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Mancini, caccia al record di Pozzo. Il nipote: «Gli auguro di vincere l’Europeo»

Per farcela il ct marchigiano dovrà battere a Wembley l'Austria. Che fu anche la rivale per eccellenza dell'Italia sotto la gestione di Vittorio Pozzo

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Roberto Mancini andrà a caccia del record: 31 partite consecutive senza sconfitte alla guida della nazionale. Potrebbe staccare Vittorio Pozzo, fermo a 30. La striscia di Mancini è iniziata il 10 ottobre 2018, Italia-Ucraina 1-1, e contro il Galles domenica scorsa (1-0) ha eguagliato il mito Pozzo. Una cavalcata frutto di 25 vittorie e 5 pareggi, migliore di quella del Ct torinese di origini biellesi, sepolto nel paese dei nonni, a Ponderano: per Pozzo lo score fu di 24 successi e 6 pareggi.

Ma se è vero che i gol si pesano e non si contano, anche le strisce di imbattibilità sottostanno ai medesimi parametri. Pozzo durante quella striscia da primato (da Italia-Ungheria 2-2 del 24 novembre 1935 a Svizzera-Italia 3-1 del 12 novembre 1939) conquistò la vittoria nella Coppa Internazionale, antesignana dei moderni Europei, bissando il successo del 1930; l’oro olimpico con gli studenti a Berlino ’36; il secondo titolo mondiale consecutivo in Francia dopo quello del 1934 in Italia. Mancini, invece, non ha vinto nulla.

Il ct marchigiano proverà a sollevare il primo trofeo della sua gestione con l’Europeo. Il primo step sarà battere l’Austria oggi, sabato 26 giugno, allo stadio Wembley di Londra, ore 21. L’Austria. La squadra che, come fosse uno scherzo del destino, fu proprio la rivale per antonomasia dell’Italia nella gestione Pozzo…

Abbiamo chiesto al nipote Pier Vittorio di tracciare un parallelo tra i due allenatori e ricordare cosa fosse l’Austria allora nel calcio, un’autentica potenza di livello mondiale.

Da sinistra: il giornalista Gianpaolo Ormezzano, l’ex sindaco di Ponderano e attuale assessore regionale in Piemonte Elena Chiorino e Pier Vittorio Pozzo, nipote del grande ct, il giorno dell’inaugurazione del Museo Vittorio Pozzo a Ponderano.

Pier Vittorio, Mancini ha eguagliato suo nonno: 30 partite in nazionale senza sconfitte. Però Pozzo vinse tutto, Mancini è ancora a secco.

Sì, la differenza è quella. Ma ovviamente mi auguro che Mancini possa vincere l’Europeo. Per il resto, i confronti tra periodi diversi lasciano il tempo che trovano. Sono passati quasi cento anni da allora. Il calcio è cambiato moltissimo: a quei tempi i calciatori non erano divi, non guardavano ai soldi, erano persone normali che cercavano di tirare fuori uno stipendio decente per arrivare a fine mese. È cambiato anche il mondo: gli anni ’30 erano il periodo del fascismo e l’Italia stava per entrare in una guerra devastante, che avrebbe provocato milioni di morti e macerie.

Differenze tra questa Italia di Mancini e quella di suo nonno?

Quella di mio nonno aveva dei fenomeni assoluti! Ricordo ancora il centrocampo del ’34: Monti a proteggere le spalle a Meazza e Ferrari. Poi Guaita, Schiavio e Orsi in attacco. Per non parlare del ’38: un tridente con Meazza-Ferrari-Piola. Uno spettacolo. L’Italia di oggi non ha giocatori di quella caratura.

In comune tra i due ct l’idea di un gruppo forte.
Ma quella di mio nonno aveva dei fuoriclasse che questa non ha

Pier VIttorio Pozzo

Ci sono aspetti in comune?

Forse, l’idea che comunque il gruppo conti più di tutto. È vero, ripeto, che mio nonno poteva contare su fuoriclasse pazzeschi. Ma lui ha sempre puntato in primis sull’unione di intenti. Riusciva a mettere d’accordo tante prime donne: non era affatto semplice. Gli allenatori odierni spesso basano le proprie convinzioni sullo sviluppo della tecnica. Per Pozzo l’aspetto prioritario era rappresentato dal trovare un ideale condiviso, dal creare uno spirito di appartenenza. Per questo, quando due giocatori non andavano d’accordo, in ritiro li faceva dormire nella stessa camera: era un modo affinché trovassero affiatamento e appianassero le divergenze. Mancini mi pare abbia fatto lo stesso: ha saputo creare un gioco corale, un’identità chiara, un gruppo unito. Un altro punto in comune credo sia nella preparazione: Mancini mi dà l’idea di essere un allenatore molto meticoloso. Forse può ricordare un po’ mio nonno che andava a vedersi una marea di partite, studiava gli avversari nei dettagli, preparava mosse e contromosse, leggeva i giornali stranieri senza difficoltà, vista la sua naturale predisposizione per le lingue.

L’Italia batte il Galles e Mancini conquista il 30° risultato utile consecutivo alla guida della nazionale eguagliando Pozzo

Pozzo è stato un mito non solo negli anni '30, ma anche dopo. Contribuì a costruire il Grande Torino e tra i tanti che lanciò in azzurro ci fu Giampiero Boniperti, scomparso da pochi giorni...

Proprio nei giorni in cui è morto, ho visto un filmato in cui il fuoriclasse della Juventus raccontava il discorso che gli aveva fatto Pozzo prima del suo debutto, che capitò sempre contro l’Austria, il 9 novembre 1947 (sconfitta dell’Italia per 5-1). Pozzo aveva parlato di grande responsabilità e senso dell’onore nel vestire la maglia azzurra e Boniperti ricordava quel momento con una evidente emozione.

Agli ottavi di finale dell'Europeo l'Italia affronterà l'Austria. La rivale per eccellenza di suo nonno...

L’Austria in quegli anni era formidabile. Il Wunderteam. A guidarla c’era Hugo Meisl, che era legato da mio nonno da rivalità, ma anche da stima, amicizia, rispetto, fair play. Si erano incontrati la prima volta nel 1912. Mio nonno guidava l’Italia alle Olimpiadi, Meisl fu l’arbitro nel match contro la Finlandia che vide gli azzurri soccombere per 3-1. Si ritrovarono da avversari in panchina negli anni ’30 alla guida di due nazionali fortissime che partivano da stili diversi: più raffinati loro, più pragmatici noi. Tante le sfide dirette in Coppa Internazionale (competizione vinta due volte dall’Italia e una dall’Austria) e soprattutto la semifinale del Mondiale ’34 in Italia, con il nostro soffertissimo successo per 1-0.

L'Austria che troverà Mancini non è naturalmente a quel livello. Pronostico?

È difficile e pericoloso fare un pronostico in una partita secca. L’Italia è favorita, ma conteranno tante variabili: dipenderà dagli episodi, dalle emozioni del momento, dalla fortuna. Non dimentichiamo che non giocheremo più a Roma, in casa nostra, ma a Londra, dunque in campo neutro. Non sarà una passeggiata.

La combattutissima semifinale del Mondiale ’34 tra Italia e Austria

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