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	<title>libertadores Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>I 10 migliori calciatori sudamericani dell&#8217;epoca televisiva (esclusi brasiliani, argentini e uruguagi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 12:05:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fin dagli albori del calcio il continente sud americano è stato un’incredibile fucina di talenti.Probabilmente ancora più dell’Europa, dove il football è stato codificato, in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/03/i-10-migliori-calciatori-sud-americani-dellepoca-televisiva-esclusi-brasiliani-argentini-e-uruguagi.html">I 10 migliori calciatori sudamericani dell&#8217;epoca televisiva (esclusi brasiliani, argentini e uruguagi)</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Fin dagli albori del calcio il continente sud americano è stato un’incredibile fucina di talenti.<br>Probabilmente ancora più dell’Europa, dove il football è stato codificato, in Sud America ogni nazione ha sviluppato un suo stile di gioco ben definito, quasi unico, spesso riflesso dell&#8217;indole del popolo d&#8217;origine. Molti esperti ritengono che il numero di talenti puri nati tra le sponde del Rio de la Plata (e non solo) sia inarrivabile. La ragione è da ricercarsi probabilmente nell&#8217;amore viscerale che questi popoli hanno per il <em>Fútbol</em>, qualcosa che va oltre le banali regole e le tattiche.<br><br>Ma torniamo a noi: perché dall&#8217;epoca televisiva in poi ? Per due motivi, sostanzialmente. Il primo di natura documentaria. Più andiamo indietro nel tempo più è difficile reperire video parziali o interi di partite, primo strumento utile per valutare i giocatori. Ritengo determinante, poi, che negli anni ’50 inizi in Sud America l’epoca televisiva: gradatamente nel corso del decennio iniziano a vedersi le prime tv o partite intere trasmesse un po’ ovunque, di conseguenza ho decretato quest’anno come il primo utile per valutare i giocatori. Questo significa che giocatori che hanno raggiunto un apice o giocato <strong>la maggior parte della loro carriera prima del 1950 non verranno presi in considerazione</strong>. </p>



<p>Chi vedremo in questa top ten? I 10 migliori giocatori sud-americani &#8211; <strong>escludendo Brasile, Argentina e Uruguay</strong> &#8211; dall’epoca televisiva al giorno d’oggi. Ho scelto di escludere “i soliti noti” perché ritengo che un po’ tutti conosciamo la <em><em>crème de la crème</em></em> composta dai soliti noti brasiliani e argentini: vedere la solita lista riproposta può essere ripetitivo o banale.<br>E’ interessante vedere come invece anche nazioni o campionati minori abbiano prodotto fuoriclasse assoluti che nulla hanno da invidiare ai loro colleghi (sud-americani, ma anche europei!) più noti e vincenti. <br><br>Ma ora entriamo nel vivo!</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1) Elias Figueroa (Cile)</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="630" height="443" class="wp-image-8364" style="width: 630px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Figueroa.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Figueroa.jpg 630w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Figueroa-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></p>



<p><br></p>



<p>Ammetto di essere un po’ di parte, qui, ma il primo posto credo gli spetti di diritto.<br>Ho visionato e letto il più possibile su di lui e credo di poter affermare con ragionevole certezza che parliamo di uno dei difensori più forti della storia del calcio.&nbsp; Di sicuro, insieme a Passarella, è il più forte difensore sud americano dagli anni ’50 ad oggi.<br>Forte fisicamente, implacabile in marcatura, bravissimo nel gioco aereo, dotato di ottima tecnica individuale, sbagliava di rado ed ha anche segnato goal pesantissimi. Ovunque abbia giocato, <em>Internacional </em>o <em>Peñarol</em>, ha lasciato il segno e non è un caso se ha stupito il mondo nel Mondiale del ’74, giocando sempre grandi partite contro attaccanti blasonati, come il tedesco Gerd Müller.<br>Ultimo ma non meno importante: quando un <strong>difensore </strong>cileno viene votato per ben tre anni (74,75 e 76) miglior giocatore sud-americano in <strong>assoluto</strong>, e vince 1 Bola de Ouro (premio assegnato al miglior giocatore del campionato brasiliano) beh&#8230;<em>carta canta</em>, direi!</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Teofilo Cubillas (Perù)</h3>



<p class="has-text-align-center"><br><br><img decoding="async" width="513" height="288" class="wp-image-8366" style="width: 550px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Teofilo-Cubillas.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Teofilo-Cubillas.jpg 513w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Teofilo-Cubillas-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 513px) 100vw, 513px" /><br></p>



<p></p>



<p>Modernissimo trequartista e mezzapunta, esplosivo, con un gran tiro di fuori e bravissimo nelle punizioni.<br>Aveva anche uno straordinario fiuto del goal, non a caso è <em>recordman </em>della propria nazionale (45 goal) e autore di ben 10 goal nelle competizioni mondiali, che sono veramente tantissimi per un centrocampista di un nazionale minore. <br>Teo è un talento <strong>precoce</strong>: a soli 17 anni, alla sua prima stagione da professionista nell&#8217;<em>Alianza Lima</em> diventa subito capocannoniere con 19 goal in 23 partite. <br>Nei sei anni successivi diventa uno delle bandiere della squadra, segnando oltre 100 goal in 170 partite. La sua fama vola oltre i confini, e viene acquistato dal <em>Basilea</em>, in Svizzera, dove però ha grosse difficoltà di adattamento dovute alla lingua. Ecco allora l&#8217;arrivo in Portogallo, al <em>Porto</em>, dove diventa l&#8217;<strong>uomo simbolo </strong>della squadra venendo votato Miglior Straniero del campionato alla sua prima stagione. Nei tre anni al Porto non raccoglie grandi successi, ma è di gran lunga considerato uno dei giocatori più forti della squadra e del campionato.<br><em>El Nene </em>(il ragazzino) ha formato insieme al difensore Chumpitaz (che trovate poco sotto) l&#8217;ossatura della generazione d&#8217;oro peruviana esplosa negli anni &#8217;70. Trascinò la nazionale ai quarti di finale nel 1970 e nel 1978 e vinse a suon di grandi prestazioni la Copa América nel 1975. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Alberto Spencer (Ecuador)</h3>



<p class="has-text-align-center"><br><br><img decoding="async" width="800" height="450" class="wp-image-8365" style="width: 800px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Alberto-Spencer.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Alberto-Spencer.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Alberto-Spencer-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Alberto-Spencer-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Straordinario centravanti poco conosciuto al di fuori del continente sud-americano. <br>Spende la sua carriera quasi interamente nel <em>Peñarol</em>, una delle squadre più vincenti di sempre . E&#8217; qui che raggiunge il proprio apice vincendo ben 3 coppe Libertadores (e sfiorandone almeno un altro paio), 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa Sudamericana e molto altro.<br>Ad oggi è ancora il miglior marcatore della Coppa Libertadores con ben 54 goal, molti dei quali segnati di testa. Non a caso il suo soprannome era <em>Cabeza Magica</em>, che non ha neanche bisogno di traduzioni.<br>In ogni caso parliamo di un centravanti <strong>modernissimo </strong>ed estremamente <strong>completo </strong>sotto il profilo tecnico: forte fisicamente, ambidestro, molto veloce e reattivo, imbattibile di testa e con un grandissimo fiuto del goal. Con tutta probabilità rientra sicuramente tra i 5 centravanti sud-americani più forti di sempre ed è un peccato non averlo potuto ammirare anche in nazionale in palcoscenici più importanti.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) Arturo Vidal (Cile)</h3>



<p class="has-text-align-center"><br><br><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="288" class="wp-image-8368" style="width: 650px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Vidal.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Vidal.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Vidal-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Uno come lui non ha bisogno di presentazioni, giusto ? <br>Centrocampista <strong>totale</strong>, versatile e completo, con tanta <em>garra</em>, bravo in interdizione e capace di trovare anche la rete con una certa facilità. <br>Arturo Vidal è&#8217; stata la spina dorsale della Juventus e della nazionale cilena per molti anni. E&#8217; il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere e che tutti i tifosi amano perché in campo è uno di quelli che dà tutto, fino all&#8217;ultima goccia di sudore. Ritengo sia imprescindibile in una classifica simile. <br>Dopo Alexis Sanchez è il giocatore cileno con più presenze, ben 127 ed è lui il giocatore simbolo del Cile nella doppia vittoria in Coppa America nel 2015 e 2016.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Héctor Chumpitaz (Perù)</h3>



<p class="has-text-align-center"><br><br><img loading="lazy" decoding="async" width="350" height="497" class="wp-image-8375" style="width: 350px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Chumpitaz2.jpeg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Chumpitaz2.jpeg 350w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Chumpitaz2-211x300.jpeg 211w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><br></p>



<p class="has-text-align-left"><br>Insieme a Cubillas è senz&#8217;altro il più grande calciatore peruviano di sempre. <br>Vero e proprio <strong>leader </strong>in campo era un difensore dotato di ottime doti tecniche e balistiche; non alto (solo 170 cm) ma con una muscolatura impressionante, era bravo nel gioco aereo e velocissimo sulle brevi distanze. Inoltre era un leader in campo grazie alla sua capacità di guidare la linea difensiva e di reggere bene alle pressioni. E&#8217; tutt&#8217;ora considerato uno dei difensori sud-americani più forti e rappresentativi di sempre. A livello di club è stato la bandiera di due tra le squadre peruviane più vincenti di sempre, ovvero l&#8217;<em>Universitario</em> e lo <em>Sporting Cristal</em>. Nella vittoriosa spedizione in Coppa America del 1975 è lui, da capitano, ad alzare la coppa.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Radamel Falcao (Colombia)</h3>



<p class="has-text-align-center"><br><br><img loading="lazy" decoding="async" width="570" height="320" class="wp-image-8371" style="width: 512px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Radamel-Falcao.jpeg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Radamel-Falcao.jpeg 570w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Radamel-Falcao-300x168.jpeg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></p>



<p><br></p>



<p>Miglior marcatore della nazionale Colombiana, <em>El Tigre</em> è stato l&#8217;incubo delle difese di mezza Europa per diversi anni. <br>Fiuto del goal, incredibile reattività, bravissimo nel gioco aereo, le sue movenze fluide, stilisticamente perfette, lo hanno reso una vera e propria <strong>icona </strong>e non nascondo che mi innamorai follemente di lui all&#8217;epoca. Trascinò a suon di goal il <em>Porto</em> e l&#8217;<em>Atletico Madrid</em> alla vincita dell&#8217;Europa League. Purtroppo il suo rendimento cala vistosamente in concomitanza con il suo trasferimento al Monaco, in Francia, dove subisce un brutto infortunio che, purtroppo, ne condizionerà brutalmente la carriera. <br>Recentemente è tornato in Spagna, firmando per il Rayo Vallecano, ed ha esordito segnando 3 goal in 3 partite. Se il buongiorno si vede dal mattino&#8230;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) José Luis Chilavert (Paraguay)</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="627" class="wp-image-8376" style="width: 700px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/jose-luis-chilavert.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/jose-luis-chilavert.jpg 1200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/jose-luis-chilavert-300x157.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/jose-luis-chilavert-1024x535.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/jose-luis-chilavert-768x401.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>



<p><br></p>



<p>Quando si parla di portieri sud americani mi scende sempre una lacrimuccia. <br>Spesso infatti hanno rappresentato quel briciolo di sana follia che mi ha fatto avvicinare a questo sport. Penso a giocatori come Higuita, Campos, Hugo Gatti e via discorrendo, spesso conosciuti e citati più per il proprio comportamento bizzarro che per le proprie doti. Chilavert rappresenta un&#8217;eccezione in tal senso: la sua buona dose di <strong>follia </strong>ce l&#8217;aveva anche lui, dopotutto un portiere che nel corso della propria carriera segna ben 60 goal (54 con il club, 6 con la nazionale) non si può definire certo normale! Oltre ad avere un buon piede, però, José era anche un signor portiere! Saracinesca del <em>Vélez</em>, è stato considerato negli anni &#8217;90 tra i migliori portieri del mondo: per 3 anni consecutivi è stato eletto miglior portiere dall&#8217;IFFHS, mentre nel 1996 disputa la sua migliore annata, vincendo la Supercoppa Sudamericana e anche il doppio premio come miglior giocatore del campionato argentino oltre che quello come miglior calciatore sudamericano dell&#8217;anno.<br>Chilavert era un portiere incredibilmente <strong>carismatico</strong>, un vero e proprio leader nato che comandava la squadra grazie alla sua voce potente e alla sua figura imponente. Tra i pali, nonostante la mole, era incredibilmente reattivo e anche piuttosto agile. <br>Con la nazionale è stato il portiere titolare per oltre un decennio, dove ha disputato due ottimi mondiali arrivando in entrambi i casi agli ottavi di finale.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) Hugo Sotil (Perù)</h3>



<p class="has-text-align-center"><br><br><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="400" class="wp-image-8377" style="width: 600px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/elperuano.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/elperuano.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/elperuano-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>



<p><br><br>Se Chumpitaz era il cuore della nazionale peruviana e Cubillas la punta di diamante, Hugo Sotil probabilmente rappresentava il <strong>talento </strong>nella sua espressione più pura. Pochi giocatori in Perù sono più amati di lui, e c&#8217;è un motivo. Centrocampista e mezzapunta rapida, esplosiva, aveva uno stile di gioco fantasioso, un <em>tourbillon </em>di finte, controfinte, assist al bacio. <br>Le sue grandi prestazioni gli valgono la chiamata di <em>Barcelona </em>dove forma, con il grande Johan Cruyff, una strana coppia di attaccanti. <br>In Spagna Sotil cambia il modo di gioco e &#8211; pur conservando il suo amore per la giocata &#8211; diventa un vero e proprio <strong>rifinitore</strong>. I suoi assist incredibili diventano un suo marchio di fabbrica e gli valgono la maglia numero 10, un onore concesso a pochi. Al <em>Barça</em>&nbsp;disputa tre stagioni di alto livello, vincendo subito un campionato e ben quattro trofeo Gamper.  Nel 1974 l&#8217;arrivo di Neeskens, che occupa la casella riservata al calciatore straniero (la prima ovviamente era di Cruyff), lo esclude di fatto dalla rosa, suscitando le ire dei tifosi. Al suo ritorno in patria, all&#8217;<strong>Alianza Lima</strong>, ritrova i compagni di nazionale Cubillas e Cueto, con i quali forma un trio spettacolare e &#8211; soprattutto &#8211; vincente, raccogliendo due campionato nazionali e un terzo posto alla Coppa Libertadores nel 1978.<br></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Carlos Valderrama (Colombia)</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="720" class="wp-image-8378" style="width: 600px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Valderrama.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Valderrama.jpg 1280w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Valderrama-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Valderrama-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Valderrama-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>



<p><br></p>



<p>Ci sono giocatori il cui status di <em>icona</em> è dato più dal loro aspetto o dal modo di interpretare il football che dalle loro qualità intrinseche. Valderrama è uno di loro, ma solo in parte. <br>Sia chiaro, parliamo di un signor giocatore, un vero e proprio numero 10 vecchio stile, un <em>enganche</em> direbbero in Argentina, con enormi qualità tecniche, visione di gioco e precisione nei passaggi. Ma diciamoci la verità: quando pensiamo a lui la prima cosa che ci viene in mente non è tanto la sua tecnica, quanto la sua enorme zazzera bionda che spiccava su un campo da calcio.  La nazionale <strong>Colombiana </strong>degli anni &#8217;90, di cui Valderrama potremmo definire il metronomo, era in effetti un agglomerato di talento e follie: Higuita, Escobar, Asprilla, Leonel Álvarez e molti altri. Più fumo che arrosto, purtroppo.<br>Due volte Calciatore sudamericano dell&#8217;anno, <em>El Pibe</em> dalla sua ha anche una parentesi in Europa tra Montpellier e Valladolid dove ha lasciato tutto sommato ottimi ricordi: nonostante la proverbiale macchinosità e lentezza era comunque quel tipo di giocatore che detta i tempi della manovra, che fa giocare la squadra, la massima espressione dell&#8217;altruismo su un rettangolo da gioco. Il meglio di sé, però, lo dà con la nazionale, nonostante non abbia raccolto quanto meritava: disputa un ottimo Italia &#8217;90 e, nel &#8217;94, nonostante un brutto infortunio prima dei mondiali, è lui il leader della squadra. Nonostante le sue buone prestazione l&#8217;avventura della nazionale finisce solo ai gironi. Idem nel &#8217;98, dove, nonostante le sue prestazioni eccellenti, l&#8217;avventura della nazionale finisce ancora ai gironi.</p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><br>10) Leonel Sánchez&nbsp;(Cile)</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><br><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="332" class="wp-image-8367" style="width: 600px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Leonel-Sanchez.jpg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Leonel-Sanchez.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Leonel-Sanchez-300x166.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>



<p class="has-text-align-left"><br></p>



<p class="has-text-align-left">Forse impopolare, immagino. Sì, perché Leonel è uno di quei giocatori molto poco conosciuti al di fuori dei confini del proprio paese.<br>Ala sinistra cilena, nonché capocannoniere del mondiale &#8217;62 è considerato, dopo Figueroa, uno dei più grandi giocatori cileni della storia.<br>Bandiera dell&#8217;<em>Universidad de Chile</em>, Sanchez è un ala sinistra <strong>atipica </strong>e anacronistica: non velocissimo ma dotato di notevole intelligenza tattica, vedeva molto bene la parte ed aveva un sinistro potente e preciso. Era anche un eccellente tiratore di punizioni. Gioca sovente anche come centravanti e seconda punta. Con il club conquista da protagonista ben sei titoli nazionali, tanto da attirare l&#8217;attenzione di molti club europei. Conclude comunque la carriera in patria, prima al <em>Colo Colo</em> (con il quale vince un altro campionato) e poi in club minori.<br><br></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Riserva di Lusso</h3>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading"><br><br>James Rodríguez (Colombia)</h4>



<p class="has-text-align-center"><br><strong><br></strong><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" class="wp-image-8394" style="width: 600px" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/James.jpeg" alt="" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/James.jpeg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/James-300x150.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/James-768x384.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><br><br></p>



<p class="has-text-align-left">Consentitemi questo piccolo strappo alla regola. Sono stato fino all&#8217;ultimo indeciso se inserirlo o meno.<br>Chiaramente ha tutte le qualità per esserci, ma nello stilare la classifica ho scelto di privilegiare per la maggior parte giocatori ritirati o comunque a fine carriera. <br><br><strong>Esclusi (più o meno) eccellenti</strong>: Juan Joya, César Cueto, Willington Ortiz, Marcelo Salas, Carlos Gamarra, René Higuita, Ivan Cordoba, Julio César Romero, Faustino Asprilla, Mario Yepes.</p>
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		<title>Libertadores 1987 Finale ritorno: Penarol-America Calì 2-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/04/02/libertadores-1987-finale-ritorno-penarol-america-cali-2-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 14:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppa Libertadores]]></category>
		<category><![CDATA[aguirre]]></category>
		<category><![CDATA[america calì]]></category>
		<category><![CDATA[garega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: la punizione vincente di Villar[https://twitter.com/wilsonmendez86] Il Penarol batte 2-1 i colombiani dell&#8217;America Calì dopo lo 0-2 subito all&#8217;andata e porta la finale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: la punizione vincente di Villar</em><br><em>[https://twitter.com/wilsonmendez86]</em></p>



<p>Il Penarol batte 2-1 i colombiani dell&#8217;America Calì dopo lo 0-2 subito all&#8217;andata e <strong>porta la finale della Libertadores alla terza decisiva gara di spareggio</strong>. <strong>Il regolamento non prevede la norma europea dei gol in trasferta che valgono doppio, ma la “bella” da giocarsi sul neutro di Santiago del Cile. </strong>Occasione persa per l&#8217;America Calì che nel primo tempo va in vantaggio 1-0 e ha dunque un doppio vantaggio da gestire. Ma nella ripresa la squadra colombiana abbassa troppo il baricentro subendo la rimonta dell&#8217;arcigno Penarol: <strong>determinante la punizione meravigliosa di Villar </strong>a 5&#8242; dal termine che ridà speranza alla formazione aurinegra.</p>



<p><strong>Penarol:</strong> Pereira &#8211; J. Herrera, Rotti (st 36&#8242; Goncalves), Trasante, Dominguez &#8211; Vidal, Perdomo, Viera &#8211; da Silva &#8211; Cabrera (st 20&#8242; Villar), Aguirre.<br><strong>America Calì: </strong>Falcioni &#8211; Valencia, Espinoza, Aponte, Porras &#8211; Santin, Luna &#8211; Ortiz (st 35&#8242; H. Herrera), Cabanas, Battaglia &#8211; Garega.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/willington-ortiz-america-de-cali-1200x818-1-1024x698.jpg" alt="" class="wp-image-4490" width="548" height="373" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/willington-ortiz-america-de-cali-1200x818-1-1024x698.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/willington-ortiz-america-de-cali-1200x818-1-300x205.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/willington-ortiz-america-de-cali-1200x818-1-768x524.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/willington-ortiz-america-de-cali-1200x818-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 548px) 100vw, 548px" /><figcaption>Un primo piano di Willington Ortiz, stella dell&#8217;America Calì, che all&#8217;epoca della finale ha 35 anni<br>[https://www.futbolete.com]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Primo tempo<br>2&#8242;</strong> tentativo da fuori area di Battaglia, Pereira blocca in due tempi.<br><strong>3&#8242;</strong> lancio dalle retrovie di Rotti per Vidal, uscita di Falcioni che non blocca il pallone, Vidal prova ad approfittarne, ma il portiere dell&#8217;America Calì riesce a salvare.<br><strong>8&#8242; </strong>altro lancio dalle retrovie di Rotti, Aguirre salta per la conquista del pallone con Valencia, controlla e calcia a colpo sicuro, grande risposta di Falcioni.<br><strong>18&#8242; GOL AMERICA CALI&#8217;</strong> Lungo traversone da sinistra di Battaglia, Cabanas si infila in area e di testa con una torsione impressionante infila il “sette”, nonostante il tentativo disperato di Pereira. Gol splendido.<br><strong>24&#8242; </strong>prova a scuotersi il Penarol con un tiro da fuori di da Silva, a lato non di molto.<br><strong>47&#8242; </strong>scambio Valenica-Battaglia, palla a Ortiz, che carica il destro da fuori, Pereira blocca in due tempi. Il Penarol nel resto del primo tempo ha tenuto di più in mano il pallino del gioco, ma non è riuscito a portare molti pericoli dalle parti di Falcioni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Ehzi7o5X0AMW5P3.jpg" alt="" class="wp-image-4491" width="337" height="501" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Ehzi7o5X0AMW5P3.jpg 404w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Ehzi7o5X0AMW5P3-202x300.jpg 202w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /><figcaption>Aguirre, bomber del Penarol: poche cose, ma decisive<br>[https://twitter.com/_mundocarbonero]</figcaption></figure></div>



<p><strong>Secondo tempo<br>8&#8242; </strong>America Calì vicina al colpo del ko: difesa del Penarol sorpresa da un calcio di punizione, Battaglia si presenta solo davanti a Pereira, lo salta ma è troppo decentrato per calciare in porta e il portiere uruguaiano riesce a sottrarre la palla all&#8217;attaccante colombiano.<br><strong>9&#8242; </strong>scambio Viera-da Silva, il fantasista del Penarol entra in area e scocca un diagonale velenoso, pallone fuori di poco. Uruguaiani vicini al pari.<br><strong>11&#8242; </strong>tentativo di da Silva da fuori area, Falcioni c&#8217;è.<br><strong>12&#8242; GOL PENAROL </strong>Punizione di da Silva da destra, palla messa fuori dalla difesa colombiana, sventola di Trasante, Falcioni vola e mette in angolo con un guizzo. La traiettoria del corner da destra sorprende la difesa ospite, Aguirre da pochi passi realizza di testa sotto la traversa.<br><strong>16&#8242;</strong> insiste il Penarol, rinfrancato dal gol del pari: da Silva ispira Vidal, che entra in area da destra saltando un paio di uomini, lascia a Cabrera che calcia in diagonale, pallone salvato dalla difesa colombiana quasi sulla linea con Falcioni fuori causa.<br><strong>21&#8242;</strong> tracciante da fuori di Viera, pallone a lato di un soffio. Penarol ancora vicino alla rete del vantaggio.<br><strong>29&#8242;</strong> errore della difesa uruguaiana, ne approfitta Garega che serve Ortiz, da questi a Battaglia che converge da sinistra e scaglia un rasoterra temibile dal limite sul primo palo, risposta in tuffo splendida di Pereira.<br><strong>32&#8242;</strong> rimessa laterale di José Herrera da destra, colpo di testa all&#8217;indietro di Aguirre, ancora un colpo di reni di Falcioni che devia in angolo togliendo la palla da sotto la traversa.<br><strong>40&#8242; GOL PENAROL</strong> Fallo su Aguirre al limite: punizione a giro meravigliosa del neo entrato Villar, la palla si infila imparabilmente all&#8217;angolino.<br><strong>45&#8242;</strong> L&#8217;America Calì ci prova con una punizione da fuori di Battaglia, conclusione un po&#8217; telefonata, Pereira blocca senza difficoltà.</p>



<p><strong>LE PAGELLE PENAROL<br>IL MIGLIORE AGUIRRE 7</strong> L&#8217;uomo decisivo è lui. Poche cose, ma essenziali: prima il colpo di testa sotto misura che vale il pari, poi si procura con furbizia la punizione da cui nasce la rete del successo.<br><strong>Rotti 7</strong> Personalità e grande gestione del traffico difensivo, bravo anche ad agire come primo motore del gioco e farsi vedere in avanti in più circostanze. <br><strong>Vidal 6,5</strong> Sgusciante e intraprendente, mette in difficoltà la difesa colombiana con i suoi dribbling dalla corsia di destra. Il Penarol è pericoloso soprattutto dal suo lato.<br><strong>Da Silva 6,5</strong> Viaggia un po&#8217; a ondate, ma quando si accende illumina la platea con alcune giocate e tocchi per palati fini.<br><strong>Perdomo 5,5</strong> Il futuro genoano è il regista davanti alla difesa. Appare un po&#8217; lento e monodimensionale, per quanto discretamente dotato nel tocco. Quando i ritmi si alzano, tende a sparire dai radar.</p>



<p><strong>LE PAGELLE AMERICA CALI&#8217;</strong><br><strong>IL MIGLIORE FALCIONI 7</strong> Se i colombiani vanno vicini all&#8217;impresa di conquistare la Libertadores il merito è del portiere argentino, che effettua numerose parate determinanti. Stile spettacolare ed efficace.<br><strong>Battaglia 6 </strong>Assist per il gol di Cabanas, dinamismo e forza fisica. Ma non è sempre lucidissimo in alcune scelte. <br><strong>Ortiz 5</strong> La tecnica, la classe e la visione di gioco non gli mancano. Ma a 35 anni appare un po&#8217; in declino fisicamente e soprattutto nel secondo tempo sparisce dai radar. Poco incisivo, anche perché prende una botta e non sembra essere al meglio, il bomber argentino <strong><em>Garega</em></strong> (voto <strong><em>5,5</em></strong>)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Peñarol 🇺🇾 2-1 🇨🇴 America de Cali | 1987 | Copa Libertadores Final 2nd Leg |" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/_bKwVbcIeNQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>La rimonta del Penarol che forza la partita di spareggio per l&#8217;assegnazione della Coppa</figcaption></figure>
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		<title>Pelé, l&#8217;arma definitiva delle finali internazionali</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2020/09/30/pele-larma-definitiva-delle-finali-internazionali.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 16:26:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra Pelé e le finali. Un dominio unico e irripetibile da parte di un giocatore che nella sua carriera non ha mai sbagliato un momento decisivo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>&#8220;Maradona vinceva le partite da solo&#8221;.<br>&#8220;Cristiano Ronaldo gioca le finali come se fossero amichevoli&#8221;.<br></em><br>Quante volte, in una discussione tra appassionati di calcio, si sono sentite determinate sentenze? </p>



<p>Affermazioni che risultano indubbiamente forti e che talvolta possono apparire esagerate, in quanto sono in evidente antitesi con lo spirito del gioco del calcio, che <strong>nasce come sport di squadra e nelle cui partite ruotano vari fattori che rendono pressoché impossibile pensare che il risultato sia determinato da un solo individuo</strong>. Ma sono anche frasi che vengono pronunciate, a volte perfino inconsciamente, per sottolineare la capacità dei grandi fuoriclasse epocali di cambiare il volto delle partite con una giocata risolutiva.<br><br>Eppure, i due esempi riportati, per quanto siano risultati decisivi nel corso delle loro carriere &#8211; nel caso di Maradona, il celeberrimo Mondiale del 1986, per quanto riguarda Cristiano Ronaldo la Champions League 2016-2017 &#8211; , non sembrano neanche avvicinarsi all&#8217;impatto devastante avuto da Pelé nelle finali internazionali.<br><br>Pelé può annoverare ben<strong> 13 gol e 6 assist in un totale di 8 finali internazionali tra Club (Santos) e Nazionale (Brasile)</strong>, mettendo la firma in due finali Mondiali (1958 e 1970), due di Coppa Libertadores (1962 e 1963, per un totale di tre partite disputate, essendoci le sfide multiple) e due di Coppa Intercontinentale (sempre 1962 e 1963, e sempre tre sfide totali), tutte vinte!<br><br>Nei successivi paragrafi, ripercorreremo in ordine cronologico le tappe che hanno permesso a O Rei di consacrarsi come colui che probabilmente è stato il giocatore più decisivo della storia del calcio.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Svezia-Brasile 2-5, finale Mondiale 1958</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/dd747fc1a8488f21-2.jpg" alt="" class="wp-image-1173" width="782" height="440" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/dd747fc1a8488f21-2.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/dd747fc1a8488f21-2-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/dd747fc1a8488f21-2-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 782px) 100vw, 782px" /><figcaption><em>Un giovane Pelé ammira la Coppa Rimet appena vinta.</em></figcaption></figure></div>



<p><em>&#8220;Un giorno vincerò il mondiale per te papà!”</em></p>



<p>È il 16 luglio 1950 e in Brasile si è consumata una delle più grandi tragedie sociali e sportive della storia del paese: in una giornata che doveva rappresentare il riscatto di una patria intera al cospetto dell&#8217;Argentina e dell&#8217;Uruguay con la vittoria del Mondiale disputato in casa, si è verificato il <em>Maracanaço</em>, a seguito di una rovinosa sconfitta che la Celeste di Schiaffino, Ghiggia e Varela ha inflitto alla <em>Seleçao</em>.</p>



<p>Il bilancio dei morti è a dir poco sconfortante, con 34 suicidi e 56 decessi per infarto, a cui si aggiunge un crescente odio razziale che già era preesistente sin dai tempi di Arthur Friedenreich negli anni &#8217;20 e che ora sta fagocitando anche Barbosa, il portiere della <em>Seleçao</em> ormai condannato per decenni ad essere il capro espiatorio di un fallimento sportivo nonché sociale.</p>



<p>Un padre di famiglia è in lacrime, quando all&#8217;improvviso un ragazzino di 10 anni neanche compiuti cerca di consolarlo, <strong>promettendogli di vincere il Mondiale</strong>. Questo bambino si chiama <strong>Edson Arantes do Nascimento</strong>, e già ai tempi lo soprannominano Pelé. Nessuno però sa e immagina che proprio lui riscriverà per davvero la storia del calcio brasiliano.</p>



<p>Gli anni successivi al <em>Maracanaço</em> sono durissimi per il Brasile, che attraversa grandi cambiamenti: dopo due anni di inattività della nazionale, si decide di cambiare, per motivazioni scaramantiche, il colore della divisa, che passa dal bianco-azzurro al celebre verde-oro caratteristico della nazione. </p>



<p>Ora però è opportuno fare un brusco salto nel tempo di otto anni, fino ad arrivare all&#8217;appuntamento fatidico decisivo che consente di rialzare la testa per il Brasile, scacciarsi di dosso l&#8217;immagine che in Sud America la vede come un&#8217;eterna perdente e poter finalmente coronarsi del massimo alloro Mondiale. Il 29 giugno 1958 è dunque un appuntamento cruciale sia per i padroni di casa della <strong>Svezia</strong> sia per la nazionale verdeoro.</p>



<p>I primi sono arrivati fino in fondo grazie a una generazione di grandi campioni come <strong>Nils Liedholm</strong>, <strong>Gunnar Gren</strong>, <strong>Lennart Skoglund</strong> e <strong>Kurt Hamrin</strong> e dopo aver battuto l&#8217;URSS &#8211; che sarà campione d&#8217;Europa due anni più tardi &#8211; nei quarti di finale e la Germania Ovest detentrice del titolo mondiale. </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Vicente_Feola_1958.jpg" alt="" class="wp-image-1335" width="313" height="442" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Vicente_Feola_1958.jpg 468w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Vicente_Feola_1958-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" /><figcaption>Vicente Feola, allenaore del Brasile</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="397" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-29-alle-15.09.01.png" alt="" class="wp-image-1337" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-29-alle-15.09.01.png 397w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-29-alle-15.09.01-233x300.png 233w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /><figcaption>Pelé contro un difensore svedese durante la finale</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Il Brasile, invece, dopo le difficoltà iniziali nei gironi dovute all&#8217;assenza del <strong>Pelé</strong> e di <strong>Garrincha </strong>&#8211; bocciati dallo psicologo di squadra, ma che Feola decise di schierare titolari nell&#8217;ultima partita dei gironi contro l&#8217;URSS &#8211; ha rialzato la china, superando un turno ostico ai quarti contro il Galles e la semifinale contro la Francia di <strong>Raymond Kopa</strong> &#8211; futuro Pallone d&#8217;Oro &#8211; e <strong>Just Fontaine </strong>&#8211; capocannoniere della competizione con 13 gol. <br><br>Entrambe le partite hanno avuto un minimo comune denominatore: le ha decise il ragazzino con la 10 sulle spalle, prima con un gol stupendo in palleggio dentro l&#8217;area di rigore e successivamente con una tripletta a dir poco devastante. Quel ragazzino ora si appresta a giocare la finale più importante della sua vita, memore di una promessa che otto anni prima aveva fatto nel giorno più nero del suo Paese.</p>



<p><br>Il ragazzino è un cocktail di atletismo, tecnica e compostezza tattica talmente ben riuscito da risultare <strong>la fusione di tre continenti </strong>dentro di sé (<strong>Europa, Sud America e Africa</strong>) ed è gia, <strong>a soli 17 anni e 249 giorni</strong>, il leader tecnico di una squadra a dir poco stellare, che annovera grandi campioni come <strong>Gilmar </strong>&#8211; riconosciuto uno dei migliori portieri della storia del calcio sudamericano -, la coppia di terzini <strong>Djalma </strong>e <strong>Nilton Santos</strong>, <strong>Didì </strong>e <strong>Zito </strong>a centrocampo e i fuochi d&#8217;artificio nel reparto offensivo, con l&#8217;ala poliomielitica quanto fenomenale <strong>Garrincha</strong>, l&#8217;altra ala <strong>Zagallo </strong>e il centravanti boa <strong>Vavà</strong>. <br><br>Il Brasile naviga in acque turbolenti, in quanto aleggia ancora lo spettro della tragedia del <em>Maracanaço</em>, che sembra prendere forma, per l&#8217;ennesima volta, nel momento in cui Liedholm segna il momentaneo vantaggio svedese al quarto minuto del primo tempo. Però qualcosa è cambiato nel Brasile, che non si scompone, si riassesta e parte all&#8217;assalto. E due accelerazioni brucianti di Garrincha consentono a Vavà di ribaltare la contesa con una doppietta. <br><br>E Pelé? <strong>Pelé sembra provenire da un altro pianeta</strong> e dopo aver propiziato il primo gol di Vavà si esibisce in un sinistro terrificante che rischia di ridurre in poltiglia il palo alla destra del portiere. Lo show di Pelé prosegue, fino a quando non decide di segnare <strong>uno dei gol più belli della storia dei Mondiali</strong>: è il minuto 55, quando Nilton Santos crossa verso il cuore dell&#8217;area di rigore svedese, dove è appostato Pelé, che effettua uno stop di petto a dir poco regale; in un attimo il ragazzino si trova braccato dai difensori svedesi, che sono disposti a tutto pur di fermarlo, ma lui con un controllo ancora più clamoroso scavalca il suo diretto marcatore con un sombrero per poi fare secco il portiere con un destro chirurgico e imparabile, per il 3 a 1 dei verde-oro. </p>
</div>
</div>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La finale del campionato del mondo in Svezia consacra Pelé ai massimi livelli. A 17 anni quel ragazzino non solo disputa una finale da migliore in campo, ma riscrive la storia sociale del suo Paese, portando i neri e i mulatti &#8211; fino ad allora così bistrattati &#8211; in cima al mondo</p></blockquote>



<p><br><br>Sono attimi in cui Pelé è ormai consacrato come O Rei, un giocatore regale che in quel momento non si era mai visto nell&#8217;intera storia dei Mondiali. Il Brasile è ormai conscio di avere con sé il miglior giocatore del mondo, al fianco del quale tutto è possibile, soprattutto riscrivere la storia sportiva e sociale di un intero Paese che finalmente giunge alla sua massima rivincita. Zagallo al minuto 68 porta il risultato sul 4 a 1, gol al quale risponde Simonsson accorciando le distanze a dieci minuti alla fine. E proprio quando la partita sembra finita, Pelé decide di archiviarla definitivamente, portandola ai migliori titoli di coda della storia del calcio sudamericano.<br><br>È il minuto 90, O Rei serve di tacco Zagallo sulla fascia sinistra e con una furia realizzativa impareggiabile vola verso la porta avversaria, insaccando con un colpo di testa a palombella il gol del definitivo 5 a 2 di fronte al quale, come affermerà in futuro Sigge Parling, non si potrà fare altro che applaudire. Quel gol racchiude la nuova essenza del calcio brasiliano, per uno stile che non perde di raffinatezza di fronte alla concretezza<strong>.</strong><br><br>La partita è finita e <strong>Pelé è in lacrime</strong>: a 18 anni non ancora compiuti ha mantenuto la promessa fatta al padre nel momento più difficile della storia del Brasile,<strong> ha portato la sua patria sul tetto del Mondo</strong>, da massimo protagonista, trascinatore e dominatore del <em>Dream Team</em> di Feola, con <strong>6 gol e 2 assist in 4 partite</strong> in tutta la competizione. </p>



<p>Un successo al quale se ne seguiranno altri quattro nella storia del Brasile e che getta le basi per il rinascimento verdeoro, che da cenerentola eterna perdente del calcio sudamericano si appresta a diventare una <strong>potenza mondiale</strong>, in grado di superare i propri limiti e consapevole dei traguardi prestigiosi che può raggiungere nei decenni che lo aspettano.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Santos-Penarol 3-0, finale Coppa Libertadores 1962</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/New-Project-7-4.jpg" alt="" class="wp-image-1185" width="758" height="505" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/New-Project-7-4.jpg 875w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/New-Project-7-4-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/New-Project-7-4-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><em>La gioia di Pelé e Coutinho dopo la vittoria della prima Coppa Libertadores.</em></figcaption></figure></div>



<p><strong>Bela Guttmann</strong> non ha bisogno di presentazioni, specialmente nel 1962, quando lascia il Benfica bi-campione d&#8217;Europa in seguito a pesanti divergenze con la dirigenza lusitana che lo porteranno a maledire il club che lui stesso, in tre anni, aveva portato alla gloria internazionale.<br><br>Il tecnico magiaro si è rivelato di fatto come uno dei <strong>più longevi, vincenti e rivoluzionari</strong> che si siano mai visti fino a quel momento e oltretutto i successi del Brasile bi-campione del mondo hanno la sua firma, in quanto fu proprio lui, durante le sue avventure in Sud America, a collaudare il <strong>4-2-4 </strong>tramite il quale sarebbero stati edificati i successi verdeoro a cavallo tra gli anni &#8217;50 e gli anni &#8217;60.</p>



<p>Guttmann sa di avere una chance ghiotta per diventare un unicum nella storia del calcio: dopo il trionfo in Coppa dei Campioni ai danni del Real Madrid di Di Stéfano e Puskás, potrebbe diventare il primo &#8211; e di fatto unico &#8211; allenatore della storia in grado di vincere la Coppa dalle grandi orecchie e la Coppa Libertadores nello stesso anno solare. Si presenta quindi al Penarol, disponendo di una rosa a dir poco stellare che nel 1960 e nel 1961 ha dominato la Coppa Libertadores, che l&#8217;ha sconfitto nella precedente Coppa Intercontinentale e che annovera grandi fuoriclasse come Pedro Rocha &#8211; uno dei migliori fantasisti degli anni &#8217;60 -, Juan Joya &#8211; uno dei migliori esterni offensivi del Sud America &#8211; e, soprattutto, Alberto Spencer, di fatto uno dei migliori centravanti della storia del calcio, nonché uno dei più forti colpitori di testa di sempre.</p>



<p><br>La finale di Coppa Libertadores viene disputata tra <strong>Santos </strong>e <strong>Penarol</strong>, <strong>le due massime corrazzate sudamericane,</strong> che si spartiscono una partita a testa: all&#8217;andata i brasiliani la spuntano per 2 a 1 grazie alla doppietta di Coutinho, al ritorno è il Penarol ad avere la meglio grazie a una risposta altrettanto rabbiosa di Spencer. Il Santos è una squadra sensazionale, può annoverare tra le sue file giocatori del calibro di Mauro Ramos &#8211; capitano del Brasile che qualche settimana prima ha vinto il Mondiale in Cile -, Gilmar e Zito, oltre che Coutinho e Pepé, due autentici campioni che però non possono trovare spazio in una nazionale che attinge ad algide vette con Garrincha e Zagallo sulle fasce.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="476" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/horn-before-the-1962-copa-libertadores-final.png" alt="" class="wp-image-1338" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/horn-before-the-1962-copa-libertadores-final.png 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/horn-before-the-1962-copa-libertadores-final-300x223.png 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>L&#8217;arbitro Horn con i capitani prima della gara di spareggio [beyondthelastman.com]</figcaption></figure></div>



<p><br>Manca però lui, il 10, Pelé, che è reduce da un infortunio ai Mondiali che gli ha impedito di fatto di essere protagonista nel secondo successo iridato del Brasile. In quel momento <strong>Pelé è all&#8217;apice della sua carriera, in un perfetto mix tra l&#8217;esplosività fisica che ha espresso quattro anni prima in Svezia e la maturità calcistica che esprimerà otto anni dopo in Messico</strong> e lo ha già dimostrato polverizzando il Botafogo di Garrincha, Didì e Nilton Santos con un sonoro 5 a 0 nella finale di Taca Brazil. Il Santos, di conseguenza, risente della sua assenza e senza di lui non può mettere in cassaforte il risultato contro il Penarol.<br><br>Pelé ritorna il 30 agosto 1962, carico come non mai per trascinare il suo Santos al suo primo successo continentale. Bela Guttmann ne è consapevole e con una grande maestria tattica cerca in tutti i modi di fermarlo:<em> </em>innanzitutto ordina al centrocampo di intercettare tutti le linee di passaggio per Pelé, per non parlare delle strenue marcature finalizzate ad impedirgli in qualsiasi modo di avere la prima iniziativa. Guttmann è conscio di chi sta per affrontare ed è anche lo stesso allenatore che qualche mese prima ha sconfitto due Leggende del calibro di Di Stefano e Puskàs.<br><br>Il piano è perfetto, ma l&#8217;avversario che il Penarol sta affrontando in quel momento non è un Pelé qualsiasi: i<strong>l fuoriclasse brasiliano sfodera una prestazione a dir poco immensa, ribaltando la scacchiera del tecnico magiaro, che impotente assiste alla sua disfatta</strong>. Finte, controfinte, aperture e capovolgimenti di fronte continui, dribbling ubriacanti concretizzano lo sconfinato campionario tecnico del Re, che sigla due gol folgoranti, il primo con un destro terrificante dalla distanza, il secondo con un sinistro a tu per tu col portiere su palla inattiva. Sono i due gol che firmano il 3 a 0 globale del Santos sul Penarol, dopo l&#8217;autogol di Omar Caetano.<br><br>Il Penarol è stato annichilito in maniera completa da Pelé, che ha appena trascinato il suo Santos al suo primo storico trionfo nella Copa Libertadores e Bela Guttmann, il più grande tecnico mondiale dell&#8217;epoca, non ha potuto niente contro un giocatore che non può essere fermato in alcun modo.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Benfica-Santos 2-5, finale Coppa Intercontinentale 1962</h3>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Arrivai con la speranza di fermare un grande giocatore, ma mi resi conto di essere stato battuto da qualcuno che non era nato nel nostro stesso pianeta.</p><cite>Costa Pereira, portiere del Benfica</cite></blockquote>



<p>Quando a dire queste parole è il portiere del Benfica, una delle squadre più forti degli anni &#8217;60, oltretutto guidata da una leggenda del calcio portoghese &#8211; e non solo &#8211; come <strong>Eusébio</strong>, si può intuire anche solo in parte ciò che Pelé è stato in grado di fare nella finale di Coppa Intercontinentale, per una doppia finale che, purtroppo per noi, non è accessibile in versione integrale in nessuna piattaforma.<br><br>Ci restano dunque le sintesi dell&#8217;andata &#8211; in cui Pelé segna due gol nel 3 a 2 con cui il Santos regola il Benfica &#8211; e del ritorno, ed è proprio su quest&#8217;ultima gara che sarà necessario focalizzarsi, basandoci su ciò che si ha a disposizione di quei 4 minuti e 56 secondi visionabili su YouTube, un minutaggio purtroppo esiguo ma che non può che far fugare una sensazione di dominanza come mai più probabilmente veduta nell&#8217;intera storia pallonara.<br><br>Pelé parte subito in quarta e su un cross dalla sinistra si avventa come un falco, in spaccata, segnando il primo gol dell&#8217;incontro al minuto 15. <strong>Ed è solo l&#8217;inizio</strong>. Appena dieci minuti dopo, <strong>il Re si inventa un gol di una bellezza impensabile</strong>: riceve palla dalla sinistra, con una finta di corpo mette a sedere il difensore che sta alla sua sinistra e col primo controllo parte ad una velocità supersonica verso il cuore dell&#8217;area di rigore. </p>



<p>Non si ha neanche il tempo di poter realizzare ciò che Pelé ha appena concepito che improvvisamente Pelé sterza, lasciando sul posto due difensori al limite dell&#8217;area di rigore, per poi entrare in area di rigore, apparentemente sbilanciato, e calciare un sinistro terrificante alla sinistra di un Costa Pereira pietrificato da <strong>un&#8217;entità che non sembra essere di questo pianeta</strong>.</p>



<p>E quando tutto ciò sembra essere abbastanza per i comuni mortali, al terzo minuto del secondo tempo Pelé piazza un&#8217;altra giocata fuori dal Mondo, dribblando in un fazzoletto, ad una velocità disumana, tre difensori del Benfica sulla fascia destra e servendo a Coutinho la palla del 3 a 0. <strong>Pelé è ormai inarrestabile</strong> e si concede persino il lusso di farsi beffe di Eusebio con un tunnel a dir poco ubriacante. Già, quello stesso Eusebio che qualche mese prima ha sconfitto il Real Madrid di Puskás e Di Stéfano!</p>



<p>È in quel frangente che tra gli spettatori del da Luz inizia a diffondersi la sensazione che quella sera il Re non possa essere fermato nemmeno da un&#8217;invasione aliena. Ed infatti al minuto 64 parte palla al piede verso l&#8217;area di rigore e arriva a tu per tu con Costa Pereira dopo aver superato 4-5 avversari. L&#8217;estremo difensore portoghese ce la mette tutta per fermarlo, ma Pelé non esita mezzo secondo per ribattere a rete. </p>



<p>Il Santos in questo momento è sul 4 a 0 contro i bi-campioni d&#8217;Europa del Benfica, <strong>con Pelé che ha messo a segno 3 gol e 1 assist,</strong> vincendo in maniera netta e di fatto incontestabile il confronto contro Eusebio, una leggenda in ascesa ma che quella sera non può fare altro che assistere impotente alla sua disfatta. La partita finisce 5 a 2 per il Santos, che per la prima volta nella sua storia ottiene il massimo alloro mondiale, trionfando nettamente nella Coppa Intercontinentale.</p>



<p><strong>Peter Lorenzo, capo sport della BBC, non esiterà mezzo secondo a definirla come la migliore prestazione individuale mai fatta da un giocatore di calcio.</strong> Per noi sarà sempre impossibile verificarlo nella sua pienezza, ma di fronte a certi filmati ci è lecito credere che una prestazione del genere, nell&#8217;intera storia del calcio, probabilmente non si sia mai vista.<br></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Benfica 2 x 5 Santos - 1962" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/Wvh9aAdhAao?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Boca Juniors-Santos 1-2, finale Coppa Libertadores 1963</h3>



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<p>Il Santos è campione del Brasile, del Sud America e del mondo in carica, nell&#8217;annata precedente ha sbaragliato la concorrenza ed ora si appresta a tentare il bis. Pelé è in una forma smagliante, e lo si può notare da amichevoli prestigiose che gioca a livelli celestiali come Amburgo vs Santos 3-3, così come nell&#8217;ennesimo trionfo &#8211; il terzo consecutivo &#8211; nella Taça Brazil.<br><br>A confermare ulteriormente questo stato di forma memorabile in cui si trova O Rei<em> </em>è la doppia semifinale di Coppa Libertadores contro il Botafogo: Pelé distrugge i sogni di gloria del i bianconeri nella partita di ritorno, replicando all&#8217;1 a 1 dell&#8217;andata con una tripletta a dir poco spaziale propiziata da dei gol d&#8217;elevatissima fattura.</p>



<p><br>Il Boca Juniors non ha le stesse qualità della rosa del Santos ma può fare affidamento sulla tattica <em>resultatista</em>, uno stile di gioco diffusosi in Argentina dopo il disastroso Mondiale &#8217;58. Uno stile molto maschio, difensivista e ai limiti della regolarità negli interventi. Inoltre il Boca dispone di un&#8217;arma offensiva a dir poco devastante, ovvero il centravanti José Sanfilippo, molto prestante atleticamente e dotato di risorse talmente ampie dal punto di vista realizzativo da consentirgli di andare ben oltre i suoi limiti tecnici. Non è un caso che alla fine della competizione si laurei capocannoniere con 7 gol.<br><br>E infatti nell&#8217;andata, disputata in Brasile, Sanfilippo è il migliore in campo e pur essendo isolato nel reparto offensivo mette in costante apprensione la retroguardia del Santos, che subisce due gol frutto del suo grandissimo opportunismo. Eppure, il Boca Juniors non riesce a fare suo il primo turno, in quanto il Santos segna tre gol, figli della sapiente regia di Pelé, che abbassa il suo raggio d&#8217;azione per togliere i riferimenti ai difensori centrali, i quali non riescono a prendere le opportune contromisure per fermare le ficcanti iniziative individuali di Coutinho e Pepe. <strong>Santos vs Boca Juniors finisce dunque 3 a 2 per i brasiliani, con una doppietta per parte per Coutinho e Sanfilippo e con il gol di Lima sempre per i padroni di casa</strong>.<br><br>Nella gara di ritorno disputata alla Bombonera le cose non si mettono bene per il Santos: dopo appena due minuti dall&#8217;inizio della ripresa, i brasiliani si ritrovano sotto, quando Sanfilippo, sfruttando a suo favore una mischia furibonda creatasi all&#8217;interno dell&#8217;area avversaria, insacca. Il Santos reagisce, guidato dal suo leader, che nonostante il gioco crudele e spietato dei difensori argentini non rinuncia alla battaglia. Tre minuti dopo il vantaggio argentino è lui a piazzare la giocata risolutiva, attira su di sé l&#8217;attenzione dei difensore nei pressi dell&#8217;area di rigore avversaria e apre un&#8217;autostrada che Coutinho che firma il pareggio.<br><br>La Bombanera è una bolgia infernale, ma Pelé non la teme e nonostante gli interventi duri proseguano per larga parte della ripresa lui non perde di lucidità e prosegue con il suo solito campionario di giocate tra le più ampie della storia finché, al minuto 37 della ripresa, non riceve palla da Coutinho al limite dell&#8217;area. Pelé si accentra, punta in uno-contro-uno Orlando, ma sembra mancare lo spazio per tentare un&#8217;iniziativa individuale. <strong>Ma il Re con un gioco di gambe a dir poco impensabile salta nettamente il connazionale con un tunnel e spara un destro incrociato che lascia di sasso il portiere avversario. </strong>Il suo è un gol di una bellezza unica, l&#8217;ennesima perla segnata nelle finali internazionali, un gol che solo lui, in quel momento, poteva concepire.<br><br>La sua esultanza è rabbiosa, decisa e determinata, con un pugno alzato al cielo che in quel momento irradia la Bombonera, teatro dell&#8217;ennesima prestazione monumentale di O Rei, che bissa il successo dell&#8217;annata precedente e si aggiudica il secondo successo in Coppa Libertadores, alla sua seconda partecipazione.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Milan-Santos 4-2, finale Coppa Intercontinentale 1963</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/347566E500000578-3606437-Brazil_forward_Pele_shakes_hands_with_Gianni_Rivera_after_an_exh-a-10_1464092585839.jpg" alt="" class="wp-image-1192" width="753" height="590" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/347566E500000578-3606437-Brazil_forward_Pele_shakes_hands_with_Gianni_Rivera_after_an_exh-a-10_1464092585839.jpg 962w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/347566E500000578-3606437-Brazil_forward_Pele_shakes_hands_with_Gianni_Rivera_after_an_exh-a-10_1464092585839-300x235.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/347566E500000578-3606437-Brazil_forward_Pele_shakes_hands_with_Gianni_Rivera_after_an_exh-a-10_1464092585839-768x602.jpg 768w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /><figcaption><em>Pelè e Gianni Rivera.</em></figcaption></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La presenza di Pelé fu costretta dal contratto tra Federazioni perché c’era l’obbligo che lui scendesse in campo. Purtroppo Pelé subì, prima di questa gara, un infortunio con la sua Nazionale e aveva la caviglia ingessata. Gli tolsero il gesso per giocare quei minuti e scese in campo solo per onorare il contratto con il Brasile, se non avesse giocato perdevano soldi e dei contratti. Giocò una ventina di minuti, è questa la verità. Voglio aggiungere una cosa: successivamente quando andammo con il Milan a fare la partita di qualificazione alla Supercoppa Mondiale a San Paolo e a Rio devo dire che fu Pelé a far uscire me dal campo perché mi dribblò da tutte le parti.</p><cite>Giovanni Trapattoni</cite></blockquote>



<p><br>Questa citazione del Trap &#8211; uno dei migliori allenatori della storia del calcio italiano &#8211; rende l&#8217;idea di quanto si sia diffuso facilmente in Italia il luogo comune secondo il quale Pelé sarebbe stato fermato dal mediano rossonero in occasione di un Italia-Brasile 3-0 del 1963. Quest&#8217;amichevole è tra le più illustri del calcio italiano degli anni &#8217;60, dato che mette in prima pagina le giocate di un giovane Sandro Mazzola e <strong>vede Pelé scendere in campo forzatamente per ragioni di sponsor, nonostante sia in condizioni fisiche a dir poco pessime</strong>. E infatti dopo appena 26 minuti è costretto a uscire prematuramente dal campo senza aver avuto la possibilità di giocare al meglio.<br><br><strong>Cos&#8217;è successo invece al Trap quando ha affrontato Pelé in forma? È stato incenerito</strong>, molto semplicemente, e a dimostrarlo è la doppietta a San Siro con cui O Rei tiene aperta la contesa tra il Milan di Rivera e Altafini e il suo Santos, nell&#8217;andata della finale di Coppa Intercontinentale del 1963. Il primo gol soprattutto meriterebbe un discorso a parte, in quanto con una serpentina diabolica Pelé annichilisce la difesa del Milan, per poi freddare Ghezzi in un duello che non può perdere in alcun modo. Sigla poi il gol del 2 a 4 su rigore, in una partita in cui il Santos viene sconfitto da un grandissimo Milan, ma nella quale lui figura tra i migliori in campo, sfiorando addirittura una marcatura prodigiosa in acrobazia.<br><br>Però Pelé si infortuna di nuovo, e il Santos, in seguito ad un 4 a 2 macchiato da un arbitraggio contestato dai milanisti, ottiene la possibilità di giocarsi la “bella” che viene poi vinta di misura per 1 a 0. Il Santos si aggiudica quindi senza Pelé la sua seconda Coppa Intercontinentale, facendo per la seconda volta consecutiva la doppietta internazionale (Coppa Libertadores + Coppa Intercontinentale).<br><br>E il Re? Per lui parlano<strong> 7 gol in 3 partite</strong> disputate nella Coppa Intercontinentale, che lo rendono il massimo cannoniere della competizione, uno score a dir poco mostruoso.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Brasile-Italia 4-1, finale Mondiale 1970</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/EU3HgwWWkAAXDHJ-843x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1189" width="738" height="897" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/EU3HgwWWkAAXDHJ-843x1024.jpg 843w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/EU3HgwWWkAAXDHJ-247x300.jpg 247w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/EU3HgwWWkAAXDHJ-768x933.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/EU3HgwWWkAAXDHJ.jpg 976w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /><figcaption><em>Pelé sovrasta Tarcisio Burgnich per il gol del momentaneo 1 a 0 del Brasile.</em></figcaption></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Prima della partita mi dissi: forza Tarcisio, Pelé è fatto di carne ed ossa come tutti noi. Due ore più tardi ho capito che mi sbagliavo.</p><cite>Tarcisio Burgnich</cite></blockquote>



<p><strong>Tarcisio Burgnich</strong> è uno dei baluardi della difesa della Grande Inter di Herrera, un pilastro inamovibile della nazionale italiana della spedizione messicana del 1970, uno dei difensori centrali &#8211; oltre che terzini destri &#8211; più forti della storia del calcio italiano, nonché uno degli eroi della celeberrima <em>Partita del Secolo </em>contro la Germania Ovest. Partita che dopo 120 minuti carichi di agonismo ha regalato all&#8217;Italia una finale Mondiale che mancava dal 1938, dai tempi di maggior successo della storia azzurra.<br><br>Eppure anche lui, <strong>come è successo a Bela Guttmann, Costa Pereira e Giovanni Trapattoni, si deve inginocchiare al cospetto di Pelé</strong>, <strong>in quello che è il capitolo finale, perfetto e definitivo del percorso che l&#8217;ha reso il giocatore più decisivo della storia del calcio.</strong><br><br>Pelé è voglioso di riscatto, quattro anni dopo il Mondiale inglese del 1966 che l&#8217;aveva visto sconfitto senza possibilità di replica a causa degli infortuni gravi rimediati contro la Bulgaria e contro il Portogallo di Eusébio, in un&#8217;edizione che ha visto una <em>Seleçao</em> irriconoscibile uscire ai gironi e mostrare gli evidenti segnali di una necessità immediata di attuare un ricambio generazionale. <br><br>Quattro anni dopo, il Brasile si presenta ai Mondiali messicani con una nuova generazione di campioni, tra i quali figurano Carlos Alberto &#8211; uno dei migliori terzini destri della storia del calcio -, Clodoaldo &#8211; l&#8217;erede di Zito come frangiflutti della <em>Seleçao</em> &#8211; e, soprattutto, quei celeberrimi cinque Numeri Dieci là davanti a regalare spettacolo: Gérson &#8211; uno dei migliori registi di sempre; Jairzinho &#8211; un&#8217;ala prestante atleticamente e tecnicamente, pur non disponendo della classe di Garrincha;, Rivelino &#8211; riconosciuto come uno dei migliori mancini della storia; Tostão &#8211; un centravanti boa della manovra di questo Dream Team; e, ovviamente, Edson Arantes do Nascimento, O Rei, conosciuto dai più come Pelé. <br><br>Pelé non dispone più dell&#8217;esplosività atletica che aveva mostrato negli anni migliori, ma si presenta in Messico in grandi condizioni psico-fisiche, potendo usufruire di una maturità calcistica al suo massimo splendore, una virtù che riesce ad esprimere a tal punto da confermarsi, per l&#8217;ennesima volta, il Deus Ex Machina di una squadra a dir poco stellare che in quel momento necessita di un Re Sole per essere guidata.<br><br>Pelé delizia il Mondo intero con giocate e prestazioni eccezionali disseminate in tutte e cinque le partite della manifestazione iridata che portano alla finale: sfiora un gol impensabile dal cerchio di centrocampo contro la Cecoslovacchia, in un match che viene risolto da una sua performance eccezionale; costringe Banks alla celeberrima <em>Parata del Secolo</em> contro l&#8217;Inghilterra detentrice del precedente titolo mondiale, nella stessa partita in cui risolve la pratica con un assist delizioso per Jairzinho; timbra una doppietta alla Romania; si inventa un assist di tacco impensabile contro il Perù di <strong>Cubillas</strong>, in una partita che l&#8217;ha visto come massimo regista offensivo dei verde-oro; ed infine vi è l&#8217;esecuzione di quella finta maestosa ai danni <strong>Ladislao Mazurkiewicz</strong> &#8211; uno dei migliori portieri sudamericani di sempre &#8211; che per poco non porta ad uno dei gol più belli della storia dei Mondiali.<br><br>Pelé arriva dunque alla finale Mondiale, disputata in Città del Messico il 21 giugno 1970, con un bottino da 3 gol e 3 assist in 5 partite durante il corso del Mondiale, pronto ad affrontare la sfida ad alti livelli. Di fronte al Brasile di Zagallo c&#8217;è l&#8217;Italia di Valcareggi, che annovera gran parte dell&#8217;ossatura del Cagliari campione d&#8217;Italia, disponendo di <strong>Albertosi</strong>, <strong>Cera</strong>, <strong>Domenghini </strong>e, soprattutto,<strong> Gigi Riva</strong> (uno degli attaccanti più forti della storia del calcio italiano), oltre che altri campioni come <strong>Mazzola</strong>, <strong>Burgnich </strong>e <strong>Facchetti </strong>(autentici totem di quella che fu la <strong>Grande Inter</strong> degli anni &#8217;60) e del Pallone d&#8217;Oro europeo dell&#8217;annata passata, <strong>Gianni Rivera</strong>, colui che si divide il posto in nazionale con Mazzola in una celeberrima staffetta.<br> <br>Chi vince potrà sollevare al cielo la Coppa Rimet definitiva, un privilegio riservato solo a chi ha conquistato tre titoli mondiali, in una situazione che vede Italia e Brasile con due allori. La grande finale inizia e al minuto 18 avviene già un qualcosa che sta per riscrivere, per l&#8217;ennesima volta, la storia del calcio: Rivelino crossa dalla sinistra uno spiovente altissimo verso il palo alla sinistra di Albertosi, Burgnich ha di fronte a sé il Re, continua a ripetere a se stesso, sin dall&#8217;inizio della partita, che Pelé è fatto di carne e di ossa come lui e che può avere anche solo una mezza chance di fermarlo; salta dunque speranzoso di potercela fare, ma Pelé sale in cielo, con un&#8217;aerodinamicità fuori dal normale, e impatta violentemente di testa, incenerendo il suo diretto marcatore e infilando l&#8217;angolo alla destra di Albertosi. </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Il Brasile è in vantaggio e sogna l&#8217;ennesimo successo al Mondiale, ma l&#8217;Italia reagisce e trova il pari, grazie a un malinteso tra Clodoaldo e la difesa verdeoro, un errore da matita blu che consente a Boninsegna di segnare un gol in quel momento pesantissimo. Il Brasile deve rifare tutto da zero, guidata dall&#8217;estro e dal suo Leader con la 10, che nei minuti finali si vede annullato un secondo gol in seguito al fischio di chiusura del primo tempo, arrivato anticipatamente rispetto agli sviluppi dell&#8217;azione.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<blockquote class="wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Pelé è stato l&#8217;uomo per eccellenza delle finali internazionali con 13 gol e 6 assist in 8 partite. Mai nessuno come lui.</p></blockquote>
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<p><br><br><strong>Pelé è semplicemente inarrestabile:</strong> è ormai dotato di una grandissima sapienza calcistica e con degli strappi &#8220;palla al piede&#8221; mette in serissima difficoltà la retroguardia italiana, con le stesse movenze con le quali ha messo in affanno l&#8217;Uruguay in semifinale, in una partita in cui aveva sfiorato un potenziale <em>&#8220;Gol del secolo&#8221; </em>ante-litteram, sedici anni prima di Maradona. Il Brasile si riversa in avanti, dispone di risorse tecniche, tattiche e atletiche superiori rispetto all&#8217;Italia e ritrova il vantaggio grazie al sinistro fulmineo di Gerson al minuto 66.<br><br>Il Brasile dilaga, con Pelé che mostra un repertorio tecnico che si stacca nettamente su qualsiasi altro giocatore presente in campo, con aperture millimetriche e passaggi al conta giro regala spettacolo, fino a quando una sua sponda di testa a dir poco chirurgica non permette a Jairzinho, al minuto 71, di segnare il gol del 3 a 1. Ma la ciliegina sulla torta della seconda finale giocata da migliore in campo &#8211; dopo quella del 1958 &#8211; non può che essere l&#8217;azione che porta al gol del 4 a 1: al minuto 86, il Brasile fa un lungo fraseggio nei pressi della fascia sinistra, finché Clodoaldo non serve in profondità Jairzinho; l&#8217;esterno verdeoro, che già ha fatto impazzire nei minuti precedenti il povero Facchetti, parte improvvisamente fino a servire Pelé. Il Re ferma la palla e in quel momento, mentre Tostão gli segnala l&#8217;incursione imperiosa di Carlos Alberto, si ha come la sensazione che il tempo si fermi a contemplare il suo servizio chirurgico per l&#8217;accorrente capitano della <em>Seleçao</em> che con un colpo di collo d&#8217;esterno destro stende per la quarta volta Albertosi.<br><br>Il fischio finale arriva qualche minuto dopo, portando Pelé alla vittoria del terzo Mondiale, il suo secondo da dominatore assoluto della manifestazione dopo quello del 1958. Un titolo che riporta Pelé sul trono del mondo, a distanza di quattro anni dalla cocente e sfortunata disfatta in Inghilterra. <strong>Un Mondiale che rappresenta il perfetto capitolo finale del percorso che ha permesso al Re di essere riconoscibile come il più grande giocatore dell&#8217;intera storia dei Mondiali, con 12 gol e 8 assist in 14 partite, al fronte di un bottino di prestazioni davvero stellari.</strong><br><br>Di conseguenza, non c&#8217;è molto da discutere, dopo il Mondiale messicano: nessuno è stato Pelé nella storia dei Mondiali.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/image-3.jpg" alt="" class="wp-image-1343" width="658" height="439" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/image-3.jpg 470w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/image-3-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption>Pelé sul trono: un&#8217;immagine simbolica della sua carriera irripetibile</figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione</h3>



<p></p>



<p>Abbiamo dunque concluso il nostro percorso, ricco di tappe che hanno consentito a <em>O Rei </em>di consacrarsi quale giocatore più decisivo della storia del calcio, con un bottino che, com&#8217;è stato detto nell&#8217;introduzione, ammonta a <strong>13 gol e 6 assist in 8 partite</strong>, dati a dir poco esorbitanti, in quanto gli hanno permesso di entrare nel vivo di <strong>19 gol sui 27 segnati</strong> dalle sue squadre &#8211; Brasile e Santos &#8211; nelle varie finali alle quali lui ha preso parte, con una percentuale di coinvolgimento, tra gol e assist, che si aggira intorno al<strong> 70%.<br></strong><br>Inoltre, un dato ulteriormente interessante è la sua capacità di essere dominante specialmente contro le squadre europee, avendo messo al referto <strong>10 gol e 4 assist in 5 partite</strong>, mettendo lo zampino in<strong> 14 dei 19 gol segnati</strong> dalle sue squadre contro Svezia e Italia (Mondiali del 1958 e del 1970), Benfica (Coppa Intercontinentale del 1962 e del 1963), con una percentuale di coinvolgimento nelle marcature di squadra che <strong>sfiora il 75%</strong>!<br><br>Tali statistiche si &#8220;sgonfiano&#8221; &#8211; si fa per dire&#8230; &#8211; contro i club sudamericani del Penarol e del Boca Juniors, contro i quali Pelé ha messo a segno <strong>&#8220;solo&#8221; 3 gol e 2 assist in 3 partite complessive</strong>, vedendosi coinvolto in 5 gol sugli 8 complessivi segnati dal Santos nelle finali di Coppa Libertadores, entrando nel vivo del <strong>62,5 % delle marcature</strong>. <br><br>Appare curioso questo dislivello realizzativo tra le sfide contro le squadre europee e quelle contro i club sudamericani, ma ciò risulta anche un&#8217;opportunità per sottolineare il livello elevatissimo del calcio sudamericano dell&#8217;epoca e della capacità disarmante di Pelé di non avere scrupoli contro le formazioni europee, con una media di due gol a partita! <strong>Un dato che, si spera, possa un giorno distruggere il falso mito della presunta lacuna della carriera di Pelé rappresentata dal suo mancato approdo in Europa.</strong><br><br>Dunque non si può fare altro che concludere, alla luce di tali statistiche e delle prestazioni appena raccontate, che Pelé sia stato il giocatore più decisivo della storia del calcio, un mix di onnipotenza tecnica, fisica, atletica e prestazionale che non solo gli hanno permesso di vincere le finali, ma anche di dominarle come nessuno mai aveva fatto nell&#8217;intera storia del gioco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/30/pele-larma-definitiva-delle-finali-internazionali.html">Pelé, l&#8217;arma definitiva delle finali internazionali</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>1967 Finale spareggio: Racing Avellaneda-Nacional Montevideo 2-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 13:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppa Libertadores 1960-1969]]></category>
		<category><![CDATA[1967]]></category>
		<category><![CDATA[cardenas]]></category>
		<category><![CDATA[libertadores]]></category>
		<category><![CDATA[nacional montevideo]]></category>
		<category><![CDATA[perfumo]]></category>
		<category><![CDATA[racing avellaneda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La formazione del Racing 1967 [www.afa.com.ar] A Santiago del Cile il Racing si laurea campione del Sudamerica. Gli argentini meritano il successo disputando un grande [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>La formazione del Racing 1967 [www.afa.com.ar]</em></p>


<p>A Santiago del Cile <b>il Racing si laurea campione del Sudamerica</b>. Gli argentini meritano il successo disputando <b>un grande primo tempo</b>, in cui si portano sul 2-0 e costruiscono altre occasioni. <b>Tardiva la reazione del Nacional</b>, che solo nel finale, e dopo un errore del fin lì ottimo Perfumo, riescono ad accorciare le distanze.<b></b><b></b></p>


<p><strong>Racing Avellaneda:</strong> Cejas &#8211; Martin, Perfumo, Basile, Diaz &#8211; Mori, Rulli, Maschio &#8211; Cardenas &#8211; Cardoso (st 20&#8242; Parenti), Raffo.<br><strong>Nacional Montevideo: </strong>Dominguez &#8211; Ubina, Manicera, Alvarez, Mujica &#8211; Castillo, Viera &#8211; Urruzmendi, Celio, Esparrago, Morales (st 1&#8242; Oyardiola).</p>



<p><strong>Primo tempo</strong><br><strong>5&#8242;</strong> primo squillo del Racing: cross di Cardenas da sinistra, uscita decisiva di Dominguez che anticipa il tapin da pochi passi di Raffo.<br><strong>8&#8242;</strong> occasione d&#8217;oro per il Racing: tiro da fuori di Mori rimpallato, Cardoso è solo in area e calcia da pochi passi addosso a Dominguez che riesce anche a bloccare.<br><strong>14&#8242; GOL RACING</strong> Falo di Ubina su Maschio a sinistra: punizione vellutata di Cardenas, colpo di testa di Cardoso che riscatta l&#8217;errore precedente e realizza.<br><strong>18&#8242;</strong> si fa vedere anche il Nacional: punizione sulla trequarti di Mujica, assist a Viera, destro da lontano, palla fuori non di molto.<br><strong>31&#8242;</strong> scambio dal corner Urruzmendi-Mujica-Urruzmendi, tiro sul primo palo: a lato non di molto.<br><strong>33&#8242;</strong> Mori per Cardenas, cross da destra, colpo di testa di Cardoso, Dominguez vola e devia in angolo con un riflesso felino.<br><strong>35&#8242;</strong> errore in disimpegno di Manicera, ne approfitta Cardenas, che arma il destro da fuori, grande risposta di Dominguez in tuffo.<br><strong>43&#8242; GOL RACING</strong> Cardenas innesca al limite Raffo, che scarta Castillo, vince un rimpallo con Manicera e batte Dominguez in diagonale. Il Racing corona un primo tempo dominato con il gol della sicurezza.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="alignleft size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="167" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/gale-libertadores-1967-041-300x167.jpg" alt="" class="wp-image-968" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/gale-libertadores-1967-041-300x167.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/gale-libertadores-1967-041.jpg 630w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption>Una fase dell&#8217;incontro<br>[www.afa.com.ar]</figcaption></figure></div>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p><strong>Secondo tempo</strong><br><strong>10&#8242;</strong> tentativo da sinistra di Mujica, tiro-cross pericoloso, Cejas si rifugia in angolo. Dalla bandierina, Alvarez stacca di testa, Martin respinge sulla linea e poi si oppone ancora a un tiro da distanza ravvicinata di Esparrago. Il Nacional sta provando a riaprire la partita.<br><strong>18&#8242;</strong> destro dentro l&#8217;area di Viera, Cejas neutralizza in due tempi.<br><strong>24&#8242;</strong> contropiede pericoloso del Racing ancora sull&#8217;asse Mori-Cardenas, cross a centro area per Raffo, che calcia a lato da ottima posizione arrivando in corsa.<br><strong>25&#8242;</strong> punizione di Celio da sinistra, tiro forte e teso, Cejas blocca a terra.<br><strong>34&#8242; GOL NACIONAL</strong> Perfumo scivola sul pallone al limite, ne approfitta Viera, che entra in area e fulmina Cejas in diagonale.<br><strong>35&#8242;</strong> punizione a giro dal lato destro di Mujica, Cejas con un guizzo devia in angolo. Adesso ci crede il Nacional, che nel secondo tempo ha esercitato una grande pressione sulla difesa argentina.<br><strong>45&#8242;</strong> calcio da fuori con il destro a giro di Celio, Cejas si allunga e salva in angolo.</p>
</div>
</div>



<p><strong><u>LE PAGELLE RACING AVELLANEDA</u></strong><br><strong>IL MIGLIORE CARDENAS 7:</strong> si conferma l&#8217;elemento in più del Racing sul fronte offensivo. Si muove ovunque, mette lo zampino in quasi tutte le azioni d&#8217;attacco e serve i due assist decisivi. Determinante.<br><strong>Cardoso 6,5:</strong> apre le danze con la rete dell&#8217;1-0, sfiora il bis che gli viene negato da un grande intervento di Dominguez e appare più mobile dell&#8217;altra punta Raffo.<br><strong>Cejas 6,5:</strong> diventa grande protagonista nel finale respingendo un paio di insidiose minacce della squadra uruguagia.<br><strong>Perfumo 6:</strong> con Cardenas era stato il migliore in campo, un muro capace di respingere qualsiasi pericolo, fortissimo negli anticipi e nel senso della posizione. Peccato che rovini tutto con quel liscio clamoroso al limite che concede il gol a Viera. Come difensore conferma comunque grandissime doti.<br><strong>Maschio 6:</strong> disputa un primo tempo a ottimi livelli, procurandosi per altro la punizione da cui nasce il vantaggio. Nella ripresa esce un po&#8217; dai giochi.</p>



<p><strong><u>LE PAGELLE NACIONAL MONTEVIDEO</u></strong><br><strong>IL MIGLIORE MUJICA 7:</strong> tosto, continuo, propositivo. In difesa è quello che rischia meno. In attacco si inserisce con efficacia sull&#8217;out di competenza. Temibile anche sui calci piazzati.<br><strong>Viera 6,5:</strong> lotta fino al 90&#8242; e corona una prestazione gagliarda con il gol della speranza. Il più positivo dei centrocampisti uruguagi.<br><strong>Dominguez 6,5:</strong> se nel primo tempo i suoi non affondano definitivamente è merito di alcuni suoi ottimi interventi.<br><strong>Manicera 5:</strong> nella partita di ritorno era stato il migliore del Nacional, ma in questo match di spareggio appare piuttosto in difficoltà. Nel primo tempo gli attaccanti del Racing lo mandano ripetutamente in tilt, come in occasione del 2-0 di Raffo.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Racing Club 2 - 1 Nacional de Montevideo / Final de Copa Libertaodres (29/8/1967)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/txx-aV3u2kM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>La sintesi della finale</figcaption></figure>
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		<title>1967 Finale ritorno: Nacional Montevideo-Racing Avellaneda 0-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 14:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppa Libertadores 1960-1969]]></category>
		<category><![CDATA[basile]]></category>
		<category><![CDATA[libertadores]]></category>
		<category><![CDATA[maschio]]></category>
		<category><![CDATA[nacional montevideo]]></category>
		<category><![CDATA[perfumo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo lo 0-0 maturato ad Avellaneda, stesso risultato anche nella finale di ritorno a Montevideo nella Libertadores 1967. Per il regolamento dell&#8217;epoca è così necessario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lo 0-0 maturato ad Avellaneda, stesso risultato anche nella finale di ritorno a Montevideo nella Libertadores 1967. Per il regolamento dell&#8217;epoca è così necessario <b>uno spareggio da giocare in campo neutro, a Santiago del Cile, per stabilire la nuova regina del Sudamerica</b>. A Montevideo va in scena un match poco emozionante e tecnico, molto maschio, con falli e nervosismo, tra due formazioni provenienti da mondi rivali, Uruguay e Argentina.</p>


<p><strong>Nacional Montevideo:</strong> Dominguez &#8211; Ubinas, Manicera, Alvarez, Mujica &#8211; Castillo, Viera, Celio, Urruzmendi &#8211; Esparrago, Sosa.<br><strong>Racing Avellaneda:</strong> Cejas &#8211; Martin, Basile, Perfumo, Diaz &#8211; Cardenas, Rulli, Mori, Maschio &#8211; Cardoso, Raffo.</p>



<p><strong>Primo tempo</strong><br><strong>10&#8242;</strong> sponda di Raffo per Diaz, conclusione al volo dal limite: fuori. Match finora molto tattico, le due squadre si stanno ancora studiando.<br><strong>19&#8242;</strong> Cardenas a sinistra per Caroso, cross basso, arriva Mori in corsa, diagonale a lato. Partita spezzettata e nervosa, con continui falli e un clima da rissa. L&#8217;arbitro sta faticando per tenere in pugno l&#8217;incontro.<br><strong>32&#8242;</strong> tentativo di Cardoso da fuori, Dominguez blocca in due tempi evitando il tapin di Cardenas.<br><strong>37&#8242;</strong> Viera per Celio, conclusione da fuori, Cejas neutralizza a terra.<br><strong>40&#8242;</strong> punizione dalla trequarti di Mujica, palla in area, Sosa calcia di prima intenzione, alto non di molto.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong><br><strong>6&#8242;</strong> Cardenas per Rulli, lancio a Cardoso, che si libera in pallonetto di un avversario al limite ma calcia a lato da ottima posizione.<br><strong>12&#8242;</strong> punizione di Mujica da sinistra, irrompe Alvarez, che schiaccia di testa, la palla esce non di molto sul palo lontano. È finora la migliore occasione da gol per gli uruguaiani.<br><strong>25&#8242;</strong> insiste il Nacional: colpo di testa di Celio per Esparrago, che gira sempre di testa, Cejas non si fa sorprendere.<br><strong>40&#8242;</strong> Cardoso per Cardenas, destro sul primo palo, Dominguez c&#8217;è.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/6f4b22b514389a38ae11d9e0e68d8723.jpg" alt="" class="wp-image-962" width="679" height="582" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/6f4b22b514389a38ae11d9e0e68d8723.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/6f4b22b514389a38ae11d9e0e68d8723-300x257.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/6f4b22b514389a38ae11d9e0e68d8723-768x659.jpg 768w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /><figcaption>Una fase dell&#8217;incontro [www.pinterest.it]</figcaption></figure></div>



<p><strong><u>LE PAGELLE NACIONAL MONTEVIDEO</u></strong><br><strong>IL MIGLIORE MANICERA 7:</strong> le difese dominano decisamente sugli attacchi in questa finale. Il libero del Nacional non sbaglia un intervento, anzi: spesso riesce a uscire dall&#8217;area in modo elegante azionando il gioco in ripartenza. Autorevole.<br><strong>Ubina-Mujica 6,5:</strong> i due esterni difensivi del Nacional chiudono con ordine e si fanno vedere non poco in fase di spinta. Tra i più continui.<br><strong>Viera 6:</strong> in mezzo al campo prova a far valere la sua fisicità. Match pari con i centrocampisti ospiti.<br><strong>Sosa-Esparrago 5:</strong> provano a farsi largo nelle maglie della difesa del Racing, ma trovano pane per i loro denti. Poche occasioni per mettersi in mostra e mai incisivi quando si tratta di colpire.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/7e0e96324a07ad6dd88e678fd1248843-702x1024.jpg" alt="" class="wp-image-963" width="248" height="361" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/7e0e96324a07ad6dd88e678fd1248843-702x1024.jpg 702w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/7e0e96324a07ad6dd88e678fd1248843-206x300.jpg 206w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/7e0e96324a07ad6dd88e678fd1248843-768x1120.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/7e0e96324a07ad6dd88e678fd1248843.jpg 900w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /><figcaption>Alfio Basile, colonna difensiva del Racing</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p><strong><u>LE PAGELLE RACING AVELLANEDA&nbsp;</u></strong><br><strong>IL MIGLIORE BASILE 7: </strong>governa il reparto con una calma serafica, abbinando un regale senso della posizione, respingendo numerosi palloni ed evitando così problemi alla porta difesa da Cejas.<br><strong>Cardenas 6,5: </strong>si conferma uno degli elementi di maggior estro di questa squadra, quasi tutti i palloni più interessanti del Racing in fase offensiva transitano dai suoi piedi.<br><strong>Rulli 6,5:</strong> frangiflutti davanti alla difesa, sovente è un centrale aggiunto. Mai una sbavatura, sempre molto presente e concentrato in entrambe le fasi di gioco.<br><strong>Perfumo 6,5:</strong> la coppia con Basile è collaudatissima. A volte un po&#8217; ruvido, ma nel complesso tiene bene l&#8217;ariete Sosa.<br><strong>Maschio 5,5:</strong> si rende utile nei ripiegamenti in fase di non possesso palla, ma in attacco combina poco.</p>
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