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	<title>leicester Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>leicester Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>I cavalieri di Sor&#8230; o meglio, Sir Claudio: la top 11 dei migliori giocatori allenati da Ranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono bastati pochi minuti trascorsi sul grande schermo per permettere a Winston Wolf (personaggio secondario del magnum opus di Quentin Tarantino, &#8220;Pulp Fiction&#8220;) di entrare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/12/01/i-cavalieri-di-sor-o-meglio-sir-claudio-la-top-11-dei-migliori-giocatori-allenati-da-ranieri.html">I cavalieri di Sor&#8230; o meglio, Sir Claudio: la top 11 dei migliori giocatori allenati da Ranieri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Sono bastati pochi minuti trascorsi sul grande schermo per permettere a <strong>Winston Wolf</strong> (personaggio secondario del magnum opus di <strong>Quentin Tarantino</strong>, &#8220;<strong>Pulp Fiction</strong>&#8220;) di entrare rapidamente nella storia del cinema. Non tutti, del resto, possono recare come biglietto da visita la seguente affermazione: &#8220;<em>Sono il signor Wolf, risolvo problemi</em>&#8221; senza risultare ridicoli o mitomani. </p>



<p>A differenza del misterioso uomo interpretato da <strong>Harvey Keitel</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/09/08/sir-claudio-ranieri-da-capitano-del-catanzaro-a-baronetto-di-leicester.html">Claudio Ranieri</a> </strong>non è diventato celebre in 10 minuti, tutt&#8217;altro; gli ci sono voluti decenni per costruirsi la reputazione di allenatore dalle doti taumaturgiche e riparatorie, un po&#8217; sciamano e un po&#8217; operaio, insomma, uno a cui affidarsi per risalire la corrente.</p>



<p>Deve averlo pensato anche la dirigenza della <strong>Roma</strong>, che dopo un avvio di stagione all&#8217;insegna dell&#8217;auto-sabotaggio (il peggiore da vent&#8217;anni a questa parte), lo ha sostanzialmente trascinato per la terza volta sulla panchina dell&#8217;Olimpico. Poco importa dunque, se lo stesso Ranieri aveva annunciato il proprio ritiro dalle scene proprio al termine della scorsa stagione, conclusa con la salvezza del suo <strong>Cagliari</strong>.</p>



<p>In vista dunque dell&#8217;imminente ritorno di uno degli allenatori più longevi della storia del nostro calcio, ecco dunque una formazione ideale assemblata con la macchina del tempo, selezionando i migliori giocatori avuti a disposizione da Ranieri nel corso di una carriera allenatore iniziata ormai quasi 40 anni fa. Unico criterio per la scelta: saranno selezionati soltanto 2 giocatori appartenenti alla stessa squadra.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Portiere: Gianluigi Buffon</h2>



<p></p>



<p>Scelta alquanto ovvia, e a pagarne dazio sono portieri di altissimo livello come <strong>Toldo</strong>, <strong>Cañizares</strong> e <strong>Kasper Schmeichel</strong>. Quando si ha <strong>Buffon </strong>a disposizione tuttavia non si può non approfittarne, specie alla luce dei livelli espressi nella prima stagione trascorsa insieme a Ranieri, nel 2007/08. In un&#8217;annata di transizione per la <strong>Juventus</strong>, la prima in Serie A dopo i liquami di Calciopoli, al tecnico romano non viene ovviamente chiesto lo scudetto; l&#8217;obiettivo da non fallire è la qualificazione in Champions League, centrata con relativa facilità anche grazie all&#8217;importante contributo del portierone bianconero. Quest&#8217;ultimo, nel 2008, vede probabilmente chiudersi il periodo d&#8217;oro della propria carriera (iniziato nel 2002/03), in cui il connubio tra capacità di lettura e forza fisica animalesca lo aveva reso il miglior portiere al mondo per distacco. Già nella stagione successiva, alcuni problemi fisici mineranno il rendimento di Buffon, che tornerà a esprimersi a livelli davvero altissimi, pur con uno stile meno esplosivo e più incentrato sulle letture, nel 2011/12.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="436" height="245" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/8e26278f60e54c4431b4258bbe706733_169_l.jpg" alt="" class="wp-image-22220" style="width:600px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/8e26278f60e54c4431b4258bbe706733_169_l.jpg 436w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/8e26278f60e54c4431b4258bbe706733_169_l-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri e Buffon</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Terzino destro: Ciro Ferrara</h2>



<p></p>



<p>Impostiamo la difesa secondo dei canoni vintage, con un terzino bloccato a bilanciare le scorribande di un altro laterale più di spinta. A fare buona guardia ci pensa <strong>Ciro Ferrara</strong>, al servizio di Ranieri nel 1991/92 e per i primi mesi del 1992/93. Proprio come la sopracitata Juventus di fine anni 2000, anche il <strong>Napoli </strong>dei primi anni &#8217;90 è una squadra in ricostruzione, obbligata a ripartire da ambizioni decisamente ridimensionate dopo la chiusura del ciclo <em>Maradoniano</em>. A ereditare la fascia di capitano appartenuta all&#8217;argentino è proprio Ferrara, che si impone tra i leader di un nuovo corso tecnico, destinato però a durare poco. Dopo una prima stagione più che soddisfacente, chiusa al quarto posto (valido per qualificarsi alla Coppa UEFA), il tragico avvio dell&#8217;annata successiva obbligò la dirigenza <em>partenopea </em>a sollevare Ranieri dal proprio incarico.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size"> Difensore centrale: John Terry</h2>



<p></p>



<p>Si potrebbero versare fiumi d&#8217;inchiostro sulle controversie legate alla figura di <strong>John Terry</strong>, uno dei bersagli preferiti dei tabloid inglesi per oltre 20 anni, motivo per cui ci soffermeremo unicamente sulle sue doti calcistiche. In quest&#8217;ambito, la bandiera del <strong>Chelsea </strong>teme pochi confronti con i migliori centrali della propria generazione, e in una formazione ideale che accetta di difendersi con un baricentro basso parliamo di un pilastro irrinunciabile. Terry è stato per quasi due decenni il volto di una squadra rocciosa e dannatamente solida, diventando un idolo di Stamford Bridge proprio nei 4 anni trascorsi al servizio di Ranieri, probabilmente il primo allenatore a credere davvero nelle sue capacità. In particolar modo dal 2002 al 2004, parallelamente al tramonto dell&#8217;anziano <strong>Marcel Desailly </strong>(tra i grandi esclusi di questa top 11), JT spicca il volo verso la Nazionale inglese, consacrandosi come uno dei migliori difensori della Premier League.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="640" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Claudio-Ranieri-and-John-Terry.jpg" alt="" class="wp-image-22219" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Claudio-Ranieri-and-John-Terry.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Claudio-Ranieri-and-John-Terry-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri e Terry</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Difensore centrale: Ricardo Carvalho</h2>



<p></p>



<p>La tentazione di riunire una delle migliori coppie difensive che il calcio inglese abbia mai ammirato era onestamente irresistibile, e abbiamo dunque colto l&#8217;occasione per includere anche <strong>Ricardo Carvalho </strong>in questa squadra dalla spina dorsale d&#8217;acciaio. Nonostante le annate migliori del longevo stopper portoghese siano state disputate nel granitico Chelsea di <strong>José Mourinho</strong>, con cui aveva appena vinto la Champions League giocando al <strong>Porto</strong>, abbiamo selezionato Carvalho in quanto giocatore del <strong>Monaco</strong>, allenato da Ranieri nel 2013/14. Arrivato a parametro zero dal <strong>Real Madrid</strong>, il trentacinquenne veterano si impone fin da subito tra i colonnelli dei monegaschi, capaci di issarsi da neopromossi al secondo posto della Ligue 1 alle spalle dell&#8217;irraggiungibile <strong>Paris Saint-Germain</strong>, qualificandosi in Champions per la prima volta dopo 10 anni. A fine stagione, Carvalho risulterà addirittura il giocatore col maggior minutaggio dell&#8217;intera squadra, a conferma del fatto che doti intangibili come il carisma non possono e non potranno mai invecchiare.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Terzino sinistro: Amedeo Carboni</h2>



<p></p>



<p>A presidiare la fascia sinistra con un&#8217;interpretazione del ruolo decisamente più offensiva, abbiamo inserito uno dei pochi calciatori italiani ad aver scritto le pagine migliori della propria carriera lontano al di fuori della Serie A. Parliamo infatti di <strong>Amedeo Carboni</strong>, arrivato al <strong>Valencia </strong>a fari spenti nell&#8217;estate del 1997; di lì a poco, un suo connazionale (inutile specificare di chi stiamo parlando) lo avrebbe raggiunto al Mestalla, incaricato di risollevare i <em>Murcielagos </em>dopo l&#8217;esonero lampo di <strong>Valdano</strong>. Dopo una prima stagione non priva di problemi (in primis una condotta disciplinare non eccelsa, come testimoniato da qualche cartellino rosso di troppo), è nel 1998/99 che il terzino toscano, in barba a una carta d&#8217;identità che gli attribuisce 33 anni, tocca picchi di rendimento mai abbastanza ricordati quando si parla di  fluidificanti mancini. Le strade di Carboni e Ranieri si sarebbero incrociate nuovamente nel 2004/05, stagione crepuscolare in cui, nonostante un Valencia giunto a fine ciclo, fecero in tempo ad aggiudicarsi la Supercoppa Europea ai danni del Porto, ultimo trofeo della longeva carriera dell&#8217;ormai trentanovenne Carboni.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mediano: Daniele De Rossi</h2>



<p></p>



<p>Se fosse Ranieri stesso a dover scegliere quale formazione ideale mandare in campo, non abbiamo alcun dubbio che <strong>Daniele De Rossi </strong>sarebbe probabilmente uno dei primissimi nomi a venire incluso nella distinta. Al di là della retorica sulla romanità e sul romanismo che da sempre li accomuna, se ci si limita a parlare del loro rapporto lavorativo, la collaborazione tra DDR e &#8220;Er Fettina&#8221; (soprannome appioppato in gioventù a Ranieri in quanto figlio di un macellaio) rimane indubbiamente di alto profilo. Nel settembre 2009 Ranieri arriva in una <strong>Roma</strong> in cerca di aria fresca dopo la rocambolesca chiusura della prima era di <strong>Spalletti</strong>, e contro ogni pronostico la trasforma nella rivale più credibile dell&#8217;<strong>Inter </strong><em>Tripletista </em>del già citato Mourinho. I capitolini rimarranno amaramente a mani vuote, ma De Rossi vive una delle annate individualmente più dominanti della propria carriera, andando addirittura in doppia cifra di reti per la prima e unica volta. Parliamo dunque di un altro prototipo di giocatore rispetto a quello allenato per la seconda volta da Ranieri sul finire della stagione 2018/19 (l&#8217;ultima di Daniele in <em>giallorosso</em>), che già da diversi anni aveva arretrato il proprio raggio d&#8217;azione. A discapito di un gigante del ruolo come <strong>Makélélé</strong>, lo schieriamo dunque davanti alla difesa, con tanto di fascia di capitano al braccio, a coordinare le operazioni in sala macchine.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="393" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BIG-De-Rossi-e-Ranieri.jpg" alt="" class="wp-image-22218" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BIG-De-Rossi-e-Ranieri.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BIG-De-Rossi-e-Ranieri-300x197.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri con De Rossi</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mezzala destra: N&#8217;Golo Kanté</h2>



<p></p>



<p>Non potevamo non includere l&#8217;ingrediente segreto della pietanza più buona mai cucinata da Claudio Ranieri. Nel corso della leggendaria annata 2015/16 infatti, vedendo un <strong>Leicester </strong>clamorosamente in fuga già in autunno, in molti iniziarono a interrogarsi su quali elementi di quella stupenda squadra sarebbero stati in grado di ripetersi ad alti livelli in futuro, magari in un top club. Ecco, già ai tempi, il giocatore su cui c&#8217;erano meno dubbi era proprio <strong>N&#8217;Golo Kanté</strong>, fondamentale per dominare un contesto come l&#8217;ultima Premier League pre-<strong>Guardiola.</strong> A farla da padrone, nel campionato inglese di quasi 10 anni fa, erano ancora l&#8217;assenza di controllo, la verticalità esasperata, e la tendenza di molte squadre ad allungarsi a più riprese. Insomma, tutti gli elementi necessari per mostrare al mondo le incredibili doti del piccolo centrocampista francese, che entra nella formazione titolare di Ranieri soltanto a fine settembre per poi non uscirne più fino al termine del campionato. In quei magici 8 mesi, Kanté non sembra avere eguali in Europa per la sua capacità di innescare transizioni a getto continuo, recuperando palloni a qualunque altezza del campo, il tutto nella sua prima stagione nel campionato fisicamente più esigente al mondo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Mezzala sinistra: Frank Lampard</h2>



<p></p>



<p>Bisogna iniziare ad aggiungere un po&#8217; di gol nelle gambe di una formazione fin qui abbastanza abbottonata; ecco, l&#8217;ultimo tassello della nostra mediana è un campionissimo, capace di realizzare più di 300 gol in carriera, pur giocando sempre da centrocampista puro. Basterebbero dunque i numeri a immortalare la grandezza di <strong>Frank Lampard</strong>, venuto al mondo solo per mostrare a tutti come si fa il <em>&#8220;box to box&#8221;</em>. Nonostante un certo feeling con l&#8217;area di rigore lo avesse già sviluppato in gioventù al <strong>West Ham</strong>, sarà proprio l&#8217;incontro con Ranieri al <strong>Chelsea </strong>a rappresentare una prima svolta nella sua parabola professionale; Claudio, favorito dalla grande cultura del lavoro di <em>&#8220;Lamps&#8221;</em>, riesce a limare ulteriormente i difetti di quest&#8217;ultimo, rendendolo un giocatore più cerebrale e coinvolto nello sviluppo della manovra, oltre a fargli curare maggiormente anche la fase difensiva. Di sicuro non ne tarpa il rendimento sottoporta, come testimoniano i 30 gol realizzati nelle 3 stagioni disputate al servizio di Ranieri dal 2001 al 2004.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Trequartista: Gianfranco Zola</h2>



<p></p>



<p>Qualcuno avrà probabilmente storto il naso leggendo della fascia di capitano assegnata a <strong>De Rossi</strong>, intuendo che ciò avrebbe comportato l&#8217;esclusione di <strong>Totti</strong> dalla Top 11. Ebbene, la scelta del trequartista è stata per distacco la più dolorosa da compiere, visto il livello sensazionale dei numeri 10 avuti a disposizione da Ranieri per oltre 30 anni. Oltre al <em>Pupone</em>, il casting includeva attori del calibro di <strong>Enzo Francescoli, Rui Costa</strong>, <strong><em>Alex </em>Del Piero</strong>, <strong>Pablo Aimar</strong>, <strong>James Rodriguez</strong> e persino <strong>Riyad Mahrez</strong>, annoverabile tra i fantasisti pur partendo dalla fascia destra. A strappare la maglia da titolare tuttavia è un gigante del nostro calcio mai abbastanza menzionato come <strong>Gianfranco Zola</strong>, che con 186 presenze è il giocatore più impiegato da Sir Claudio tra quelli presenti in questa squadra. I due si sono infatti incrociati sia al <strong>Napoli</strong> che al <strong>Chelsea</strong>; vista la presenza di <strong>Terry </strong>e <strong>Lampard</strong>, occorre dunque specificare che in questo caso il campione <em>sardo</em> è selezionabile unicamente come calciatore <em>azzurro</em>. In Campania, Zola e Ranieri erano ancora rispettivamente una venticinquenne mezzapunta in rampa di lancio, ed un giovane tecnico alla prima esperienza in una <em>big</em>. A Londra invece, Er Fettina trova uno spogliatoio rivoltatosi contro <strong>Gianluca Vialli </strong>(episodio che ne segnerà il precoce declino da allenatore), in cui Zola si è già da tempo consacrato come uno dei volti per eccellenza della Premier League. Pur non avendo più lo spunto dei giorni migliori, <em>Magic Box </em>(suo iconico ed esplicativo soprannome) avrebbe continuato ad incantare il pubblico inglese fino alla veneranda età di 37 anni, tornando in Italia nel 2003 per riportare in Serie A il <strong>Cagliari</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="738" height="548" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/zola-ranieri.png" alt="" class="wp-image-22217" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/zola-ranieri.png 738w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/zola-ranieri-300x223.png 300w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ranieri e Zola</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Attaccante: Gabriel Batistuta</h2>



<p></p>



<p>I 4 anni di Ranieri alla <strong>Fiorentina</strong>, uno dei club dove un girovago come lui si è trattenuto più a lungo, meritavano un degno rappresentante sul terreno di gioco. Uno che la maglia viola l&#8217;ha indossata piuttosto degnamente, per usare un eufemismo, è stato ovviamente <strong>Gabriel Omar Batistuta</strong>, la cui mitologia personale da eroe omerico del pallone è ben nota a tutti quelli che hanno avuto modo di ammirarne le prodezze <em>&#8220;à-la <strong>Mark Lenders</strong>&#8220;</em>. Così come per l&#8217;indimenticabile centravanti-bullo di <strong><em>Holly e Benji</em></strong>, la brutalità negli ultimi 20 metri di <em>Batigol </em>lo rendeva quasi intimidatorio agli occhi delle migliori difese al mondo. Tra il 1993 e il 1997, Ranieri ha in mano una vera e propria arma letale, capace di realizzare 95 delle 208 reti complessive da lui segnate con la Fiorentina, in una lunga storia d&#8217;amore non priva di momenti difficili. L&#8217;ex allenatore del Napoli viene infatti ingaggiato per risollevare i <em>Gigliati </em>dalle secche della Serie B, ottenendo una promozione più che agevole. Nei 3 anni successivi, pur non essendo mai stata davvero competitiva per lo scudetto, la Fiorentina conquista ugualmente due titoli, marchiati a fuoco da Batistuta: una Coppa Italia vinta da capocannoniere, e una Supercoppa in cui l&#8217;argentino fa a brandelli il <strong>Milan </strong>di <strong>Tabárez </strong>a San Siro. La miglior stagione individuale del<em> Re Leone </em>tuttavia rimane quella del 1994/95, in cui si laurea per la prima volta <em>top scorer </em>della Serie A pur militando in una squadra arrivata decima. Insomma, semplicemente cose da Batistuta.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Attaccante: Jamie Vardy</h2>



<p></p>



<p>In quel magico 1994/95, <strong>Batistuta </strong>partì letteralmente a razzo, andando a segno consecutivamente nelle prime 11 giornate di campionato, e stabilendo dunque un prestigioso primato per la Serie A. Lo stesso identico record, ma in questo caso in Premier League, sarebbe stato infranto poco più di 20 anni dopo da un altro numero 9 allenato da Ranieri, ma con caratteristiche ben diverse rispetto a Batistuta. Se lo stile di gioco di quest&#8217;ultimo era tuonante e iracondo, quello di <strong>Jamie Vardy </strong>è invece elettrico e frenetico, proprio come le lattine di Red Bull da lui consumate copiosamente prima di ogni partita. Una dieta un po&#8217; sui generis, per carità, ma che, come gli spinaci per <em>Braccio di Ferro</em>, sembrava poter dare dei poteri sovrannaturali a quest&#8217;attaccante davvero unico. Ecco, è lecito dunque pensare che nell&#8217;anno domini 2015/16 Vardy ne consumasse in quantità industriale, visti i risultati suoi e di un <strong>Leicester </strong>capace di esaltarne al meglio le doti da autentico dominatore della profondità. Ispirato dalle manovre vertiginosamente dirette delle <em>Foxes</em>, Vardy realizza 24 gol pesanti come macigni nella folle corsa al titolo inglese, oltre a incoronarlo come miglior giocatore della Premier League. Proprio lui, che per debuttare in massima serie aveva dovuto aspettare di compiere 27 anni. Un antidivo davvero perfetto per completare l&#8217;11 dei sogni del più antidivo di tutti tra gli allenatori.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-22216" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/7b2e973e7896817495b0ae7f7c5141fa8b83ab7b.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jamie Vardy e Claudio Ranieri</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"></p>



<p class="has-small-font-size"></p>



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		<title>Sir Claudio Ranieri, da capitano del Catanzaro a baronetto di Leicester</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/08/sir-claudio-ranieri-da-capitano-del-catanzaro-a-baronetto-di-leicester.html">Sir Claudio Ranieri, da capitano del Catanzaro a baronetto di Leicester</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Non molto tempo fa, occupandomi di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/11/jurgen-klopp-il-disertore.html">Klopp </a></strong>per tracciarne un ritratto, mi sono imbattuto in una tra le più singolari carriere di allenatore che abbia incontrato avendo il carismatico Jurgen guidato  solo tre squadre: il Mainz e il Borussia Dortmund in Germania e il Liverpool in Inghilterra. Certo, vista l’età, 57, è ipotizzabile che la sua carriera non sia affatto conclusa, ma fa comunque effetto vedere la tabella riassuntiva del suo curriculum formata da sole tre tacche, specialmente per un tecnico della sua fama, del suo carisma e dei suoi successi. E specialmente se paragonata anche a quella di molti suoi colleghi, come per esempio di <strong>Claudio Ranieri</strong>, di cui mi accingo a occuparmi.</p>



<p>È pur vero che il nostro baronetto di borgata di anni ne ha un po’ di più, 73, e che di questi ne ha passati quasi 40 a guidare squadre di calcio contro gli appena 23 del tedesco, ma resta comunque impressionante, se messe vicine, il confronto tra il numero di esperienze diverse tra i due. Delle tre di <strong>Klopp </strong>si è già detto, ma il numero di quello di <strong>Ranieri </strong>è veramente da non credere: 24!! Al di là di questa enorme discrepanza, sono invece molteplici gli aspetti che accomunano questi due grandi tecnici il più evidente dei quali, perla quasi rarissima nel mondo del pallone, è la grande educazione, la signorilità dei modi accostata da un’intelligenza che ne impreziosisce ulteriormente il profilo.</p>



<p>Pochi giorni fa è scomparso senza coglierci di sorpresa, ma lasciandoci sgomenti per vuoto e dolore diffuso e condiviso, un altro baronetto del Calcio:<a href="https://gameofgoals.it/2024/08/26/ciao-scandinavo-latino-omaggio-a-sven-goran-eriksson.html"> <strong>Sven Goran Eriksson</strong></a>, altro fulgido esempio di signorilità. Mi fermo un attimo, in silenzio…</p>



<p>Torno alle nostre note. Senza voler offendere nessun singolo o alcuna popolazione o tifoseria, possiamo sostenere che <strong>Ranieri </strong>sia un romano atipico, un romanaccio di borgata, appunto e per giunta romanista, la cui compostezza di modi, il cui aplomb britannico, esibito peraltro molto prima di allenare in Inghilterra, fanno a pugni con il cliché, abusato fin che si vuole ma anche piuttosto aderente alla realtà, con cui siamo abituati a riconoscere i capitolini doc, caciaroni quanto pittoreschi, specialmente se di fede giallorossa. </p>



<p><strong>Ranieri </strong>è stato soprattutto un camaleonte sincero, lontano dall’opportunismo e dalla faciloneria, uno che ha cambiato mille bandiere interpretando però quasi sempre il ruolo di alfiere designato, di portabandiera naturale. La sua serietà, prima ancora del suo essere professionista, lo ha portato anche da giocatore a spendere tutto se stesso per la causa, per la maglia. La sua carriera da giocatore, piuttosto breve essendo durata tredici anni, lo ha visto indossare solo quattro casacche, tre se escludiamo quella della Roma con cui esordì ma con cui giocò solo sei gare: Catanzaro, Catania e Palermo, tre compagini quindi del profondo Sud. </p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="583" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/ranieri-catanzaro-761495.png" alt="" class="wp-image-21234" style="width:550px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/ranieri-catanzaro-761495.png 583w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/ranieri-catanzaro-761495-219x300.png 219w" sizes="(max-width: 583px) 100vw, 583px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Ranieri da calciatore, simbolo del Catanzaro anni &#8217;80</figcaption></figure>



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<p>Parliamo di un periodo a cavallo tra la metà degli anni settanta alla metà degli ottanta e la maglia della squadra calabra, non a caso giallorossa come quella da lui amata fin da bambino, è diventata la sua seconda pelle fino a diventarne l’indiscusso Capitano, oltre che il giocatore con il maggior numero di presenze in Serie A. </p>



<p>Era un Catanzaro abituato in quegli anni a fare la spola tra massima serie e cadetteria e nella quale le figure più rappresentative e note erano<strong> Gianni Di Marzio</strong>, allenatore loquace, e <strong>Massimo Palanca</strong>, attaccante famoso per i gol impossibili. Un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/20/fabio-quagliarella-lartista-e-il-girovago-del-gol.html">Quagliarella </a></strong>ante litteram, insomma. Al di là, però, di queste figure carismatiche o di altre poi diventate famose, come il <strong>Turone </strong>della &#8220;questione di centimetri&#8221;… o di <strong>Menichini</strong>, altro futuro romanista, la fascia di Capitano era sempre al braccio di questo giovinotto moro, scuro di carnagione e con un cespuglio folto in testa. </p>



<p>Ero ancora un collezionista di figurine, cosa anomala visti i miei vent’anni suonati e visto che allora quella pratica era considerata &#8220;roba da bambini&#8221;, ma mai avevo fatto caso al fatto che questo <strong>Claudio Ranieri </strong>non fosse di Catanzaro, o almeno calabrese. Me ne accorsi solo quando nell’83 lo trovai con la magli rosso azzurra del Catania. Avevo trent’anni, e facevo ancora la raccolta delle figurine, anzi, diciamo che la facevo già, dal momento che anche adesso che ho valicato i settanta me ne diletto con sommo godimento.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/260078-x6ll2a-RanieriRoma-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-21236" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/260078-x6ll2a-RanieriRoma-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/260078-x6ll2a-RanieriRoma-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/260078-x6ll2a-RanieriRoma-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/260078-x6ll2a-RanieriRoma.jpg 1408w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Ranieri ai tempi della Roma</figcaption></figure>



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<p>Tutto questo per dire che <em>Sir </em>Claudio era già così fin da giovane, fin da calciatore: un uomo capace di amare profondamente la propria piazza e, nel contempo, di essere amato da essa nel presente e nel futuro. Ciò che capitò a Catanzaro cinquant’anni fa, si è ripetuto poi infatti puntualmente in quasi tutti gli ambienti in cui ha allenato in una carriera che, come si è già detto, è stata lunghissima e molto variegata. Quasi tutti, perché il carattere, la signorilità e l’onestà intellettuale, lontanissima da certe logiche di potere di quest’uomo senza compromessi, l’hanno fatto amare più delle tifoserie e da quelle realtà abituate a lottare nelle retrovie che in quelle, pur frequentate, dove gli obiettivi erano più alti o più altisonanti. È un po’ come se il marchio del Catanzaro non l’abbia mai lasciato. </p>



<p>Eppure, si diceva, il suo valore e i suoi risultati hanno convinto molte piazze importanti, in Italia e all’estero, a rivolgersi a lui, specialmente per risollevarsi da crisi prolungate o inspiegabili. È il caso di Juve, Inter, Napoli, Fiorentina, la stessa Roma in Italia e di Atletico Madrid, Chelsea, Valencia e Monaco fuori confini.<br>Da tutte queste esperienze, <strong>Ranieri </strong>è uscito a testa alta, senza  lasciare gloria ma neppure detriti. Ben diverse sono le sue avventure nei piccoli club, in quelli dove si lotta per una pagnotta magra e dove il successo è spesso rappresentato dal salvare la pelle. A Cagliari, dove ha condotto la prima panchina nell’88 e dove poi ha concluso la carriera quest’anno, gli intitolano grati vie e giardini come a<strong> Gigi Riva</strong>, nella Genova blucerchiata il suo nome è luminoso e intoccabile.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/GOAL-Blank-WEB-Facebook-88.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-21237" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/GOAL-Blank-WEB-Facebook-88.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/GOAL-Blank-WEB-Facebook-88.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/GOAL-Blank-WEB-Facebook-88.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/GOAL-Blank-WEB-Facebook-88.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/GOAL-Blank-WEB-Facebook-88.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ultima esperienza in panchina: Claudio Ranieri che salva il Cagliari in Serie A</figcaption></figure>



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<p>Al di là, quindi, della sua longevità e della caratteristica di aver giocatoo tutti e quattro i derby storici del nostro Campionato, ma soltanto su una delle due panchine (Roma, Juve, Inter e Samp), l’epicità di Claudio si lega sempre al sudore dei bassifondi, ai calcoli per non annegare o per risalire, allo sporcarsi ogni indumento mantenendo intatto l’aplomb e la testa alta di chi è rimasto onesto e ha fatto tutto il possibile.</p>



<p>Ma c’è un’anomalia nella vita di questo straordinario signore. Un’anomalia impensabile prima che succedesse, improbabile, irreale e bellissima mentre succedeva, incredibile, ai limiti del leggendario, ancor oggi che è successa, storicizzata e resa indimenticabile da chi da vicino l’ha vissuta. Nel 2014, dieci anni fa, <strong>Ranieri </strong>corona il suo sogno, ancora attuale in verità, di guidare una Nazionale e risponde all’invito della Federazione greca. Non è un’esperienza felice e il soggiorno ellenico si conclude dopo pochi mesi, rischiando di costare al tecnico romano un periodo di crisi per mancanza di autostima, ma, come si sul dire, quando si chiude una porta, spesso si apre un portone. </p>



<p>Quando nel luglio del 2015, i dirigenti del Leicester lo chiamano a sostituire <strong>Nigel Pearson</strong>, a Claudio più che un portone appare uno spiraglio, anche angusto, ma forse scatta e riaffiora in lui l’antica foga catanzarese. Del resto, questa pugnace, storica ma piccola società inglese assomiglia più alle nostre Catanzaro, Cagliari e Samp che non a Juve, Inter, Milan ecc. </p>



<p>Ciò che accade nella Premier 2015/2016 è qualcosa di inatteso, clamoroso e impossibile da credere nello stesso tempo e anche noi italiani, che avevamo già assistito agli exploit di Lazio, Verona, Fiorentina e Cagliari, rimaniamo senza parole. Questo miracolo sportivo, per dimensione, bellezza e umanità, supera ogni precedente. Quell’umanità, fragile e fortissima nello stesso tempo, ha la figura diritta come un fuso del vecchio Capitano del Catanzaro, del romanista romanaccio che ha l’ironia con la sintassi corretta, del Baronetto felice che fa finta di avere il raffreddore per camuffare l’acquolina agli occhi. È il trionfo dell’umiltà e del lavoro pulito, è l’apoteosi di un sogno che si è realizzato prima ancora di nascere.</p>



<p>Quel trionfo, quella vittoria in barba a tutto e a tutti, non ha però cambiato di un centimetro la statura di <strong>Ranieri</strong>, non gli ha cambiato la testa, il cuore e il carattere. Ed è tornato, se mai l’aveva smesso a essere se stesso. Uomini così, come anche <strong>Klopp</strong>, come era <strong>Eriksson</strong>, sono più forti delle cose che fanno. E sono più veri delle cose che si ricorderanno di loro. Molto più veri. </p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">La grande impresa di Ranieri: lo scudetto vinto a Leicester</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/08/sir-claudio-ranieri-da-capitano-del-catanzaro-a-baronetto-di-leicester.html">Sir Claudio Ranieri, da capitano del Catanzaro a baronetto di Leicester</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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