Immagine di coprtina L’esultanza dei giocatori del Bayern
Era l’ultima squadra italiana rimasta. Il verbo è al passato, anche se non c’è ancora la matematica dell’eliminazione, perché il Bayern Monaco di fatto chiude ogni possibilità di replica all’Atalanta nell’andata degli ottavi a Bergamo. Finisce 6-1 per i tedeschi, ma il punteggio è persino basso: avrebbe potuto tranquillamente finire 8-1 o forse 10-1, considerando i due legni e le diverse occasioni avute dai bavaresi.
È il capolinea del calcio italiano, che ancora una volta dimostra tutti i suoi limiti di fronte alle big europee. L’amara realtà è che probabilmente oggi la Serie A è il quinto campionato d’Europa in termini di idee, gioco, proposte, coraggio, capacità di saper valorizzare i talenti: non siamo mai stati così in basso e d’altronde la Nazionale che per due volte consecutive manca l’approdo ai Mondiali (vedremo cosa succederà tra una ventina di giorni con Irlanda del Nord, Galles e Bosnia, ma non c’è da essere proprio super fiduciosi) è lo specchio fedele di un movimento che oramai è periferia del calcio che conta.
Non inganni un’Inter capace di spingersi due volte su tre oltre il suo reale valore grazie a tenacia, organizzazione e un pizzico di fortuna. E non inganni la presenza del miglior portiere del mondo, quel Gigio Donnarumma che oggi è l’unico vero fuoriclasse del nostro calcio.
L’Atalanta aveva già compiuto un’impresa titanica contro il Borussia Dortmund, ribaltando un punteggio all’andata poco severo in relazione alla partita giocata dai gialloneri di casa, e riuscendo nel ventre di Bergamo a confezionare una partita-capolavoro, di quelle a cui sovente ci ha abituato negli ultimi anni in Europa: intensità, uno contro uno, accelerazioni e pressing.
Ma contro il Bayern, che rappresenta oggi l’élite del calcio europeo e mondiale con Arsenal e Barcellona, non c’è stato nulla da fare. Troppa la distanza in termini di qualità tecnica, preparazione e dominanza fisica. A tratti è sembrato veder giocare una squadra di Serie A contro una di Serie D. È chiaro che non c’è una differenza così marcata e che la serata ha visto un Bayern a cui è riuscito molto (non tutto) e un’Atalanta a cui non è riuscito nulla. Ma la distanza tra i due club rimane di fondo inequivocabile.
Sarebbe facile appellarsi unicamente alle maggiori possibilità economiche del club tedesco, che può permettersi di pagare Kane 100 milioni, Luis Diaz 75 e Olise una cinquantina. Ma è anche una questione di organizzazione globale, impianti, scouting, formazione: i vari Kimmich, Pavlovic e Stanisic arrivano dal vivaio, Tah è arrivato a costo zero, Karl è stato pescato poco più che adolescente nell’academy dell’Eintracht Francoforte, Cardozo è il frutto di un lavoro di scouting nell’Est asiatico, Davies era un rifugiato in Canada. Oggi la distanza tra l’Italia e certi colossi europei e alcuni campionati non è solo economica. È anche strutturale.

Il tabellino
ATALANTA-BAYERN MONACO 1-6
Marcatori: pt 12′ Stanisic (B), 22′ Olise (B), 25′ Gnabry (B); st 7′ Jackosn (B), 19′ Olise (B), 22′ Musiala (B), 48′ Pasalic (A).
Atalanta: Carnesecchi; Zappacosta (st 22′ Bellanova), Hien, Kolasinac (st 10′ Ahanor), Bernasconi; Sulemana (st 28′ Samardzic), De Roon, Pasalic, Zalewski (st 10′ Musah); Krstovic, Scamacca (st 1′ Djimsiti). All. Palladino.
Bayern Monaco: Urbig; Stanisic, Upamecano, Tah, Laimer (st 1′ Davies, st 26′ Bischof); Kimmich, Pavlovic (st 23′ Goretzka); Olise, Gnabry (st 1′ Musiala), Luis Diaz; Jackson. All. Kompany.
Le pagelle
ATALANTA
IL MIGLIORE SULEMANA 5,5
Uno dei pochi che ha dei guizzi e non esce travolto dal duello con il suo dirimpettaio, l’austriaco Laimer. Si spegne con il passare dei minuti.
Pasalic 5,5 Segna il gol della bandiera alla fine. Mezzo punto in più.
Scamacca-Krstovic 5 Cancellati con irrisoria facilità da Tah e Upamecano. Impegno e buoni movimenti, ma resa pochissima.
Bernasconi 4 Il peggiore. Di fronte ad un alieno come Olise non ci capisce nulla. Esce dal campo tramortito.

BAYERN MONACO
IL MIGLIORE OLISE 9
L’anno scorso avevamo celebrato la prestazione super di Yamal contro l’Inter. Quest’anno ci troviamo a esaltare un’altra prova da alieno di un giocatore che affronta una formazione italiana. E Olise ha inciso probabilmente ancora di più di Yamal nelle semifinali della scorsa stagione, perché segna due gol, timbra un assist per Gnabry, delizia la platea con numeri da artista, accelera e semina chiunque gli si pari innanzi. A destra come a sinistra. Di destro come di sinistro. Probabilmente, proprio dopo Yamal, Olise è oggi il più forte esterno offensivo al mondo…
Luis Diaz 7,5 Altro giocatore che sta vivendo, come Olise e Kane (in panchina per infortunio) una stagione sensazionale. Viene da chiedersi se il Liverpool abbia fatto bene a cederlo a 75 milioni per poi acquistare Wirtz, Ekitiké e Isak a molto di più. Anche se io personalmente non mi ero mai accorto a Liverpool quanto fosse forte Diaz. O forse, effettivamente, il colombiano da quando è a Monaco ha innalzato ulteriormente il suo livello di gioco. Non segna, ma regala assist e ricami di fino a profusione. Il difetto: a volte si specchia un po’, e Kompany lo riprende.
Gnabry 7,5 Anche lui, che pure è un giocatore andato sempre molto a ondate, fa la figura del leone. Gol, assist e una traversa che ancora trema. Parte trequartista, ma è in realtà più un esterno per movenze e passo. Lascia il posto a Musiala nell’intervallo.
Pavlovic-Kimmich 7,5 Uomini ovunque, perno e cerniera del Bayern, sembrano perfettamente complementari. Entrambi tedeschi, entrambi del vivaio bavarese. Una lezione per l’Italia.
Jackson 7,5 Non fa sentire per nulla la mancanza del titolare Kane. Si divora un gol facile, poi ne segna uno più complicato. Serve l’assist per la rete di Musiala e gioca moltissimo al servizio degli altri.


