Un salto al VAR (prima puntata): storia lacunosa di una vecchia, folle idea…

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Sono ormai cinque i campionati di calcio andati in archivio con la presenza dell’aiuto tecnologico in campo (la o il VAR), si sta disputando il sesto, ma sembra proprio che le polemiche sulla direzione arbitrale non calino. Anzi, per molti versi e soprattutto per un aspetto nuovo che vedremo in seguito, addirittura aumentano. Chi scrive, è mio dovere precisarlo, non è uno storico o un documentarista e nemmeno troppo incline a formulare statistiche per cui la mia esposizione è basata su ricordi, a volte precisi, e su sensazioni a pelle, quelle che a volte fanno però più punti di un gol o più rumore di un boato della curva.

Ho memoria ed età, per esempio, per ricordare Aldo Biscardi, il rosso tinto dall’età indefinibile ma dalla fede calcistica definibilissima (sic!), il quale, nella sua storica trasmissione del lunedì, invece di ricostruire un’aula del Tribunale, come da titolo, proponeva un’atmosfera da “mercato del bestiame” in cui tutti i partecipanti parlavano in contemporanea e a voce alta per coprire quella altrui. In questo bailamme gigantesco e incomprensibile, ogni tanto Aldo ripeteva con fare ieratico e solenne e con un accento da bottegaio di provincia basso laziale: «Ci vuole la moviola in campo!». Era le sua bacchetta magica o da direttore del coro e, magicamente appunto, la cagnara nello studio televisivo in diretta planetaria si placava per un attimo. Poi, prima che quel silenzio inatteso forasse i timpani dei tifosi sul divano e facesse fermare preoccupate anche le mogli indaffarate in tutt’altro, ecco che tutti ricominciavano ad azzuffarsi l’un l’altro sulla opportunità di quella clamorosa, innovativa ma pure avveniristica novità.

Era un’epoca, anni 80, in cui la tecnologia legata all’informatica a noi che purtroppo allora eravamo già adulti sembrava produrre miracoli e meraviglie, ma che confrontata a quella di oggi appare ridicola e perfino ingenua. Eppure, Biscardi confiderà poi nell’ultima intervista concessa di aver avuto la prima idea di risolvere le diatribe e le discussioni sul nascere con la “moviola in campo“ addirittura nel 1978, prima ancora di concepire il suo fortunatissimo “Processo del lunedì“. Il termine “moviola” viene evocato perché da vari anni viene usato questo strumento, tipico dei montaggi televisivi e cinematografici, nella “Domenica Sportiva“ la trasmissione serale, quasi notturna, che già la domenica sera, appunto, incollava milioni di calciofili allo schermo della tv. Oltre i filmati della squadra del cuore, e di tutte le altre ovviamente, la rubrica nettamente più seguita era quella della moviola, la macchina magica e portentosa capace di stabilire se il torto subito fosse veramente tale e se l’odiata squadra rivale per il titolo o per evitare la retrocessione avesse ottenuto il solito favore sospetto. Quella della moviola del grande Carlo Sassi e del suo fido tecnico della pellicola Heron Vitaletti era una sentenza, di ragione o di torto. Secca e inappellabile. L’antica allocuzione di verità assoluta “L’ha detto la televisione” si trasformò per i calciofili in “L’ha detto la moviola”.

Sassi e Vitaletti

Per un po’ di tempo, le polemiche che venivano smorzate o alimentate dalla coppia SassiVitaletti avrebbero fatto letteratura, addirittura giurisprudenza, ma poi le cose cambiarono. Un po’ perché il numero di partite e di campionati che risultavano “falsati“ sulla base di errori arbitrali documentati cominciava a diventare imbarazzante, un po’ perché la tecnologia si affinava sempre più rapidamente e soprattutto perché il digitale e l’informatica cominciavano a spazzare tutto il vecchiume di nastri e treppiedi. Ecco allora che si cominciava a sentire, da parte di protagonisti, commentatori e utenti, l’esigenza di qualcosa di più preciso e, soprattutto di più tempestivo. In più, ma questo è un aspetto ancora attuale e non del tutto risolto, l’affinamento delle immagini prodotte e la velocizzazione del gioco rendevano giocoforza quasi inaccettabile il numero dei casi che anche la lente della moviola non riusciva a dirimere.

Nel frattempo, la moltiplicazioni delle reti televisive, la nascita di quelle tematiche e il conseguente perfezionamento elettronico delle nuove moviole, da un lato restituivano in qualche modo a queste ultime un’aurea di ente giudicante quasi infallibile, ma non inappellabile, e dall’altro rendevano l’aspetto della tempestività del controllo sempre più pressante. Se a ciò si aggiunge il fatto che altri sport individuali, come il tennis o lo sci, e anche di squadra, come rugby, pallavolo e basket, avevano già passato il guado affidandosi a monitor di controllo a bordo campo, a rivisitazioni di immagini o a ricostruzioni con computer grafica, ecco che il profumo di esordio della mitica “moviola in campo” di biscardiana memoria sembrava veramente imminente.
A dire il vero, un episodio molto controverso e mai del tutto chiarito, quello che potremmo definire l’esordio surrettizio della VAR, era già successo nel 2006, addirittura in diretta televisiva, questa sì veramente planetaria. Si gioca a Berlino la finale Mondiale tra Italia e Francia e verso la fine della partita accade qualcosa lontano dall’azione di gioco…

1 – Continua

Video celebrativo di Aldo Biscardi e del suo mantra: «Ci vuole la moviola in campo»


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