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I palloni d’oro del Sudamerica: il libro di Francesco Domenighini

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Il calcio è la miniera d’oro del Sudamerica ed i suoi calciatori ne sono le pepite. Alcune di grandezza e valore assoluto, altre meno preziose ma ugualmente lucenti.
A queste pepite o meglio ai Palloni d’Oro del Sudamerica, è dedicato il libro L’oro del Sudamerica di Francesco Domenighini edito da Urbone Publishing, che colma un vuoto sull’argomento.

Nel volume, l’autore percorre un affascinante viaggio nella storia del trofeo e dei Paesi del continente sudamericano che hanno scritto pagine nobili della storia del calcio.

Una lunga carrellata di fuoriclasse assoluti accanto a talenti sbocciati per poco che hanno comunque inciso il loro nome in questo prestigioso premio, istituito dalla rivista venezuelana El Mundo ed assegnato ufficialmente dal 1971 ad oggi al miglior giocatore del Sudamerica.

Il primo ad alzare al cielo il trofeo è il talentuosissimo ma pure sfortunatissimo Tostão, uno dei fenomeni del Brasile campione del mondo nel 1970. Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Cile, Colombia e Perù sono i Paesi che possono vantare dei palloni d’oro. L’unica pepita del Perù si chiama Teofilo Cubillas, trequartista sforna assist e goal, quella più dotata di classe dell’Uruguay è il ‘Principe’ Enzo Francescoli, quella più nota della Colombia è il riccioluto Valderrama. Il più celebre per il Paraguay è il centrocampista Julio César Romero.

L’edizione 1973 porta la firma di O Rei. Pelé fece sua l’edizione del ’73 ma furono suoi anche i palloni d’oro non riconosciuti ufficialmente dal ’66 al ’70. Al giocatore più fenomenale, prolifico e vincente della storia del calcio non poteva mancare questo riconoscimento che giunse quasi come ‘premio alla carriera’ e giusto un anno prima della sua ultima stagione in Brasile al Santos.

A Pelé risponde nel ’79 e nell’80 Diego Armando Maradona. El Pibe ha dispensato giocate geniali – ancora oggi rintracciabili grazie a YouTube – già prima di consacrarsi nel calcio europeo con il Barcellona e il Napoli, e quindi in modo definitivo vincendo la Coppa del Mondo ’86 in Messico. I due palloni d’oro del Diez sono la cifra della precoce epifania del fuoriclasse argentino.

Un giovanissimo Maradona. Vinse due Palloni d’oro sudamericani nel 1979 e nel 1980

Pure in Sudamerica il premio è andato a grandi difensori è il caso del cileno Elías Figueroa, muro difensivo elegante e dotato di grande carisma che fu l’alter ego dell’europeo Beckenbauer. La sua grandezza è nei 3 palloni d’oro vinti – record che condivide con Zico e Tévez. Curiosità, nel 1976 Don Elías vinceva il suo terzo pallone d’oro consecutivo, in quello stesso anno, in Europa, Kaiser Franz vinceva il pallone d’oro europeo.

Anche nella classifica dei Paesi del Sudamerica che vantano più palloni d’oro è derby Brasile – Argentina, con i verdeoro avanti di un trofeo per 15 a 14. Ma a livello di club sono però gli argentini del River Plate a prendersi la rivincita con ben 8 palloni d’oro che gli permettono di sopravanzare nettamente gli storici avversari di casa del Boca Junior e i rivali brasiliani di Flamengo, Santos e Internacional.

Le 296 pagine che compongono L’oro del Sudamerica, offrono molte curiosità, aneddoti e ritratti di campioni indimenticabili quali Maradona, Zico, Kempes, Socrates, Francescoli, Romário, Bebeto, Cafù, Tévez, Neymar e Ronaldinho.

Accanto a questi fuoriclasse e campionissimi, figurano stelle meno scintillanti e a volte anche qualche meteora.

38 profili che compongono quel caleidoscopio unico di creatività, genio e follia che contraddistingue da sempre l’affascinante e variopinto continente sudamericano.

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