Il pagellone del Mondiale 2026: super Spagna, infinito Messi, amarezza Francia…

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Immagine di copertina Cambio di testimone: il titolo passa dall’Argentina di Scaloni alla Spagna di de La Fuente

Si è concluso il Mondiale 2026 con la vittoria della Spagna. Complimenti alla nazionale di de La Fuente che ha vinto la Coppa del mondo con assoluto merito. Di seguito offro una personale valutazione di questa Coppa del mondo, che come spettacolarità e qualità generale per me è stata inferiore a quella del 2022 (soprattutto nell’ultimo atto, dove siamo passati da quella che forse è stata la più entusiasmante finale di sempre a una delle più noiose), ma ha comunque saputo regalare storie incredibili.

Voto 10

La Spagna e Lionel Messi

La Spagna, come detto, ha vinto il titolo in modo assolutamente meritato. Lo ha fatto con uno Yamal normale e un Pedri in panchina, teoricamente i due giocatori più dotati del gruppo, a dimostrazione dell’impianto collettivo meraviglioso messo in piedi da de La Fuente. Lo ha fatto con il solito gioco avvolgente, anche se meno brillante di quello di Euro 2024. Lo ha fatto con una difesa perfetta, che ha subito una sola rete e ha dimostrato solidità, compattezza e qualità. Da Cubasì a Cucurella, da Rodri a Dani Olmo, sono stati tanti i volti copertina, anche se è stata soprattutto la vittoria del collettivo e, appunto, delle idee di controllo degli spazi e della manovra – ma anche estremamente pragmatiche – di de La Fuente. La Spagna 2010 rimane di un altro pianeta per doti individuali, questa comunque ha saputo arrivare al titolo con il principio della Squadra sopra ogni cosa.

Il massimo dei voti va anche a Lionel Messi. La vittoria in Qatar, al termine di una competizione maradoniana, sembrava il suo canto del cigno, il coronamento finale su una carriera leggendaria. Invece Leo ha voluto esserci ancora a difendere il titolo nel 2026, dimostrando un coraggio straordinario e facendo rosicare ancora una volta quella schiera di detrattori che non lo apprezza, perché semplicemente non apprezza il calcio. Messi ha trascinato l’Argentina in finale a suon di prestazioni monumentali, con otto gol e quattro assist, e risultando sempre il migliore in campo, tranne che contro la Svizzera nei quarti e in finale contro la Spagna, dove onestamente di più non poteva fare. Rimane il marchio leggendario di un fenomeno eterno, senza tempo. E se il titolo di “miglior giocatore del Mondiale” gli fu ingiustamente assegnato nel 2014, questo gli è stato ingiustamente tolto. Nessuno come lui, ancora una volta.

Voto 9

La Norvegia di Erling Håland e Kylian Mbappé

La Norvegia è stata la squadra simpatia di questi Mondiali. Ha giocato un grande calcio, ha eliminato il Brasile al termine di una grande prova di squadra, ha avuto anche una dose di sfortuna nel match dei quarti contro l’Inghilterra tra reti annullati e traverse… E ha portato alla ribalta tutta la vena di Erling Håland, centravanti per eccellenza, cecchino che sembra rinverdire per certi aspetti il mito di Gerd Müller. I due gol al Brasile, in particolare, sono una gemma da tramandare ai posteri.

Kylian Mbappé è stato invece il capocannoniere del Mondiale con 10 gol, reti che gli hanno permesso di diventare il miglior marcatore all time della competizione, con 22 centri in 22 partite: mostruoso. Merita il Pallone d’oro, anche se non ha vinto nulla: ma per lui parlano i tre titoli di capocannoniere di Liga, Champions e Mondiale. Con un Messi che oramai ha lasciato il calcio che conta, Kiki è da tre anni almeno il miglior calciatore del mondo. Se la Francia non ha vinto e non ha tenuto fede al pronostico, lui è l’ultimo dei colpevoli. E anche contro la Spagna è stato il più pericoloso dei suoi in attacco, uno dei pochi a provarci.

Voto 8

Il VAR e Jude Bellingham

Inutile girarci attorno: il VAR ha ridotto sensibilmente gli errori e anche le scelte arbitrali inizialmente sbagliate sono state nel caso cambiate da una decisione presa in sala video, che ha analizzato davvero ciò che è successo sul campo. I soliti complottisti della domenica si mettano l’animo in pace: con il VAR, che piaccia o meno, gli errori vengono limitati e le polemiche stanno a zero.

Jude Bellingham, ancora più di Harry Kane, è stato il volto dell’Inghilterra giunta sul podio. Sette reti e prestazioni che sono letteralmente decollate nella fase a eliminazione diretta, pur se contro l’Argentina in semifinale è mancato il guizzo, anche a causa della scellerata tattica difensiva di Tuchel. Chiude comunque un Mondiale da grande protagonista, riannodando quel filo che pareva un po’ spezzato con la sua prima stagione madridista, il 2023-2024.

Voto 7

Capo Verde e Charles De Ketelaere

Forse la più bella favola del Mondiale, quella di Capo Verde. Con il portiere-copertina Vozinha, diventato eroe a 40 anni di una Nazionale che, dopo aver fermato la Spagna futura vincitrice, ha sfiorato l’impresa contro l’Argentina, costringendola ai supplementari. Da oggi Capo Verde si scopre amante del calcio e non più solo del surf, che lì è lo sport nazionale. E Vozinha diventerà un’icona popolare come Mitu Monteiro.

L’attaccante dell’Atalanta, autore di tre reti, è stato invece il volto migliore del campionato italiano, che ha confermato in questo Mondiale di avere oramai un ruolo marginale ai massimi livelli internazionali. Due gol fantastici agli Stati Uniti e uno alla Spagna (l’unico subito dalla squadra campione mondiale), Charles De Ketelaere ha confermato in questo Mondiale non solo di essere un attaccante che sa fare molte cose in campo, ma anche di aver acquisito quella freddezza e quella mentalità da grande giocatore.

Voto 6

Cristiano Ronaldo e Lamine Yamal

Il vecchio leone e il giovane leopardo. Accomunati da un Mondiale a corrente alterna. Cristiano Ronaldo è andato meglio che nel pessimo 2022: ha segnato tre gol, anche se due contro il derelitto Uzbekistan, si è impegnato, ha lottato, ci ha messo cuore e anima. Il suo Portogallo avrebbe potuto già uscire nei sedicesimi contro la Croazia, quando ha a lungo subito sul piano del gioco. Ma è riuscito con fortuna ad andare avanti. Con la Spagna la squadra ha giocato una partita anche alla pari per larghi tratti, cedendo sul rettilineo finale. Per Cristiano un’uscita di scena triste, ma non da sconfitto. Il suo Mondiale è complessivamente sufficiente.

A proposito di Spagna, sufficienza stiracchiata anche per la stellina Lamine Yamal. Un solo gol e prestazioni mai convincenti (la migliore in semifinale con la Francia), diversi passaggi a vuoto, più i dribbling falliti che quelli riusciti. Yamal non arrivava al Mondiale in grandi condizioni, reduce da un pesante infortunio, e si è visto. A parte il deludente Baena, è stato il peggiore della spedizione iberica. La Spagna, anche senza di lui, avrebbe vinto ugualmente questo Mondiale e questo fa capire la forza del movimento e del gruppo spagnolo. Ha 19 anni e un futuro luminoso davanti a sé, se non si perderà sul piano dell’applicazione mentale. Rimandato a giorni migliori.

Voto 5

La Francia e Julian Alvarez

La Francia era la favorita assoluta. Si parlava di nuovo Brasile ’70. Si parlava di una Nazionale destinata a sconvolgere i parametri del gioco. Invece, nel momento del dunque, si è completamente sciolta di fronte al gioco della Spagna. Il clamoroso regalo di Digne che ha permesso alla Spagna di trovare il vantaggio su rigore è stato il turning point di un incontro in cui i francesi non sono mai riusciti a spezzare il tambureggiante palleggio spagnolo per poi prendere gli avversari d’infilata in ripartenza. Deschamps chiude con un titolo mondiale su tre, una Nations League e zero Europei… Bilancio non eccezionale, considerando che la Francia è la Nazionale più forte al mondo da quasi un decennio.

Julián Alvarez, invece, attaccante argentino dell’Atletico Madrid, ha disputato un Mondiale decisamente al di sotto delle aspettative e del rendimento offerto quattro anni fa in Qatar, dove fu una delle chiavi del trionfo albiceleste. Chiude con un solo gol e una sola prestazione degna di nota, contro la Svizzera. Poi tante insufficienze. Lautaro meritava di giocare di più al posto suo.

Voto 4

L’Olanda e Thomas Tuchel

Dov’è finito il brillante gioco della scuola che ha aperto le porte della modernità? Sparita sotto una coltre di estremo difensivismo che manco Max Allegri, l’Olanda da tempo oramai produce difensori e centrocampisti difensivi, ma pochi attaccanti e uno stile di gioco che prima di tutto punta a preservare più che a costruire. I suoi allenatori seguono questo filone pedissequamente. Risultato? Da anni l’Olanda pratica uno dei calci più antidiluviani del pianeta e ai Mondiali fa generalmente poca strada. Nei sedicesimi contro il Marocco, che le ha palleggiato a lungo in testa (un po’ come fatto con il Brasile), è andata meritatamente a casa, anche se solo ai rigori. Johan Cruijff si starà rivoltando nella tomba…

Thomas Tuchel, allenatore tedesco dell’Inghilterra, aveva di fatto quasi raggiunto la finale. Poi ha sbagliato tutto lo sbagliabile nella parte conclusiva della semifinale contro l’Argentina, la squadra ha perso metri e certezze e si è completamente assuefatta ai ritmi e allo spirito della Selección, che guidata da un Messi paradisiaco, ha ribaltato la sfida negli ultimi cinque minuti. Inspiegabile e assurdo il crollo finale dell’Inghilterra, che mai come questa volta ha avuto davvero l’occasione di riportare la Coppa in patria dopo 60 anni. E invece He’s coming home dovrà ancora attendere…

Voto 3

La Germania e il Brasile

I talenti ci sarebbero pure e la partenza è stata persino convincente, con sette reti a Curaçao e la qualificazione al turno successivo raggiunta dopo due partite. Ma ai sedicesimi la Germania ha clamorosamente perso dal Paraguay ai rigori. Arrivare agli ottavi contro la Francia sembrava una formalità e invece ancora una volta la Nazionale tedesca è andata incontro a un fallimento. Dopo due Mondiali in cui era stata eliminata al primo turno, un altro stop prima del previsto che è costato la panchina al tecnico Julian Nagelsmann. Ora ci sarà Jurgen Klopp: riuscirà a riportare la Mannschaft ai vertici?

Dietro la lavagna anche il Brasile di Carlo Ancelotti. Che non produce più i talenti di un tempo, che ha smarrito la sua identità di gioco, che oramai presenta da anni linee mediani più muscolari che tecniche, che si fa palleggiare in faccia da Marocco e Norvegia… Chi è cresciuto o ha rivisto il grande Brasile, quello dell’epoca d’oro di Pelé e Garrincha, ma anche quello del 1982 e in parte l’attacco sontuoso delle 3 R del 2002 (Ronaldo, Ronaldinho e Rivaldo) inorridirà vedendo come si è ridotta la Nazionale verdeoro negli ultimi vent’anni.

Voto 2

Il terzetto Vitinha-João Neves-Bruno Fernandes e le nazionali asiatiche

Il miglior centrocampista del mondo dell’ultimo biennio, Vitinha, incappa in un Mondiale disgraziato, in cui non riesce mai a prendere in mano il gioco portoghese e tramutarlo in quello che doveva essere la più forte linea mediana della Coppa, superiore anche a quella spagnola. Responsabilità condivise con il compagno del Psg João Neves e con Bruno Fernandes, che da uomo in più del Manchester United è stato l’uomo in meno in questo Mondiale per la sua Nazionale.

Spira un vento freddo dall’Asia. L’unica che si è qualificata ai sedicesimi è stata il Giappone, che per un errore clamoroso in ripartenza ha poi di fatto consegnato gli ottavi al Brasile non andando neppure ai supplementari. Per il resto… un pianto: Arabia Saudita, Corea del Sud, Iran, Iraq, Giordania, Qatar e Uzbekistan tutte a casa al primo turno, sovente dopo figure barbine e rovesci clamorosi.

Voto 1

L’Uruguay e la Turchia

L’Uruguay è stata la sola Nazionale campione del mondo a non riuscire nemmeno a passare la fase dei gironi. La penuria tecnica della Celeste è evidente, la Nazionale di Marcelo Bielsa è apparsa davvero alla frutta, alla disperata e affannosa ricerca di un ricambio generazionale che non c’è. E anche il totem Valverde non è riuscito a dare la scossa.

Inserita in un girone non proibitivo, da molti accreditata come possibile sorpresa, la Turchia di Vincenzo Montella è stata invece la prima Nazionale a essere eliminata. Sconfitta da Australia e Paraguay, il 3-2 in rimonta sugli Stati Uniti è risultato assolutamente inutile. Tra Calhanoglu, Guler e Yildiz, la squadra non ha mai saputo trovare un leader né giocate di qualità. Esperienza da dimenticare rapidamente.

Voto 0

La FIFA e le tesi dei complotti

La FIFA ha scontentato tutti. Tra la squalifica inspiegabilmente revocata a Balogun in ossequio al presidente statunitense Trump, il cooling break che ha di fatto trasformato le partite di calcio in quattro tempi, l’intervallo di mezz’ora nella finale, lo stesso concetto del Mondiale a 48 (troppe partite), con addirittura la prospettiva di salire a 64, i visti negati ai tifosi di Costa d’Avorio, Iran, Haiti e Senegal, la gestione del caso Iran… Una bocciatura su tutta la linea.

Ma in assoluto la cosa peggiore che ci portiamo dietro da questi Mondiali, purtroppo alimentata da molta ignoranza sui social, è rappresentata dalle tesi dei complotti. Complotti di cui avrebbe beneficiato l’Argentina per arrivare in finale, che in verità non stanno né in cielo né in terra perché ogni decisione arbitrale che ha riguardato l’Argentina ha seguito alla lettera il regolamento. Complotti poi avanzati contro l’Argentina in finale, quando la realtà è che la squadra di Scaloni era sulle gambe e ha perso con merito una partita in cui non ha mai calciato in porta. Complotti per il calendario, complotti per le decisioni arbitrali di qualsiasi partita… Basta! Se a uno non piace questo calcio e vede complotti ovunque, può fare una cosa molto più utile: cambi canale e guardi altro… Il mondo è pieno di cose da fare…

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