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Juventus 1931-32: i bianconeri calano il bis

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La Juventus è campione d’Italia in carica, ma il calcio italiano di inizio anni ’30 è in continua crescita e le varie squadre non hanno di certo intenzione di restare a guardare i trionfi della Vecchia Signora. A suscitare infatti grande interesse e ammirazione per il mercato svolto in estate è il Bologna che riesce a strappare l’uruguaiano Sansone proprio quando atterra sulla Penisola con un preaccordo con la Fiorentina. I felsinei sembrano dunque essere l’undici più completo e dopo i successi a Milano e Torino ci potrebbe essere una terza città diversa vincitrice del campionato a girone unico, ma i bianconeri sono solo all’inizio del loro straordinario ciclo di vittorie.

Il cammino dei campioni


La Juventus non cambiò guida tecnica e scelse saggiamente la via delle continuità con Carlo Carcano, tecnico già decisivo per il trionfo dell’anno precedente che però capì che la squadra era incompleta e aveva bisogno di novità. Fu la mediana infatti che non sembrava essere all’altezza di quella bolognese e, seppur a malincuore, vennero ceduti Francesco Rier al Servette e Oreste Barale all’Alessandria per acquistare nomi di primissimo livello come Luigi Bertolini, sempre dai Grigi piemontesi, e soprattutto l’argentino Luisito Monti, perno dell’Argentina finalista del Mondiale del 1930. A completare l’opera dal Sudamerica arrivò anche Maglio, utilizzato indistintamente da mezzala o da centravanti ma che finirà per rivelarsi un mezzo fallimento. Il cammino dei campioni d’Italia in carica fu però a rilento e a Busto Arsizio i bianconeri non riuscirono ad andare oltre un deludente 1-1, con Cazzaniga che nella ripresa pareggiò la rete al debutto di Maglio.

Monti era in chiaro ed evidente sovrappeso e ci vollero diverse partite per riportarlo alla forma migliore e il Tricolore juventino sembrava destinato a essere di breve durata. A Torino i risultati arrivarono, seppur con grande sofferenza come nel pirotecnico 5-3 contro il Napoli, ma era lontano dal proprio stadio che la Vecchia Signora continuava a steccare. La vicina trasferta contro il Casale si trasformò in un’inattesa trappola con il solo Varglien a limitare i danni acciuffando il pareggio, mentre il Campo Testaccio fu fatale contro una Roma che dominò con un netto 2-0. Dopo cinque partite i bianconeri avevano ottenuto solamente sei punti trovandosi già staccati di tre punti dal Bologna e di due dalla Roma, ma la scossa arrivò già dal turno seguente.

Il Genova era avversario temibile che però venne piegato dalla doppietta di Munerati che rese vano l’ultimo punto di Levratto e quello fu l’inizio di una prima e importante rimonta. Il 3-0 sull’Alessandria confermò il fattore campo in quel di Torino e seppur a fatica arrivarono anche le prime vittorie in trasferta, con Munerati che a cinque minuti dalla fine piegò la strenua resistenza del Bari e con Orsi che fece altrettanto in quel di Trieste. Il secco 4-1 sulla Pro Vercelli, con il contemporaneo pari del Bologna nel derby emiliano con il Modena, avvicinò la Juventus a un solo punto dai rossoblu proprio alla vigilia di un attesissimo scontro diretto allo Stadio Littoriale.

I felsinei si dimostrarono più compatti e meglio disposti in campo con l’ungherese Gyula Lelovics che riuscì a bloccare l’attacco bianconero e nel primo la rete di Reguzzoni portò in vantaggio i padroni di casa. A sorpresa nella ripresa arrivò il pareggio con uno degli uomini meno attesi, quel Bertolini che mise a segno la prima rete della carriera in maglia juventina regalando un pareggio forse del tutto meritato ma fondamentale ai fini della classifica. Una grande squadra sa bene però quando il risultato è bugiardo e i grandi interventi di Combi avevano evitato una sconfitta a dimostrazione che il periodo era tornato a essere abbastanza buio e complicato.

Il Bologna vinse le due gare successive, mentre la Vecchia Signora venne prima fermata sullo 0-0 nel derby contro il Torino prima di subire la seconda e inattesa sconfitta contro una romana, questa volta tra le mura amiche con la Lazio che indirizzò la partita a sua favore grazie alle reti di Fantoni e Spivach dopo pochi minuti. Quattro punti di ritardo nell’era dei due punti a vittoria non sono di certo un distacco di poco conto e i rossoblu continuarono la loro marcia trionfale fino alla fine del girone d’andata. La Juventus capì che avrebbe dovuto macinare calcio a più non posso e nel finale del girone fu devastante.

Le nette vittorie su Brescia e Modena furono l’anticamera di un memorabile trionfo interno contro l’Ambrosiana Inter, dominata con un perentorio 6-2, con Maglio protagonista per l’ultima volta con una doppietta prima di lasciare Torino. Fu da cardiopalma il finale di Firenze dove a tre minuti dalla fine Prendato pareggiò per i viola, ma non ci fu nemmeno il tempo di esultare per il tifo fiorentino che Munerati siglò la sua personale doppietta riportando avanti la Juventus con un 1-2 fondamentale. Il Bologna era andato poco peggio dei torinesi, con tre vittorie e un pareggio, laureandosi così campione d’inverno con tre lunghezze di vantaggio sui ragazzi di Carcano.

Fu chiaro ormai a tutti che sarebbe stata una corsa a due, dato che Roma e Ambrosiana Inter alle loro spalle erano staccate do ben sette punti, ma a inizio ritorno i bianconeri soffrirono ancora le gare in trasferta. Con il ritorno in pianta stabile di Cesarini alla mezzala e Vecchina come centravanti al posto di Maglio la squadra divenne un’autentica machina da gol rifilando sette reti a Pro Patria, Roma e Bari e vincendo con due splendide e difficoltose rimonte per 3-2 i derby piemontesi con Casale e Alessandria. Fu grandiosa soprattutto quella con i nerostellati che a Torino si portarono sullo 0-2 a fine primo tempo, ma Rosa a inizio ripresa e nel finale Varglien e Ferrari completarono una complicata vittoria. Le trasferte però continuarono a essere molto difficili da digerire e tra Napoli, la Milano rossonera e Genova arrivò solamente un punto contro i meneghini, ment

re all‘Ascarelli e al Campo di Via del Piano furono nette e indiscutibili le sconfitta per 2-0. Fortunatamente anche il Bologna aveva sensibilmente rallentato il suo andamento e lontano dall’Emilia le cose andavano anche peggio. Alla ventiseiesima giornata, proprio due giornate prima dello scontro diretto, i rossoblu crollarono all’Arena Civica di Milano contro l’Ambrosiana con un pazzesco 4-3, mentre la Juventus si sbarazzò non senza fatica di una Triestina dura a morire che dovette arrendersi perdendo 4-2. Il successo sugli alabardati valse il sorpasso in classifica e a Torino l’attesa per la sfida della verità era enorme. I felsinei sapevano bene di non poter fallire e dopo soli cinque minuti si portarono in vantaggio grazie alla rete di Maini, ma dopo nemmeno dieci minuti venne fischiato un calcio di rigore che Orsi trasformò per il pareggio.

La partita fu bella e avvincente e a fine primo tempo il leggendario centravanti Angelo Schiavio bucò il compagno di Nazionale Combi per il secondo vantaggio bolognese che mandava così le squadre al riposo sull’1-2. L’addio a fine girone d’andata di Maglio aveva rimesso al centro dell’attacco il veneto Vecchina che prima riuscì a raggiungere il pareggio e a dieci minuti dalla fine completò la rimonta con il centro del definitivo 3-2. Era il punto esclamativo sul trionfo, quella vittoria valse l’allungo decisivo portandosi a tre punti di vantaggio e ora nulla poteva mettersi di mezzo tra la Juventus e il suo secondo titolo consecutivo. La forma dei bianconeri era a dir poco strepitosa e l’entusiasmo alle stelle, tanto che il derby con il Torino venne dominato con un netto 3-0 e la stessa sorte toccò alla Lazio che venne schiantata a Roma con il medesimo risultato.

Il Bologna rispose con altrettante vittorie, ma i punti divennero quattro quando Orsi piegò la resistenza del Modena e i rossoblu vennero fermati sul pari dalla Triestina. A tre giornate dalla fine era davvero impensabile credere in una rimonta, ma nessuno avrebbe mai pensato che un campionato così equilibrato si sarebbe risolto con così largo anticipo. Gli emiliani non ne avevano veramente più e pareggiarono in rimonta in casa dell’Alessandria, mentre la Juventus banchettò sul malcapitato Brescia regalandosi un successo largo e dominante con Vecchina che sbloccò il risultato prima delle reti conclusive di Ferrari e Orsi per il 3-0 finale.

Era il 29 maggio 1932 e con due giornate d’anticipo la Vecchia Signora si laureò matematicamente campione d’Italia per il secondo anno consecutivo. Un trionfo straordinario e ancora più difficile rispetto a quello della stagione precedente, con una rivale di primissimo livello che però non riuscì a mantenere la costanza per tutto l’anno dei campioni di Carcano.

La formazione


La Juventus 1931-32 presenta diversi accorgimenti rispetto a quella della stagione precedente, anche se l’ossatura principale rimane invariata. Carlo Carcano è tecnico intelligente e preparato, sa che i giocatori vanno sempre motivati e stimolati, quindi ben venga un po’ di sano concorrenza interna per dare la possibilità a tutti di rendere al massimo.

La difesa avrebbe dovuto essere la medesima della precedente annata trionfale, con Giampiero Combi tra i pali a dirigere i bravissimi Virginio Rosetta e Umberto Caligaris, ma purtroppo quest’ultimo subì un gravissimo infortunio nella trasferta di Roma alla quinta giornata e per questo motivo venne sostituito praticamente per tutta la stagione da Mario Ferrero che si tolse le vesti della riserva di lusso dimostrando tutto il suo valore disputando un campionario di assoluto livello.

Era la mediana davanti alla difesa ad aver subito i maggiori ritocchi rispetto alla stagione precendente e il solo Mario Varglien era stato confermato sul centro destra, mentre Rier e Barale vennero sostituiti da Luis Monti, splendido uomo davanti alla difesa che non aveva problemi a utilizzare metodi non proprio raffinati per stoppare gli attacchi avversari, e da Luigi Bertolini, altro grande recupera palloni, dotato di una grande fisicità che lo aveva fatto diventare uno dei giocatori italiani più amati dagli inglesi.

Come mezzala venne chiamato dall’Argentina anche Juan José Maglio, più per creare pressione al genio e sregolatezza di Renato Cesarini che per una reale necessità del ragazzo di Buenos Aires che per giocare dovette spesso reinventarsi come centravanti. Come mezzala sinistra invece non era minimamente in discussione la straordinaria qualità di Giovanni Ferrari che fu ancora uomo cardine dei trionfi bianconeri e anche il terzetto d’attacco non venne toccato.

Come detto, solo Giovanni Vecchina dovette sgomitare con Maglio nel girone d’andata prima di tornare a essere un intoccabile al centro dell’area di rigore. A supportarlo c’erano come sempre l’imprendibile ala Federico Munerati sulla destra e a sinistra era data grande libertà di manovra a quel campione assoluto di Mummo Orsi.

Il capocannoniere


Ancora una volta l’attacco della Juventus aveva solo l’imbarazzo della scelta su chi mandare in gol, ma come nella stagione precedente fu l’oriundo Mumo Orsi a diventare il miglior marcatore di tutti. Munerati si fermò a quota quattordici, Vecchina pagò diverse gare in panchina nel girone d’andata andando a segno per quindici volte e Giovanni Ferrari fu ancora straordinario uomo a tutto campo con diciassette perle, ma fu l’ex Independiente a mettere a segno ben venti marcature. Dopo essere rimasto a bocca asciutta nella prima giornata contro la Pro Patria, non ci mise molto a rifarsi immediatamente contro il Napoli diventando protagonista con una doppietta nella sofferta vittoria per 5-3. Torino gli portava bene e ancora una volta mise a segno una rete davanti al proprio pubblico nel successo per 2-0 sul Milan, prima di un lungo e inatteso stop di quattro partite consecutive.

Tornò a gonfiare la rete con il decisivo gol nella trasferta di Trieste, prima di un altro lungo digiuno che venne interrotto solamente dall’inutile rigore nella sconfitta interna contro la Lazio. Le critiche iniziarono a piovere in maniera abbastanza insistente e l’unico modo per metterle a tacere era segnare e la tripletta contro il Modena riportò il sereno tra i bianconeri che potevano gioire per il successo e la grande prestazione del proprio uomo di punta. A Brescia andò ancora una volta a segno, anche se qualcuno riportò questa marcatura come autogol di Gabaldi, ma dato che dai reperti storici la deviazione sembra essere stata davvero minima si è deciso giustamente di assegnare ufficialmente all’oriundo la paternità della rete.

Contro l’Ambrosiana Inter entrò a far parte della festa del gol insaccando la quinta delle sei reti bianconere e trovando così la via della porta per la quarta giornata consecutiva. Si divertì e non poco anche nella prima giornata del girone di ritorno quando mise a segno un’altra doppietta contro la malcapitata Pro Patria e dopo tre giornate di digiuno condannò la Roma alla stessa sorte segnando la seconda e la quinta rete nel trionfale 7-1.

Tra marzo e aprile ebbe qualche difficoltà in più a segnare, andando in gol solo nel rotondo 7-3 sul Bari ma soprattutto trasformando il pesantissimo rigore che valse il pareggio nello scontro diretto contro il Bologna, prima che Vecchina realizzasse la doppietta del successo. Il tiro dagli undici metri divenne suo fedele alleato nel finale di stagione, dove mise la propria firma in tutte le ultime quattro partite anche se su azione segnò soltanto all’Arena Civica contro l’Ambrosiana, mentre dal dischetto fu glaciale contro Modena, Brescia e Fiorentina e contro i viola trovò la marcatura che confermò i venti gol della stagione precedente.

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