Ricostruzione Juventus: largo ai giovani

Dopo la beffarda eliminazione in Champions League, da quali basi dovrà ripartire la Vecchia Signora? Un'analisi per meglio capire il presente e provare a immaginare le strade future

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Al termine di uno dei cicli più vincenti della sua storia, la Signora non è riuscita a mettere la ciliegina della Champions League su una torta fatta di ben 9 scudetti di fila.

Un ciclo volge al termine, come era fisiologico attendersi, con qualche rimpianto soprattutto in campo europeo. L’eliminazione agli ottavi per mano del Porto lascia l’amaro in bocca ma, ad un’attenta analisi, non è un risultato che arriva inatteso.

La Juventus in questi ultimi dieci anni ha raggiunto risultati impensabili ed, in ambito europeo, ha sfiorato per due volte il sogno della ‘coppa dalle grandi orecchie’ arrivando a giocarsi la finale con le corazzate Barcellona e Real Madrid.

Ma quelle Juventus avevano qualcosa – al netto di Ronaldo – che questa non ha. In primis il pacchetto di centrocampo sicuramente meglio assortito ed in grado di esprimere qualità e quantità.
Quello contro il Barcellona annoverava Pirlo, Pogba, Marchisio e Vidal. Un poker d’assi completo e difficile da ricostruire. Quello contro il Real, invece, aveva in Pjanic e Khedira fantasia e geometrie in grado di innescare l’attacco a più punte messo in campo contro le merengues.
Il pacchetto arretrato con i blaugrana aveva in campo BuffonEvra-BonucciBarzagli e Lichtsteiner. Con i blancos invece c’erano: BuffonAlex SandroChiellini (nella foto scontornata)Bonucci e Barzagli.

Questi nomi per dire una cosa: attorno a Ronaldo in queste tre stagioni la rosa non è più stata quella del passato e non ha così consentito di valorizzare al meglio l’ingente investimento compiuto dal club. Forse anche in ragione del costo dello stesso – che ha ridotto i margini operativi sul mercato -, o forse per errori compiuti dalla società sugli acquisti.
Fatto sta che la Juventus si trova ora a ragionare del futuro, tra voglia di rivincita e preoccupazioni di bilancio causate dal Covid-19.

Vediamole in ordine e proviamo ad immaginare cosa possa servire per rilanciare la squadra in ottica Champions.

Partiamo da un punto: i senatori. Serve una scelta coraggiosa, voltare pagina e fare largo ai giovani.
Il debito di riconoscenza lo hanno pagato tutti i grandi club nella storia, chi prima e chi dopo. Chiellini, Buffon e Bonucci sono stati i pilastri di questo ciclo. A loro va l’applauso più caloroso, che la pandemia svuotando gli stadi gli ha negato.
Il club di Agnelli è chiamato a dover rilanciare in pieno il suo brand: si chiama Juventus, e gioventù sia. Alcuni ottimi giovani già ci sono: Chiesa, De Ligt, Kulusevski e McKennie. Questi hanno dimostrato di essere da Juve, vanno aspettati nella loro naturale maturazione fatta anche di flessioni e battute a vuoto. A loro possono aggiungersi Demiral e Arthur che hanno trovato qualche acciacco fisico a ritardare il loro ambientamento. Ma nell’ottica di una rosa profonda servono un paio di centrocampisti – uno di questi potrebbe essere Locatelli -, almeno tre difensori – tra cui Romero – e per finire un attaccante a completare il pacchetto avanzato.

De Ligt

Dopo anni di investimenti su giocatori pronti ed esperti ma pagati tantissimo, su tutti Higuain e Ronaldo, la Juventus dovrà quindi cambiare paradigma di sviluppo e, tagliati i ponti col passato, ripartire dai giovani.
Il capitolo più spinoso riguarderà giocatori come Dybala su cui la Juve ha investito molto e che potrebbe trovare con la salute, la piena consacrazione. Ma soprattutto Ronaldo. CR7 è stato il sogno, l’investimento per la Champions e per il marketing. Il portoghese in coppa non ha inciso come ci si aspettava – 14 goal in Champions in 3 stagioni in bianconero contro i 15 dell’ultima stagione al Real -, mentre l’operazione sotto il profilo della crescita economica è stata eccezionale.

Cristiano Ronaldo

Il club bianconero dovrà valutare se concludere anzitempo il rapporto con il portoghese e dirottare i denari derivanti dalla sua cessione sugli acquisti necessari o proseguire cercando di reperire in altro modo le risorse indispensabili per potenziare l’organico.

La crisi economica e le mutate condizioni impongono una scelta di prospettiva. Una squadra più giovane, guidata da un tecnico come Pirlo, sicuramente ancora inesperto ma in linea con quanto ricercato – cioè un allenatore portatore di una filosofia nuova basata sulla volontà di imporre il gioco -, potrebbe ripartire senza eccessive pressioni ed avere un rinnovato carico di energie ed entusiasmo per ritentare nel breve la scalata alla Champions.

#finoallafine recita il claim del club, per perseguirlo occorre ripartire dal marchio di fabbrica: la gioventù.

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