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	<title>southampton Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>L’evoluzione del calcio inglese (1970 – 1980): un decennio double face tra splendori con i club e cocenti delusioni con la nazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Scabar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 21:26:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’evoluzione dei club: un decennio dorato Gli Anni Settanta sono un decennio molto particolare nell’evoluzione della storia calcistica inglese, un decennio che rappresenta un po’ [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/11/20/levoluzione-del-calcio-inglese-1970-1980-un-decennio-double-face-tra-splendori-con-i-club-e-cocenti-delusioni-con-la-nazionale.html">L’evoluzione del calcio inglese (1970 – 1980): un decennio double face tra splendori con i club e cocenti delusioni con la nazionale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L’evoluzione dei club: un decennio dorato</h3>



<p></p>



<p>Gli <strong>Anni Settanta</strong> sono un decennio molto particolare nell’evoluzione della storia calcistica inglese, un decennio che rappresenta un po’ una sorta di <strong>Giano Bifronte</strong> che è una diretta conseguenza della<strong> svolta tattica </strong>portata dal mondiale del <strong>1966.</strong> Da un lato l’adozione del <strong>4-4-2 </strong>ed l’ulteriore spinta atletica provoca non solo una drastica<strong> diminuzione dei gol segnati </strong>ma anche una sorta di scadimento della qualità media dei giocatori inglesi. Il vivaio di<strong> Sua Maestà </strong>torna infatti, dopo la parentesi dei <strong>Sessanta</strong>, torna a sfornare giocatori poco fantasiosi e lineari e ad ostracizzare i giocatori di puro talento. Questa sarà la politica, fallimentare, perseguita dalla nazionale che fallirà la qualificazione sia ai mondiali del <strong>1974 </strong>che del <strong>1978 </strong>sotto la guida di due CT conservatori come <strong>Alf Ramsey</strong> e<strong> Don Revie</strong>.</p>



<p>Dall’altro lato invece, soprattutto a livello di club, l’<strong>Inghilterra</strong> viene influenzata dal fenomeno del <strong>calcio totale olandese</strong>. L’esito finale è quello di un collettivismo rivisto e smussato da certi estremismi tipicamente batavi, capace di abbinare ordine e disciplina di gioco a talento dei singoli (soprattutto scozzesi). Non è un caso che negli <strong>Anni Settanta </strong>si sia formata una generazione irripetibile di tecnici inglesi, capaci di influenzare non solo il calcio britannico ma anche quello europeo: <strong>Brian Clough, Bobby Robson, Dave Sexton, Ron Atkinson, Jack Charlton, Bob Houghton, Roy Hodgson, Graham Taylor</strong> e molto altri. Una parte di questi tecnici tornerà a sviluppare la tecnica ed un calcio di possesso più di marca europea (è il caso di <strong>Bob Paisley </strong>al <strong>Liverpool </strong>o <strong>Brian Clough</strong> al <strong>Nottingham Forest</strong>) mentre un’altra rinnoverà la tradizione tipicamente inglese del calcio diretto e verticale (pensiamo a <strong>Bob Houghton</strong>, <strong>Graham Taylor</strong>, <strong>Jack Charlton</strong>) perfezionando il pressing e il concetto di “squadra corta”.</p>



<p>Gli Anni Settanta si aprono all’insegna di una “nobile” del calcio inglese: l’<strong>Arsenal </strong>di <strong>Bertie Mee </strong>che nella stagione <strong>1970/71</strong> conquista il <strong><em>double </em>campionato-FA Cup</strong>. I <strong><em>Gunners </em></strong>sono una squadra impostata su un<strong> 4-4-2 </strong>con un centrocampo di ferro, imperniato sul duro <strong>Peter Storey</strong>, che serve soprattutto a contrastare e rilanciare il pallone sul duo di punta formato da Radford e dal giovanissimo<strong> Ray Kennedy</strong>. L’anno successivo invece a trionfare in campionato è, a sorpresa, il <strong>Derby County</strong> di <strong>Brian Clough</strong>, squadra che pratica un calcio antipodico rispetto a quello dei biancorossi. I <strong><em>Rams</em></strong> sono schierati dal proprio vulcanico e geniale tecnico con un <strong>4-4-2 asimmetrico</strong> con le due ali “sfasate”: a destra gioca infatti il gallese <strong>Durban</strong>, con compiti prettamente tattici, mentre a sinistra l’ala mancina <strong>Hilton </strong>si allinea alle due classiche punte<strong> O’Hare</strong> e <strong>Hector </strong>formando così un <strong>4-3-3</strong>, questo sarà lo schema base che sarà alla base del <strong>miracolo Forest</strong>. Con questo escamotage <strong>Clough</strong> riesce quindi a sopperire all’eccessiva rigidità e linearità che comportava l’adozione di una doppia linea di quattro giocatori in difesa e in mezzo al campo.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="812" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-1024x812.jpg" alt="" class="wp-image-12833" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-1024x812.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-300x238.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-768x609.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n-1536x1218.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/298704987_169852392224255_7180871458713189732_n.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Il Derby County di Brian Clough edizione 1971/72</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>I primi Anni Settanta sono anche il canto del cigno di una delle formazioni più discusse del calcio inglese del periodo: il<strong><em> “Dirty Leeds” </em></strong>di<strong> Don Revie</strong>, vincitori della<strong> FA Cup </strong>nel <strong>1971/72 </strong>e del <strong>campionato </strong>nel <strong>1973/74.</strong> Questa è una delle edizioni del <strong>Leeds </strong>migliori, una squadra che negli ultimi anni accantona il suo stile tutto fisico e corsa mostrando anche ottime trame del gioco. Del resto la qualità a quella squadra non mancava, soprattutto dalla metà campo in avanti con i vari <strong>Bremner, Giles, Eddy Gray, Lorimer.</strong></p>



<p>Il <strong>1974</strong> è anche l’anno in cui le<strong> due anime del calcio inglese</strong> per la prima volta entrano in<strong> conflitto aperto</strong>: ancora una volta il protagonista indiscusso è l’istrionico <strong>Brian Cough</strong>, appena esonerato dopo un’avventura di soli quaranta giorni alla guida del <strong>Leeds United</strong>, che dà vita ad un memorabile scontro dialettico in TV con <strong>Don Revie</strong>, che invece era stato da poco nominato <strong>nuovo C.T. dell’Inghilterra.</strong> Si è detto e scritto molto sul rapporto di rivalità tra questi tecnici, che in realtà potremmo definire una sorta di rapporto di odio-amore di <strong>Clough </strong>nei confronti del suo concittadino <strong>Don</strong> <strong>Revie</strong>. In realtà, più che il valore di <strong>Revie </strong>e la sua filosofia di gioco, l’ex tecnico del <strong>Derby County </strong>contesta i suoi metodi ed il suo machiavellismo. Resta il fatto che quel memorabile scontro dialettico sia stato premonitore degli sviluppi della carriera dei due tecnici (<em>“Don, vediamo dove saremo tra cinque anni”</em>). <strong>Clough </strong>costruirà alla guida del <strong>Nottingham Forest </strong>uno dei più grandi miracoli della storia calcistica, <strong>Revie </strong>invece finirà in una sorta di “esilio dorato” in <strong>Arabia Saudita</strong> dopo essere stato esonerato dalla<strong> Nazionale inglese </strong>nel <strong>1978 </strong>a causa della mancata qualificazione ai mondiali di <strong>Argentina</strong>.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Il definitivo tramonto del <strong>Manchester United </strong>(addirittura retrocesso in <strong>Second Division </strong>al termine della stagione <strong>1973/74</strong>) ed il crepuscolo del <strong>Leeds United </strong>permettono, oltre che la genesi del miracolo <strong>Forest</strong>, il dominio di un’altra big degli <strong>Anni Sessanta</strong>, il <strong>Liverpool</strong> che domina ben quattro stagioni su cinque a partire dal <strong>1975</strong>. Il dominio dei <strong>Reds </strong>si basa soprattutto su tre cardini: mentalità, collettivo e novità tattiche. La svolta arriva a partire dalla<strong> stagione 1974/75 </strong>quando al timone del <strong>Liverpool </strong>viene promosso <strong>Bob Paisley</strong>, la mente tattica della squadra anche sotto la quindicinale gestione di <strong>Bill Shankly</strong>, colui che per primo aveva impostato i <strong><em>Reds </em></strong>secondo i canoni del passing game scozzese.</p>



<p>Secondo<strong> Paisley</strong> le squadre inglesi facevano fatica ad affermarsi in <strong>Europa </strong>perché erano carenti nell’impostare l’azione con i difensori ed i centrocampisti e, sull’esempio della<strong> Stella Rossa</strong> che nella stagione<strong> 1973/74</strong> aveva eliminato i rossi dalla <strong>Coppa dei Campioni</strong> mostrando un grande calcio in fase di impostazione, decide di perfezionare il <strong><em>passing game </em></strong>del suo predecessore scozzese. Nasce così il cosiddetto <strong><em>pass and move</em></strong>: i giocatori in maglia rossa perfezionano il concetto di triangolazione impostando il gioco fin dalla difesa, la stessa retroguardia viene alzata di qualche metro per lavorare in sincronia con il centrocampo; lo scopo è quello di giocare con il baricentro più alto (il baricentro basso è sempre stato un punto debole delle squadre britanniche) ed indurre l’avversario a restare in inferiorità numerica nelle zone nevralgiche del campo. Queste novità unite ad un sistema di <strong><em>scouting </em></strong>all’avanguardia e campagne acquisti mirate fruttano ai <strong><em>Reds </em></strong>quattro<strong> Coppe dei Campioni</strong> tra il <strong>1977</strong> ed il <strong>1984</strong>.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="526" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-1024x526.jpeg" alt="" class="wp-image-12834" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-1024x526.jpeg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-300x154.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-768x395.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley-1536x790.jpeg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/paisley.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Bob Paisley in posa con una delle sue tre coppe dalle grandi orecchie</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Bestia nera di quel <strong>Liverpool </strong>in quegli anni d’oro ed unico “intruso” a vincere il campionato nel<strong> quinquennio 1975-80</strong> è una compagine che fino alla stagione <strong>1976/77</strong> militava in <strong>Second Division</strong> e che nel giro di pochi anni porterà a casa, oltre che uno storico campionato, ben due coppe dalle grandi orecchie: stiamo parlando del <strong>Nottingham Forest </strong>partorito dal genio calcistico della <strong>coppia Brian Clough-Peter Taylor</strong>: il primo grandissimo motivatore ed il secondo uomo abilissimo a muoversi dietro le quinte del calcio.</p>



<p>Rispetto al <strong>Liverpool</strong> il <strong>Forest </strong>è forse meno organizzato tatticamente in quanto <strong>Clough </strong>non è mai stato un genio della tattica ma piuttosto un grande motivatore ed un allenatore dai principi di gioco chiari quanto ferrei. I <strong>rossi di Nottingham </strong>sono però una squadra molto più flessibile nell’atteggiamento, capace di sciorinare grandi spettacoli offensivi (come nella finale del <strong>1978 </strong>dove <strong>Clough </strong>schiera di fatto quattro attaccanti brevilinei) ma anche epoche barricate difensive come nella<strong> finale</strong> del<strong> 1980 </strong>quando a Madrid il favorito <strong>Amburgo </strong>si schianta contro <strong>Shilton </strong>e soci, schieratisi per l’occasione con una sola punta.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Un trofeo per <em>outsiders</em>: l&#8217;FA Cup</h3>



<p></p>



<p>Uno sguardo ora sull’<strong>F.A. Cup</strong>: con l’avvento del dominio delle squadre inglesi in <strong>Europa </strong>dalla seconda metà degli <strong>Anni Settanta</strong> anche il trofeo più antico ed importante d’<strong>Inghilterra</strong> perde un po’ del suo fascino. La prova sono le numerose outsider che riescono a vincere il trofeo nel periodo che va dal <strong>1974 </strong>al <strong>1980</strong>. Nel <strong>1974/75</strong> la finalissima è tra due <em>outsider </em>assolute: il <strong>West Ham</strong> di <strong>John Lyall,</strong> integralmente composto da inglesi, e il <strong>Fulham</strong> del grande ex <strong>Bobby Moore</strong>. I <em><strong>Cottagers</strong></em>, che schieravano un altro grande vecchio di valore come <strong>Alan Mullery</strong>, giocano meglio ma il <strong>West Ham</strong> sfrutta gli episodi e vincono la coppa. Gli stessi <em><strong>Hammers</strong></em>, guidati dallo stesso tecnico, bisseranno il successo nel <strong>1980</strong>. </p>



<p>Stesso discorso per l’edizione dell’anno successivo, vinta da un <strong>Southampton </strong>“operaio” che batte un <strong>Manchester United</strong> rinato sotto la guida di<strong> Peter Docherty</strong> ma non ancora capace di ritornare ai fasti dell’era <strong>Busby </strong>(solo il portiere <strong>Stepney</strong> era in campo a <strong>Wembley </strong>nel <strong>1968</strong>). I Saints sono una squadra che gioca un calcio molto organizzato dietro con l’applicazione metodica del fuorigioco e senza fronzoli in fase d’impostazione con continui lanci lunghi verso le due punte <strong>Osgood</strong> (ex <strong>Chelsea</strong>) e <strong>Channon</strong>.</p>



<p>Nella stagione <strong>1976/77</strong> a far cadere i sogni di <em>“treble” </em>del <strong>Liverpool </strong>c’è il <strong>Manchester United </strong>che vince il suo primo trofeo del post <strong>Busby </strong>imbrigliando proprio la squadra di <strong>Paisley</strong>. È uno United “pane e salame” quello di <strong>Docherty </strong>che si basa molto sulla fisicità dei due centrali<strong> Buchan</strong> e <strong>Brian Greenhoff </strong>e sulla classe di <strong>Lou Macari</strong> (scozzese di origini italiane) in mezzo. L’anno successivo è la volta di un’altra outsider: l<strong>’Ipswich Town </strong>di <strong>Bobby Robson</strong>, squadra che pratica un calcio aggressivo e veloce che si muove sempre su linee verticali.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="617" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-1024x617.jpg" alt="" class="wp-image-12835" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-1024x617.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-300x181.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-768x463.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ-1536x926.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/MGVI2OQR7UFW33O2YOXB5AXJPQ.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>L&#8217;Ipswich Town vincitore dell&#8217;F.A. Cup a Wembley nel 1978</em></figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Vittima illustre dell’<strong>Ipswich</strong> è l’<strong>Arsenal </strong>che l’anno successivo invece fa sua l’<strong>F.A. Cup </strong>sconfiggendo lo <strong><em>United </em></strong>al termine di una finale molto combattuta ed emozionante. I <em><strong>Gunners </strong></em>sono una sorta di selezione irlandese (tre dell’<strong>Eire</strong>, tre dell’<strong>Irlanda del Nord</strong>, nordirlandese anche il tecnico <strong>Neill</strong>) che ruota attorno alla classe del regista di centrocampo <strong>Liam Brady </strong>e sfrutta la vena realizzativa del centravanti <strong>Frank Stapleton</strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;involuzione della Nazionale: un decennio senza mondiali</h3>



<p></p>



<p>Decisamente diversa invece l’evoluzione, anzi l’involuzione della <strong>Nazionale </strong>dei <strong>Tre Leoni</strong> dopo il comunque ottimo<strong> quarto di finale</strong> raggiunto nel <strong>1970</strong> in <strong>Messico </strong>con la <strong>Germania </strong>che è riuscita a consumare nel modo più rocambolesco la sua vendetta. Nel post rassegna messicana il <strong>C.T. Alf Ramsey</strong> va in totale confusione a causa del ritiro del totem <strong>Bobby Charlton</strong>, l&#8217;architrave della sua <strong>Nazionale</strong>: il tecnico alterna così il suo classico<strong> 4-4-2 </strong>ad un <strong>4-3-3 </strong>più di sostanza con ben tre torri nel settore offensivo. La qualità del gioco espresso dalle maglie bianche però è sempre più scadente: l’unico schema è la sovrapposizione dei due terzini che poi crossano per cercare la testa di una delle tre torri del tridente che, puntualmente, si pestano i piedi. </p>



<p>Il quarto di finale degli europei contro la <strong>Germania </strong>nel <strong>1972</strong>, che ha visto la selezione di <strong>Helmuth Shön</strong> maramaldeggiare il sacro suolo di <strong>Wembley </strong>rappresenta un’altra pagina da dimenticare nella storia della nazionale inglese oltre che un crocevia “filosofico” tra il calcio totale in salsa teutonica della <strong><em>Mannshaft</em></strong> e il povero <strong><em>kick and run</em></strong> proposto dagli uomini di <strong>Alf Ramsey</strong>. Una curiosa nemesi per un allenatore cresciuto alla scuola “belgiochista” di <strong>Arthur Rowe </strong>al <strong>Tottenham</strong>! La mancata qualificazione ai mondiali del <strong>1974</strong>, giunta per mano comunque di una grande <strong>Polonia </strong>e di un <strong>Tomaszewski </strong>paratutto, rappresenta la pietra tombale sulla controversa ma comunque luminosa <strong>gestione Ramsey</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-1024x640.jpeg" alt="" class="wp-image-12836" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-1024x640.jpeg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-300x188.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1-768x480.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/11/2CF7DEFF-6823-42B5-885A-0CBD6496C654-1080x675-1.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>I capitani di Inghilterra e Polonia Martin Peters e Kazimierz&nbsp;Deyna</em></figcaption></figure></div>



<p>A succedere a <strong>Ramsey </strong>sulla panchina dell’<strong>Inghilterra</strong>, dopo il breve intermezzo di <strong>Joe Mercer</strong>, arriva un altro tecnico che ha molti punti in comune con il tecnico campione del mondo del <strong>1966:</strong> cioè un personaggio piuttosto antipatico all’opinione pubblica, che è stato un grande innovatore come giocatore negli <strong>Anni Cinquanta</strong> ma che poi, una volta divenuto manager, ha virato su proposte di calcio assai in linea con quelle tradizionali inglesi. Parliamo di <strong>Don Revie</strong> che divenuto commissario tecnico, dopo la lunga e felice parentesi al <strong><em>Dirty Leeds</em></strong>, proseguirà sulla falsariga del predecessore. L’unico segnale di discontinuità è la presenza stabile nell’undici titolare di <strong>Kevin Keegan</strong>, ostracizzato dal predecessore così come altri giocatori talentuosi e “teste matte” del periodo (i vari <strong>Tony Currie, Peter Osgood, Stan Bowles, Rodney Marsh</strong>).</p>



<p>Anche <strong>Revie </strong>infatti tende ad affidarsi a giocatori di sostanza e che sappiano interpretare il suo credo calcistico emarginando i giocatori dotati di piedi buoni e talento. I risultati sono disastrosi: un’<strong>umiliazione</strong> nel <strong>1977</strong> contro l’<strong>Olanda </strong>di <strong>Cruijff</strong>, con il calcio olandese che mette ancora una volta in evidenza tutti i limiti del calcio “palla lunga” praticato dall’<strong>Inghilterra</strong>, e soprattutto la mancata qualificazione ai mondiali del <strong>1978</strong>, anche se la <strong>Giovane Italia </strong>di <strong>Bearzot </strong>pera probabilmente un’avversaria più forte di Keegan e soci. La nomina a <strong>C.T. </strong>di un personaggio più <em>low profile</em> e meno divisivo come il bonario ex <strong>West Ham</strong> <strong>Ron Greenwood</strong>, fautore di un calcio più “europeo” dei predecessori porta alla risoluzione del dualismo tra i due forti portieri <strong>Peter Shilton</strong> e <strong>Ray Clemence </strong>a favore del primo, oltre che alla qualificazione agli <strong>Europei </strong>del<strong> 1980</strong>. Segnali di rinascita dopo un decennio a digiuno di grosse competizioni internazionali.</p>



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