Champions League 2020-2021, ritorno ottavi: Juventus-Porto 3-2 dts

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Immagine di copertina: esultanza dei giocatori del Porto [https://verietyinfo.com]

Prima l’Ajax. Poi il Lione. Adesso il Porto. Parafrasando Roberto Beccantini «squadre toste, non squadroni». La Juventus paga dazio ancora una volta e saluta la Champions League agli ottavi di finale. Quando il sorteggio sulla carta appare benevolo, la Vecchia Signora si incarta su se stessa. Conviene per il futuro sperare di incontrare già subito corazzate? Non avrebbe niente da perdere. E se venisse eliminata, almeno avrebbe la scusa di aver perso da una formazione più forte.

Nonostante un primo tempo da mani nei capelli, la Juve ha avuto più occasioni del Porto, ieri sera e nel computo delle due partite: ha calciato di più in porta, ha colpito un palo e una traversa, ha costretto la difesa avversaria (con un Pepe monumentale) agli straordinari. Eppure non è bastato. Nonostante la reazione, la grinta, un Federico Chiesa superbo e a tratti commovente, la Juve non è riuscita a superare un ostacolo alla portata e una squadra rimasta in dieci di fatto per tutto il secondo tempo e i supplementari.

La punizione decisiva di Sergio Olivera, mentre sta per beffare Sczesny e infilarsi in rete

Il Porto non ha rubato nulla. Anzi. E a conti fatti ha meritato la qualificazione. Consapevole dei propri limiti, la formazione dell’ex laziale Sérgio Conceição ha messo in campo grinta, spirito di sacrificio, corsa, staccando il pass per i quarti di finale per la seconda volta negli ultimi tre anni.

Cosa manca invece alla Juve? Il centrocampo è il primo, annoso, problema. Lo è dall’addio del quadrilatero magico Vidal-Pirlo-Pogba-Marchisio. Un reparto che da allora ha cambiato fisionomia e interpreti, ma che ha sempre avuto una costante: manca la qualità, manca la profondità, manca la solidità. Alcuni giocatori sono discreti, ma non oltre; altri non sembrano da Juve.

Il centrocampo è il reparto fondamentale per costruire il gioco, è il laboratorio delle idee. Il Barcellona di Guardiola non era solo Messi: la forza trainante nasceva dal palleggio principesco e dalle concezioni visionarie di due interpreti magnifici, tra i più grandi della storia, Xavi&Iniesta. Il grande Real di Ancelotti e Zidane – oltre che sull’intesa Benzema-CR7 – poggiava le sue fortune su una linea mediana che vedeva Casemiro, Modric e Kroos, tre fuoriclasse. La Juve chi ha, chi ha avuto dal 2015 in avanti?

Il riferimento al Real di Zizou non è casuale perché sposta il discorso su un altro punto interrogativo di questa Juve, emerso prepotentemente ieri sera: Cristiano Ronaldo. Posto che parliamo di uno dei più grandi di sempre e posto che nelle due stagioni passate il portoghese ha fatto il massimo in Champions (tra Atletico Madrid, Ajax e Lione ha segnato sempre e solo lui…), sorgono però alcune domande.

La prima è se non sia un giocatore troppo condizionante: CR7 va fornito in un certo modo, si muove in un certo modo e partecipa sempre meno al gioco – anche per motivi anagrafici. Fattori che bloccano lo sviluppo della manovra, rendendola prevedibile e poco creativa.

La seconda riguarda l’investimento in sé: storicamente la Juventus è una società che ha sempre preferito formare i suoi stranieri più grandi. Hirzer e Orsi, Hansen e Sívori, Platini, Zidane e Nedved sono arrivati in bianconero quando erano in rampa di lancio, ma mancava loro ancora l’ultimo step per consacrarsi al livello più alto. Per loro la Juve è stata la porta d’accesso sulla strada della gloria, è stato il club che ha consentito di compiere quell’ultimo decisivo step.

Tutta la delusione di Cristiano Ronaldo: vale ancora la pena continuare con il portoghese o non converrebbe cederlo e monetizzare il più possibile?

Con Cristiano Ronaldo è diverso. È arrivato alla Juve a 33 anni e già da fuoriclasse affermato dopo le vacche grasse di Manchester e soprattutto Madrid. La Juve ha provato a cogliere un’occasione (pagandola per altro profumatamente) snaturando un po’ la sua natura. Invece che rilanciarsi con un progetto di giovani italiani (tipo Barella o Sensi, che se fosse rimasto Marotta, oggi forse sarebbero bianconeri) e di giovani in generale dal potenziale atomico (Håland?), i bianconeri nel 2018 hanno optato per una strada diversa. Ma intorno a Cristiano gli altri hanno perso gradatamente colpi e oggi quei colpi pare averli smarriti anche lui.

L’interrogativo dunque è: ha senso continuare ancora con il portoghese? Oppure non converrebbe provare a venderlo in estate, monetizzando il monetizzabile, e ripartire con un progetto nuovo imperniato sull’astro nascente Chiesa, come sembrava essere nei piani di Marotta?
Lo stesso discorso che si fa su Cristiano Ronaldo si può estendere agli altri senatori del gruppo, da Bonucci a Chiellini, da Buffon ad Alex Sandro. Alla Juve un ciclo sembra essere finito e per costruire le fondamenta del domani bisognerebbe forse avere il coraggio di cambiare rotta e identità.

Il tabellino

Juventus-Porto 3-2
Marcatori:
pt 19′ S. Oliveira rig. [P]; st 4′ e 18′ Chiesa [J]; sts 10′ S. Oliveira [P], 12′ Rabiot [J].
Juventus (4-4-2): Szczesny; Cuadrado, Bonucci (st 30′ De Ligt), Demiral, Alex Sandro; Ramsey (st 30′ McKennie), Arthur (pts 12′ Kulusevski), Rabiot, Chiesa (pts 12′ Bernardeschi); Morata, C. Ronaldo. A disp.: Buffon, Pinsoglio, Chiellini, Fagioli, Dragusin, Frabotta, Di Pardo.​ All. Pirlo.
Porto (4-4-2): Marchesin; Manafà, Mbemba, Pepe, Z. Sanusi (st 26′ Luis Diaz); Corona (sts 13′ Diogo Leite), Otavio (st 17′ Sarr), S. Oliveira (sts 13′ Loum), Uribe (pts 1′ Grujic); Taremi, Marega (sts 1′ Toni Martinez). A disp.: Diogo Costa, Felipe Anderson, Evanilson, Nanu, Fabio Vieira, F. Conceiçao. All. S. Conceiçao.
Arbitro: Bjorn Kuipers (Olanda).
Note: espulso Taremi [P] al 9′ st per doppia ammonizione.

Le pagelle

L’esultanza di Chiesa, migliore in campo

JUVENTUS
IL MIGLIORE CHIESA 8 Il volto da cui la Juventus deve ripartire. Ribalta da solo il Porto portando i suoi ai supplementari. Il primo gol ricorda quelli di Del Piero (seppur da distanza ravvicinata), il secondo è una frustata stile Charles o John Hansen. Giusto per rimanere a bianconeri che hanno fatto la storia. Storia che potrà fare benissimo anche lui. Faccia pulita e faccia tosta. Un investimento anche per la nazionale. Mancini, che fu assist-man del padre nella Sampdoria, ha il compito ora di svezzare il figlio facendone il cardine dell’Italia a Euro 2021.
Arthur 6,5 Non era al meglio, ma forse è il centrocampista migliore della Juventus. Fa girare palla, ha buona tecnica e visione di gioco. Non un fuoriclasse, ma un prezioso uomo d’ordine.
Cuadrado 6,5 Spinta propulsiva e inserimenti, si conferma uno dei più brillanti della squadra. Serve l’assist per il secondo gol di Chiesa e colpisce una traversa al 90′ con un tiro a giro splendido.
Demiral 5 Ingenuo su Taremi, provoca il rigore che rende tutta in salita la serata juventina.
Cristiano Ronaldo 4 Di apprezzabile il pallone addomesticato per il primo gol di Chiesa. Per il resto è un fantasma. Ha la mira storta, sbaglia persino alcuni stop elementari e si fa “uccellare” sotto le gambe dalla punizione di Sergio Oliveira. Condiziona troppo il gioco della Juventus, che sul piano della fluidità di manovra si esprime più libera e leggera quando lui non c’è. Bisognava avere il coraggio di toglierlo nei supplementari.

PORTO
IL MIGLIORE SERGIO OLIVERA 7,5
Doppietta risolutiva, che vale la qualificazione. Centrocampista di qualità e governo, fa vedere i sorci verdi alla mediana bianconera, come Aouar del Lione un anno fa. Non è un fuoriclasse, ma un centrocampista così alla Juve servirebbe già…
Pepe 7,5 Esperienza, senso della posizione, senso dell’anticipo. Disputa una partita regale. Chiude tutti i varchi possibili, si immola sul guizzo di Chiesa che termina sul palo, comanda la difesa. Gladiatorio.
Marchesin 6,5 Sicuro, concentrato, non può nulla sui gol e salva il Porto con alcuni interventi di assoluto spessore.
Taremi 5 Colpisce una traversa in avvio, si procura con furbizia il rigore, ma poi si fa cacciare in modo banale e rischia di rovinare la serata del Porto.

L’altra partita

Borussia Dortmund-Siviglia 2-2
Marcatori:
pt 35′ Håland (B); st 9′ Håland rig. (B), 23′ rig., 51′ En-Nesry (S)
Brivido per il Borussia, che dopo il 3-2 dell’andata va sul 2-0 trascinato dal sempre decisivo Erling Håland, ma poi si fa rimontare dal Siviglia fino al 2-2. I tedeschi meritano comunque la qualificazione e si candidano a essere una mina vagante: la coppia dei “terribili 2000” Sancho-Håland ha ancora tanto da dire…

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