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Conferme, sorprese e delusioni: la top 11 e la flop 11 del Mondiale in Qatar

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Si è conclusa una delle edizioni più belle nella storia della Coppa del Mondo. Con la finale probabilmente più avvincente ed emozionante di sempre: 120 minuti di emozioni indescrivibili, più i rigori, che hanno sancito il trionfo del’Argentina di Lionel Messi (qui il pezzo della finale del nostro Tommaso Ciuti).

I MIGLIORI

Il podio

Il Diez argentino – inutile sottolinearlo – è il meritatissimo MVP (a differenza di quanto avvenne nel 2014) della competizione. Lionel Messi ha segnato 7 reti e regalato 3 assist. È andato in gol sempre dagli ottavi in poi. È stato il collante, l’architetto e il finalizzatore principe di un’Argentina cresciuta passo dopo passo e diventata squadra. La medaglia d’oro è sua, senza discussioni.
Argento per Kylian Mbappé. Semplicemente mostruoso. Otto reti, capocannoniere, 4 gol in due finali mondiali come nessuno prima di lui, 3 in un colpo come solo Hurst nel 1966. È a 12 gol in 2 edizioni di Coppa del mondo prima di compiere 24 anni. Non ha il genio o la tecnica nello stretto degli eletti, ma in quanto a potenza, decisività e impatto sulle proprie squadre teme pochissimi confronti.
Il bronzo è di un giocatore meno noto, il marocchino Sofyan Amrabat. Classe ’96, è stato l’architrave e il fulcro del Marocco, capace di spingersi in semifinale dove nessuna africana era mai arrivata, e di mettere in fila squadre del calibro di Belgio, Spagna e Portogallo, arrivando a uno storico quarto posto, superato nella finalina dalla Croazia.

La top 11

In porta ci va Emiliano Martinez: decisivo con l’Argentina nei momenti difficili, vedi partite contro l’Olanda nei quarti e la Francia in finale, precede di un’unghia Bonou del Marocco e Livakovic della Croazia.
Difesa a 4: Hakimi a destra, che è stata sempre una certezza; il milanista Hernandez, freccia francese, a sinistra, nonostante una finale complicata. In mezzo opto per Gvardiol, il miglior difensore del Mondiale, e per un altro marocchino, lo stoico Saiss: fino a quando lui è stato bene, il Marocco aveva una difesa quasi imperforabile, con un gol subito su autorete contro il Canada. Citazioni per Thiago Silva del Brasile, Dumfries dell’Olanda e Romero dell’Argentina.
Difficile la scelta a centrocampo: Griezmann ha fatto un Mondiale sontuoso, ma ha steccato malamente la finale, e viro su un Modric d’autore, meno grande del 2018 ma ugualmente trascinante, soprattutto dai quarti (per me monumentale la sua partita contro il Brasile) in poi; con il croato, la rivelazione Fernandez, regista sopraffino ancorché giovanissimo, cardine della manovra argentina; e il tuttofare Amrabat di cui abbiamo già parlato. Buoni anche il brasiliano Casemiro, solita e solida certezza, il portoghese Bruno Fernandes (il migliore dei lusitani) e menzione importante per due giovani, il classe 2000 marocchino Ounahi e il 2003 inglese Bellingham.
In attacco, detto degli imprescindibili Messi e Mbappé, il centravanti è Alvarez, emergente crack argentino e altro elemento chiave nella vittoria della Seleccion, che batte Giroud grazie a una finale decisamente migliore. Peccato per Kane: quel rigore sbagliato con la Francia pesa moltissimo, ma fino ad allora aveva disputato un’ottima competizione.
In panchina, Scaloni dell’Argentina, con vice Regragui del Marocco.

I PEGGIORI

Il podio

Non è tanto una questione di medie voto, quanto di aspettative. E di chi ha deluso di più in base a queste ultime.
Il flop più fragoroso del Mondiale si chiama Kevin De Bruyne. Arrivato in pompa magna e con i gradi di miglior centrocampista del mondo, ha disputato tre partite molto anonime, sulla falsariga del Ronaldinho 2006 per intenderci, ed è uscito malamente al primo turno con il suo Belgio senza mai riuscire a guidarlo. Quanto è lontano il City di Pep…
Secondo, Cristiano Ronaldo. Per l’atteggiamento, prima ancora che per il rendimento. Posto che anche il rendimento è stato un disastro, confermando quanto di poco rilevante aveva già fatto nei Mondiali precedenti (ad eccezione in parte del 2006 e del 2018). Gli 0 gol in 8 partite nelle gare a eliminazione diretta parlano da soli, ma in realtà sono le sue prestazioni a essere terribilmente mancate. Non lo assolve il gol su rigore al debutto contro il Ghana né una partita sufficiente con l’Uruguay. Male con la Corea del Sud, panchinato con la Svizzera (e il suo sostituto Gonçalo Ramos ne fa tre più un assist…), male con il Marocco. Ma prima ancora, come si diceva, l’atteggiamento: un corpo estraneo rispetto alla squadra, come conferma il comportamento da prima donna, le mancate esultanze ai gol dei compagni, i musi lunghi. C’era una volta un fenomeno.
Al terzo posto il tedesco Thomas Müller. Di solito, ai Mondiali, sempre una sentenza. Questa volta un disastro. Tre partite e tre gravi insufficienze, e il ruolo di prima punta che non sembra assolutamente adatto alle sue caratteristiche. Pare sulla via del tramonto: con il Bayern avrà ancora un ultimo colpo di coda?

La flop 11

In porta, tre possibilità: Diogo Costa, così sicuro nel Porto in Champions così insicuro nel Portogallo: papera con il Ghana, ri-papera con il Marocco che costa l’eliminazione. Ma peggio ancora, per lo status, Neuer e Courtois, i due migliori portieri dell’ultimo lustro incappati in un Mondiale nero. E se il tedesco fa disastri con il Costarica in una gara che però cambia poco vista la vittoria del Giappone sulla Spagna, il belga del Real commette due errori da matita blu contro il Marocco, nella sconfitta che segna l’estromissione dei Diavoli Rossi. Per questo e perché è il miglior portiere del mondo e dunque la delusione più cocente, opto per lui.
Difesa: a destra vado su Cancelo, arrivato anche a lui con la nomea di essere uno dei 2-3 esterni difensivi migliori del globo e finito in panchina dopo un avvio negativo. Discorso simile a Cristiano Ronaldo, anche per gli atteggiamenti… In mezzo, impossibile non menzionare i due centrali della Serbia Veljkovic e Milenkovic: se i serbi hanno avuto la peggior difesa del Mondiale (8 gol subiti in 3 partite) qualcosa deve pur significare. A sinistra Maehle: l’atalantino della Danimarca ha commesso l’errore decisivo nell’eliminazione contro l’Australia, dopo che già non aveva convinto nei primi due incontri. Citazioni negative anche per Meunier e Castagne del Belgio e per i tedeschi Süle e Schlotterbeck.
A centrocampo, il pezzo da novanta De Bruyne la fa da padrone, purtroppo per lui. Al suo fianco, altre due delusioni assolute considerato il loro status: il polacco Zielinski, uomo ovunque del super Napoli spallettiano, che dopo Lewandowski doveva essere la stella della Polonia, ma che è stato insufficiente in 3 gare su 4 (e nonostante il gol contro l’Arabia Saudita anche in quel frangente non ha brillato) e con la Francia negli ottavi ha sprecato due ghiotte opportunità sullo 0-0; e l’uruguagio Valverde, uno dei crack del Real, ma incappato in un Mondiale negativo con due prestazioni da dimenticare con Corea del Sud e Portogallo. Alternative: si pesca sempre dal Belgio, con Witsel e Carrasco, e anche dalla Danimarca con un Eriksen mai nel vivo del gioco.
In attacco, abbiamo detto di Cristiano Ronaldo e Thomas Müller. Con loro, Lukaku. Una partita sola, ma almeno tre sbagli a porta vuota contro la Croazia che portano il Belgio all’eliminazione. Precede di poco, nello spot di attaccante centrale, l’uruguaiano Nunez, che non segna mai, gioca malissimo con Corea del Sud e Portogallo e si riscatta giusto un filo con il Ghana perlomeno nel gioco di sponda. Il belga Hazard anche lui un disastro dopo i fasti di Russia 2018, ma si parla di un giocatore da tempo in parabola discendente.
In panchina, Martinez del Belgio, con Flick (Germania) e Stojković (Serbia) vice.

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