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Cinque doppi ex che non ricordavi con le maglie di Milan e Cagliari

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Dopo il grande secondo posto della passata stagione e l’entusiasmo alle stelle, per il Milan è tempo di guardare al futuro con ottimismo e speranza ancora maggiore, soprattutto dopo il successo all’esordio a Marassi con la Sampdoria. Ora è finalmente giunto il momento di riabbracciare il proprio pubblico e a San Siro arriva un Cagliari voglioso di rifarsi dopo il sofferto 2-2 casalingo contro lo Spezia. Due squadre storiche del calcio italiano e che spesso hanno avuto modo di scambiarsi vari giocatori, ma forse questi cinque non li ricordavate con entrambe le maglie.

Valter Birsa


Trequartista dal grande talento e molto abile nei calci piazzati non è però mai stato in grado di sfruttare pienamente le proprie capacità. Valter Birsa iniziò nella sua Slovenia con il Primorje e soprattutto con il Gorica, squadra che gli permise di mettersi in luce ed essere acquistato dai francesi del Sochaux. In gialloblu andò molto bene, tanto che nel 2009 passò all’Auxerre e fu tra i protagonisti della favolosa cavalcata della squadra verso la Champions, poi giocata l’anno seguente. Le sue buone prestazioni in campo europeo convinsero il Genoa ad acquistarlo, ma con il Grifone non convinse. Si rifece parzialmente col Torino e grazie all’esperienza in granata venne acquistato dal Milan dove fu in grado di segnare due gol decisivi. Entrambi valsero il successo contro Sampdoria e Udinese, ma la scarsa continuità non gli garantì la conferma e così a fine anno passò al Chievo dove visse cinque anni estremamente positivi. Con la retrocessione dei veneti nel 2019 venne acquistato dal Cagliari dove però si rivelò un totale fallimento e dopo un solo anno lasciò la Sardegna senza più riuscire a trovare una nuova squadra.

Mario Ielpo


Portiere dotato di grande reattività e capace di grandi interventi, anche se a volte incappava in qualche errore di troppo che non gli ha permesso di esplodere a pieno titolo. Mario Ielpo ha iniziato a farsi notare nella sua Roma con la Lazio e dopo un positivo prestito a Siena ebbe modo di giocare in diverse occasioni con i biancocelesti. La sua fortuna però fu la chiamata del Cagliari nel 1987 con i sardi che erano sprofondati nell’inferno della Serie C. Il numero uno divenne uno dei migliori della categoria e grazie ai suoi interventi i rossoblu scalarono le categorie passando in breve tempo nella tanto attesa Serie A. Nel 1993 fu tra gli assoluti protagonisti del memorabile sesto posto che permise agli isolani di qualificarsi alla Coppa Uefa, ma in quel torneo continentale non vi giocò mai. Fabio Capello lo volle al Milan come riserva di Sebastiano Rossi e nonostante il rendimento del portiere romagnolo non fu sempre dei più impeccabili, non riuscì mai a scavalcare il compagno nelle gerarchie. Con il Diavolo giocò solamente tre partite, ma tante bastarono per vincere una Champions League e due Scudetti, prima di passare al Genoa e ritirarsi nel 1998.

Lino Marzorati


Da giovane era considerato uno dei migliori difensori centrali della propria generazione e dal sicuro avvenire, ma la sua carriera tra i grandi ha detto tutt’altro. Lino Marzorati viene più ricordato per l’errore di battitura che lo accompagnerà per gran parte della carriera facendolo diventare “Marzoratti” piuttosto che per le qualità in campo. Eppure il ragazzo nelle giovanili del Milan era molto promettente, tanto che Ancelotti gli diede la possibilità di debuttare in Serie A a San Siro in una gara contro il Palermo, oltre che in due partite di Coppa Italia contro il Brescia. Venne prestato all’Empoli e dalla Toscana non si muoverà per tre stagioni rimanendo anche in Serie B nel 2009. Mancata la promozione con gli Azzurri trovò il ritorno nella massima serie grazie alla chiamata del Cagliari, dove però fu poco più che una comparsa. Tredici anonime presenze e la sensazione che il treno per il grande calcio fosse ormai perso. In A giocò ancora poche partite con il Sassuolo nel 2014, prima di vagare per le serie minori finendo per giocare nell’ultima stagione a Lecco.

Domenico Morfeo


È stato uno dei più grandi rimpianti del calcio italiano, un giocatore dalla classe superiore ma che non è mai stato supportato da un carattere molto difficile che lo ha spesso penalizzato. Domenico Morfeo lasciò a dodici anni il suo paese in Abruzzo per partire per la lontana Bergamo e vestire la maglia dell’Atalanta dove mostrò tutto il suo talento, nonostante la giovane età e un fisico minuto. L’esordio in A avvenne addirittura quando ancora era minorenne e nel marzo del 1994 realizza la sua prima doppietta in una partita interna contro il Lecce. In Serie B è tra i migliori della squadra contribuendo in modo significativo alla promozione e con Vieri prima e Pippo Inzaghi poi forma un duo d’attacco sensazionale, con Mimmo a inventare e i due futuri bomber Azzurri a finalizzare. Nel 1997 venne acquistato dalla Fiorentina venendo però chiuso dalla presenza di Rui Costa ed Edmundo, ma il talento era cristallino e per questo venne acquistato dal Milan, dove giocò poco ma nel finale di stagione risultò essere preziosa alternativa a gara in corso, riuscendo così a vincere a fine anno il Tricolore. In rossonero rimase un solo anno, tornò a Firenze e iniziò una serie di prestiti, alternati a qualche ritorno in Toscana e uno di questi fu proprio a Cagliari. Con i sardi però fu totalmente incolore e anonimo, tanto che vi rimase soltanto per il girone d’andata della stagione 1999-00 dove giocò solo cinque partite ma riuscì a segnare al Sant’Elia contro il Milan prima di essere ceduto al Verona. Un ritorno nel gennaio 2001 all’Atalanta gli garantì una seconda giovinezza facendo la fortuna sua e di Ventola e nel 2002 ebbe così un’altra grande occasione sempre a Milano, ma sponda Inter, ma purtroppo fu ancora un fallimento. Segnò una rete in campionato contro la Roma e una in Champions contro il Newcastle, non riuscendo però a giustificare l’assegnazione della pesante maglia numero dieci sulle sue spalle. A fine anno passò al Parma per cinque che di fatto corrisposero con la fine della sua carriera dopo anonimi passaggi a Brescia e a Cremona.

Giuseppe Pancaro


Terzino destro iconico della Lazio campione d’Italia è vincitrice in Europa, spesso sottovalutato ma sempre prezioso in tutte le squadre nelle quali ha giocato. Giuseppe Pancaro iniziò nella sua Calabria con l’Acri prima di mettersi in mostra all’Avezzano e garantirsi la chiamata in Serie A da parte del Cagliari nel 1992. Inizialmente la sua avventura in rossoblu non sembrava essere partita con il piede giusto, tanto che nelle prime due stagioni scese in campo solamente in dieci occasioni, ma con l’arrivo di Óscar Tabarez divenne il titolare della fascia destra disputando così tre stagioni da sogno. La migliore fu senza dubbio quella 1996-97 dove realizzò ben quattro reti, suo record assoluto in carriera e così in estate passò alla Lazio. Vinse uno Scudetto e una Coppa delle Coppe, ma con l’arrivo di Mancini in panchina perse il posto da titolare e a sorpresa nel 2003 venne acquistato dal Milan. Il suo ruolo era quello di vice Cafu e Pippo lo svolse alla grande facendo rifiatare il Pendolino brasiliano e segnando anche un preziosissimo gol a Brescia che contribuì così al successo dello Scudetto. Vi rimase ancora un anno prima di passare alla Fiorentina e infine al Torino dove chiuse carriera nel 2007.

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