Cinque doppi ex che non ricordavi con le maglie di Juventus e Milan

Condividi articolo:

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Con l’Inter matematicamente campione d’Italia per la diciannovesima volta nella propria storia è tempo di dedicarsi solo ed esclusivamente alla volata per la Champions League e lo scontro diretto tra Juventus e Milan di domenica sera prevede grandi scintille. Dopo nove Scudetti i bianconeri non possono perdere anche il treno Champions, mentre i rossoneri rischiano di buttare all’aria una stagione che fino a febbraio era stata grandiosa. Sarà una grande partita aperta a tutti gli scenari, ma adesso è tempo di vedere cinque giocatori che probabilmente non ricordavate con le maglie della Vecchia Signora e del Diavolo.

Alberto Aquilani

Centrocampista elegante e di classe, troppo spesso fermato da infortuni che ne hanno limitato una carriera che avrebbe potuto prendere un’altra piega. Alberto Aquilani cresce nella Roma, la squadra della sua città, e si impone ben presto in prima squadra dando la sensazione di poter creare una mediana tutta fatta in casa nelle fila giallorosse con Daniele De Rossi. Dopo un prestito molto positivo alla Triestina torna alla Lupa e mostra tutta la sua classe con giocate da campione, conclusioni dalla lunga distanza e una regia sopraffina, ma i continui acciacchi e la crisi economica nella Capitale lo fanno diventare la vittima sacrificale nel 2009 venendo ceduto al Liverpool. In Inghilterra fu un anno disastroso tanto che venne messo subito sul mercato e fu la Juventus a volerlo acquistare per rifondare la squadra dopo il settimo posto dell’anno precedente. È uno dei protagonisti del buon girone d’andata bianconero segnando anche un bel gol contro il Lecce, ma poi cala come tutta la squadra che si confermò ancora settima non venendo riscattato. La Vecchia Signora lo sostituì con Pirlo e lui venne chiamato proprio dal Milan per tappare il buco lasciato dal fenomeno bresciano, ma anche qui dopo un buon inizio, dove segnò anche al Napoli, si perse venendo rimandato al mittente. La sua fortuna fu la Fiorentina che lo rimise al centro del progetto prima di iniziare nel 2015 un lungo girovagare tra paesi iberici, vestendo le maglie di Sporting Lisbona e Las Palmas, e provincia italiana con Sassuolo e Pescara.

Paolo Di Canio


Genio e sregolatezza, talento ed eccessi, un giocatore capace di far parlare il talento per lui nonostante la mancanza di continuità. Paolo Di Canio è stato una delle grandi speranze del calcio italiano negli anni ’90 e iniziò a giocare nel decennio precedente con le giovanili della sua squadra del cuore, la Lazio, e dopo un breve prestito alla Ternana divenne titolare dei biancocelesti per tre stagioni. Divenne titolare della Nazionale Under 21 con la quale arrivò secondo nell’Europeo di categoria del 1990 e nello stesso anno venne così acquistato dalla Juventus. L’idea era quella di creare con Roberto Baggio una coppia in grado di regalare colpi tecnici e reti al popolo bianconero sotto le indicazioni di Gigi Maifredi, ma il progetto naufragò velocemente. Il romano segnò il suo primo gol a Lecce nei minuti finali, ma non riuscì mai pienamente a imporsi e con l’arrivo di Trapattoni l’anno seguente la situazione precipitò. Giocò sempre di meno e, nonostante il successo in Coppa Uefa nel 1993, chiese e ottenne il trasferimento a fine anno al Napoli dove si rilanciò con giocate e reti da campione, memorabile quella al San Paolo contro il Milan. Fu proprio il Diavolo a innamorarsi del suo mattatore e dopo una stagione prevalentemente passata in panchina nel 1994-95, diventò una preziosa pedina per lo Scudetto dell’anno successivo, dove realizzò cinque reti dando un prezioso supporto alla squadra. A fine anno però lasciò l’Italia e iniziò un lunghissimo periodo in giro per la Gran Bretagna dove divenne amatissimo, prima di tornare in Patria e chiudere la sua carriera con Lazio e Cisco Roma.

Nicola Legrottaglie

Difensore dotato di grandi qualità, abile nella marcatura e anche nell’impostazione del gioco, sembrò essere il futuro della retroguardia Azzurra, ma non fece il salto di qualità proprio sul più bello. Nicola Legrottaglie nacque a Gioia del Colle e non visse certamente la carriera del predestinato, perché con il suo Bari non riuscì mai a debuttare iniziando una lunga serie di prestiti tra Pistoiese e Prato, prima della cessione al Chievo che lo mandò ancora in prestito a Reggiana e Modena. Quando ritornò all’ombra dell’Arena nel 2001 per il primo anno in Serie A dei Mussi era considerato solamente una riserva, eppure fu bravo a sfruttare le poche occasioni avute in zona gol. L’età non più giovanissima dei titolari gialloblu portò Del Neri a farlo diventare un elemento importantissimo per la seconda stagione nella massima serie dei veneti, tanto che impressionò talmente tanto che venne acquistato dalla Juventus. In bianconero avrebbe dovuto diventare una colonna, ma la stagione fu da incubo tanto che venne additato come capro espiatorio di tutti i mali della Vecchia Signora e venne velocemente prestato a Reggina e Siena prima di non trovare altre sistemazioni e tornare a Torino nell’anno della Serie B. Fu riserva alle spalle di Boumsong e Kovać e avrebbe dovuto avere quel ruolo anche per il ritorno in A, ma l’infortunio di Andrade e la poca esperienza di Criscito ribaltarono la situazione e divenne a sorpresa titolare disputando una stagione favolosa. Con Ranieri divenne un intoccabile anche nella stagione successiva, tanto da riuscire a riguadagnarsi con regolarità tra il 2008 e il 2009 la Nazionale, ma con l’arrivo di Ferrara la situazione cambiò. Perse il posto da titolare e nel gennaio del 2011 venne ceduto al Milan con il quale giocò soltanto una partita a San Siro contro la Lazio, ma tanto gli bastò per vincere il suo primo e unico Scudetto in carriera. Rimase solo sei mesi con il Diavolo prima di chiudere la carriera a Catania.

Giuseppe Meazza


Il più grande campione italiano nella storia prima della Seconda Guerra Mondiale, una leggenda capace di far appassionare milioni di italiani al gioco del calcio. Giuseppe Meazza, detto Pepín, è stato una colonna dell’allora Ambrosiana Inter con la quale è stato in grado di vincere più volte il campionato e di laurearsi capocannoniere già nel 1930 quando doveva ancora compiere vent’anni. Divenne ben presto una leggenda dell’Italia con la quale vinse da assoluto protagonista i Mondiali del 1934 e del 1938, memorabile il suo rigore in semifinale contro il Brasile quando realizzò dal dischetto trattenendosi i pantaloncini che gli stavano per cadere. Gli anni ’30 ebbero solo ed esclusivamente i colori nerazzurri per lui, ma nel 1940 cambiò la sponda della città meneghina passando al Milan, allora ancora Milano, e la sua prima rete in rossonera fu proprio decisiva per il pareggio in un derby con la sua precedente squadra del cuore. Con il Diavolo però subì diversi infortuni e riuscì a segnare solamente undici reti in due stagioni e nel 1942 passò alla Juventus dove visse l’ultima annata positiva in carriera, andando in doppia cifra e diventando anche in questo caso mattatore della sua vecchia Ambrosiana segnando sia all’andata che al ritorno, ma finita la guerra lasciò Torino per tornare in Lombardia chiudendo con Varese, Atalanta e ancora Inter.

Patrick Vieira


Uno dei centrocampisti più di qualità degli ultimi anni, colonna della Francia campione del mondo e d’Europa tra il 1998 e il 2000 che però ha inizialmente avuto problemi in Italia a inizio della sua carriera. Patrick Vieira iniziò con il Cannes in Patria e per due anni tra il 1993 e il 1995 si dimostrò uno dei giovani più interessanti del campionato tanto da essere acquistato dal Milan. Con Fabio Capello però non riuscì a imporsi come titolare e venne considerato un elemento non utile alla squadra, tanto che quando venne schierato nella disastrosa partita di Coppa Uefa contro il Bordeaux fu valutato come non all’altezza del Diavolo. Giocò solo due partite in campionato e questo gli bastò per vincere lo Scudetto, ma a fine anno venne ceduto all’Arsenal e nei suoi nove anni a Londra si rivelò come uno dei centrocampisti più completi al mondo facendo parte di una delle squadre più forti della sua epoca. Nel 2005 provò il ritorno in Italia e fu la Juventus ad acquistarlo per fargli formare con Emerson un centrocampo di enorme intelligenza tattica, ma mancò ancora una volta l’appuntamento internazionale. Rallentato da qualche problema di pubalgia fu molto positivo sottoporta, tanto da segnare cinque reti, ma dopo una grande partenza ebbe un rendimento un po’ al di sotto delle aspettative e a seguito dello scandalo Calciopoli venne ceduto all’Inter. In nerazzurro visse sempre il campionato senza però mai avere un ruolo determinante a causa dei tanti infortuni subiti in carriera e a gennaio del 2010 tornò in Inghilterra per chiudere la carriera con la maglia del Manchester City.

PATRICK VIEIRA – MILAN AC – 1995 / 1996 – foot football – calcio – action hauteur

Seguici

Altre storie di Goals

Questo sito utilizza cookies per migliorare la tua navigazione, se procedi nella navigazione ne accetti l'utilizzo.