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	<title>vujadin boskov Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>vujadin boskov Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Dal Bologna 1964 al caso Sinner: tra sospetti di doping e cultura sportiva in Italia</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/10/29/dal-bologna-1964-al-caso-sinner-tra-sospetti-di-doping-e-cultura-sportiva-in-italia.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 13:19:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[bologna 1964]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: il Bologna 1964 Prendiamo le mosse dallo spinoso e nebuloso &#8220;caso Sinner&#8220;, che da qualche tempo riempie le colonne dei rotocalchi sportivi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/29/dal-bologna-1964-al-caso-sinner-tra-sospetti-di-doping-e-cultura-sportiva-in-italia.html">Dal Bologna 1964 al caso Sinner: tra sospetti di doping e cultura sportiva in Italia</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: il Bologna 1964</em></p>



<p class="has-drop-cap">Prendiamo le mosse dallo spinoso e nebuloso &#8220;caso <strong>Sinner</strong>&#8220;, che da qualche tempo riempie le colonne dei rotocalchi sportivi e non, per affrontare un paio di questioni delicate e spesso intrecciate tra di loro: la cultura appunto sportiva e il nazionalismo italico che ne permea spesso le note.</p>



<p>Senza voler entrare nella insanabile diatriba tra colpevolisti e innocentisti per la buccia di banana su cui pare sia scivolato anche il tennista altoatesino, mi sembra doveroso sottolineare che, ogni qual volta uno sportivo azzurro viene pizzicato in fallo in qualche controllo, la stampa di settore e quindi buona parte dell’opinione pubblica tendono a sposare l’idea dell’errore o, addirittura, a gridare al complotto e alla malafede dei verificatori. È sempre successo così, specialmente se il soggetto accusato è un campione e se ha, come nel caso di <strong>Sinner</strong>, una &#8220;faccia pulita&#8221;.</p>



<p>Detto che invece non si usa la stessa prudenza e le medesime argomentazioni assolutorie quando si tratta di sospetti su atleti stranieri (che siano poi condannati o meno), come <strong>Ben Johnson</strong>, <strong>Lance Armstong</strong>, <strong>Stephen Roche</strong> e il tennista australiano <strong>Nick Kyrgios</strong>, è sufficiente ricordare i casi più clamorosi, tutti ampiamente dibattuti e forieri di ulteriori discussioni, come quelli di <strong>Bugno</strong>, di <strong>Pantani</strong>, della<strong> Di Centa</strong>, giunta addirittura alle soglie di un Ministero, e ancora di <strong>Alex Schwazer</strong> e di altri. Tutti innocenti e tutte vittime di persecutori invidiosi e malvagi, secondo le più autorevoli fonti giornalistiche, italiane ovviamente. E perfino spesso anche secondo esponenti federali e del massimo organismo sportivo nazionale, il Coni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/1893288-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-21927" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/1893288-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/1893288-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/1893288-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/1893288.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il velocista canadese Ben Johnson, uno dei casi più noti di doping nel mondo sportivo</figcaption></figure>



<p></p>



<p>È proprio l’esposizione in tal senso di questi alti dirigenti a gettare una luce obliqua e non bella sulle vicende di doping in Italia e sullo stesso concetto di &#8220;cultura sportiva&#8221; che gli organi federali dovrebbero promuovere o, almeno, tutelare. </p>



<p>Prima, voglio sottolineare con più forza come il vittimismo italiano verso arbitri, giudici e organismi di controllo a livello internazionale sia un malcostume di sottocultura sportiva che non trova epigoni negli altri Paesi e che rende certe scene che vediamo puntualmente a ogni Olimpiade o torneo ufficiale di alto livello perfino lesive del nostro prestigio e della nostra credibilità.</p>



<p>Sembra che tutti a livello internazionale ce l’abbiano con noi: gli arbitri di calcio, di pugilato, di pallanuoto, di scherma o di lotta greco romana, i giudici di ginnastica, di tuffi o di nuoto sincronizzato e, ultimi ma non meno dannosi, prevenuti e imbroglioni, i medici del servizio antidoping. E il messaggio, chiaro e forte, che scaturisce da questo comportamento, a nostro avviso inaccettabile, è che il giudice sportivo sovranazionale, lungi da essere terzo, non è mai affidabile, a differenza &#8211; ecco la contraddizione stridente e puerile &#8211; di quello nostrano che è infallibile, inattaccabile e al di sopra di ogni sospetto. </p>



<p>Finché non ci si libera, a tutti i livelli, dell’assunto per il quale il rigore che ci hanno concesso è sacrosanto, mentre quello che ci fischiano contro è perlomeno dubbio se non proprio inventato, non ci si dovrebbe scagliare contro nessuna tifoseria nostrana inferocita. </p>



<p>E pensare che un grande allenatore saggio e intelligente, <strong>Vujadin Boskov</strong>, slavo italianizzato nel calcio ma non nei difetti, aveva coniato una frase breve e geniale per insegnare un giusto atteggiamento verso le decisioni dei Direttori di Gara: «Rigore c’è quando arbitro dà». Purtroppo la grandiosità semplice di questo mazzetto di parole non solo non è stata colta, ma è stata addirittura svilita e dileggiata, proprio come il suo autore. Eppure, racchiuso lì c’è l’atteggiamento corretto che bisognerebbe avere verso gli arbitri, i giudici e perfino la VAR. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="678" height="452" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/images-4.jpg" alt="" class="wp-image-21923" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/images-4.jpg 678w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/images-4-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vujadin Boskov</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Essi sono una variabile del gioco, difettose come tutte le variabili di tutti i giochi e imprevedibili come tutte le componenti di ogni attività agonistica. Un vecchio conterraneo di <strong>Boskov</strong>, il grande allenatore di basket <strong>Aza Nikolic</strong>, soleva ripetere un lungo concetto che provo a riassumere così: «In tanti anni, non sono mai riuscito a capire quando e perché il ferro del canestro te la sputi fuori e quando te la accompagni dentro la retina. Sta di fatto che io ho sempre detto ai miei lunghi di essere pronti al rimbalzo. Così è per il fischio degli arbitri, devi accettarlo come un tiro sbagliato ed essere preparato a un fallo contro. L’arbitro è un ferro del canestro». A parte quest’ultima parte un tantino lesiva, il resto del discorso non fa una grinza e forse è proprio la fonte ispiratrice della famosa frase del nostro Vujadin.</p>



<p>Ritornando al mondo di <strong>Boskov </strong>e andando a pescare nelle increspate e fosche acque della memoria, anche nel calcio italiano ci fu un caso, allora controverso e mai del tutto chiarito dopo, di doping e antidoping molto scabroso e che ha inciso profondamente nella storia dei nostri campionati. Esattamente sessanta anni fa, nel marzo del 1964, cinque giocatori del Bologna, un grande Bologna che &#8220;tremare il mondo aveva ripreso a fare&#8221;, vengono trovati positivi all’anfetamina a un controllo antidoping al termine di una partita di Campionato, vinta 4-1 contro il Torino.</p>



<p>Il clamore è enorme, sia per il nome dei giocatori ‘pizzicati’, <strong>Fogli</strong>, <strong>Tumburus</strong>, <strong>Perani</strong>, <strong>Pascutti </strong>e il capitano <strong>Pavinato</strong>, sia perché quella vicenda sta così per risolvere a tavolino la lotta per lo scudetto che, la domenica del fattaccio, coinvolge le milanesi e lo stesso Bologna. E la sentenza della Disciplinare è infatti inflessibile, penalizzando i felsinei di tre punti, compreso lo 0-2 per i granata, e squalificando l’allenatore rossoblu, il mitico <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/28/fulvio-bernardini-e-lanno-zero-del-calcio-italiano.html"><strong>Fulvio </strong><em>Fuffo</em> <strong>Bernardini</strong></a>.</p>



<p>I giocatori, dichiaratisi ovviamente innocenti, sono invece creduti e assolti per aver assunto l’anfetamina evidentemente a loro insaputa. Fino a qui siamo perfettamente nel solco della normalità e anche le successive manifestazioni di protesta dell’intera città delle Due Torri che grida al complotto ordito delle &#8220;solite&#8221; milanesi rientra nell’alveo della consuetudine più scontata.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="759" height="1024" data-id="21917" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5018-759x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21917" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5018-759x1024.jpg 759w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5018-222x300.jpg 222w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5018-768x1037.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5018.jpg 889w" sizes="(max-width: 759px) 100vw, 759px" /><figcaption class="wp-element-caption">La notizia riporta su alcuni giornali dell&#8217;epoca [http://badigit.comune.bologna.it]</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="807" height="1024" data-id="21918" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5017-807x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21918" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5017-807x1024.jpg 807w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5017-236x300.jpg 236w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5017-768x975.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_5017.jpg 939w" sizes="(max-width: 807px) 100vw, 807px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un altro giornale del tempo [http://badigit.comune.bologna.it]</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Da qui, però, la storia si ingarbuglia fino a diventare un pasticcio irrisolvibile e tuttora incomprensibile per molti aspetti. Il presidente del Bologna, quel <strong>Renato Dall’Ara</strong> cui è stato poi intitolato lo stadio cittadino, invece di ricorrere contro il verdetto in sede sportiva, si rivolge alla Magistratura ordinaria contravvenendo in modo palese alla convenzione regina del Diritto Sportivo. Questo è un punto ancora controverso ed è quasi un garbuglio nel garbuglio, dal momento che i tre avvocati bolognesi che firmano l’esposto, <strong>Cagli</strong>, <strong>Gabellini </strong>e <strong>Magri </strong>non si capisce bene per conto di chi lo presentino.</p>



<p>Ufficialmente il Bologna si defila, ma ipotizzare un’iniziativa a titolo personale dei tre legali è arduo. Il presidente è angosciato, tanto che molti temono per il suo cuore malandato, e ciò lo induce probabilmente in un errore che sarebbe esiziale ma che il Giudice Sportivo gli perdona forse proprio per le sue condizioni critiche, dimenticando per giunta di applicare una responsabilità oggettiva più che palese. Forse inconsapevolmente questa mossa intempestiva, e comunque perdonata, è però quella che porta in modo rocambolesco al clamoroso ribaltamento della situazione. </p>



<p>Le forze dell’ordine infatti, su ordine della magistratura che, com’è noto, una volta chiamata in causa procede senza guardare in faccia nessuno, si mettono subito all’opera per sequestrare le provette incriminate e per eseguire le controanalisi chieste da quei legali che operano stranamente senza mandato. Nel frattempo, la società rossoblu decide ufficialmente di fare regolare ricorso al Giudice Sportivo, come impone la clausola vincolante e da qui nasce un ulteriore pasticcio che riguarda due serie distinte di flaconi, una che li presenta sigillati e l’altra no, una consegnata ai carabinieri e l’altra no, una tenuta immobile e al buio come da prescrizione e l’altra indebitamente trasportata. </p>



<p>Sta di fatto che gli analisti federali non possono effettuare correttamente le controanalisi mentre quelli nominati dal Giudici emettono un responso di &#8220;totale assenza di tracce di anfetamina&#8221;. Ecco quindi che il mancato rispetto della già citata clausola compromissoria produce i suoi effetti nefasti. Il Giudice Sportivo e quello Ordinario emettono infatti due sentenze opposte e pretendono entrambi che vengono rispettate creando un problema molto serio di difficilissima soluzione. </p>



<p>Del resto, permettetemi questa digressione, non ci fosse questa famosa clausola ancora adesso, ogni atleta di sport di squadra che subisse un fallo volontariamente pesante e denunciasse per questo l’avversario all’autorità ordinaria, innescherebbe una serie di conseguenze, obbligatorie come abbiamo visto, capaci di portare la questione scatenante molto in là nel tempo e in terreni molto accidentati sul piano sociale. Diverso è ovviamente il caso che riguardi l’intervento autonomo della magistratura civile, non chiamata in causa da nessuno e quindi agente d’ufficio, se intravede l’ipotesi di un reato grave, come quando presume un illecito amministrativo o una frode verso avversari o sportivi terzi.</p>



<p>Tornando al caso del doping bolognese di 60 anni fa, la sentenza assolutoria del Giudice ordinario, non avendo alcuna influenza in territorio strettamente sportivo, alimenta comunque il clima di presunta persecuzione dell’ambiente felsineo e mette in serio imbarazzo i colleghi federali. Siamo nel frattempo, tra ricorsi, sequestri mancati e quelli riusciti, sentenze divergenti e perfino accuse di manipolazioni intercorse, già a metà maggio. </p>



<p>Il torneo è proseguito, con il Milan che si è perso, mentre il Bologna insegue l’Inter capolista con tre punti di svantaggio, esattamente quelli tolti dalla sentenza e ormai mancano pochissime giornate alla fine del campionato. Il 16 di quel mese, la CAF, una sorta di Corte d’Appello quindi definitiva del mondo calcistico, emette un verdetto che definire pilatesco è riduttivo. In pratica, si afferma che ormai non è più possibile accertare senza un plausibile dubbio la positività dei cinque giocatori e vengono quindi restituiti i tre punti al Bologna che si ritrova ora appaiato ai nerazzurri milanesi in testa alla classifica. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="840" height="620" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/DallAra-Renato.jpg" alt="" class="wp-image-21921" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/DallAra-Renato.jpg 840w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/DallAra-Renato-300x221.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/DallAra-Renato-768x567.jpg 768w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /><figcaption class="wp-element-caption">Renato Dall&#8217;Ara</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il clima teso e drammatico sembra attenuarsi per un attimo, ma è solo un attimo, appunto. Più che la reazione dell’Inter, che anzi rinuncia al possibile controricorso, è la salute di <strong>Dall’Ara </strong>a preoccupare e il destino vuole che il suo cuore si fermi definitivamente durante un incontro privato con <strong>Angelo Moratti</strong>, presidente nerazzurro, alla vigilia dello spareggio per assegnare il titolo tra gli emiliani e i lombardi. Primo e tuttora unico spareggio nella storia del calcio italiano, è quello che arride al Bologna al termine di una gara a senso unico e praticamente giocata in memoria di <strong>Renato</strong> <strong>Dall’Ara</strong>.</p>



<p>Questa vicenda, come ho già accennato, non ha provocato, se non solo inizialmente, chissà quali sommosse o ribellioni e tantomeno quelle discussioni mediatiche che avrebbero provocato da lì a un decennio e che provocherebbero oggi. Il dubbio e le recriminazioni hanno lasciato posto a una robusta dose di buonsenso rispettoso e un po’ fatalista che gli odierni commentatori e addetti ai lavori a vario titolo ridurrebbero a carta straccia. Oggi prevale sempre il retro pensiero e la cultura del sospetto, specialmente se si tratta di difendere l’onorabilità del connazionale famoso e soprattutto vincente. </p>



<p>Infatti, al giorno d’oggi, si può quindi sostenere che questa sorta di nazionalismo etico presenta sempre i nostri atleti come i più bravi, i nostri campioni come lindi e puliti e addirittura un modello per i giovani, mentre chi li accusa di imbrogliare o perfino di doparsi lo fa solo perché roso dall’invidia o da un insopprimibile odio verso l’Italia. La cosa assume colori paradossali, però se si pensa che tale attacco sistematico ad arbitri e giudici rei di aver sanzionato uno dei nostri, diventa pratica esecrabile nelle competizioni agonistiche interne. </p>



<p>E ciò non in nome dei nobilissimi concetti espressi da <strong>Nikolic </strong>o da <strong>Boskov</strong>, ma solo perché è proibito discutere le decisioni dell’arbitro, una figura che in Italia può sbagliare, senza poterglielo comunque dire, mentre all’estero, quando ci sono di mezzo gli azzurri, non lo può e non lo deve mai fare. E se proprio lo fa, è per malafede.</p>



<p>È interessante confrontare in questo senso le telecronache della TV di Stato di una gara nazionale con una di livello internazionale. In quest’ultima è come se il telecronista potesse sfogare le proprie libere espressioni di rimostranza verso i giudici o i direttori di gara, quelle espressioni ingoiate o camuffate o sotterrate da perifrasi imbarazzanti per salvare la reputazione di questi nella partite nostrane. Per salvare loro e il proprio posto di lavoro.</p>



<p>Certo, la questione del doping e dei controlli per scovare chi ne fa uso per migliorare le proprie prestazioni e alterare così, falsandoli, i risultati è faccenda molto complessa e dai mille risvolti. La vecchia storia di &#8220;guardie e ladri&#8221;, di chi scappa e chi rincorre si applica alla perfezione anche qui e come il progresso informatico aiuta sia i produttori di virus sia chi cerca di neutralizzarli, anche nello sport il progresso farmaceutico è a fianco, in una competizione senza fine, sia di chi imbroglia sia di chi vuole scovare i truffatori. Questa lotta ha, tra l’altro, mille ulteriori varianti e complicazioni dal momento che esistono sostanze lecite che, se assunte, camuffano quelle proibite e che quindi, una volta che le agenzie antidoping scoprono questi effetti, diventano a loro volta proibite, e così via.</p>



<p>Tornando al caso di <strong>Jannik Sinner</strong>, il talento tennistico nazionale, simbolo della grandezza del Paese, della sua pulizia, della sua operosità, soprattutto commerciale, e perciò modello per l’italica gioventù ansiosa di cimentarsi in un lungo linea di volée di rovescio e vincente, ci sono diversi aspetti che portano a far traballare le tesi assolutorie. Un viso così serio e pulito, un modo di fare così asciutto, teutonico anche nella cadenza, una maturità espressa anche nella padronanza delle lingue e così insolita in un giovanissimo mal si accostano al doping e perciò alla patente di dopato. Al di là, però, della sollevazione quasi unanime di scudi a sua difesa, qualcuno dovrà spiegare prima o poi alcune circostanze che proprio non tornano. </p>



<p>Una precisazione doverosa prima di continuare. Io non sono colpevolista verso <strong>Sinner</strong>, semplicemente non mi schiero con gli &#8220;assolutisti a prescindere&#8221; prima che sia fatta piena luce sugli aspetti di cui mi appresto a scrivere. Il primo riguarda il fatto, assai singolare, che tutti noi siamo venuti a conoscenza della questione solo dopo l’assoluzione del ragazzo dopo ben due gradi di giudizio (<strong>Sinner</strong>, in una recente dichiarazione, parla addirittura di tre assoluzioni). </p>



<p>Mi chiedo come sia stato possibile tenere nascosto un fatto così eclatante che riguardi un personaggio così noto. Non solo, sarebbe interessante sapere chi ha disposto questa segretezza e per quale motivo. A chi potrebbe obiettare che questa strana circostanza non depone né pro né contro <strong>Sinner</strong>, rispondo che è molto strano invece il fatto che il tennista, che si è difeso, come poi vedremo, accusando parte del suo staff, in tutto il tempo trascorso tra l’avviso di positività ricevuto, ad aprile, e la divulgazione pubblica dell’accaduto, il 20 agosto, non abbia preso nessun provvedimento nei confronti di fisioterapista e preparatore atletico.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="La parole di Jannik Sinner in conferenza stampa sul caso doping" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/mL8MtYQxa8k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>È utile anche precisare che Jannik era risultato positivo alla stessa sostanza in due occasioni, a febbraio e a marzo e che ad aprile ha ricevuto le conseguenti squalifiche verso le quali ha chiesto e ottenuto la sospensiva. È quindi ipotizzabile, ma non certo, che l’altoatesino fosse già a conoscenza di qualche suo problema anche prima di ricevere i provvedimenti. In ogni caso, <strong>Sinner</strong>, evidentemente già convocato due volte, se non tre, dal giudice, invece di tutelarsi subito da persone inette o inaffidabili che lui stesso ha accusato, ha deliberatamente atteso che la faccenda fosse di dominio pubblico per cambiare quella parte del suo staff. Anche in questo caso, mi chiedo il perché di questo atteggiamento francamente incomprensibile e perfino autolesionista, almeno in apparenza.</p>



<p>Venendo invece all’oggetto di accusa e difesa, qui si entra nella consuetudine più ovvia, perfino oramai scontata, almeno per quello che riguarda la strategia difensiva. Ricapitolando: a <strong>Sinner </strong>viene contestato il fatto di aver fatto uso di uno steroide anabolizzante chiamato clostebol. Da un prelievo di urine a sorpresa ne viene rintracciata una quantità ridottissima, un miliardesimo di grammo, ma conviene precisare due cose: la prima è che la quantità trovata può dipendere dal tempo intercorso dall’assunzione e l’altra è che, proprio per questo, l’agenzia antidoping ragiona solo sulla dicotomia sì/no. Se c’è ti sei dopato, se non ti sei dopato non c’è, punto. </p>



<p><strong>Sinner </strong>si difende dicendo e riportando una circostanza purtroppo molto ben nota e riportata da tanti atleti italiani incappati negli stessi controlli, una storiella ripetuta tante volte, sempre la stessa, davanti ai giudici, che la conoscono oramai a memoria, tanto da aver perso ogni credibilità. Tranne che per <strong>Sinner</strong>. L’ultimo ad averla raccontata in tribunale era stato il cestista <strong>Riccardo Moraschini </strong>dell’Armani Jeans, positivo al clostebol. Si è beccato una squalifica di due anni. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/Moraschini-1280x640-1-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-21926" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/Moraschini-1280x640-1-1024x512.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/Moraschini-1280x640-1-300x150.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/Moraschini-1280x640-1-768x384.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/Moraschini-1280x640-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Riccardo Moraschini, giocatore di basket, fu trovato positivo al clostebol e squalificato</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Che cos’ha di tanto suadente questa storia? Intanto, raccontiamola. «Mi sono sottoposto a un massaggio defatigante dal mio fisioterapista di fiducia il quale in quella occasione aveva un dito della mano fasciato essendosi ferito poco tempo prima». E allora? Perché la giustificazione difensiva a proposito di clostebol utilizza &#8211; parola più parola meno &#8211; sempre la stessa storia? Perché il clostebol è contenuto in uno spray disinfettante chiamato Trofodermin e qui le cose si ingarbugliano assai, ma si semplificano nello stesso tempo perché, in modo sorprendente, fanno chiudere il cerchio tornando a nazionalismo protettivo e vittimismo federale.</p>



<p>Il Trofodermin compare nell’elenco sempre aggiornato che l’Agenzia Antidoping diffonde ad atleti, società e collaboratori tecnici, medici e fisioterapici a ogni avvio di stagione. Risulta molto strano, quindi, che professionisti che si occupano di un campione come <strong>Sinner </strong>non conoscessero questo prodotto, in realtà arcinoto nel settore, e i pericoli insiti e comunque, appunto, era sufficiente controllare l’elenco. Non averlo fatto, ripeto, sarebbe stata un’ottima ragione per un licenziamento immediato. Perché <strong>Sinner</strong>, ripeto, ha aspettato quattro mesi, se non di più, e l’uscita della notizia per procedere?</p>



<p>In conclusione, mi auguro sinceramente che il numero 1 del mondo del tennis fosse e sia in buona fede e che a tutti i miei dubbi venga opposta una spiegazione convincente, ma la sensazione che ciò che nelle leggi dello sport debba essere rigoroso all’estero quanto perlomeno elastico in Italia rimane forte e inaccettabile. Resta in ogni caso una domanda non semplice ad aleggiare nell&#8217;aria un poco plumbea di vicende come questa: se il protagonista, in tutto e per tutto, di questa storia contorta non fosse <strong>Sinner</strong>, ma il suo rivale <strong>Carlos Alcaraz </strong>o il &#8220;cattivo&#8221; <strong>Rune</strong>, tutto questo atteggiamento assolutorio sarebbe stato il medesimo?</p>



<p>Proviamo, per un attimo, a immaginare lo spagnolo in vetta al ranking davanti al nostro, ma con addosso il fardello di quel sospetto e alle spalle due o tre processi svoltisi in segreto. Ma c&#8217;è però un particolare non sovrapponibile tra questi fatti, uno accaduto e l&#8217;altro fantasticato: in Spagna, il Trefodermin non è facilmente utilizzabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/29/dal-bologna-1964-al-caso-sinner-tra-sospetti-di-doping-e-cultura-sportiva-in-italia.html">Dal Bologna 1964 al caso Sinner: tra sospetti di doping e cultura sportiva in Italia</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>La Sampdoria e l&#8217;ultimo scudetto di un calcio che non c&#8217;è più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 14:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[1990-1991]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca vialli]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe dossena]]></category>
		<category><![CDATA[paolo mantovani]]></category>
		<category><![CDATA[pietro viercowod]]></category>
		<category><![CDATA[roberto mancini]]></category>
		<category><![CDATA[sampdoria]]></category>
		<category><![CDATA[toninho cerezo]]></category>
		<category><![CDATA[vujadin boskov]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 19 maggio 1991 la squadra blucerchiata conquistava il suo unico tricolore. L'ultimo campionato vinto da una squadra fuori dall'asse Torino-Milano-Roma. Riviviamo l'epopea di una formazione che seppe entusiasmare tutti, non solo i tifosi doriani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Era il 19 maggio 1991. L&#8217;ultimo scudetto di una squadra che non apparteneva all&#8217;asse Torino-Milano-Roma. L&#8217;ultimo squillo di un calcio antico e romantico, prima dell&#8217;avvento della legge Bosman, dei paperoni dell&#8217;alta finanza, del dominio delle grandi piazze. Quel giorno la Sampdoria conquistò il tricolore dopo un&#8217;annata irripetibile. Un&#8217;impresa frutto di anni di un meticoloso lavoro di preparazione, che affondava le radici nel giorno in cui <strong>Paolo Mantovani</strong> divenne presidente del club nel 1979.</p>



<p>L&#8217;avvento di <strong>Mantovani</strong> permise alla Sampdoria di scalare le gerarchie del calcio italiano e di conoscere una vera e propria età dell&#8217;oro. Nel 1981-82 la Samp ottenne la promozione in serie A e dà lì in poi diede vita a un decennio irripetibile, costruendo le basi di un autentico squadrone, che raggiunse il successo in tre edizioni della Coppa Italia (1985, 1988 e 1989, più la Coppa Italia del 1994, giunta al termine della stagione in cui Mantovani morì, a ottobre 1993); nella Coppa Coppe del 1990 (più la finale persa del 1989); nel campionato 1990-91 e nella Supercoppa 1991. Senza contare la finale di Coppa dei Campioni 1991-92, perduta ai supplementari contro il Barcellona.</p>



<p>Originario di Roma, genovese d&#8217;adozione, imprenditore attivo nel ramo petrofilero, <strong>Mantovani</strong> colpiva per l&#8217;aplomb, la signorilità, lo stile. Non un padre-padrone, ma un manager di visione, capace di resistere sul piano personale a non poche vicissitudini (subì diversi processi per questioni finanziarie, ma ne uscì sempre indenne) e capace sul piano sportivo di costruire un progetto duraturo.</p>



<p>La Samp non poteva far leva sulla forza economica, gli agganci politici e la tradizione delle storiche piazze del calcio italiano come Inter, Juventus, Milan e in quel periodo Napoli. Per poter arrivare al loro livello, per competere con loro, servivano mosse coraggiose e una pianificazione che partiva da lontano.<br>Mantovani portò a Genova campioni affermati come il centrocampista scozzese <strong>Graeme Souness</strong> e l&#8217;attaccante inglese <strong>Trevor Francis</strong>, entrambi già campioni d&#8217;Europa con Liverpool e Nottingham Forest. Ma soprattutto seppe costruire un blocco di giocatori italiani. A volte si trattava di giovani talenti ingaggiati quando erano ancora delle promesse. E che a Genova si tramutarono in elementi di spessore internazionale. Altre volte, la scelta ricadde su calciatori dal passato importante, ma dal presente più complicato. E che a Genova, in un ambiente tranquillo e senza la pressione di certi palcoscenici, si rilanciarono in grande stile.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="608" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/9e1afcf7-80fb-4491-b16c-4ffdeef50def.jpg" alt="" class="wp-image-5839" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/9e1afcf7-80fb-4491-b16c-4ffdeef50def.jpg 500w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/9e1afcf7-80fb-4491-b16c-4ffdeef50def-247x300.jpg 247w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Paolo Mantovani e Vujadin Boškov</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Quella Samp nacque così, da un mix di felici intuizioni e scelte oculate, arrivando sul finire degli anni &#8217;80 a competere ai piani alti della serie A.</p>



<p>Dietro la scrivania, nelle vesti di direttore sportivo, il placido e competente <strong>Paolo Borea</strong>. </p>



<p>In panchina <em>zio Vuja</em>, al secolo <strong>Vujadin Boškov</strong>, gitano del calcio, grande protagonista da giocatore nella favolosa Jugoslavia degli anni &#8217;50, una delle massime nazionali al mondo nel periodo, e poi in panchina tecnico del Real Madrid finalista della Coppa dei Campioni 1980-81, persa dal Liverpool. Un presagio nefasto, forse, per l&#8217;avventura di 11 anni dopo, altra finale di Coppa dei Campioni in blucerchiato e altra sconfitta.</p>



<p>Sul campo, una serie di giocatori che &#8211; come detto &#8211; erano un riuscito connubio tra giovani prospetti diventati campioni e vecchi campioni riscopertisi giovani. <br>Il vivaio italiano su tutto e questa era una novità, considerando che le big dell&#8217;epoca &#8211; Milan, Napoli e Inter &#8211; poggiavano al contrario la loro forza sugli assi stranieri: <strong>van Basten</strong>, <strong>Gullit</strong> e <strong>Rijkaard</strong>; <strong>Maradona</strong>, <strong>Alemão</strong> e <strong>Careca</strong>; <strong>Matthäus</strong>, <strong>Klinsmann</strong> (prima <strong>Díaz</strong>) e <strong>Brehme</strong>. Nella Samp l&#8217;unico fuoriclasse straniero era il factotum <strong>Toninho Cerezo</strong>, già colonna del Brasile &#8217;82 di <strong>Telê Santana</strong> e poi capace nelle annate seguenti, sempre sotto la mano di <strong>Telê Santana</strong>, di vincere tutto nel meraviglioso San Paolo dei primi anni &#8217;90. Gli altri, dal podista sloveno <strong>Srečko Katanec</strong> allo spagnolo <strong>Victor Muñoz</strong>, per finire con il mai pienamente sbocciato ucraino <strong>Oleksij Mychajlyčenko</strong>, erano al massimo buoni giocatori.</p>



<p><strong>Cerezo</strong> a parte, le stelle erano tutte italiane dunque. Il portiere-saltimbanco <strong>Gianluca Pagliuca</strong>, stile spettacolare e riflessi felini; lo stopper <strong>Pietro Viercowod</strong>, uno dei più arcigni marcatori mai ammirati nella storia del calcio italiano, temuto anche da fuoriclasse come <strong>Maradona</strong>, <strong>van Basten</strong> e <strong>Ronaldo</strong> il Fenomeno; il terzino destro locomotiva <strong>Moreno Mannini</strong>; l&#8217;ala destra <strong>Attilio Lombardo</strong>, corsa e dinamismo, cavalcate furenti, capace di segnare reti impossibili e di sbagliarne di facilissime; il cerebrale <strong>Giuseppe Dossena</strong>, uomo di sopraffina intelligenza tattica, un regista aggiunto della specie degli <strong>Zagallo</strong> Brasile &#8217;58 e dei <strong>Peters</strong> Inghilterra &#8217;66.</p>



<p>E poi i due alfieri offensivi, i due meravigliosi principi del gol, anzi i <em>gemelli del gol</em>, come furono ribattezzati. <strong>Gianluca Vialli</strong>&amp;<strong>Roberto Mancini</strong>. Una delle coppie più belle del calcio italiano. <strong>Vialli</strong>, micidiale stoccatore, attaccante completo e per certi versi atipico, irruenza, potenza e possenza. <strong>Mancini</strong>, classe superiore, genio e sregolatezza, capace di illuminare la scena con lampi pazzeschi. </p>



<p>Un destino accomunò per altro i tre grandi azzurri di quella Samp: né <strong>Viercowod</strong> né <strong>Vialli</strong> né <strong>Mancini</strong> seppero trovare la loro dimensione e consacrazione in nazionale. Un limite loro sicuramente, ma un limite anche del nostro calcio che troppe volte ha sacrificato l&#8217;estro sull&#8217;altare del tatticismo. Date ai brasiliani un duo come <strong>Baggio</strong>&amp;<strong>Mancini</strong> nelle notti di Italia &#8217;90 o nelle torride giornate di Usa &#8217;94 e vediamo se almeno un Mondiale non lo portiamo a casa&#8230;</p>



<p>Altra storia comunque. Perché <strong>Viercowod</strong>, <strong>Vialli</strong> e <strong>Mancini</strong> la loro Storia l&#8217;hanno scritta in blucerchiato, coronando il sogno di una città e una tifoseria uniche, passionali come le città del sud, riservate come i liguri.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-5840" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/roberto-mancini-gianluca-vialli-sampdoria_1pueceosc2hwf1padc7clmnb65.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>I gemelli del gol Gianluca Vialli e Roberto Mancini, sommi protagonisti dello scudetto doriano</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>La cavalcata trionfale della Samp nel 1990-91 cominciò con un risicato 1-0 al Cesena, il 9 settembre 1990, rete di <strong>Invernizzi</strong> al 4&#8242; del secondo tempo. E prese corpo strada facendo, soprattutto negli scontri diretti con quelle che negli anni precedenti erano state le padrone assolute della serie A: la Samp conquistò 6 successi su 6 (!) contro le tre big, Napoli (4-1 e 4-1), Milan (1-0 e 2-0) e Inter (3-1 e 2-0). A dimostrazione che i campionati non si vincono solo battendo le piccole, ma anche le grandi.</p>



<p>Nonostante l&#8217;amarezza di un solo punto conquistato nel sempre sentitissimo derby contro il Genoa (1-2 all&#8217;andata, 10ª giornata, prima sconfitta in campionato della truppa di <strong>Boškov</strong>; 0-0 al ritorno). E nonostante una flessione evidente sul finire del girone di andata, quando la squadra ottenne una sola vittoria nelle ultime cinque partite, perdendo dal Torino (1-2 a Marassi) e dal Lecce (0-1 in Puglia).</p>



<p>Ma a gennaio, all&#8217;inizio del ritorno, la Samp ritrovò d&#8217;incanto la sua esuberanza e la sua brillantezza, infilando cinque vittorie nelle prime cinque giornate, otto nelle prime nove. Fondamentale fu il blitz in casa della Roma (1-0) dopo un nuovo rallentamento. E fondamentale fu la vittoria nel decisivo scontro diretto di San Siro contro l&#8217;Inter, prima inseguitrice, il 5 maggio 1991. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Serie A 1990-1991, day 31 Inter - Sampdoria 0-2 (Dossena, Vialli)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ctDKnrgzx-E?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Inter-Sampdoria 0-2 del 5 maggio 1991: una vittoria decisiva per lo scudetto</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Quel giorno la Samp arrivò da capolista forte di 45 punti contro i 43 dell&#8217;Inter a quattro turni dalla fine. <br>L&#8217;Inter del <strong>Trap</strong> pressò e attaccò furiosamente, trovando però sulla sua strada un magnifico <strong>Pagliuca</strong>, capace anche di respingere da campione un rigore dello specialista <strong>Matthäus</strong>, Pallone d&#8217;oro in carica.<br>La Samp deflagrò in contropiede, fedele al suo gioco armonioso ed equilibrato, un calcio voluto da <strong>Boškov</strong>, una via di mezzo tra il classico difensivismo di stampo italico e il possesso e dominio sistematico degli spazi del Milan di <strong>Sacchi</strong>. Quella Samp era camaleontica, sapeva ripiegarsi e distendersi, giocare d&#8217;attesa e prendere in mano il gioco, a seconda del momento. Così fece a San Siro, nel giorno clou: lasciò sfogare l&#8217;Inter e la punì con veloci ripartenze di qualità. Prima <strong>Dossena</strong> e poi <strong>Vialli</strong>, un uno-due micidiale che spense le speranze interiste e fece decollare definitivamente l&#8217;aereo blucerchiato.</p>



<p>Due settimane più tardi, il 19 maggio 1991, in casa contro il Lecce, la grande festa, la conclusione del cerchio, l&#8217;apogeo di una cavalcata irripetibile. Un 3-0 sul velluto, risultato maturato in meno di mezz&#8217;ora e griffato da <strong>Cerezo</strong>, <strong>Mannini</strong> e <strong>Vialli</strong>. La Samp chiuse la stagione a quota 51 punti, con il miglior attacco (57 reti fatte), il capocannoniere del campionato (<strong>Vialli</strong>, 19), appena 3 sconfitte, il maggior numero di vittorie conquistate (20). Un dominio assoluto e mettendo in fila Inter e Milan, la rivelazione Genoa (quarta, a conferma di un anno di grazia del calcio genovese) e poi le altre, da una Juventus impalpabile nonostante le magie di <strong>Baggio</strong> a un Napoli declinante e oramai orfano della grandezza di <strong>Maradona</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Memories: 1991, Sampdoria-Lecce" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/fv0Pc8v3ebE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Sampdoria-Lecce 3-0 del 19 maggio 1991: la grande festa</figcaption></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;anno seguente, la Samp provò a spingersi ancora più in alto, malgrado un campionato complicato, arrivando a giocarsi la finale di Coppa dei Campioni a Wembley contro il Barcellona, dopo un cammino sensazionale in cui i blucerchiati eliminarono i campioni d&#8217;Europa in carica della Stella Rossa Belgrado, vincendo sia all&#8217;andata sia al ritorno. Era il 20 maggio 1992. Fu una partita elettrica e a tratti emozionanti, con occasioni su entrambi i versanti, fino alla maligna punizione di <strong>Koeman</strong> che al 4&#8242; del secondo tempo supplementare fermò il sogno della Samp di salire sul tetto d&#8217;Europa.</p>



<p>Dal giorno dopo il progetto iniziò un lento, ma inesorabile, declino, anticipato dalla morte del presidentissimo <strong>Paolo</strong> <strong>Mantovani</strong> per un tumore ai polmoni il 14 ottobre 1993.<br>Da allora la Samp ha vissuto momenti alterni: una nuova retrocessione in B; la risalita nel segno della famiglia <strong>Garrone</strong>; il quarto posto e il raggiungimento della fase preliminare della Champions League nel segno di <strong>Cassano</strong>&amp;<strong>Pazzini</strong>; l&#8217;avvento di <strong>Ferrero</strong> e le ultime annate in serie A con <strong>Ranieri</strong>. Stagioni buone, oltre la soglia della metà classifica. Ma distanti anni luce dalla gloria dell&#8217;era <strong>Mantovani</strong>. Un&#8217;era d&#8217;oro che ogni tifoso blucerchiato ricorda, un sogno diventato realtà, l&#8217;ultima provinciale capace di vincere un tricolore prima che il calcio cambiasse i suoi connotati per sempre.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="580" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Unione_Calcio_Sampdoria_1990-1991-1-1024x580.jpg" alt="" class="wp-image-5838" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Unione_Calcio_Sampdoria_1990-1991-1-1024x580.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Unione_Calcio_Sampdoria_1990-1991-1-300x170.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Unione_Calcio_Sampdoria_1990-1991-1-768x435.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Unione_Calcio_Sampdoria_1990-1991-1-1536x870.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Unione_Calcio_Sampdoria_1990-1991-1.jpg 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>La Sampdoria 1990/1991</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">La rosa</h4>



<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><thead><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">PORTIERI</th></tr></thead><tbody><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">Giulio Nuciari (Italia, 1960), Gianluca Pagliuca (Italia, 1966)</td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"><strong>DIFENSORI</strong></td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">Ivano Bonetti (Italia, 1964), Giovanni Dall&#8217;Igna (Italia, 1972), Srečko Katanec (Slovenia, 1963), Marco Lanna (Italia, 1968), Moreno Mannini (Italia, 1962), Michele Mignani (Italia, 1972), Luca Pellegrini (Italia, 1963), Pietro Viercowood (Italia, 1959).</td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"><strong>CENTROCAMPISTI</strong></td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">Toninho Cerezo (Brasile, 1955), Giuseppe Dossena (Italia, 1958), Giovanni Invernizzi (Italia, 1963), Attilio Lombardo (Italia, 1966), Oleksij Mychajlyčenko (URSS, 1963), Fausto Pari (Italia, 1962).</td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"><strong>ATTACCANTI</strong></td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">Marco Branca (Italia, 1965), Umberto Calcagno (Italia, 1970), Roberto Mancini (Italia, 1964), Gianluca Vialli (Italia, 1964).</td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/21/la-sampdoria-e-lultimo-scudetto-di-un-calcio-che-non-ce-piu.html">La Sampdoria e l&#8217;ultimo scudetto di un calcio che non c&#8217;è più</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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