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	<title>Candreva Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Candreva Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Un salto al VAR (sesta puntata): i casi più controversi, da Candreva in giù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 16:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Un salto al VAR]]></category>
		<category><![CDATA[Candreva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Juve-Salernitana e il gol annullato a Bonucci con l&#8217;ausilio del VAR. Ma Candreva lo tiene in gioco&#8230; Quando, con magno gaudio e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/12/04/un-salto-al-var-sesta-puntata-i-casi-piu-controversi-da-candreva-in-giu.html">Un salto al VAR (sesta puntata): i casi più controversi, da Candreva in giù</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Juve-Salernitana e il gol annullato a Bonucci con l&#8217;ausilio del VAR. Ma Candreva lo tiene in gioco&#8230;</em></p>



<p class="has-drop-cap">Quando, con magno gaudio e rinnovata fiducia o con il terrore stupito e irritato,  il vecchio padrone di pallone e destini si avvia verso il monitor di servizio facendo quel meraviglioso gesto del quadro, ma ritorna e rimane sulle proprie decisioni, allora lo sconforto per chi subisce e sollievo per chi beneficia raggiungono livelli siderali. Sarebbe quindi, ripeto, interessante sapere in percentuale quante volte si sia verificato un caso anomalo come quest&#8217;ultimo. </p>



<p>E se c&#8217;è, sempre a livello statistico, qualche squadra che ne abbia beneficiato di più o qualcuna che ne sia stata penalizzata. Anche se, mi rendo conto, non esiste una certezza solare, quasi mai, su quale fosse la decisione giusta da prendere. Rimane la rarità di casi come questo. Io, a memoria, me ne ricordo molto pochi, ma, dal momento che seguo in particolare l&#8217;Inter (indovinate perché…), me ne ricordo ben tre riguardanti i nerazzurri e tutti “negativi”. Oltre a quello di <strong>Barella-Mané</strong> già menzionato, un altro famoso, forse perché il primo in assoluto di questa casistica, fu quello in cui l&#8217;arbitro <strong>Abisso</strong> in un Fiorentina-Inter fischiò un rigore per i viola per un presunto fallo di mano di <strong>D&#8217;Ambrosio</strong> nei minuti finali. Un altro che ricordo fu durante un Roma-Inter in cui <strong>Di Bello</strong> convalidò un gol dei giallorossi, ma fu chiamato al VAR per un precedente presunto fallo di <strong>Kolarov</strong> su <strong>Lautaro</strong>. Anche in quel caso l&#8217;arbitro reiterò la convalida. Ricordo poi un caso con <strong>Orsato</strong> che convalidò un gol ospite in un Milan-Lazio di pochi anni fa e poco altro.</p>



<p>Sarebbe quindi il caso, ripeto ancora una volta, di comporre una seria statistica che entri nel merito e che, se fatta con i crismi dovuti, faccia storia e perfino giurisprudenza.<br>Rimane un ultimo tema da affrontare, dopodiché è giusto affidare questo lungo sproloquio alle critiche dei lettori, sperando di poter dare fiato e argomenti alle loro discussioni. Concludo quindi parlando dei dubbi riguardanti la correttezza delle immagini utilizzate in sala VAR, a Lissone. Essi riguardano due aspetti: il fuorigioco e l’utilizzo delle immagini. Sul primo, il dubbio riguarda l’effettiva esattezza del fermo immagine che determina il momento dell’allineamento dei giocatori, tipicamente un attaccante e un difensore, fondamentale per stabilire la posizione di offside o meno. Si ricorda che la regola dice che quando si verifica un passaggio in avanti, chi lo riceve deve avere due giocatori avversari tra sé e la linea di fondo e che tale situazione viene rilevata quando il passaggio parte. Ovverossia, quando il pallone si stacca dal piede, o dal corpo, del giocatore che effettua il passaggio. Una precisazione doverosa a tal proposito riguarda il fatto che la regola parla di “due giocatori, siano essi di movimento o meno”.</p>



<p>Quindi che uno sia il portiere è un fatto solo accidentale, tant’è che se e quest’ultimo è, per qualsivoglia motivo, lontano dai pali, l’offside viene rilevato e punito anche se c’è il fatidico difensore tra chi riceve il pallone e la linea di porta avversaria. Ripeto, devono essere due! Ma il dubbio che ci assale è indipendente da questo frangente. E cioè: se è vero, come è vero, che le linee rosse e blu tracciate elettronicamente dal VAR sono esatte e affidabili, è stato rilevato con altrettanta esattezza il momento in cui il pallone si stacca dal piede di chi effettua il passaggio? Le gare di sci o di atletica, spesso decise addirittura da centesimi di secondo, hanno insegnato al mondo che la misurazione del rapporto tra il tempo e la distanza fornisce risultati sorprendenti. E quindi un errore di rilevazione oggettiva del momento di partenza, anticipato o ritardato di una frazione di secondo, cambierebbe di molto la posizione dei giocatori sulle fatidiche linee. Non credo che il chip inserito nel pallone per stabilire il cosiddetto gol/nongol potrebbe funzionare anche per l’offside, sta di fatto che, a mio modesto avviso, questa rilevazione che oggi viene spacciata per oggettiva, non lo è affatto.</p>



<p>L’ultimo questione irrisolta è legata alle immagini utilizzabili dal VAR. Si dice che siano tutte quelle possibili, ma allora come è stato possibili l’ormai noto caso <strong>Candreva</strong> in un recente Juve-Salernitana? Ma c’è un’altra domanda che è giusto porsi: ammesso che le immagini televisive utilizzabili siano “tutte”, gli addetti possono incrociarle per chiarire i casi controversi? Il quesito nasce, per esempio, dal già citato episodio di Dumfries in Inter-Barcellona di Champions del 4 ottobre scorso a Milano. Saltano in area nerazzurra il difensore olandese e il catalano <strong>Busquets</strong> e la palla schizza lontano. Gli ospiti reclamano il calcio di rigore sostenendo l’intervento con la mano dell’interista. Solite concitate discussioni. L’arbitro <strong>Vuncic</strong> riesce a isolarsi e a interloquire con il collega al VAR e, dopo un non breve confronto, lascia continuare il gioco senza recarsi al posto di visione e senza assegnare il penalty. Nessuno dei replay proposti da Sky, che trasmetteva la gara, è riuscita a stabilire se ci sia stato il tocco di mano di <strong>Dumfries</strong> e questo sembra essere stato il motivo della decisione. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="428" height="308" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/inter-barcellona-rigore-dumfries10.jpg" alt="" class="wp-image-12937" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/inter-barcellona-rigore-dumfries10.jpg 428w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/inter-barcellona-rigore-dumfries10-300x216.jpg 300w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /><figcaption>Inter-Barcellona 1-0 in Champions League. Ma ci fu un mani di Dumfries in area e dunque rigore per gli spagnoli? Per il VAR non ci fu nulla </figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Ma, attenzione: sarebbe stato sufficiente applicare la proprietà transitiva a due, le più chiare tra l’altro, di queste sequenze per capire, oltre ogni ragionevole dubbio, che quello era fallo di <strong>Dumfries</strong> e quindi rigore per il Barcellona. Partiamo da un presupposto: la palla, proveniente da destra, viene deviata in direzione del centrocampo. In ordine di posizione, o la tocca <strong>Busquets</strong> di testa, o <strong>Dumfries</strong> di testa o lo stesso olandese con la mano protesa. Le immagini a disposizione sono: una frontale e l’altra dal fianco destro. Dalla prima si può escludere che lo spagnolo la tocchi e sembra che l’esterno dell’Inter la rinvii di testa, ma senza certezza; nella seconda invece si esclude che <strong>Dumfries</strong> la tocchi con il capo, mentre non si può stabilire se la deviazione, comunque certa, sia provocata da <strong>Busquets</strong>. Bastava incrociare queste rilevazioni per dedurre che il fallo di mano fosse sicuro e il penalty netto.                                                  Mi rimane un’ultima riflessione da fare. Più che una riflessione è un dubbio che travalica e ingloba nello stesso tempo tutti i fatti portati a esempio. Non è che la presenza della VAR faccia da paracadute agli arbitri? Non è che le loro capacità e la loro precisione ne risentano? E che il loro incentivo a migliorarsi ne abbia subito un rallentamento se non proprio una battuta d’arresto?</p>



<p>Altro da aggiungere, senza necessariamente entrare nelle stanze delle polemiche e rivendicazioni, francamente non ho. Spero solo di non avere annoiato e di avere, una volta di più, dimostrato che <em>“Qui ci vuole la moviola in cambo!” (cit.)</em>. Adesso però, dal momento che ho molto raccontato e mi è venuta la gola secca, se permettete faccio un salto al bar! </p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Fine</strong><br><br></p>
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		<title>Cinque doppi ex che non ricordavi con le maglie di Juventus e Udinese</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/05/02/cinque-doppi-ex-che-non-ricordavi-con-le-maglie-di-juventus-e-udinese.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Domenighini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2021 08:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinque ex che non ricordavi...]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sergio Almirón Centrocampista dotato di buona visione di gioco e ottima tecnica, non è stato in grado di compiere il definitivo salto di qualità proprio [&#8230;]</p>
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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Sergio Almirón</h3>



<p></p>



<p>Centrocampista dotato di buona visione di gioco e ottima tecnica, non è stato in grado di compiere il definitivo salto di qualità proprio quando ne ha avuto la grande occasione. <strong>Sergio Almirón</strong> nacque a Santa Fe in Argentina e fu con il Newell&#8217;s Old Boys che si mise in mostra rivelandosi come uno dei giovani più interessanti del campionato, tanto da meritare la chiamata dell&#8217;Udinese già nel 2001. Debuttò in Coppa Italia a settembre contro la Ternana e realizzò la quarta rete dei friulani dando subito grandi speranze, ma il futuro non sarebbe stato così roseo. Con Hodgson e Ventura giocò solo dieci partite e nella stagione seguente con Spalletti venne definitivamente accantonato scendendo in campo solamente in due occasioni, venendo prestato a fine anno al Verona. Anche in gialloblu fece male, ma proprio quando tutto sembrava ormai perso ecco che arrivò l&#8217;Empoli dove divenne protagonista di tre stagioni strepitose, iniziate con la promozione, proseguite con la salvezza e concluse con una magica qualificazione in Coppa Uefa. Ogni anno realizzò sei reti e la Juventus lo scelse come regista nel primo anno da neopromossa della propria storia, ma a Torino non riuscì mai a integrarsi. Ranieri gli diede fiducia nelle prime partite per poi farlo diventare una riserva spedendolo a gennaio in Francia al Monaco. Dopo un prestito deludente a Firenze trovò nel sud il suo luogo ideale dove riscattarsi con Bari che lo riportò in auge e soprattutto Catania dove giocò per quattro splendidi anni prima di chiudere ancora in Sicilia tra Akragas e Acireale.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="393" height="241" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/image-1.jpg" alt="" class="wp-image-5394" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/image-1.jpg 393w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/image-1-300x184.jpg 300w" sizes="(max-width: 393px) 100vw, 393px" /></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Emanuele Belardi</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Portiere spesso alla ricerca del colpo a effetto più che della concretezza, poco stilistico ma spesso efficace. <strong>Emanuele</strong> <strong>Belardi</strong> è stato uno dei portieri di provincia della Serie A di inizio nuovo millennio e il suo nome è sempre associato alla Reggina. Partì dalla sua Eboli a sedici anni e in Calabria trascorse undici anni consecutivi, intervellati solamente da un prestito annuale alla Turris. Fino al 2001 fu riserva ma divenne titolare in Serie B riuscendo a essere protagonista della promozione e per due anni fu decisivo per altrettante salvezze. Il suo modo di parare non dava però sempre grande sicurezza, ma il Napoli di De Laurentiis lo scelse per ripartire dalla Serie C1, anche se vi rimase solo per mezza stagione prima di passare in B al Modena prima e al Catanzaro poi. Dopo la triste annata con i calabresi venne incredibilmente chiamato dalla Juventus, inizialmente come terzo portiere in Serie B dietro a Buffon e Mirante, mentre in A venne promosso come secondo. Giocò ben nove partite con la <em>Vecchia Signora</em>, cinque in campionato e quattro in Coppa Italia, non sfigurando e mostrando un buon rendimento, ma non venne confermato per la stagione successiva venendo ceduto all&#8217;Udinese per diventare la riserva dell&#8217;emergente Samir Handanović. I rari infortuni dello sloveno gli permisero di giocare solo sette volte in quattro anni, prima di iniziare un lungo periodo dove girovagò per l&#8217;Italia finendo per chiudere nel 2015 ancora con la sua Reggina.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="450" height="325" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Belardi-1.jpg" alt="" class="wp-image-5395" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Belardi-1.jpg 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Belardi-1-300x217.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Antonio Candreva</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Esterno offensivo dotato di grande corsa e buona tecnica, è stato per anni un punto fermo della Nazionale prima di Prandelli e soprattutto poi di Conte. <strong>Antonio</strong> <strong>Candreva</strong> si fece conoscere nella Ternana dove dimostrò ottima capacità nel dribbling e nel cross, ma una scarsa visione della porta. Nei suoi tre anni umbri non segnò mai in quasi trenta partite, ma l&#8217;Udinese si accorse del suo talento e dalla C1 lo portò in Serie A. In Friuli giocò spesso in Coppa Italia, ma per il campionato non era ancora considerato pronto dal tecnico Pasquale Marino. Il debutto avvenne nel gennaio 2008 dove contro l&#8217;Inter si dovette accontentare di sostituire Quagliarella nei minuti di recupero e poco meglio gli andò con Juventus e Reggina. Solo tre presenze prima di essere prestato al Livorno in Serie B dove fece molto bene, contribuendo alla promozione, ma furono soprattutto i successivi sei mesi in A con i toscani a esaltarlo particolarmente e così nel gennaio 2010 venne chiamato a sorpresa dalla Juventus. Nella disastrosa stagione bianconera riuscì comunque a realizzare due reti contro Bologna e soprattutto contro il Siena con una grande conclusione da fuori area, ma non gli bastò per la riconferma. Dopo un anno e mezzo tra Parma e Cesena venne acquistato dalla Lazio dove visse le sue stagioni migliori dimostrandosi uno dei migliori esterni del campionato. Nel 2016 l&#8217;Inter lo prese tra le sue fila, ma dopo una buona prima stagione non si confermò ai suoi livelli e ora gioca nella Sampdoria.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="142" height="213" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/79802-1.jpg" alt="" class="wp-image-5396"/></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Michele Pazienza</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Centrocampista di fatica e sudore, buon recupera palloni e dotato anche di una discreta visione di gioco. <strong>Michele</strong> <strong>Pazienza</strong> iniziò nella sua Foggia in C2 e fu sorprendente vederlo fare il quadruplo salto di categoria nel 2003 quando venne preso dall&#8217;Udinese. A Spalletti piacque subito la sua disciplina e dedizione alla causa facendolo diventare ben presto un titolare, tanto che in due anni giocò più di cinquanta presenze diventando uno degli eroi della prima storica qualificazione in Champions League dei friulani. Non giocò mai la Coppa al <em>Friuli</em> perché in estate passò alla Fiorentina dove visse tre annate di luci e ombre prima di riprendersi alla grande quando passò al Napoli. Soprattutto sotto la guida di Walter Mazzarri dimostrò tutto il suo valore e nell&#8217;estate del 2011 venne acquistato dalla Juventus di Antonio Conte che lo voleva come pedina utile da inserire a gara in corso. Le otto partite con la <em>Vecchia Signora</em> gli garantirono il suo primo e unico Scudetto della carriera, ma purtroppo non festeggiò il titolo dato che già a gennaio venne considerato non più utile alla causa venendo prestato all&#8217;Udinese. Segnò all&#8217;esordio contro il Lecce il suo primo gol in bianconero, ma dopo sei mesi venne rimandato al mittente dove venne girato al Bologna, prima di chiudere la carriera tra Vicenza e Reggiana.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="447" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Pazienza-nostro-ok-1.jpg" alt="" class="wp-image-5397" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Pazienza-nostro-ok-1.jpg 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Pazienza-nostro-ok-1-300x186.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Marco Zanchi</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Difensore centrale dalle grandi qualità dimostrate pienamente però solo a livello giovanile e con un potenziale mai pienamente espresso. Marco Zanchi debuttò come ragazzo prodigio nell&#8217;Atalanta già a diciotto anni nel 1995 dove giocò anche con una discreta continuità prima di passare in prestito a Chievo e Bari. I bergamaschi però non furono completamente convinti della bontà del giocatore e nel 1997 venne ceduto all&#8217;Udinese dove trovò poco spazio con Zaccheroni, andò meglio con Guidolin, ma fu nella terza annata con De Canio che esplose definitivamente dimostrandosi come uno dei migliori centrali del campionato, pronto per il grande salto di qualità. Nell&#8217;estate del 2000 inoltre vinse da titolare l&#8217;Europeo Under 21 e con il passaggio alla Juventus era dunque pronto per una sfavillante carriera. Ancelotti lo schierò titolare in tre delle prime quattro partite, ma le sue pessime prestazioni nel 2-2 di San Siro contro il Milan e a Torino contro la sua Udinese gli costarono caro, tanto da giocare solo altre partite prima di essere ceduto in prestito al Vicenza, dove fu coinvolto nella retrocessione. Provò ancora in Veneto a riscattarsi, ma a Verona la storia non cambiò e dopo due anni da riserva a Bologna fu a Messina che trovò le giuste ispirazioni, controllando la difesa siciliana per quattro stagioni, prima di tornare al Vicenza dopo il fallimento giallorosso del 2008 e chiudere carriera nel 2012.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="288" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/unnamed-1.jpg" alt="" class="wp-image-5398" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/unnamed-1.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/unnamed-1-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



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