Mondiale – Quarti: Argentina-Olanda 6-5 dcr (2-2): Messi incanta, Martinez decide

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Immagine di copertina: l’esultanza dell’Argentina dopo la vittoria

«Il più grande inganno del diavolo è fare credere a tutti che non esista». Il diavolo, che in questo caso aveva assunto le sembianze di Louis Van Gaal, si era materializzato all’ultimo secondo di una serie interminabile di dieci minuti di recupero oltre il novantesimo, durante un calcio di punizione da fuori area, nelle sembianze di un passaggio tanto semplice quanto inatteso e beffardo. Ci aspettavamo tutti un gran tiro, morbido a scavalcare la barriera, oppure di potenza, che impensierisse il portiere. E invece Koopemeiners aveva optato per il passaggio a Wout Weghorst, eroe per caso, che tra lo sbigottimento generale dei sudamericani controllava e insaccava, agguantando un pareggio ben più generoso rispetto a quanto gli Orange avessero effettivamente mostrato in campo. Del bel gioco di Van Gaal non si è visto manco l’ombra, se non un inutile e lento reticolato di passaggi in orizzontale pronti a scatenare una verticalizzazione che non è mai arrivata, in quanto le punte olandesi erano ben controllate dalla retroguardia argentina.

La Seleccion invece, dopo la scena muta con l’Arabia Saudita, è cresciuta di partita in partita. Dal “gol della resurrezione” – lo chiamo così, perché l’Albiceleste era davvero sull’orlo di uno psicodramma, che avrebbe con ogni probabilità comportato la prematura eliminazione ai gironi – di Lionel Messi al Messico, l’intera squadra sembra avere trovato compattezza e unità, che negli ultimi decenni molte volte è mancata (quante volte, almeno fino al 2019 con l’arrivo di Lionel Scaloni, abbiamo accusato l’Argentina di essere una squadra non coesa tatticamente?). Gli interpreti, esclusi due o tre nomi, non sono certamente top player da copertina, eppure remano tutti dalla stessa parte: Molina e Acuna sulle rispettive fasce offrono tanto cuore, ma anche spinta e decisività (un gol uno, un rigore guadagnato l’altro), la corsa e i tagli dei centrocampisti De Paul e Mac Allister danno equilibrio e densità, anche se non sempre i piedi sono sopraffini, l’intelligenza di Enzo Fernandez. E poi ovviamente c’è il Diez a inventare e regalare magie, come lo splendido corridoio in verticale che ha messo Molina a tu per tu con Noppert per il vantaggio dei sudamericani, che raddoppiano nella ripresa con un rigore glaciale dello stesso Messi.

In antitesi totale al calcio olandese dei tempi che furono, Van Gaal aveva deciso di potersela giocare con i centimetri, i muscoli e le sportellate anziché con la qualità del fraseggio, per il quale in fondo manca la materia prima: dentro gli spilungoni Luuk de Jong, Steve Berghuis e Wout Weghorst, per giocarsela sulle palle alte, in contrapposizione ai tignosi nanetti latini. La coppia centrale composta da Lisandro Martinez, Otamendi e Romero alternava generosi interventi e salvataggi da trincea, a errori di impostazione e sbavature sui posizionamenti, incalzati dalla raffica di palloni aerei degli olandesi. E, complice il calo psicologico dell’Argentina, proprio Weghorst riusciva prima a smarcarsi in area e a insaccare di testa, e infine a beffare tutti allo scadere, quando il diavolo Van Gaal si era inventato il più inaspettato degli schemi, in seguito ad una clamorosa ingenuità di Pezzella, che regalava agli olandesi una ghiotta punizione dal limite con un fallo evitabile.

La vittoria dell’Argentina ai rigori ha restituito – permettemi di dirlo – un po’ di giustizia ad una squadra, l’Argentina, che non si era certo sottratta alle botte e ai duelli fisici degli olandesi, ma che – nelle vesti di Messi e dei suoi compagni – aveva provato a costruire qualcosa di più e dove tutti remavano verso un’unica direzione. Persino un generoso Lautaro Martinez, che dopo le prime partite aveva perso il posto da titolare in favore di un brillante (oggi però gregario) Julian Alvarez, ha offerto il suo contributo con corse, ripiegamenti, movimenti giusti, e non è un caso se il rigore decisivo che proietta l’Argentina in semifinale contro la Croazia sia proprio il suo.

OLANDA: Noppert; Timber; Van Dijk, Aké; Dumfries, F. De Jong, De Roon (46′ Berghuis), Blind (65′ L. De Jong); Gakpo (113′ Lang sv); Bergwijn (46′ Koopmeiners), Depay (78′ Weghorst). Ct. Van Gaal

ARGENTINA: E. Martinez; Romero (78′ Pezzella), Otamendi; Martinez (112′ Di Maria sv); Molina (106′ Montiel), De Paul (66′ Paredes), Fernandez, Mac Allister, Acuna (78′ Tagliafico); Messi, Alvarez (82′ Lautaro). Ct. Scaloni

Marcatori: 35′ Molina (A), 73′ rig. Messi (A), 82′, 90’+11′ Weghorst (O)

Rigori: van Dijk V. (Rigore sbagliato), Messi L. (Segnato), Berghuis S. (Rigore sbagliato), Paredes L. (Segnato), Koopmeiners T. (Segnato), Montiel G. (Segnato), Weghorst W. (Segnato), Fernandez E. (Rigore sbagliato), de Jong L. (Segnato), Martinez La (Segnato).

Tutte le giocate di Messi contro l’Olanda

Le pagelle

OLANDA

WEGHORST 8 (il migliore)
Entra dalla panchina e il suo ingresso cambia la partita: pericolosissimo nei movimenti in area, segna due gol da centravanti nordeuropeo sfruttando fisico e centimetri (ben 197) e anche sul rigore nella serie finale è glaciale.

F. DE JONG 6,5
Inizia in sordina, ma con il passare dei minuti sale di tono e non sfigura, perdendo pochi palloni e resistendo alla corsa degli argentini.

VAN DIJK 6
Ingeneroso bocciarlo per l’errore sul rigore nella serie finale, il difensore del Liverpool gioca una partita attenta: duella con Julian Alvarez e si fa valere. Prova anche ad impostare, con risultati alterni.

GAKPO e DEPAY 5
I due, che bene avevano fatto nelle tappe precedenti, oggi hanno le polveri bagnate. I compagni non riescono mai a innescarli e, finché Van Gaal non decide di passare al piano B (le palle alte), l’attacco olandese si rivela sterile.

Emiliano Martinez, decisivo con due rigori parati nella lotteria finale

ARGENTINA

E. MARTINEZ 8 (il migliore)
Non ha colpe particolari sui gol presi e gioca una buonissima partita con uscite puntuali senza sbavature, cosa non facile in mezzo a quei colossi arancioni. I due rigori parati deprimono gli Orange e lanciano l’Argentina in semifinale, e il voto non può che impennarsi.

MESSI 7,5
Si capisce che è in giornata fin dal primo pallone toccato. Van Gaal prova a ingabbiarlo, ma non ci riesce mai. Elude il pressing orange, dispensa aperture e cioccolatini per i compagni, come il colpo di genio che manda in porta Molina. Sfiora il gol anche su punizione e tira due rigori perfetti. E’ sereno e si vede.

MOLINA e ACUNA 7
Dominano entrambi le rispettive fasce di competenza, facendosi apprezzare sia in fase difensiva, sia in fase offensiva, dove sono decisivi. Due gregari che stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo.

FERNANDEZ 6
Forse il meno positivo dei tre centrocampisti. Soffre la fisicità degli olandesi per gran parte della partita, e non riesce a incidere come vorrebbe. Cresce sul finale e colpisce con un gran destro il palo nei minuti finali dei supplementari. Ha sul piede il rigore decisivo per promuovere la squadra in semifinale, ma viene mangiato dalla tensione. Per sua fortuna c’è Emiliano Martinez.

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