Barcellona, Camp Nou, 29 novembre 2010
Una serata piovosa del tardo autunno catalano riscrive le coordinate del concetto di dominio e colloca il Barcellona allestito da Pep Guardiola in una dimensione riservata a pochissimi team nella storia del football – anche perché sull’altra panchina siede un’altra leggenda come José Mourinho, che pochi mesi prima ha imbrigliato il Barcellona e il suo mentore, nello stesso stadio, alla guida dell’Inter.
Nel corso dei due decenni abbondanti coperti dalla nostra saga, abbiamo assistito a diverse manifestazioni di supremazia in grado di farci cadere la mandibola, a partire dalle manite reciproche degli anni ’90 per chiudere con il maestoso 2-6 del maggio 2009; eppure, ciò cui si assiste il 29 novembre 2010 fa categoria a sé: il Real Madrid è ridotto all’impotenza completa per novanta minuti dal calcio arte dei catalani, che viene messo in pratica con un’intensità, un’ispirazione e una velocità inedite e che sembra accelerare i ritmi della storia, modificare la sintassi e la grammatica del calcio.
Per gli ospiti, una sola consolazione: l’accecante superiorità dei padroni di casa sarà benzina sul fuoco del loro rancore e del loro sentimento di rivincita, e contribuirà quindi paradossalmente a inaugurare il dominio degli anni successivi.
Le pagelle – Barcellona
IL MIGLIORE: Lionel Messi 9
Senza i due laser che tagliano la difesa del Real, Lionel avrebbe comunque meritato un otto: con la palla incollata al piede, disegna calcio per novanta minuti, inventandosi almeno sei slalom in cui fa saltare il banco della difesa ospite e illuminando il gioco con alcune rifiniture geniali. I due assist per il compagno di reparto Villa gli valgono la corona di migliore in campo e un nove abbondante. Tra le massime prestazioni della carriera, e non gli serve segnare per confermarsi il sovrano del calcio mondiale.
Andrés Iniesta 9: i suoi giochi di prestigio illuminano gli occhi di milioni di appassionati sparsi per il mondo, e sono innumerevoli. Una palla che regala a Villa, pizzicato in leggero fuorigioco, nel primo tempo, è un gesto tecnico degno dell’esposizione al Louvre. A un certo punto sembra letteralmente scherzare con gli avversari: ad esempio, quando si mette a scambiare il pallone con il gemello e con Busquets con il tacco. Il nove è anche un premio per il colpo di genio che propizia il primo gol. Anche per lui, una della partite più belle della carriera.
Xavi Hernández 9: una prestazione di squadra fuori scala ci impone l’uso di voti fuori scala. Xavi disputa l’ennesimo Clasico da incorniciare: il cronista lo nomina così tante volte che viene da pensare che ce ne siano in campo due, forse tre. Con due Xavi turn fa saltare la bussola del Real, e ricama anche un paio di magate da cineteca in cui gioca con i tempi degli avversari. Ha pure il merito di sbloccare la sfida con un gol da opportunista. Abbiamo finito gli aggettivi per lui, davvero.
David Villa 8,5: quasi paradossale che il quarto miglior giocatore in campo riceva un voto altissimo, ma potremmo dire che si tratta di uno dei tanti miracoli della manita. David Villa, che parte quasi da esterno sinistro, non viene mai contenuto da Ramos e da Pepe, che salta almeno cinque volte nel corso del primo tempo, servendo a Pedro il gol del 2-0. Nella ripresa cala leggermente di intensità, ma segna due gol splendidi, specie il primo, favorito da un controllo sublime in corsa.
Pedro 7: la sua prestazione, se paragonata a quella dei blasonati compagni, ne esce ridimensionata. Eppure Pedrito c’è e si sente: segna il 2 a 0, si sacrifica con l’intensità e la determinazione di un mediano, è onnipresente nel corso dei novanta minuti.
Carles Puyol 7: il controllo totale del pallone da parte dei suoi ne agevola il lavoro, ma Carles disputa una partita impeccabile, in cui cancella dal campo Benzema e chiunque si presenti dalle sue parti, e si permette anche un paio di percussioni palla al piede nella metacampo madrilena.
Le pagelle – Real Madrid
IL MIGLIORE: Cristiano Ronaldo 5,5
Nel primo tempo si danna l’anima, ma predica davvero nel deserto e non riesce a rendersi pericoloso. Nella ripresa scompare dal radar, ma è l’ultimo dei colpevoli.
Ángel Di María 5: il suo elegante sinistro costringe Valdes all’unica parata della partita, ma per il resto il Fideo, al debutto nel Clasico, è troppo isolato e non riesce praticamente mai a rendersi pericoloso.
Iker Casillas 5: non impeccabile sul gol del raddoppio, per il resto non può farci molto, è ridotto all’impotenza come i suoi.
Xabi Alonso 4,5: ubriacato dal fraseggio blaugrana, non riesce mai a prendere in mano le redini della partita e commette pure qualche fallo evitabile. Serataccia.
Pepe 4: Messi diventa il suo incubo numero uno, perché il centrale portoghese non lo prende naturalmente mai, neanche con le cattive, e quando una difesa subisce cinque gol che potrebbero essere sette o otto, i centrali non possono che uscirne malissimo.
Sergio Ramos 4: mandato ripetutamente fuori giri da Villa e poi anche da Messi, prova a rimediare ricorrendo alle maniere forti, ma si prende un rosso a partita finita e scatena pure una rissa. Serata da dimenticare.


