2008-2009: Real Madrid-Barcellona 2-6

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Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 2 maggio 2009

The Sky is the limit: al termine dei novanta minuti del Bernabéu, la sensazione di aver assistito a un evento cognitivo, più che a una partita, è netta. I Blancos non sono stati solo superati in maniera netta sul piano del punteggio, sono stati ridotti a team di rango inferiore da una squadra che ha illuminato il firmamento con una proposta inedita e futuribile, una sorta di irripetibile mix tra la sintassi degli hippie olandesi degli anni ’60 e ’70 e la sofisticata arte tecnica degli spagnoli e dei sudamericani. Qualcosa si è mosso nel cuore delle cose, avevamo scritto tempo fa , e nel tardo pomeriggio del 2 maggio del 2009 si ha effettivamente la percezione di questo movimento: la prestazione del Barcellona si colloca su un piano diverso rispetto a quello delle manite di metà anni ’90 così come ad alcune delle scoppole reciproche degli anni precedenti. Il Real Madrid ne esce stordito, e la lezione subita in diretta mondiale sarà benzina nel motore della resurrezione degli anni successivi.

Le pagelle – Real Madrid

IL MIGLIORE: Arjen Robben 7
Nei primi quindici minuti è chiamato agli straordinari e risponde sempre presente: salta ripetutamente Abidal, semina il panico in almeno tre occasioni, partecipa all’azione dell’illusorio vantaggio. Nella ripresa, quando il pallone capita dalle sue parti, dà sempre il suo contributo in termini di corsa e di qualità, e serve a Ramos la palla del 2-3.

Gonzalo Higuain 6,5: porta il Real Madrid sull’1-0 con un imperioso stacco di testa, e per il resto della partita, nelle poche occasioni in cui può farlo, dimostra un’inedita abilità nel dribbling e crea numerosi grattacapi a una difesa blaugrana per il resto poco impegnata.

Iker Casillas 5,5: ridotto all’impotenza dall’attacco ospite, ha però grosse responsabilità sul primo gol di Henry e in generale non ci mette mai una pezza.

Sergio Ramos 5,5: serve a Higuain l’assist per il momentaneo 1-0 e segna pure il gol del 2-3, che sembra riaprire la partita. Ma in difesa è un colabrodo: saltato da Henry in diverse occasioni, troppo falloso, commette un paio di errori da dilettante sui due gol del francese. Per questo, risulta complicato assegnargli più di un 5.5

Raúl González Blanco 5: volge al tramonto la lunga e luminosa avventura del fuoriclasse spagnolo in maglia bianca. L’ultimo Clasico da titolare al Bernabéu è uno dei meno brillanti della sua carriera: isolato in attacco, viene cancellato dal campo da un Piqué in versione titano e non si rende davvero mai pericoloso. Abuico e grigio, è protagonista di un pomeriggio da dimenticare.

Fabio Cannavaro 4,5: l’ex pallone d’oro è in preda agli incubi. Regolarmente anticipato e/o in ritardo sui giocatori catalani, è un lontano parente del Cannavaro ammirato fino al 2006 ma anche nelle due stagioni precedenti, comunque discrete. Giornata da incubo che induce il club della capitale spagnola a preparargli le valigie per un ritorno a Torino che si rivelerà altrettanto mesto.

Le pagelle – Barcellona

IL MIGLIORE: Xavi Hernández 9
La prestazione del regista catalano è da incorniciare e trasmettere in loop in ogni futura lezione sulla regia. Xavi volteggia ad altezze siderali, e non solo perché quattro assist al Bernabéu sono da soli qualcosa di cui parlare ai nipoti, ma anche per tutto il resto: sbaglia il primo pallone dopo il minuto ottanta, si produce in alcuni Xavi-turn da estasi, fa saltare completamente il banco dei padroni di casa. Leggenda.

Thierry Henry 8: nel 2008 sembrava l’ombra di se stesso, il triste protagonista di un precoce declino. La prima stagione con Guardiola in panchina lo vede invece tornare vicino agli standard degli anni londinesi: nel primo tempo Henry salta l’uomo a ripetizione, costringe Ramos e Cannavaro al fallaccio reiterato, e segna due gol che pesano tonnellate, sfiorandone anche un terzo.

Lionel Messi 8: commette un paio di errori di misura sotto porta, ma questo toglie poco a una prestazione metafisica. Quando accelera è imprendibile, disegna calcio con il suo sinistro illegale, segna il gol del 3-2 e quello del 5-2, inventa un paio di assist da genio. Una delle innumerevoli prestazioni da bocca aperta della sua carriera nel Clasico.

Andrés Iniesta 8: gioca una partita magistrale e risulta il terzo o quarto miglior giocatore in campo, perché il gemello Xavi, oltre a incantare come Andrés, inventa anche le giocate determinanti. Sul piano del palleggio e del controllo di palla, in ogni caso, l’Illusionista ha raggiunto la piena maturità: non sbaglia un pallone, salta l’uomo più volte (un dribbling morbido su Pepe è da sospensione dell’incredulità), controlla la partita a piacimento. Poesia in movimento.

Daniel Alves 7,5: un artista messo sulla fascia, quando si accentra ha il pensiero e i movimenti del trequartista, e recupera pure tre o quattro palloni come un difensore vero. Altra prestazione da tramandare ai posteri.

Gerard Piqué 7,5: il lungo centrale catalano vive la sua precoce maturità. Insuperabile nell’uno contro uno, cancella dal campo il capitano del Real e si prodiga persino in un paio di recuperi su Robben, che ha sulla carta un altro passo rispetto a lui. Chiude con il gol del 6-2 e un’esultanza stampata in faccia agli increduli tifosi di casa.

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