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	<title>genio Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>genio Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Elogio di un genio di provincia: Matthew Le Tissier</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[genio]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella nostra cultura esiste un pregiudizio radicato che, se vogliamo essere onesti, possiede un qualche fondamento: il calcio inglese negli anni &#8217;90 era lontano dal [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/01/elogio-di-un-genio-di-provincia-matthew-le-tissier.html">Elogio di un genio di provincia: Matthew Le Tissier</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nella nostra cultura esiste un pregiudizio radicato che, se vogliamo essere onesti, possiede un qualche fondamento: il calcio inglese negli anni &#8217;90 era lontano dal nostro, per valori individuali, collettivi, <em>coolness</em>, successi internazionali, palloni d&#8217;oro. </p>



<p>Il mondo aveva puntato i riflettori su di noi dopo Spagna 1982, perché i soldi veri circolavano in serie A, e se l&#8217;Inghilterra all&#8217;inizio si era permessa di reagire al nostro glamour con una scrollata di spalle, perché nonostante tutto le coppe finivano dai sudditi di <em>Sua Maestà</em> più che nel <em>Belpaese</em> (nel 1984, noi italiani ne abbiamo incamerate 2, loro molte di più), la tragedia dell&#8217;<strong>Heysel</strong> chiudeva per sempre la stagione trionfale dei britannici e trasformava l&#8217;isola nel grande buco nero dello sport moderno, in un oggetto misterioso, lontano dal clamore mediatico che circondava il campionato più bello del mondo. </p>



<p>Noi, nel frattempo, complici i soldi di un noto imprenditore brianzolo, davamo invece inizio ai nostri <em>giorni del cielo</em>, trasformandoci sul finire del decennio in una superpotenza senza paragoni, come documentano anche i cammini trionfali di molte squadre italiane nelle coppe europee del 1990, forse l&#8217;anno in cui il campionato italiano ha toccato in assoluto il proprio apogeo. Gli inglesi conservavano un certo orgoglio ed erano bravissimi a fare del calcio materia letteraria &#8211; basti pensare al successo impossibile dell&#8217;Arsenal nel 1989, quello reso immortale da <strong>Nick Hornby</strong>, quello che chiude idealmente il decennio più doloroso della storia moderna del Regno Unito &#8211; ma i fuoriclasse veri erano quasi tutti da noi, anche perché non aveva molto senso, per i primi giocatori del mondo, esiliarsi in un campionato che non dava loro l&#8217;accesso all&#8217;Europa e che li pagava molto meno di quanto non facessero le società italiane.</p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="637" height="1000" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/71t0g7aoSXL._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-17088" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/71t0g7aoSXL._AC_UF10001000_QL80_.jpg 637w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/71t0g7aoSXL._AC_UF10001000_QL80_-191x300.jpg 191w" sizes="(max-width: 637px) 100vw, 637px" /><figcaption class="wp-element-caption">Febbre a novanta, celeberrimo romanzo di Nick Hornby</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Serviranno <strong>Sir Alex </strong>e la sua lenta ascesa verso i vertici dell&#8217;Europa per riscattare ai nostri occhi non solo il football esiliato della seconda metà degli anni &#8217;80, ma anche quello della prima Premier League, e il riscatto rimane comunque, a suo modo, appesantito dall&#8217;alone del sospetto: il fascino di quei campi che spuntano nel nulla, nel bel bezzo di quartieri residenziali anonimi, della pioggia incessante, di una durezza fisica che spesso sfocia nella cattiveria, di rimonte e imprese che possono esistere solo in Inghilterra, e anche un numero di successi europei tutto sommato notevole, non sono sufficienti a cancellare agli occhi dei tifosi italiani del tutto il sospetto che, insomma, il campionato nostrano rimanesse <em>un&#8217;altra cosa</em>. Ripeto: la convinzione non è campata per aria, perché la conta dei campioni e dei trionfi pende decisamente dalla nostra parte, per gli inglesi gli anni &#8217;90 sono quelli della resurrezione, mentre per noi sono quelli dell&#8217;egemonia quasi incontrastata, un&#8217;egemonia che avrebbe potuto regalarci peraltro diversi successi in più.</p>



<p>Ciononostante, io sono convinto del fatto che il calcio inglese del tempo, ancora piuttosto distante dal glamour della <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/08/23/la-top-11-dei-30-anni-di-premier-league.html">Premier League</a></strong> di arabi e russi, possedesse un fascino magico tutto suo, un equilibrio che ne rappresenta la cifra estetica da sempre (solo il <em>brasileirao</em> è in grado di competere, sotto questo profilo), e che, soprattutto, avesse consentito al suo folto pubblico (le tribune dei rinnovati impianti inglesi erano sempre, davvero sempre gremite fino all&#8217;orlo) di ammirare le gesta di alcuni campioni indimenticabili. Uno di loro, e arrivo finalmente al punto, si chiamava (e si chiama), <strong>Matthew Le Tissier</strong>, ed era un&#8217;anomalia vivente in grado di guadagnarsi l&#8217;amore anche di coloro che alle asperità e al forcing britannico classico preferivano la ricerca della qualità.</p>



<p><strong>Matthew</strong> era un inglese anomalo sin dalla nascita, perché era venuto al mondo in un&#8217;isoletta della Manica che cade sotto dominio della Corona per via di qualche antico decreto risalente all&#8217;epoca dei Normanni, ma che era di fatto popolata dai francesi. In più, era alto e grosso, come molti giocatori britannici, ma nel suo caso la parola grosso significava anche &#8211; per usare un eufemismo &#8211; non esattamente in linea con la dittatura dell&#8217;agonismo che dominava il calcio degli anni &#8217;90, il maggiore lascito della<em> cometa sacchiana</em>, e che era in ogni caso l&#8217;ingrediente immancabile del calcio britannico sin dai suoi albori: in Inghilterra si corre e si picchia, non c&#8217;è mai un momento di tregua, e chissenefrega se i piedi non sono sempre educatissimi e se la tattica è merce rara, i sempre calorosi e fedelissimi tifosi che trasformano in un catino anche l&#8217;ultimo stadio di provincia si divertono di più così. </p>



<p><strong>Le Tissier</strong>, anche quando era un ragazzo, aveva la pancetta da birra e sembrava poco propenso a correre per novanta minuti; giocava a un ritmo tutto suo, molto più simile a quello cadenzato, morbido e <em>antimoderno</em> del calcio sudamericano. <strong>Le Tissier</strong> era un anglo-francese che assomigliava ai<strong> Raì </strong>e ai<strong> Riquelme</strong>, ai <strong>Valderrama</strong> piuttosto che agli straordinari tuttocampisti che hanno nobilitato il calcio inglese nel corso di tutta la sua storia (universali come <strong>Charlton</strong>, <strong>Lampard</strong>, <strong>Gerrard</strong>, <strong>Robson</strong> e decine di altri più o meno &#8220;minori&#8221;, penso anche solo a <strong>Perryman</strong> del Tottenham o a <strong>Rocastle</strong> dell&#8217;Arsenal). Aveva, in altre parole, sbagliato paese e anche sbagliato epoca, e in più giocava in un calcio che, al di fuori dei confini del Regno, in molti snobbavano ancora come &#8220;minore&#8221;, o comunque di seconda fascia.</p>



<p>Come è possibile quindi che sia diventato non solo uno dei giocatori inglesi più celebrati e amati del decennio, ma anche l&#8217;idolo di una piccola ma nutrita schiera di ammiratori in tutta Europa e probabilmente anche nel resto del mondo?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«In una Tv catalana, c&#8217;era un programma di mezz&#8217;ora ogni lunedì, in cui facevano vedere i migliori gol della Premier League. Le Tissier c&#8217;era sempre, ogni settimana. Faceva dei gol assurdi. Persino oltraggiosi. Mi chiedevo: ma perché rimane al Southampton? Potrebbe giocare con chiunque. In casa, eravamo tutti fissati per lui</em>»</p>
<cite>Xavi Hernández</cite></blockquote>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Così<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi&nbsp;Hernández</a></strong> riassunse in poche parole l&#8217;ammirazione e la convinzione che accomunava tantissimi ragazzini europei, tra i quali, naturalmente, c&#8217;era anche il sottoscritto, che aspettava di poter vedere i gol del campionato inglese per ammirare la corsa infinita e la classe cristallina di<strong> Ryan Giggs</strong>, i colpi di genio di <strong>Cantona</strong> e forse, più di ogni altra cosa, le magie del colosso di <strong>Guernsey</strong>, il trequartista in leggero sovrappeso che sembrava calato in campo da una navicella proveniente da qualche stagione remota, qualcosa come il 1961/962, e che ciononostante era capace di magie quasi senza eguali anche nel ricco panorama del tempo: esistono i giocatori che arrivano dal futuro e anche quelli che arrivano dal passato. Entrambi hanno forse sbagliato epoca, ma per quelli del passato affermarsi è molto più complicato, perché la storia li ha già in qualche modo superati: ecco perché vedere in campo <strong><mark class="has-inline-color has-vivid-red-color">Le God</mark></strong> era quasi un&#8217;esperienza surreale, <strong>Matthew</strong> era davvero il figlio di un&#8217;estetica che il mondo aveva già archiviato, eppure, forse anche per questo, era un giocatore meraviglioso e imprevedibile.</p>



<p>Non solo: meraviglioso ed efficace. Colpevolmente, non ho ancora parlato della squadra di club che l&#8217;ha eletto a Dio, il <strong>Southampton</strong>, ma rimedio subito: il <strong>Southampton</strong>, piccolo club del sud che nella storia del calcio britannico occupa una delle posizioni di rincalzo, negli anni in cui <strong><em>Le God</em></strong> infiamma con le sue giocate da antologia le tribune del <em>The Dell</em> vive le stagioni migliori della sua poco gloriosa storia, conquistandosi addirittura un settimo posto a fine anni &#8217;80, un decimo posto nel 1995, poi un dodicesimo posto, e in ogni caso salvandosi regolarmente, senza troppi affanni, per ben tredici stagioni di fila.</p>



<p>Lo stadio <em>The Dell</em> merita un capitolo a parte, perché era il teatro ideale dove ammirare le gesta del Dio; <em>The Dell</em> sorgeva nel bel mezzo della città ed era una vestigia dell&#8217;epoca Vittoriana, essendo stato costruito a fine &#8216;800: come <strong>Le Tissier</strong>, anche il suo teatro dei sogni era un reduce, un&#8217;incomprensibile anticaglia nell&#8217;era moderna, ma anche per questo era così ricco di fascino, ed è stato bello che proprio <strong>Matthew</strong>, nel 2001, quando era oramai di fatto un ex giocatore, sia sceso in campo per mettere a segno, contro l&#8217;Arsenal dei futuri invincibili, l&#8217;ultimo gol segnato sul prato del suo vecchio stadio, quel prato che tanto gli somigliava.</p>



<p>Come dicevo, a dispetto di tutto, quasi contro la sua stessa logica, il calcio flemmatico e rilassato di <strong>Le Tissier</strong>, quell&#8217;esperienza surreale, era anche tremendamente efficace: Matthew gioca da atipico numero dieci eppure, essendo in grado di calciare da qualsiasi posizione e con una facilità imbarazzante, alla stregua del miglior <strong>Totti</strong>, in due occasioni supera i venti gol a stagione, in diverse altre sfiora la ventina ed è praticamente sempre in doppia cifra; in più, inventa dribbling, improbabili <em>croquete </em>e assist che sfidano il tempo della giocata fermandolo. <strong>Le Tissier</strong> inventa colpi di genio <em>camminando</em>, come avrebbe fatto un altro superbo talento irregolare come<strong> Antonio Cassano.</strong></p>



<p></p>



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<p></p>



<p>Il capitolo nero della sua carriera è purtroppo l&#8217;Inghilterra: anche per le sue limitate risorse fisiche, <strong>Matthew</strong> ha bisogno di una squadra che giochi per lui, e questo non è possibile quando hai al tuo fianco i migliori giocatori del tuo paese. Ecco così che <strong>Le Tissier</strong> viene convocato raramente dai vari CT che si avvicendano negli anni &#8217;90 e che la sua ultima apparizione con la maglia dei Tre Leoni coincide con il successo degli azzurri a Wembley nel 1997, quello vergato da uno <strong>Zola</strong> ispiratissimo e da un <strong>Cannavaro</strong> già in versione mastino: la sua prestazione a dire il vero non è malvagia, <strong>Matthew</strong> sfiora anche il gol del pareggio, ma la sconfitta soffia nelle trombe di chi lo vede solo come un fuoriclasse di provincia e lo condanna a essere escluso definitivamente dalla nazionale. Poco male, in ogni caso, per chi ha ammirato i suoi sortilegi nel corso degli anni &#8217;90: per lui, esattamente come per i suoi innamoratissimi tifosi, <strong>Le Tissier</strong> sarà sempre<strong> <em>Le God</em></strong>, il genio di provincia, uno degli anacronismi più belli e indecifrabili della storia del calcio.</p>



<p></p>



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		<title>Diego Armando Maradona, genio eterno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:40:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I nostri podcast]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[diego armando maradona]]></category>
		<category><![CDATA[genio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato uno dei più straordinari fuoriclasse della storia. Un genio capace delle magie più impensabili, ma anche vittima di una vita sempre condotta al [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È stato uno dei più straordinari fuoriclasse della storia. Un genio capace delle magie più impensabili, ma anche vittima di una vita sempre condotta al limite. Un personaggio destinato a infiammare i cuori di tutti gli appassionati, ma anche a dividere l&#8217;opinione pubblica.<br>Una figura che mai sarà dimenticata.<br>È <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/10/30/la-magia-del-pibe-de-oro-le-10-partite-che-piu-mi-hanno-stregato-di-diego-armando-maradona.html">Diego Armando</a> <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a></strong>, ed ecco il nostro podcast su di lui.</p>



<p></p>



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