Cinque doppi ex che non ricordavi con le maglie di Juventus e Udinese

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Con la vittoria dell’Inter di ieri sera a Crotone è ora ufficialmente giunto al termine un dominio lungo nove anni della Juventus che è stata autentica padrona della Serie A. Rivoluzioni non all’altezza della propria storia e un continuo cambio tecnico in panchina non ha aiutato i bianconeri alla vittoria del decimo titolo, sempre più in tasca dell’amico-nemico Antonio Conte. Questa sera però a Udine sarà necessario dimostrare che la Vecchia Signora è tonica per questo finale di stagione e contro i friulani si andrà a rinverdire una sfida storica dove vi hanno giocato anche questi cinque giocatori che probabilmente non ricordavate con le due maglie bianconere.

Sergio Almirón

Centrocampista dotato di buona visione di gioco e ottima tecnica, non è stato in grado di compiere il definitivo salto di qualità proprio quando ne ha avuto la grande occasione. Sergio Almirón nacque a Santa Fe in Argentina e fu con il Newell’s Old Boys che si mise in mostra rivelandosi come uno dei giovani più interessanti del campionato, tanto da meritare la chiamata dell’Udinese già nel 2001. Debuttò in Coppa Italia a settembre contro la Ternana e realizzò la quarta rete dei friulani dando subito grandi speranze, ma il futuro non sarebbe stato così roseo. Con Hodgson e Ventura giocò solo dieci partite e nella stagione seguente con Spalletti venne definitivamente accantonato scendendo in campo solamente in due occasioni, venendo prestato a fine anno al Verona. Anche in gialloblu fece male, ma proprio quando tutto sembrava ormai perso ecco che arrivò l’Empoli dove divenne protagonista di tre stagioni strepitose, iniziate con la promozione, proseguite con la salvezza e concluse con una magica qualificazione in Coppa Uefa. Ogni anno realizzò sei reti e la Juventus lo scelse come regista nel primo anno da neopromossa della propria storia, ma a Torino non riuscì mai a integrarsi. Ranieri gli diede fiducia nelle prime partite per poi farlo diventare una riserva spedendolo a gennaio in Francia al Monaco. Dopo un prestito deludente a Firenze trovò nel sud il suo luogo ideale dove riscattarsi con Bari che lo riportò in auge e soprattutto Catania dove giocò per quattro splendidi anni prima di chiudere ancora in Sicilia tra Akragas e Acireale.

Emanuele Belardi

Portiere spesso alla ricerca del colpo a effetto più che della concretezza, poco stilistico ma spesso efficace. Emanuele Belardi è stato uno dei portieri di provincia della Serie A di inizio nuovo millennio e il suo nome è sempre associato alla Reggina. Partì dalla sua Eboli a sedici anni e in Calabria trascorse undici anni consecutivi, intervellati solamente da un prestito annuale alla Turris. Fino al 2001 fu riserva ma divenne titolare in Serie B riuscendo a essere protagonista della promozione e per due anni fu decisivo per altrettante salvezze. Il suo modo di parare non dava però sempre grande sicurezza, ma il Napoli di De Laurentiis lo scelse per ripartire dalla Serie C1, anche se vi rimase solo per mezza stagione prima di passare in B al Modena prima e al Catanzaro poi. Dopo la triste annata con i calabresi venne incredibilmente chiamato dalla Juventus, inizialmente come terzo portiere in Serie B dietro a Buffon e Mirante, mentre in A venne promosso come secondo. Giocò ben nove partite con la Vecchia Signora, cinque in campionato e quattro in Coppa Italia, non sfigurando e mostrando un buon rendimento, ma non venne confermato per la stagione successiva venendo ceduto all’Udinese per diventare la riserva dell’emergente Samir Handanović. I rari infortuni dello sloveno gli permisero di giocare solo sette volte in quattro anni, prima di iniziare un lungo periodo dove girovagò per l’Italia finendo per chiudere nel 2015 ancora con la sua Reggina.

Antonio Candreva

Esterno offensivo dotato di grande corsa e buona tecnica, è stato per anni un punto fermo della Nazionale prima di Prandelli e soprattutto poi di Conte. Antonio Candreva si fece conoscere nella Ternana dove dimostrò ottima capacità nel dribbling e nel cross, ma una scarsa visione della porta. Nei suoi tre anni umbri non segnò mai in quasi trenta partite, ma l’Udinese si accorse del suo talento e dalla C1 lo portò in Serie A. In Friuli giocò spesso in Coppa Italia, ma per il campionato non era ancora considerato pronto dal tecnico Pasquale Marino. Il debutto avvenne nel gennaio 2008 dove contro l’Inter si dovette accontentare di sostituire Quagliarella nei minuti di recupero e poco meglio gli andò con Juventus e Reggina. Solo tre presenze prima di essere prestato al Livorno in Serie B dove fece molto bene, contribuendo alla promozione, ma furono soprattutto i successivi sei mesi in A con i toscani a esaltarlo particolarmente e così nel gennaio 2010 venne chiamato a sorpresa dalla Juventus. Nella disastrosa stagione bianconera riuscì comunque a realizzare due reti contro Bologna e soprattutto contro il Siena con una grande conclusione da fuori area, ma non gli bastò per la riconferma. Dopo un anno e mezzo tra Parma e Cesena venne acquistato dalla Lazio dove visse le sue stagioni migliori dimostrandosi uno dei migliori esterni del campionato. Nel 2016 l’Inter lo prese tra le sue fila, ma dopo una buona prima stagione non si confermò ai suoi livelli e ora gioca nella Sampdoria.

Michele Pazienza

Centrocampista di fatica e sudore, buon recupera palloni e dotato anche di una discreta visione di gioco. Michele Pazienza iniziò nella sua Foggia in C2 e fu sorprendente vederlo fare il quadruplo salto di categoria nel 2003 quando venne preso dall’Udinese. A Spalletti piacque subito la sua disciplina e dedizione alla causa facendolo diventare ben presto un titolare, tanto che in due anni giocò più di cinquanta presenze diventando uno degli eroi della prima storica qualificazione in Champions League dei friulani. Non giocò mai la Coppa al Friuli perché in estate passò alla Fiorentina dove visse tre annate di luci e ombre prima di riprendersi alla grande quando passò al Napoli. Soprattutto sotto la guida di Walter Mazzarri dimostrò tutto il suo valore e nell’estate del 2011 venne acquistato dalla Juventus di Antonio Conte che lo voleva come pedina utile da inserire a gara in corso. Le otto partite con la Vecchia Signora gli garantirono il suo primo e unico Scudetto della carriera, ma purtroppo non festeggiò il titolo dato che già a gennaio venne considerato non più utile alla causa venendo prestato all’Udinese. Segnò all’esordio contro il Lecce il suo primo gol in bianconero, ma dopo sei mesi venne rimandato al mittente dove venne girato al Bologna, prima di chiudere la carriera tra Vicenza e Reggiana.

Marco Zanchi

Difensore centrale dalle grandi qualità dimostrate pienamente però solo a livello giovanile e con un potenziale mai pienamente espresso. Marco Zanchi debuttò come ragazzo prodigio nell’Atalanta già a diciotto anni nel 1995 dove giocò anche con una discreta continuità prima di passare in prestito a Chievo e Bari. I bergamaschi però non furono completamente convinti della bontà del giocatore e nel 1997 venne ceduto all’Udinese dove trovò poco spazio con Zaccheroni, andò meglio con Guidolin, ma fu nella terza annata con De Canio che esplose definitivamente dimostrandosi come uno dei migliori centrali del campionato, pronto per il grande salto di qualità. Nell’estate del 2000 inoltre vinse da titolare l’Europeo Under 21 e con il passaggio alla Juventus era dunque pronto per una sfavillante carriera. Ancelotti lo schierò titolare in tre delle prime quattro partite, ma le sue pessime prestazioni nel 2-2 di San Siro contro il Milan e a Torino contro la sua Udinese gli costarono caro, tanto da giocare solo altre partite prima di essere ceduto in prestito al Vicenza, dove fu coinvolto nella retrocessione. Provò ancora in Veneto a riscattarsi, ma a Verona la storia non cambiò e dopo due anni da riserva a Bologna fu a Messina che trovò le giuste ispirazioni, controllando la difesa siciliana per quattro stagioni, prima di tornare al Vicenza dopo il fallimento giallorosso del 2008 e chiudere carriera nel 2012.

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