<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>peter taylor Archivi - Game of Goals</title>
	<atom:link href="https://gameofgoals.it/tag/peter-taylor/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://gameofgoals.it/tag/peter-taylor</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 May 2025 12:08:18 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-Favicon-32x32.png</url>
	<title>peter taylor Archivi - Game of Goals</title>
	<link>https://gameofgoals.it/tag/peter-taylor</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Brian Clough e il Nottingham Forest: un’epopea da Robin Hood e Little John</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/05/04/brian-clough-e-il-nottingham-forest-unepopea-da-robin-hood-e-little-john.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/05/04/brian-clough-e-il-nottingham-forest-unepopea-da-robin-hood-e-little-john.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2025 07:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strateghi]]></category>
		<category><![CDATA[brian clough]]></category>
		<category><![CDATA[calcio inglese]]></category>
		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
		<category><![CDATA[little john]]></category>
		<category><![CDATA[nottingham forest]]></category>
		<category><![CDATA[peter taylor]]></category>
		<category><![CDATA[robin hood]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23996</guid>

					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Peter Taylor e Brian Clough con la Coppa dei Campioni Nella terra verde e umida delle East Midlands, dove il fiume Trent [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/05/04/brian-clough-e-il-nottingham-forest-unepopea-da-robin-hood-e-little-john.html">Brian Clough e il Nottingham Forest: un’epopea da Robin Hood e Little John</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Peter Taylor e Brian Clough con la Coppa dei Campioni</em></p>



<p class="has-drop-cap">Nella terra verde e umida delle East Midlands, dove il fiume Trent scorre come il tempo ricco di storie epiche e leggende, si erge una figura, alta e imperiosa, che ha saputo riempire le pagine più gloriose del calcio inglese. <strong>Brian Clough</strong>, con i suoi modi spesso bruschi, le sue visioni eccentriche , una parlantina che avrebbe potuto incantare anche il più scettico dei critici, fu il maestro di un’era d’oro per il Nottingham Forest. La sua storia è intrinsecamente legata a quella di un altro grande personaggio, il suo mitico assistente, <strong>Peter Taylor</strong>, nonché corpulento e fiero come un moderno <em>Little John</em>, sempre pronto ad affiancare e supportare il più volatile <em>Robin Hood</em> del calcio.</p>



<p><strong>Clough</strong>, con il suo piglio deciso e l&#8217;acume sagace, era un maestro dell&#8217;insubordinazione costruttiva, simile al coraggioso <em>Robin</em>. Non armava l’arco, ma orchestrava il gioco con una visione che perforava la mediocrità della vita quotidiana, elevando il calcio a una forma d’arte epica. E come Robin aveva al suo fianco il fidato <em>Little John</em>, <strong>Clough </strong>poteva contare sull&#8217;assistenza fondamentale di <strong>Peter Taylor</strong>. <strong>Taylor</strong>, con la sua figura accogliente e sagacia tattica, era la perfetta spalla, il consigliere leale che sapeva tramutare in realtà i sogni audaci del suo capitano.</p>



<p><strong>Clough</strong>, come il leggendario ladro gentiluomo, non si limitava a rubare punti e vittorie. Semplicemente aveva avuto come dono dal “Buon Dio” la capacità di scuotere le fondamenta del calcio britannico con una miscela inebriante di audacia e genialità. In quella che può sembrare una favola calcistica, il Nottingham Forest, sotto la sua ala protettrice, conquistò la First Division (l’allora massima serie del calcio inglese) nel 1978 dopo un’ascensione fulminea da una retrocessione appena un paio d’anni prima. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="796" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/www.thenorthernecho.co_-1024x796.jpg" alt="" class="wp-image-24000" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/www.thenorthernecho.co_-1024x796.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/www.thenorthernecho.co_-300x233.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/www.thenorthernecho.co_-768x597.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/www.thenorthernecho.co_-1536x1194.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/www.thenorthernecho.co_.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Nottingham Forest di Clough del 1979</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Statisticamente parlando, quel Nottingham Forest divenne la prima – e finora l’unica – squadra a vincere la Coppa dei Campioni (oggi conosciuta come Champions League) per due anni consecutivi (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2018/06/01/1979-finale-nottingham-forest-malmoe-1-0.html">qui </a>la cronaca della finale contro il Malmoe nel 1979 e <a href="https://gameofgoals.it/2018/07/17/1980-finale-nottingham-forest-amburgo-1-0.html">qui </a>quella contro l&#8217;Amburgo nel 1980) partendo dalla Second Division, nel 1979 e nel 1980 per l&#8217;esattezza. Un risultato che riempie le menti dei tifosi dei Garibaldi <em>Reds </em>di reverenza, simile all’eco di una freccia che fende l’aria in un bosco incantato.</p>



<p>Nel primo anno di trionfo europeo, <strong>Clough </strong>guidò la sua squadra a una straordinaria stagione: la squadra terminò il campionato con 73 punti, siglando 65 gol e subendone solo 24, un rapporto che farebbe invidiare anche le grandi del presente. Ma oltre ai numeri, c&#8217;era un’atmosfera palpabile, un’energia che si sprigionava dal campo e che faceva vibrare le anime dei suoi giocatori e dei tifosi.</p>



<p>La simbiosi tra <strong>Clough </strong>e <strong>Taylor</strong>, nell’arte dell’allenamento, ricorda seriamente quella tra<em> Robin Hood</em> e <em>Little John</em>; il primo, audace e visionario, il secondo, pratico e saggio, capace di tenere a bada le impennate emotive del suo leader. Mentre <strong>Clough </strong>si concentrava sull’ispirare il suo team a sfidare l’impossibile, <strong>Taylor </strong>si assicura che il terreno fosse fertile per il trionfo. In tal senso, il duo diventò una leggenda, ammirato e invidiato dagli avversari, così come i famosi fuorilegge di Sherwood erano rispettati e temuti.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p>Non direi di essere il miglior allenatore al mondo, ma sono sicuramente nella top one.</p>



<p>Roma non fu costruita in un giorno, ma io non ero lì.</p>



<p>Se Dio avesse voluto che giocassimo a <a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Calcio_(sport)">calcio</a> tra le nuvole, avrebbe dovuto mettere l&#8217;erba lì su.</p>
</div>



<p><strong>Alcune delle massime di Brian Clough</strong></p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Spesso nella letteratura sportiva c&#8217;è una frase che viene usata a sproposito più delle altre: «Non era solo un allenatore ma molto di più». Per <strong>Brian Clough </strong>però mi permetto di riesumarla e di essere con ogni probabilità ridondante nelle mie affermazioni. <strong>Clough </strong>non era solo un allenatore, ma un vate del calcio, capace di plasmare il destino con parole tanto affilate quanto il suo ingegno. Sua è la frase ormai leggendaria: «Penso che il calcio debba essere giocato con passione, ma nella mia maniera». Come un giusto ribelle, sfidava il sistema, trascinando il Nottingham Forest dalle paludi dell’oscurità alle luci abbaglianti della gloria, un&#8217;impresa titanica che riecheggia tra le cronache come le gesta di una banda di ventura.</p>



<p>Ciò che renderebbe il parallelismo ancora più affascinante sarebbe il profondo legame con la comunità: come <em>Robin </em>rubava ai ricchi per dare ai poveri, <strong>Clough </strong>sfidava le grandi squadre del calcio inglese a restituire al Nottingham Forest l’onore perduto. Si parlava di <strong>Clough </strong>non solo come di un manager, ma anche come di un’entità quasi mitologica, capace di trasformare la squadra in un simbolo di rinascita.</p>



<p>A distanza di decenni, la leggenda di <strong>Brian Clough </strong>e del Nottingham Forest continua a raccontarci una storia di passione, ribellione e trionfi inaspettati. E mentre celebriamo quei giorni gloriosi, non possiamo che chiudere questa riflessione con un’eco festosa di speranza e colori, una celebrazione della vita e del calcio, un grido che riecheggia nel cuore di chi ama questo sport. <em>&#8220;Urca Urca tilulero oggi splende il sol&#8221;.</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Brian Clough&#039;s Nottingham Forest Miracle | AFC Finners | Football History Documentary" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/cfyVD5KvhU8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/05/04/brian-clough-e-il-nottingham-forest-unepopea-da-robin-hood-e-little-john.html">Brian Clough e il Nottingham Forest: un’epopea da Robin Hood e Little John</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/05/04/brian-clough-e-il-nottingham-forest-unepopea-da-robin-hood-e-little-john.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’evoluzione del calcio inglese (1970 – 1980): un decennio double face tra splendori con i club e cocenti delusioni con la nazionale</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/11/20/levoluzione-del-calcio-inglese-1970-1980-un-decennio-double-face-tra-splendori-con-i-club-e-cocenti-delusioni-con-la-nazionale.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2022/11/20/levoluzione-del-calcio-inglese-1970-1980-un-decennio-double-face-tra-splendori-con-i-club-e-cocenti-delusioni-con-la-nazionale.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Scabar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 21:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[alf ramsey]]></category>
		<category><![CDATA[arsenal]]></category>
		<category><![CDATA[bob paisley]]></category>
		<category><![CDATA[bobby robson]]></category>
		<category><![CDATA[brian clough]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[derby county]]></category>
		<category><![CDATA[don revie]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[ipswich town]]></category>
		<category><![CDATA[leeds united]]></category>
		<category><![CDATA[liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[manchester united]]></category>
		<category><![CDATA[nottingham forest]]></category>
		<category><![CDATA[peter taylor]]></category>
		<category><![CDATA[ron greenwood]]></category>
		<category><![CDATA[southampton]]></category>
		<category><![CDATA[west ham united]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=12832</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’evoluzione dei club: un decennio dorato Gli Anni Settanta sono un decennio molto particolare nell’evoluzione della storia calcistica inglese, un decennio che rappresenta un po’ [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/11/20/levoluzione-del-calcio-inglese-1970-1980-un-decennio-double-face-tra-splendori-con-i-club-e-cocenti-delusioni-con-la-nazionale.html">L’evoluzione del calcio inglese (1970 – 1980): un decennio double face tra splendori con i club e cocenti delusioni con la nazionale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L’evoluzione dei club: un decennio dorato</h3>



<p></p>



<p>Gli <strong>Anni Settanta</strong> sono un decennio molto particolare nell’evoluzione della storia calcistica inglese, un decennio che rappresenta un po’ una sorta di <strong>Giano Bifronte</strong> che è una diretta conseguenza della<strong> svolta tattica </strong>portata dal mondiale del <strong>1966.</strong> Da un lato l’adozione del <strong>4-4-2 </strong>ed l’ulteriore spinta atletica provoca non solo una drastica<strong> diminuzione dei gol segnati </strong>ma anche una sorta di scadimento della qualità media dei giocatori inglesi. Il vivaio di<strong> Sua Maestà </strong>torna infatti, dopo la parentesi dei <strong>Sessanta</strong>, torna a sfornare giocatori poco fantasiosi e lineari e ad ostracizzare i giocatori di puro talento. Questa sarà la politica, fallimentare, perseguita dalla nazionale che fallirà la qualificazione sia ai mondiali del <strong>1974 </strong>che del <strong>1978 </strong>sotto la guida di due CT conservatori come <strong>Alf Ramsey</strong> e<strong> Don Revie</strong>.</p>



<p>Dall’altro lato invece, soprattutto a livello di club, l’<strong>Inghilterra</strong> viene influenzata dal fenomeno del <strong>calcio totale olandese</strong>. L’esito finale è quello di un collettivismo rivisto e smussato da certi estremismi tipicamente batavi, capace di abbinare ordine e disciplina di gioco a talento dei singoli (soprattutto scozzesi). Non è un caso che negli <strong>Anni Settanta </strong>si sia formata una generazione irripetibile di tecnici inglesi, capaci di influenzare non solo il calcio britannico ma anche quello europeo: <strong>Brian Clough, Bobby Robson, Dave Sexton, Ron Atkinson, Jack Charlton, Bob Houghton, Roy Hodgson, Graham Taylor</strong> e molto altri. Una parte di questi tecnici tornerà a sviluppare la tecnica ed un calcio di possesso più di marca europea (è il caso di <strong>Bob Paisley </strong>al <strong>Liverpool </strong>o <strong>Brian Clough</strong> al <strong>Nottingham Forest</strong>) mentre un’altra rinnoverà la tradizione tipicamente inglese del calcio diretto e verticale (pensiamo a <strong>Bob Houghton</strong>, <strong>Graham Taylor</strong>, <strong>Jack Charlton</strong>) perfezionando il pressing e il concetto di “squadra corta”.</p>



<p>Gli Anni Settanta si aprono all’insegna di una “nobile” del calcio inglese: l’<strong>Arsenal </strong>di <strong>Bertie Mee </strong>che nella stagione <strong>1970/71</strong> conquista il <strong><em>double </em>campionato-FA Cup</strong>. I <strong><em>Gunners </em></strong>sono una squadra impostata su un<strong> 4-4-2 </strong>con un centrocampo di ferro, imperniato sul duro <strong>Peter Storey</strong>, che serve soprattutto a contrastare e rilanciare il pallone sul duo di punta formato da Radford e dal giovanissimo<strong> Ray Kennedy</strong>. L’anno successivo invece a trionfare in campionato è, a sorpresa, il <strong>Derby County</strong> di <strong>Brian Clough</strong>, squadra che pratica un calcio antipodico rispetto a quello dei biancorossi. I <strong><em>Rams</em></strong> sono schierati dal proprio vulcanico e geniale tecnico con un <strong>4-4-2 asimmetrico</strong> con le due ali “sfasate”: a destra gioca infatti il gallese <strong>Durban</strong>, con compiti prettamente tattici, mentre a sinistra l’ala mancina <strong>Hilton </strong>si allinea alle due classiche punte<strong> O’Hare</strong> e <strong>Hector </strong>formando così un <strong>4-3-3</strong>, questo sarà lo schema base che sarà alla base del <strong>miracolo Forest</strong>. Con questo escamotage <strong>Clough</strong> riesce quindi a sopperire all’eccessiva rigidità e linearità che comportava l’adozione di una doppia linea di quattro giocatori in difesa e in mezzo al campo.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="812" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-1024x812.jpg" alt="" class="wp-image-12833" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-1024x812.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-300x238.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-768x609.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-1536x1218.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Il Derby County di Brian Clough edizione 1971/72</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>I primi Anni Settanta sono anche il canto del cigno di una delle formazioni più discusse del calcio inglese del periodo: il<strong><em> “Dirty Leeds” </em></strong>di<strong> Don Revie</strong>, vincitori della<strong> FA Cup </strong>nel <strong>1971/72 </strong>e del <strong>campionato </strong>nel <strong>1973/74.</strong> Questa è una delle edizioni del <strong>Leeds </strong>migliori, una squadra che negli ultimi anni accantona il suo stile tutto fisico e corsa mostrando anche ottime trame del gioco. Del resto la qualità a quella squadra non mancava, soprattutto dalla metà campo in avanti con i vari <strong>Bremner, Giles, Eddy Gray, Lorimer.</strong></p>



<p>Il <strong>1974</strong> è anche l’anno in cui le<strong> due anime del calcio inglese</strong> per la prima volta entrano in<strong> conflitto aperto</strong>: ancora una volta il protagonista indiscusso è l’istrionico <strong>Brian Cough</strong>, appena esonerato dopo un’avventura di soli quaranta giorni alla guida del <strong>Leeds United</strong>, che dà vita ad un memorabile scontro dialettico in TV con <strong>Don Revie</strong>, che invece era stato da poco nominato <strong>nuovo C.T. dell’Inghilterra.</strong> Si è detto e scritto molto sul rapporto di rivalità tra questi tecnici, che in realtà potremmo definire una sorta di rapporto di odio-amore di <strong>Clough </strong>nei confronti del suo concittadino <strong>Don</strong> <strong>Revie</strong>. In realtà, più che il valore di <strong>Revie </strong>e la sua filosofia di gioco, l’ex tecnico del <strong>Derby County </strong>contesta i suoi metodi ed il suo machiavellismo. Resta il fatto che quel memorabile scontro dialettico sia stato premonitore degli sviluppi della carriera dei due tecnici (<em>“Don, vediamo dove saremo tra cinque anni”</em>). <strong>Clough </strong>costruirà alla guida del <strong>Nottingham Forest </strong>uno dei più grandi miracoli della storia calcistica, <strong>Revie </strong>invece finirà in una sorta di “esilio dorato” in <strong>Arabia Saudita</strong> dopo essere stato esonerato dalla<strong> Nazionale inglese </strong>nel <strong>1978 </strong>a causa della mancata qualificazione ai mondiali di <strong>Argentina</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Brian Clough meets Don Revie in that 1974 ITV Calendar interview | ITV News" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/iTiIdbDBmZc?start=995&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il definitivo tramonto del <strong>Manchester United </strong>(addirittura retrocesso in <strong>Second Division </strong>al termine della stagione <strong>1973/74</strong>) ed il crepuscolo del <strong>Leeds United </strong>permettono, oltre che la genesi del miracolo <strong>Forest</strong>, il dominio di un’altra big degli <strong>Anni Sessanta</strong>, il <strong>Liverpool</strong> che domina ben quattro stagioni su cinque a partire dal <strong>1975</strong>. Il dominio dei <strong>Reds </strong>si basa soprattutto su tre cardini: mentalità, collettivo e novità tattiche. La svolta arriva a partire dalla<strong> stagione 1974/75 </strong>quando al timone del <strong>Liverpool </strong>viene promosso <strong>Bob Paisley</strong>, la mente tattica della squadra anche sotto la quindicinale gestione di <strong>Bill Shankly</strong>, colui che per primo aveva impostato i <strong><em>Reds </em></strong>secondo i canoni del passing game scozzese.</p>



<p>Secondo<strong> Paisley</strong> le squadre inglesi facevano fatica ad affermarsi in <strong>Europa </strong>perché erano carenti nell’impostare l’azione con i difensori ed i centrocampisti e, sull’esempio della<strong> Stella Rossa</strong> che nella stagione<strong> 1973/74</strong> aveva eliminato i rossi dalla <strong>Coppa dei Campioni</strong> mostrando un grande calcio in fase di impostazione, decide di perfezionare il <strong><em>passing game </em></strong>del suo predecessore scozzese. Nasce così il cosiddetto <strong><em>pass and move</em></strong>: i giocatori in maglia rossa perfezionano il concetto di triangolazione impostando il gioco fin dalla difesa, la stessa retroguardia viene alzata di qualche metro per lavorare in sincronia con il centrocampo; lo scopo è quello di giocare con il baricentro più alto (il baricentro basso è sempre stato un punto debole delle squadre britanniche) ed indurre l’avversario a restare in inferiorità numerica nelle zone nevralgiche del campo. Queste novità unite ad un sistema di <strong><em>scouting </em></strong>all’avanguardia e campagne acquisti mirate fruttano ai <strong><em>Reds </em></strong>quattro<strong> Coppe dei Campioni</strong> tra il <strong>1977</strong> ed il <strong>1984</strong>.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="526" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-1024x526.jpeg" alt="" class="wp-image-12834" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-1024x526.jpeg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-300x154.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-768x395.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-1536x790.jpeg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Bob Paisley in posa con una delle sue tre coppe dalle grandi orecchie</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Bestia nera di quel <strong>Liverpool </strong>in quegli anni d’oro ed unico “intruso” a vincere il campionato nel<strong> quinquennio 1975-80</strong> è una compagine che fino alla stagione <strong>1976/77</strong> militava in <strong>Second Division</strong> e che nel giro di pochi anni porterà a casa, oltre che uno storico campionato, ben due coppe dalle grandi orecchie: stiamo parlando del <strong>Nottingham Forest </strong>partorito dal genio calcistico della <strong>coppia Brian Clough-Peter Taylor</strong>: il primo grandissimo motivatore ed il secondo uomo abilissimo a muoversi dietro le quinte del calcio.</p>



<p>Rispetto al <strong>Liverpool</strong> il <strong>Forest </strong>è forse meno organizzato tatticamente in quanto <strong>Clough </strong>non è mai stato un genio della tattica ma piuttosto un grande motivatore ed un allenatore dai principi di gioco chiari quanto ferrei. I <strong>rossi di Nottingham </strong>sono però una squadra molto più flessibile nell’atteggiamento, capace di sciorinare grandi spettacoli offensivi (come nella finale del <strong>1978 </strong>dove <strong>Clough </strong>schiera di fatto quattro attaccanti brevilinei) ma anche epoche barricate difensive come nella<strong> finale</strong> del<strong> 1980 </strong>quando a Madrid il favorito <strong>Amburgo </strong>si schianta contro <strong>Shilton </strong>e soci, schieratisi per l’occasione con una sola punta.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="13/09/1978 Nottingham Forest v Liverpool" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/UG1oolBa2jY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Un trofeo per <em>outsiders</em>: l&#8217;FA Cup</h3>



<p></p>



<p>Uno sguardo ora sull’<strong>F.A. Cup</strong>: con l’avvento del dominio delle squadre inglesi in <strong>Europa </strong>dalla seconda metà degli <strong>Anni Settanta</strong> anche il trofeo più antico ed importante d’<strong>Inghilterra</strong> perde un po’ del suo fascino. La prova sono le numerose outsider che riescono a vincere il trofeo nel periodo che va dal <strong>1974 </strong>al <strong>1980</strong>. Nel <strong>1974/75</strong> la finalissima è tra due <em>outsider </em>assolute: il <strong>West Ham</strong> di <strong>John Lyall,</strong> integralmente composto da inglesi, e il <strong>Fulham</strong> del grande ex <strong>Bobby Moore</strong>. I <em><strong>Cottagers</strong></em>, che schieravano un altro grande vecchio di valore come <strong>Alan Mullery</strong>, giocano meglio ma il <strong>West Ham</strong> sfrutta gli episodi e vincono la coppa. Gli stessi <em><strong>Hammers</strong></em>, guidati dallo stesso tecnico, bisseranno il successo nel <strong>1980</strong>. </p>



<p>Stesso discorso per l’edizione dell’anno successivo, vinta da un <strong>Southampton </strong>“operaio” che batte un <strong>Manchester United</strong> rinato sotto la guida di<strong> Peter Docherty</strong> ma non ancora capace di ritornare ai fasti dell’era <strong>Busby </strong>(solo il portiere <strong>Stepney</strong> era in campo a <strong>Wembley </strong>nel <strong>1968</strong>). I Saints sono una squadra che gioca un calcio molto organizzato dietro con l’applicazione metodica del fuorigioco e senza fronzoli in fase d’impostazione con continui lanci lunghi verso le due punte <strong>Osgood</strong> (ex <strong>Chelsea</strong>) e <strong>Channon</strong>.</p>



<p>Nella stagione <strong>1976/77</strong> a far cadere i sogni di <em>“treble” </em>del <strong>Liverpool </strong>c’è il <strong>Manchester United </strong>che vince il suo primo trofeo del post <strong>Busby </strong>imbrigliando proprio la squadra di <strong>Paisley</strong>. È uno United “pane e salame” quello di <strong>Docherty </strong>che si basa molto sulla fisicità dei due centrali<strong> Buchan</strong> e <strong>Brian Greenhoff </strong>e sulla classe di <strong>Lou Macari</strong> (scozzese di origini italiane) in mezzo. L’anno successivo è la volta di un’altra outsider: l<strong>’Ipswich Town </strong>di <strong>Bobby Robson</strong>, squadra che pratica un calcio aggressivo e veloce che si muove sempre su linee verticali.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="617" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-1024x617.jpg" alt="" class="wp-image-12835" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-1024x617.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-300x181.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-768x463.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-1536x926.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>L&#8217;Ipswich Town vincitore dell&#8217;F.A. Cup a Wembley nel 1978</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Vittima illustre dell’<strong>Ipswich</strong> è l’<strong>Arsenal </strong>che l’anno successivo invece fa sua l’<strong>F.A. Cup </strong>sconfiggendo lo <strong><em>United </em></strong>al termine di una finale molto combattuta ed emozionante. I <em><strong>Gunners </strong></em>sono una sorta di selezione irlandese (tre dell’<strong>Eire</strong>, tre dell’<strong>Irlanda del Nord</strong>, nordirlandese anche il tecnico <strong>Neill</strong>) che ruota attorno alla classe del regista di centrocampo <strong>Liam Brady </strong>e sfrutta la vena realizzativa del centravanti <strong>Frank Stapleton</strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;involuzione della Nazionale: un decennio senza mondiali</h3>



<p></p>



<p>Decisamente diversa invece l’evoluzione, anzi l’involuzione della <strong>Nazionale </strong>dei <strong>Tre Leoni</strong> dopo il comunque ottimo<strong> quarto di finale</strong> raggiunto nel <strong>1970</strong> in <strong>Messico </strong>con la <strong>Germania </strong>che è riuscita a consumare nel modo più rocambolesco la sua vendetta. Nel post rassegna messicana il <strong>C.T. Alf Ramsey</strong> va in totale confusione a causa del ritiro del totem <strong>Bobby Charlton</strong>, l&#8217;architrave della sua <strong>Nazionale</strong>: il tecnico alterna così il suo classico<strong> 4-4-2 </strong>ad un <strong>4-3-3 </strong>più di sostanza con ben tre torri nel settore offensivo. La qualità del gioco espresso dalle maglie bianche però è sempre più scadente: l’unico schema è la sovrapposizione dei due terzini che poi crossano per cercare la testa di una delle tre torri del tridente che, puntualmente, si pestano i piedi. </p>



<p>Il quarto di finale degli europei contro la <strong>Germania </strong>nel <strong>1972</strong>, che ha visto la selezione di <strong>Helmuth Shön</strong> maramaldeggiare il sacro suolo di <strong>Wembley </strong>rappresenta un’altra pagina da dimenticare nella storia della nazionale inglese oltre che un crocevia “filosofico” tra il calcio totale in salsa teutonica della <strong><em>Mannshaft</em></strong> e il povero <strong><em>kick and run</em></strong> proposto dagli uomini di <strong>Alf Ramsey</strong>. Una curiosa nemesi per un allenatore cresciuto alla scuola “belgiochista” di <strong>Arthur Rowe </strong>al <strong>Tottenham</strong>! La mancata qualificazione ai mondiali del <strong>1974</strong>, giunta per mano comunque di una grande <strong>Polonia </strong>e di un <strong>Tomaszewski </strong>paratutto, rappresenta la pietra tombale sulla controversa ma comunque luminosa <strong>gestione Ramsey</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-1024x640.jpeg" alt="" class="wp-image-12836" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-1024x640.jpeg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-300x188.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-768x480.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>I capitani di Inghilterra e Polonia Martin Peters e Kazimierz&nbsp;Deyna</em></figcaption></figure></div>



<p>A succedere a <strong>Ramsey </strong>sulla panchina dell’<strong>Inghilterra</strong>, dopo il breve intermezzo di <strong>Joe Mercer</strong>, arriva un altro tecnico che ha molti punti in comune con il tecnico campione del mondo del <strong>1966:</strong> cioè un personaggio piuttosto antipatico all’opinione pubblica, che è stato un grande innovatore come giocatore negli <strong>Anni Cinquanta</strong> ma che poi, una volta divenuto manager, ha virato su proposte di calcio assai in linea con quelle tradizionali inglesi. Parliamo di <strong>Don Revie</strong> che divenuto commissario tecnico, dopo la lunga e felice parentesi al <strong><em>Dirty Leeds</em></strong>, proseguirà sulla falsariga del predecessore. L’unico segnale di discontinuità è la presenza stabile nell’undici titolare di <strong>Kevin Keegan</strong>, ostracizzato dal predecessore così come altri giocatori talentuosi e “teste matte” del periodo (i vari <strong>Tony Currie, Peter Osgood, Stan Bowles, Rodney Marsh</strong>).</p>



<p>Anche <strong>Revie </strong>infatti tende ad affidarsi a giocatori di sostanza e che sappiano interpretare il suo credo calcistico emarginando i giocatori dotati di piedi buoni e talento. I risultati sono disastrosi: un’<strong>umiliazione</strong> nel <strong>1977</strong> contro l’<strong>Olanda </strong>di <strong>Cruijff</strong>, con il calcio olandese che mette ancora una volta in evidenza tutti i limiti del calcio “palla lunga” praticato dall’<strong>Inghilterra</strong>, e soprattutto la mancata qualificazione ai mondiali del <strong>1978</strong>, anche se la <strong>Giovane Italia </strong>di <strong>Bearzot </strong>pera probabilmente un’avversaria più forte di Keegan e soci. La nomina a <strong>C.T. </strong>di un personaggio più <em>low profile</em> e meno divisivo come il bonario ex <strong>West Ham</strong> <strong>Ron Greenwood</strong>, fautore di un calcio più “europeo” dei predecessori porta alla risoluzione del dualismo tra i due forti portieri <strong>Peter Shilton</strong> e <strong>Ray Clemence </strong>a favore del primo, oltre che alla qualificazione agli <strong>Europei </strong>del<strong> 1980</strong>. Segnali di rinascita dopo un decennio a digiuno di grosse competizioni internazionali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="England - Holland. FM-1977" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/37gU79HMeMo?start=11&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/11/20/levoluzione-del-calcio-inglese-1970-1980-un-decennio-double-face-tra-splendori-con-i-club-e-cocenti-delusioni-con-la-nazionale.html">L’evoluzione del calcio inglese (1970 – 1980): un decennio double face tra splendori con i club e cocenti delusioni con la nazionale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2022/11/20/levoluzione-del-calcio-inglese-1970-1980-un-decennio-double-face-tra-splendori-con-i-club-e-cocenti-delusioni-con-la-nazionale.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
