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La storia dell’Hakoah: la Vienna di fine secolo e il giudaismo muscolare

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È una delle storie più affascinanti del calcio europeo di prima della guerra: riguarda l’Hakoah Vienna, club sionista, che vinse il primo campionato professionistico austriaco nel 1925 e si rese protagonista di altre straordinarie imprese… Abbiamo voluto ripercorrere qui, in un lungo tragitto a puntate le vicende della società. Con uno sguardo approfondito al contesto, alle origini, al lato sociale e non solo sportivo e a cosa è successo dopo.

Basilea, 29 agosto 1897. La sala concerti del Casinò Municipale era pronta ad accogliere il primo Congresso Sionista Mondiale. Dopo le resistenze e i rifiuti dei rappresentanti delle principali comunità ebraiche mitteleuropee, Theodor Herzl era finalmente riuscito ad organizzare l’evento. «Qui nessuno ci verrà incontro, ma nessuno ci ostacolerà» aveva detto David Farbstein, avvocato di Herzl, non appena i due avevano raggiunto Basilea.

L’audience non era quella che Herzl avrebbe sperato: al Congresso parteciparono molti ebrei ortodossi provenienti dagli angoli più remoti dell’Impero Russo, che pochi anni prima avevano vissuto con i propri occhi il terrore dei pogrom. Cittadini che non credevano più nella possibilità di un’emancipazione o di una riscossa sociale e che si sarebbero sentiti sicuri solamente all’interno di uno Stato ebraico dove essere maggioranza e non minoranza. Non mancarono ovviamente le eccezioni degne di nota. Sebbene Herzl non fosse riuscito a fare breccia nei grandi industriali e banchieri ebrei di Vienna, aveva comunque coinvolto alcuni stimatissimi professionisti: Oskar Marmorek, architetto di fama mondiale che solo due anni prima aveva completato l’attrazione Venedig in Wien all’interno del parco Prater, e soprattutto Max Nordau.

Nordau, all’anagrafe Simon Maximilian Südfeld, era un ebreo ungherese emigrato in Austria, esattamente come Herzl. Era medico, giornalista e commediografo. Per Herzl la figura di Nordau fu fondamentale in quanto garantiva autorevolezza a tutto il movimento. Ed esattamente come Herzl, Nordau scriverà un’opera teatrale satirica per prendere in giro la borghesia ebraica convinta di una possibile assimilazione. 

Ma Nordau aveva anche un’altra passione: lo sport. Nella Vienna del tempo, l’immagine stereotipata dell’ebreo come inadatto alle attività fisiche era spesso enfatizzata da pubblicazioni di stampo antisemita. Nordau ribaltò questo cliché ed introdusse il concetto di Muskeljudentum, ovvero Giudaismo Muscolare. Non era facile seguirlo, non tutti possedevano i suoi canoni culturali. Nordau parlava di Bar Kochba, Hashmoneah e Maccabei, eroi ebrei che nei secoli passati avevano combattuto per non venire annichiliti e preservare l’identità del popolo ebraico: offrì una vera e propria lezione di storia ebraica ai presenti, sottolineando l’importanza di «ridare al flaccido corpo ebreo il tono che ha perduto».

Quest’idea del mens sana in corpore sano prese inaspettatamente piede, ma si registrò un problema: molte associazioni ginniche viennesi non accettavano ebrei. All’interno del proprio statuto presentavano il cosiddetto paragrafo ariano, che impediva agli ebrei di iscriversi. Negli anni saranno diverse le testimonianze di ragazzi e ragazze esclusi per via della propria religione. E sarà proprio questo rifiuto a dare il là alla fondazione di polisportive di stampo ebraico e sionista, dove il fine identitario si fondeva con quello politico e sportivo. Una tendenza radicata anche in circoli e confraternite accademiche: persino Herzl pochi anni prima si era visto rifiutare il rinnovo della propria iscrizione all’associazione accademica Albia che era stata arianizzata.

A Vienna il problema si manifestò in modo ancora più evidente nel 1897, quando l’antisemita Karl Lueger, rappresentante del Christlichsoziale Partei, fu eletto sindaco per la terza volta. Nelle prime due occasioni l’Imperatore Francesco Giuseppe si era opposto alla nomina a causa delle sue posizioni estreme. Ma al terzo tentativo dovette cedere al volere popolare. La leggenda narra che in seguito alla prima mancata elezione, Lueger, convinto del fatto che quel rifiuto avrebbe cementato e aumentato il proprio bacino di consensi, si sarebbe fumato un sigaro in segno di vittoria. Lueger fu l’unico sindaco apertamente antisemita a essere votato a livello europeo: Hitler dirà di aver preso da lui la capacità di sedurre le masse e da Georg von Schönerer – il cui antisemitismo era meno tacito di quello Lueger – la propria visione pangermanista. Quando Lueger morirà, il direttore dell’Arbeiter Zeitung Friedrich Austerlitz, che della politica di Lueger non aveva mai condiviso una virgola, lo definirà «il primo politico borghese in grado di capire l’importanza delle masse».

Tra i bersagli di Lueger c’erano i cosiddetti Zugeraster, ossia gli stranieri: ungheresi, boemi,  moravi – tra i quali la famiglia Freud – e slavi. Ma, come sottolineato, erano gli ebrei il principale obiettivo delle sue invettive, tanto che soprannominò Budapest Judapest. In particolare attaccava gli Ostjuden, gli ebrei provenienti dall’Est Europa che parlavano yiddish, erano ortodossi ed erano meno integrati nella società viennese.

Essere ebrei nella Vienna di fine secolo non era facile: non lo era per Herzl, ma nemmeno per Freud e Mahler. Quest’ultimo preferì convertirsi nell’anno in cui fu organizzato il Primo Congresso Sionista Mondiale, il 1897, per schivare la retorica antisemita di alcuni popolari giornali e riviste.

Il Sionismo, dopotutto, nacque proprio come reazione all’antisemitismo dilagante che si palesò in ogni settore. E lo sport non fece eccezione. Iniziarono a fiorire diverse polisportive ebraiche che si ponevano obiettivi precisi: riunione tutti gli atleti ebrei che per ragioni più o meno esplicite non potevano aderire ad altri club; allenare la forza e le abilità personali di difesa; dimostrare al pubblico che a livello sportivo gli ebrei non erano inferiori ai “gentili“ (i non ebrei); promuovere la coscienza ebraica e sionista.

      1 – Continua

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