Danke, Gerd

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No, non riesco proprio a farmene una ragione, Gerd.

Nonostante la tua amata moglie Uschi avesse annunciato al mondo intero l’aggravarsi delle tue condizioni di salute e nonostante gli ultimi mesi della tua vita fossero ormai diventati un conto alla rovescia di un addio impossibile da evitare, il dolore che ho provato per il tuo saluto finale a questa vita è stato lancinante, come se avessi perso un punto di riferimento importante da appassionato di calcio (e non solo).

Te ne sei andato nel modo peggiore, dimenticando sempre di più la tua grandezza, mangiato vivo dall’Alzheimer, quella maledetta malattia neurodegenerativa che consuma sempre di più la memoria del malcapitato, a seguito di un’agonia che ti ha consumato giorno dopo giorno negli ultimi anni della tua vita.

Eppure, nonostante l’incubo e la sofferenza che ho attraversato quattro giorni fa, mi sento in parte sollevato dal fatto che non soffrirai più ciò che hai passato prima della tua tragica morte, e ora mi ritrovo qui, a celebrarti per ciò che hai rappresentato per questo sport e, soprattutto, per me, perché la tua malattia non potrà mai cancellare dalla memoria collettiva ciò che sei stato nella tua meravigliosa carriera, che sarà sempre meritevole di essere raccontata.

Non si potrà infatti cancellare in alcun modo ciò che tu hai rappresentato per il Bayern Monaco e per il calcio tedesco, nonché mondiale. In questa occasione, però, non ho intenzione di parlare dettagliatamente del percorso che ti ha consacrato come uno dei più grandi della storia del calcio, perché semplicemente credo che questa non sia la sede e il momento opportuni per farlo, e anche e soprattutto perché voglio parlare in maniera specifica del perché tu sia il mio giocatore preferito di tutti i tempi, sopra anche a chi come Lionel Messi è responsabile del mio amore incondizionato per questo meraviglioso sport.

Gerd, è inutile girarci attorno, ai miei occhi apparirai come un vero e proprio eroe, e te lo dico senza filtro alcuno, nonostante non abbia mai avuto il privilegio di conoscerti personalmente o di vivere in diretta la tua splendida carriera da calciatore. Te lo dico invece da grande appassionato di calcio, che negli ultimi tre anni e mezzo ha visto in te un vero e proprio unicum nella storia di questo sport, non soltanto per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, ma anche per ciò che a livello simbolico hai sempre rappresentato per me.

Con te, Gerd, la razionalità è sempre andata a farsi benedire, perché sei sempre stato speciale ai miei occhi, per la tua capacità innata di farti trovare sempre al posto giunto e al momento giusto, a dimostrazione di un’intelligenza tattica che raramente ho rivisto in altri giocatori e di un istinto tanto primordiale quanto naturale nel fare ciò che era necessario in quel preciso attimo in cui avresti riscritto la storia tua e della realtà per la quale davi tutto te stesso. Sei stato un cannoniere implacabile, eppure non me la sentirò mai di dare credito ai luoghi comuni che in modo ingeneroso ti hanno sempre definito come un precursore di Filippo Inzaghi.

Tu eri diverso, Gerd, e hai continuato ad esserlo fino alla fine della tua carriera, avevi un campionario tecnico notevole, che ti consentiva non soltanto di segnare gol di grandissimo spessore esecutivo, ma anche di mettere a segno una mole importante di assist, alcuni dei quali degni di geni del calibro di Johan Cruijff e Zico. Eppure tu ti sei dimostrato diverso anche da loro, perché se il tuo è considerabile come genio, si distinguerà sempre da quello creativo dei vari Pelé, Maradona e Messi. Il tuo genio appartiene infatti ad una categoria a se stante, che mi sono sempre sentito di definire quasi “distruttore”, per la tua capacità di governare e rimodellare a tuo piacimento le leggi del caos che spesso regolano questo sport.

Quest’attitudine mentale ti ha reso speciale nella storia del calcio, portando spesso i tuoi avversari e addirittura Čajkovski, il tuo primo allenatore al Bayern Monaco, a sottovalutarti spesso in maniera ingenerosa. Venivi etichettato come un “Unmogliche Figur”, ovvero una figura che non poteva giocare a calcio. Inutile dire che per smentire questa folle tesi ti è bastato giocare a calcio, portando il Bayern Monaco dalle ceneri della Zweite al tetto della Germania, dell’Europa e del Mondo nel giro di 10-15 anni di onorata carriera, conditi da gol (tanti, pure troppi) e tanti successi di squadra che portano la firma tua, del tuo caro amico Franz Beckenbauer, di Sepp Maier e dei vari Uli Hoeness, Franz Roth e Paul Breitner, che insieme a te hanno riscritto anche la storia del calcio tedesco, rendendolo agli occhi del mondo intero come uno dei più prestigiosi in assoluto.

Eppure, Gerd, non è solo per questo che ti considero un vero e proprio Eroe, come un punto di riferimento per me come appassionato. Mi risulta difficile da spiegare, e di conseguenza lascerò parlare Michael Jordan, che nel giorno del suo inserimento nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame disse una frase che negli ultimi anni ha continuato a rimanermi impressa nella mente.

“Mai dire mai, perché i limiti, come le paure, spesso sono solo un’illusione”.

Michael Jordan

Questa frase di un gigante come Jordan è dannatamente calzante per la tua immensa carriera, in quell’incessante tentativo di superare i propri limiti per il raggiungimento della gloria individuale e della propria squadra. Perché tu, Gerd, nello sfruttamento del tuo talento, delle tue risorse tecniche e della tua forza di volontà non sei stato inferiore a nessuno, riuscendo a colmare quel limite di talento che avevi al cospetto dei più grandi di questo sport, arrivando a sederti allo stesso tavolo loro a fine carriera.

Questa tua capacità di andare ben oltre i tuoi stessi limiti ti ha reso immortale, come quando hai segnato 85 gol in 60 partite nell’anno solare 1972, stabilendo un record rimasto imbattuto per ben 40 anni, prima che Lionel Messi non lo violasse, arrivando a quota 91. Perché, sì, Gerd, è servito un autentico Gigante come Lionel Messi per espugnare un obiettivo di quel calibro.

Gerd Müller con la maglia di Lionel Messi. [www.fcbarcelona.fr]

Non hai mai avuto paura di niente, nemmeno quando ti sei ritrovato a dover vincere il Mondiale in casa nel 1974, girandoti come un cobra nel gol vittoria contro l’Olanda, marcatura nella quale hai mandato al bar il malcapitato Ruud Krol, consegnando l’alloro mondiale alla tua Germania Ovest, poco prima di ritirarti con un bottino da 68 gol in 62 partite.

Torpedo Müller con la Copa del Mundo ganada en 1974. IMAGO MARCA [www.marca.com]

Un’abilità, tra le altre cose, che ti ha consentito di espugnare una finale di Coppa dei Campioni giocando a centrocampo, distruggendo i sogni di gloria del Leeds nel 1975, al termine di una delle prestazioni individuali più imperiali della storia della competizione.

GERD MULLER SCORES, BAYERN MUNICH V LEEDS 1975 EUROPEAN CUP FINAL [beyondthelastman.com]

E sempre tu, Gerd, sei stato e continui ad essere per me un vero e proprio riferimento per le mie ricerche sulla storia del calcio, perché proprio con te ho iniziato ad essere così meticoloso, così maniacale e così poco vincolato ai luoghi comuni che spesso dominano queste discussioni. Attraverso l’approfondimento insistente e ossessivo della tua carriera, ho imparato a percepire al meglio la storia di questo sport, prendendo coscienza delle fonti illimitate alle quali si può arrivare per un lavoro sempre più preciso.

E soprattutto, Gerd, posso tranquillamente affermare che l’influenza che hai avuto su di me sia stata così grande da avermi salvato la vita, in un momento delicatissimo, dominato dall’incertezza, dalla solitudine e da una vita universitaria sostanzialmente fallimentare sotto gli studi di ingegneria meccanica. Grazie a te, ho imparato concretamente ad inseguire i miei sogni, come quello di diventare giornalista sportivo, perché tu per primo mi hai insegnato che quando si ha una forte ambizione di successo, le paure diventano una mera illusione che può essere arginata se si possiede una grande forza di volontà.

Inoltre, tu e il tuo caro amico Franz Beckenbauer mi hanno insegnato l’inestimabile valore dell’amicizia, a tal punto da portarmi a salvare il mio migliore amico come Kaiser su WhatsApp e ad essere a sua volta salvato da lui come Der Bomber, perché grazie a voi ho imparato che un Bomber avrà sempre bisogno di un Kaiser (e viceversa). Non potrà mai essere un caso che da quando ho iniziato ad approfondire la tua immensa carriera, la mia vita e le mie aspirazioni abbiano preso sempre di più una piega migliore, portandomi ad aspirare al meglio in ogni campo, ad essere il Der Bomber di me stesso e di conseguenza del prossimo.

Franz Beckenbauer abbraccia Gerd Müller [www.artphotolimited.com]

Infine, Gerd, nel tuo essere un Eroe ai miei occhi, hai avuto attimi di debolezza umana, come quando sei caduto vittima dell’alcol fino al 1992, quando il Bayern Monaco decise una volta per tutte di prenderti sotto la sua ala protettrice e di affidarti un compito nel suo settore giovanile, nella quale hai formato future bandiere dei Bullen come Oliver Kahn, Bastian Schweinsteger, Philipp Lahm e Thomas Müller. E questa tua natura umana, insieme a quella da eroe che ti ha sempre contraddistinto, ti rende ancora più speciale.

La tua eredità è stata semplicemente straordinaria e continua ancora oggi a perdurare negli occhi di chi ti ha vissuto, nei cuori di chi ti ha amato e nella mente di chi non si dimenticherà mai di ciò che hai lasciato per questo sport. Spesso mi capita, quando gioco a calcetto con i miei amici, di pensare a te quando segno, oltre che di ispirarmi agli istinti calcistici che ti hanno contraddistinto per 18 anni di onorata ed difficilmente replicabile carriera. Sorvolerei sui risultati, sia perché sono scarso, sia perché tu resti impossibile da replicare anche per i centravanti odierni.

Mi tocca salutarti, Gerd, ma non è un addio, bensì un arrivederci, o Servus, come si dice in tedesco.
Perché tu continui a vivere dentro il mio cuore, come una musa ispiratrice dei miei sogni, delle mie ambizioni e della mia vita, che mi sprona giorno dopo giorno a dare il meglio di me stesso.
E perché, grazie a te, abbiamo imparato un po’ tutti ad essere Der Bomber nel nostro campo, diventando tutti portavoce del tuo enorme lascito per questo sport.

Danke, Gerd, mai più nessuno come te.

Gerd Müller viene portato in trionfo dopo la vittoria del Mondiale 1974. [tg24.sky.it]

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