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	<title>ashley cole Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Blue is the colour &#8211; la top 11 all time del Chelsea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 18:58:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Chelsea ha fatto irruzione nella vita degli appassionati di calcio italiani nel 1996, quando Gianfranco Zola, emarginato da un Ancelotti ancora innamorato dei dogmi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/08/25/blue-is-the-colour-la-top-11-all-time-del-chelsea.html">Blue is the colour &#8211; la top 11 all time del Chelsea</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il <strong>Chelsea</strong> ha fatto irruzione nella vita degli appassionati di calcio italiani nel 1996, quando <strong>Gianfranco Zola</strong>, emarginato da un Ancelotti ancora innamorato dei dogmi del Profeta di Fusignano, è emigrato a Londra e si è vestito di Blu. Fino a quel momento, per i tifosi italiani Inghilterra significava soprattutto Manchester United, Liverpool, Arsenal, mentre il Chelsea era una delle tante squadre minori. </p>



<p>Pochi anni più tardi, tale <strong>Roman Abramovič</strong> ha sganciato sul calcio inglese una bomba atomica che ha mandato in frantumi la supremazia tricolore e le sue certezze ventennali: la reazione collettiva italiana alla sua bomba, un misto di stupore e impotenza, è stata il presagio di un rovesciamento epocale dei rapporti di forza tra i due campionati. Roman, una sorta di versione russofona di <strong>Berlusconi</strong>, ma ancora più ambiziosa e spregiudicata, come sappiamo avrebbe messo a soqquadro i fragili equilibri su cui si reggeva il calcio europeo, e la sua prepotente iniezione di milioni ha definitivamente aperto le porte di una nuova fase della storia, con tutti i suoi precipitati, l&#8217;ultimo dei quali è l&#8217;imponente teatro allestito dagli arabi nel corso dell&#8217;estate che sta volgendo al termine.</p>



<p>Arrivo al dunque: il <strong>Chelsea</strong> ha scalato con una velocità inattesa e senza precedenti le gerarchie del calcio europeo quando <strong>Abramovič</strong> è divenuto il suo proprietario, e da allora sono arrivate, dopo tante delusioni e sofferenze, anche due Champions League, che hanno reso ricchissimo un palmares che, nel frattempo, ha iniziato a traboccare di titoli nazionali. Nonostante lo sbarco del magnate russo abbia evidentemente riscritto la storia del calcio londinese, noi appassionati di calcio d&#8217;Oltremanica non possiamo dimenticare i decenni di storia che hanno preceduto l&#8217;epopea russa, vissuti in bilico tra una gloria spesso effimera e bruschi scivoloni nella palude della mediocrità (penso alle stagioni in Second Division di fine anni &#8217;70).</p>



<p>Rovistare nel carniere della storia dei londinesi è stato in ogni caso, come sempre, molto interessante, e ci ha consentito di ipotizzare la formazione ideale della formazione londinese, dagli anni &#8217;60 a oggi.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Portiere: Petr Čech</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p></p>



<p><strong>Buffon</strong>, in occasione di una recente intervista, ha ribadito di essere un ammiratore del portiere ceco e di considerarlo uno dei massimi esponenti di sempre nel ruolo &#8211; Gigi si era già espresso in termini analoghi nel lontano 2006, prima di Italia-Repubblica Ceca. Non credo che Buffon esageri: lungo, agilissimo, votato al miracolo, <strong>Petr</strong> è stato uno dei portieri più decisivi degli anni zero, ed è diventato un&#8217;icona anche per il caschetto protetttivo che ha sempre indossato dopo la frattura cranica subita nel 2007. Il <em>curriculum</em> del ceco rende l&#8217;idea della sua straordinaria continuità:<strong> Petr</strong> è stato nominato nove volte giocatore dell&#8217;anno del suo paese, tre volte miglior estremo difensore della premier e, nel 2005, miglior portiere dell&#8217;anno solare. Il primo posto gli spetta a mio avviso di diritto, benché la concorrenza nel ruolo sia piuttosto agguerrita: <em>The Cat</em> <strong>Peter Bonetti</strong>, agilissimo ed elegante portiere di origini svizzere, ha giocato a Stamford Bridge per vent&#8217;anni, guidando la squadra di Londra negli anni della gloria e anche in quelli difficili della categoria cadetta. Il terzo gradino del podio lo lascio al polacco-gallese <strong>Eddie Niedzwiecki</strong>, nome di nicchia, estremo difensore del Chelsea operaio degli anni &#8217;80, amatissimo dai suoi tifosi per il coraggio e il carisma. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino destro: César Azpilicueta</h3>



<p></p>



<p>Anche il versante destro della difesa ha regalato numerose soddisfazioni ai tifosi <em>Blues</em>. Sommando tutto, ho ritenuto giusto nominare titolare il capitano di lungo corso <strong>César Azpilicueta</strong>, marcatore grintoso, stantuffo inesauribile e leader incontrastato del Chelsea nel corso dell&#8217;ultima decade. Straordinario il suo apporto nel corso della Champions 2021 e dell&#8217;Europa League del 2019. Il ricco Pantheon dei laterali destri del Chelsea non può escludere il bestione <strong>Branislav Ivanović</strong>, terzino tuttofare con il vizio del gol e due piedi da giocatore slavo, colonna della squadra per quasi un decennio. Nome di culto a Londra, ma pressoché sconosciuto in Italia anche perché di fatto mai titolare in nazionale, è quello del terzo giocatore che mi preme citare in relazione al ruolo di right-back, ovvero quello di <strong>Kenneth John Shellito</strong>, talentuoso e duttile laterale del Chelsea degli anni &#8217;60, protagonista della prima grande epoca d&#8217;oro degli inglesi e costretto a un ritiro prematuro, dopo 10 stagioni da titolare, a causa di un grave infortunio; più o meno della stessa levatura tecnica è stato <strong>David Webb</strong>, laterale capace di disimpegnarsi anche come centrale e attaccante, passato alla storia per il gol che decide la finale di FA Cup del 1970.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difensore centrale: John Terry</h3>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Poco da dire sul grande stopper inglese, che recita la parte del leader della difesa per una decade, ergendosi a bastione difensivo e anche a decisivo uomo gol del primo grande Chelsea dell&#8217;epoca russa. Chi scrive ricorda un <strong>Terry</strong> encomiabile sia durante la stagione del primo titolo di<strong> Mourinho</strong> che in quella dell&#8217;ultimo, datato 2015, a conferma del grandissimo feeling tra<strong> John</strong> e l&#8217;allenatore portoghese. Innumerevoli i suoi gol pesanti come macigni, non ultimo quello che elimina il Barcellona di Rijkaard nel 2005. La riserva di <strong>Terry</strong> è un giocatore di caratura inferiore, ma che rappresenta per i tifosi dei <em>Blues</em> una vera e propria leggenda, ovvero <strong>Colin Pates</strong>, il leader del reparto arretrato dei londinesi durante i burrascosi anni &#8217;80, e un giocatore moderno nell&#8217;interpretazione del ruolo, anche per le buone doti tecniche. Da ultimo, doveroso ricordare anche la figura di <strong>Gary Cahill</strong>, poderoso centrale che gioca da titolare sei stagioni a Londra, dimostrandosi un ruvido marcatore e un giocatore di grande affidamento.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difensore centrale: Ron Harris</h3>



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<p><em>The Chopper</em>, faccione e mole da duro in un film di <strong>Ken Loach</strong>, faccione e mole che mi suggerirebbero di girare al largo, se dovessi incontrarlo in una stradina di Londra alle due del mattino, è tuttora il recordman di presenze nella storia del club londinese, e ha attraversato due decenni con il piglio del capitano che affronta senza paura il mare in burrasca. Dal 1961 al 1980, <strong>Harris</strong> è stato l&#8217;anima del Chelsea, il leader spigoloso di una retroguardia di ottimi giocatori e lo scoglio contro cui si infragevano gli attacchi avversari. La sua lunghissima militanza con i <em>blues </em>è stata coronata dalla storica Coppa delle Coppe strappata al Real Madrid nel 1970, titolo internazionale che si aggiunge alle coppe nazionali vinte negli anni &#8217;60. <br>Sul piano tecnico, gli è stato probabilmente anche superiore il raffinato &#8211; e pupillo di Mouriho &#8211; <strong>José Carvalho</strong>, elegante stopper del Porto che dopo il trasferimento in Inghilterra, nel 2004, si conferma uno dei centrali più affidabili e dotati in circolazione. Pulito, elegante, impeccabile in marcatura, il portoghese ha vissuto e giocato a Londra per sei stagioni, e proprio la sua militanza relativamente breve con i <em>Blues</em> mi impedisce di preferirlo a una leggenda come <strong>Harris</strong>, ma il posto in panchina gli spetta di diritto. Menzione doverosa, infine, per <strong>Thiago Silva</strong>, forse il più bravo di tutti in termini generali, che ha gioca a Londra solo per tre anni e che però è la colonna che sorregge tutta la difesa durante la vittoriosa cavalcata verso la Champions del 2021, e tanto basta per obbligarmi a parlarne.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino sinistro: Ashley Cole</h3>



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<p>Terzino tra i più completi e della sua epoca,<strong> Cole</strong> &#8211; veloce, tecnico, concreto, poco incline a certi svolazzi &#8211; è stato una certezza per il Chelsea che si imponeva tra le grandi d&#8217;Europa a cavallo tra anni zero e anni dieci.  Votato giocatore inglese dell&#8217;anno nel 2010, Cole ha fatto della continuità il suo punto di forza e non può mancare in questa formazione. Il reparto sinistro è decisamente meno affollato di quello destro e la più credibile alternativa a Cole è forse<strong> Wayne Bridge</strong>, laterale completo e di buon rendimento, che ha giocato a Londra per diverse stagioni.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala destra: Frank Lampard</h3>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p><strong>Frank </strong>è il giocatore più importante della storia del club di Londra, il suo uomo-simbolo e, a dispetto del ruolo, anche il suo massimo scorer. Nel 2005, quando il mondo si sta stropicciando gli occhi davanti alle prodezze di <strong>Ronaldinho</strong>, <strong>Mourinho</strong> invoca il nome di Frank quando si parla del miglior giocatore del pianeta, e la sua non è una bestemmia:<strong> Lampard</strong>, nel 2005, matura definitivamente ed è un tuttocampista che evoca le gesta di <strong>Matthäus, </strong>in quanto fa la differenza in entrambe le fasi di gioco ed è uno spettacolare uomo gol, dotato di un intuito e di tempi di inserimento senza eguali. Nel Chelsea, Lampard macinerà chilometri, gol e palloni per molti anni, affermandosi come giocatore di caratura mondiale e vincendo tutto, compresa l&#8217;agognata Champions League. In panchina, si scalda ed è pronto a fare la differenza con il suo piede &#8220;latino&#8221; il <em>Rasoio</em> e futuro milanista <strong>Ray Wilkins</strong>, cervello e all&#8217;occorrenza uomo di fascia del Chelsea degli anni &#8217;70, giocatore atipico per gli standard britannici (era un po&#8217; compassato), ma comunque in grado di imporsi anche come titolare fisso in nazionale. <strong>Gustavo Poyet</strong>, motorino inesauribile, è un altro giocatore che un posto in lista deve trovarlo: alto, possente, fisicamente fortissimo e abile negli inserimenti, <strong>Poyet</strong> è uno dei perni della squadra che scala le graduatorie inglesi e internazionali tra anni &#8217;90 e inizio del nuovo millennio. Indimenticabile, per i tifosi Blues, il gol con cui l&#8217;uruguaiano ha deciso la Supercoppa Europea del 1998.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centromediano: N&#8217;Golo Kanté</h3>



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</div></figure>



<p></p>



<p>La maglia dei <em>Blues</em> è stata indossata, nel nuovo millennio, da due fuoriclasse del ruolo di centromediano, o di centrocampista difensivo, e la scelta del migliore è stata ardua. Tirando le somme, ho deciso di incoronare <strong>Kanté</strong>, perché il suo contributo ad alcuni dei successi dei londinesi, non ultima la Champions del 2021, è degno di quello dei numeri dieci o dei bomber di professione. Kanté, in altri termini, è uno dei pochissimi mediani, anche se confinarlo nel ruolo è un po&#8217; riduttivo, capaci di prendere tra le mani il primo violino della squadra. I ricorrenti guai fisici ne hanno penalizzato la continuità, ma l&#8217;uomo in grado di crossare per se stesso è stato il giocatore chiave del titolo del 2017 e soprattutto della Champions di quattro anni dopo, e nel frattempo si è regalato anche altre stagioni da campione. I suoi dieci polmoni e le sue più che buone qualità in fase di palleggio e di insermento mi inducono a preferirlo di un&#8217;inezia al suo precursore e gemello putativo <strong>Claude Makélélé</strong>, altro giocatore dotato di una resistenza quasi preternaturale e in grado di determinare, da solo, le sorti di un centrocampo, puntellandolo sino a renderlo inattaccabile. Titolare del Chelsea per diverse stagioni, Claude è stato anche e soprattutto il gemello di Frank Lampard e il pilastro della squadra che ha rovesciato le consolidate gerarchie della Premier nel 2005 e nel 2006. Sul terzo gradino del podio ecco <strong>Nemanja Matić</strong>, mediano capace di lunghe sventagliate, fortissimo fisicamente, altro scoglio in grado di arginare le iniziative avversarie e pilastro della squadra inglese per buona parte degli anni &#8217;10.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala sinistra: Michael Essien</h3>



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<p>Mediano ma anche interno e giocatore universale,<strong> Essien</strong> è stato una forza della natura sul piano fisico e anche un discreto uomo gol &#8211; chi non ricorda il capolavoro contro il Barcellona nel 2009? &#8211; un portento limitato solo dai gravi infortuni subiti prima nel 2009 e poi, soprattutto, nel 2011. Negli anni migliori, in ogni caso, <strong>Michael</strong> era uno dei tuttocampisti più dotati in circolazione, si è guadagnato il premio di giocatore africano dell&#8217;anno e ha saputo essere un tassello essenziale del <em>puzzle</em> pensato e costruito da Mourinho negli anni zero. Meriterebbe di essere titolare tanto quanto Michael anche il leggendario<strong> John Hollins</strong>, uno dei giocatori più amati dai tifosi del Chelsea in tutta la loro storia, giocatore di garra e di qualità che veste la maglia blu in 592 occasioni, tra anni &#8217;60 e &#8217;80, e un guerriero bravissimo anche sotto porta e il leader della squadra che si fa conoscere dalle grandi d&#8217;Europa tra &#8217;60 e &#8217;70.<br>La terza alternativa è il piccolo, irreprensibile <strong>Dennis Wise</strong>, mediano scorbutico e ruvido, recupera palloni instancabile e anche giocatore dotato di discrete doti in fase di inserimento. <strong>Wise</strong> ha collezionato oltre 300 presenze e oltre 50 reti con la maglia dei Blues, e ha partecipato alla rinascita del club sul finire degli anni &#8217;90, vincendo da titolare inamovibile la Coppa delle Coppe del 1998. Benché abbia convinto solo a tratti, il nostro<strong> Jorginho</strong>, specie per l&#8217;impeccabile contributo fornito nel 2021, un posto in panchina può ottenerlo.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Trequartista: Eden Hazard</h3>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Il lungo e malinconico crepuscolo di Madrid non deve cancellare quanto il prodigioso <strong>Eden</strong> ha dimostrato negli anni migliori della sua carriera, spesi a Londra. <strong>Hazard</strong>, a mio parere, è stato forse il talento europeo più cristallino della sua generazione, e con i <em>Blues</em> ha disputato almeno quattro stagioni da grande campione, vincendo due Premier League (e, nel primo caso, anche il titolo di calciatore dell&#8217;anno) e dimostrandosi decisivo anche in Europa League. Dribbling letale, sterzate improvvise, grande capacità di vedere il gioco e un fiuto del gol notevole hanno contribuito a rendere il belga uno dei giocatori più incisivi degli anni &#8217;10. Alcuni decenni prima di lui, la palma di fromboliere e uomo-assist della squadra era stata nelle mani di <strong>Charlie Cooke</strong>, soprannominato <em>Bonnie Prince</em>, l&#8217;uomo capace di inventare giochi di prestigio e il maggior talento del Chelsea che si conquista un posto tra le grandi a cavallo tra sixties e seventies. Sul terzo gradino del podio a mio avviso sale <strong>Juan Mata</strong>, per tre anni uno dei giocatori più amati a Stamford Bridge, trequartista, ala o seconda punta dotatissima sul piano del palleggio e abile sui calci piazzati, forse il leader tecnico del Chelsea che vince l&#8217;Europa League del 2013 e uomo in grado di fornire un contributo importante anche alla Champions 2012.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante: Gianfranco Zola</h3>



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<p>Chiaramente<em> Magic Box</em> non poteva essere escluso dalla formazione titolare e infatti eccolo qui, schierato come seconda punta per coesistere al meglio con <strong>Hazard</strong>. La scatola magica dei trucchi di Gianfranco conteneva un repertorio sterminato di dribbling, finte, punizioni esemplari e assist al bacio, e <strong>Zola</strong> ha portato il Chelsea tra le grandi, anche in Europa, affermandosi come uno dei massimi talenti del calcio inglese e venendo riconosciuto, nel 1997, come il numero uno della Premier League. Fisicamente molto diverso da <strong>Zola</strong>, ma in grado di fare la differenza anche in progressione, oltre che per l&#8217;abilità nel gioco aereo, <strong>Kerry Dixon</strong> figura stabilmente tra i più prolifici cannonieri britannici degli anni &#8217;80 ed è ancora oggi uno dei giocatori più amati nella storia del Chelsea.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante: Didier Drogba</h3>



<p></p>



<p>Sul piano strettamente tecnico, è probabile che<strong> James Greaves</strong>, l&#8217;eccentrico cavallo pazzo e bomber passato anche da Milano, sia stato il giocatore più forte che abbia mai indossato la maglia dei <em>Blues</em>. La sua lunga militanza con il<strong> Tottenham</strong>, tuttavia, mi induce a preferirgli nel ruolo di titolare <strong>Didier Drogba</strong>, centravanti fisicamente incontenibile, l&#8217;uomo dei gol pesanti e il trascinatore dei londinesi verso la coppa più improbabile e bella della loro storia. Didier era un leader e un giocatore in grado di fare reparto da solo, mentre <strong>Greaves</strong> era straordinario soprattutto in progressione e aveva probabilmente un fiuto del gol superiore, come documentano i suoi 132 gol in 169 partite. Impossibile, infine, non fare il nome di <strong>Peter Osgood</strong>, eroe del Chelsea operaio che vince la Coppa delle Coppe &#8211; trofeo di cui sarà anche capocannoniere nel 1972, classico e poderoso centrattacco inglese tutto corsa, forza fisica e gioco aereo, e simbolo del <strong>Chelsea</strong> per dieci lunghi anni.</p>



<p></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/08/25/blue-is-the-colour-la-top-11-all-time-del-chelsea.html">Blue is the colour &#8211; la top 11 all time del Chelsea</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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