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	<title>Storia e sviluppi delle regole del gioco Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Storia e sviluppi delle regole del gioco Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>La Giostra delle Regole (terza puntata): il futuro del calcio arriverà&#8230; dal basket?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e sviluppi delle regole del gioco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: una VAR room. Ma è solo l&#8217;inizio di una lunga rivoluzione destinata a sconvolgere il calcio anche in futuro&#8230; Quello che invece [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/19/la-giostra-delle-regole-terza-puntata-il-futuro-del-calcio-arrivera-dal-basket.html">La Giostra delle Regole (terza puntata): il futuro del calcio arriverà&#8230; dal basket?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: una VAR room. Ma è solo l&#8217;inizio di una lunga rivoluzione destinata a sconvolgere il calcio anche in futuro&#8230;</em></p>



<p class="has-drop-cap">Quello che invece ha scosso l’universo calcistico dal 2016 è stato senza dubbio il ricorso a un altro strumento tecnologico, elettronico, fotografico e informatico come il VAR, il discendente geniale di nonna moviola che il pittoresco giornalista <strong>Aldo Biscardi</strong> voleva, da decenni, collocare a bordo campo. Anche l’introduzione del VAR è quindi una modifica ‘correttiva’, tesa cioè ad aiutare l’arbitro a vedere meglio e controllare quello che non può a occhio nudo e ad azione, magari velocissima, in corso. </p>



<p>Tutto ciò, è bene ricordarlo, per placare e magari azzerare le polemiche che ogni singola partita scatena immancabilmente a causa dei frequenti errori, siano essi sviste o valutazioni sbagliate, compiuti dai direttori di gara. Tanto più da quando i mezzi tecnologici sempre più sofisticati li certificavano, dapprima il lunedì, poi la domenica sera, poi appena finita la partita e poi, addirittura, a gara in corso. </p>



<p>Come a Berlino per la testata di <strong>Zidane </strong>a <strong>Materazzi </strong>nel 2006 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/17/2006-finale-italia-francia-5-3-dcr-1-1.html">qui </a>per la cronaca del match). Senza voler ripetere la storia della nascita del VAR, già raccontata in un’altra serie di articoli, mi basta qui ricordare che la resistenza dell’IFAB a capitolare di fronte a richieste sempre più pressanti da parte dell’opinione pubblica e di un giornalismo televisivo sempre più agguerrito e preciso sul piano dello scandaglio di precisione visiva, sia come ingrandimenti sia come rallentamenti sia come allineamenti, è stata senza dubbio degna di miglior causa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1000" height="561" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/materazzi-zidane-testata.jpg" alt="" class="wp-image-23449" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/materazzi-zidane-testata.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/materazzi-zidane-testata-300x168.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/materazzi-zidane-testata-768x431.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">La testata di Zidane a Materazzi nella finale del Mondiale 2006. L&#8217;arbitro non vide nulla, poi fu richiamato dal quarto uomo che la scoprì grazie alla moviola televisiva</figcaption></figure>



<p></p>



<p>E che espedienti come gli arbitri di porta, quelli d’area e i guardalinee diagonali sono stati obiettivamente ridicoli, inefficaci e soltanto spie, in ultima analisi, di un inspiegabile rifiuto a usare appieno la tecnologia al servizio del mondo arbitrale e non solo. Alla fine, nel 2016, il VAR ha emesso il primo vagito. Ma, ahimè, non ha ancora smesso!</p>



<p>Sono passati nove anni e pare ancora un lattante da svezzare, doveva placare le polemiche e le ha moltiplicate, doveva aiutare gli arbitri e invece li ha spesso confusi. Non solo, ha perfino complicato in modo serio il compito di chi deve redigere e revisionare il regolamento del suo utilizzo, il famoso Protocollo, e perfino di chi deve interpretarlo, cioè gli arbitri stessi. In questi nove anni, abbiamo visto tutti ogni più piccola variante di comportamento a fronte di episodi sovrapponibili e, devo candidamente confessarlo, ancora non ho capito perfettamente quando l’arbitro può essere chiamato a controllare e quando i colleghi ‘tecnologici’ ubicati nel <strong>Centro VAR</strong> di Lissone invece non possono intervenire.</p>



<p>Una cosa ho capito in tutti questi interventi di controllo, anzi due anche se di questa seconda non sono certissimo.<br>La prima è che l’arbitro di campo chiamato a controllare nel 99% dei casi cambia idea. In quasi dieci anni, le volte in cui l&#8217;ho visto mantenere la propria decisione iniziale si contano sulle dita di una mano. La seconda è che il controllo al monitor viene sempre deciso da Lissone, ma su questo non siamo sicuri al 100%, dal momento che non mi è dato mai sapere cosa si dicono i due all’interfono.</p>



<p>In tutti i casi, l’occhio tecnologico risulta essere sempre più credibile di quello umano. Ma se questo è plausibile nei casi oggettivi e misurabili nello spazio o nello spazio/tempo come il fuorigioco, peraltro con alcuni dubbi, ciò assume decisamente aspetti più discutibili se si tratta della intensità dei contatti. È ovvio che il combinato disposto tra velocità e contrasto di gioco diventa paradossalmente meglio giudicabile dal vivo che non alla moviola, ma su questo argomento diventa facilissimo trovare pareri discordanti in generale, che diventano aggressivi quando ci si rivolgesse a protagonisti penalizzati e condiscendenti se l’interlocutore è il beneficiario. </p>



<p>A dirla tutta però, si deve anche sottolineare che l’occhio elettronico, cugino di quello ‘di falco’ del tennis o del volley, nel nostro calcio può intervenire, e spero presto essere interpellato, solo per cose accadute in area di rigore o di grave rilevanza disciplinare o che abbiano permesso in modo scorretto la realizzazione di una rete. Ma c’è un altro aspetto spinoso e curioso, introdotto dall’ottica tecnologica. </p>



<p>Fin da subito, nove anni fa, è cominciata una sequenza interminabile, e infatti tuttora in corso, di interpretazioni, letture o precisazioni più o meno dotte delle norme. Quindi, non vere e proprie modifiche del regolamento, ma modalità d’uso tese ad aggravare o derubricare un determinato episodio, accaduto, come detto, esclusivamente in area di rigore o che abbia determinato una rete. Per esempio, una delle più antiche infrazioni codificate, il fallo di mano, ha subito dal 2016 in poi una tale serie di ‘precisazioni di gravità’, serie ancora in corso, che posso sfidare chiunque, operatori di campo compresi, a capire e spiegare con certezza di verità quando questo o quell’episodio di tocco con l’arto superiore determini la concessione di un penalty o, piuttosto, l’annullamento di un gol. </p>



<p>Da quando nulla sfugge più, questo è certo, le valutazioni inoppugnabili di quanto è accaduto, paradossalmente, si sono alquanto complicate. E se per i contatti si è giustamente deciso di fidarsi del giudizio dal vivo, per i falli come quello di mano, c’è da mettersi le mani, appunto…, nei capelli. Si è partiti con l’accetta e ogni tocco era punibile, volontario o meno che fosse, ma il numero abnorme di rigori concessi e il ‘tiro a segno’ di certi furbetti che miravano a colpire con la palla gli arti superiori dei difensori, ha fatto inaugurare le sequela di correzioni interpretative, tuttora in corso e di fronte alle quali, molti commentatori giustamente si chiedono: ‘Ma è ancora Calcio?’.</p>



<p>Cercando di astenermi da questi argomenti e ricordando che la prassi becera vuole che siano bravi e onesti il giudice e l’arbitro che ci danno ragione e quindi scarsi e corrotti, se va bene, quelli che ci danno torto, non posso che limitarmi ad augurare al mondo VAR di trovare uniformità e chiarezza di applicazione. Trattandosi, è giusto sottolinearlo, di uno strumento oramai indispensabile e che, in ogni caso, ha diminuito di molto gli errori della componente arbitrale, salvando nel contempo la regolarità di risultato di una marea di partite. Ma dal momento che, si sa, tutto è migliorabile, concludo questa lunga disamina permettendomi di dare qualche modesto suggerimento sia sul regolamento sia sul protocollo.</p>



<p>Chi mi conosce sa quanto sia appassionato di un gioco complesso anche dal punto di vista delle regole e del loro evolversi come la pallacanestro e quindi non si stupirà se prenderò spunti proprio da quella disciplina per i suggerimenti che mi appresto a dare. Tanto più che credo, anche se la cosa non mi entusiasma più di tanto, che prima o poi il calcio adotterà quel tempo effettivo che è tipico appunto dello sport con la palla a spicchi.</p>



<p>Non sarà un percorso breve, ma credo che, esattamente come è stato per il VAR, ci si arriverà per forza. Le resistenze, come nell’altro caso, ci sono già verso questa nuova rivoluzione e le abbiamo viste, per esempio, ai <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/mondiale-2022">Mondiali in Qatar</a> con recuperi abnormi, poco graditi e la cui efficacia è apparsa subito discutibile e foriera di ulteriori malumori. Ma le polemiche sulle perdite di tempo, alcune sanzionabili altre no, abbondano e rendono alcune fasi della gara stucchevoli e, dal momento che in realtà il tempo effettivo sarebbe in grado di annullare solo le prime, ecco alcuni espedienti, mutuati appunto dal basket, per cercare di risolverli entrambi con semplicità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1024" height="538" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/WhatsApp-Image-2022-12-01-at-23.19.29-1024x538-1.webp" alt="" class="wp-image-23445" style="object-fit:cover" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/WhatsApp-Image-2022-12-01-at-23.19.29-1024x538-1.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/WhatsApp-Image-2022-12-01-at-23.19.29-1024x538-1-300x158.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/WhatsApp-Image-2022-12-01-at-23.19.29-1024x538-1-768x404.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;azione con cui il Giappone batte la Spagna ed elimina la Germania al Mondiale 2022. L&#8217;arbitro inizialmente annulla la rete, ma per il VAR la palla non è uscita. Eppure le immagini sembrano parlare chiaro&#8230;</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Per esempio, i rinvii del portiere e le rimesse in gioco potrebbero avere un tempo limitato, tipo 7 secondi per il primo e 3 secondi per le altre, con i palloni di ricambio posizionati, come già avviene, in postazioni fisse a bordo campo. Gli infortuni, spesso ingigantiti o simulati del tutto per ragioni speculative, potrebbero essere neutralizzati introducendo una regola per cui il giocatore a terra deve stare fuori poi un tempo equivalente senza poter essere sostituito se non al termine di tale periodo.</p>



<p>Per capirci: 3 minuti a terra in campo? 3 minuti fuori e la squadra in inferiorità numerica. Credo che questo possa essere proprio un rimedio efficace contro gli inganni di questo tipo. Come avrete visto, siamo nel campo ‘correttivo’ delle modifiche, ma non mi limiterò solo a questo. Il calcio, come tutti gli sport di squadra, continua a crescere, sia in direzione correttiva, appunto, delle storture sia in quella migliorativa, costruttiva e spettacolare che sia in grado di rendere il ‘prodotto’ sempre più godibile.</p>



<p>E una proposta che può obbedire in modo egregio e tutte questi obiettivi deriva ancora dal basket. Dove ogni squadra in possesso del pallone ha 8 secondi per oltrepassare la metà campo e poi non può più rientrarvi, pena la perdita appunto del possesso. Togliendo magari il limite di tempo per avanzare, impedire il ritorno nel proprio terreno difensivo e al portiere potrebbe essere una innovazione interessante per combattere la ‘melina’ noiosa e poco sportiva ed essere nel contempo una novità foriera di sviluppi interessanti sul piano tattico. È vero che ci sono molte squadre, come l’Inter in Italia, che fanno di questo profondo ‘giro palla’ un espediente di attesa volta all’attacco di sorpresa più che alla perdita di tempo, ma non vi è alcun dubbio che una simile limitazione potrebbe davvero indurre sviluppi ora imprevedibile alla manovra.</p>



<p>Confesso di avere altri desideri, più che suggerimenti, sempre costruttivi rubati alla pallacanestro: per esempio, due arbitri in campo di pari autorità potrebbero vedere meglio, essere più vicini e quindi lucidi all’azione in corso e perfino consultarsi tra di loro come fanno i colleghi grigi sul parquet. Potrebbero perfino decidere di chiedere aiuto al collega ‘tecnologico’ a Lissone, ribaltando la gerarchia attuale. Ma di questo parlerò meglio dopo, occupandoci di protocollo.</p>



<p>Altre innovazioni solo apparentemente minori potrebbero essere quelle relative al concetto di ‘palla fuori’ e ai tempi supplementari. In ambedue i casi il riferimento è sempre alla pallacanestro e nel primo il nostro suggerimento è quello di considerare il pallone uscito quando tocca terra al di là delle linee, come avviene ora, o quando il giocatore che lo controlla esce con i piedi dal campo. La novità sarebbe che la palla che in volo dovesse superare la demarcazione del campo sarebbe in gioco, permettendo, per esempio, traiettorie molto interessanti sui corner. Viceversa un pallone all’interno del campo giocato da un calciatore che pesti la linea o sia fuori diventa out. </p>



<p>Un’altra novità molto intrigante che deriverebbe da tale modifica riguarda il portiere e il concetto di gol. È vero che per essere tale il pallone deve toccare il terreno all’interno della porta, ma diventa altrettanto vero che sarebbe gol in caso di respinta o parata di un estremo difensore (o di qualunque altro giocatore) che toccasse con i piedi o con altra parte del corpo quel terreno.</p>



<p>Per quanto concerne i tempi supplementari siamo d’accordo con chi sostiene che due da 15 minuti sono troppi, ma non concordo con chi propone di abolirli del tutto e passare direttamente ai calci di rigore. La mia proposta, ispirata indovinate a cosa&#8230;, è di giocarne uno alla volta e di ridurne la durata a 10 minuti. A oltranza? Può essere. Oppure dopo il terzo o il quarto, reintrodurre il <strong>Golden Goal</strong>. Ultima proposta che faccio, costruttiva o correttiva decidete voi, è quella di reintrodurre la punizione a due in area di rigore e derubricare ad essa tutti quei ‘rigorini’ che si vedono ultimamente.</p>



<p>L’ultimo capitolo di questa lunga disquisizione riguarda, come detto, il Protocollo, termine oscuro e troppo elastico per tacitare recriminazioni e semplici quanto legittime richieste di chiarimenti a posteriori e di chiarezza per il futuro. Senza dirvi a quale sport che usa questi mezzi in modo a parer nostro mirabile mi riferisca, affronto un aspetto molto importante di cui ho già accennato. È il tema che risponde alla domanda: chi ha realmente in mano oggi le redini della direzione di gara? L’arbitro in campo o il mezzo tecnologico?</p>



<p>Qualunque sia la risposta al quesito in essere, sono convinto che sia l’arbitro in campo a dover essere l’autorità suprema della partita e che sia lui, senza presunzione ma anche senza pressioni, a decidere quando e se rivolgersi al collega attrezzato tecnologicamente, ribaltando di fatto una gerarchia surrettizia ma indubbia che governa attualmente le fasi controverse della gara. </p>



<p>Nel basket, per esempio, chi governa il computer non è neppure un arbitro, ma un semplice tecnico informatico che esegue le richieste dei direttori di gara, i quali o decidono <em>motu proprio</em> di andare a controllare un’azione dubbia o lo fanno su richiesta di uno dei due allenatori delle squadre in campo. Ecco dunque un altro aspetto che può essere tranquillamente replicato nel calcio: il controllo sollecitato, il cosiddetto <strong>‘VAR a chiamata’</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="678" height="381" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/replaybasket.webp" alt="" class="wp-image-23447" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/replaybasket.webp 678w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/replaybasket-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;instant replay nel basket: non è escluso che in futuro il calcio continui a mutuare regole e idee dalla pallacanestro, come per altro successo con il formato della nuova Champions League a girone unico basato sul modello Eurolega</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Prima di parlarne, una doverosa premessa. C’è una ennesima giusta regola della pallacanestro che vorrei fosse adottata dal football: l’arbitro principale di quelli sul parquet dichiara sempre qual è la sua decisione prima di avvicinarsi al monitor, e solo se le immagini che vede in esso gli dimostrano che la decisione giusta è un’altra, la adotta e si corregge, ma se non la trova o se non è abbastanza convincente o chiara, rimane quella assunta in precedenza. Sembra una sottigliezza, ma se ci si riflette con un minimo di attenzione, ci si accorge che siamo di fronte a due modi opposti di concepire il mezzo esterno: un aiuto o un capestro. È bene precisare, infatti, che questa procedura viene seguita sia che l’esigenza del controllo nasca all’interno del gruppo arbitrale sia che scaturisca da una richiesta delle panchine.</p>



<p>A questo proposito, mi pare ovvio che, pure nel calcio, queste ‘chiamate’ debbano essere limitate nel numero e mai assolutamente indefinite. Diciamo che una misura equa potrebbe essere quella di due a gara per ogni allenatore con l’ovvia possibilità di spendere questi jolly quando si ritiene più opportuno e nella circostanza che si pensa più favorevole.</p>



<p>Questa limitazione di numero renderà gioco forza necessaria una certa parsimonia nel rivolgersi al VAR e siamo convinti che, dopo le prime mosse dettate dall’inesperienza, nessuno impiegherà una delle due richieste per controllare un corner conteso o una palla più o meno uscita in fallo laterale. Anche perché detto intervento può essere eventualmente chiesto ad azione incriminata appena conclusa e non dopo successivi sviluppi magari negativi. </p>



<p>Sono insomma abbastanza sicuri del fatto che, per esempio, il caso del recente Inter-Fiorentina, in cui i milanesi hanno segnato sugli sviluppi di un corner concesso per errore, si sarebbe verificato in modo analogo anche fosse già in uso il <strong>‘VAR a chiamata’</strong>.</p>



<p>Chiudo il lungo viaggio intorno a questo argomento con un auspicio in generale che può essere anche letto come illiberale: sia consentito agli arbitri la libera valutazione degli episodi, ma sia proibita loro la libera interpretazione delle regole. Essa sarebbe la consacrazione del caos e consentirebbe l’abbraccio soffocante tra torto e ragione.</p>



<p>L’ultima frase la dedico a un’ennesima modifica che ci piacerebbe fosse introdotta. Non sappiamo dire se essa sia costruttiva, estetica o correttiva, ma gradiremmo che anche nel calcio, come nel… macchelodicoaffà…, i giocatori sostituiti potessero rientrare. E quindi… Avanti, siore e siori! Altro giro, altro regalooo&#8230;</p>



<p>*<em>proprio come se mi avessero letto nel pensiero, con questo articolo già scritto ma non ancora pubblicato, l’IFAB ha deciso qualche giorno fa&nbsp; che il portiere non possa trattenere il pallone oltre gli 8”, pena un corner per gli avversari. Non è molto chiaro se il possesso sia da considerare quello tcon le mani o anche con i piedi.</em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/19/la-giostra-delle-regole-terza-puntata-il-futuro-del-calcio-arrivera-dal-basket.html">La Giostra delle Regole (terza puntata): il futuro del calcio arriverà&#8230; dal basket?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>La Giostra delle Regole (seconda puntata): tutte le tappe con i principali cambiamenti del gioco</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/03/11/la-giostra-delle-regole-seconda-puntata-tutte-le-tappe-con-i-principali-cambiamenti-del-gioco.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 09:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e sviluppi delle regole del gioco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Foto della versione originale manoscritta delle regole del gioco risalenti al 1863, in esposizione al National Museum a Manchester Compiuto a larghe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/11/la-giostra-delle-regole-seconda-puntata-tutte-le-tappe-con-i-principali-cambiamenti-del-gioco.html">La Giostra delle Regole (seconda puntata): tutte le tappe con i principali cambiamenti del gioco</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Foto della versione originale manoscritta delle regole del gioco risalenti al 1863, in esposizione al National Museum a Manchester</em></p>



<p class="has-drop-cap">Compiuto a larghe ali questo volo sui 160 anni e passa del regolamento del gioco più amato, cercherò adesso di fissare le date più significative di questa evoluzione ancora in corso. Ho diviso l’intero processo in fasi di tendenza prevalente e nella prima, definita costruttiva, si delinea l’impianto logico del gioco e la sua applicabilità universale.</p>



<p>Vediamo alcune delle riforme più importanti e curiose in questo settore. Forse non tutti sanno che già nel <strong>1868</strong>, quasi vent’anni prima della nascita dell’IFAB, si era già sentita la necessità di introdurre i tempi supplementari e che nello stesso anno sono stati definiti con precisione il concetto di gol e di corner. E già che si parla di quest’ultimo, è interessante sapere che solo nel <strong>1924 </strong>sarà concesso di segnare direttamente da calcio d’angolo.</p>



<p>È del <strong>1886</strong> la limitazione data al portiere di usare le mani solo nella propria metà campo, ma solo nel <strong>1913 </strong>gli sarà ulteriormente limitata questa libertà nell’era di rigore, come tutt’oggi.</p>



<p>Altre curiosità: il fuorigioco nasce nel <strong>1887</strong>, ma prevede tre giocatori tra l’attaccante e la linea di porta e solo nel <strong>1924</strong> essi saranno ridotti a due, compreso eventualmente il portiere; il calcio di rigore nasce nel <strong>1891 </strong>e sei anni dopo vengono definite le squadre di 11 giocatori e i 90 minuti di gioco, mentre solo nel <strong>1898</strong>, l’anno successivo, viene delineato il terreno di gioco, terreno che rimarrà comunque sempre con misure piuttosto elastiche.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/will2-1024x1024-1.webp" alt="" class="wp-image-23437" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/will2-1024x1024-1.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/will2-1024x1024-1-300x300.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/will2-1024x1024-1-150x150.webp 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/will2-1024x1024-1-768x768.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;irlandese William McCrum, che inventò il rigore nel 1891</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Solo nel <strong>1902 </strong>vengono segnate con gesso o carboncino le linee di metà campo e le aree di rigore e di porta, ma solo nel <strong>1938 </strong>esse saranno ufficialmente approvate dall’IFAB. Anche il <strong>1904 </strong>è un anno importante, non tanto sul piano strettamente relativo al regolamento quanto perché la già esistente FIFA riconosce ufficialmente l’autorità dell’IFAB in competenza appunto di regole, codici e sanzioni e della loro applicazione in ogni angolo del mondo dove si giochi a calcio. In pratica, già ovunque.</p>



<p>Nel periodo successivo, bellico, postbellico, colmo di tensioni razziste e dittatoriali, prebellico e di nuovo in armi, c’è poco tempo, spazio e voglia per filosofeggiare su regole e disciplinari del football e, con la sola eccezione delle già menzionate riforme del <strong>1924</strong>, non succede nulla di interessante. Nel 1937, il grande<strong> Stanley Rous</strong> passa dalla Football Association all’IFAB portando però al regolamento più chiarezza che riforme, la più significativa delle quali, nel 1948, è il disegno del semicerchio sul lato lungo dell’area di rigore a definire il limite oltre il quale devono stare i giocatori in occasione di un penalty. Insomma, niente di che. Bisognerà attendere ben altri 22 anni per apprezzare qualche modifica significativa!</p>



<p>E il <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1970"><strong>1970</strong>, anno dei Mondiali in Messico</a>, segna anche la prima svolta epocale nella storia del regolamento. Il quale, avendo raggiunto una sufficiente, ma mai definitiva, maturità strutturale, necessita ora di qualche tocco che lo renda più interessante, appetibile e spettacolare e che, nel contempo, renda più difficile il ricorso a espedienti noiosi e troppo utilitaristici. Per tutti questi motivi, definiremo questa seconda fase ‘<strong>estetica</strong>’.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="824" height="464" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/caszely-rosso.jpg" alt="" class="wp-image-23438" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/caszely-rosso.jpg 824w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/caszely-rosso-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/caszely-rosso-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 824px) 100vw, 824px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il cileno Carlos Caszely è stato il primo calciatore a ricevere un cartellino rosso: capitò nella partita del Mondiale 1974 Germania Ovest-Cile</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Le prime novità sono proprio del <strong>1970</strong>: cartellini gialli e rossi, calci di rigore dopo supplementari vani e, soprattutto, sostituzioni. La storia evolutiva di queste ultime meriterebbe un lungo capitolo a parte, anche perché la loro introduzione e il loro sviluppo di regolamento ha inciso profondamente, secondo me, nella stessa concezione dello svolgimento della partita e, in ultima analisi, nella Storia del Calcio. Basti pensare che, nel giro di mezzo secolo, si è passati da poter sostituire solo il portiere a cambiare mezza squadra a partita in corso.</p>



<p>Non solo, ma, attraverso vari aggiustamenti, si è passati dall’avere in panchina il sostituto già designato, poi diversi sostituti prefissati, fino all’attuale modo che prevede l’intera rosa della squadra a bordo campo, con la più ampia possibilità di scegliere, di volta in volta, il designato a entrare. Obiettivamente, tutto un altro vivere…</p>



<p>Bisogna poi attendere altri 13 anni per un nuovo piccolo aggiustamento e quello del <strong>1983</strong>, pur rimanendo nel solco estetico, introduce e anticipa il concetto della terza fase che chiameremo ‘<strong>correttiva</strong>’. La ‘regola dei quattro passi’, che costringe il portiere a liberarsi del pallone in fretta obbedisce all’esigenza di limitare la perdita di tempo da parte di squadre in difficoltà, inferiori o in vantaggio.</p>



<p>A parte il fatto che questo dell’atteggiamento sleale sul tempo di gioco è problema tutt’altro che risolto e più che mai dibattuto e attuale ancor oggi, questa regola inaugura una nutrita serie di norme che si dimostreranno solo parzialmente o per nulla efficaci e che avranno vita breve, perché cambiate e migliorate o perché definitivamente abbandonate. Nella fattispecie, quella dei ‘quattro passi’ diventerà nel tempo ‘dei sei secondi’ (<strong>2000</strong>) dopo essersi già evoluta nel divieto di afferrare con le mani un passaggio del compagno (<strong>1992</strong>). Nel frattempo, tornando addirittura ai provvedimenti ‘costruttivi’, a partire dai <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1990">Mondiali nostrani del </a><strong><a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1990">1990</a> </strong>si è cominciato a mettere mano a uno dei complicati gangli insiti nella regola del fuorigioco e da allora un giocatore in linea con l’avversario non è più considerato in fallo.</p>



<p>Da quella competizione è stata inoltre inasprita la lotta contro il gioco duro e il gioco sleale, mentre da quella successiva, nel <strong>1994</strong>, oltre a un primo allargamento delle sostituzioni, due più il portiere, si è introdotta la regina delle regole rivelatesi fallimentari: il <strong>Golden Gol</strong>. Il gol cioè che, segnato nei supplementari decretava l’immediata fine della gara, a ovvio vantaggio di chi l’aveva segnato. Che ci fosse qualcosa di contrario allo spirito del gioco era apparso chiaro abbastanza presto, ma ci sono voluti ben otto anni, a dimostrazione della sempre poco apprezzata rigidità autoritaria dell’IFAB, per attenuarla in <strong>Silver Gol</strong> (<strong>2002</strong>).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Orlandini Golden goal" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/2c36UdO9dEk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il primo Golden Goal: autore l&#8217;italiano Pierluigi Orlandini. È il 20 aprile 1994 e gli azzurri battono così il Portogallo nella finale degli Europei Under 21</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Questa modifica faceva sì che la gara durasse almeno fino alla fine del supplementare in corso, primo o secondo che fosse. Ma, esattamente come del resto la sua progenitrice, invece di favorire lo spettacolo e il gioco spregiudicato in attacco, aumentava la prudenza delle squadre, vanificando le migliori intenzioni dei promotori. Questa volta l’ente supremo preposto sarebbe stato meno titubante e già nel <strong>2004</strong> il <strong>Silver Goal</strong> è scivolato nel nulla stabilendo il record, imbattuto e imbattibile, di durata breve di un regola del Giuoco del Calcio: due anni scarsi.</p>



<p>Detto che dal <strong>1995 </strong>non ci sono più i soli classici numeri dall’1 all’11, ma ciascun giocatore ha, oltre al proprio numero (dall’1 al 99), anche il nome stampato sul retro della maglia, a beneficio di pubblico e arbitri e che sono del <strong>1998 </strong>l’ammonizione per simulazione e l’espulsione per gioco violento, c’è un provvedimento del <strong>1999 </strong>che, per moltissimi aspetti, risulta propedeutico per ciò che capiterà una ventina d’anni dopo e che capita tuttora.</p>



<p>Mi riferisco ovviamente alla ‘prova televisiva’, quella che consente a posteriori un provvedimento disciplinare per un episodio sfuggito agli arbitri in campo. Il sostantivo incendiario di questa semplice descrizione è, incredibile ma vero, ‘sfuggito’. Facendo mente locale alle diatribe, giornalistiche, dirigenziali o da Bar Sport che fossero di allora, sembra di riecheggiare quelle più o meno analoghe di adesso sul protocollo VAR. Allora erano vivisezioni etimologiche di ‘sfuggito’: non visto? Impossibilitato a, impallato da? Distratto? Derubricato, giudicato erroneamente? E, quindi, si può applicare la prova tv? È un abuso? Un sopruso? È sacrosanto?</p>



<p>E non è forse la stessa cosa, oggi? Quando le domande sono: ‘Ma non poteva andarlo a vedere?’, ‘Se l’arbitro in campo fa segno di aver visto e giudicato tutto, può essere chiamato al monitor?’ ‘Che cosa si intende per “chiaro errore” e quando può essere corretto?’. Sono solo tre delle mille domande lecite che ci si pone, tra etica, filosofia del diritto e invasione tecnologica, nel calcio di oggi e che alimentano, tra l’altro, decine di trasmissioni televisive e radiofoniche che non parlano d’altro e che, per questo motivo, toccano picchi d’ascolto elevatissimi, introitando di conseguenza un sacco di soldi dalla pubblicità.</p>



<p>Ma del mondo complesso del VAR parlerò tra poco, prima cerco di portare a conclusione la storia del regolamento in quanto tale affrontando quindi, saltando il fatidico 2016, quelle più significative tra le recenti modifiche. Esse sono quasi tutte del tipo ‘correttivo’, cioè tendenti ad arginare simulazioni, perdite di tempo e, in ultima analisi, riduzione dello spettacolo. Ecco quindi che non c’è più la palla contesa ed essa rimane a chi l’aveva in possesso prima dell’interruzione (2019), il giocatore sostituito esce dal punto del campo più vicino a lui e non più dalla linea di metà campo (<strong>2019</strong>) e così via.</p>



<p>Quindi nulla di rivoluzionario, mentre lo è molto di più il passaggio dalle tre alle cinque sostituzioni avvenuto nel <strong>2020</strong>, quando i campionati sono ripresi dopo la lunga sosta per il lockdown dovuto alla pandemia del Covid. È appena utile ricordare che quella ripresa dei tornei, a stadi vuoti per legge, contemplava un numero cospicuo di gare di recupero, con intervalli tra un impegno e il successivo di tre giorni, a volta solo due. Per favorire il ripristino di energie ed evitare i traumi, molte federazioni nazionali hanno allora concesso i cinque cambi. Sembrava una norma transitoria, e invece si è notato, certamente a posteriori, che questa concessione poteva far evolvere il gioco sul piano tattico in modo molto interessante e inatteso e così, alla fine, si è deciso di trasformarla in regola definitiva.</p>



<p>Questa è stata l’ultima modifica significativa del grosso faldone del regolamento, anche se altre ce ne sono state dopo, come del resto anche prima del 2020 e non menzionate, ma tutte di importanza marginale o comunque minore. L’unica che val la pena ricordare è l’introduzione di sensori nel pallone e nelle strutture della porta in modo che l’arbitro, dotato di apposita apparecchiatura al polso, possa certificare subito l’assegnazione o meno della marcatura. Applicato già nel 2013, si è trattato di un progresso correttivo molto importante, ma non certo rivoluzionario del gioco.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>2- Continua</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Francia Honduras 3-0: goal-line technology - Autogol del 2-0" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/oWGcSqsiDhA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Francia-Honduras dei Mondiali 2014: la rete di Benzema fu la prima assegnata con la &#8220;Goal Line Technology&#8221;</figcaption></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/11/la-giostra-delle-regole-seconda-puntata-tutte-le-tappe-con-i-principali-cambiamenti-del-gioco.html">La Giostra delle Regole (seconda puntata): tutte le tappe con i principali cambiamenti del gioco</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>La Giostra delle Regole (prima puntata): tra rivoluzioni regolamentari e rivoluzioni mediatiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e sviluppi delle regole del gioco]]></category>
		<category><![CDATA[1863]]></category>
		<category><![CDATA[gioco del calcio]]></category>
		<category><![CDATA[international football association board]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: disegno di una partita di calcio agli albori Interrogarsi ai più vari livelli sul Regolamento del Giuoco del Calcio, se non è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/03/la-giostra-delle-regole-prima-puntata-tra-rivoluzioni-regolamentari-e-rivoluzioni-mediatiche.html">La Giostra delle Regole (prima puntata): tra rivoluzioni regolamentari e rivoluzioni mediatiche</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: disegno di una partita di calcio agli albori</em></p>



<p class="has-drop-cap">Interrogarsi ai più vari livelli sul <strong>Regolamento del Giuoco del Calcio</strong>, se non è proprio una prassi quotidiana, non è certo un avvenimento così poco frequente, visto il rincorrersi continuo di polemiche e controversie su questo o quell’aspetto, su questo o quell’episodio. Per di più, da quando è stata introdotta in quel mondo una macchina salvifica ma infernale come il VAR nel 2016, i quesiti e le richieste di correzioni sono di molto aumentate, addirittura raddoppiate. </p>



<p>Oltre infatti all’insieme di articoli, revisionati peraltro ogni santissimo anno dal 1886 dall’<strong>International Football Association Board</strong> (IFAB), adesso gli addetti ai lavori e gli appassionati devono fare i conti con le possibili, auspicabili o temute modifiche di quello relativo appunto al VAR, il famigerato Protocollo. Che non è un foglio per compiti in classe, ma un insieme di disposizioni e dettami, non vere e proprie regole, da seguire per disciplinare le modalità d’uso di questo prezioso e odiato apparecchio tecnologico.</p>



<p>Quest’ultimo insieme di questioni, come ben sanno i nostri lettori, ha implicazioni molto complesse, rese ancor ingarbugliate dal fatto che, dopo nove anni di utilizzo, si ha la sensazione, difficile da poter essere smentita, di trovarsi ancora in una fase sperimentale</p>



<p>Ma prima di avvicinarmi al VAR, la cui nascita ho tentato di storicizzare in una serie di capitoli specifici sull’argomento (leggi <a href="https://gameofgoals.it/category/all-time-e-rubriche/rubriche/un-salto-al-var">qui </a>il filone &#8220;Un salto al VAR&#8221;), è opportuno tentare di fare un minimo di chiarezza sulla Storia del Regolamento principale e delle sue successive modificazioni, quasi tutte definitive e qualcuna invece di vita breve o brevissima.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="384" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/IAFB-1024x384.png" alt="" class="wp-image-23427" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/IAFB-1024x384.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/IAFB-300x113.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/IAFB-768x288.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/IAFB.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Estratto del regolamento del gioco, 1886 [https://gottfriedfuchs.blogspot.com]</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una storia in &#8220;quattro fasi&#8221;</h2>



<p></p>



<p>Conviene, in questo senso, dividere tale processo in quattro fasi piuttosto distinte ma che non si escludono mai a vicenda. </p>



<p>La <strong><em>prima fase</em></strong>, che parte dal 1886, ha ovviamente lo scopo di delineare e uniformare le regole generali e di rendere il gioco uguale dal punto di vista del suo corretto svolgimento in ogni luogo venga praticato. È proprio la IFAB a redigere il primo documento ufficiale con tali contenuti, anche se pesca a piene mani in un altro testo, il famoso <strong>Codice Cambridge</strong> che la <strong>Football Association</strong> pubblica nel 1863, 23 anni prima. In questo codice, di chiara impronta studentesca e universitaria, si fa già menzione di qualche elemento cardine dello spirito del calcio, come la durata della partita, la possibilità data solo a un giocatore per squadra, il portiere, di toccare con le mani il pallone e, di conseguenza, il fallo di mano per tutti gli altri.</p>



<p>Da queste prime informazioni, si evince quindi che il calcio come lo intendiamo tuttora nasce 165 anni fa in Inghilterra e che, circa 25 anni dopo, ha già toccato una tale popolarità e diffusione in Europa e non solo, che si sente l’esigenza di trasformare quell’attività divertente e appassionante in un vero e proprio sport dotato di un disciplinare uniforme, consultabile e, soprattutto, applicabile a ogni evento. Infatti, tutta la lunga prima parte del susseguirsi di modifiche e aggiustamenti delle regole, come abbiamo visto, obbedisce all’esigenza di intelligibilità in senso razionale del gioco, cercando di esaltare i valori di lealtà e ovviamente di sportività.</p>



<p>Questa fase, che possiamo definire anche di ‘<strong>costruzione</strong>’ del calcio durerà addirittura fino al 1970, quando le esigenze alla base delle modifiche diventano altre e molteplici: dalla ricerca dello spettacolo al freno al gioco duro o violento, dallo stimolo alla ricerca della vittoria alla lotta contro la perdita di tempo.</p>



<p>E qui mi sia permessa una digressione apparentemente fuori tema. Il diffondersi del mezzo televisivo cambia la storia e anche quella del calcio, delle sue regole, del suo rapporto con il pubblico e del modo di raccontarlo. Ci sono figure di campioni del rettangolo verde che appartengono alla penna, alla letteratura, altre che sono radiofoniche e altre, queste contemporanee, televisive o perfino cinematografiche, senza però che sia mai presente alcuna finzione.</p>



<p>Quella che è quindi cambiata nei decenni di un secolo e più è stata la percezione, che ha relegato l’immaginazione in una posizione sempre più superflua. Si è passati dal bere le parole scritte del pallone ad ascoltare fiduciosi una narrazione epica che colorava azioni e boati fino a seguire commenti di immagini chiare e che suggeriscono opinioni, ma anche giudizi. </p>



<p>Anche la stampa sportiva ha seguito o subito tale evoluzione, perché un cosa è stimolare una fantasia senza possibili riscontri, altra è spiegare o approfondire ciò che è stato già sentito e altra, infine, è addentrarsi, prendendo magari posizione, in un groviglio di gusti e opinioni diverse, tutte comunque suffragati da immagini. Immagini che, nel modo di fruire d’oggi, diventano fatti. Tenterò, tanto per giocare, di indicare per ognuna di queste tre epoche un campione di calcio e di giornalismo scritto.</p>



<p>Per lo sport, dico <strong>Andrade</strong>, <strong>Meazza </strong>e <strong>Messi</strong>, con <strong>Pelé </strong>che fluttua tra radio e tv prima del satellite, mentre per la stampa, almeno italiana, nomino rispettivamente<strong> Emilio Colombo</strong>, <strong>Bruno Raschi</strong> e <strong>Gianni Brera</strong>, ed è molto curioso il fatto che tutti e tre questi giganti con la penna in mano fossero più appassionati di ciclismo che di calcio. Potenza dell’Epica! Sta di fatto che, a livello di percezione di massa, il gusto per la ricerca estetica ha progressivamente lasciato lo scettro alla rivendicazione, allo strepito per il torto subito, dando quindi un impulso alle varie riforme del Regolamento esattamente in questo senso.</p>



<p>Ora, tornando proprio al suddetto regolamento, è bene precisare meglio che <em><strong>questa seconda fase</strong></em> non esaurisce la prima, non la manda in soffitta, ma diventa solo preponderante, specialmente perché il pubblico che segue l’evento calcistico si è nel frattempo moltiplicato a dismisura a causa della televisione e diventa appunto sempre più critico ed esigente. E questo mezzo mediatico, con la tecnologia capace di far vedere ogni minimo particolare e di misurare ogni più piccola distanza, ha creato la necessità che ha messo in moto la<strong><em> terza fase di modifiche</em></strong>: la riduzione dell’errore del giudice di gara.</p>



<p>Questo fatto genera una marea di tentativi ‘umani’ per ovviare al problema, ma senza risultati apprezzabili, finché, nel 2016, si è inaugurata <strong><em>una quarta fase</em></strong>, tuttora in pieno corso, con la già ricordata introduzione di un’alta tecnologia computerizzata, il VAR. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="329" height="510" data-id="23429" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Andrade_urug.jpg" alt="" class="wp-image-23429" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Andrade_urug.jpg 329w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Andrade_urug-194x300.jpg 194w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;uruguaiano José Leandro Andrade, una delle prime stelle universali del calcio AFP PHOTO</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="285" height="213" data-id="23431" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GianniBrera.jpg" alt="" class="wp-image-23431" /><figcaption class="wp-element-caption">Gianni Brera, giornalista italiano che ha coniato molti neologismi calcistici</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Alcune considerazioni preliminari</h2>



<p></p>



<p>Un paio di considerazioni sono necessarie al riguardo.</p>



<p>La prima è che la gestazione del VAR è durata dieci anni, dal giorno in cui <strong>Zidane </strong>diede una testata in pieno petto a <strong>Materazzi </strong>sotto gli occhi del mondo intero, compresi gli spettatori allo stadio dotato di maxischermi. <br>Tutti videro, tranne i quattro arbitri in campo. Come si è spiegato nel pezzo dedicato di cui già si è detto <a href="https://gameofgoals.it/2022/11/09/un-salto-al-var-seconda-parte-la-testata-di-zidane.html">qui</a>, il francese non era tecnicamente sanzionabile, ma per ovviare all’increscioso inconveniente e alla pessima figura dei direttori di gara, ci si inventò sui due piedi che il ‘quarto uomo’ aveva in qualche modo visto la grave scorrettezza. </p>



<p>In realtà si controllarono, in modo obiettivamente e indiscutibilmente non lecito, le immagini appena trasmesse e appunto viste dall’universo in diretta. Ma, ribadisco, dovranno passare dieci anni perché, con qualche limitazione che vedremo, venga introdotto il VAR. Il quale, in teoria, rimane uno strumento d’aiuto per l’arbitro, ma che di fatto, e con le mille complicazioni di cui mi accingo a trattare, pur riducendo le obiettive ingiustizie, ha finito per abbassare di molto il livello tecnico e di preparazione &#8216;giuridica&#8217; degli arbitri stessi. Decretando inoltre, in modo assai discutibile, la supremazia dell’occhio tecnologico su quello umano in tutti i casi, compresi quelli in cui il giudizio è soggettivo e non obiettivo.</p>



<p>La seconda considerazione è che ciò che ho definito <em><strong>‘quarta fase’</strong></em>, riguardante esclusivamente le modalità d’uso, di consultazione, di richiamo e di accesso a questa macchina che doveva azzerare le discussioni polemiche e che invece le moltiplica a dismisura, coincide con il famoso Protocollo che fa ammattire ogni domenica (e pure qualche mercoledì…) arbitri, atleti, allenatori, dirigenti, giornalisti e tifosi. E che, ma ne parleremo nell’ultima parte di questa disamina, crea di nuovo spinte verso modifiche, chiarimenti, aggiustamenti e messe a fuoco.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>1 &#8211; Continua</strong></p>



<p><br>	<br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/03/la-giostra-delle-regole-prima-puntata-tra-rivoluzioni-regolamentari-e-rivoluzioni-mediatiche.html">La Giostra delle Regole (prima puntata): tra rivoluzioni regolamentari e rivoluzioni mediatiche</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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