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La top 11 del Paris Saint-Germain: da Lama a Mbappé

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Proseguiamo l’esplorazione delle formazioni ideali (o almeno, di una delle possibili formazioni ideali) dei maggiori club europei. Il Paris Saint-Germain si è imposto tra le grandi del Vecchio Continente, con stabilità, solo nel corso dell’ultimo decennio, e d’altra parte si parla di un club fondato nel 1970, la cui storia si concentra tutta quindi nell’era moderna. Ciononostante, sono numerosi i campioni che hanno albergato in una delle città più affascinanti d’Europa, trascorrendovi una parte importante della propria carriera. Ho scelto un modulo spregiudicato: difesa a tre, centrocampo a cinque ma particolarmente offensivo, attacco atomico.

Portiere: Bernard Lama

Aspettando Donnarumma e sospendendo a oggi il giudizio su Navas, non si ricordano a Parigi estremi difensori di grandissimo valore, e allora mi vedo costretto a scegliere Bernard Lama, uno tra i pochi validi della storia parigina. Francese di origini caraibiche, Lama è stato un ottimo portiere, incline per natura al gesto spettacolare ma capace anche di dimostrarsi affidabile e continuo, e ha vissuto sulle rive della Senna quasi tutti gli anni ’90 (fa eccezione una breve parentesi inglese), contribuendo a quella che rimane l’unica affermazione continentale del club.

Difensore destro: Jean-Marc Pilorget

Valido centrale, abile in marcatura e nel gioco aereo, Pilorget vive da protagonista i primi due decenni di vita e primi successi di rilievo del club, di cui rimane tuttora il recordman di presenze. Non avrà analoghe fortune con la maglia della nazionale, ma credo che, anche per il suo valore simbolico, possa accomodarsi in questa formazione.

Difensore centrale: Thiago Silva

Bandiera del club e simbolo della sua ascesa tra le grandi nel corso dell’ultimo decennio, Thiago Silva è stato ed è ancora un fuoriclasse del ruolo, forse il miglior centrale brasiliano degli ultimi decenni, dotato ed efficace nei fondamentali difensivi e squisito sul piano tecnico. A oggi, credo sia a mani bassi il miglior centrale della storia parigina.

Difensore sinistro: Marquinhos

Colui che ha raccolto l’eredità di Thiago Silva sulle sponde della Senna è il connazionale Marcos Aoás Corrêa, che a dispetto della giovane età merita già di figurare nella formazione, a mio parere. Marquinhos è difensore di estrema eleganza e duttilità, che sa farsi valere sia con la palla tra i piedi che nel gioco aereo, anche in fase offensiva. Le ultime stagioni l’hanno visto primeggiare anche come mediano sui generis, che fiuta l’aria e gioca sul velluto pressoché in ogni situazione, grazie anche alle notevoli doti in anticipo.

Centrocampista centrale: Luis Fernández

Nella formazione un po’ spregiudicata che ho pensato di mettere in campo, un frangiflutti inesauribile e dai piedi buoni come lo spagnolo naturalizzato francese non può mancare. Corridore utilissimo in entrambe le fasi, perno difensivo del Carré Magique francese che si guadagna l’ammirazione del mondo negli anni ’80, Luis Fernández ha vestito la maglia del PSG per quasi un decennio, disputando sulla Senna le stagioni migliori della sua carriera.

Centrocampista centrale: Marco Verratti

Il piccolo pescarese, visti la lunga militanza e i risultati ottenuti, merita a mio parere già oggi di figurare in questa formazione. Bravissimo a destreggiarsi sullo stretto, abile in fase di contenimento a dispetto della statura, completo e continuo, Marco è un campione e uno dei centrocampisti cardine della storia del PSG.

Esterno destro: Dominique Rocheateau

Il George Best francese è un’icona della sua epoca, un intellettuale sui generis che si interessa di Nietzsche e Bakunin, un giocatore che – limitandosi al campo – nella seconda metà degli anni ’70, grazie al dribbling elettrico, al gioco estroso e alla gamba necessaria per imporsi nel calcio che conta, non sfigura al cospetto di Sua Maestà Platini. Nel corso degli anni ’80 Rocheateau decolla definitivamente e contribuisce alla maturazione del PSG, squadra dove milita per diverse stagioni (peraltro, spesso più da attaccante puro), portando a casa un titolo nazionale e due coppe di Francia, e segnando 83 reti in 204 partite. Più che buona fu anche la sua carriera in nazionale, dove milita per diversi anni, giocando tre buoni mondiali e vincendo anche – da uomo di supporto – il campionato europeo del 1984. Dispiace escludere un campione come Di Maria, non meno meritevole di Rocheateau, ma in questo caso ho optato per il fascino bizzoso di Dominique.

Trequartista centrale: Safet Sušić

A oggi, nonostante una concorrenza di spessore, Safet Sušić rimane a mio parere il giocatore non più bravo, ma più importante e iconico della storia dei parigini. Mezzala e trequartista di grandissima qualità, dotato di un dribbling superbo e di una notevole visione di gioco, Sušić illumina il firmamento francese per quasi un decennio, collezionando 343 presenze e 85 reti, nonché numerosi successi, tra i quali figura il primo titolo nazionale. Di notevole caratura anche la sua carriera con la maglia della ex Jugoslavia, della quale è giocatore cardine per quasi un decennio. Il bosniaco prevale di poco su un altro grande giocatore come Mustapha Daleb, a sua volta simbolo del calcio parigino e calciatore cruciale della squadra che si afferma tra le grandi a inizio anni ’80. Doveroso citare anche il colosso brasiliano Raí, il noto fratello minore di Sócrates, che a Parigi vive diversi momenti di gloria e vince una prestigiosa Coppa delle Coppe, a dispetto di una certa lentezza che agli esordi sembrava renderlo inadatto al calcio europeo.

Trequartista sinistro: Neymar

Benché abbia dovuto rinunciare a numerose partite a causa dei ricorrenti guai fisici, saltando anche la fase cruciale di diverse stagioni, Neymar a mio parere non può proprio mancare quando si parla dei giocatori più significativi della storia del PSG. Il suo impatto sul calcio francese non teme paragoni, specie nella prima stagione, quando sembra provenire da un’altra galassia, e il fuoriclasse brasiliano è anche il giocatore chiave (o uno dei due) delle cavalcate europee dei parigini, culminate in una finale e in una semifinale di Champions. Visti anche i numeri (90 gol e svariate decine di assist), lo preferisco al Ronaldinho di Parigi, che a sua volta regala magie ma per poco tempo e in una squadra non ancora di primo piano.

Centravanti: Zlatan Ibrahimović

«Sono venuto come un re, me ne vado come una leggenda»: Zlatan chiude con queste parole la sua avventura parigina, e risulta difficile dargli torto; in 4 stagioni sulla Senna, Ibra mette a referto 156 gol in 180 partite, fa il vuoto in Ligue 1 e in Europa vive una seconda giovinezza, dimostrandosi più utile e decisivo di quanto non fosse avvenuto in precedenza. Viste le cifre, ho ritenuto di preferirlo (seppur di poco) a un gigante come George Weah, che vanta un curriculum europeo di maggior spessore, ma che resta nella capitale transalpina per tre stagioni e non sempre è continuo in campionato. Questione di dettagli, naturalmente. L’esclusione di un giocatore come Pauleta mi ha creato meno problemi, al di là delle cifra notevoli, perché credo si parli di categorie diverse rispetto ai campioni svedese e liberiano.

Seconda punta: Kylian Mbappé

Sebbene giovanissimo, il prodigio di Bondy a mio avviso merita già oggi i galloni del titolare, perché segna da cinque stagioni con una regolarità disarmante in ogni contesto e ha saputo lasciare il segno anche in Europa, specie tra 2020 e 2021. Il più verosimile erede del Fenomeno brasiliano, per questioni di caratura, va già oggi preferito – secondo me – a un campione come Cavani, recordman di gol in maglia parigina, che però lascia un segno meno importante in Europa e gioca a lungo come spalla di Ibra e poi di Neymar e Mbappé stesso.

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