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		<title>Mondiale che vai nazionale che trovi: lo stile e le filosofie di gioco delle 32 squadre che si sono affrontate nella fase a gironi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Scabar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2022 08:00:00 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">Piuttosto che parlare di moduli, schemi, 4-3-3, 4-4-2, diagonali e sovrapposizioni può essere un esercizio utile e dilettevole cercare di descrivere la filosofia calcistica delle nazionali che partecipano a questo discusso mondiale qatariota. Infatti, nonostante siamo immersi in un’epoca che più globalizzata non si può, ogni Nazionale continua ad essere depositaria di un particolare D.N.A. che poi si manifesta sul terreno di gioco. Alcune nazionali hanno visto snaturare questo loro particolare “codice”, altre invece sono rimaste ancorate alla loro tradizione calcistica. Altre ancora hanno saputo mescolare elementi della loro vecchia scuola ad altri frutto delle nuove mode ed esigenze. Cerchiamo ora di descrivere lo stile di gioco di ogni nazionale, girone per girone. &nbsp;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo A: Olanda, Senegal, Ecuador, Qatar</h3>



<p></p>



<p>Mediocre per cifra tecnica, il<strong> Gruppo A </strong>ospita una delle nazionali che più si sono snaturate dal punto di vista calcistico, parliamo dell’<strong>Olanda</strong> di <strong>Louis van Gaal.</strong> Gli inventori del <em><strong>Totaalvoetball</strong></em> da più di un decennio si sono riconvertiti ad uno stile molto più pratico che sul campo si modella su un<strong> 3-5-2 </strong>che fa grande affidamento soprattutto sulla difesa (con <strong>van Dijk </strong>che è uno dei migliori interpreti al mondo), e su rapidi contropiedi verso due punte agili come <strong>Depay </strong>e <strong>Gakpo</strong>, lo stesso canovaccio già visto nel <strong>2014 </strong>in <strong>Brasile </strong>sempre con l&#8217;antipaticissimo <strong>van Gaal</strong> allenatore. Non è un caso che questo cambiamento nello stile di gioco sia avvenuto sotto la gestione di questo vecchio santone del calcio olandese, un tecnico che da giocatore è stato allevato nel vicino <strong>Belgio</strong> (ad <strong>Anversa</strong>) da <strong>Guy Thys</strong>, uno dei padri del difensivismo fiammingo. <strong>van Gaal</strong>, nonostante successivamente sia entrato nel mondo <strong>Ajax</strong>, diventando un continuatore sulla panchina biancorossa della filosofia cruijffiana, ha sempre conservato questa formazione calcistica molto rigida e schematica, meno libertaria di quella michelsiana, tutta eredità degli anni trascorsi da calciatore in Belgio.</p>



<p>Si è un po’ snaturato anche il <strong>Senegal</strong>, squadra che non gioca più il calcio offensivo e brillante del <strong>2002</strong>, quando la squadra africana fu la sorpresissima dei mondiali di <strong>Corea del Sud/Giappone</strong> sotto la guida del capellone <strong>Bruno Metsu</strong>. Con l’attuale gestione di <strong>Cissé</strong>, ex difensore, la squadra sembra molto più affidarsi alle parate del suo portiere <strong>Mendy </strong>(incerto contro l’<strong>Olanda</strong>) e agli strappi offensivi di <strong>Mané</strong>, assente a questo mondiale. Nonostante l’assenza del giocatore del <strong>Bayern </strong>i senegalesi hanno fatto intravedere un buon collettivo e una buona organizzazione di base che ha permesso l’oro di qualificarsi agli ottavi.</p>



<p>Classica squadra sudamericana “figlia di un Dio minore” è l’<strong>Ecuador</strong>, allenata dall’argentino <strong>Alfaro</strong>, applica i classici dettami “offensivi” della scuola rioplatense anche se con calciatori di non eccelsa qualità; <strong>Caicedo</strong> che alle nostre latitudini giocava in attacco in nazionale fa la mezzala per esempio. Non a caso gli ecuadoregni hanno fatto a fette una squadra sconclusionata come il <strong>Qatar </strong>mentre si sono fatti uccellare da una squadra più organizzata e difensiva come l’<strong>Olanda</strong>, pur giocando a tratti meglio degli olandesi.</p>



<p>Praticamente ingiudicabile infine il <strong>Qatar</strong>, nazionale che non è parsa così mediocre come è stata dipinta, che ha probabilmente patito il fatto di dover giocare in casa oltre ad un ritiro folle di sei mesi che ha un po’ scombussolato la truppa dello spagnolo <strong>Félix Sánchez </strong>(scuola <strong>Barcellona</strong>).</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="668" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/d83cc11995961cf38692c3d4239c3235-1024x668.jpg" alt="" class="wp-image-12900" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/d83cc11995961cf38692c3d4239c3235-1024x668.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/d83cc11995961cf38692c3d4239c3235-300x196.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/d83cc11995961cf38692c3d4239c3235-768x501.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/d83cc11995961cf38692c3d4239c3235.jpg 1104w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Louis van Gaal calciatore dell&#8217;Anversa</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo B: Inghilterra, Galles, Stati Uniti, Iran</h3>



<p></p>



<p>Difficile che un paese così conservatore (dal punto di vista calcistico e non solo) come l’<strong>Inghilterra</strong> si snaturi dal punto di vista calcistico nonostante il suo movimento calcistico sia ormai diventato la stazione principale del calcio globalizzato. La Nazionale allenata da <strong>Gareth Southgate</strong> rappresenta quindi una sorta di ibrido tra timida innovazione e atavico conservatorismo albionico. I Tre Leoni non giocano più infatti con il loro tradizionale <strong>4-4-2</strong>, effetto dell’arrivo oltremanica di due personaggi come <strong>José Mourinho </strong>e <strong>Rafa Benitez </strong>nei primi <strong>Anni Duemila</strong>, e fraseggiano molto di più in mezzo al campo (retaggio questo del guardiolismo) con il proprio centravanti <strong>Harry Kane</strong> che funge da uomo di manovra più che da finalizzatore puro. Tuttavia la squadra di <strong>Southgate </strong>è sempre capace di sfruttare armi tipicamente britanniche come l’inserimento dei centrocampisti (<strong>Bellingham </strong>è il classico tuttocampista della schiatta dei <strong>Charlton </strong>o dei <strong>Lampard</strong>) e i traversoni dalle fasce. Resiste anche l’atavica tara, da <strong>Alf Ramsey</strong> in avanti, che vuole i selezionatori inglesi particolarmente riluttanti nel consegnare le chiavi della squadra a talenti puri anche se un po’ anarcoidi come <strong>Phil Foden</strong>, che <strong>Southgate</strong> antepone nelle gerarchie al più lineare e tipicamente britannico <strong>Mason Mount</strong>. Lo stesso discorso può essere fatto per <strong>Trent Alexander-Arnold</strong> che in difesa viene sacrificato in favore del più lineare ed esperto <strong>Kieran Trippier.</strong></p>



<p>Molto britannico anche il <strong>Galles</strong>, squadra rimasta ancorata all’ultraconservatore ed ultrapragmatico palla lunga e pedalare verso la stella (cadente per altro) <strong>Gareth Bale</strong>. Approccio che ha funzionato ad <strong>Euro 2016</strong>, quando i gallesi furono la massima sorpresa della manifestazione, un po’ meno in questo mondiale. &nbsp;</p>



<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong>, da nazione &#8220;nuova&#8221; e imperialista anche se refrattaria al calcio, adottano un calcio molto arioso e offensivo, quasi arrogante e strafottente in pieno stile <em>yankee</em>. Non è un caso che nella selezione a stelle e strisce abbondano i talenti offensivi figli di una società multietnica (il croato <strong>Pulisic </strong>e gli africani <strong>Weah junior</strong> e <strong>Musah</strong>, l’ispanico <strong>Reyna</strong>) mentre scarseggia il materiale dietro e in porta.</p>



<p>L’<strong>Iran</strong>, infine, nazione invece tradizionalista ed antimperialista, adotta un calcio a chiara trazione posteriore, molto arroccato in difesa con un<strong> 4-5-1</strong> di stampo iberico molto scolastico. Non è un caso che il C.T. iraniano sia quel<strong> Carlos Queiroz </strong>che in<strong> Portogallo</strong> è considerato il padre putativo della svolta pragmatica del calcio lusitano negli <strong>Anni Novanta</strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo C: Argentina, Messico, Polonia, Arabia Saudita</h3>



<p></p>



<p>Se l’<strong>Argentina </strong>nel <strong>1978</strong>, firmata <strong>César Luis Menotti</strong>, era un’orchestra di grandi singoli mentre quella del <strong>1986,</strong> griffata <strong>Carlos Salvador Bilardo</strong>, un grande collettivo al servizio della sua stella <strong>Diego Armando Maradona</strong>, quella attuale dei due <strong>Lionel </strong>(<strong>Scaloni </strong>e <strong>Messi</strong>, entrambi oriundi anconetani) sembra una sorta di ibrido sospeso tra la tradizionale impostazione della vecchia <em>Nuestra </em>(traduzione: mettiamo in campo più talenti possibile e chissenefrega della tattica) e la vocazione <em>resultadista </em>di aggrapparsi al grande solista con applicazione e rigore tattico. Fino ad ora l’albiceleste è stata un rebus che ha mostrato giocate di classe in alcuni suoi singoli (il giovane<strong> Julián Álvarez </strong>oltre ai soliti <strong>Messi </strong>e <strong>Di Maria</strong>) ma anche i suoi classici difetti: un estetismo decadente di marca iberica che si traduce in un gioco più fumo che arrosto e una certa emotività tipicamente italiana che si traduce in una certa difficoltà a interpretare i momenti di una partita. Anche l’<strong>Argentina</strong>, infatti, è un paese eternamente polarizzato e diviso in due (esattamente come il nostro!).</p>



<p>Paradossalmente il <strong>Messico</strong>, nazione di secondo piano nel calcio del continente americano, vanta da decenni un’impostazione tattica più definita di quella argentina seguendo canoni tipicamente menottisti da quando<strong> Luis Menotti </strong>divenne C.T. dei tricolori nei primi <strong>Anni Novanta</strong>. La squadra centroamericana si schiera infatti con un <strong>4-3-3 </strong>di base, pratica un calcio posizionale basato su tecnica e fraseggio con molti giocatori che militano nel campionato messicano. Non è un caso che l’attuale C.T. sia un argentino, <strong>Gerardo “El Tata Martino”</strong>, adepto della setta di <strong>Bielsa</strong>, rosarino proprio come <strong>Menotti</strong>, <strong>Messi </strong>ed il <em><strong>Loco</strong></em>.</p>



<p>È un ibrido senza capo né coda anche la <strong>Polonia</strong>, squadra che rappresenta una nazione che per i propri potenti vicini (<strong>Germania </strong>e <strong>Russia</strong>) semplicemente non esiste o quasi. Non è un caso che la nazionale allenata dal faccione rubicondo dell’impronunciabile <strong>Czesław Michniewicz</strong> pratichi un calcio abbastanza ambiguo che combina il rigore tattico sovietico, la fisicità teutonica (<strong>Zieliński </strong>è giocatore tipico da <strong>Bundesliga</strong>) la tecnica e l’umoralità tipica degli slavi con un <strong>Lewndowski </strong>che si conferma capace di esaltarsi in grandi collettivi ma di deprimersi con elementi ordinari come contorno. In porta l’altro impronunciabile <strong>Szczęsny </strong>continua la grande tradizione di portieri polacchi da <strong>Tomaszewski </strong>a <strong>Dudek </strong>passando per <strong>Młynarczyk</strong>.</p>



<p>Molto curiosa invece l’<strong>Arabia Saudita</strong> allenata dal francese <strong>Hervé Renard</strong>, una nazionale che pratica un calcio che avrebbe fatto felice il grande <strong>Ernst Happel</strong>: difesa alta, fuorigioco, centrocampo tignoso e rapidi contrattacchi che hanno punito gli individualisti argentini. Uno strano esempio di collettivismo calcistico applicato in una delle ultime monarchie assolute del pianeta che ha fruttato una storica vittoria contro l’<strong>Argentina</strong>.</p>



<p></p>



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</div><figcaption>Il gioco dell&#8217;Argentina di Scaloni contro la Polonia</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo D: Francia, Danimarca, Tunisia, Australia</h3>



<p></p>



<p>La <strong>Francia </strong>è un’altra tra le nazionali europee che si sono “snaturate” in quanto a stile di gioco. Negli anni migliori la selezione transalpina ha sempre avuto sontuosi reparti di centrocampo (basti pensare al il famoso <em>“Carrée Magique”</em> degli Anni Ottanta <strong>Fernandéz</strong>, <strong>Tigana</strong>, <strong>Giresse</strong>, <strong>Platini</strong>) abbinati ad attacchi piuttosto mediocri (come dimenticare il mitologico<strong> Guivarc&#8217;h</strong> a <strong>Francia ’98</strong>). Da qualche anno a questa parte invece la nazionale transalpina può vantare su un reparto offensivo stellare con i vari <strong>Griezmann, Mbappé, Giroud, Benzema</strong> e su un centrocampo di puri gregari, sebbene di lusso come <strong>N&#8217;Golo Kanté</strong> (assente in <strong>Qatar</strong>). Tradizionalmente la <strong>Francia</strong> ha sempre praticato un gioco molto arioso e offensivo, il famoso “calcio champagne”, seguendo dei dettami perfezionati da <strong>Ştefan Kovács&nbsp;</strong>, ex tecnico dell’<strong>Ajax </strong>di <strong>Cruijff</strong> che negli <strong>Anni Settanta</strong> ha posto le basi della nuova <em>école française</em> e dei centri di formazione, il vero fiore all’occhiello della <strong>Francia </strong>calcistica. Oggi i nostri cugini transalpini praticano all’opposto un calcio molto pragmatico che si basa su fisico e cross continui dalle fasce. In difesa la squadra si schiera a quattro ma di fatto gioca a tre, secondo un canovaccio quasi all’italiana, con tre centrali puri (<strong>Pavard, Varane, Upamecano</strong>) ed un terzino mancino (<strong>Theo Hernández</strong>) di smaccata proiezione offensiva. Merito di questa mutazione genetica trasformazione è del <strong>C.T. Didier Deschamps</strong>, francese di etnia basca con un passato importante di calciatore in <strong>Serie A</strong>, che ha saputo instillare nel suo all star team rigore tattico italianista e stile di gioco tipicamente basco: corsa, fisicità, botte a centrocampo e traversoni dalle fasce per l’ariete centrale (figuri totemiche nel calcio basco da <strong>Zarra </strong>a <strong>Llorente</strong>). Non è un caso che <strong>Deschamps </strong>preferisca un centravanti d’area puro come <strong>Giroud </strong>ad uno di manovra come <strong>Benzema</strong>, giocatore per altro di classe superiore al milanista.</p>



<p>La <strong>Danimarca </strong>è invece la Nazionale più “latina” tra le germaniche assieme all’<strong>Olanda </strong>e continua a rispecchiare la mentalità e l’indole di un popolo pazzoide e marinaro. Anche l’attuale nazionale danese, che si schiera con un<strong> WM</strong> “aggiornato” (cioè con un <strong>3-4-2-1</strong> con il quadrilatero di centrocampo) e con giocatori di pura classe ma un po’ leggerini ed indolenti come <strong>Eriksen </strong>e <strong>Damsgaard</strong>, rispecchia la sua tradizionale nome di squadra bella ma lunatica. La nazionale scandinava infatti è stata capace di squagliarsi negli anni di maggiore fulgore (gli Ottanta) ai tempi della<em> Danske Dynamite</em> ma di vincere fuori tempo massimo un clamoroso europeo come quello del <strong>1992</strong>, da ripescati e con mezza nazionale già in spiaggia, per giunta senza il suo fuoriclasse più rappresentativo, <strong>Michael Laudrup</strong>.</p>



<p>La <strong>Tunisia</strong>, ex colonia francese, è una nazionale che sa abbinare il tradizionale calcio arioso francese con irruenza tipicamente mediterranea; infatti, la nazionale nordafricana ha giocato ad armi pari contro due squadre più dotate sul piano tecnico come <strong>Danimarca </strong>e <strong>Francia </strong>(seppur imbottita di seconde linee), togliendosi la soddisfazione di una storica vittoria contro i loro vecchi colonizzatori.</p>



<p>L’<strong>Australia</strong> invece è una nazionale più tipicamente “anglosassone”, organizzata dal&nbsp; suo <strong>C.T. Arnold</strong> con il classico<strong> 4-4-2</strong> di stampo britannico con baricentro basso e transizioni in verticale. Anche grazie a questo approccio<em> low profile </em>i canguri sono riusciti a centrare gli ottavi di finale, un risultato ottenuto da uno stratega come <strong>Guus Hiddink</strong> nel <strong>2006 </strong>con una squadra che applicava una zona appiccicosa e scorbutica.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/Deschamps-Ct-Francia-foto-LaPresse-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-12901" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/Deschamps-Ct-Francia-foto-LaPresse-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/Deschamps-Ct-Francia-foto-LaPresse-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/Deschamps-Ct-Francia-foto-LaPresse-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/Deschamps-Ct-Francia-foto-LaPresse.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Didier Deschamps con la sua classica faccia triangolare e dagli zigomi sporgenti tipica di ogni basco</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo E: Spagna, Germania, Giappone, Costa Rica</h3>



<p></p>



<p>Nonostante nell’ultimo decennio sia tornato di moda il calcio atletico e fisico, la <strong>Spagna </strong>di <strong>Luis Enrique</strong> continua ad essere il baluardo de<em>l tiki taka </em>e del calcio posizionale seguendo i dettami della rivoluzione conservatrice varata dal duo <strong>Luis Aragones-Vicente Del Bosque</strong>. La <strong>Spagna </strong>calcistica, infatti, ha sempre giocato un calcio di tipo associativo basato su possesso palla e trame orizzontali, anche se in modo disarmonico non solo per la storica presenza di giocatori baschi nelle proprie file (abituati a giocare di fisico e di corsa con il loro <em>“patapum pa arriba”</em>) ma anche perché alle <strong>Furie Rosse</strong> è sempre mancato un determinato sistema capace di catalizzare le numerose anime calcistiche (e non solo) che compongono la frammentata nazione spagnola. Quel sistema è stato trovato nel <strong>Barcellona </strong>e da allora non è stato più abbandonato. La <strong>Spagna </strong>attuale non raggiunge forse i picchi estremi della gestione <strong>Del Bosque</strong>, che spesso giocava con sei/sette centrocampisti di ruolo con <strong>Fabregas </strong>finto centravanti, però è ancora estremamente ostinata a giocare per trame orizzontali fin dalla propria area di rigore. Se <strong>Pep Guardiola</strong> è stato il profeta che ha estremizzato il credo del duo <strong>Aragones/Del Bosque</strong>, <strong>Luis Enrique </strong>è uno dei suoi epigoni meglio riusciti. La Spagna gioca in modo orizzontale e posizionale anche perché ha giocatori che sono esclusivamente pensati, per caratteristiche fisiche e tecniche, a questo tipo di calcio; l’unico giocatore “verticale” è infatti una riserva, il basco di origini ghanesi <strong>Nico Williams</strong>. Il calcio della <em>Roja </em>può considerarsi l’esatto opposto del calcio all’italiana: un fútbol di rigidi principi in fase di concepimento ma assai “liquido”, libero e poco schematico nella fase interpretativa. Al contrario il calcio italiano, inclusa la sua variante “eretica” sacchiana, è sempre stato un tipo calcio assai nebuloso e flessibile in quanto a principi di gioco ma assai preciso e curato nell’interpretazione tattica e schematica. Non è un caso che il calcio italiano, da quando ha iniziato a scimmiottare quello spagnolo, si è notevolmente mediocrizzato.</p>



<p>Questo paradosso sta alla base anche della recente crisi d’identità della <strong>Germania </strong>che per la prima volta manca per due volte consecutive la qualificazione agli ottavi di finale di un mondiale. Il calcio tedesco è da sempre un calcio idealistico e che ha sempre assorbito ed estremizzato concetti ed idee calcistiche sorte nei paesi confinanti (dal <strong>WM</strong> inglese al calcio posizionale di <strong>Guardiola </strong>passando per il <strong>Catenaccio </strong>italiano ed il <strong>Calcio Totale</strong> olandese). Se l’<strong>Italia</strong> calcistica ha sempre copiato male le mode degli altri paesi, la <strong>Germania </strong>lo ha sempre fatto in modo egregio ma sfiorando spesso il fanatismo ed il parossismo che si traduce i scarsa resa e, soprattutto, pochissima lungimiranza. Infatti il <em>tiki token</em> ed il gioco di posizione adottato dall’inizio della gestione <strong>Löw </strong>sembra aver prosciugato quello che è stata da sempre la grande specialità della casa tedesca: la produzione di grandi difensori ed attaccanti. Se si esclude il semisconosciuto <strong>Füllkrug</strong> la Germania non ha di fatto prime punte di peso mentre in difesa è stato adattato <strong>Kimmich</strong>, un mediano. Inoltre sulla trequarti manca inventiva e capacità di improvvisare calcio, altro vizio atavico del mondo calcistico che non è stato debellato nemmeno dalle nuove generazioni più multietniche. <strong>Hansi Flick </strong>sembra infatti guidare una squadra con il pilota automatico incorporato che esprime un calcio arioso quanto schematico e robotico, incapace di andare oltre l’ordinario.</p>



<p>Passando al <strong>Giappone</strong>, quella del <strong>Sol Levante</strong> è una delle nazioni dalla cultura più conservatrice e chiusa del pianeta e anche in ambito calcistico si può notare questa impostazione culturale: gli asiatici infatti giocano con undici samurai a difesa della propria area di rigore che poi ripartono alla velocità della luce con giocate essenziali e schematiche, che sembrano quasi fatte a computer.</p>



<p>Simile al <strong>Giappone </strong>per filosofia di gioco è una nazione&nbsp; antipodica a quella giapponese, parliamo della la <strong>Costa Rica</strong>, che da buon protettorato statunitense, è una delle poche “isole felici” del <strong>Centro America</strong>. Il calcio praticato dai costaricensi, basato su un rigido<strong> 3-4-3</strong> che si trasforma spesso in un abbottonatissimo <strong>5-4-1</strong>, è infatti molto più collettivo e corale rispetto a quello dei paesi limitrofi più “caotici” come ad esempio il <strong>Messico</strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo F: Croazia, Belgio, Marocco, Canada</h3>



<p></p>



<p>La <strong>Croazia </strong>è una delle attuali nazionali che è riuscita a conservare nel modo più genuino la propria scuola calcistica. Le squadre croate, infatti, hanno sempre prediletto un calcio offensivo di marca mitteleuropea, votato alla posizione e al possesso palla. Due sono i ruoli fissi: il <em>volante</em> davanti alla difesa (<strong>Brozović</strong>, che funge la stessa funzione di <strong>Soldo </strong>nella squadra del terzo posto del <strong>1998</strong>) e la punta di peso in attacco dove <strong>Kramarić</strong>, erede dei vari <strong>Šuker</strong>, <strong><em>Pršo</em></strong>, <strong>Mandžukić</strong>, è pronta ad aprire spazi per i sontuosi solisti che partono dal centro del campo (<strong>Modrić </strong>e <strong>Kovačić</strong> oggi, <strong>Boban </strong>e <strong>Prosinečki</strong> ieri) o dalle fasce con <strong>Perisić </strong>ricopre il ruolo che aveva ad esempio <strong>Stanić </strong>nel <strong>1998</strong>.</p>



<p>Squadra né carne né pesce è parso invece il <strong>Belgio </strong>che sembra in bilico tra i colpi dei suoi numerosi solisti (i vari <strong>De Bruyne, Hazard, Lukaku</strong>) e la sua classica organizzazione tattica basata su difensivismo e rigorismo tattico. Anche un tecnico di scuola iberica come <strong>Roberto Martínez</strong> non sembra essere riuscito a dare un’anima calcistica definitiva ad un paese che di fatto non esiste. L’unica certezza è il portiere: <strong>Thibaut Courtois</strong>, che pure ha spaperato contro il Marocco, continua la grande tradizione di portieri belgi che va da <strong>Christian Piot</strong> passando per <strong>Jean Marie Pfaff</strong>, <strong>Michel Preud’homme </strong>e tanti altri validi numeri uno (<strong>Munaron</strong>, <strong>Bodart</strong>, <strong>Gillet</strong>).</p>



<p>Il <strong>Marocco</strong>, vincitore a sorpresa del girone, è la classica squadra del <strong>Nordafrica </strong>che segue i dettami dell’<em>école française</em>: una sola punta in attacco (<strong>En Nesyri</strong>), esterni veloci e ficcanti sulle fasce (<strong>Ziyech</strong>) e terzini arrembanti in difesa (<strong>Hakimi</strong>). Anche a livello di filosofia di gioco i marocchini hanno proposto un calcio molto frizzante che ha incartato due squadre individualmente superiori ma compassate come la <strong>Croazia </strong>ed il <strong>Belgio</strong>.</p>



<p>Il <strong>Canada</strong>, infine, nazione ancora meno calcistica degli <strong>U.S.A</strong>., ha sorpreso tutti per il suo gioco corale e per il suo <strong>3-4-3</strong> aggressivo e ficcante tutto ritmo e verticalizzazioni. Nonostante siano sempre usciti sconfitti i biancorossi hanno fatto una figura molto più egregia rispetto a quella mostrata nel <strong>1986</strong>, anno della loro unica partecipazione alla fase finale di un mondiale. C.T. dei canadesi è uno sconosciuto inglese, <strong>John Herdman</strong>, che conferma un altro trend storico nella lunga storia del football britannico: i tecnici più progressisti ed “innovativi” (da<strong> Jimmy Hogan</strong> in avanti) hanno sempre operato principalmente all’estero mentre in patria sono sempre stati prevalenti manager conservatori ed ordinari. &nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Bélgica vs Marruecos 0-2 Resumen y Goles | Copa del Mundo 2022" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/AbtLpC_fPb0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Marocco-Belgio, il successo simbolico che ha spianato agli africani la strada per gli ottavi</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo G: Brasile, Svizzera, Serbia, Camerun</h3>



<p></p>



<p>Dopo più di tre decenni di <em>resultadismo </em>europeo che hanno fruttato due mondiali (nel <strong>1994 </strong>e nel <strong>2002</strong>) e qualche cocente umiliazione di troppo, sotto la gestione di <strong>Adenor Leonardo Bacchi</strong>, in arte <strong>Tite</strong>, il <strong>Brasile </strong>sembra aver rispolverato la sua atavica anima brasiliana. La selezione verdeoro viene impostata in difesa con la tradizionale difesa bassa che fa affidamento a dei centrali che sono dei centrocampisti aggiunti (l’eterno <strong>Thiago Silva</strong> e <strong>Marquinhos</strong>); la grande novità è rappresentata dall’assetto del centrocampo e dell’attacco che ricorda molto da vicino il <strong>Brasile </strong>edizione <strong>1970</strong>, schierato prima da <strong>João Saldanha</strong> e poi da <strong>Mario Zagallo</strong> con ben cinque numeri dieci (<strong>Jairzinho, Gérson, Tostão Pelé, Rivelino</strong>) e con un solo centrocampista di contenimento (<strong>Clodoaldo</strong>). Questa squadra non raggiunge il parossismo di quella formazione leggendaria anche se ci sono delle similitudini tra il ruolo di <strong>Coldoaldo</strong> e quello attuale di <strong>Casemiro </strong>oppure tra quello di <strong>Pelé </strong>e <strong>Neymar</strong>, entrambe seconde punte che possono anche arretrare a regista all’occorrenza. Resta il fatto che anche questo <strong>Brasile</strong>, riesce tranquillamente a far convivere <strong>Paquetá, Vinicius, Neymar, Raphinha</strong> e <strong>Richarlison</strong>. In Italia molti tecnici, che magari sulla carta si spacciano per offensivisti, diverrebbero matti a far coesistere giocatori con queste caratteristiche.</p>



<p>La <strong>Svizzera</strong>, paese che è sempre stato meta storica di immigrazione, più che una rappresentativa dei cantoni della <strong>Confederazione Elvetica</strong> sembra una selezione dei paesi balcanici vista la nutrita pattuglia di giocatori kosovari che vestono la casacca biancorossa. Da patria del <strong>Catenaccio </strong>(il famoso <em>Verrou</em>, inventato proprio dalla nazionale svizzera negli <strong>Anni Trenta</strong>) la <strong>Svizzera </strong>è diventata una sorta di mina vagante che abbina la storica buona organizzazione difensiva elvetica con la classica pazzia imprevedibile dei popoli balcanici. Ne sa qualcosa la nostra nazionale..</p>



<p>Rispetto agli odiatissimi vicini croati, la <strong>Serbia </strong>ha sempre rappresentato il volto più conservativo e pragmatico delle numerose anime dell’ex <strong>Jugoslavia</strong>. Le squadre serbe hanno infatti fatto affidamento a marcatori arcigni in difesa e ad una mediana di lottatori a supporto dei talenti che giocano di punta. Anche questa Nazionale allenata da una leggenda del calcio serbo come <strong>Pixie Stojković</strong> non fa eccezione. In difesa la <strong>Serbia </strong>è impostata a tre con due marcatori (<strong>Milenković &nbsp;</strong>e <strong>Pavlović</strong>) ed un difensore che agisce qui da libero (<strong>Veljković</strong>). A centrocampo abbondano i picchiatori in mediana (<strong>Luki<a>ć</a> </strong>e <strong>Gudelj</strong>) che devono supportare le due mezzali (<strong>Milinković-Savić </strong>e <strong>Tadić</strong>) che svariano dietro l’unica punta <strong>Zivković</strong>. Uno schieramento quindi molto più lineare e classico di quello croato.</p>



<p>Infine il <strong>Camerun</strong>, allenato da <strong>Rigobert Song</strong>, è l’ennesima nazionale africana a seguire i dettami del calcio francese: difesa solida, centrocampo folto e di qualità in cui il faro è <strong>Anguissa</strong>, attacco basato su rapidi contrattacchi palla a terra a servire la classica torre <strong>Choupo-Moting</strong>, abile anche a giocare di sponda con i compagni.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/3496027-71267708-2560-1440-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-12902" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/3496027-71267708-2560-1440-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/3496027-71267708-2560-1440-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/3496027-71267708-2560-1440-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/3496027-71267708-2560-1440.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Breel Embolo, svizzero di Camerun, non esulta per il gol alla sua nazionale</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gruppo H: Portogallo, Uruguay, Corea del Sud, Ghana</h3>



<p></p>



<p>Da eterna incompiuta del calcio europeo (assieme ai cugini spagnoli) nell’ultimo decennio il <strong>Portogallo</strong> ha saputo rinnovare la propria tradizione calcistica seguendo l’esempio di tecnici di successo come <strong>Carlos Queiroz </strong>(l’iniziatore negli <strong>Anni Novanta</strong>) e <strong>José Mourinho</strong>, colui che ha più “mediatizzato” il pragmatismo lusitano. Dal calcio barocco ed inconcludente il <strong>Portogallo </strong>è passato a un <em>futebol </em>fatto di garra e baricentro basso, nel quale difensori come <strong>Rúben</strong> <strong>Dias </strong>e <strong>Pepe </strong>sanno esaltarsi. Il saggio <strong>C.T. Fernando Santos</strong>, artefice del successo ad<strong> Euro 2016</strong>, è stato saggio a non voler rinunciare ai numerosi talenti offensivi che caratterizzano il suo undici &nbsp;Nel settore d’attacco, infatti, i vari <strong>Cristiano Ronaldo, João Félix, Bruno Fernandes, Bernardo Silva</strong> giocano senza una posizione fissa come da consuetudine lusitana.</p>



<p>L’<strong>Uruguay</strong> è probabilmente la nazionale più conservatrice del pianeta: dal <strong>1930 </strong>ad oggi la strategia delle “formiche” uruguaiane resta sempre quella dell’imbuto con le casacche celesti che inducono l’avversario a sbattere contro una sorta di muro posto a difesa dell’area di rigore. In difesa c’è sempre il “caudillo” a dirigere le operazioni: <strong>José Nasazzi</strong> nel <strong>1930</strong>, <strong>Obdulio Varela </strong>nel <strong>1950</strong>, oggi <strong>Diego Godín</strong>. A metà campo, dove prevalgono giocatori di garra e di sostanza come <strong>Federico Valverde</strong>, è dai tempi del <em>Príncipe</em><strong> Francescoli </strong>manca un grande <em>enganche </em>(trequartista) capace di dettare i tempi. Nonostante ciò, la tattica contropiedista uruguagia continua ad allevare un’ottima batteria di attaccanti con D<strong>arwin Núñez</strong> che ha tutte le carte in regola per rinverdire i fasti degli eterni <strong>Cavani </strong>e <strong>Suárez</strong>, ancora presenti in <strong>Qatar </strong>da chiocce.</p>



<p>La <strong>Corea del Sud</strong>, nonostante l’antica rivalità con i vicini colonizzatori giapponesi, adotta anch’essa una filosofia di gioco molto simile a quella nipponica, di stampo prettamente funzionalista e militarista anche se con una maggiore vocazione al calcio d’iniziativa per la presenza di calciatori più talentuosi nel settore d’attacco come <strong>Son Heung-min</strong>, molto probabilmente il miglior calciatore asiatico di tutti i tempi. La lezione di un grande stratega come l’olandese<strong> Guus Hiddink</strong>, artefice del miracoloso quarto posto ai mondiali casalinghi del 2002, probabilmente viene ancora seguita dalle parti di<strong> Seoul.</strong></p>



<p>Infine il <strong>Ghana </strong>di <strong>Otto Addo</strong> da ex colonia inglese adotta un approccio molto essenziale e minimalista di chiaro stampo britannico: <strong>4-4-2</strong>, grande attenzione alla fase difensiva e alle transizioni verso le due punte <strong>Kudus </strong>e <strong>Iñaki Williams</strong>, fratello ghanese del basco Nico.</p>
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		<title>Figo vs Giggs: potere alle ali, tra dribbling e imprevedibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[figo]]></category>
		<category><![CDATA[galles]]></category>
		<category><![CDATA[giggs]]></category>
		<category><![CDATA[manchester united]]></category>
		<category><![CDATA[portogallo]]></category>
		<category><![CDATA[real madrid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due sublimi esterni offensivi, tra i migliori dell&#8217;epoca moderna. Da una parte il portoghese Luis Figo, Pallone d&#8217;Oro nel 2000, grande protagonista con le maglie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Due sublimi esterni offensivi, tra i migliori dell&#8217;epoca moderna. Da una parte il portoghese Luis Figo, Pallone d&#8217;Oro nel 2000, grande protagonista con le maglie di Barcellona, Real Madrid e Inter, capace di portare il Portogallo all&#8217;argento europeo nel 2004. Dall&#8217;altra, il gallese Ryan Giggs, icona del Manchester United con cui ha disputato una carriera leggendaria. Un&#8217;ala destra e un&#8217;ala sinistra. Divise dalla fascia di appartenenza, uniti da tecnica, mentalità vincente e imprevedibilità.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Duello affascinante, ma scelgo <strong>Figo</strong>.<br><strong>Giggs</strong> superiore come continuità ai vertici, è durato un ventennio nel Manchester United ed era il giocatore più bravo con Paul Scholes dello United che nel 1999 conquistò il famoso treble, la vittoria nella stessa stagione di campionato, coppa nazionale e Champions League. Nel finale di carriera ha saputo anche riciclarsi in mezzo al campo, dove ha mostrato lampi di classe.<br><strong>Figo</strong>, per quanto sia durato di meno al top, ha però spostato di più al suo apice, toccando vette superiori. Per 5-6 anni davvero uno dei primissimi calciatori al mondo, uno status che <strong>Giggs</strong> non ha mai raggiunto. Come classe pura, genialità e somma di risorse poi vedo <strong>Figo</strong> con qualcosa in più.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p>Anche io scelgo <strong>Figo</strong> ma davvero per questione di dettagli. <strong>Giggs</strong> era il miglior giovane della Premier nel 1993 e sarà il giocatore più decisivo dello United anche nel corso della Champions di 18 anni dopo, a 38 anni. A cavallo tra i millenni, con la sta velocità palla al piede e la capacità di saltare sempre l&#8217;uomo, è stato una delle ali più immarcabili in circolazione. Eccezionale il suo contributo al celebre <em>treble</em> del 1999, non dimentico che dieci anni dopo sarà l&#8217;uomo dell&#8217;anno in Premier, davanti a un certo Cristiano Ronaldo. Ryan peraltro confezionava giocate pesanti in serie contro le big. Figo però aveva qualcosa di più sul piano tecnico e a cavallo tra i millenni probabilmente è stato ancora più grande e determinante di Ryan, collezionando perle e giocate da fuoriclasse anche con la maglia del Portogallo. Riassumendo, <strong>Giggs</strong> superiore in Champions, <strong>Figo</strong> più grande con la nazionale e probabilmente con qualcosa di più sul piano tecnico. Vado sul portoghese davvero per un pelo, ma nella sostanza sarebbe un pareggio.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Luis Figo ● Best Moments" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6TVG3peOLvk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>I grandi momenti di Luis Figo</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tommaso Ciuti</h4>



<p>Il gallese è stato un mostro di continuità per tantissimi anni, un&#8217;ala sinistra completa di qualità e intensità, capace capace di reinventarsi sul finale di carriera occupando ruoli differenti. Si sono alternate tante stelle, da Beckham a Cristiano Ronaldo, ma <strong>Giggs</strong> è sempre stato il vero punto fermo, insieme a Scholes, del Manchester United.<br><strong>Figo</strong> invece, pur non avendo la stessa longevità del gallese, ha toccato picchi di rendimento più alti &#8211; vedi gli anni di Barcellona e un grandioso europeo nel 2000 &#8211; e ha mostrato doti superiori nel dribbling secco e nel tocco, ma non nella potenza. Credo che un pareggio sia giusto, anche se per gusti personali sceglierei il 7 lusitano.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tiziano Canale</h4>



<p>Bella sfida, però dico <strong>Figo</strong> senza troppi indugi.<br>Come continuità di rendimento premio sicuramente <strong>Giggs</strong>: il gallese è durato quasi un ventennio ad alti livelli, avendo il merito di adattarsi anche in altre ruoli e cambiando il proprio modo di giocare.<br>Il portoghese però al suo apice ha spostato di più: parliamo di un giocatore da pallone d&#8217;oro, per anni è stato fra i 3/4 migliori al mondo.<br>Inoltre, ritengo che tecnicamente sia stato decisamente più forte ed ha raggiunto degli apici che il pur ottimo <strong>Giggs</strong> non ha mai sfiorato.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gabriele Gilli</h4>



<p>Nonostante io non sia un grandissimo estimatore di <strong>Luis Figo</strong> (più per mero gusto personale che per altro), lo considero più forte di <strong>Ryan Giggs</strong>.<br>Infatti, nonostante il gallese sia stato in grado di avere una carriera molto longeva che gli ha consentito di reinventarsi anche in più ruoli, considero <strong>Luis Figo</strong> un giocatore di maggior classe e più trascinante negli anni migliori della sua carriera.<br>Quel <strong>Luis Figo</strong> visto tra il 2000 e il 2001, nonostante non rientri tra i miei giocatori preferiti di questo millennio, è per me uno dei più dominanti mai visti nel decennio 2000-2009, in grado di giganteggiare in campo a prescindere dai risultati di squadra e di sedersi allo stesso tavolo di grandissimi del calibro di Zinedine Zidane.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ryan Giggs, The Welsh Wizard [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/VmVeeeqwQWI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>I gol e i numeri di Ryan Giggs</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Alessandro Sartore</h4>



<p>Due ali che hanno fatto letteralmente volare le squadre &#8211; di club e nazionali &#8211; che li hanno avuti in organico, oltre a regalare spettacolo e successi ai loro tifosi.<br>Siamo al cospetto di due straordinari campioni dotati di grandi qualità: ottima tecnica, dribbling, intelligenza tattica e grande duttilità che ha consentito loro, nel corso della carriera, di interpretare in modo egregio più ruoli.<br>Ala, centrocampista e buon marcatore. Uno stakanovista che, con 37 trofei vinti, si fregia di essere il giocatore più vincente della storia del calcio inglese. <strong>Ryan Giggs</strong> ha superato in carriera le mille partite disputate da professionista, un record che unisce a quello di aver sorpassato con la maglia dei <em>Red Devils</em> due mostri sacri come Bobby Charlton e George Best. Chi scrive ne ricorda gli epici duelli del suo Manchester United con la Juventus di Lippi. Unico neo di questo “motorino inesauribile” è non aver mai preso parte ad un Europeo o ad un Mondiale, nonostante i 16 anni di militanza con la maglia della nazionale gallese.<br>Più talentuoso il portoghese <strong>Luis Figo</strong>, sicuramente uno dei più grandi giocatori lusitani della storia e tra le più grandi ali di sempre.<br>Di lui si ricordano anche alcuni “turbolenti” passaggi di club. Prima quello che lo vede conteso tra Juventus e Parma, concluso con l’approdo al Barcellona, quindi il successivo trasferimento dai <em>blaugrana</em> al Real Madrid dei <em>Galàcticos</em> per la cifra folle di 140 miliardi di lire.<br>Ma è soprattutto sul campo che <strong>Figo</strong> ha fatto parlare di sé sfoderando tutta la sua classe. Trascinatore con tutte le maglie indossate, vincente con i club in Portogallo &#8211; Sporting Lisbona -, in Spagna &#8211; Barça e Real &#8211; e in Italia &#8211; Inter &#8211; e a livello personale, con il Pallone d’oro del 2000 e il Fifa World Player 2001.<br>A differenza di <strong>Giggs</strong>, <strong>Figo</strong> ha raccolto maggiori soddisfazioni anche con la maglia della sua nazionale vincendo il titolo Europeo e Mondiale con le nazionali minori ed andando ad un soffio dalla vittoria nell’Europeo casalingo del 2004.<br>La mia preferenza va al gallese.</p>
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		<title>Girone A: Italia-Galles 1-0. Azzurri primi della classe</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/06/20/girone-a-italia-galles-1-0-azzurri-primi-della-classe.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 21:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Euro 2021]]></category>
		<category><![CDATA[euro 2021]]></category>
		<category><![CDATA[galles]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[pessina]]></category>
		<category><![CDATA[roberto mancini]]></category>
		<category><![CDATA[verratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È bastato un tocco sporco di Pessina per permettere agli azzurri di battere il Galles allo Stadio Olimpico di Roma e di volare a gonfie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">È bastato un tocco sporco di <strong>Pessina</strong> per permettere agli azzurri di battere il Galles allo Stadio Olimpico di Roma e di volare a gonfie vele agli ottavi di finale, che si disputeranno sabato 26 giugno, contro una tra Austria e Ucraina. </p>



<p><strong>Roberto</strong> <strong>Mancini</strong> attua un ampio turnover, concedendo a spazio alle seconde linee, ma anche a &#8220;dodicesimi titolari&#8221;, <strong>Verratti</strong> e <strong>Chiesa</strong> su tutti. Proprio il centrocampista del PSG risulta tra i migliori in campo, dopo che un infortunio gli ha fatto saltare le prime due gare del girone, e ora reclama a gran voce un posto da titolare, a scapito di un Manuel Locatelli grande protagonista contro la Svizzera. </p>



<p>Non c&#8217;è stata la pioggia di occasioni delle scorse due partite, ma non c&#8217;era nemmeno la necessità che ci fosse. L&#8217;assist di <strong>Verratti</strong> per l&#8217;intervento in corsa del centrocampista atalantino che vale il vantaggio definitivo è la cartolina della partita, che si è mantenuta su ritmi non certo tambureggianti: le fiammate di <strong>Chiesa</strong> sulla fascia destra sono sempre state pericolose e hanno propiziato occasioni che<em> Il Gallo</em> <strong>Belotti</strong> non è riuscito a concretizzare (il portiere gallese Ward ha sempre risposto con i pugni). </p>



<p>In difesa i rischi sono stati tutto sommato pochi, anche se in un paio di occasioni ci sono state sbavature evitabili: una volta <strong>Acerbi</strong>, nei primi 45 minuti, che svirgolando un rinvio di testa ha permesso ad Aaron <strong>Ramsey</strong> di arrivare davanti a Donnarumma; la seconda, nella ripresa, dove una dormita generale dovuta ad un calo di attenzione &#8211; il Galles era rimasto in <strong>dieci</strong> a causa dell&#8217;espulsione di Ampadu per un intervento con il piede a martello su <strong>Bernardeschi</strong> &#8211; ha consentito a <strong>Gareth Bale</strong> di mandare alto in solitudine il potenziale gol del pareggio. Date le circostanze, nessun campanello di allarme. Mancini può sorridere, vedendo che, oltre ai titolarissimi, in panchina ha giocatori di piena affidabilità, in ogni ruolo (<strong>Emerson Palmieri</strong> non ha fatto rimpiangere Spinazzola, <strong>Toloi</strong> ha fatto il proprio dovere sulla fascia destra).</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="785" height="960" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/verratti.jpg" alt="" class="wp-image-6679" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/verratti.jpg 785w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/verratti-245x300.jpg 245w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/verratti-768x939.jpg 768w" sizes="(max-width: 785px) 100vw, 785px" /><figcaption>Marco Verratti in nazionale ad oggi conta 41 presenze condite da 3 reti. Sembrano lontani i tempi in cui con la maglia azzurra sembrava sbiadito.</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il tabellino</h3>



<p><strong>ITALIA-GALLES 3-0</strong>  <br><strong>Marcatori</strong>: 39&#8242; Pessina.<br><strong>Italia (4-3-3)</strong>: Donnarumma (89&#8242; Sirigu); Toloi, Bonucci (46&#8242; Acerbi), Bastoni, Emerson; Pessina (87&#8242; Castrovilli), Jorginho (75&#8242; Cristante), Verratti; Chiesa, Belotti. Bernardeschi (75&#8242; Raspadori). <strong>Ct</strong>. Mancini.<br><strong>Galles (3-4-3)</strong>: Ward; Gunter, Rodon, Ampadu; C. Roberts, Allen (87&#8242; Levitt), Morrell (60&#8242; Moore), N. Williams (86&#8242; Davies); Bale (86&#8242; Brooks), Ramsey, James (74&#8242; Wilson). <strong>Ct</strong>. Page.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le pagelle</h3>



<p><strong>ITALIA</strong></p>



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<p><strong>IL MIGLIORE: VERRATTI 7</strong><br>Torna titolare, dispensando giocate semplici ma di qualità. Tocchi veloci, palloni in verticale, dribbling ad eludere il pressing gallese e l&#8217;assist per il gol-vittoria. Locatelli è stato magnifico quando è stato chiamato in causa, ma non si può rinunciare a questo Verratti, che da quando Mancini è CT ha impennato verso l&#8217;alto il rendimento con la maglia della nazionale. Con Barella e Jorginho andrebbe a costituire un centrocampo tra i più completi del torneo. La condizione fisica è buona e crescerà ulteriormente.</p>



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<p><strong>PESSINA 7</strong><br>Non spreca l&#8217;occasione che <em>Mancio</em> gli dà per mettersi in mostra, anzi, segna un gol decisivo da rapinatore d&#8217;area. Fa da collante tra centrocampo e attacco, da ottima mezzala, non lesinando gli inserimenti e un costante movimento perpetuo. Non solo si è preso l&#8217;Atalanta a furia di buone prestazioni e giocate decisive, adesso è arrivata anche la rete decisiva in una gara di un Europeo. Visto il ben di Dio di cui Mancini dispone a centrocampo, è normale che venga considerato una riserva, ma l&#8217;allenatore potrà pienamente fidarsi di lui, al momento del bisogno.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="678" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/pessina.jpg" alt="" class="wp-image-6680" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/pessina.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/pessina-300x212.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/pessina-768x542.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Il centrocampista-rivelazione dell&#8217;Atalanta Matteo Pessina ha avuto la sua notte di gloria anche in nazionale. Probabilmente non sarà titolare, ma per Mancini rappresenta un dodicesimo di sicuro affidamento.</figcaption></figure></div>



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<p><strong>BELOTTI 6</strong><br><em>Il Gallo</em> prova a non far rimpiangere Ciro Immobile, ma per ben due volte trova Ward che gli sbarra la strada verso la rete. Si muove molto, si sbatte, si danna l&#8217;anima cercando sponde anche se non ha troppi palloni giocabili oltre alle due occasioni.</p>



<p><strong>BERNARDESCHI 6</strong><br>Il criticatissimo giocatore toscano inanella una prestazione tutto sommato sufficiente, seppur senza giocate memorabili. Dà un apporto importante in fase difensiva recuperando palloni preziosi da medianaccio, prova a duettare con Verratti e a combinare qualcosa davanti, con risultati non sempre buoni. Colpisce però un palo con una punizione velenosa e fa espellere Ampadu che gli entra scomposto sulla gamba.</p>



<p><strong>BASTONI-ACERBI 6</strong><br>La coppia centrale azzurra non corre eccessivi rischi, eccetto un paio di occasioni, e l&#8217;interista commette qualche fallo di troppo. Riescono comunque a limitare Bale e compagni, che raramente trovano lo spazio per fare la giocata.</p>



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<p><strong>GALLES</strong></p>



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<p><strong>IL MIGLIORE: RAMSEY</strong> <strong>6</strong><br>Rispetto alla sua versione bianconera, sembra fisicamente più tonico e veloce, anche se non gioca di certo una partita memorabile. Prova a fare legna, ad inserirsi davanti per pungere gli azzurri.</p>



<p><strong>BALE 5</strong><br>Il capitano e il trascinatore dei suoi agli europei del 2016 stavolta è protagonista in negativo. Davanti si sente soffocare e ha bisogno di arretrare venti metri per poter respirare un po&#8217;. La croce della sua partita è però quella voleè di sinistro sparata alta, solo davanti a Donnarumma. Poteva essere il gol del pareggio che avrebbe inciso diversamente sul discorso qualificazione. L&#8217;allenatore si arrende e lo sostituisce.</p>



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