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	<title>roberto filippi Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>roberto filippi Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Grandi stagioni quasi dimenticate: da Rubén Sosa 1993-Paulo Dybala 2016 a Roberto Filippi 1978-Damiano Tommasi 2001</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2022 08:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il gioco delle somiglianze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue la nostra avventura nel mondo delle stagioni &#8211; se non dimenticate, per lo meno &#8211; sottovalutate dal grande pubblico. Rubén Sosa 1992/1993 e Paulo [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Prosegue la nostra avventura nel mondo delle stagioni &#8211; se non dimenticate, per lo meno &#8211; sottovalutate dal grande pubblico.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Rubén Sosa 1992/1993 e Paulo Dybala 2015/2016</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p></p>



<p>Ricordiamo ancora oggi la stagione 1992/1993 perché vede <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Van Basten</a> </strong>volteggiare ad altezze siderali e poi precipitare in un abisso che ne stronca la carriera, perché il <em>Divin Codino</em> <strong>Roberto Baggio</strong> gioca un calcio superiore, idiosincratico, antico (spettri di <strong>Omar Sivori</strong>) e moderno (una velocità palla al piede da anni &#8217;90) e porta a casa una Coppa UEFA da dominatore incontrastato, e anche un Pallone d&#8217;Oro indiscutibile; se volgiamo lo sguardo al mondo che ci circonda, pensiamo al Marsiglia del malefico <strong>Goethals </strong>che incarta il Milan degli Invincibili sul più bello, a <strong>Romário</strong> che trasporta nel calcio moderno il verso libero e l&#8217;istinto del <em>Malandro</em>, al Manchester United<strong> </strong>che torna a far sentire la sua voce dopo decenni di anonimato. Non viene sempre naturale associare la stagione che si conclude con la finale di Monaco a un centravanti uruguaiano che gioca a Milano, sponda nerazzurra; eppure tutte le graduatorie di rendimento dell&#8217;epoca lo incoronano come il miglior giocatore della Serie A, e con un certo margine persino sui titani rossoneri o su un certo <strong>Roberto Baggio</strong>. Dopo le quattro annate vissute a Roma, il campione celeste trasloca a Milano; se le sue qualità sono fuori discussione, nessuno però lo annovera tra i migliori giocatori in circolazione. E invece, soprattutto nella seconda parte della stagione, <strong>Rubén</strong> <strong>Sosa</strong> gioca come farebbe uno dei migliori giocatori del mondo: macina avversari, segna come un indemoniato e trascina un&#8217;Inter valida ma di gran lunga inferiore ai cugini rossoneri a 4 punti da un titolo parso &#8220;ingiocabile&#8221; per tutta la stagione. Il sinistro affilato di Rubén, la sua grinta e la sua continuità sparigliano le carte e nel girone di ritorno consentono all&#8217;Inter (una formazione valida, ma in cui militano quasi solo buoni giocatori come <strong>Battistini, De Agostini, Fontolan, Paganin</strong>) di superare il Parma che vince la Coppa delle Coppe a Wembley e la Juventus che supera il Borussia Dortmund in Coppa UEFA, dominando tutte le graduatorie di rendimento del miglior campionato del mondo.</p>



<p>Nel 2015/2016 il nostro calcio attraversa una fase diversa, decisamente meno ricca di soddisfazioni sui palcoscenici europei. La Juventus, reduce da quattro titoli consecutivi, smantella il centrocampo e come noto inizia la stagione zoppicando, tanto da ritrovarsi nelle retrovie. La sua rimonta nella seconda parte della stagione rende quel titolo forse il più bello del ciclo di <strong>Conte</strong> e <strong>Allegri</strong>, e porta la firma a caratteri cubitali di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/07/27/paulo-dybala-sprazzi-di-joya-contro-la-fisicita-del-calcio-moderno.html">Paulo Dybala</a></strong>, che gioca un calcio superiore, ha piedi da dieci argentino (anche qui, <strong>Sivori</strong> sorride soddisfatto sotto la pioggia), segna come una punta pura (19 gol in 34 partite) e in generale fa la differenza in una lunga serie di partite importanti grazie alle sue qualità superiori. Chi scrive è convinto che quel <strong>Dybala</strong> sia il migliore della carriera e che meriti di accomodarsi in mezzo agli attaccanti più blasonati del mondo.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roberto Filippi 1977/1978 e Damiano Tommasi 2000/2001</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Damiano Tommasi - 14 goals in Serie A (Roma 1996-2006)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6EutcXGTido?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p><em>La classe operaia va in paradiso</em> è il titolo di un celebre film di <strong>Elio Petri </strong>del 1971 e a mio avviso può anche essere il titolo che campeggia sulle stagioni 1977/1978 e 2000/2001.</p>



<p>Il Vicenza che fa sudare la Juventus nel 1978 si aggrappa al talento superiore del miglior <strong>Palo Rossi</strong> della carriera, ma ha anche un altro segreto, altrettanto importante: <strong>Roberto Filippi</strong> è un piccolissimo mediano (gli almanacchi del tempo lo accreditano di 163 cm), eppure ha sette polmoni e domina il reparto centrale del campo come pochissimi altri, forse nessuno nel corso della stagione 77/78, recuperando palloni su palloni alla stregua del miglior <strong>Kanté</strong> o di <strong>Makélélé</strong>, e risultando decisivo per l&#8217;epocale secondo posto del Vicenza. <strong>Filippi</strong> viene eletto per acclamazione il miglior giocatore del nostro campionato, porta a casa un Guerin d&#8217;oro del tutto inaspettato e incredibilmente sarà in grado di ripetersi. Per un breve e intenso momento, il piccolo Roberto merita di sedersi tra i migliori centrocampisti del pianeta.</p>



<p><strong>Damiano Tommasi </strong>è uno dei pochi, veri &#8220;bravi ragazzi&#8221; del calcio italiano, e il suo ruolo di sindacalista è anche figlio delle sue qualità umane (oggi Damiano è sindaco di Verona). Sul campo, <strong>Tommasi</strong> si è dimostrato per diversi anni un ottimo tuttofare e recupera palloni, sia nella sua città d&#8217;origine che durante la lunga parentesi romana. La sua è stata una vita da mediano, in ogni senso, ma in mezzo a tanta sostanza c&#8217;è una stagione che spicca sulle altre e con un magine molto ampio, ed è quella dello scudetto del 2001: come <strong>Filippi</strong> 23 anni prima, <strong>Tommasi</strong> nel corso della stagione che culmina nel tricolore sempre posseduto da qualche spirito sacro, gioca con un&#8217;intensità e una qualità irripetibili, domina le graduatorie di rendimento stagionali della Roma e in generale le sue medie-voto sono vicine a quelle di <strong>Rui Costa</strong>, <strong>Roberto Baggio</strong> e altri grandissimi giocatori. <strong>Tommasi </strong>non sbaglia praticamente una sola partita e il suo contributo allo scudetto è di importanza centrale, tanto che non è una bestemmia considerarlo uno dei primissimi centrocampisti del pianeta, in quel momento, e forsse il miglior mediano in assoluto. La stagione successiva, il bravo ragazzo tornerà a essere un valido gregario, lontano però dagli standard di eccellenza del 2000/2001, quando la stampa specializzata evoca la gesta di <strong>Marco Tardelli</strong> se non addirittura di <strong>Johan Neeskens</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/11/12/grandi-stagioni-quasi-dimenticate-da-ruben-sosa-1993-paulo-dybala-2016-a-roberto-filippi-1978-damiano-tommasi-2001.html">Grandi stagioni quasi dimenticate: da Rubén Sosa 1993-Paulo Dybala 2016 a Roberto Filippi 1978-Damiano Tommasi 2001</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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