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	<title>rino tommasi Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Tutto molto bello: addio a Bruno Pizzul, maestro di calcio</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 14:41:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è spento a tre giorni dal suo 87° compleanno Bruno Pizzul, indimenticato maestro di calcio e di giornalismo, voce della nazionale italiana in tante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/05/tutto-molto-bello-addio-a-bruno-pizzul-maestro-di-calcio.html">Tutto molto bello: addio a Bruno Pizzul, maestro di calcio</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Si è spento a tre giorni dal suo 87° compleanno <strong>Bruno Pizzul</strong>, indimenticato maestro di calcio e di giornalismo, voce della nazionale italiana in tante edizioni di Mondiali ed Europei. Giuseppe Raspanti e Alessandro Sartore tratteggiano due ritratti del grande telecronista.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una voce rassicurante, capace di conquistare tutti</h3>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><em>di Giuseppe Raspanti</em></p>



<p>Lo spegnersi delle voci, magari una a una e nel modo che ci siamo abituati a considerare naturale, non è un bel segnale. E quando queste voci sono state proprio tali nella nostra vita, parenti dal volto sconosciuto eppur quasi quotidiani per abitudine perfino affettuosa, il loro spegnersi avvicina in modo preoccupante il silenzio, il vuoto.</p>



<p><strong>Bruno Pizzul</strong>, andatosene a 86 anni, è stato per anni il nostro delegato in presenza delle partite della Nazionale di Calcio e delle squadre italiane impegnate in qualche competizione internazionale. Di lui sappiamo che era orgogliosamente friulano, che ha giocato nel Catania, che ha lasciato una cattedra di Lettere per fare il telecronista e che non ha mai guidato un’auto in vita sua. </p>



<p>Non sappiamo se fosse tifoso di qualche squadra, ma non possiamo neppure dire, come invece per tanti altri suoi colleghi, se la sua professionalità fosse tale da camuffare qualunque tendenza. Non lo sappiamo per il semplice fatto che la sua carriera, nel senso del prestigio d’evento, è stata fulminea e che lo messo direttamente alle spalle immediate di un monumento del settore come <strong>Nando Martellini</strong>, a occuparsi appunto di azzurri o di italiane contro estere.<br>Con la sua voce incredibile, come vedremo, e inconfondibile, è stato quindi un telecronista con la licenza di parteggiare, di tifare perfino, e quindi di gioire o soffrire insieme ai tanti divanisti che attendevano fiduciosi.</p>



<p>A tal proposito, è opportuno sottolineare che <strong>Pizzul </strong>è stato il primo della stirpe gloriosa delle voci ufficiali della Nazionale a nascere direttamente con la tv, mentre i due suoi grandi predecessori, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/27/nicolo-carosio-e-beppe-viola-due-giganti-del-giornalismo.html">Niccolò Carosio</a></strong> e, appunto, <strong>Nando Martellini</strong> provenivano da esperienze radiofoniche. Un mondo, quello della radio, dove l’attesa era veramente fiduciosa oltre che spasmodica e in cui il modo di raccontare in diretta doveva costruire e popolare l’immaginario. Sia <strong>Carosio </strong>che il suo successore hanno quindi dovuto reinventarsi poi commentatori di immagini e quindi hanno anche dovuto aggiustare stile e attenzione ai dettagli per un pubblico sempre più esigente e meno tollerante alle licenze sulla realtà. </p>



<p>Tranne che sulle questioni arbitrali… <strong>Pizzul</strong>, si diceva, ha avuto il vantaggio di impattare subito con le immagini televisive, ma ha avuto il grande merito di non limitarsi a farne da sottofondo parlato, ma le ha condite con considerazioni tecniche molto competenti e acute, proprio da ex giocatore promettente che aveva sbattuto contro la malasorte di un ginocchio in frantumi. Non raggiungendo certo la verve puntuale ma trasgressiva, di un <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html"><strong>Rino</strong> <strong>Tommasi</strong></a>, altra voce spenta in questo 2025, <strong>Pizzul </strong>basava la sua professionalità molto alta sulla pacatezza, ereditata da <strong>Martellini </strong>ma insaporita da una punta di brio che lasciava profumare l’aria, e dalla modularità spettacolare dei suoi toni. </p>



<p>Non si capiva, finché molti anni dopo è vista la sua figura imponente colloquiare in qualche salotto televisivo, se il suo fosse un vezzo, un espediente voluto o se la sua voce costituisse un fenomeno più unico che raro, spiazzante ma gradevole. Un suono profondo, da baritono al limite del basso, ma striato da note acute, quasi di falsetto e uscite a caso e inaspettate, con un ritorno poi alla tonalità iniziale che colorava ogni sua frase come fosse un paesaggio colto di passaggio, dal finestrino di un treno in corsa. Sembra tutto ciò un elemento superfluo, una caratteristica curiosa e poco più, ma crediamo che nel periodo così attento agli urti, così giocoforza piatto e rassicurante, lontano per patto d’assunzione a ogni vaga idea di disallineamento, avere nell’intonazione quell’impennata ironica, quella deviazione nell’altrove, fosse una dote non trascurabile, un’acuta spia di personalità. </p>



<p>Con <strong>Pizzul</strong>, nella tv di Stato e per le partite delle squadre di Stato, nasce uno stile. E quello stile, oggi vogliamo riecheggiare, da quel passaggio a <strong>Dino Baggio</strong> alle Domeniche Sportive estive, dal tiro uscito di un niente alle confessioni di un friulano in Sicilia. E poi, uscendo dal calcio, dalla lunga telecronaca dell’arrivo del nuovo millennio, dalle Samoa a Roma, alla chiacchierata con <strong>Augias </strong>in cui ha confessato, con un’ironia finalmente libera, di aver sempre preferito un buon​ bicchiere in più di Ribolla Gialla alla guida di un’automobile: ‘Guida meno, ricordati che devi bere’ dicono in Friuli. <br>Grazie, Bruno. Il silenzio ti sia di conforto.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Garbato e misurato, è stato un&#8217;icona del nostro giornalismo</h3>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><em>di Alessandro Sartore</em></p>



<p></p>



<p>“Signori all&#8217;ascolto, buonasera. Siete collegati in diretta con lo stadio&#8221; le parole con cui <strong>Bruno Pizzul</strong> salutava i telespettatori in avvio di telecronaca ci dicono molto dell’uomo e del professionista che è stato. </p>



<p>Garbato e competente, dotato di misura tanto nei momenti felici quanto in quelli drammatici, di lui ricorderemo sempre le tante telecronache degli azzurri &#8211; ha raccontato tutte le partite della Nazionale tra il 1986 ed il 2002, dalle ‘Notti magiche’ di Italia ’90 all’amara eliminazione contro la Corea del Sud nei Mondiali nippo-coreani &#8211; e delle nostre squadre italiane nelle coppe internazionali.</p>



<p>Nel 1985 fu il commentatore della finale di <a href="https://gameofgoals.it/2019/02/28/1985-finale-juventus-liverpool-1-0.html">Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool</a> nella tragica notte dell’Heysel. Di quella telecronaca restano nella memoria il perfetto tono del racconto giornalistico “Lo sportivo esulti per questo successo della Juve e del calcio italiano” furono le sue parole al fischio finale, a cui però aggiunse “L’uomo conservi l’amarezza e il dolore di una serata resa luttuosa da quanto accaduto prima”. </p>



<p>Icona del giornalismo italiano, raccolse il testimone di prima voce della Nazionale da un altro grande professionista quale <strong>Nando Martellini</strong>. Nonostante abbia accompagnato il cammino degli Azzurri in cinque Mondiali e quattro Europei, a <strong>Pizzul </strong>è mancata la gioia di raccontare una vittoria ‘importante’, ma è ugualmente entrato nel cuore degli sportivi italiani, che in queste ore lo stanno salutando con grande affetto.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="La Magia di Baggio: La voce emozionante di Bruno Pizzul" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/TaJa2ZHBTRs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Rino Tommasi, una voce lontana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 18:17:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È difficile, praticamente impossibile, che le persone di spessore, quelle che hanno impastato la propria attività con qualcosa che abbia acceso la fantasia popolare, muoiano [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È difficile, praticamente impossibile, che le persone di spessore, quelle che hanno impastato la propria attività con qualcosa che abbia acceso la fantasia popolare, muoiano una volta sola. I grandissimi non lo fanno mai, senza nemmeno nascondersi, gli altri, i grandi, lo fanno più volte. Quando smettono di fare, poi quando smettono di essere o di dire, poi ancora quando la loro eco ingiallisce e, infine quando smettono di vivere.  Allora se ne vanno, lasciandoci solo qualche goffo rimedio. </p>



<p><strong>Rino Tommasi</strong> se ne è andato oggi, a 90 anni e il rimedio che abbiamo tra le mani e le orecchie, goffo per la sua vita ma impagabile per l’esistenza di tutti noi, sono i suoi scritti e soprattutto la sua voce, una sorta di penna sonora che aveva pochi eguali. Uno di questi è stato proprio il suo socio a bordo campo, il suo alter ego poetico appollaiato come lui in piccionaia con vista Wimbledon o Roland Garros a contare le volée di <strong>Borg </strong>o a cantare gli aneddoti imperdibili sulla cognata di <strong>Connors</strong>. </p>



<p><strong>Gianni Clerici</strong>, altra penna sublime e altra voce indimenticabile, per nostra fortuna, ne ha condiviso le gesta regalandoci la gioia di assistere in tv, per molti ma troppo pochi anni, a due eventi in contemporanea. Una partita di tennis, magari di eccelso livello, e il commento dello stesso, sicuramente eccelso, tra due autentici funamboli della parola, forgiatori di neologismi dissacranti, romanziere depistatore l’uno, Gianni, poeta insospettabile dei numeri l’altro, Rino. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-22757" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-768x511.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-1536x1022.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Roma, 11/05/2011 Foro Italico, Internazionali BNL d&#8217; Italia 2012.<br> Gianni Clerici e Rino Tommasi.</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Tommasi </strong>era già noto al pubblico mediatico avendo commentato, oltre che organizzato con successo, le gare di pugilato e una delle sue allocuzioni più ricorrenti, «secondo il mio personalissimo cartellino» a indicare il foglietto su cui l’arbitro di boxe indica colpi e punteggio, è entrato nel gergo corrente nei più svariati ambiti, anche non sportivi. E se dobbiamo a qualcosa o a qualcuno il fatto di aver avuto poi la buona sorte di assistere al formarsi di quella straordinaria coppia di telecronisti tennistici, sono tre i fattori in questione. </p>



<p>Il primo, ovvio, è il fatto che i due colleghi siano già amici e si stimino, il secondo è che <strong>Tommasi </strong>si stanca del pugilato verso gli anni settanta del secolo scorso e comincia a interessarsi di telecomunicazione e del nuovo mercato di emittenti libere. Il terzo elemento, il più interessante, è un vecchio debito che tutti noi abbiamo con una vecchia trasmissione radiofonica degli anni ’60, &#8220;Alto gradimento&#8221; di <strong>Renzo Arbore </strong>e <strong>Gianni Boncompagni</strong>.</p>



<p>È da lì, anche se non subito, che parte la consapevolezza che per i programmi di intrattenimento due voci che si alternano, si stuzzicano e si stimolano funzionano molto meglio che la narrazione singola. E se poi queste voci e queste menti sono intelligenti, affiatate, vivaci, ironiche e scanzonate il successo è assicurato in tutti i campi. Anche nello sport. Anzi, che cosa mai più dell’evento sportivo in diretta necessita di un commento a braccio in cui, oltre al vecchio detto per cui ‘quattro occhi vedono meglio di due’, il contraltare diventa valore aggiunto. Nel tennis, poi&#8230;! Chi scrive ha iniziato a vederlo in bianco e nero, <strong>Nicola Pietrangeli </strong>contro <strong>Manolo Santana</strong>, e il commento era immancabilmente di <strong>Guido Oddo</strong>. Aplomb inappuntabile, accento piemontese sfumatissimo, eleganza discreta, da the e biscotti. Ma restare svegli, che impresa..!</p>



<p>Poi è arrivato <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/12/addio-bisteccone-galeazzi.html">Galeazzi </a></strong><em><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/12/addio-bisteccone-galeazzi.html">er bisteccone</a></em> e, se non si addormentava lui durante la prima gara del pomeriggio alle 14 e faceva sforzi immani, sembrava sempre di assistere al rush finale di una gara di canottaggio. Con tutto il rispetto di pionieri e predecessori, o delle seconde voci del calcio che ti descrivono ciò che hai appena visto, come fossi davanti alla radio!, con tutto il rispetto di tutto ciò, l’entrata in scena di <strong>Rino Tommasi</strong>, con la sua faccia da croupier e gli occhi che roteano come le stelle dello special dei vecchi juke box, il farfallino da aggiustare prima del gong, l’entrata in scena di questo funambolo delle statistiche in presa diretta, ha fatto saltare banco, ring, seggiolone dell’arbitro, rete del net e tutto il resto. Perfino il pizzo intravisto durante la più famosa battuta di servizio, credo fosse una seconda palla, di <strong>Steffi Graf</strong>, futura signora <strong>Agassi</strong>.</p>



<p>Il vero colpo di genio di Rino è stato volere <strong>Clerici </strong>come altra voce, perché parlare di &#8220;seconda&#8221; sarebbe irrispettoso per entrambi. Quel giorno, almeno in Italia, è nato un nuovo sport: il tennis alla tv.  Ma come, non c’era anche prima? No, non c’era, punto. Adesso diventava un cicaleccio pertinente, una divagazione attenta, una descrizione precisa che sconfinava in tutt’altro, che mandava il tennis nell’orbita dell’imperdibile. <strong>Tommasi</strong>, i cui numeri snocciolati non erano comunque freddi e ribollivano di arguzia, aveva bisogno che <strong>Clerici </strong>glieli rendesse profondi, poeticamente tridimensionali, mentre Gianni usava la razionalità di Rino come zavorra per i suoi voli, pindarici e non. </p>



<p>Tutti e due, e chiedo scusa se nemmeno oggi riesco a scinderli, a planare sulla terra rossa, delicati come una smorzata beffarda, distesi sull’erba a rincorrere con gli occhi e i gerundi lungolinea  e rovesci incrociati o accovacciati sul cemento a spiare, furbetti svergognati, servizi e smash dandosi di gomito come due liceali. Tutti e due, perfino oggi che dovrei scinderli, a parlare dal lontano qui accanto, con penne asciugate, microfoni staccati e fogli volati in corridoio. Perché i grandi muoiono diverse volte, ma i grandissimi mai.</p>



<p></p>



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<p class="has-text-align-center">Tre libri di Rino Tommasi</p>
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