra disciplina e creatività. Van Gaal sapeva che il calcio non è solo numeri, ma anche emozioni. Per questo motore pulsante si muoveva con un ritmo studiato, lasciando che i giocatori, come pulcini d’acciaio, si muovessero come una massa ordinata eppure viva, in ogni istante.

Le partite erano come partiture di Bach, e nella sua orchestra, il pallone non era un semplice oggetto, ma il coreografo stesso. Una squadra che, più di ogni altra, incarnava la filosofia del “fare squadra”, del collettivo sopra l’individualismo, una lezione che oggi sembra dimenticata in troppe realtà del nostro calcio domestico.

Il 3-1-3-3 di van Gaal è una variante del 4-3-3 tradizionale, con un difensore centrale in più e un mediano davanti alla difesa. Questo schema permette all’Ajax di avere una solida base difensiva senza rinunciare alla fluidità offensiva.

Formazione tipo

Analisi dei ruoli e movimenti

Edwin van der Sar

Van der Sar, il portiere, non è solo un ultimo baluardo ma un vero e proprio regista difensivo. La sua capacità di leggere il gioco e anticipare le mosse avversarie gli permette di gestire la linea difensiva con autorità. La sua presenza tra i pali infonde sicurezza a tutta la squadra, permettendo ai difensori di osare di più in fase di possesso palla.

La difesa

Il trio difensivo è composto da Frank de Boer, Danny Blind e Michael Reiziger. Frank de Boer, centrale di destra, è il leader della difesa, con una capacità di impostazione rara per un difensore. La sua precisione nei passaggi lunghi e la capacità di leggere le situazioni di gioco lo rendono un perno fondamentale. Blind, centrale sinistro, è il complemento perfetto, con una propensione al tackle e una lettura del gioco altrettanto raffinata. Reiziger, sulla destra, aggiunge dinamismo e copertura, spesso avanzando per supportare le azioni offensive.

Edgar Davids o Rijkaard

Davids, il mediano, è il fulcro del sistema. La sua energia inesauribile e la sua capacità di recuperare palloni lo rendono insostituibile. Ma non è solo un recupera-palloni: la sua abilità nel distribuire il gioco e la sua intelligenza tattica gli permettono di essere il primo regista della squadra. Il suo ruolo è cruciale nel mantenere l’equilibrio tra difesa e attacco. Lo stesso paragrafo può essere riletto sostituendo Rijkaard al posto di Davids soprattutto per la stagione 1994-95.

Il centrocampo

Ronald de Boer e Clarence Seedorf sono i due centrocampisti centrali che agiscono come mezz’ali. Seedorf, con la sua visione di gioco e la sua tecnica sopraffina, è spesso il regista avanzato, capace di verticalizzare il gioco con passaggi precisi. Ronnie de Boer d’altro canto, con la sua resistenza fisica, la sua lettura tattica del gioco e la sua capacità di copertura, offre equilibrio e dinamismo.

Edgar Davids e Clarence Seedorf: una coppia di centrocampisti destinata ad un grande futuro

Le ali

Marc Overmars e George Finidi sono le ali che danno ampiezza al gioco dell’Ajax. Overmars, sulla sinistra, è una forza della natura: velocità, dribbling e un instancabile capacità di ripiegare in difesa. Finidi, sulla destra, è altrettanto esplosivo, con una capacità di puntare l’uomo e crossare che mette costantemente in difficoltà le difese avversarie.

L’attacco

Patrick Kluivert e Jari Litmanen formano una coppia d’attacco letale. Kluivert, al tempo appena 18enne, con la sua fisicità e il suo fiuto del gol, è il classico centravanti moderno. La sua capacità di muoversi tra le linee e creare spazi per i compagni è fondamentale. Litmanen, il trequartista, è il fulcro creativo dell’attacco. La sua intelligenza tattica e la sua tecnica lo rendono capace di trasformare qualsiasi situazione in una potenziale occasione da gol.

Movimento e schemi

Il 3-1-3-3 di van Gaal è caratterizzato da una fluidità tattica impressionante. I movimenti dei giocatori sono ben coordinati e basati su principi di interscambio e rotazione.

Possesso palla

Quando l’Ajax ha il possesso, i tre difensori si allargano per offrire linee di passaggio, mentre Davids si posiziona come primo filtro. Ronald de Boer e Seedorf si muovono in maniera sincronizzata, creando triangoli di passaggio con le ali e gli attaccanti. Overmars e Finidi tendono a stringere verso il centro per creare superiorità numerica, mentre Kluivert e Litmanen si muovono costantemente per sfruttare gli spazi.

Non possesso

In fase di non possesso, l’Ajax si compatta, con i tre difensori che si avvicinano e Davids che agisce da schermo davanti alla difesa. Le ali ripiegano per aiutare in fase difensiva, mentre i centrocampisti centrali si posizionano per intercettare i passaggi avversari. Kluivert e Litmanen, anche se meno coinvolti in fase difensiva, offrono comunque un pressing alto per disturbare la costruzione avversaria.

Jari Litmanen, stella offensiva della squadra

Conclusione

L’Ajax di van Gaal, con il suo 3-1-3-3, ha ridefinito il concetto di calcio totale. Ogni giocatore è parte di un meccanismo perfettamente oliato, capace di adattarsi e reagire a qualsiasi situazione di gioco. Van der Sar, Davids, i fratelli de Boer, Overmars, Finidi, Kluivert e Litmanen sono stati i protagonisti di questa rivoluzione tattica, ognuno con le proprie caratteristiche e il proprio contributo unico. Il loro gioco, una combinazione di tecnica, intelligenza e spirito di squadra, rimane un esempio di come il calcio possa essere elevato a forma d’arte.

Ecco, quell’Ajax di van Gaal non era solo uno schema, un numero, una vittoria. Era un’idea: la dimostrazione che il calcio può essere anche un’arte, uno spettacolo di logica e poesia, un esempio di come l’innovazione e la cultura sportiva possano coabitare in un campionato di sogni e di statistiche.

Perciò si, ricordo ancora quella sera di trenta anni fa e quello che mi lasciò in eredità non furono solo le immagini di un’Europa che non era quella di oggi, ma la consapevolezza che il calcio, quello vero, si può palesare al grande pubblico come un’opera d’arte. Una musica che apparentemente sembra poter essere suonata soltanto da qualche grande compositore dal paradiso divino. Basta solo saper leggere le sue note o se non altro lasciarsi abbandonare alla sua bellezza.Quella sera però, durante quella trasmissione televisiva, non era Bach la musica in sottofondo nel clip su Italia Uno, ma “Un mondo d’amore” cantata da Morandi…

E così fu proprio quel verso iniziale con “C’è un grande prato verde dove nascono speranze” che catapultò la mia fantasia nel cuore della “Toekemost” (Il Futuro) una scuola calcio dove negli spogliatoi sta scritto “Eerst de man, dan de voetballer”.
Mai verità fu più consolidata.
Quello, per il sottoscritto, è ancora oggi il grande prato dell’amore.

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