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	Commenti a: Boniperti, una vita in bianconero. Creò lo “stile Juventus”	</title>
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		Di: I 10 più grandi centravanti italiani dell&#039;epoca televisiva - Game of Goals		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[I 10 più grandi centravanti italiani dell&#039;epoca televisiva - Game of Goals]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 21:49:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Roberto Bettega Bobby Gol è stato il più credibile erede di Rombo di Tuono, una sorta di numero undici universale capace di muoversi anche come un centravanti classico. Immarcabile nel gioco aereo, dotato di due piedi al velluto degni di una mezzala, Bettega per un decennio è stato probabilmente il miglior attaccante italiano, un giocatore mobile e fondamentale anche per le capacità di dialogo con i centrocampisti e i compagni di reparto. Ragazzo prodigio a inizio anni &#8217;70, dopo il noto problema di tubercolosi che sembra stroncarne la carriera Bobby Gol vive le stagioni migliori nella seconda metà del decennio, quando affina la propria efficacia sotto porta ed è uno degli uomini chiave di vari titoli nazionali e del primo successo europeo della sua Juventus. Memorabili le sue prestazioni al Mondiale argentino, quando decide la complicata sfida con i padroni di casa, prestazioni che gli valgono un meritato e anzi quasi punitivo quarto posto nella graduatoria del pallone d&#8217;oro del 1978. Titolare inamovibile anche a Euro 1980, Bettega è costretto a rinunciare al Mundial a causa di un grave infortunio subito a fine 1981, infortunio che di fatto scrive la parola fine sulla sua carriera al top – le ultime stagioni vedranno in campo solo l&#8217;ombra del fuoriclasse ammirato durante gli anni &#8217;70. Bettega è tuttora il terzo marcatore all time della storia della Juventus, dopo Del Piero e Boniperti. [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Roberto Bettega Bobby Gol è stato il più credibile erede di Rombo di Tuono, una sorta di numero undici universale capace di muoversi anche come un centravanti classico. Immarcabile nel gioco aereo, dotato di due piedi al velluto degni di una mezzala, Bettega per un decennio è stato probabilmente il miglior attaccante italiano, un giocatore mobile e fondamentale anche per le capacità di dialogo con i centrocampisti e i compagni di reparto. Ragazzo prodigio a inizio anni &#8217;70, dopo il noto problema di tubercolosi che sembra stroncarne la carriera Bobby Gol vive le stagioni migliori nella seconda metà del decennio, quando affina la propria efficacia sotto porta ed è uno degli uomini chiave di vari titoli nazionali e del primo successo europeo della sua Juventus. Memorabili le sue prestazioni al Mondiale argentino, quando decide la complicata sfida con i padroni di casa, prestazioni che gli valgono un meritato e anzi quasi punitivo quarto posto nella graduatoria del pallone d&#8217;oro del 1978. Titolare inamovibile anche a Euro 1980, Bettega è costretto a rinunciare al Mundial a causa di un grave infortunio subito a fine 1981, infortunio che di fatto scrive la parola fine sulla sua carriera al top – le ultime stagioni vedranno in campo solo l&#8217;ombra del fuoriclasse ammirato durante gli anni &#8217;70. Bettega è tuttora il terzo marcatore all time della storia della Juventus, dopo Del Piero e Boniperti. [&#8230;]</p>
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		Di: Valentino Mazzola, l&#039;eroe romantico del Grande Torino - Game of Goals		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentino Mazzola, l&#039;eroe romantico del Grande Torino - Game of Goals]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 11:11:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Giampiero Boniperti, uno dei più grandi estimatori di Valentino, ricordò nelle sue memorie: «Valentino Mazzola era un capo per il Torino e un ottimo uomo di pubbliche relazioni per la squadra. Tra il primo e il secondo tempo li metteva tutti in riga. Mi dicevano Rigamonti e Martelli: “Noi lo lasciamo parlare e non apriamo bocca perché lui da solo vince le partite”. Una volta sono passato vicino allo spogliatoio del Torino durante l’intervallo di un incontro: si sentiva una voce sola. C’era anche il conte Rognoni, allora commissario di campo, che disse: “Andiamo via perché Mazzola sta facendo la tattica”. Altro che tattica: stava urlando come un ossesso, li stava sollevando di peso, tremavano anche i muri. Valentino Mazzola era temuto e rispettato da compagni e avversari». [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Giampiero Boniperti, uno dei più grandi estimatori di Valentino, ricordò nelle sue memorie: «Valentino Mazzola era un capo per il Torino e un ottimo uomo di pubbliche relazioni per la squadra. Tra il primo e il secondo tempo li metteva tutti in riga. Mi dicevano Rigamonti e Martelli: “Noi lo lasciamo parlare e non apriamo bocca perché lui da solo vince le partite”. Una volta sono passato vicino allo spogliatoio del Torino durante l’intervallo di un incontro: si sentiva una voce sola. C’era anche il conte Rognoni, allora commissario di campo, che disse: “Andiamo via perché Mazzola sta facendo la tattica”. Altro che tattica: stava urlando come un ossesso, li stava sollevando di peso, tremavano anche i muri. Valentino Mazzola era temuto e rispettato da compagni e avversari». [&#8230;]</p>
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