Il pagellone dei Campioni d’Europa: Donnarumma il migliore

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La campagna degli Azzurri agli Europei 2021 si è conclusa con un trionfo, celebrato sui giornali di tutto il mondo. E’ tempo di fare il pagellone finale, con voti ad ogni giocatore azzurro della rosa. Sono stati tutti importanti: c’è chi ha combattuto in campo e chi ha stretto i denti e fatto gruppo, senza lamentarsi mai e mettendosi al servizio della squadra. Per Roberto Mancini sono stati tutti fondamentali, e in finale non ha esitato a fare entrare forze fresche di giocatori che spesso hanno visto il torneo dalla panchina, in barba ad ogni forma di rigida gerarchia.

Portieri

GIANLUIGI DONNARUMMA 9

Nelle prime partite è addirittura inoperoso tanto è il dominio del gioco degli Azzurri. Quando però è chiamato in causa, salva la partita. Il trittico Belgio-Spagna-Inghilterra rappresenta un climax di prestazioni e parate decisive, che traghettano l’Italia verso la vittoria. Le sue manone al momento dei rigori infrangono i sogni di Spagna e Inghilterra, anche se la parata per eccellenza è quella su Dani Olmo in semifinale. A 22 anni vince un Europeo da protagonista, chissà che soddisfazioni si toglierà in carriera. Da Gigi Buffon a Gigio Donnarumma, la tradizione continua.

Donnarumma neutralizza il rigore di Saka davanti agli occhi dei tifosi inglesi. L’Italia è campione d’Europa per la seconda volta

SALVATORE SIRIGU e ALEX MERET sv

Roberto Mancini ha concesso a Sirigu l’onore di entrare in campo a pochi minuti dalla fine, nella terza partita del girone, contro il Galles. Uno splendido tributo per un grande uomo-spogliatoio, invisibile all’esterno ma di importanza capillare per i compagni, così come Meret. Questo trionfo è anche loro.

Difensori

GIOVANNI DI LORENZO 6,5

Il suo europeo comincia nel secondo tempo di Italia-Turchia, quando rileva Florenzi. Disputa un torneo da gregario, sempre attento in fase difensiva. Con il Belgio va in sofferenza, va molto meglio con la Spagna e in finale parte male ma poi si riprende. Terzino lineare.

GIORGIO CHIELLINI 8,5

A 37 anni suonati disputa l’ennesimo europeo da roccia, dopo i tre precedenti, e stavolta si porta a casa la coppa. I guai fisici contro la Svizzera sembravano nuovamente perseguitarlo, ma rientra con il Belgio e non fa passare neanche l’aria. Soffre la velocità e i cambi di posizione dei piccoletti spagnoli in semifinale, ma in finale torna un muro. Giocatore da trincea.

Quattro Europei da roccia, l’ultimo a 37 anni suonati, dove dà lezioni di difesa a tutto il mondo, annullando Kane e Lukaku. Chiellini è ufficialmente nella lista dei più grandi stopper azzurri. Accanto a Cannavaro il suo nome non sfigura, anzi.

LEONARDO SPINAZZOLA 8

Fino a quel maledetto infortunio contro il Belgio probabilmente è stato il migliore della spedizione azzurra. Sulla fascia sinistra è stato un treno di quantità, ma anche di qualità, tanto da ricordare il miglior Zambrotta. A livello tecnico, tattico e morale, la sua assenza è stata un brutto colpo, fortunatamente bene assorbito. In bocca al lupo, Spina. Ti attendiamo.

EMERSON PALMIERI 6,5

Aveva il difficile compito di non far rimpiangere Spinazzola, direi quasi impossibile. Tuttavia, al netto di qualche imprecisione dietro, i suoi tagli palla al piede, agevolati da un’intesa perfetta con Insigne, hanno più volte creato pericoli agli avversari.

FRANCESCO ACERBI 6

Sostituisce Chiellini con la Svizzera, subentra a Bonucci contro il Galles e gioca da titolare l’ottavo con l’Austria. Senza infamia e senza lode, anche se una sbavatura contro i gallesi poteva costare caro. Nulla di grave, si guadagna una piena sufficienza.

LEONARDO BONUCCI 8,5

La cerniera difensiva con Chiellini, che dura da dieci anni, è il meglio che c’è in Europa e, di fatto, nel mondo. Europeo da dominatore, con gol pesante in finale e i due rigori scaraventati in fondo al sacco nelle due serie finali. Come il suo compagno di reparto, soffre un po’ la velocità degli spagnoli, ma non cade mai. Sempre presente in questo torneo, autentico leader caratteriale.

Decisivo davanti, con la rete in finale, dal dischetto e in difesa. Dopo un grandissimo Euro 2016 sotto la guida di Antonio Conte, Leo disputa un altro Europeo di assoluto spessore, stavolta a lieto fine.

ALESSANDRO BASTONI 6

Una sola presenza, nella terza partita contro il Galles, dove non sfigura. Molto probabilmente in un futuro prossimo si prenderà i galloni da titolare. Dopo la grande annata con l’Inter, un Europeo condiviso con Bonucci e Chiellini è un ulteriore tassello di crescita.

ALESSANDRO FLORENZI 6

Un tempo, non benissimo, contro la Turchia al debutto e uno spicchio di finale migliore dell’esordio.  Tutto perfettamente bilanciato per un’onesta sufficienza.

RAFAEL TOLOI 6

Quando viene chiamato in causa fa il suo. Dopo magnifiche stagioni con l’Atalanta ha meritato di fare parte di questo gruppo. Giocatore di assoluta affidabilità.

Centrocampisti

MANUEL LOCATELLI 7

Un’esponenziale crescita nel Sassuolo di De Zerbi l’ha portato nel giro della nazionale, dove si dimostra un perfetto dodicesimo. Titolare nelle prime due partite in attesa del pieno recupero di Verratti, gioca molto bene e corona il suo europeo con una doppietta quasi “alla Lampard”, dimostrando doti balistiche, polmoni e capacità di inserimento. Sbaglia il rigore con la Spagna, ma è un dettaglio. Il futuro in Azzurro passerà certamente da lui.

MARCO VERRATTI 7,5

Arriva all’Europeo reduce da un infortunio, che lo costringe a saltare le partite contro Turchia e Svizzera. Esclusa la partita con il Galles, viene sempre sostituito, segno che non ha mai avuto i 90 minuti nelle gambe. Quando ha giocato, ha comunque mostrato lampi di qualità assoluta: le sue verticalizzazioni, il ritmo del suo palleggio, la straordinaria intesa con Insigne sono stati decisivi il marchio di fabbrica della manovra offensiva di questa squadra. Rispetto al Verratti sbiadito visto ai tempi di Ventura, è tutt’altro giocatore finalmente.

Il giocatore timido e grigio che si vedeva con Ventura è ormai un ricordo. Verratti finché sta bene fisicamente ci regala lampi e verticalizzazioni d’alta scuola.

NICOLÓ BARELLA 7

La cosa più bella del suo Europeo è senza dubbio il gol al Belgio, per preparazione, caparbietà e conclusione. E’ stato la cartina tornasole di ciò che Barella è: un giocatore intenso, generoso, caparbio e che sa essere devastante. In questo torneo non si è risparmiato e ha apportato il suo pesante contributo, anche se a volte la lucidità e la freschezza fisica andavano a intermittenza. In finale Mancini intuisce il suo momento di difficoltà e giustamente lo toglie. 

GABRIELE PESSINA 7

Vista l’abbondanza di nomi a centrocampo, non è propriamente l’uomo che ti aspetti, eppure graffia per ben due volte, come se fosse un bomber di razza: prima con il Galles e poi con l’Austria. Mancini conta su di lui e lo inserisce in un momento delicatissimo della semifinale contro la Spagna. E’ stato l’uomo in più dell’Atalanta nella seconda parte di stagione, all’europeo si è rivelato il jolly perfetto. Sorpresa, ma non troppo.

BRYAN CRISTANTE 6,5

Il ragazzo dal padre canadese entra per lo più a partita in corso, spesso sul finale di gara e non ha molte occasioni per mettersi in mostra. Mancini però lo schiera in finale dal 54’ al posto di Barella per dare intensità e fisicità al centrocampo e non delude.

JORGINHO 8

Metronomo del Chelsea campione d’Europa, metronomo dell’Italia campione d’Europa. In coppia con Verratti si dimostra uno straordinario playmaker: un tocco, due tocchi, regia pulita, controllo del ritmo, non esita a mettere la gamba quando serve. Mancini non rinuncia mai a lui ed è facile capire il perché. Luis Enrique lo annulla appiccicandogli addosso Dani Olmo e l’Italia vede le streghe. Ci porta in finale con un rigore da ragioniere. Pickford gli para invece il rigore che vale la coppa, ma poi ci pensa Donnarumma. La sua candidatura per il prossimo pallone d’oro è più di un’ipotesi.

In pochi mesi vince una Champions League ed un Europeo da protagonista. Basterà per il Pallone d’Oro?

FEDERICO BERNARDESCHI 6,5

Sente la fiducia di Mancini, che lo considera a tutti gli effetti parte del gruppo e uomo-spogliatoio importantissimo, e il buon Federico si trasforma, non sembrando più il giocatore spaesato che si vede in bianconero da un po’ di tempo a questa parte. Il suo apporto è prezioso soprattutto nelle due sfide finali, quando entra dalla panchina e impatta bene in partita. Dal dischetto poi è glaciale: due su due. Può essere un nuovo inizio?

GAETANO CASTROVILLI sv

Non avrebbe nemmeno dovuto esserci, ma l’infortunio capitato a Lorenzo Pellegrini lo arruola nella rosa campione d’Europa. Il suo Europeo consiste in tre minuti contro il Galles, quando subentra al match winner Pessina. Un po’ poco per essere valutato.

Attaccanti

FEDERICO CHIESA 8

A sorpresa, non è lui il titolare nel tridente nelle prime partite, dove subentra dalla panchina. Negli ottavi di finale contro l’Austria entra dalla panchina e fa saltare il banco. Si guadagna i sacrosanti galloni da titolare e gioca partite stupende per intensità, intraprendenza e cattiveria: i suoi strappi fanno ammattire le difese e affonda nelle carni degli avversari come un coltello rovente nel burro. Ci porta con un piede in finale con uno straordinario destro sul secondo palo contro la Spagna. In finale è sempre il più pericoloso e gli inglesi non riescono a contenerlo. Viene sostituito solamente perché si è infortunato e i britannici tirano un sospiro di sollievo. Giocatore devastante.

Dopo una fantastica stagione a livello individuale con la Juventus, Chiesa all’Europeo si conferma un giocatore di caratura internazionale

LORENZO INSIGNE 7,5

Il 10 azzurro disputa un grande torneo, sciorinando grandi prestazioni ai gironi e soprattutto nei quarti contro il Belgio, dove dipinge un arcobaleno che ci porta in semifinale. La sua intesa sulla fascia sinistra con Spinazzola e Verratti è lodevole, il suo palleggio con il vecchio amico Verratti è spesso un’arma in più. Apprezzabile anche il suo lavoro in fase di contenimento e copertura nelle ultime partite. Si rende sempre utile e dimostra una maturazione per certi palcoscenici che non tutti gli riconoscevano.

DOMENICO BERARDI 6,5

Stupendo ad inizio torneo, dove sprigiona i lampi decisivi contro Turchia e Svizzera. Agli ottavi contro l’Austria però delude e perde il posto. Mancini lo inserisce nelle due gare clou, con risultati alterni. Dal dischetto contro Pickford però è glaciale.

ANDREA BELOTTI 6

Torneo di difficile valutazione. Mancini preferisce Immobile a lui, così il Gallo – esclusa la terza gara – gioca solo scampoli finali di partita. Prova a far valere la stazza e a mettersi al servizio della squadra, soprattutto giocando palloni spalle alla porta, e non sempre ci riesce, complice anche una condizione fisica non ottimale. Sul dischetto ha fortune alterne: perfetto in semifinale, non altrettanto in finale.

CIRO IMMOBILE 5,5

Il suo europeo comincia con i migliori auspici: piattone vincente alla prima partita, sberla da fuori alla seconda. Dagli ottavi (dove scheggia un legno, pur non brillando) in poi va sempre più spegnendosi: i difensori lo stringono sempre in un imbuto e lo risucchiano, cancellandolo dalla partita. L’impegno non si discute, i movimenti e la voglia di proporsi nemmeno, ma alle difficoltà tattiche spesso sopraggiunge anche l’appannamento fisico e l’allenatore deve sempre sostituirlo. L’impressione generale è che quando gli spazi si riducono, Ciro va in difficoltà. 

GIACOMO RASPADORI sv

Fino ad un anno fa era un carneade sconosciuto ai più. Una straordinaria seconda parte di stagione convince Roberto Mancini a portarlo come sesta punta al posto di Kean. Un’esperienza che non dimenticherà mai.

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