Cerca
Close this search box.

Marching on together: la top 11 all time del Leeds United

Condividi articolo:

Chi c’è stato ne ha scritto meraviglie: l’atmosfera di Elland Road, fortino costruito nel cuore dell’Inghilterra centro-settentrionale, deve essere affascinante e indescrivibile; Elland Road è la casa di quel Maledetto United che ha alimentato gli incubi e il desiderio di rivincita di Brian Clough. Leeds evoca atmosfere da Yorkshire, una remota provincia inglese tormentata dalla pioggia, e anche duelli rusticani, ferocia agonistica, gomitate e nasi sanguinanti.

Non è un caso se il Dirty Leeds è passato alla storia come una delle squadre più cattive della storia dello sport mondiale, come una formazione che oltrepassava il limite della legalità anche nei ruvidi anni ’70 e che oggi non potrebbe terminare le partite in undici, e forse neanche in dieci o in nove. Un’icona di risolutezza e brutalità che possiede un fascino sinistro, quasi da gang di ragazzi con il volto sfregiato, qualcosa che possiamo associare (ma decisamente amplificato) all’Atletico del Cholo, quando questo pressava e picchiava per novanta minuti, o forse all’Estudiantes che spaventava le più blasonate formazioni europee a fine anni ’60 (la squadra che codifica l'”anticalcio”, formata in gran parte da giocatori che sembravano aver mandato a memoria il codice penale prima di entrare in campo); oppure, per cambiare sport e andare oltreoceano, ai celeberrimi Bad Boys di Detroit di fine anni ’80 e inizio ’90 (una squadra di assassini, in pratica) o anche, per l’allure da delinquenti di strada, i Portland Jail Blazers di inizio millennio.

Ho selezionato per voi i giocatori più significativi della lunga storia del club, e il Dirty Leeds spadroneggia, ma non mancano le sorprese. Ecco quindi l’11 ideale del Leeds United, schierato con un classico 4-4-2 britannico e capace di distinguersi anche per la sua vocazione panbritannica, con giocatori che arrivano da tutta la Gran Bretagna e anche dall’Australia.

Portiere: Nigel Martyn

In Italia non è particolarmente celebre, ma in Inghilterra Nigel Martyn ha infranto per ben due volte il record di portiere più costoso del paese, e il suo nome viene associato sia al Crystal Palace che, soprattutto, al Leeds. Staturario e classico estremo difensore dalle ottime reattività ed esplosività, abile sulle conclusioni ravvicinate e ottimo in uscita, Martyn è uno dei portieri più importanti della sua epoca. Vista anche la militanza in nazionale, merita il posto da titolare. Riserva di lusso l’ottimo David Harvey, scozzese nato a Leeds nel 1948 e spettacolare estremo difensore della prima epoca d’oro del Leeds, con cui vince tutto in Inghilterra. Un terribile incidente d’auto del 1975 lo priva a lungo del posto di titolare e lo induce a traslocare in Canada, prima di un breve ritorno a casa negli anni ’80.

Terzino destro: Paul Reaney

Leggenda vivente e idolo dei tifosi di Elland Road per le sue doti di corsa e abnegazione, cui abbinava la tecnica di un’ala, Reaney ha vestito la maglia bianca per diciassette lunghissime stagioni, collezionando 745 presenze e vincendo da pedina chiave tutti i titoli incamerati dal Leeds nel corso della sua lunga epopea gloriosa, tra i quali si annoverano anche due Coppe delle Fiere. La Coppa dei Campioni sfuggitagli di mano a Parigi nel 1975 rimane il suo grande rimpianto, ma toglie poco a una carriera invidiabile. La sua riserva è il solido Frank Gray, fratello del più dotato e celebre Eddie: giocatore polivalente e affidabile, Gray ha giocato sia come centrocampista che come laterale destro di difesa, anche con la maglia della Scozia, e ha vestito la maglia del Leeds per circa quindici stagioni, tra anni ’70 e ’80.

Difensore centrale: Norman Hunter

Bites Yer Legs è uno dei simboli del Dirty Leeds: roccioso centrale di 183 cm, ruvidissimo, grintoso e fortissimo sul piano fisico, è stato una delle colonne portanti della squadra di Don Revie, con la quale ha vinto di tutto tra anni ’60 e ’70. Nonostante una concorrenza proibitiva, ha vestito in 28 occasioni anche la maglia della nazionale. La sua riserva di lusso è Trevor Cherry, altro simbolo del grande Leeds, difensore eclettico (gioca anche come mediano e laterale difensivo) che scende in campo per ben 477 volte con la maglia bianca; anche lui gioca per 27 volte in nazionale, una volta anche come capitano, a conferma della sua solida reputazione: Cherry per molti anni è uno dei migliori centrali d’Oltremanica.

Difensore centrale: Jack Charlton

Soprannominato La Giraffa, fratello maggiore di Sir Bobby, Jack Charlton è tuttora reputato uno dei migliori difensori inglesi di ogni epoca. Ruvido, grintoso, ma pulito (per gli standard del tempo) e più che discreto sul piano tecnico, Jack ha vestito la maglia del Leeds per oltre un ventennio e viene da molti reputato il giocatore più importante della storia del club, con il quale è risalito dalla seconda divisione sino ai vertici del calcio europeo. Pedina fondamentale anche con la maglia della nazionale, con cui ha vinto la Coppa del Mondo e si è conquistato il bronzo agli europei del 1968, Charlton è stato un fuoriclasse con pochi eguali nel suo paese d’origine – nel 1967, ha vinto il premio di giocatore dell’anno del campionato inglese, privilegio toccato a pochi centrali puri. Lo scozzese Gordon McQueen è stato il suo degno erede: formidabile nel gioco aereo, cattivo quanto basta per farsi valere nei difficili campi inglesi degli anni ’70, sarà penalizzato da alcuni infortuni che ne mineranno la longevità, ma resta uno dei nomi cardine della storia del club.

Terzino sinistro: Paul Madeley

La batteria di laterali sinistri del Leeds è particolarmente ricca di talento. Paul Madeley è stato un olandese nato per sbaglio in Gran Bretagna, il giocatore più versatile della storia del club e uno dei più duttili dell’intera storia britannica; di fatto, Paul poteva giocare in ogni posizione, ma nel Leeds darà il meglio da laterale universale, estremamente dotato sul piano tecnico e dell’impostazione. Vantando 724 presenze (tra 1962 e 1980), è uno dei giocatori simbolo della storia del club. Tony Dorigo è forse la più valida alternativa al grande Paul: splendido atleta di origini australiane, Dorigo è stato lo stantuffo della squadra nel corso degli anni ’90, particolarmente amato dai tifosi per la sua capacità di scodellare cross con grande facilità e per le sue doti di corsa. Impossibile, in ogni caso, trascurare il solidissimo e completo Terry Cooper, terzino del Dirty Leeds – reinventato nel ruolo dopo aver giocato come ala. Tecnicamente validissimo e molto forte sul piano atletico, Cooper è stato uno dei migliori terzini della sua epoca e una colonna anche della nazionale inglese a inizio anni ’70.

Ala destra: Peter Lorimer

Giocatore tra i più dotati e decisivi della storia del Leeds, lo scozzese Lorimer è un nome imprescindibile di questa formazione, sia per questioni di logenvità (676 le sue presenze) che di impatto anche numerico (238 goal). Soprannominato Lash e Hotshot per la potenza del suo destro, Peter era anche e soprattutto un superbo crossatore e un uomo chiave per lo sviluppo della manovra. L’unico nome, nel ruolo, che può reggere il confronto è quello di un altro grande giocatore scozzese, Gordon Strachan: dopo i successi in Scozia e la notevole militanza nella Manchester rossa, Gordon trasloca a Leeds nel 1989 e diventa uno dei giocatori chiave dello storico successo del 1992, nonché il giocatore dell’anno (per il Leeds) del 1991. Nello stesso lasso di tempo, la duttile ala destra è uno degli uomini chiave della Scozia.

Centrocampista centrale: Billy Bremner

Il piccolo Billy Bremner è con ogni probabilità il giocatore chiave della storia del club dello Yorkshire. A dispetto della stazza ridotta, Bllly era un mediano dotato di tre polmoni, di una grinta che sfociava nella cattiveria agonistica, del dono dell’ubiquità e di una carisma senza pari. King Billy è stato il leader e capitano della squadra per quasi tutti i Glory Years, durante i quali ha vinto diversi titoli nazionali e due Coppe delle Fiere, sfiorando la Coppa dei Campioni nel 1975. Nominato nel 2000 massimo giocatore della storia del club, lo scozzese è stato un fuoriclasse e uno dei pochi mediani in grado di ergersi a “uomo-franchigia” (un po’ come Kanté nel Chelsea). Se la sua titolarità è fuori discussione, non mancano le alternative di spessore: Gary McAllister è stato il tuttofare e il giocatore imprescindibile del Leeds degli anni ’90, nonché uno dei protagonisti dell’ultimo, storico trionfo in campionato dei suoi. Considerazioni analoghe valgono per Gary Speed, altro tassello fondamentale della squadra che vince la First Division nel 1992; mezzala gallese dotata di ottime qualità tecniche e della gamba necessaria per farsi valere in Inghilterra, un gran giocatore e un professionsta serio che si colloca in una costellazione distante da quella dei “pazzi” coevi (Gascoigne e Merson sut tutti), Speed è stato anche un uomo sensibile e dal tragico destino (come noto, è morto suicida nel 2011).

Centrocampista centrale: Johnny Giles

Giles era il giocatore di trama e ordito del Dirty Leeds e un regista che si combinava alla perfezione con Bremner per costruire una cerniera di centrocampo solida e validissima in entrambe le fasi di gioco. La sua lunga e spettacolare militanza a Elland Road lo rende uno dei giocatori chiave della storia del Leeds, nonché, probabilmente, il miglior centrocampista irlandese di ogni epoca. La sua riserva di lusso a mio parere deve essere David Batty, superbo e spigoloso recupera-palloni e ottimo passatore che fa le fortune del Leeds tra fine anni ’80 e inizio anni 2000, disputando anche 42 partite con la maglia della nazionale, tutte da titolare. In Inghilterra viene ricordato e celebrato anche come il perno della mediana del Blackburn che nel 1995 vince la Premier League.

Ala sinistra: Eddie Gray

Gray è stato il giocatore più estroso del Dirty Leeds, un’ala sinistra funambolica e capace anche di puntare la porta, alla stregua di George Best. La squadra che vince quasi tutto tra anni ’60 e ’70 vede nel campione scozzese uno dei giocatori chiave, il grimadello in grado di scardinare le difese avversarie. I tifosi del Leeds ancora oggi raccontano con meraviglia le sue gesta, in particolare un gol segnato al Burnley dopo aver dribblato sette avversari. L’unica ala sinistra che non sfigura al cospetto di Eddie è l’ottimo e sopracitato Terry Cooper, che ha giocato sia da ala che da terzino.

Seconda punta: Allan Clarke

Soprannominato Sniffer per la capacità di inventarsi gol dal nulla, Clarke è stato un attaccante mobile e tecnico di gran talento, nonché uno dei bomber più profilici della storia dei Whites. Più che buono anche il suo rendimento in maglia nazionale, dove ha collezionato 19 presenze e 10 reti. Vista la sua importanza durante i Glory Days, ho preferito Clarke a un giocatore di grande qualità come Harry Kewell, centrocampista offensivo e/o attaccante del Leeds a cavallo tra i millenni, e sul piano tecnico uno dei giocatori più dotati e imprevedibili della storia del club. Memorabili, in particolare, le sue prestazioni della stagione di debutto e di quella sucessiva, quando il Leeds raggiunge le semifinali di Champions. Dopo 181 partite e 45 reti, Harry trasloca a Liverpool dove si conferma un campione.

Centravanti: John Charles

Se Bremner è il giocatore più iconico della storia del Leeds, chi scrive reputa John Charles il migliore come valore tecnico. Il gigante buono che farà innamorare i tifosi della Juve, in simbiosi con il piccolo demonio argentino Omar Sivori, è stato un fuoriclasse eclettico, poderoso sul piano fisico, immarcabile nel gioco aereo, capace di segnare con la regolarità dei bomber di professione (150 reti con la maglia del Leeds) e di giocare, all’occorenza, anche come stopper, grazie alle superiori doti fisiche e di intelligenza. Annoverato tra i massimi centravanti di ogni epoca, anche per le memorabili performance regalate con il Galles, Charles è stato una leggenda e merita senza discussioni il posto da titolare. Al suo fianco, il lottatore Mick Jones, il giocatore deputato a fare a sportellate con le difese avversarie nel corso dei Glory Years, grazie alle superbe doti di corsa e all’innata cattiveria agonistica. Lunga e di grande successo la sua militanza nello Yorkshire, che si chiude nel 1975 con 77 reti in 220 presenze. Altro centravanti che merita una citazione è a mio parere è il colosso Mark Viduka, australiano di origini croate fortissimo nel gioco aereo e, negli anni migliori, capace di anche di muoversi con una discreta agilità nelle aree avversarie, qualità che gli consentono di segnare 59 reti in 4 stagioni con la maglia del Leeds.

Seguici

Altre storie di Goals

1988-1989: Barcellona-Real Madrid 2-1

Immagine di copertina: José Mari Bakero, migliore in campo Inauguriamo oggi un nuovo filone di “ricerca” e di approfondimento, che sarà gestito dal sottoscritto, da

1964 Finale: Spagna-Urss 2-1

Immagine di copertina: il capitano spagnolo, Fernando Olivella, alza al cielo la Coppa Delaunay dopo la vittoria dell’Europeo 1964[fonte: sport.es] La Spagna supera con pieno

Questo sito utilizza cookies per migliorare la tua navigazione, se procedi nella navigazione ne accetti l'utilizzo.