Innovazione o pragmatismo? Sfida in panchina tra Cruijff e Mourinho

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Dopo il duello Modric vs Scholes, lanciamo il secondo “uno contro uno” concentrandosi sugli allenatori. Oggi è il turno del duello a distanza tra Johan Cruijff – che oltre a essere stato uno dei massimi calciatori di sempre, è stato anche un sublime tecnico – e José Mourinho. Due allenatori agli antipodi per mentalità e filosofia di gioco, ma entrambi vincenti e molto ricordati.

Francesco Buffoli

Due fenomeni tra loro molto diversi. Mourinho punta su compattezza, elasticità e gestione delle energie anche mentali. Mentre per Cruijff la ricerca della vittoria passa per la ricerca del gioco e per il principio inviolabile per cui la tecnica viene sopra tutto. Entrambi non sono durati troppo ai vertici. I valori credo siano i medesimi, però per impatto e visione del gioco prendo Johann Cruijff.

Jo Araf

Crujiff è innovazione, Mourinho è pragmatismo. Entrambi sono stati eccellenti motivatori – anche duri quando necessario – dotati di enorme intelligenza.
Cruijff è riuscito nell’impresa non scontata di portare la filosofia del calcio olandese al Barça, rendendo il Barça qualcosa di unico e stravolgendone la storia. Il fatto stesso che sia stato lui a cancellare la policy del club per la quale i giovani della masia non dovessero per forza essere alti 1.80 depone enormemente in suo favore ed avrebbe pagato enormi dividendi negli anni a venire con l’esplosione di Messi, Iniesta, Xavi e altri campioni. Barcelona e Spagna ringraziano.
Mourinho è stato un motivatore unico capace di raggiungere traguardi massimi senza il favore dei pronostici e, in controtendenza ad altri allenatori, senza sviluppare un calcio ‘europeo’.
Tuttavia, io tra innovazione e pragmatismo vado per l’innovazione. Quindi dico Cruijff.

Johan Cruijff e il suo calcio

Tommaso Ciuti

Cruijff e Mourinho li metto sullo stesso livello, anche se sono diversissimi come idee e stile di gioco. L’olandese ha plasmato le squadre a propria immagine e somiglianza, puntando sull’estetica e sulla coralità della manovra, in piena sintonia con l’ambiente Ajax e Barcellona, di cui lui è stato il filo rosso che ha unito questi due mondi. Ha vinto tanto, con qualità e superiorità, anche se pagò pesantemente il suo narcisismo nella finale di Atene. Mourinho invece è un pragmatico e si adatta alle situazioni e agli ambienti, con i quali però deve essere in sintonia totale: è passato dal “bel gioco” del primo Chelsea, alla difesa e contropiede con tante bocche di fuoco nei tempi di Inter e Real Madrid. Il portoghese è camaleontico, Cruijff è sempre stato se stesso e non avrebbe mai saputo interpretare qualcun altro.

Luca Ceste

Su Cruijff vs Mourinho: è una bella sfida tra due antipatici… vincenti.
Sfrontatezza visionaria dell’olandese, con la tecnica e la coralità dall’orchestra squadra capace di esaltare i talenti al di sopra di tutto, senza mai rinnegare la propria filosofia di gioco. Spettacolo e grandi vittorie, solo in parte offuscate dal bagno di umiltà patito ad Atene contro il Diavolo.
Camaleontico pragmatismo del portoghese, scaltro, cinico nel cercare sempre il risultato adattandosi alle situazioni in barba allo spettacolo. Grande motivatore, capace di estrarre il meglio da ogni suo giocatore. Enorme il peso specifico delle sue vittorie in Champions.
Due tecnici agli antipodi, che metterei su un piano di parità.

Le interviste di Mourinho: un personaggio decisamente fuori dagli schemi

Francesco Domenighini

Cruijff indubbiamente ha avuto il merito e la fortuna di poter allenare solo in ambienti che già conosceva bene da calciatore come Ajax e Barcellona, sapendo già da subito come muoversi. Non è certamente un qualcosa di scontato poi fare bene, anche perché a Barcellona nessuno aveva vinto seriamente prima di lui né in Europa né tantomeno in Spagna dove ha creato un bel dominio.
Mourinho secondo me si capiva già dal primo anno cosa avrebbe fatto in un determinato ambiente. Con Porto, Chelsea e Inter ha vinto subito, è entrato nella testa di queste squadre e ha vinto o fatto sempre molto bene: vedi la seconda esperienza al Chelsea. Gli inglesi nel 2013-14 erano veramente poco performanti e la stagione seguente sono poi cresciuti parecchio sotto la mano del tecnico di Setubal. Mourinho è stato un grande specialista delle “imprese dal basso”: il Porto è una grande di Portogallo, ma non è il Benfica; il Chelsea non vinceva una Premier da 40 anni; l’Inter non vinceva la Champions da 45, mentre con Real e Manchester United non erano i suoi ambienti e non ha mai avuto feeling. Ha comunque vinto Liga ed Europa League, però non erano e non sono mai state sue squadre, mentre il disastro Tottenham lo ritengo legato a una formazione non all’altezza delle sue ambizioni.

Alessandro Sartore

Li accomuna la superba arroganza e l’essere stati vincenti ma battendo strade diverse. Io sto con Cruijff che da ‘mister’ ha trasmesso quella filosofia di gioco offensivo e spettacolare suo spartito nella precedente vita da calciatore. A Mourinho però assegno l’oscar per la recitazione.

Niccolò Mello

Mentre trovo difficili, ma fattibili e affascinanti le classifiche tra i giocatori, ritengo che mettere in fila per ordine di bravura gli allenatori sia abbastanza un assurdo. Un conto è valutare, seppur a distanza di anni, qualità tecniche e fisiche, qualcosa che attiene alla concretezza del campo; un altro è fare i raffronti basandosi sul piano astratto delle idee. A parte poche eccezioni di allenatori “completi”, nel senso che hanno sommato innovazione, vittorie e capacità di saper leggere le partite, catalogare gli altri mi risulta estremamente complicato.
Su Cruijff vs Mourinho mi limito a evidenziare le caratteristiche: Cruijff più legato a un calcio di iniziativa e possesso, è stato l’artefice in panchina di un grande Ajax a fine anni ’80 e di un ancor più grande Barcellona nei primi anni ’90. Un grande allenatore senza dubbio. Ma lo ritengo sicuramente superiore come “maestro di calcio” in senso generale. Ovviamente tralascio la parte del giocatore, lì sì davvero un gigante, uno dei pesi massimi del calcio.
Mourinho più pragmatico, flessibile e bravo a leggere le partite, è l’ideale per prendere in mano squadre di non grandissima tradizione o reduci da periodi non entusiasmanti, plasmarle a sua immagine e somiglianza, e guidarle oltre i loro limiti. Alcune imprese di Mourinho in panchina sono state eccezionali, dalla Uefa+Champions al Porto in due anni al Triplete all’Inter, senza dimenticare lo straordinario quarto posto ottenuto nel campionato portoghese all’inizio della sua carriera nel piccolo União Leiria.

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