Doveva essere la rivincita dell’ultima semifinale dell’Europeo e della Nations League. Anche perché la Francia sembrava in una condizione migliore: finora aveva convinto di più, aveva giocato meglio, era la sola ad aver vinto tutte le partite entro i 90 minuti, non aveva mai sofferto se non a tratti il gioco rude del Paraguay. È finita invece con un nuovo trionfo spagnolo. Per certi versi inatteso, anche se assolutamente meritato.
È una Spagna diversa da quella di Euro 2024: meno brillante nel gioco, ma sempre bravissima a togliere ossigeno agli avversari con un possesso palla continuo, un torello asfissiante che toglie i punti di riferimento. La Spagna è una Squadra con la S maiuscola, nel vero senso della parola: plasmata dalla sagacia tattica di de la Fuente, gioca come un club e ragiona d’insieme.
Non può essere casuale che nonostante uno Yamal sin qui molto lontano dai suoi standard, da quelli irreali a cui a tratti ci ha abituato nel Barcellona e anche da quelli di Euro 2024 (complice sicuramente anche l’infortunio patito poco prima del Mondiale), la Spagna continui a giocare a memoria e sembri non risentirne minimamente. La sensazione è che se ci fosse qualcun altro al posto di Yamal l’orologio perfetto spagnolo funzionerebbe alla perfezione lo stesso.
Anche perché la difesa è impenetrabile, con Cucurella che potrebbe persino candidarsi oggi come miglior terzino sinistro del mondo in alternativa a Nuno Mendes; con Cubarsi che d’incanto sembra diventato il lìder maximo tanto atteso; con Pedro Porro scopertosi d’improvviso cursore di peso internazionale. Un solo gol subito, dal Belgio, e l’impotenza di avversari che sbattono contro un muro che pare non possa essere superato.
E che dire del centrocampo? Rodri che sembra tornato quello di due anni fa, Fabian Ruiz e Olmo perfettamente calati nella parte e addirittura il cervellino del Barcellona Pedri confinato in panchina. Pedri, il presunto secondo violino di questa formazione, seduto per quasi 90 minuti. Ulteriore dimostrazione che questa Spagna veleggia davvero con il pilota automatico, cambia gli interpreti, li impoverisce tecnicamente, ma il concetto di fondo non cambia: la Spagna vince con il possesso palla, vince con la difesa bassa e chiusa, vince con un centrocampo che fraseggia e palleggia in faccia a chiunque, vince con un centravanti che è non è un fuoriclasse anche se è abilissimo nel gioco senza palla ed estremamente funzionale al gioco; vince di fatto senza guizzi offensivi individuali perché tanto prima o poi il gol lo trova con gli scambi rasoterra e in velocità.
In tutto questo la Francia è uscita scornata. L’attacco delle meraviglie – Dembélé, Mbappé, Olise, Barcola o Doué – non ci ha capito nulla. Il centrocampo ha faticato a impostare perché gli spagnoli erano messi benissimo in campo e tagliavano tutte le linee di passaggio. Sulla trequarti mancavano inventiva e collegamento tra i reparti. E se anche i difensori iniziano a commettere errori grossolani (Digne su tutti), beh anche la Nazionale individualmente più dotata del mondo va in tilt.
Tramonta dunque il sogno di rinverdire il mito del Brasile ’70, per i francesi.
Continua, invece, per gli spagnoli il sogno di riportare a casa l’iride 16 anni dopo il Sudafrica. Con una squadra per certi aspetti simile a quella di allora, anche se individualmente meno forte. Ma con la stessa capacità di gestire a piacimento il pallone e i ritmi della gara. E di decidere come un torero quei pochi momenti scelti in cui colpire.
Il tabellino
SPAGNA-FRANCIA 2-0
Marcatori: pt 22′ Oyarzabal rig; st 13′ Porro.
Spagna: Unai Simon; Porro (st 39′ Llorente), Cubarsí, Laporte, Cucurella; Rodri, Fabian Ruiz (st 32′ Pedri); Yamal, Olmo (st 32′ Merino), Baena (st 39′ Williams); Oyarzabal (st 29′ Ferran). All. de la Fuente.
Francia: Maignan; Koundé, Upamecano, Saliba (pt 30′ Lacroix), Digne (st 27′ Hernandez); Tchouaméni, Rabiot (st 1′ Koné); Dembélé, Olise (st 27′ Cherki), Barcola (st 12′ Doué); Mbappé. All. Deschamps.
Le pagelle
SPAGNA
IL MIGLIORE RODRI 8
Direttore d’orchestra in mezzo al campo, sembrava bollito e invece de la Fuente gli ha fatto ritrovare i colpi dei giorni migliori. Temperamento e qualità, tocca un mare di palloni, non ne sbaglia mezzo, gioca con un’intelligenza clamorosa e lo si trova anche in difesa a dare manforte nelle situazioni di maggiore pressione. Mediano totale.
Cucurella 8: non avrà un atteggiamento sempre simpatico, ma quanto è forte. Perfetto non solo nelle sovrapposizioni offensive, ma soprattutto in chiusura: salva due volte su Mbappé in modo magistrale, prima deviando un diagonale velenosissimo e poi levandogli un tiro comodo da dentro l’area.
Dani Olmo 8: porta a scuola i centrocampisti francesi, inventa calcio tra le linee, anche lui pare tornato a livelli che non gli erano consueti da tempo. E poi la gemma del colpo di tacco che smarca Pedro Porro per il 2-0.
Cubarsi 7,5: con il Barcellona in Champions lo avevo trovato molto acerbo, in questo Mondiale è probabilmente ad oggi il miglior difensore. A 19 anni dirige la difesa con la calma e la qualità di un veterano. Finora paga la sbavatura sul gol belga di De Ketelaere, per il resto è stato pressoché perfetto. Come Gvardiol nel 2022, forse anche di più.
Pedro Porro 7,5: perfetto nell’inserimento che porta al 2-0, in precedenza aveva annullato chiunque transitasse dalle sue parti, da Barcola in giù. Anche la classe operaia va in Paradiso.
Oyarzabal 7: poco bello, poco appariscente, però utilissimo. Segna il rigore con una precisione chirurgica, rincula e prende falli. Centravanti di sopraffina intelligenza tattica.
Yamal 6,5: mezzo voto in più per il rigore procurato, anche se pare più un errore di Digne. Per il resto brilla poco, a parte un guizzo per Oyarzabal nel primo tempo e una rete annullata nella ripresa, che sarebbe stata splendida, per un fuoriogioco millimetrico.
FRANCIA
IL MIGLIORE KOUNDÉ 6
Si fa fatica a individuare un migliore nei francesi, incapaci di fare male, sempre fuori partita… Non mi resta che premiare un difensore e lui ha avuto il merito di contenere abbastanza bene Baena, forse il meno brillante degli spagnoli. Sufficiente anche Upamecano (6), artefice di un paio di buone chiusure.
Mbappé 5,5: primo tempo non pervenuto, nella ripresa prova ad accendersi con alcuni guizzi. Suoi comunque gli spunti individuali un po’ più temibili della Francia. Ma non trova mai lo spazio per fare male a una difesa chiusa a doppia mandata.
Olise 5: gioca tra le linee come gli chiede Deschamps e non in fascia come vuole Kompany. Si accende un paio di volte lontano dalla porta, ma non è mai incisivo dove conta. Serata no per il re degli assist del Mondiale.
Dembélé 4,5: non si capisce come mai Deschamps non lo abbia tolto, perché il Pallone d’oro in carica non era di fatto in campo. Mai uno spunto, mai un tiro, mai una giocata. È sembrato di rivedere il Dembélé prima della cura Luis Enrique.
Digne 4,5: probabilmente il meno dotato dei francesi in campo, e l’errore clamoroso che porta al rigore della Spagna ne è la dimostrazione. In totale confusione per un’ora, poi Deschamps lo toglie.


